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lunedì 2 giugno 2025

religiosità Einstein

 «La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà. Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri; in quanto al resto, sono solo dettagli»

Einstein 

venerdì 8 marzo 2024

I giornali

 "I giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante a un tale stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l'abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani".


Albert Einstein, Come io vedo il mondo


domenica 25 febbraio 2024

Il male è assenza di bene

 Se Dio esiste, da dove viene il male? Ma da dove viene il bene, se Dio non esiste?” 

(Boezio, De consolatione philosophiae).

         

Il male è solo assenza di bene, come in discordia, ingiustizia, e la perdita di vita o di libertà; è il risultato dell’assenza dell’amore di Dio nel cuore degli uomini.

        Un giorno, un professore ateo sfidò i suoi alunni e chiese: ‘Dio ha fatto tutto ciò che esiste?’.

Uno studente rispose coraggiosamente: ‘Sì l’ha fatto’.

‘Proprio tutto?’, chiese il professore.

‘Sì proprio tutto’, rispose lo studente.

‘Allora Dio ha fatto anche il male giusto? – rispose il professore – Perché il male esiste’.

Lo studente non seppe rispondere e restò in silenzio.

Il professore era visibilmente soddisfatto di aver provato ancora una volta che la fede era un mito.

All’improvviso un altro studente alzò la mano e chiese: ‘Posso farle una domanda professore?’. ‘Il freddo esiste?’.

‘È chiaro che esiste – rispose il professore -. 

Lo studente:

“In realtà il freddo non esiste, secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo nella realtà è assenza di calore, che fa in modo che tale corpo ha e trasmette energia. Lo zero assoluto è l’assenza totale e assoluta del calore, tutti i corpi rimangono inerti, incapaci di reagire. Ma il freddo non esiste. Noi abbiamo ceato questo termine per descrivere come ci sentiamo quando manca il calore’.

‘E l’oscurità?’, continuò lo studente.

‘Esiste’, rispose il professore.

‘Di nuovo, professore, si inganna: l’oscurità è l’assenza totale di luce. Possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. 

E infine lo studente chiese: ‘E il male, professore, esiste il male? Dio non creò il male. Il male è l’assenza di Dio nei cuori delle persone. L’assenza dell’amore, dell’umanità e della fede. L’amore e la fede sono come il calore e la luce, la loro assenza produce il male’.

Questa volta fu il professore 

che restò in silenzio.” 


Autore sconosciuto

(Attribuito ad Albert Einstein)

domenica 1 ottobre 2023

Dostoevskij Einstein

 "Dostoevskij mi dà più di qualsiasi pensatore scientifico, più di Gauss. Dostoevskij ci ha mostrato la vita, ma il suo obiettivo era attirare la nostra attenzione sul mistero dell'esistenza mentale. Ero entusiasta di leggere I fratelli Karamazov. Questo è il libro più impressionante su cui abbia mai messo le mani. "


- Albert Einstein

sabato 4 marzo 2023

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

 Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sè stesso senza essere “superato”
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è il merito.
E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla, e tace nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro.
Finiamola uno volta per tutte con l’unica crisi pericolosa. che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

giovedì 2 marzo 2023

Frasi sulla religione Einstein

 Frasi sulla religione Einstein 

In vista di tale armonia nel cosmo che io, con la mia umile mente, sono capace di riconoscere; Sono sorpreso che ci sia ancora gente che dice che non c'è Dio. Ma quello che mi infastidisce davvero è che mi citano, per sostenere le loro argomentazioni

Dio è lì, governato dalle regole della natura, e può essere scoperto da chiunque abbia il coraggio, l'immaginazione e la perseveranza per andare a cercarlo.

Ciò che mi separa da quelli chiamati atei, è il mio sentimento di umiltà verso gli innumerevoli segreti dell'armonia del cosmo

La vita di un uomo senza religione non ha significato; e non solo lo rende un miserabile, ma un essere incapace di vivere

 Il più grande mistero del mondo è che sia comprensibile

Gli ideali che illuminano il mio cammino e che mi hanno dato di nuovo il coraggio di affrontare la vita con gioia sono stati: la gentilezza, la bellezza e la verità

La maturità comincia a manifestarsi quando sentiamo che la nostra preoccupazione è maggiore per gli altri che per noi stessi

L'uomo trova Dio dietro ogni porta che la scienza riesce ad aprire

Cerca di non diventare un uomo di successo, ma diventa un uomo di valore

Il mistero è la cosa più bella che possiamo sperimentare. È la fonte di tutta la vera arte e scienza

La mente umana non è in grado di concepire la quarta dimensione, quindi come può concepire Dio? Per chi mille anni e mille dimensioni sono solo uno

Nessuno può leggere il Vangelo senza sentire la presenza di Gesù

Il valore di un uomo dovrebbe essere visto in ciò che dà e non in ciò che è capace di ricevere

La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca

L'emozione religiosa più bella e profonda che possiamo provare è la sensazione del mistico

Non sono ateo, non penso di poter essere definito un pateista

Sono ebreo, ma sono stato anche abbagliato dalla figura luminosa del Nazareno

Vediamo l'universo, meravigliosamente ordinato e funzionante governato dalle sue leggi, ma possiamo a malapena capire quelle leggi

Siamo solo bambini che sono entrati in una libreria piena di libri in molte lingue. Sappiamo che qualcuno avrebbe dovuto scrivere quei libri, non sappiamo come

Ci sono due modi di vedere la vita: uno crede che i miracoli non esistano, l'altro è credere che tutto sia un miracolo


mercoledì 4 maggio 2022

Potere dei mass-media

 « I giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante a un tale stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l'abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani. »


Albert Einstein, “Come io vedo il mondo”

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I mezzi di comunicazione di massa, la stampa, la radio hanno portato all’asservimento di corpi ed anime ad un’autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l’umanità.

Le moderne democrazie mascherano regimi tirannici; utilizzano i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini. Nelle condizioni attuali, i capitalisti privati controllano inevitabilmente in modo diretto o indiretto, le principali fonti di informazioni. Per cui è estremamente difficile, e nella maggior parte dei casi impossibile, che il singolo cittadino possa arrivare a conclusioni oggettive e avvalersi in modo intelligente dei propri diritti politici. [ … ] la classe dirigente attuale possiede la scuola, la stampa e di solito anche la Chiesa. Questo consente loro di organizzare e influenzare le emozioni delle masse e di farle diventare un proprio strumento.”

