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su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo


domenica 31 luglio 2022

La matematica

 «La matematica è la suprema conquista intellettuale dell'uomo. La musica allieta e calma l'animo, la pittura delizia la vista, la poesia suscita emozioni, la filosofia appaga la mente, l'ingegneria migliora la vita dell'uomo, la matematica offre tutti questi valori.» 


[Felix #Klein, 1849 – 1925]

 

AS

Il preconcetto

 ANCHE OGGI MOLTI SCIENZIATI  SI PROSTITUISCONO AL DIO DANARO!


"Per aderire basta essere sinceri, affermare la corrispondenza e, perciò, essere ragionevoli: la ragionevolezza è affermare la corrispondenza tra quello in cui ci si è imbattuti e se stessi e il proprio cuore. Per negare occorre un preconcetto: occorre essere attaccati a qualcosa che si vuol difendere; se si ha da difendere qualcosa di fronte all'evidenza e alla verità, non si vede più l'evidenza, non si vede più la verità, si è accanitamente tesi a salvare quello che si vuol salvare. Per esempio, uno degli scienziati che hanno capovolto il corso della storia umana, Pasteur, che ha scoperto i microbi (la scoperta più rivoluzionaria della storia della medicina), è stato osteggiato fino a volerlo fare mettere in manicomio - adesso l'avrebbero ucciso! – da chi? Dagli scienziati dell'Accademia delle Scienze di Parigi, quelli che per sé avrebbero dovuto capire più facilmente degli altri l'evidenza delle sue scoperte. Invece, ca ri miei, se le sue scoperte erano vere, la mia catte dra, il mio emolumento al 27 del mese, la mia fama... addio tutto! L'indomani sarei dovuto salire in cattedra e dire: «Ragazzi, vi ho contato balle fino ad ora!», sarebbe umiliante. Ecco, per fuggire da que sta umiliazione, quegli scienziati sono stati gli ultimi a cedere, perché erano attaccati a qualcosa di precedente, a un preconcetto. "

DON GIUSSANI :Si può vivere così

sabato 30 luglio 2022

Frasi di E.Hillesum

 " E se vogliamo perdonare gli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti. E' forse la cosa più difficile: [...] sapersi perdonare i propri difetti e i propri errori. Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare"

Etty Hillesum

"Talvolta possiamo ricevere quanto è necessario dall'espressione di un viso, essa può nutrirci per giorni e giorni"

"Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza avere prima fatto la nostra parte dentro di noi"

"Tutto è portare a termine e poi generare e attendere con profonda umiltà e pazienza l'ora del parto di una nuova chiarezza"

"A ogni nuovo orrore o crimine dobbiamo opporre un nuovo frammento di verità e di bontà che abbiamo conquistato in noi stessi"

"Io scorro come una piccola barca nell'oceano dell'eternità"

"Il mio 'fare' consisterà nell' 'essere'!"

" Nella vita non bisogna sottrarsi a nulla, ma "confrontarsi" con tutte le futilità e le difficoltà e le tristezze, cercare sempre un contatto pieno con la vita, con tutto quello che ne fa parte, pur riuscendo a farselo scivolare addosso, e a fuggire la presa delle piccole cose "

"Credo che tutte le mattine, prima di mettermi al lavoro, dovrò rivolgermi al mio interno e rimanere una mezzora ad ascoltare quello che c'è in me: dovrò "immergermi in me stessa", potrei anche dire meditare, ma ho ancora qualche difficoltà con questa parola...... Una mezzora di pace in se stessi. Muovo le braccia e le gambe e gli altri muscoli al mattino in bagno.Ma questo non è sufficiente.L'uomo è fatto di corpo e di spirito.Una mezzora di ginnastica e una mezzora di meditazione posso costituire un'ampia riserva di pace e di concentrazione, bastevole per tutta la giornata.Ma un'ora di pace non è semplice da conquistare.Bisogna costruirla cancellando nel nostro intimo tutti i guazzabugli e le meschinità"

" Mio Dio prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso nella vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Non penserò più, nella mia ingenuità, che un simile momento debba durare in eterno, saprò anche accettare l'irrequietezza e la lotta "

"Ora porto con me la mia tristezza e la mia gioia, e ogni altra cosa: l'una non esclude più l'altra e così è anche nelle mie relazioni con gli altri.....

