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venerdì 2 maggio 2025

Le parole sono vive

 "Le parole sono vive, entrano nel corpo, bucano la pancia: possono essere pietre o bolle di sapone, foglie miracolose. 

Possono fare innamorare o ferire. 

Le parole non sono solo mezzi per comunicare, ma sono corpo, carne, vita, desiderio. 

Noi siamo fatti di parole, viviamo e respiriamo nelle parole."


#massimorecalcati

giovedì 22 febbraio 2024

Il corpo

 Aveva ragione Camporesi: il nostro tempo ha sposato l’ideale del corpo in forma, del corpo del fitness, del corpo in salute, come una sorta di inedito comandamento sociale. Si tratta di una religione senza Dio che eleva il corpo umano e la sua immagine al rango di un vero e proprio idolo. Come ogni religione, anche quella del corpo implica, infatti, asservimento e spegnimento delle facoltà critiche; il nuovo feticcio – il corpo in forma – esige obbedienza e venerazione. La sua potenza genera un’ipnosi collettiva e un’idolatria a cui è difficile sottrarsi. Una nuova forma di schiavitù avanza sotto le spoglie della cosiddetta cultura del benessere infiltrandosi nelle pieghe più intime della nostra vita quotidiana. Il corpo sempre in forma, obbligatoriamente in salute, assume i caratteri perfezionistici di un dover-essere tirannico, di un accanimento psicofisico, addirittura di una prescrizione moralistica: ama il tuo corpo più di te stesso!


Massimo Recalcati,  "Una nuova religione del corpo", La Repubblica, 27  maggio 2011, in "A pugni chiusi. Psicoanalisi del mondo contemporaneo", Feltrinelli, Milano 2023 


domenica 30 luglio 2023

Curare, educare, governare

Curare, educare, governare

 "Kum" è una parola forte e antica. Rinvia alle tante dimensioni del curare e del prendersi cura. È l’esortazione che Gesù rivolge in aramaico alla fanciulla che ha appena risanato. “Alzati, fanciulla!”, le dice. “Talithà, kum!”. Gesto che restituisce alla vita, invito a ritornare nel mondo, parola che dischiude orizzonti. Il sottotitolo, “Curare, educare, governare”, allarga il campo della riflessione. Ogni giorno, in ogni istante ci prendiamo cura dell’altro, incontriamo un altro che si prende cura di noi. Un amico, un familiare, uno straniero, un paziente. Tra le mura di casa, nello spazio della città. Ma quel sottotitolo, “Curare, educare, governare”, allude anche alla difficoltà, all’ambiguità del curare e del prendersi cura. Quei tre verbi vengono pronunciati da Sigmund Freud nell'autunno della sua vita, in un passo famoso di "Analisi terminabile e interminabile". Il padre della psicoanalisi li usa per indicare i tre mestieri impossibili che da sempre accompagnano l’uomo. Come fare il bene dell’altro senza sostituirsi a lui? Come accogliere quel gesto senza che esso si traduca in ordine, ingiunzione, comandamento? Come evitare che la strada che indichiamo o che ci viene indicata sia segnata una volta per tutte, marchiata dal gesto di chi l’ha inaugurata anziché dall’impronta singolare di chi la percorrerà? Curare, educare, governare, ci dice Freud, sono i tre possibili che ogni giorno rischiano di precipitare nell'impossibile. E i tre impossibili che ogni giorno siamo chiamati a rendere ancora una volta possibili. 


Questa la riflessione che, nel 2016, presentava l'edizione zero del KUM Festival. Dal 2016, Kum!Festival si è svolto ogni anno, presso la Mole Vanvitelliana di Ancona. 


SC

mercoledì 12 luglio 2023

Le parole

 Le parole sono vive, entrano nel corpo, bucano la pancia: possono essere pietre o bolle di sapone, foglie miracolose. Possono fare innamorare o ferire. Le parole non sono solo mezzi per comunicare, ma sono corpo, carne, vita, desiderio. Noi siamo fatti di parole, viviamo e respiriamo nelle parole.


[Massimo Recalcati]

venerdì 14 ottobre 2022

Ero stato un bambino considerato idiota.

 "Ero stato un bambino considerato idiota. Fui bocciato in seconda elementare perché giudicato incapace di apprendere. Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, – mastico le cose sino all’osso. Nelle persone alle quali mi rivolgo mentre insegno, cerco sempre il volto annoiato e un po’ ebete del bambino che sono stato. Io parlo a lui che è il mio testimone. Distillo le parole, ripeto lo stesso concetto in forme leggermente differenziate, ci giro attorno, lo spremo come fosse un limone per provare a estrarne tutto il succo. Parlo a lui."

Massimo Recalcati , "L' ora di lezione"