A. Einstein

venerdì 28 gennaio 2022

Solo la Chiesa  rimase a sbarrare la strada a Hitler

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 «Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione [nazista] in Germania, guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell’arco di poche settimane. Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l’ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente».


Albert Einstein 

(da “Time Magazine” del 23 dicembre 1940)

domenica 8 marzo 2020

La luce è l'ombra di Dio

La luce è  l'ombra di Dio
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Einstein credeva in Dio, non ne negava l'esistenza. Un giorno che discutevamo proprio di questo, lui alzò una mano, la frappose fra la lampada e il tavolo e mi disse: "Vedi? Quando la materia si manifesta, proietta un'ombra scura, perché è materia. Dio è puro spirito e dunque quando si materializza non può manifestarsi se non attraverso la luce. La luce non è altro se non l'ombra di Dio".

Gustavo Adolfo Rol

domenica 6 agosto 2017

Lettera a Maurice Solovine



Lettera a Maurice Solovine

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Albert Einstein
1952
dal carteggio pubblicato su Opere scelte (1988) 
Riportiamo il testo di una delle lettere più note di Einstein a Solovine, dove lo scienziato, tre anni prima della sua morte, espone la sua meraviglia di fronte all’intelligibilità della natura, così come questa appare espressa nella struttura ordinata delle leggi fisiche.
30 marzo 1952
Caro Solovine,
come sempre, mi ha fatto un gran piacere ricevere Sue notizie. Per quanto riguarda le modiche che mi ha proposto, sono pienamente d'accźordo1.
Quanto a Carl Seelig2, è persona dabbene. Ma, ahimé, prende un po' troppo sul serio il compito che si è assunto e in questo modo dà semplicemente fastidio a tutti. Giudichi Lei ciò che è bene dirgli e passi pure sotto silenzio il resto (è sconveniente essere esibiti, dinanzi a un pubblico che si suppone neutrale, nella propria nudità). Prenda le Sue decisioni e me le comunichi. Non voglio infatti neanche direttamente immischiarmi in questa storia. Ad ogni modo in merito ad alcune richieste concrete gli ho già dato risposta.
E veniamo al punto interessante. Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura (per quanto siamo autorizzati a parlare di comprensibilità), come un miracolo (Wunder) o un eterno mistero (ewiges Geheimnis). Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero. Ci si potrebbe (di più, ci si dovrebbe) aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello  alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono  imposti dall'uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado  d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È  questo il “miracolo” che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze.
È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi (entgöttert), ma anche dei miracoli (entwundert). Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere "il miracolo" senza che ci sia una via legittima per andare oltre. Dico questo perché Lei non creda che io – fiaccato dall'età – sia ormai facile preda dei preti.
Noi qui, tutti bene: anche Margot3 che, grazie all'operazione, ha ripreso vigore. Ho trovato, nella derivazione della teoria del campo non simmetrico, un complemento importante che determina a priori le equazioni generali del campo nello stesso modo in cui il semplice principio di relatività determinava le equazioni della gravitazione.
Cari saluti a tutti voi,
Suo
A. Einstein
Non vado più in Europa, per non essere inutilmente al centro di pagliacciate. E poi, siamo talmente pressati da ogni parte, oggi, che non vi è proprio la necessità di rincorrere gli eventi.

1[Probabile riferimento a correzioni riguardanti la traduzione francese, curata dallo stesso Solovine, di The Meaning of Relativity.]
2[Carl Seelig (1894-1962), che lavorava a una biografia di Einstein, si era rivolto a Besso per informazioni. Nel febbraio Besso aveva scritto ad Einstein una lettera a questo proposito. Il libro di Seelig, Albert Einstein, fu pubblicato a Zurigo nel 1954. Una versione ampliata con lo stesso titolo, apparve nel 1960.]
3[Una delle due figlie di Elsa Löwenthal (1876-1936), cugina di Einstein e da lui sposata in seconde nozze nel 1919 dopo il divorzio da Mileva Marić. Ilse, la sorella maggiore (nata nel 1897), era morta nel 1934. Margot era nata nel 1889].
  1. Albert Einstein, Opere scelte, a cura di E. Bellone, Bollati Boringhieri, Torino 1988, pp. 740-741 [or. A. Einstein, Lettres à M. Solovine, 30.3.1952, Gauthier Villars, Paris 1956, p. 114]

giovedì 15 settembre 2016

Albert Einstein FRASI

Albert Einstein

Qualche minuto con...

"Il buon senso è l'insieme di pregiudizi acquisiti fino ai diciott'anni."
"Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie. "

° ° °


"La sensazione più bella che possiamo provare è il mistero. Costituisce l'emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza. Colui che l'ha provata e che non è ancora in grado di emozionarsi è come una merce avariata, come una candela spenta. È l'esperienza del mistero, spesso mischiata con la paura, che ha generato la religione. La conoscenza di un qualcosa che non possiamo penetrare, delle ragioni più profonde di una bellezza che si irradia, che sono accessibili alla ragione solo nelle sue più elementari forme, è questa la conoscenza e l'emozione che stanno alla base della religione; in questo senso, e in questo solamente, io posso definirmi profondamente religioso."



"Il sapere che l'impenetrabile esiste realmente e si manifesta a noi come la più alta saggezza e la bellezza più splendida, che le nostre facoltà limitate riescono a comprendere solo nelle loro forme più primitive - questa coscienza, questo sentimento, è al cuore di ogni autentica religiosità. In questo senso, e solo in questo senso, io appartengo alla categorie degli uomini devotamente religiosi."



"Non dobbiamo semplicemente sopportare le differenze fra gli individui e i gruppi, ma anzi accoglierle come le benvenute, considerandole un arricchimento della nostra esistenza. Questa è l'essenza della vera tolleranza, intesa nel suo significato più ampio, senza la quale non si può porre il problema di una vera moralità."



"Più l'uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una conoscenza razionale."



"Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell'essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell'incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio."



"Quello che vedo nella natura è una struttura stupenda che possiamo capire solo in maniera molto imperfetta e davanti alla quale la persona riflessiva deve sentirsi pervasa da un profondo senso di 'umiltà'. È un sentimento sinceramente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo. La mia religiosità consiste in un'umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà. Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri. In quanto al resto, sono solo dettagli."



