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domenica 17 maggio 2020

il cristianesimo

  

il cristianesimo 
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“Sì, il cristianesimo è morto, in molti sensi, ma si è dovuto attendere il ventesimo secolo per vederlo morire di paura. Di paura davanti al mondo. Il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere diritto di cittadinanza in una società che lo disprezza”
A. Frossard

martedì 26 novembre 2019

Dio esiste. E io l’ho incontrato!

Dio esiste. E io l’ho incontrato!

“Ora, si dà il fatto che io conosca, per un caso straordinario, la verità sulla più dibattuta delle cause e sul più antico dei problemi: Dio esiste. E io l’ho incontrato! L’ho incontrato per combinazione – dovrei proprio dire: per caso, se il caso avesse qualcosa a che fare in questa sorta di avventura –; l’ho incontrato con lo sbalordimento di chi, girato il solito angolo della solita strada di Parigi, si vedesse davanti agli occhi, invece della piazza e dell’incrocio di tutti i giorni, un mare inaspettato che si estende all’infinito, lambendo con le onde i muri delle case. Un momento di stupore che dura ancora. Non mi sono mai abituato all’esistenza di Dio".

André Frossard

domenica 2 agosto 2015

Andrè Frossard: da ateo a cattolico in 2 minuti.


Andrè Frossard: da ateo a cattolico in 2 minuti.

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12 Nov 1982 --- French journalist and essayist Andre Frossard (1915-1995) was elected to the Academie Francaise in 1987. --- Image by © Sophie Bassouls/Sygma/Corbis
12 Nov 1982 — French journalist and essayist Andre Frossard (1915-1995) Academie Francaise in 1987. — Image by © Sophie Bassouls/Sygma/Corbis
Mentre spingevo il cancello di ferro del convento io ero ateo. L’ateismo assume molte forme.
C’è un ateismo filosofico che assimila Dio alla natura, rifiuta di attribuirgli una personalità propria e cerca ogni soluzione nell’intelligenza umana; niente è Dio, tutto è divino.
L’ateismo scientifico scarta l’ipotesi di Dio e tenta di spiegare il mondo con le sole proprietà della materia di cui non ci si deve chiedere l’origine.
L’ateismo marxista è ancora più radicale: non si limita a negare Dio, ma, se per caso si facesse vivo, lo metterebbe alla porta, poiché la sua presenza inopportuna sarebbe d’ostacolo al libero gioco della volontà umana.

Esiste anche un genere di ateismo largamente diffuso, che io conosco bene perché era il mio: l’ateismo stupido. Questo ateismo non si pone domande. Trova naturale stare una palla di fuoco ricoperta da un sottile involucro fango secco, che ruota a velocità supersonica su se stessa e intorno a una sorta di bomba a idrogeno, trascinata nel movimento rotatorio di miliardi di lampioncini la cui origine è un enigma e la cui destinazione è ignota.
Mentre varcavo quella porta ero l’ateo che ho descritto, lo ero ancora all’interno della cappella. Nel gruppo dei fedeli, in controluce, vedevo solo delle ombre, tra cui non riuscivo a distinguere il mio amico; una sorta di sole splendeva in fondo all’edificio: non sapevo che fosse il Santissimo Sacramento.

