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Amici
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Essere solidali con gli uomini o con la virtù o con Dio…queste non sono che parole vuote: se non rappresentano un intreccio
di legami.
Dio discende fino alla cosa per trasformarsi in cosa…E perché è
solidale con gli uomini, l’uomo non è una semplice parola del suo
vocabolario; gli uomini sono coloro dei quali egli è responsabile…
Io non conosco l’uomo ma degli uomini.
Non conosco la libertà, ma degli uomini liberi.
Non conosco la felicità, ma degli uomini felici.
Non conosco la bellezza, ma delle cose belle.
Non conosco Dio, ma il fervore dei ceri.
Quelli che inseguono l’essenza non come una incarnazione, rivelano soltanto la loro vanità e il moto dei loro cuori.
Essi non vivranno, poiché non si vive né si muore per delle parole.
Non amo chi è sedentario nel cuore….
Si cammina lungamente, fianco a fianco, chiusi nel proprio silenzio o scambiando parole che nulla convogliano….
Ma ecco l’ora del pericolo. Allora ci si spalleggia a vicenda.
Ci
si accorge di appartenere alla medesima comunità. Ci si amplia nella
scoperta di altre coscienze. Ci si guarda con un largo sorriso.
Si è simili a quel prigioniero, rimesso in libertà, tutto stupito di fronte all’immensità del mare.
Che cosa ci occorre per nascere alla vita? Darci.
Abbiamo sentito confusamente che l’uomo non può comunicare con l’uomo se non attraverso una stessa immagine.
Noi, figli dell’era della comodità, proviamo un inspiegabile piacere a condividere i nostri ultimi viveri nel deserto:
in un mondo divenuto deserto, avevamo sete di ritrovare dei compagni.
Non
capite che il dono di sé, il rischio, la fedeltà fino alla morte sono
degli esercizi che hanno largamente contribuito a fondare la nobiltà
dell’uomo?
Io sono responsabile di tutti gli altri, di tutti gli uomini.
Li ho sempre creduti poveri coloro che non sapevano più con chi fossero solidali.
Ho bisogno soprattutto di colui che è come una finestra spalancata sul mare e non uno specchio della mia noia.
L’ospitalità, la cortesia e l’amicizia sono incontri dell’uomo nell’uomo.
L’amico è innanzitutto colui che non giudica.
L’amico
è colui che apre la porta al viandante, alle sue stampelle, al suo
bastone deposto in un canto e non gli chiede di danzare per giudicare
la sua danza. E se il viandante parla della primavera ormai
sopraggiunta, l’amico è colui che riceve dentro di sé la primavera.
E se gli racconta l’orrore della carestia nel villaggio dal quale proviene, l’amico soffre con lui la fame.
Perché l’amico nell’uomo è la parte destinata a te e che apre per te una porta che forse non aprirebbe mai per nessun altro.
Io
dico mio amico quell’essere che ho intravisto nell’uomo, un essere
che forse sonnecchia ancora nascosto nella sua ganga, ma che di fronte
a me comincia a rivelarsi poiché mi ha conosciuto e sorriso, anche
se più tardi dovrà tradirmi.
Mi piace l’amico fedele nelle tentazioni.
Perché se non c’è tentazione non c’è fedeltà ed io non avrei alcun amico.
Accetto che qualcuno cada per determinare il valore degli altri.
L’amore vero inizia là dove non attendi nulla in cambio.
Non confondere l’amore col delirio del possesso, che causa le sofferenze più atroci.
Perché contrariamente a quanto si pensa, l’amore non fa soffrire. Quello che fa soffrire è l’istinto della proprietà, che è il contrario dell’amore.
Perché
se amo Dio me ne vado a piedi sulla strada, zoppicando, per portarlo
agli altri uomini. Non riduco il mio Dio in schiavitù.
Mi nutro di tutto ciò che egli concede agli altri.
L’amicizia
io la riconosco dal fatto che non può essere delusa e riconosco
l’amore vero dal fatto che non può essere oltraggiato.
Se
cerco quelli tra i miei ricordi che mi hanno lasciato un sapore
durevole, se faccio il bilancio delle ore che contarono, ritrovo
infallibilmente ciò che nessuna ricchezza sarebbe valsa a procurarmi.
Non si compera l’amicizia di un compagno vincolato per sempre a noi dalle prove vissute insieme.
Secondo l’uomo quello che è dato a uno viene sottratto ad un altro.
E’ la dimenticanza di Dio e l’uso dei beni che ci hanno fatti così.
Perché, in realtà, ciò che tu dai non ti diminuisce, anzi ti accresce nelle tue ricchezze da distribuire.
Chi
fa dono della vita è solo l’amante che ha saputo amare, perché
altrimenti l’offerta del proprio corpo non è né un sacrificio né un
dono fatto per amore. Non si aspetta dentro di sé, ma si aspetta da un altro.
Più il lavoro nel quale ti consumi in nome dell’amore è duro, più esso ti esalta.
Più tu dai, più sei accresciuto. Ma ci deve essere qualcuno per ricevere.
Se il tuo dono va perduto non è più un dono.
La
grandezza di un mestiere sta forse, in primo luogo, nel vincolo che
esso crea fra gli uomini. Un solo lusso vero esiste, ed è quello dei
rapporti umani. Lavorando unicamente per i beni materiali ci costruiamo da soli, la nostra prigione.
Ci rinchiudiamo, solitari, con la nostra moneta di cenere, che non procura nulla di ciò che val la pena d’essere vissuto.
Il vero uso dei tuoi doni è una strada dell’uno all’altro e non una rapina.
L’amore non è un tesoro da carpire, ma un impegno da entrambe le parti.
Insieme, noi siamo il passaggio per Dio, che per un istante prende la nostra generazione e se ne serve.
Quando rimpiangi l’amore, ciò significa che l’amore è nato.
Se il tuo amore disprezza i segni di affetto, col pretesto di mirare all’essenza, non è più che un vocabolo.
Sono
miei veri amici coloro che si prostrano con me nella preghiera, fusi
insieme i chicchi della medesima spiga, in attesa di divenire pane.
Antoine de Saint-Exupèry
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