"Un essere umano è parte dell'Intero che chiamiamo Universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Ha un' esperienza di sé, dei suoi pensieri e sentimenti come fosse separato dal resto, una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è per noi come una prigione, che ci limita ai nostri desideri personali e all'affetto per poche persone che ci sono vicine. Il nostro compito deve essere liberarci da questa prigione, ampliando la nostra cerchia di compassione per includere ogni creatura vivente e l'intera natura nella sua bellezza."



"Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo come a un miracolo o a un eterno mistero? A priori, tutto sommato, ci si potrebbe aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Ci si potrebbe attendere che il mondo si manifesti come soggetto alle leggi solo a condizione che noi operiamo un intervento ordinatore. Questo tipo di ordinamento sarebbe simile all’ordine alfabetico delle parole di una lingua. Al contrario, il tipo d’ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall’uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d’ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che compare il sentimento del “miracoloso”, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli. La cosa curiosa, certo, è che dobbiamo accontentarci di riconoscere il “miracolo”, senza poter individuare una via legittima per andar oltre. Capisco che devo ben esplicitare quest’ultima considerazione in modo che non ti venga in mente che, indebolito dall’età, io sia divenuto vittima dei preti".
(Lettera a Maurice Solovine, Parigi 1956)



"Nelle leggi della natura si rivela una ragione così superiore che tutta la razionalità del pensiero e degli ordinamenti umani è al confronto un riflesso assolutamente insignificante. Qual è il senso della nostra esistenza, qual è il significato dell'esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere."



"A me la cosa peggiore in una scuola sembra l'uso di metodi basati sulla paura, sulla forza e sull'autorità artificiosa. Un tale trattamento distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stesso dell'allievo. Produce dei soggetti sottomessi. È relativamente semplice tenere la scuola lontana da questo gravissimo male. Date all'insegnante il minore numero possibile di mezzi coercitivi, così che l'unica fonte di rispetto da parte dell'allievo sia costituita dalle qualità umane e intellettuali dell'insegnante stesso."

"Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere."



"Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda. La situazione può esprimersi con un'immagine: la scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca."



"La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale. [...] Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina d'un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio."



"Di ciò che è importante nella propria esistenza non ci si rende quasi conto, e certamente questo non dovrebbe interessare il prossimo. Che ne sa un pesce dell'acqua in cui nuota per tutta la vita?"



"I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L'insieme dei due costituisce una forza incalcolabile."



"Difficilmente si è consapevoli di ciò che è significativo nella propria esistenza."



"Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla."



"Il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perché l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e di crudeltà."



"L'importante è non smettere di fare domande."



"L'uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi."



"L'uomo di scienza non è niente altro che un misero filosofo."



"Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore."



"La morale non ha niente di divino; è una faccenda puramente umana."



"Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso."



"La cosa più bella con cui possiamo entrare in contatto è il mistero. È la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza."



"L'arte è l'espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice."



"Mi sento talmente immerso nell'umanità, talmente smarrito in un immenso universo, che non riesco più a commuovermi o a soffrire per la nascita o la morte di una creatura sola."



"La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre."



"Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto."



"È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio."

sabato 12 marzo 2016

Albert Einstein e il suo amico frate (italiano e musicista)

Albert Einstein e il suo amico frate (italiano e musicista)

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Analizzare  e studiare la vita e il pensiero di Albert Einstein è affascinante per più motivi: anzitutto per la singolarità del personaggio e per l’acutezza di tanti suoi giudizi non solo sulla fisica, ma anche sui fatti contemporanei, dal nazismo al comunismo, al materialismo consumistico del primo Novecento; in secondo luogo perchè il ritratto che ne esce è quello di un uomo in divenire, anche nel suo rapporto con la fede e con Dio (rapporto che non rimane sempre uguale, come spesso sembra di capire da varie biografie, ma anzi si approfondisce sempre più, con il tempo).

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Ci sono almeno tre Einstein: il giovane infervorato che scrive canti religiosi
e mangia secondo le regole dell’ortodossia ebraica; l’uomo matura che ama, in verità senza ben conoscerlo, Spinoza, ha un forte senso religioso svincolato da qualsiasi credo “ufficiale” e  preferisce occuparsi del suo popolo come popolo, senza riferimenti alle sue radici bibliche; l’uomo che, soprattutto a partire dall’ascesa del nazismo, si fa sempre più domande su Dio, la legge morale ecc. sino a divenire un grande ammiratore della Bibbia, un sostenitore dei valori morali cristiani, un estimatore di Gesù e della Chiesa, un nemico dello scientismo, un uomo spaventato riguardo a certe evoluzioni del sionismo…
Einstein si rivela anche, tra le altre cose,un amante dell’Italia e un amico di un frate italiano, padre Odorico Caramelli,a cui rimarrà legato tutta la vita, sino a presentarlo anche ad altri suoi familiari, che si legheranno a lui, come la figliastra prediletta, Margot Einstein(“quando Margot passa, diceva di lei Albert, fa nascere i fiori”).
Di seguito una rievocazione di Einstein da parte del padre Caramelli:
“…L’ho conosciuto qui, tanti anni fa. Candido. Come un bambino… Umilissimo, di una umiltà naturale e spontanea. E se pure non era cattolico, andava volentieri in chiesa perché gli piaceva stare con Dio, in cui credeva. E’ venuto spesso a san Francesco. Prima mi ascoltava suonare, poi si decise e portò un violino e, strimpellando come sapeva fare lui, si faceva accompagnare da me all’organo. Di notte scendeva nel bosco del convento, e, seduto sul muricciolo della cisterna etrusca, suonava alla luna. Una volta, dopo che lo ebbi accompagnato in una Sonata di Bach, si commosse tanto che mi buttò le braccia al collo, quasi in pianto…”.
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Cartolina con dedica di Einstein a padre Caramelli
Qui invece un brano di una lettera di Albert Einstein al Caramelli, due anni prima di morire:
Caro padre ora che lei è tornato dal suo lungo viaggio mi si offre l’opportunità di esternarle dal profondo dell’animo la mia riconoscenza per tutte le gentili premure che Lei ha avuto per mia cugina durante la sua malattia, alleviandole la sofferenza. Quando da giovane venni in Italia ho potuto constatare con gioia quali sentimenti alberghino nell’animo del popolo italiano. Inoltre da più parti mi è stato riferito che durante gli oscuri tempi del fascismo e del dominio di Hitler, molte persone hanno rischiato la vita per soccorrere le vittime della persecuzione. In questa straordinaria situazione ove la solidarietà umana è tutto, i suoi compatrioti si sono rivelati i più onesti e i più nobili tra le genti da me conosciute durante la mia lunga vita. Queste caratteristiche si armonizzano con lo sviluppato senso di quella bellezza, tanto forte in voi che si rivela in tutte le manifestazioni della vita. Avrei preferito scrivere in italiano, ma non sono più capace”.
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La statua della Madonna scolpita da Margot e regalata al convento di padre Caramelli, a Fiesole
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Il convento francescano di Fiesole, frequentato da Einstein

sabato 13 febbraio 2016

EINSTEIN E LA PROVA RAZIONALE DELL’ESISTENZA DI DIO

EINSTEIN E LA PROVA RAZIONALE DELL’ESISTENZA DI DIO
 (onde gravitazionali e dintorni) - Lo Straniero
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Ha fatto scalpore la notizia della rilevazione delle onde gravitazionali. E’ stata giustamente enfatizzata da tutti i media del mondo come una svolta epocale.

