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lunedì 5 gennaio 2026

Il senso dela vita

 "C’è un momento in cui la vita smette di essere un accumulo e diventa, inevitabilmente, una sottrazione. A 71 anni, il calcolo è matematicamente spietato: ho già consumato la parte più grande della mia clessidra.

Oggi non abito più nel tempo dei progetti, ma nel tempo della perdita. Ogni giorno che arriva non è un regalo, è un altro pezzo di strada che si accorcia verso quel muro d’ombra. Mi dicono: "Goditi il presente". Ma come si fa a godere del panorama quando sai che il treno corre verso un binario morto?

Mi sento in un tunnel dove la luce alle spalle si affievolisce e quella davanti non esiste. E la solitudine più grande non è l'assenza di persone, ma l'impossibilità di essere compresi. Chi mi sta intorno sorride, minimizza, sposta lo sguardo. Non capiscono che il mio non è pessimismo: è la lucida visione di chi vede il traguardo e non ha nessuna voglia di tagliarlo.

Guardo avanti e vedo l'inverno. E questa consapevolezza, nuda e ferina, è un peso che porto da solo."

Vittorio Sgarbi

IL CALCIO NELLE ARTERIE

IL CALCIO NELLE ARTERIE 

La diminuzione della probabilità di vita è correlata all'invecchiamento delle arterie dovuto all'eccesso di calcio che si accumula in esse.

L'eccesso di calcio circolante nel nostro sangue può provocare malattie degenerative come arteriosclerosi, cardiopatie, diabete, cancro, attacchi ischemici, cirrosi, malattie renali, invecchiamento etc. e patologie conse guenti all'ispessimento e all'indurimento dei vasi arteriosi. E senz'altro possibile vivere a lungo e in maniera più attiva semplicemente utilizzando questo insostituibile strumento di prolungamento di vita: "la terapia chelante".

Quando le arterie si restringono, il flusso di sangue alle cellule, ai tessuti, agli organi diminuisce sensibilmente. In ventiquattr'ore vengono sostituiti oltre 5 bilioni di cellule completamente grazie all'irrorazione sanguigna.

Il rimpiazzo di materiale strutturale consente di mantenere l'attività vitale dei tessuti. Se la circolazione sanguigna viene compromessa, questi processi divengono discontinui ed una determinata zona dell'organismo interrompe le sue funzioni. Questo è il meccanismo di insorgenza dello indurimento e dell'invecchiamento delle arterie.

Ma che cosa è la terapia chelante?

È la somministrazione per via endovenosa di EDTA, "un aminoacido fatto a mano", che ammorbidisce le arterie, ringiovanendo tutto il sistema cardiovascolare.
e alterazioni del sistema circolatorio sono appunto lo spasmo o la costrizione delle arterie e sebbene non ne sia stata ancora perfettamente identificata la causa si ritiene che il problema maggiore coinvolga alcuni disturbi del metabolismo del calcio nel sistema cardiovascolare.


Bisogna distinguere un'arteriosclerosi delle grandi, medie e piccole arterie (carotidi, coronarie, arterie dell'addome, renali, femorali etc.) che si estrinseca con una placca fibro-lipidica della tunica intima arteriosa sul la quale si deposita un'ingente quantità di calcio con conseguente, progressiva riduzione del diametro, da un'arteriosclerosi che interessa la tunica media della arteriole, provocandone la perdita della muscolatura e l'incapacità alla contrazione e alla dilatazione. Il primo meccanismo interviene nel 99% dei casi, il secondo, ovviamente, nell'1% La cellula, poco irrorata a causa delle lesioni stenosanti il lume delle arterie, va incontro ad una serie di fenomeni degenerativi, tra cui quello che riscuote attualmente maggiore interesse riguarda l'alterazione del metabolismo del calcio.