...Non devi mai più negare i tuoi momenti migliori durante quelli peggiori. La maggior parte delle persone è comunque infedele ai suoi momenti migliori. Se sai come assegnare il posto giusto nella tua vita anche al gelo del giorno, non resterai a lungo nel disincanto. Perché sai che anch'esso fa parte della vita."

"A volte credo di desiderare l'isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini, e in questo mondo.E lo farò, malgrado la stanchezza e il senso di ribellione che ogni tanto mi prendono. Prometto di vivere questa vita fino in fondo, di andare avanti...Studierò e cercherò di capire, ma credo che dovrò pur lasciarmi confondere da quel che mi capita e che apparentemente mi svia: mi lascerò sempre confondere, per arrivare forse a una sempre maggior sicurezza."

" Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni nuova situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare – se non li ospitiamo nella nostra mente e nel nostro cuore, per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione –, allora non siamo una generazione vitale."

"Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre forze. Non ci si deve lasciare divorare dalla paura e dalle preoccupazioni meschine, che sono altrettante mozioni di sfiducia nei confronti di Dio. Ed è strano, ma mi accorgo che le cose difficili, quando le accetti, diventano belle".

"Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati - non potrebbe essere questa l'idea? E non dobbiamo forse collaborare alla sua realizzazione? "

"..E amare e hineinhorchen, “prestare ascolto dentro” di sé, dentro gli altri, all'interno del contesto di questa vita, e dentro Te. Hineinhorchen, vorrei trovare una buona traduzione olandese di questa parola. In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltar dentro me stessa, gli altri, Dio. E quando dico che ascolto dentro, in realtà è Dio che ascolta dentro di me. La parte più essenziale e profonda di me che presta ascolto alla parte più essenziale e profonda dell'altro..."

Voglio stare fra gli uomini, fra le loro paure, voglio vedere tutto da me e capirlo e raccontarlo più tardi......

Di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e rigiravano - donne e ragazze che dicevano così spesso durante il giorno: “non vogliamo pensare”, “non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze” -, a volte provavo un'infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fin troppe impressioni di un giorno fin troppo lungo, e pensavo: “Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca"

.

venerdì 29 luglio 2022

Ettore Majorana

 “Ginevra, 18 luglio 1965.

Caro Amaldi,

in una discussione che si ebbe tempo fa sul libro che stai scrivendo su Ettore Majorana, ti dissi come io pure ebbi un tenue contatto con Majorana poco prima della sua fine. Tu esprimesti allora il desiderio che ti descrivessi con maggiore dettaglio il mio ricordo, e qui cerco di accontentarti. Nel gennaio 1938, appena laureato, mi fu offerto, essenzialmente da te, di venire a Roma per sei mesi nell’Istituto di Fisica dell’Università come assistente incaricato, ed una volta lì ebbi la fortuna di unirmi a Fermi, Bernardini (che aveva avuto una Cattedra a Camerino pochi mesi prima) ed Ageno (lui pure giovane laureato), nella ricerca dei prodotti di disintegrazione dei “mesoni” mu (allora chiamati mesotroni ed anche yukoni) prodotti dai raggi cosmici. La loro esistenza era stata già proposta circa un anno prima, ed il problema del loro decadimento era già molto attuale.