Tutti hanno ripetuto che tale rilevazione ci fornisce finalmente la conferma sperimentale di quanto Albert Einstein aveva ipotizzato cento anni fa nella sua teoria della relatività generale.

Ora si aprono orizzonti inediti per la scienza, ma solo gli addetti ai lavori possono intuire alcuni scenari futuri della ricerca: il grande pubblico e i media non sono in grado di capire tutta la portata scientifica di questo avvenimento.

Invece il “caso Einstein” può e deve essere compreso in tutte le sue implicazioni e non si può ridurre alla sola narrazione banale e celebrativa della genialità di questo straordinario scienziato.

E’ stato lui stesso, infatti, ad accompagnare le sue teorie – che hanno rivoluzionato la scienza – con considerazioni che riguardano tutti noi come esseri umani nel mistero dell’universo e finalmente la nostra mente alla ricerca di Dio. Lo si può affermare – come vedremo – proprio sulla base di quanto Einstein stesso ha scritto.

Anzitutto va detto che Einstein era essenzialmente un fisico teorico. Mentre il fisico sperimentale costruisce (appunto) esperimenti con sofisticate tecnologie, per appurare dei fenomeni, il fisico teorico, partendo da ipotesi, arriva, attraverso delle equazioni matematiche, ad enunciare delle leggi fisiche non ancora verificate sperimentalmente.

Per questo i famosi studi sulla relatività di Einstein hanno previsto una serie di fenomeni e di realtà fisiche la cui effettiva esistenza è stata constatata solo negli anni successivi.

L’ultima clamorosa conferma è appunto di questi giorni. Ma molte altre cose intuite per via teorica da Einstein erano già state dimostrate effettivamente esistenti nella realtà. E questo ha rivoluzionato la fisica, ma anche la nostra stessa vita quotidiana.

Tuttavia c’è un aspetto che sfugge in tutta questa vicenda.

IL “MIRACOLO”

I media in questi giorni non gli danno alcuna attenzione, considerandolo scontato, ma era invece ritenuto da Einstein assolutamente sorprendente: il fatto cioè che la mente umana, tramite equazioni matematiche, sia in grado di ipotizzare l’esistenza di fenomeni fisici mai visti e il fatto che la realtà fisica dell’universo mostri di essere stata “costruita” proprio così, con perfetta (e altissima) razionalità matematica.

La matematica è una costruzione della mente umana. Com’è possibile che un’equazione astratta costruita dalla nostra intelligenza si ritrovi poi esattamente riprodotta nelle leggi fisiche vigenti nelle più remote regioni dell’universo?

Il cosmo non è stato prodotto da nessun essere umano e tuttavia è governato proprio da quella stessa ferrea razionalità matematica che la nostra mente elabora in astratto.

Tutto questo è un autentico “miracolo”: è il più colossale e clamoroso miracolo che si trovi costantemente sotto i nostri occhi e a cui non facciamo alcun caso. A chiamarlo così – “miracolo” – è stato proprio Einstein che ne era immensamente stupefatto.

Nella famosa lettera a Solovine, Einstein scriveva:

Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura (per quanto siamo autorizzati a parlare di comprensibilità), come un miracolo (Wunder) o un eterno mistero (ewiges Geheimnis). Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero. Ci si potrebbe (di più, ci si dovrebbe) aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe” aggiungeva Einstein “un ordine simile a quello  alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono  imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado  d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È  questo il ‘miracolo’ che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi (entgöttert), ma anche dei miracoli (entwundert)”.

In perfetta consonanza con Einstein, un altro Premio Nobel per la Fisica, Antony Hewish, astronomo, ha affermato: “Dall’osservazione scientifica arriva un messaggio molto chiaro. E il messaggio è questo: l’universo è stato prodotto da un essere intelligente.

E’ questo che autorizza a parlare di certezza razionale dell’esistenza di Dio.

EINSTEIN E DIO

Il più importante filosofo dell’ateismo, Anthony Flew, che proprio grazie ad Einstein ha di recente rinnegato l’enorme mole del suo lavoro precedente, proclamando di avere oggi raggiunto la certezza razionale dell’esistenza di Dio, ha scritto: “Einstein credeva chiaramente in una fonte trascendente della razionalità del mondo, che definì variamente: ‘mente superiore’, ‘spirito superiore illimitabile’, ‘forza ragionante superiore’ e ‘forza misteriosa che muove le costellazioni’ ”.

E’ la conferma di quanto la Chiesa ha affermato nel Concilio Vaticano I: l’uomo con la semplice intelligenza può arrivare alla certezza dell’esistenza di Dio.

Poi la fede cristiana è altra cosa: è la Rivelazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, Gesù. Ma alla certezza razionale dell’esistenza di Dio si può arrivare con la semplice ragione. Infatti c’è arrivata la più alta mente dell’antichità – Aristotele – e la più alta mente della modernità: Einstein.

Ecco un altro suo pensiero:

E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico qualificato troviamo il convincimento, simile al sentimento religioso, della razionalità e intelligibilità del mondo (…). Tale fermo convincimento, legato al sentimento profondo dell’esistenza di una mente superiore che si manifesta nel mondo dell’esperienza, costituisce per me l’idea di Dio”.

Diceva ancora:

“Chiunque sia seriamente coinvolto nella ricerca scientifica, si convince che le leggi della natura manifestino l’esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo e davanti al quale noi, con i nostri modesti poteri, ci dobbiamo sentire umili”.

E ancora:

La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione dello spirito infinitamente superiore che rivela se stesso nei lievi dettagli che siamo in grado di percepire con le nostre fragili e deboli menti. Questa convinzione profondamente emozionante della presenza di un potere ragionante superiore, rivelato nell’universo incomprensibile, costituisce la mia idea di Dio”.