Questo è normalmente uno ione extracellulare che, in condizioni di ischemia tessutale, irrompe entro il citoplasma, scompaginando la membrana limitante e distruggendo il citoscheletro, impedendo i normali scambi con il tessuto circostante e sostituendosi agli altri elementi cito-plasmatici. Alla cellula così colpita non resta che mettere a disposizione tutte le riserve energetiche residue al fine di rimuovere l'abnorme accumulo di calcio in essa creatosi. Ne consegue un progressivo deterioramento che esita nella morte cellulare.

In conclusione, troppo calcio danneggia le cellule, talora irrimediabilmente. Megadosi di calcio non potranno essere assorbite dall'organismo; diffidate dunque dei consigli terapeutici tendenti ad avallare tale abuso. Alexander, direttore del dipartimento di cardiologia dell'Università di Harvard, ha dimostrato il ruolo del calcio nell'arresto del flusso vascolare arterioso. La terapia chelante rappresenta attualmente il primo strumento di un'intera nuova classe di farmaci altrimenti conosciuti come bloccanti dei canali del calcio: rimuovono il calcio ed altri minerali dalle pareti della intima delle arterie, diminuendo il dolore toracico, le aritmie cardiache ed altri sintomi che affliggono una popola-zione di circa 12.000.000 di americani.

 Da :Medicina Ortomolecolare 
Adolfo Panfili 
Tecniche Nuove

domenica 4 gennaio 2026

Ayn Rand

La sua opera più conosciuta, "La Rivolta di Atlante", non è solo un romanzo, ma un manifesto filosofico. In una delle sue riflessioni più celebri, Ayn Rand delineò un quadro inquietante di una società in declino, un monito che sembra risuonare ancora oggi:

"Quando ti renderai conto che, per produrre, devi ottenere l’autorizzazione da coloro che non producono nulla; quando vedrai che il denaro scorre verso chi non commercia beni, ma favori; quando ti accorgerai che molti si arricchiscono tramite la corruzione e le influenze, piuttosto che con il proprio lavoro, e che le leggi non ti proteggono da loro, ma anzi, sono loro ad essere protetti contro di te; quando scoprirai che la corruzione è premiata e l’onestà diventa un sacrificio personale, allora potrai affermare, senza timore di sbagliarti, che la tua società è condannata."


sabato 3 gennaio 2026

Lisina vitamina c prolina

Lisina ,vitamina c, prolina


Nel capitolo precedente abbiamo già imparato a conoscere il ruolo chiave della vitamina C e della lisina nel bloccare la delle cellule tumorali.

La nostra ricerca nel corso dell'ultimo decennio ha mostrato che  altri micronutrienti specifici possono aumentare l'efficacia di questi due composti naturali nel controllo i tumori.

Questa 'squadra' di micronutrienti può essere sudivisa in meccanismi specifici di controllo del cancro. Ad esempio

Supporto della produzione di tessuto connettivo e manutenzione della sua integrità e stabilità: vitamina C, lisina,  rame, manganese.

Gli inibitori della digestione del tessuto connettivo: lisina, vitamina C, N-acetilcisteina (NAC), tè verde, selenio.

Gli inibitori della formazione di nuovi vasi sanguigni angiogenesi): tè verde, N-acetilcisteina (NAC).

Elementi che inducono la morte delle cellule (apoptosis naC, tè verde, N-acetilcisteina (NAC), selenio, arginina, prolina


Vitamina C controlla la produzione di collagene a livello del nucleo cellulare. Inoltre, i filamenti di collagene appena sintetizzati, si annodano uno intorno all'altro come una corda
intrecciata, hanno bisogno di questa vitamina  per raggiungere la stabilità ottimale. A tal fine, la vitamina C catalizza la formazione di 'ponti' chimici tra le fibre di collagene separate, che stabilizzano l'intera struttura.


La lisina è un elemento importante della catena di aminoacidi e costituisce la molecola più importante del collagene. Poiché il  nostro corpo non può produrre lisina, ogni singola molecola di lisina deve essere fornita dalla dieta o attraverso integratori alimentari.