Fu proprio mentre mi trovavo con Fermi nella piccola officina del secondo piano, intenti lui a lavorare al tornio un pezzo della camera di Wilson e io a costruire un trabiccolo per l’illuminazione della camera, che Ettore Majorana venne in cerca di Fermi. Gli fui presentato e scambiammo poche parole e fu tutto lì. Un episodio dimenticabile se dopo poche settimane, mentre ero ancora con Fermi nella medesima officina, non fosse arrivata la notizia della scomparsa da Napoli del Majorana. Mi ricordo che Fermi si dette da fare telefonando da varie parti sinché, dopo alcuni giorni, si ebbe l’impressione che non lo si sarebbe ritrovato più. Fu allora che Fermi si espresse in modo alquanto insolito, lui che era così serenamente severo quando si trattava di giudicare il prossimo. Ed a questo punto vorrei ripetere le sue parole, così come da allora me le sento risuonare nella memoria:

«Perché, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza (nota dello scrittore: e qui ho netta l’impressione che in quella categoria volesse mettere sé stesso). Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso».”


Così si conclude la lettera che Giuseppe Cocconi scrisse a Edoardo Amaldi, che in quegli anni si stava impegnando a scrivere uno dei primi (se non il primo in assoluto) resoconto storico e scientifico di Majorana (“La Vita e l’Opera di E. Majorana” edito dall’Accademia dei Lincei). Un altro elogio di Fermi verso la figura di Majorana proviene dal ricordo di un testimone diretto del periodo, Bruno Pontecorvo, che disse:

“Majorana possedeva già una erudizione tale ed aveva raggiunto un tale livello di comprensione della fisica da poter parlare con Fermi di problemi scientifici da pari a pari. Spesso ne rimaneva stupito [..] Ricordo esattamente queste parole di Fermi: «Se uno problema è già posto, nessuno al mondo lo può risolvere meglio di Majorana»

giovedì 28 luglio 2022

 “Nel rimpianto c’è un ricordare piangendo, si rimpiange qualcosa che non c’è piú, e nella nostalgia invece non si spegne l’attesa, la speranza, che le cose perdute abbiano ancora un senso”.

(E. Borgna, da “La nostalgia ferita”)


Ripara tu i rimpianti,

che tornano,

sul far della sera.


Inesorabili assenze.


Fanne nostalgia di futuro.

mercoledì 27 luglio 2022

Il potere

 "Il potere, creato in conclusione da noi,   ha distrutto ogni cultura precedente, per crearne una propria, fatta di pura produzione e consumo e quindi di falsa felicità. La privazione dei valori vi ha gettato in un vuoto che vi ha fatto perdere l'orientamento, e vi ha umanamente degradati".


(P.P. PASOLINI, "Lettere luterane")

 Ho imparato il silenzio da chi parla troppo, la tolleranza dagli intolleranti, la gentilezza dai malvagi; e, per quanto possa sembrare strano, sono grato a questi insegnanti.


(Kahlil Gibran)

martedì 26 luglio 2022

Matrimonio Croazia

 PRENDO LA CROCE NEL MATRIMONIO 🌹


Secondo la tradizione croata, quando una coppia si sposa, il sacerdote non dice loro che hanno trovato la persona perfetta. Al contrario! Invece dice loro: "Hai trovato la tua croce. È una croce da amare, da portare con te, una croce che non è da buttare ma da custodire. "

In Erzegovina, la Croce rappresenta l'amore più grande e il crocifisso è il tesoro della casa.

Quando gli sposi entrano in chiesa il giorno del loro matrimonio, portano con sé un crocifisso. Il prete benedice il crocifisso. Quando arriva il momento di scambiarsi i voti, la sposa mette la mano destra sul crocifisso e lo sposo mette la mano sulla sua, affinché entrambe le mani si uniscano nel crocifisso.

Il sacerdote copre le sue mani con la sua stola mentre si scambiano i loro voti, secondo il rito della Chiesa, di essere fedeli l'uno all'altro, nella gioia e nella tristezza, in malattia e in salute, finché morte non li separi.

Quindi, invece di baciarsi, la sposa e lo sposo baciano il crocifisso. Coloro che assistono alla cerimonia capiscono per lei che se uno di loro lascia l'altro, lui o lei lascia Cristo sulla Croce.

