Nostro fratello Giuda
di don Primo Mazzolari
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Miei
cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è
tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo,
non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il
Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera
della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del
Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore.
Un
gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli
sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e
Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non
imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la
propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio
dovere e diventa un infelice.
Io
mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente
nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al
cuore del Signore una sofferenza sconfinata.
Povero
Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei
personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore.
Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’
di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di
assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante
volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba
vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del
Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il
Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare:
"Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!"
Amico!
Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del
Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento
fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli
Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no,
fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire
l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche
quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche
quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo
sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel
momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.
Vi
ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore?
Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi
come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un
certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto
crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al
male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non
sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla
Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è
venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto
l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di
credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di
affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro!
Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!
Qualcheduno
però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola
nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo
mette davanti in un modo impressionante: "Satana lo ha occupato". Ha
preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta
gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le
coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la
fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è
l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire
anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva
detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era
chiamati vicini: "State svegli e pregate per non entrare in tentazione".
E
la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro.
Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta
denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato
arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il
maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo,
colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la
libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il
piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta
denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari.
Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un
pessimo affarista.
C’è
qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo,
rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver
guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa
considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il
meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno.
Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta
denari?
Ad
un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di
domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui
non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano.
Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte
nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’
dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano
comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa,
prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue
del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo
misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su
questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della
coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di
Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’
divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E
non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove
la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.
C’è
un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là.
Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice:
"Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di
terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la
Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo".
Così
la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi
vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero,
dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro.
Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello
di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato
e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il
suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son
tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa
fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se
avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse
guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via
Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui.
Povero
Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda.
Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: "Muore l’uno e
muore l’altro". Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi
eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o
impiccati, disperati, senza niente davanti.
Perdonatemi
se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato
delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è
mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non
giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io
non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo
abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore
mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa
parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo
momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche
Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva
tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due
ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo
di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua
misericordia.
E
adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo
nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli
Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti,
lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al
Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.
La
Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei
poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo
ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi
ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo
bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento
della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.
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