La prolina è un aminoacido componente importante del collagene. A differenza della lisina, la prolina può essere prodotta dal nostro corpo, ma solo in quantità limitate. Se una persona soffre di una malattia cronica, associata ad una degradazione enzimatica a lungo termine del collagene, la capacità dell'organismo di produrre prolina può essere esaurita o insufficiente Questo porta spesso ad una relativa carenza di prolina con conseguenze note quali debolezza del tessuto connettivo, che a sua volta, facilita la progressione della malattia.

lisina:

molecola chiave per la salute

La stabilità del nostro tessuto connettivo, e quindi la forza nostro corpo, è determinato da due fattori principali: in primo luogo, una produzione ottimale di collagene e di altre molecole volte alla stabilità del tessuto connettivo e poi dalla prevenzione d degrado incontrollato del tessuto.

Oltre alla lisina, la vitamina C (acido ascorbico) è un altro micro-nutriente essenziale per il nostro organismo. Il ruolo di questi due micronutrienti nel fornire la stabilità del tessuto connettivo quindi, tener sotto controllo il cancro e altre malattie, può essere riassunto come segue:


1. La lisina inibisce la distruzione del tessuto connettivo, impedendo la digestione enzimatica di molecole di collagene. All stesso tempo, questo aminoacido è una componente essenziale del collagene nel corpo.

2. La vitamina C stimola la produzione di collagene e di altre molecole del tessuto connettivo ed è essenziale per la loro ottimale struttura. Una similitudine al processo di demolizione del tessuto connettivo è osservabile in caso di scorbuto, una malattia che colpiva principalmente i marinai ad eziologia un tempo ignota ed in seguito individuata nella carenza di vitamina C cronica che indebolisce il tessuto connettivo del nostro corpo. Viceversa, un apporto ottimale di vitamina C garantisce una produzione ottimale di fibre di collagene ed elastina e contribuisce ad avere un forte tessuto connettivo.

Quel che peggiora le cose è che il corpo umano non produce né lísina né vitamina C e la nostra dieta moderna non ne contiene quantità sufficienti. Pertanto, quasi ogni persona soffre a lungo termine di un'insufficienza di questi micronutrienti essenziali.

Conoscere il ruolo di questi nutrienti nel nostro corpo ci permette di formulare strategie efficaci per il controllo del cancro. La produzione ottimale di tessuto connettivo, favorisce l'incapsulamento, ovvero il contenimento biologico dei tumori
La lisina svolge un ruolo importante all'interno del gruppo di aminoacidi essenziali come la vitamina C lo svolge all'interno del gruppo delle vitamine. Il fabbisogno giornaliero di lisina supera quello di tutti gli altri amminoacidi. Tra le sue numerose funzioni, la lisina forma anche la struttura base della carnitina, che è importante per il metabolismo energetico di ogni cellula.

Il fatto che il corpo umano sia in grado di immagazzinare una grande quantità di questo aminoacido dimostra la sua importanza per la nostra salute. Circa il 25 per cento del collagene, la molecola più abbondante ed importante della struttura ossea, della pelle, delle pareti dei vasi sanguigni e di tutti gli altri organi, si compone di due aminoacidi: lisina e prolina. Quindi prendere una grande quantità di lisina non provoca effetti negativi in quanto il nostro corpo ha un'ottima familiarità con questa molecola e semplicemente espelle qualsiasi quantità superflua.


1 nm (nanometro) = 1 milionesimo di 1 millimetro (Molecola di lisina è 10.000 volte più piccola di una cellula)

Quale quantità di lisina può gestire il nostro corpo?

Un corpo umano che pesa circa 70 kg contiene circa 10 kg di proteine.

Il 50% di tale massa proteica è presente sotto forma di proteine del tessuto connettivo, collagene ed elastina.

Le lisina forma circa il 12% del collagene e dell'elastina, ovvero circa 1,3 kg.