Dopo la cerimonia, gli sposi portano il crocifisso a casa loro e lo mettono in un luogo d'onore. Sarà sempre il punto di riferimento e il luogo della preghiera in famiglia. Nei momenti di difficoltà, la famiglia non si rivolge all'avvocato o allo psichiatra, ma si inginocchiano insieme davanti al crocifisso in cerca dell'aiuto di Gesù Cristo. Si inginocchiano e forse anche piangono e aprono il loro cuore chiedendo perdono al Signore e agli altri. Vanno a dormire con la pace nel cuore perché hanno ricevuto il perdono dell'unico che ha il potere di salvare.

Marito e moglie insegneranno ai loro figli a baciare il crocifisso ogni giorno e a non andare a dormire come pagani, senza prima ringraziare Gesù. Sanno che Gesù li tiene tra le sue braccia e non c'è nulla da temere.


Fonte     Intimidad con Dios=Santidad

Su testamentu di Peppinu Mereu

 Su testamentu

di Peppinu Mereu



Como chi so a lettu moribundu
morzo tranquillu, serenu e cuntentu,
però, prima chi lasse custu mundu,
cherz'iscrier su meu testamentu
e dimando chi siat rispettadu
su disizu 'e s'ultimu momentu.
Appena mi bidides ispiradu
inserrademi puru in battor taulas:
deo non cherzo baule forradu.
E nessunu pro me ispendat paraulas
in laudare, comente bi nd'hada,
chi finzas in sa fossa narant faulas,
Sa sepoltura la cherzo iscavada
foras de su comunu campusantu:
meritat gai s'anima dannada.
Non permitto s'ipocritu piantu
de benner a mi fagher cumpagnia,
cando so sutta 'e su funebre mantu.
Però si b'hat persona cara e pia,
semplicemente, senza pompa vana,
rezitet una santa avemaria.

domenica 24 luglio 2022

Viviamo in un’epoca in cui si vuole che i preti si sposino

 “Viviamo in un’epoca in cui si vuole che i preti si sposino e che le persone sposate divorzino.

Vogliono che gli eterosessuali abbiano relazioni senza impegno, ma vogliono che i gay si sposino in chiesa.

Vogliono che le donne si vestano da uomini e assumano ruoli maschili e che gli uomini diventino ‘fragili’ come le donne.

Un bambino di soli cinque o sei anni ha il diritto di decidere se sarà un uomo o una donna per il resto della sua vita, ma un bambino sotto i diciotto anni non può rispondere dei suoi crimini.

Non ci sono posti per i pazienti negli ospedali, ma ci sono incentivi e sponsorizzazioni per coloro che vogliono cambiare sesso.

C’è un sostegno psicologico gratuito per coloro che vogliono lasciare l’eterosessualità e vivere l’omosessualità, ma non c’è nessun sostegno per coloro che vogliono lasciare l’omosessualità e vivere la loro eterosessualità, e se cercano di farlo, è un crimine.

Essere pro-famiglia e pro-religione è dittatura, ma deridere il crocifisso è libertà di parola.

Se non è la fine dei tempi, deve essere la prova.”


Padre Gabriel Vila Verde

 


venerdì 22 luglio 2022

S.Ignazio di Lojola e le prostitute

 ' ancora un'altra chiesa in zona a Piazza del Collegio Romano ricca di suggestioni ignaziane. Qui il padre aveva fondato la casa per ex prostitute, anche in questo caso erano i laici a gestirla. 

Fu Isabel Roser, di Barcellona, ad occuparsi della casa e nel 1545 fece professione solenne dei voti religiosi nelle mani di Ignazio. Un anno dopo Ignazio però chiese la cessazione dei voti stessi. 