E’ evidente che Einstein non possa essere considerato ateo o spinoziano, cioè panteista. Lui stesso lo smentì esplicitamente:

Non sono ateo e non credo di potermi definire panteista. Siamo nella stessa posizione di un bambino che entra in un’enorme biblioteca piena di libri in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Non si sa come. Non si comprendono le lingue in cui sono scritti. Il bambino sospetta vagamente un ordine misterioso nella collocazione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi pare, è l’atteggiamento anche del più intelligente degli esseri umani nei confronti di Dio”.

Da questo si comprende la sua posizione di scienziato: “Voglio sapere come Dio ha costruito questo mondo (…). Voglio conoscere i suoi pensieri”.

Una posizione opposta a quella di certi divulgatori mediatici di oggi, tuttora aderenti all’ottocentesca ideologia positivista e quindi allergici alla parola “Dio”.

Uno scienziato libero da pregiudizi ideologici non può che arrivare alle conclusioni razionali di Einstein.

Il caso Einstein spiega perché un altro grande scienziato, profondamente cattolico, Louis Pasteur, fondatore della microbiologia, poteva dire: “poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 13 febbraio 2016

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Twitter: @AntonioSocci1

Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

mercoledì 8 luglio 2015

Cosa accomuna Einstein e padre Lemaitre?

Cosa accomuna Einstein e padre Lemaitre?

Quando il "Padre della relatività" si avvicinò gradualmente alle posizioni del sacerdote belga

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Einstein Lemaitre Big Bang Creazione Genesi relatività incontri foto © Wikipedia





Metti il più noto scienziato e il sacerdote che per primo ha intuito l’espansione delle galassie ed il Big bang. Cosa hanno in comune Albert Einstein e padre George Eduard Lemaître? Lo spiega il giornalista e scrittore Francesco Agnoli, in Creazione ed evoluzione. Dalla geologia alla cosmologia. Stenone, Wallace e Lemaître (Cantagalli, 2015).
SI PIACCIONO E SI AMMIRANO
Quanto al più grande e autorevole dei fisici, Albert Einstein, il suo rapporto con Lemaître è complicato. I due, umanamente, si piacciono e si ammirano, ma inizialmente Einstein è un personaggio affermato e ascoltato, Lemaître quasi solo un suo sincero ammiratore. Che cerca di convincere con pochi risultati. 

IDEA ABOMINEVOLE
Agnoli ripercorre gli incontri che ci sono stati tra i due. Il primo avviene nel 1927: a Bruxelles, al V Congresso Solvay di Fisica, Lemaître espone al grande fisico tedesco l’idea dell’espansione dell’Universo. Ma Einstein crede, con Spinoza, in un Universo eterno e statico, “materia senza movimento”, e non approva affatto. Anzi, l’idea gli appare «abominevole».

A CONFRONTO SUL COSMO
Il secondo incontro si svolge a Pasadena, in California, nel 1932. Qui Einstein non ha più davanti a sé un giovane e sconosciuto scienziato, ma un uomo affermato, di cui parlano tutti i giornali del mondo. «I due passeggiavano per ore e ore, chiacchierando animatamente sotto gli sguardi curiosi di professori e studenti; il “Los Angeles Times” li descrisse con “espressioni serie sui volti, a suggerire che stessero discutendo dello stato attuale delle faccende cosmiche”. In realtà parlavano anche di altre cose che stavano accadendo in quei primi mesi del 1933, a cominciare dall’ascesa al potere in Germania di Adolf Hitler». 

SOMIGLIANZE CON LA GENESI
Fatto sta che questa volta Einstein ammette l’espansione dell’Universo, negata in precedenza, ma «preferisce non discutere dell’ipotesi dell’atomo primitivo, perché sospetta che a questo proposito il prete belga non sia scientificamente obiettivo». Einstein arriva  a dire all’amico: «Questa faccenda somiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete».

EINSTEIN CONTRO L'ATOMO PRIMITIVO
L’avversione di Einstein verso l’“atomo primitivo”, sottolinea Agnoli, ha, in parte, un’origine filosofica. Einstein, in questa fase della sua vita, è un ammiratore del filosofo ebreo Baruch de Spinoza, che nel XVII secolo aveva negato il carattere trascendente di Dio come Creatore, identificando Dio e Natura (il Deus sive natura, di cui aveva già parlato Giordano Bruno). Per Spinoza l’Universo è la totalità della realtà esistente, una «sostanza unica, perfetta, infinita e necessariamente esistente»; è nel contempo «sostanza pensante» e «sostanza estesa», «sostanza corporea» infinita ed eterna. 









"NO" A IDEE TROPPO BIBLICHE
A Einstein sembra che un Universo che nasce, dando origine al tempo, da un piccolo atomo originario, da un puntino di materia, sia difficilmente compatibile con un Universo necessario, eterno nel tempo e infinito nello spazio, e appaia piuttosto come qualcosa di creato, di contingente e finito (ovvero simile alla concezione biblica, da Spinoza contraddetta). Concetto negato assolutamente da Spinoza, il quale sosteneva che «non si dà nulla di contingente», essendo Dio e Natura coincidenti. A questi incontri tra Einstein e Lemaître seguono poi vari scambi epistolari.

APPLAUSI PER LA CREAZIONE
Il terzo incontro, d’interesse scientifico, sottolinea Agnoli, è del 1933. Lemaître spiega la sua ipotesi in presenza di Einstein, presso l’Osservatorio del monte Wilson in California. Alla fine dell’esposizione, Einstein si alza, applaude con convinzione ed «esclama che si tratta della più soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito». I successivi incontri tra i due grandi scienziati saranno legati alle vicissitudini storiche. Con l’ascesa del nazismo, Einstein rinuncia alla cittadinanza tedesca. Il prete belga, per aiutarlo, organizza a Bruxelles, «con il sostegno della fondazione Franqui, una serie di conferenze scientifiche animate dal padre della relatività».