Quindi un corpo umano che pesa circa 70 kilogrammi contiene circa mezzo chilo di lisina.


Dal momento che i nostri corpi sono abituati a grandi quantità di lisina, l'assunzione quotidiana di 12g di lisina, come integratore alimentare, ad esempio, per malati di cancro, non è considerata eccessiva.

da:Vittoria sul cancro 
Dott.Matthias Rath
Dott.ssa Aleksandra Niedzwiecki

giovedì 1 gennaio 2026

Viktor Frankl

 La storia di Viktor Frankl non è solo una cronaca di sopravvivenza nei campi di concentramento nazisti, ma una testimonianza che ha ridefinito la forza umana e il senso della vita. Nato a Vienna nel 1905, Frankl era già uno psichiatra rispettato quando scoppiò la guerra. Nel 1942, fu deportato ad Auschwitz, dove perse la moglie incinta e la famiglia. 💔


Rimasto solo, osservò qualcosa di sconvolgente: chi trovava un senso interiore – nell'amore, nella fede o in uno scopo futuro – aveva più forza per resistere alla disperazione. Lui stesso si aggrappava alla speranza di rivedere sua moglie e condividere le sue scoperte sulla logoterapia. 🧠✨


Anche tra la fame e la crudeltà, mantenne la sua libertà interiore, trovando bellezza persino in un tramonto oltre il filo spinato. Dopo la liberazione, scrisse "Uno psicologo nei lager" (L'uomo in cerca di senso), un capolavoro che ci insegna una grande verità:


"All'uomo si può togliere tutto, tranne una cosa: l'ultima delle libertà umane, quella di scegliere il proprio atteggiamento in ogni circostanza."


Frankl ci ha dimostrato che anche nella sofferenza si può trovare luce. Non è il comfort, ma il significato a dare valore all'esistenza. 🕊️