Il Padre si recava spesso a Santa Marta seguito da alcune di quelle donne che aveva riscattato dal vizio. Lo storico Ribadeneira racconta: "Poiché alcuni gli facevano notare che tali donne, ormai inveterate e incallite in ogni sorta di vizi, facilmente ritornavano alla vecchia vita, per cui non bisognava spendere tanto impegno nel convertirle, il Padre rispondeva: "Niente affatto. Se con tutte le mie fatiche e sollecitudini potessi persuadere una di loro, per una sola notte, a rinunciare a peccare per amore di nostro Signore Gesù Cristo, non tralascerei alcuno sforzo perché, almeno per questo tempo, non offendesse Dio, anche se sapessi che dopo tornerebbe di nuovo alle vecchie abitudini" .

Come ci ricorda Padre de Aldama, già nel 1552 il padre Polanco stima che circa 300  donne  erano state riscattate dal vizio.

mercoledì 20 luglio 2022

la gente felice non consuma.”

 “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo.

Io sono quello che vi vende tutta quella merda.

Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai.

Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta, ritoccata in Photoshop. Immagini leccate, musiche nel vento.

Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova.

C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente.

Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”


Frédéric Beigbeder

lunedì 18 luglio 2022

La semplicità

 La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.

E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.

Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,

di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.

Non ci esponiamo mai.


Perché ci manca la forza di essere uomini,

quella che ci fa accettare i nostri limiti,

che ce li fa comprendere,

dandogli senso e trasformandoli in energia,

in forza appunto.


Io amo la semplicità che si accompagna con l'umiltà.

Mi piacciono i barboni.

Mi piace la gente che sa ascoltare

il vento sulla propria pelle,

sentire gli odori delle cose,

catturarne l'anima.

Quelli che hanno la carne a contatto

con la carne del mondo.


Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza,

lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore.


Alda Merini <3




domenica 17 luglio 2022

Vandali


Ci sono due tipi di vandali: quelli antichi,                        che distruggevano gli edifici, e quelli moderni,                   che li costruiscono.

GK Chesterton

giovedì 14 luglio 2022

Solo il benr è radicale

 Brani scelti: HANNAH ARENDT, La banalità del male (Milano, Feltrinelli 1964).                         

È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie.

È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s'interessa al male viene frustrato, perché non c'è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.


mercoledì 13 luglio 2022

Il dono supremo dell'umanità è il dono della bellezza spirituale

 C'è un dono superiore rispetto a quello dei geni della scienza e della letteratura, dei poeti e degli scienziati. Tra le persone di talento, se non di genio, tra i virtuosi delle formule matematiche, del verso poetico, della frase musicale, dello scalpello o del pennello molti hanno un animo misero, debole, meschino, lascivo, avido, servile, cupido, invidioso; molti sono i molluschi, gli smidollati nei quali l'irritazione di una coscienza inquieta favorisce la nascita della perla. Il dono supremo dell'umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d'animo, della magnanimità e del coraggio del singolo in nome del bene. È il dono di cavalieri e fanti timidi e senza nome che con le loro imprese fanno sì che l'uomo non si trasformi in una bestia.

V. Grossman

La vita

 Quattro anni prima di morire, Agostino volle nominare il successore. Per questo, il 26 settembre 426, radunò il popolo nella Basilica della Pace, ad Ippona, per presentare ai fedeli colui che aveva designato per tale compito. Disse: "In questa vita siamo tutti mortali, ma l’ultimo giorno di questa vita è per ogni individuo sempre incerto. Tuttavia nell’infanzia si spera di giungere all’adolescenza; nell’adolescenza alla giovinezza; nella giovinezza all’età adulta; nell’età adulta all’età matura; nell’età matura alla vecchiaia. Non si è sicuri di giungervi, ma si spera. La vecchiaia, al contrario, non ha davanti a sé alcun altro periodo da poter sperare; la sua stessa durata è incerta… Io per volontà di Dio giunsi in questa città nel vigore della mia vita; ma ora la mia giovinezza è passata e io sono ormai vecchio" (Ep 213,1)...