LA RELATIVITA' Di LEMAITRE
A sua volta Einstein ricambierà stima umana e scientifica, sostenendo la candidatura del sacerdote belga all’importante premio Franqui, conferito effettivamente a Lemaître nel 1934. Si deve notare, come ultima curiosità, un fatto: Lemaître è stato sin dal principio uno dei più accesi sostenitori della relatività di Einstein, in un momento in cui essa appariva oscura e incomprensibile per moltissimi. Tanto più che, sebbene Einstein non lo abbia compreso, proprio la relatività ha avuto un ruolo nelle intuizioni del belga. Ebbene, per ironia della sorte, mentre Einstein, come si è visto, respinge in un primo tempo le idee del collega, anche perché, per lui, troppo bibliche, contemporaneamente in Unione Sovietica sono le idee di Einstein a essere condannate per lo stesso motivo. 

COSI' L'URSS BACCHETTAVA EINSTEIN
Infatti in Unione Sovietica, «Stalin aveva fissato nel 1938, con lo scritto Il materialismo dialettico e il materialismo storico, le linee guida per la ricerca scientifica nel suo Paese. Ad Einstein in Urss veniva rimproverato il fatto che la sua teoria “generava un universo assurdo con un’origine ben definita, troppo simile al punto di vista religioso” che il pensiero sovietico era tanto smanioso di “estirpare dalla società”.

"STRANIERO IN UNA SOCIETA' DECADENTE"
Non aiutava certo il fatto che uno dei principali diffusori delle teorie di Einstein fosse un sacerdote, il già menzionato Georges Lemaître, uno “straniero corrotto appartenente a una società borghese decadente e agonizzante”». Quando Lemaître proporrà, oltre all’espansione dell’Universo, il modello del Big Bang, la condanna sovietica nei suoi confronti, come si è visto, diventerà ancora più radicale.
 

lunedì 22 giugno 2015

Einstein non era bravo in matematica

 Einstein non era bravo in matematica
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"Nel 1943 Einstein risponde così a una bambina di 9 anni di nome Barbara, che gli scrive dicendo di avere difficoltà con la matematica: 'Non preoccuparti se hai difficoltà con la matematica, ti assicuro che le mie difficoltà sono state anche maggiori'. Sembra uno scherzo, ma Einstein non scherzava. Con la matematica si faceva aiutare, se la faceva spiegare da pazienti compagni di studio e amici. Era la sua intuizione fisica a essere prodigiosa...
Hilbert ha lasciato scritto una frase dolce e bellissima, che cattura perfettamente il difficile rapporto fra Einstein e la matematica. La matematica che serviva a fare la teoria era la geometria a quattro dimensioni e Hilbert scrive: 'Un qualunque ragazzetto per le strade di Göttingen capisce la geometria a quattro dimensioni meglio di Einstein. Ciò nonostante, è stato Einstein a finire il lavoro, non i matematici'.
Perché? Perché Einstein aveva una capacità unica di IMMAGINARE come il mondo potesse essere fatto, di 'vederlo' nella sua mente. Le equazioni, per lui, venivano dopo; erano il linguaggio per rendere concreta la sua capacità di immaginare la realtà. La teoria della relatività generale, per Einstein. non è un insieme di equazioni: è un'immagine mentale del mondo, poi faticosamente tradotta in equazioni" (pp. 80-81“Einstein non era un grande matematico. Anzi stentava con la matematica. 
Dal libro di Carlo Rovelli “La realtà non è come ci appare – La struttura elementare delle cose” – Raffaello Cortina Editore.