Nessuna pena d’amore mi tormentava, anzi, quella sera dovevo avere un incontro con una nuova fiamma. Non ero preoccupato, non ero curioso. La religione era una vecchia chimera, i cristiani una specie attardata lungo il cammino dell’evoluzione: la storia si era pronunciata per noi, per la sinistra, e il problema di Dio era stato risolto in senso negativo da almeno due o tre secoli. Nel nostro ambiente, la religione sembrava talmente superata che eravamo anticlericali solo in campagna elettorale.
E’ allora che è accaduto l’imprevedibile. In seguito, si è voluto a ogni costo farmi ammettere che la fede operava in me fin dall’inizio, che vi ero preparato a mia insaputa, che la mia conversione è stata solo la presa di coscienza repentina di una disposizione mentale che da molto tempo mi destinava a credere. E’ un errore. Se c’era una predisposizione in me, era proprio all’ironia nei confronti della religione e se una sola parola poteva definire la mia disposizione mentale, il termine più adatto era indifferenza.
Lo vedo ancora oggi, il ragazzo di vent’anni che ero allora, non ho dimenticato lo stupore che si impadronì di lui quando, dal fondo di quella cappella, priva di particolare bellezza, vide sorgere all’improvviso davanti a sé un mondo, un altro mondo di splendore insopportabile, di densità pazzesca, la cui luce rivelava e nascondeva a un tempo la presenza di Dio, di quel Dio, di cui, un istante prima, avrebbe giurato che mai era esistito se non nell’immaginazione degli uomini; nello stesso tempo era sommerso da un’onda, da cui dilagavano insieme gioia e dolcezza, un flutto la cui potenza spezzava il cuore e di cui mai ha perso il ricordo, nemmeno nei momenti più cupi di una vita investita più di una volta dall’orrore e dalla disgrazia; non ha altro compito, da allora, che quello di rendere testimonianza a questa dolcezza e a questa straziante purezza di Dio che quel giorno gli ha mostrato per contrasto di che fango era fatto.
Mi chiedete chi sono? Posso rispondervi: sono un composto alquanto torbido, intriso di nulla, di tenebre e di peccato, che per una forma insinuante di vanità potrebbe attribuirsi più tenebre di quanto sia possibile contenere e più peccati di quanto sia possibile commettere; per contro, la mia parte di nulla è indiscutibile, è la mia sola ricchezza, lo so, è come un vuoto infinito offerto all’infinita generosità di Dio.
Questa luce, non l’ho vista con gli occhi del corpo, poiché non era quella che ci rischiara o ci abbronza: era una luce spirituale, cioè una luce maestra, era quasi la verità allo stato incandescente. Ha definitivamente capovolto l’ordine abituale delle cose. Potrei addirittura dire che, da quando l’ho intravista, per me non esiste che Dio e tutto il resto non è che un’ipotesi.
Mi hanno detto tante volte: ” Dov’è finito il suo libero arbitrio? Sembra proprio che di lei si possa fare quel che si vuole. Suo padre è socialista, e lei diventa socialista. Entra in una chiesa, e diventa cristiano. Se fosse entrato in una pagoda, sarebbe buddista e se fosse entrato in una moschea sarebbe musulmano “. Al che mi permetto talvolta di rispondere che mi succede di uscire da una stazione senza per questo essere un treno. Quanto al mio libero arbitrio posso affermare di averne disposto soltanto dopo la mia conversione, quando ho capito che solo Dio era in grado di salvarci da tutte le forme di asservimento a cui, senza di lui, saremmo inesorabilmente condannati.
Insisto. Fu un’esperienza oggettiva, fu quasi un esperimento di fisica, e io non ho da trasmettervi niente di più prezioso di questo messaggio: al di là, o meglio attraverso il mondo che ci circonda e di cui facciamo parte, esiste un’altra realtà, infinitamente più concreta di quella a cui generalmente facciamo credito, e questa realtà è quella definitiva, dinanzi alla quale non ci sono più domande.