Anche se vecchio e stanco, Agostino restò tuttavia sulla breccia, confortando se stesso e gli altri con la preghiera e con la meditazione sui misteriosi disegni della Provvidenza. Parlava, al riguardo, della "vecchiaia del mondo" – e davvero era vecchio questo mondo romano –, parlava di questa vecchiaia come già aveva fatto anni prima per consolare i profughi provenienti dall’Italia, quando nel 410 i Goti di Alarico avevano invaso la città di Roma. Nella vecchiaia, diceva, i malanni abbondano: tosse, catarro, cisposità, ansietà, sfinimento. Ma se il mondo invecchia, Cristo è perpetuamente giovane. E allora l’invito: "Non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, anche nel mondo vecchio. Egli ti dice: Non temere, la tua gioventù si rinnoverà come quella dell’aquila" (cfr Serm. 81,8). Il cristiano quindi non deve abbattersi anche in situazioni difficili, ma adoperarsi per aiutare chi è nel bisogno. È quanto il grande Dottore suggerisce rispondendo al Vescovo di Tiabe, Onorato, che gli aveva chiesto se, sotto l’incalzare delle invasioni barbariche, un Vescovo o un prete o un qualsiasi uomo di Chiesa potesse fuggire per salvare la vita: "Quando il pericolo è comune per tutti, cioè per vescovi, chierici e laici, quelli che hanno bisogno degli altri non siano abbandonati da quelli di cui hanno bisogno. In questo caso si trasferiscano pure tutti in luoghi sicuri; ma se alcuni hanno bisogno di rimanere, non siano abbandonati da quelli che hanno il dovere di assisterli col sacro ministero, di modo che o si salvino insieme o insieme sopportino le calamità che il Padre di famiglia vorrà che soffrano" (Ep 228, 2). E concludeva: "Questa è la prova suprema della carità" (ibid., 3)...


Quando leggo gli scritti di sant’Agostino non ho l’impressione che sia un uomo morto più o meno milleseicento anni fa, ma lo sento come un uomo di oggi: un amico, un contemporaneo che parla a me, parla a noi con la sua fede fresca e attuale. In sant’Agostino che parla a noi, parla a me nei suoi scritti, vediamo l’attualità permanente della sua fede; della fede che viene da Cristo, Verbo Eterno Incarnato, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. E possiamo vedere che questa fede non è di ieri, anche se predicata ieri; è sempre di oggi, perché realmente Cristo è ieri oggi e per sempre. Egli è la Via, la Verità e la Vita. Così sant’Agostino ci incoraggia ad affidarci a questo Cristo sempre vivo e a trovare in tal modo la strada della vita vera.


(Papa Benedetto XVI - dall'Udienza Generale del 16 gennaio 2008)

domenica 10 luglio 2022

Amore

 “Solo nell’orizzonte di un amore 

più grande

è possibile non consumarsi 

nella pretesa reciproca 

e non rassegnarsi, 

ma camminare insieme 

verso un Destino 

di cui l’altro è segno”. 


M.R.Rilke

Santa Veronica Giuliani

 9 luglio, SANTA VERONICA GIULIANI. Vergine, badessa, mistica stimmatizzata.


Dal suo diario:


– Oh! se potessi andare per tutto il mondo, e proclamare a tutti i viventi che tenessero conto di questo prezioso tesoro della croce! La quale è così cara, che non la posso levare dalla mia mente. Il giorno, lavoro con essa; la notte, riposo in essa; ma tanto non mi basta.


– Quando si pensa che Dio sia lontano, allora è piú vicino.


– (…..) Non vi è cosa piú cara in questa vita che il patire; non vi è cosa piú preziosa che la croce; non vi è contento piú grato né allegrezza piú vera che fare la volontà di Dio, sommo Bene; non vi è spasso né sollievo piú dilettevole che cercare il patire; non vi è riposo piú soave che stare in croce con l’amato Bene. E in questo non bisogna che noi cerchiamo il sentimento e gusto del nostro spirito.


– La vera vita è, quando si ama Dio e ci scordiamo di noi.