domenica 19 aprile 2015

Einstein, lo scienziato che diceva "fanatici" agli atei

Einstein, lo scienziato che diceva "fanatici" agli atei  
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di Francesco Agnoli18-04-2015
A sessant’anni dalla morte di Albert Einstein è impossibile non ricordare l’opera di questo fisico ebreo tedesco che 110 anni fa, precisamente nel 1905, con 5 articoli inviati ad una rivista tedesca, pose “le basi della relatività ristretta, della teoria atomica e della meccanica quantistica”, vere “pietre miliari della fisica di tutti i tempi” (Paolo Musso, La scienza e l’idea di ragione. Scienza, filosofia e religione da Galileo ai buchi neri e oltre, Mimesis, 2001, p. 263: si tratta di un libro imperdibile per gli appassionati di filosofia e storia della scienza). Cosa sia questa benedetta relatività, fu per molti assai difficile comprenderlo, per parecchio tempo. 
Ancora oggi non pochi sono convinti che essa faccia rima con relativismo, quando al contrario “la relatività non è affatto una teoria del relativo, ma piuttosto dell’assoluto. Infatti la relativizzazione dello spazio e del tempo […] da cui essa ha preso il nome fu solo il prezzo che si dovette pagare per giungere ad una ben più fondamentale unificazione, dimostrando l’invarianza (cioè, appunto, l’assolutezza) delle leggi di natura per tutti i fenomeni e per tutti i sistemi di riferimento” (p. 264). Esulando dai compiti di questo articolo, e dalle competenze di chi scrive, illustrare concetti di fisica, basti almeno riassumere il tutto con tre celebri immagini: secondo la relatività gli orologi in movimento rallentano e i righelli si accorciano, mentre gli oggetti in movimento acquistano una massa più grande e, avvicinandosi alla velocità della luce, diventano tanto massicci che non è più possibile accelerarli. Spazio e tempo, con Einstein, non sono più distinti, ma sono due grandezze intimamente connesse: lo spazio-tempo. A ciò si aggiunga l’implicazione più carica di conseguenze della relatività: l’equivalenza di massa e di energia, secondo la celeberrima formula E=mc2. In altre parole la commutabilità della materia in energia e viceversa.
Ma al di là delle questione puramente fisiche, quali sono le implicazioni filosofiche delle scoperte di Einstein? Ce lo si deve chiedere per più motivi: il primo dei quali è la passione che Einstein stesso aveva per le meditazioni che vanno oltre la fisica stessa. Il secondo motivo è anche storico: sia gli ideologi nazisti che quelli comunisti condannarono aspramente la fisica di Einstein, accusandola di essere una “fisica ebraica” i primi, una fisica non materialista, “borghese”, i secondi. L’attacco, in Germania, arrivò anche da premi Nobel per la fisica come Johannes Stark, mentre nell’Urss ad Einstein “veniva rimproverato il fatto che la sua teoria «generava un universo assurdo con un’origine ben definita, troppo simile al punto di vista religioso» che il pensiero sovietico era tanto smanioso di «estirpare dalla società». Non aiutava certo il fatto che uno dei principali diffusori delle teorie di Einstein fosse un sacerdote, Georges Lemaître, uno «straniero corrotto appartenente a una società borghese decadente e agonizzante»” (Paolo Mieli, Corriere della sera, 2/9/2014).
Insomma, sia il panteismo materialista nazista, sia il materialismo comunista, videro nelle teorie di Einstein un problema di ordine filosofico. Ci viene in aiuto il filosofo della scienza, già citato, Paolo Musso: “In virtù di E=mc2 la relatività prevede che la materia possa trasformarsi in energia e viceversa, cosa che in effetti è stata verificata milioni e milioni di volte […] La trasformazione è qui così radicale che non può più in alcun modo essere spiegata in termini di aggregazione di particelle più semplici, il che implica che si tratti di un’ autentica trasformazione, irriducibile a qualsiasi spiegazione di tipo meccanicista. Con ciò dunque la relatività aveva tolto di mezzo i due elementi fondamentali del meccanicismo: lo spazio inerte e la trasformazione per aggregazione e divisione. E con essi cadeva anche il primo principio fondamentale del meccanicismo stesso: il riduzionismo, e cioè la pretesa che ogni oggetto complesso si possa spiegare esaurientemente come somma delle sue parti” (p. 347). Che questo fosse chiaro ad Einstein fin dall’inizio può essere suggerito dalla presentazione che egli scrisse nel 1923 dell’opera del poeta latino Lucrezio, il massimo divulgatore dell’atomismo ateo di Epicuro, da lui definito “provvisto di immaginazione e intelligenza fervide, ma che non ha la minima idea neppure delle nozioni di fisica che s’insegnano ai bambini”. Più tardi, nel 1938, nel famoso libro L’evoluzione della fisica scritto a quattro mani con Leopold Infeld, sarà ancor più esplicito: “Ed invero la scienza non è pervenuta ad attuare il programma meccanicistico in modo convincente. Oggidì nessun fisico crede più che ciò sia possibile” (p. 130). 
Inoltre, l'affermazione di Einstein di uno spazio-tempo relativo, impossibile senza l’esistenza dei corpi, riporta ad un concetto: non si dà spazio (né tempo) senza materia. In altre parole: la dottrina materialista di Democrito - secondo la quale “opinione il dolce, opinione l'amaro, opinione il caldo, opinione il freddo, opinione il colore: in realtà soltanto gli atomi e lo spazio vuoto”-, entra in crisi laddove non è più possibile ipotizzare uno spazio vuoto eterno che sia puro contenitore di infiniti atomi, anch’essi eterni. Questo tanto più se affianchiamo la relatività di Einstein con l’idea del Big Bang, promossa dal già citato Lemaître, e anch’essa avversata dai sovietici materialisti dell’epoca perché riduce la materia ad un “atomo primordiale”, e lo spazio a ciò che si genera attraverso l’espansione dell’atomo primordiale stesso (se pensiamo poi all’atomo primordiale, alla sua energia e semplicità, appare ancora più chiara l’incompatibilità con l’atomismo classico, che produce il complesso dalla somma dei semplici, gli atomi, laddove il Big Bang rappresenta la massima semplicità iniziale come origine della complessità dell’universo). 
Un ultimo interessante corollario filosofico: la relatività non solo annulla uno spazio assoluto, ma, tanto più se coordinata con l’ipotesi del Big Bang, riporta ad una concezione del tempo che non può non ricordare quella di Sant’Agostino. Per il grande teologo africano, infatti, tempo (e spazio) sono relativi, in quanto creati insieme al cielo e alla terra. Come per Agostino non aveva senso chiedersi cosa facesse Dio prima di creare l’universo, essendo il tempo stesso nato con l’universo, così oggi non ha senso chiedersi cosa ci fosse prima del Big Bang, coincidendo il Big Bang con il venire all’essere del tempo (e dello spazio). Scrive il fisico della Royal Society e teologo britannico John Charlton Polkinghorne nel suo Credere in Dio nell’età della scienza: “Si potrebbe inoltre sottolineare come l’intuizione di Agostino secondo cui Dio avrebbe creato il mondo cum tempore e non in tempore abbia ricevuto una convalida teologica quindici secoli più tardi, quando spazio, tempo e materia sono stati riuniti nella teoria della relatività generale che li vede nascere insieme alla singolarità del Big Bang”. 
Analizzati brevemente questi concetti, potremmo farci mille domande su un uomo che ha segnato così a fondo l’immaginario collettivo. Ci aiuterebbero a calare un grande genio, nella storia e non nella leggenda e nel mito, come sovente accade. Dal punto di vista umano, infatti, che tipo fosse Einstein è difficile dirlo: il suo rapporto con mogli, figli e studenti non restituisce un ritratto sempre esemplare e simpatico. Anche dal punto di vista scientifico prese, più volte, come è normale, le sue cantonate. Ad esempio nelle sue discussioni con l’amico Lemaître: si oppose infatti, in più occasioni, all’espansione dell’universo, ed al Big Bang stesso, per pregiudizi di natura filosofica. Ma seppe anche, con grande intelligenza e onestà intellettuale, riconoscere il proprio errore (Francesco Agnoli, Evoluzione e creazione. Dalla geologia alla cosmologia, Cantagalli, 2015). 
Quanto all’Einstein filosofo e “teologo”, si potrebbero dire molte cose. La prima, è senza dubbio questa: Einstein usava spessissimo espressioni che contenevano parole per nulla neutre e casuali, specie per uno scienziato. Questo anche quando sapeva che avrebbe potuto urtare l’interlocutore. Mi riferisco a parole quali “Dio”, “miracolo”, “creazione”, “senso religioso”, “mistero”… In realtà non poteva non usarle, sia perché aveva frequentato una scuola cattolica, sia per la sua conoscenza, almeno basilare, della Bibbia; sia infine perché la fisica lo portava sempre, irresistibilmente, ad andare oltre. Del resto era il suo amico e mentore, il premio Nobel Max Planck, ad affermare: “Non è certo un caso che proprio i massimi pensatori di tutti i tempi siano stati anche nature profondamente religiose, benché non svelassero volentieri il sacrario delle loro anime”.
Il fatto però è che il pensiero filosofico di Einstein non fu affatto sistematico, né logicamente esemplare e coerente. Per questo le sue frasi potrebbero essere tirate da una parte o dall’altra. In verità Einstein si pronunciò spesso su cose che non conosceva bene, e cambiò opinione nel corso del tempo, almeno riguardo ad alcune idee. In particolare si possono distinguere due fasi: una prima fase, quella ante 1934, più, diciamo così, “religiosamente eterodossa”; e una seconda fase, più disponibile a valorizzare anche la Chiesa e la Bibbia, dopo il 1934, cioè quando l’ascesa del nazismo chiarì ad Einstein il legame tra le tenebre della sua epoca e l’abbandono dei valori biblici e cristiani. Nella prima fase possiamo trovare frasi come questa: “È certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po' delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso. Questa convinzione legata al sentimento profondo dell'esistenza di una mente superiore che si manifesta nel mondo dell'esperienza, costituisce per me l'idea di Dio; in linguaggio corrente si può chiamarla "panteismo" (Spinoza, Come io vedo il mondo). 
Nella seconda fase, invece, affermazioni del genere: “I più alti principi su cui si fondano le nostre aspirazioni e i nostri giudizi ci vengono dalla tradizione religiosa giudaico-cristiana… Non c’è spazio in tutto ciò per la divinizzazione di una nazione, di una classe, e meno che mai di un individuo. Non siamo tutti figli di uno stesso padre, come si dice in linguaggio religioso?... L’unione di queste due forze (Bibbia e filosofia greca, ndr) così differenti l’una dall’altra contrassegna l’inizio della nostra epoca culturale e da quell’unione, direttamente o indirettamente, è scaturito tutto ciò che informa i veri valori della vita dei nostri giorni... la nostra lotta per preservare tali tesori contro le attuali forze della tenebra e della barbarie non potrà allora che dirsi vincente… Noi ebrei dovremmo essere e rimanere portatori e difensori dei valori spirituali…” (Pensieri, idee, opinioni).  Una cosa, infine, è certa: Einstein professò per lo più la fede non in un Dio personale, ma in una sorta di Dio sovrapersonale, in una non ben definita Intelligenza ordinatrice del cosmo, e fu spesso piuttosto duro con coloro che vantavano di essere atei, definendoli “fanatici”, “creature che non riescono a sentire la musica delle sfere” (Walter Isaacson, Einstein)
Nel 1940, dopo che anche nella sua partenza dalla Germania, aveva trovato accoglienza e aiuto in Belgio, anche grazie a già citato Lemaître, ebbe a dichiarare al Time: “Solo la Chiesa ha fatto quadrato sul percorso della campagna di Hitler per la soppressione della verità. Non ho mai avuto in precedenza un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento verso di essa una grande ammirazione, poiché la Chiesa sola ha avuto il coraggio e la perseveranza per difendere la verità intellettuale e la libertà morale. Mi trovo quindi costretto a confessare: ciò che io un tempo disprezzavo, ora io lodo senza riserve”( M. Burleigh, In nome di Dio, Rizzoli, Milano, 2007, p. 249).

