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L’educatore,
uomo della speranza
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Brani di don Carlo Gnocchi sull'educazione
La
vita non si inventa né si improvvisa con un atto di volontà, sincero ed
eroico finché si vuole; la vita si costruisce, come una casa, pietra su
pietra, atto per atto, giorno per giorno. Niente d’improvviso nella
natura.
(da C. Gnocchi, Educazione del cuore, Ancora 1998)
Se ricostruire bisogna, la prima e fondamentale di tutte le ricostruzioni è quella dell’uomo. Bisogna
ridare agli uomini una meta ragionevole di vita, una ferma volontà per
conseguirla e una chiara norma di moralità. Bisogna rifare l’uomo.
Senza questo, è fatica inutile ed effimera quella di ricostruirgli una
casa che, fra poco, egli stesso distruggerà con le proprie mani
dissennate.
(da C. Gnocchi, Restaurazione della persona umana, Libreria Editrice Vaticana 2009)
Costruire
non è tutto, bisogna difendere l’opera delle proprie mani [...].
L’educatore è l’uomo della speranza secondo il grido vittorioso di
Cristo nella notte della passione.
(da I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale, in C. Gnocchi, Gli scritti, Ancora 1993)
Al giovane va proposto “un ideale”, e non solo “un’idea”, anche «se in un mondo accanitamente in lotta per la vita, è inesorabilmente handicappato chi vuol fare della poesia».
(da C. Gnocchi, L’aratro e la stella, in Problemi giovanili, n. 38)
Perché considerare l’educando semplicemente come un soggetto passivo dell’educazione? L’educando
è un vivente. Come tale non può assimilare virtù e verità se non con un
processo vitale e quindi eminentemente attivo. L’educazione è un’opera
di collaborazione tra l’educatore e l’educando, perché il ragazzo non è
una “cosa”, ma una “persona”.
(da C. Gnocchi, Pedagogia del dolore innocente, La Scuola 1956)
Come
è tetra l’aria di certi ambienti educativi! Non vi risuonano che
allarmi, non brillano nel buio che occhi di semafori rossi… Nulla è più
deprimente sull’animo giovanile di queste apocalissi. Anche perché nulla
è più falso. Bisogna spalancare le finestre dell’anima al più solare
ottimismo.
(da C. Gnocchi, Educazione del cuore, Ancora 1998)
Bisogna
far sentire ai giovani che i buoni non sono pochi, che la virtù esiste
ancora, anche se nascosta - anzi appunto perché nascosta - bisogna dar
loro il senso corroborante della solidarietà nel bene.
(da C. Gnocchi, Educazione del cuore, Ancora 1998)
L’educazione
dell’amore non è una lezione scolastica che si possa impartire in
un’ora o in parecchie ore di insegnamento, assisi cattedraticamente in
poltrona, col piccino seduto compostamente dinanzi. Non è una lezione di
astronomia né un itinerario di viaggio. È l’educazione di tutto l’uomo e
la vita appena può bastare a iniziarla.
(da C. Gnocchi, Educazione del cuore, Ancora 1998)
Forse
pochi educatori conoscono l’alto potenziale di sacrificio che spesso
rimane latente nei giovani. Temono di esigere troppo… Bisogna battere al
cuore dei giovani con fermo coraggio, senza il dubbio di Mosè dinanzi
alla rupe dell’acqua viva. Bisogna chiedere il tutto per tutto. Solo così si ottiene.
(da C. Gnocchi, Educazione del cuore, Ancora 1998)
Se
la formazione delle menti e delle coscienze giovanili nella scuola
moderna, fatta oggi per necessità e quasi totalmente con opera
collettiva, non è completata da un’educazione e istruzione strettamente
individuale e personale, affidata alla scienza e all’educazione di un
maestro… se inoltre la parte dello studio mnemonico e della cultura
passiva, che deve pur stare alla base di ogni testa ben fatta, non è
completata e ravvivata da un lavoro di ricerca personale, dallo stimolo
all’esercizio delle tendenze individuali, la scuola finisce per
diventare una monotona matrice di figurini umani e una macchina rotativa
per la stampa di diplomati e laureati.
(da C. Gnocchi, Restaurazione della persona umana, Libreria Editrice Vaticana 2009)
È
strettamente indispensabile una larga e profonda scienza del composto
umano e una viva conoscenza psicologica del giovane e specialmente del
giovane moderno... E chi ha letto anche solo il Carrel o il Biot sa
quale mistero si nasconda sotto queste espressioni apparentemente
semplici e quale intreccio di interferenze leghi e fonda in una unità
sostanziale la vita del corpo e la vita dell’anima. L’unione e la
compenetrazione dei due principi è tanto intima e completa che nulla vi è
nell’uomo che sia esclusivamente spirituale e nulla che sia puramente
fisico.
(da I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale, in C. Gnocchi, Gli scritti, Ancora 1993)
I
ribelli presentano i casi pedagogicamente più interessanti. Dalle
volontà forti e personali sono sempre balzati gli uomini grandi della
storia civile e religiosa, i cavalieri dell’ideale, i santi, i
condottieri ed i genii. Bisogna però di cercare di piegarli
all’obbedienza senza violenza. Disgustare questi caratteri significa
spesso allontanare dei soggetti che, passata la mattana giovanile,
finiscono di solito per diventare i giovani più ardenti e generosi.
(da C. Gnocchi, Andate e insegnate, Federazione Oratori Milanesi 1934)
Mai
come oggi si è acutizzata la crisi del carattere. C’è attorno, nella
gioventù moderna, un’aria di conformismo livellatore e di incoscienza
festaiola da asfissiare. Bisogna formare uomini di carattere. Anche lo
Stato lo vuole.
(da C. Gnocchi, Andate e insegnate, Federazione Oratori Milanesi 1934)
L’uomo
ridotto dalla categoria di fine a quello di strumento e di mezzo per il
trionfo di una economia o di una razza o di una classe sociale o peggio
di un dittatore paranoico...
L’uomo è qualcosa di assoluto, che esige un rispetto incondizionato e
perciò non può essere mai ridotto a rango di un mezzo, essendo egli
stesso un fine per tutto l’universo, materiale e biologico, che sta
sotto di lui e che a lui è stato ordinato. Col valore dell’uomo crollano
tutti i valori della vita umana.
(da C. Gnocchi, Restaurazione della persona umana, Libreria Editrice Vaticana 2009)
da: www.tracce.it 10/09
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