– Sorelle, non vi sto a dire altro; vi ricordo, come altre volte v’ho detto; se volete che sia in noi ogni virtù, fate che vi sia il fondamento di esse, la santa umiltà: questa è il fondamento, la carità è la regina delle virtù. Avendo queste due in noi, avrete tutte l’altre; senza queste, tutte l’altre insieme son niente.

Bisogna che tutte le virtù, siano di che sorta si voglia, tutte devono essere accompagnate con queste due, cioè umiltà e carità.


– La carità senza amore di Dio, è come una cosa morta. L’amore è quello che la avvalora e le dà vita.


– Più si pratica la virtù, e più si comprende.


– Bisogna stare nell’esercizio frequente della preghiera che è la scuola dove s’impara ogni virtù.


– “Gesù bambino, si mise ad insegnarmi il vero modo per obbedire. Essendo Lui così piccolino, mi insegnava la pratica d’impiccolirmi: l’umiltà fa impiccolire qualsiasi gigante superbo ed altero; questa fa per me!”


– Mi pareva di capire che chi vuole l’umiltà, deve perdere la mira di sè; non pensare più a sè ed essere tutto abbandonato in Dio; e lasciare a Lui la cura, in tutto e per tutto. Oh! che gran punto è questo.


– Fra la cognizione del nulla e fra l’amore infinito ben scorgevo che la vera strada dell’amore è la santa umiltà.


– Apriamo un poco gli occhi, diamo un’occhiata a Dio e poi vedremo chi Egli è. Fa impazzire. Io lo sento, lo provo ma non ho modo di dichiararmi, per manifestare le sue opere.


– Io non capivo e non potevo comprendere come potevate fare voialtri sacerdoti a tenere quel Dio fra le vostre mani e non impazzire d’amore.


– Ebbi luce sopra la virtù dell’obbedienza: quanto valore abbia e come, praticandola, si arriva in breve all’apice della perfezione.


– Ho avuto un rimprovero da Maria SS.ma la quale mi ha fatto capire la sua fedeltà verso di me e la mia infedeltà nel non andare a Lei frequentemente, per chiederle grazie per me e per tutte le persone. Lei è Madre di misericordia e gradisce molto che si ricorra a Lei.


– Dio ci ha lasciato il libero arbitrio; ma noi lo dobbiamo rimettere nelle sue mani, per seguire sempre il suo volere. Se ci vogliamo salvare, sta a noi. È un gran punto questo.


– Tutto ciò che vuole Dio, lo voglio io; tutto ciò che vuole Maria, lo voglio io; tutto ciò che è di maggior gloria di Dio, lo abbraccio, lo voglio ed in esso mi fermo.


– Io, come io, non posso niente. Una formica mi getterebbe a terra; ma, stando ferma in Dio, con fede e speranza in Lui, Lui sarà il vincitore per me.


– Il cuore diviso non va bene; bisogna che sia tutto fermato in Dio.


– Il Signore mi fa capire la grande necessità che ho di pregare. Nella preghiera si vede chiaramente quello che dobbiamo fare; che cosa dobbiamo imparare per arrivare a quanto Dio richiede da noi.


Più la creatura si umilia e si riconosce indegna di ogni grazia, più Dio, con mani piene, piove sopra di lei con abbondanza di grazie.


– La strada del cielo è stretta, e pochi la percorrono: ma dipende da noi; perché Dio ci ha facilitato tutto, ed altro non chiede che noi non l’offendiamo.


-…. Non posso dire altro: Dio è pazzo, fa pazzie d’amore; resto anch’io impazzita, attonita per tanto bene.


(Santa Veronica Giuliani)

sabato 9 luglio 2022

 «Tutte le persone che incontriamo sono il nostro riflesso. Ci sono state mandate perché noi, vedendole, correggiamo i nostri errori; e quando noi lo facciamo, anche queste persone cambiano. Oppure se ne vanno per sempre dalla nostra vita».