sabato 14 marzo 2015

La lettera di Albert Einstein: «la scienza conduce ad uno spirito immensamente superiore»

La lettera di Albert Einstein: «la scienza conduce ad uno spirito immensamente superiore»

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Einstein letteraSu alcuni siti web è stata ripresa una lettera del grande fisico Albert Einstein su Dio, indirizzata ad una giovane studentessa. Questa ragazza, di nome Phyllis, scrisse il 19 gennaio 1936 al già famoso scienziato riportandogli una domanda sorta nella sua classe: “Gli scienziati pregano? E cosa o chi pregano?”
All’epoca erano pochi i personaggi che potevano rappresentare dignitosamente quell’intera elitè di personaggi riconducibili al nome “scienziato”, e certamente Einstein era tra questi. La semplicità e la natura della lettera avrebbero potuto scocciare o irritare uno scienziato di tal fama, ma ciò che più sorprende è proprio la stessa semplicità e la rapidità con cui il fisico rispose alla piccola studentessa, lettera che riporta la data del 24 gennaio 1936.
Lo scienziato non perde tempo e chiarisce subito un dato: «gli scienziati credono, danno per scontato che ci siano delle leggi di natura a cui ogni cosa, ogni evento, e così anche ogni uomo devono sottostare. Uno scienziato, quindi, non tenderà a credere che il corso degli eventi possa vedersi influenzato dalla preghiera, ovvero dalla manifestazione soprannaturale di un desiderio». Ma, Einstein non si ferma e aggiunge un “however”, un “tuttavia”. Aggiunge un altro tassellino al ragionamento precedente: «Ad ogni modo, dobbiamo ammettere che la nostra conoscenza reale di queste forze è imperfetta, per cui, alla fine, credere nell’esistenza di uno spirito ultimo e definitivo dipende da una specie di fede. È una credenza generalizzata anche di fronte ai successi attuali della scienza». Questo è sicuramente un punto fondamentale: la scienza di per sé non annulla “una specie di fede”, anzi la provoca essa stessa nelle sue falle e debolezze. Tuttavia, sembra lasciar intendere anche una contraddizione tra questa “credenza generalizzata” e i successi scientifici.
Ma la lettera non è ancora finita e Einstein pare affrontare proprio ora il succo del discorso, dando un giudizio molto più personale: «Allo stesso tempo, chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo. In questo modo la ricerca scientifica conduce a un sentimento religioso di tipo speciale che è davvero assai differente dalla religiosità di qualcuno piuttosto ingenuo. Cordiali saluti, A. Einstein». Solamente chi è seriamente “impastato”, chi è davvero implicato nel ricercare la scienza diventa convinto di questo, è portato ad avere degli speciali sentimenti religiosi, cioè una particolare fede, che si distacca da quella comune, e che perciò contraddistinguerà l’uomo di scienza dalla massa.
A parte questa forma di elitarismo, è utile ricordare che per noi cristiani tutto ciò forse è abbastanza scontato, ma il fatto che un personaggio di tal statura intellettuale, lontano dalla fede cristiana, abbia scorto, anche se da lontano, più d’una sfaccettatura di quella virtù che noi chiamiamo Fede, ebbene non fa che confermare la verità “cattolica” (universale) della Rivelazione cristiana. In un’altra brevissima lettera, battuta all’asta il 15 febbraio 2015 negli Stati Uniti e scritta in italiano al collega Giovanni Giorgi, Einstein afferma: «Dio ha creato il mondo con più eleganza e intelligenza», e dopo aver fatto riferimento ad alcuni esperimenti conclude: «Non dubito della validità della teoria della relatività».
Inseriamo pure queste piccole lettere alle prove della religiosità di Einstein, ma soprattutto constatiamo come la nostra Fede, che viene suscitata e arricchita da Dio, venga avvistata e intravista anche da questi grandi geni che, seppur senza arrivare all’esperienza cristiana, confermano la necessità razionale di Dio.
 
 
 
 
 
 
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