Andrè Frossard

domenica 12 febbraio 2012

frossard

L’uomo al posto di Dio
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Fino al Trecento -o all'incirca, si tratta di un punto di riferimento, che può essere spostato nel tempo, prima in Italia o dopo in Spagna ad esempio -, Dio era il personaggio principale della storia. La storia ruotava intorno a lui come la città intorno alla cattedrale: Dio dominava il pensiero, I'arte, la vita sociale e la vita privata. La sua creatura era una persona fatta «a sua immagine e somiglianza », e, poiché una persona vale di più di un mucchio di pietre, c' era spesso nella pittura sproporzione tra le persone e lo scenario: il signore sovrastava dall' alto le mura del proprio castello e il santo teneva la propria chiesa nel cavo della mano. La stessa sproporzione si ripeteva in tutti i campi, compresi i costumi, che potevano variate dalla crudeltà alla poesia, secondo che l'essere umano, della sua somiglianza con Dio, privilegiasse il potere che credeva venirgli da lui, o si sentisse da questa vincolato alla misericordia e all'amore. Il Medioevo non e stato un'epoca di tenebre,  ha acceso al contrario una vivida luce sull'uomo e sulle grandezze, debolezze, slanci e dissonanze che ne agitavano I'anima, come traspare dai colori variegati e contrastanti degli abiti o dalla stravaganza dei copricapo : in uso. Questi estremi sono simbolizzati dal guanto di ferro del guerriero e dalla mano di san Francesco bucata dalle stimmate.
A partire dal Quattrocento -un po' prima, o un po' dopo, si tratta sempre di un riferimento mobile sulla mappa delle correnti dello spirito -l'uomo si sottrae  alla fascinazione di Dio, rivolge lo sguardo al mondo:  perderà  un Padre  troverà una Madre, la natura, come conferma l’ espressione           « madre natura », formula che diventa corrente nella conversazione.
È l'epoca delle grandi scoperte, e l'uomo incontra suI suo cammino Ie divinità pagane che dormivano con un ‘occhio solo avvolte «nel loro sudario di porpora ». L 'uomo ordina la creazione non più intorno a Dio, ma intorno al proprio essere: nella pittura, la prospettiva dispone lo scenario in rapporto all'occhio del pittore. L 'uomo si giudica degno a un tempo di ammirazione, per la superiorità che la ragione gli conferisce sulle altre creature, e di derisione, per il posto minuscolo che occupa nel vortice dell'universo.
II quadro di Brueghel  La caduta di Icaro da un'idea della nuova situazione: occorre quasi una lente per scorgere il tuffo dell' eroe nell'immensità dello scenario che lo circonda;   l’avventura di Icaro si conclude con un ridicolo sputo nell'acqua. L' essere umano ha cessato di costituire una persona, poichè la persona è in noi ciò che dialoga con Dio; è diventato un individuo e parlerà spesso di «liberta individuale», mai di «liberta personale ».
Questa mutazione e riscontrabile, con dovizia di prove, nella letteratura del secolo dei « Lumi », in cui si combinano in maniera impressionante esaltazione della specie e disprezzo dei suoi rappresentanti. L 'uomo e l'unica coscienza in atto in tutto l'universo, e l'essere supremo: rende omaggio su omaggio al proprio genio, pur acquisendo un sentimento sempre più deprimente della propria insignificanza materiale; gli scrittori abbandonano l'eroe del passato per dedicarsi alla descrizione minuziosa delle infermità della specie e delle meschinità della vita quotidiana.
Nel frattempo la conoscenza delle leggi della natura faceva passi da gigante; l' ateismo avanzava con lei, mentre ogni nuova scoperta sembrava rendere sempre più vicino il momento ideale in cui la natura sarebbe stata tanto cortese da spiegarsi da sola.
Si procedette cosi fino alla metà del ventesimo secolo, epoca in cui ha avuto luogo una di quelle rivoluzioni sotterranee di cui ci si accorge solo quando sono già  avvenute e che insidiano, mutandola profondamente, l'intera mentalità di un'epoca: da una ventina d'anni le « leggi della natura » hanno cessato di avere forza di legge. Le barriere che opponevano alla volontà umana stanno infatti cedendo una dopo l' altra, a causa delle correzioni e delle deroghe che hanno subito ad opera del progresso della tecnica; Ie «leggi della natura » non forniscono più dei punti di riferimento alla ragione, che dipende ormai solo da se stessa, data che nessuno può dire che uso essa farà del potere inebriante e fatale di cui disporrà domani.
Io ritengo che la «legge naturale » secondo la Chiesa non sia una dottrina ricavata dall'esame delle «leggi della natura ». La «legge naturale» è l'insieme degli obblighi e delle responsabilità che derivano all'uomo dalla propria natura di essere creato «a immagine e somiglianza. di Dio». In ultima analisi ,
 la legge naturale è fondata sul principio  per cui Dio e l'uomo sono indissociabili e che l'uomo, di conseguenza, ha il potere esorbitante di implicare Dio nei propri atti, che ne abbia o meno coscienza.”
Andreè Frossard da: Dio Le domande dell’uomo ed. Mondadori

Postato da: giacabi a 18:02 | link | commenti (1)
illuminismo, frossard

martedì, 05 dicembre 2006
Gesù è la Verità
*                           *                             *  
«Dal momento
in cui abbiamo inteso Cristo affermare:
"Io sono la Verità",
noi .cristiani sappiamo ciò che nessun altro
aveva potuto insegnarci,
noi sappiamo che la verità è una persona.
Non è venuta ad aggiungere un 'idea
alle nostre idee
né a sottrarci quelle che già avevamo.
Essa non ci propone un sistema, ma un'amicizia».
(A. Frossard, L'arte di credere, Edizioni Paoline, Roma 1981)