Boris Pasternak


https://ilcenacolointellettuale.blogspot.com/2022/07/boris-pasternak.html?m=1

venerdì 8 luglio 2022

Il dialogo

 « Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare a imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro. A differenza dei seminari accademici, dei dibattiti pubblici o delle chiacchiere partigiane, nel dialogo non ci sono perdenti, ma solo vincitori. Il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, perché è pazienza, perseveranza, profondità. Si tratta di una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere. È la vera rivoluzione culturale rispetto a quanto siamo abituati a fare ed è ciò che permette di ripensare la nostra epoca. »


Z. Bauman, intervista su “Avvenire”, 20 settembre 2016

Alessandro Serenelli, assassino di Santa Maria Goretti, in punto di morte.

 L'intercessione dei santi.


«Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero: ed io pure non me ne preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore.

Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata; rassegnato espiai la mia colpa. Maria fu veramente la mia luce, la mia Protettrice; col suo aiuto mi diportai bene e cercai di vivere onestamente, quando la società mi riaccettò tra i suoi membri. I figli di San Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come un servo, ma come fratello. Con loro vivo dal 1936.

Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore e alla sua cara mamma, Assunta.

Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, di seguire il bene, sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione coi suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, la unica via sicura in tutte le circostanze, anche le più dolorose della vita.

Pace e bene!»


Alessandro Serenelli, assassino di Santa Maria Goretti, in punto di morte.

lunedì 4 luglio 2022

Amare

 Non so che poeta io sia stato

in tutti questi anni.

Ma so di essere stato un uomo:

perché ho molto amato,

ho molto sofferto,

ho anche errato

cercando di riparare al mio errore,

come potevo, e non ho odiato mai

Proprio quello che un uomo deve fare: amare molto, anche errare,

molto soffrire, e non odiare mai.


- Giuseppe Ungaretti -

domenica 3 luglio 2022

Amore

 Hermann Hesse - “Sull’amore”


“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare."


https://ilcenacolointellettuale.blogspot.com/2022/07/hermann-hesse-sullamore.html?m=1

Felicità

  Ho imparato a essere felice là dove sono. Ho imparato che ogni momento di ogni singolo giorno racchiude tutta la gioia, tutta la pace, tutti i fili di quella trama che chiamiamo vita. Il significato è riposto in ogni istante, non c'è un altro modo per trovarlo. Percepiamo solo e soltanto ciò che permettiamo a noi stessi di percepire, tutti i giorni, un istante dopo l'altro.

Hermann Hesse

sabato 2 luglio 2022

L’amicizia

 L’amicizia è uno specchio in cui l’uomo si riflette. A volte, chiacchierando con un amico impari a conoscerti e comunichi con te stesso… Capita che l’amico sia una figura silente, che per suo tramite si riesca a parlare con se stessi, a ritrovare la gioia dentro di sé, in pensieri che divengono chiari e visibili grazie alla cassa di risonanza del cuore altrui. L’amico è colui che ti perdona debolezze, difetti e vizi, che conosce e conferma la tua forza, il tuo talento, i tuoi meriti. E l’amico è colui che, pur volendoti bene, non ti nasconde le tue debolezze, i tuoi difetti, i tuoi vizi. L’amicizia si fonda dunque sulla somiglianza, ma si manifesta nella diversità, nelle contraddizioni, nelle differenze. Nell’amicizia l’uomo cerca egoisticamente ciò che gli manca. E nell’amicizia tende a donare munificamente ciò che possiede.

Vasilij Grossman, Vita e destino, pp. 341-342

venerdì 1 luglio 2022

Madre di Dio

 "La Madre di Dio è la bellezza del Creato, la gloria del mondo, l'ornamento di tutto l'universo, il più bel fiore della terra"


Pavel Florenskij

Rudolf Nureyev

 Oggi Rudolf Nureyev avrebbe compiuto 81 anni. All'inizio degli anni '90, mentre moriva di AIDS, scrisse questa lettera che tutti dovrebbero leggere:


"Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e, dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza.

Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi portava sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa.


Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine corso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della sua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei. Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria.


Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore.


Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione e il mio bisogno di danzare. Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza.


Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza, la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.


Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita."