Inedito SOLZENICYN: Est e Ovest, due sistemi sbagliati
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Se
vogliamo comprendere nella sua essenza la condizione dell’umanità di
oggi, il grado della sua disperazione e quello della sua speranza – e
la stampa non può non annoverare tra i suoi compiti più elevati anche
questo – dovremo necessariamente innalzarci parecchio rispetto alle
caratterizzazioni, formulazioni e ricette politiche. E allora ci
apparirà forse chiaro, anche se non avremo da rallegrarcene, che il
pericolo maggiore non proviene dal fatto che il mondo è diviso in due
sistemi sociali alternativi, ma dal fatto che i due sistemi non solo
sono entrambi viziati ma presentano lo stesso difetto e quindi nessuno
di loro, con la sua attuale visione del mondo, promette esiti
soddisfacenti. Attraverso tutte le casualità del concreto sviluppo dei
vari paesi e nel corso di molti secoli, questo difetto si è
organicamente connaturato nell’umanità contemporanea e alla grande
distanza possiamo esaminarlo.
Noi – tutti noi, la nostra comune
civiltà – ci siamo come imbarcati su una giostra, la stessa per tutti,
e abbiamo compiuto un lungo percorso orbitale. Come per i bambini sui
cavalli della giostra nel loro giro, ci era sembrato non dovesse finire
mai – sempre avanti, sempre più veloci, mai di lato, mai di sghembo.
Questa severa traiettoria orbitale è stata: Rinascimento - Riforma -
Illuminismo - rivoluzioni fisiche cruente - società democratiche -
tentativi socialisti. Questo percorso non poteva essere evitato giacché a
suo tempo il Medioevo non aveva saputo trattenere l’umanità, visto che
pretendeva di realizzare il Regno di Dio sulla Terra con la costrizione
e la confisca dei diritti essenziali della persona a vantaggio del
Tutto. Ci trascinavano, ci spingevano nello Spirito con la violenza e
noi ci siamo svincolati gettandoci a capofitto nella Materia, e anche
qui senza limiti. E ha avuto in tal modo inizio la lunga epoca
dell’individualismo umanistico, e l’edificazione di una civiltà basata
sul principio: l’uomo è la misura di tutte le cose, e l’uomo è più di
tutto.
Si è trattato di un ineluttabile cammino che nel
complesso ha assai arricchito l’esperienza del consorzio umano ma ecco
che anch’esso, sotto i nostri occhi, è prossimo a esaurirsi: gli
errori negli enunciati fondamentali, non abbastanza valutati
all’inizio di quel percorso, ora presentano il conto. Elevando a
suprema misura di tutte le cose l’uomo, con tutta la sua imperfezione e
cupidigia, consegnandosi senza limiti né freni alla Materia siamo
arrivati all’inquinamento, al dilagare dei rifiuti, affondiamo in un
mare di spazzatura, che colma fino all’orlo tutte le sfere della nostra
esistenza quotidiana. Nella sfera materiale questa contaminazione
globale è fin troppo evidente, ha avvelenato l’aria, l’acqua, gran parte
delle terre abitate e comincia a invadere gli altri ambienti; allo
stesso modo ha oscenamente premiato i nostri poderosi sforzi produttivi,
caricando quotidianamente ogni singolo e ogni famiglia di allettanti
stampati pubblicitari, impacchettature e plastiche varie che poi
defluiscono in imponenti masse di rifiuti urbani.
Ma anche
nella sfera cosiddetta spirituale questa spazzatura ci intasa, ci
soffoca – in quantità voluminose, che esorbitano dalla capienza dei
nostri occhi, orecchi, del nostro petto. Ci imbottiscono senza sosta di
squillanti postulati pretendendoli universali e pacifici per tutti,
mentre invece sono solo ideuzze mediocri e piatte, come, per dire, la
pseudoscienza o l’arte da parati che le accompagnano, come tutto ciò che
non riconosce sopra di sé alcuna responsabilità che travalichi quella
dell’Individuo, nel senso di tu, io e chiunque dica la sua, come gli
viene l’estro. La civiltà del frastuono ci ha completamente privati di
una vita interiore raccolta, ha trascinato le nostre anime al mercato:
quello dei partiti o quello dei commerci. Nella sfera sociale il nostro
plurisecolare cammino è sfociato in alcuni casi sull’orlo
dell’anarchia, in altri in uno stabile dispotismo. In mezzo a questi
due temibili esiti, i governi democratici si rivelano, sotto i nostri
occhi l’uno dopo l’altro, impotenti e irrilevanti – per il fatto che le
varie formazioni al loro interno, piccole o grandi, non vogliono
saperne di autolimitarsi a favore del Tutto.
Questa
consapevolezza che deve pur esserci un qualche Tutto, qualcosa di
Superiore – qualcosa che un tempo poneva un limite alle nostre passioni
e irresponsabilità – l’abbiamo perduta chissà dove. Ma questa idea da
noi smarrita è stata ripresa e custodita con sollecitudine dalle feroci
tirannie moderne e in particolare tempestivamente riproposta col nome
di Socialismo. Ma l’insegna è ingannevole e il termine improprio: il
mezzo secolo della sua applicazione mostra
a sufficienza che anche
là delle masse abbiamo fatto strame per la vita agiata di piccoli
gruppi – per giunta di gente dappoco, immondizia. Questo percorso è
stato dunque una traiettoria orbitale, lungo la quale ci siamo liberati
dal potere della violenza per tornare a un potere anch’esso arbitrario
– non tutti almeno per ora, ma presto ne saranno minacciati tutti,
data la comune malattia del declino della volontà e della perdita di
prospettive. E l’orbita minaccia di chiudersi al livello più basso.
Mi sembra evidente che il consorzio civile sia ora alla vigilia di una
svolta della storia universale (della vita, dell’esistenza e della
concezione del mondo) analoga per importanza a quella che dal Medioevo
ha portato all’Età Moderna – sempre che noi non la si trascuri per
ignavia e pochezza d’animo. Proprio il vostro paese, l’Italia, è stato
a suo tempo quello che per primo ha meglio evidenziato la precedente
svolta storica. Può essere che oggi siate tra i primi a percepire il
baratro della nostra situazione attuale e, con la vostra sensibilità,
possiate aiutarci a trovare quelle forme che ci rendano più facile il
passaggio a un’orbita di livello più elevato, dove apprendere a
rispettare una giusta armonia tra la nostra natura fisica e quella
spirituale. Troveremmo così l’elevatezza spirituale necessaria a
riscoprire che l’essere umano non è il coronamento dell’universo ma che
sopra di lui c’è il Sommo Spirito.
A causa dei ritmi
minacciosamente rapidi della vita d’oggi, disponiamo per la comprensione
e la realizzazione di questa svolta epocale di assai meno tempo di
quello che occorse nei meno frenetici XIV o XVI secolo. E con tutta la
sanguinosa esperienza degli ultimi secoli la scelta stessa delle forme
del cambiamento deve obbedire a criteri d’altro genere, meno rozzi e più
elevati; abbiamo già imparato che l’abbattimento violento degli
Stati, i colpi di mano rivoluzionari non aprono la via al radioso
avvenire ma a una rovina ancora più grave, un arbitrio e una violenza
peggiori di prima. E se pure è destino che nel nostro futuro vi siano
rivoluzioni salvifiche, devono essere rivoluzioni morali, vale a dire
un fenomeno mai visto, qualcosa che tocca a noi scoprire, comprendere e
realizzare.
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