#ViktorFrankl #Psicologia #Resilienza

mercoledì 31 dicembre 2025

La febbre

 Il medico guardò il suo paziente morente e disse: "Ti infetterò con la malaria." Vinse un Premio Nobel. Vienna, 1917. Il dottor Julius Wagner-Jauregg si trovava in un reparto di un ospedale psichiatrico circondato da pazienti che stavano lentamente perdendo la mente. Non erano malati mentali—almeno, non lo erano all’inizio. Soffrivano di neurosifilide, lo stadio finale di una malattia che aveva devastato i loro corpi per anni e ora stava attaccando il cervello. Alcuni non riuscivano a camminare. Alcuni non riuscivano a parlare in modo coerente. Alcuni avevano crisi violente o allucinazioni. Tutti stavano morendo, e la medicina non poteva fare nulla per fermarlo. La sifilide era una delle malattie più temute dei primi del Novecento. Iniziava con una piaga, progrediva con un’eruzione cutanea, poi sembrava scomparire—solo per tornare anni dopo attaccando cuore, cervello e sistema nervoso. Quando arrivava al cervello, i pazienti affrontavano paralisi progressiva, demenza e morte. Non c’era cura. Nessun trattamento efficace. Niente. Wagner-Jauregg stava pensando a uno strano schema che aveva osservato nel corso della sua carriera: i pazienti con infezioni gravi che sviluppavano febbri estremamente alte a volte mostravano miglioramenti inaspettati nei sintomi psichiatrici. Le febbri sembravano resettare qualcosa nel corpo. Gli venne un’idea radicale. E se avesse potuto provocare deliberatamente una febbre alta? E se avesse potuto usare una malattia per combatterne un’altra? Sembrava folle. Lo era. Ma i suoi pazienti stavano morendo comunque. Wagner-Jauregg scelse la malaria perché era controllabile. A differenza del tifo o di altre malattie che provocano febbre, la malaria poteva essere curata con il chinino una volta che aveva svolto il suo scopo. Poteva infettare un paziente, lasciare che la febbre facesse il suo lavoro, poi eliminare la malaria. Nel giugno del 1917, prese il sangue di un soldato che aveva la malaria e lo iniettò in un paziente con neurosifilide. Poi aspettò. Nel giro di pochi giorni, il paziente sviluppò i sintomi classici della malaria: mal di testa devastanti, brividi violenti e febbri che salivano fino a 105°F (40,5°C). La febbre calava, inzuppando il paziente di sudore, poi tornava ore dopo. Questo ciclo si ripeté per giorni. Sembrava tortura. Il paziente era delirante, tremava, era a malapena cosciente. Ma dentro il suo corpo stava accadendo qualcosa di straordinario. Il Treponema pallidum—il batterio che causa la sifilide—non può sopravvivere a temperature elevate prolungate. Il corpo umano normalmente non si scalda abbastanza da ucciderlo. Ma le febbri della malaria sì. A 105°F, i batteri iniziarono a morire. Dopo dieci-dodici cicli di febbre malarica, Wagner-Jauregg somministrò il chinino per curare la malaria. Poi aspettò di nuovo. Passarono settimane. I sintomi mentali del paziente iniziarono a migliorare. Le allucinazioni cessarono. La coordinazione tornò. La progressione della neurosifilide si era fermata. Il paziente non era completamente guarito—i danni già fatti non potevano essere invertiti—ma la malattia era stata arrestata. Per la prima volta nella storia della medicina, qualcuno era sopravvissuto alla neurosifilide avanzata. Wagner-Jauregg ci riprovò. E poi ancora. Documentò ogni caso in modo meticoloso. Su nove pazienti trattati con la malarioterapia, sei mostrarono miglioramenti significativi. Tre poterono tornare a casa. Due poterono lavorare di nuovo. Prima di questo, quel numero sarebbe stato zero. La notizia si diffuse nella comunità medica. Altri medici, disperati nel tentativo di aiutare i propri pazienti morenti, iniziarono a provare la malarioterapia. Ospedali in tutta Europa e America adottarono la tecnica. Non era perfetta. Alcuni pazienti non tolleravano le febbri della malaria. Alcuni sviluppavano complicazioni. Ma per pazienti a cui era stata data una condanna a morte, offriva speranza. Negli anni Venti, la malarioterapia era diventata il trattamento standard per la neurosifilide. Migliaia di pazienti furono trattati. Molti sopravvissero quando altrimenti non avrebbero avuto alcuna possibilità. Nel 1927, Julius Wagner-Jauregg ricevette il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina "per la sua scoperta del valore terapeutico dell’inoculazione della malaria nel trattamento della paralisi progressiva." Fu il primo psichiatra a vincere un Premio Nobel. Ma ecco cosa rende questa storia profonda: il trattamento di Wagner-Jauregg funzionò perché capì qualcosa di fondamentale sul corpo umano che molti medici non avevano colto. Il corpo non è solo una vittima passiva della malattia. È un’arma. La febbre non è un sintomo da sopprimere—è parte del sistema di difesa del corpo. A volte, il corpo ha solo bisogno di essere spinto più forte di quanto la malattia possa spingere lui. Wagner-Jauregg non curò la sifilide con un farmaco o un intervento chirurgico. La curò potenziando al massimo i meccanismi di difesa naturali del corpo a livelli che avrebbero ucciso i batteri mentre (si sperava) non uccidevano il paziente. Era una guerra biologica, combattuta all’interno di un corpo umano, con il paziente come campo di battaglia e sopravvissuto allo stesso tempo. La malarioterapia continuò a salvare vite fino agli anni Quaranta, quando fu scoperta la penicillina. La penicillina poteva curare la sifilide a qualsiasi stadio, in sicurezza, senza costringere i pazienti a sopportare settimane di malaria. Entro il 1950, la malarioterapia era obsoleta. Ma per tre decenni era stata l’unica cosa che si frapponeva tra i pazienti con neurosifilide e la morte. Pensa a cosa questo richiedeva a tutti i coinvolti. I medici dovevano convincere i pazienti: "Voglio infettarti con una malattia tropicale potenzialmente mortale per curare la tua altra malattia potenzialmente mortale." Non è una visita medica—è un atto di fede. I pazienti dovevano fidarsi dei loro medici abbastanza da  accettare. Dovevano sopportare settimane di febbre, delirio e agonia fisica, sapendo che avrebbero potuto morire di malaria prima che la sifilide morisse. Le famiglie dovevano guardare i propri cari tremare per la febbre, senza sapere se sarebbero sopravvissuti alla cura. E i medici dovevano calibrare tutto alla perfezione: abbastanza malaria da uccidere i batteri della sifilide, ma non così tanta da non poter salvare il paziente con il chinino. Un solo errore di calcolo e il paziente moriva—non per la malattia con cui era arrivato, ma per la malattia che il medico gli aveva deliberatamente dato. Questa non è la medicina come la conosciamo oggi. È la disperazione trasformata in innovazione. Oggi abbiamo antibiotici. Abbiamo farmaci precisi con effetti collaterali prevedibili. Abbiamo protocolli di sicurezza, sperimentazioni cliniche e procedure di consenso informato. Ma siamo arrivati qui perché medici come Wagner-Jauregg erano disposti a provare qualcosa che sembrava assolutamente folle quando nient’altro funzionava. Julius Wagner-Jauregg morì nel 1940, proprio mentre la penicillina stava iniziando a sostituire il suo trattamento con la malaria. Aveva 83 anni. Aveva vissuto abbastanza a lungo da vedere la sua terapia radicale salvare migliaia di vite, poi diventare obsoleta—sostituita da qualcosa di più sicuro e migliore. Questo è l’obiettivo di tutta la medicina: rendere le scoperte di oggi la storia di domani. I pazienti che accettarono la malarioterapia non sapevano se avrebbe funzionato. Sapevano solo che stavano morendo, e che qualcuno stava offrendo loro una possibilità. Così dissero sì alla malaria. Sopportarono le febbri. Sopravvissero alla cura. E migliaia di loro uscirono dagli ospedali psichiatrici quando tutti si aspettavano che morissero lì. Questa non è solo storia della medicina. È la storia di esseri umani che si rifiutano di accettare che alcune malattie siano imbattibili. È medici e pazienti insieme che spingono i confini di ciò che è sopravvivibile. Wagner-Jauregg guardò pazienti a cui tutti avevano rinunciato e pensò: e se combattessimo il fuoco con il fuoco? E funzionò. A volte i trattamenti medici più rivoluzionari non sono i più sofisticati—sono i più audaci.

domenica 28 dicembre 2025

Natale padre Turoldo

 Era il 1991 e padre Turoldo viveva il suo ultimo Natale. 

Questa poesia è la sua ultima accorata preghiera di Natale.

Una struggente poesia dedicata a Dio ❤


"La tristezza di questi natali"


Signore, ti muova a pietà.

Luminarie a fiumane,

ghirlande di false costellazioni

oscurano il cielo di tutte le città.

Nessuno più appare all'orizzonte:

nulla che indichi l'incontro con la carovana del Pellegrino;

non uno che dica in tutto l'Occidente:

"Nel mio albergo si, c'è un posto"!

Non un segno di cercare oltre,

un segno che almeno qualcuno creda,

uno che attenda ancora colui che deve venire...

Non attendiamo più nessuno!

Tutto è immoto, pure se dentro un inarrestabile vortice!

E' così, è Destino, più non ci sono ritorni,

né ricorsi: è inutile che venga!

Tale è questa civiltà gravida del Nulla!

Ora tu, anche se illuso di credere

o figlio dell'ateo Occidente, segui pure la tua stella

- così è gridato per tutta la città dai vessilli -

segui, dico, la stella e troverai cornucopie vomitare leccornie,

o non altro che spiritati manichini di mode folli in volo dalle vetrine...

Poiché falso è questo tuo donare (è Natale!),

falso perfino stringerci la mano avanti la Comunione,

e trovarci assiepati nella Notte a cantare "Gloria nei cieli ... ".

Un amaro riso di angeli obnubila lo sfavillio dei nostri presepi,

Francesco cantore di perfette, tragiche letizie:

pure se un Dio continuerà a nascere,

a irrompere da insospettati recessi:

là dove umanità alligna ancora silenziosa e desolata:

dal sorriso forse di un fanciullo della casba a Daccà, o a Calcutta...

Nessuno conosce solitudine come il Dio del Cristo:

un Dio che meno di tutti può vivere solo!

Certo verrà, continuerà a venire,

a nascere ma altrove,

altrove..."


Da "Il sapore del Pane"

giovedì 25 dicembre 2025

Non lasciatevi intruppare

 "Non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine, non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio, non riparatevi sotto l'ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere."


Oriana Fallaci da: "Un Uomo"

Il Natale

 Il Natale celebra la festa della nascita di Gesù, del Dio che si fa uomo, che si inabissa nella vita 

infranta che è la nostra vita, la vita di tutti gli esseri umani. Il messaggio cristiano non è, infatti, 

quello di abbandonare questa vita per raggiungere un’altra vita, una vita che non conoscerebbe né 

nascita né morte, una vita senza tempo, perfettamente compiuta, eterna, sottratta all’inferno di  questo mondo. Piuttosto è quello di continuare a nascere in questa vita, di nascere nuovamente, di  non smettere mai di nascere.

Si tratta di accogliere sino in fondo la sfida della vita, della sua insicurezza, della sua mancanza, del suo essere vita infranta.


È quello che non comprende Freud quando riduce la vita cristiana ad una   vita che vorrebbe fuggire dall’asprezza del mondo, ad una vita che si ripara dalle turbolenze della  vita grazie allo scudo offerto Dio. Tutto il contrario: sin dalla sua nascita l’essere umano incontra la  sua vulnerabilità e la sua insufficienza. La vita cristiana non è vita assicurata, protetta, garantita, ma  vita che fa esperienza dell’abbandono, della perdita, dello smarrimento. L’uomo di fede non si risparmia, non è soggiogato da una pulsione securitaria, non tende a fuggire dalle asperità della vita, ma si trova sempre gettato, come Paolo ha sottolineato con forza, nella “ristrettezza”, nella “persecuzione”, nella “fame”, nella “nudità”, nel “pericolo” (Rm, 8, 35). Nell’evento della nascita di Gesù il divino si abbassa e si svuota di ogni potere sovrannaturale per farsi uomo. È l’umiltà della stalla, della paglia, della mangiatoia, del fiato degli animali che riscalda il bambino venuto dal cielo. È lo sradicamento di una vita che non ha casa,alloggio, residenza, titoli, potere. Come se venisse qui ripresa radicalmente la divisione che attraversa la creatura umana descritta dalla Torah. 

Essere immagine e somiglianza di Dio, incarnare lo splendore della creazione e, al tempo stesso, essere polvere destinata a ritornare nella polvere. La vita si afferma nella sua nuda forza e, nello 

stesso tempo, nella sua altrettanto nuda inermità.


Massimo Recalcati, in “la Repubblica” del 24 dicembre 2023

mercoledì 24 dicembre 2025

regime totalitario e legami familiari

 “Il livellamento delle condizioni dei sudditi è sempre stato una delle principali preoccupazioni dei despoti e dei tiranni fin dai tempi più antichi; ma un simile livellamento non è sufficiente per il regime totalitario, perché lascia più o meno intatti certi legami non politici, come i vincoli familiari e gli interessi culturali comuni. Se tale regime vuole sul serio raggiungere il suo scopo, deve far sì che «finisca una volta per tutte la neutralità del gioco degli scacchi», vale a dire l'esistenza autonoma di qualsiasi attività.”

Hannah Arendt, “Le origini del totalitarismo”