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martedì 10 dicembre 2024

L'educazione

 L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l'arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell'educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d'imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.


Traduzione di Tania Gargiulo


HANNAH ARENDT, Tra passato e futuro (Milano, Garzanti 1991).

sabato 2 marzo 2024

E un giorno ti accorgerai

 E un giorno ti accorgerai che non esiste più quel trambusto infantile che logora tanto; e quel caos armonico è silenzio rumoroso perché le foglie del calendario non perdonano.


Ed è all'improvviso... all'improvviso la vasca non è più un baule  pieno di giocattoli, e che non ti hanno lasciato nel lavandino quella palla di gommapiuma, non ci sono bambole sul divano, né play mobile sparsi per casa...


E un giorno ti accorgerai che non ci sono corse interminabili per i  corridoi,niente risate a frullare nel letto per sfidare il sonno; niente racconti da leggere, niente lenzuola da scoprire a mezzanotte...


E un giorno capirai che la dispensa è piena di ricordi e che avanzano piatti a tavola; e che tutto è in ordine... senza zaini sul pavimento dell'ingresso, senza matite disordinate. Neanche quei vestiti che non entrano nel cesto e che i letti non si disfano...


E un giorno... sarai “orfano” dei tuoi figli cresciuti con il permesso della vita. E ti siederai sulla poltrona, con un  libro che sente la mancanza di una voce innocente che lo interrompe. E ogni pagina che passi, leggila con attenzione perché quella... 

non torna più. È la vita.


(Emilio Leiva)

mercoledì 29 novembre 2023

Akinfa e Marija Judina

 Nel mio gruppo c'era un "attaccabrighe", un ragazzino di otto-nove anni praticamente senza famiglia, che viveva presso parenti che non amava e da cui non era amato, di nome Akinfa; era indisponente, stuzzicava tutti, prendeva in giro i bambini ebrei, si azzuffava e così via. Noi tutti (e soprattutto io, che ne avevo la responsabilità!), cercavamo di esortarlo con la parola e con l'esempio. Ma una volta Akinfa passò tutti i limiti - picchiò uno dei compagni, prese a male parole gli adulti, commise un furtarello - e così fu "decretata" la sua espulsione. Quando venne il momento di eseguire la "condanna" - il momento del distacco - io, non so come, scoppiai a piangere. E a questo punto avvenne la "seconda nascita" di Akinfa! Scoppiò a piangere anche lui; chiese perdono a tutti, rese la refurtiva e da quel momento mi seguiva sempre ovunque, nel campo, come un fedele cagnolino; e spiegava a tutti che "in vita sua" non aveva mai visto una maestra che piangesse per il suo alunno: che piangesse, per dirla con le sue parole, "sull'anima e sulla vita" di un monello. Proprio questo era il senso del suo stupore e del desiderio di rimettersi sulla buona strada. L'episodio di Akinfa è stato l'inizio di tutta la mia successiva attività d'insegnamento, per tutta la vita. (Marija Judina - Più della musica - Ed. La Casa di Matriona)

mercoledì 6 settembre 2023

La cultura

 "Se togliamo ai nostri figli la possibilità di avvicinarsi all’arte, alla poesia, alla bellezza, in una sola parola alla cultura, siamo destinati a un futuro di gente superficiale e pericolosa. 

Per questo occorre difendere un settore che non esiste per dare dei profitti, ma per parlare direttamente alla gente. 

Sottolineo che un’orchestra sinfonica costa molto, ma molto meno di un giocatore di calcio.

I dittatori hanno sempre cercato di chiudere la bocca agli artisti e agli intellettuali, perché la cultura, nonostante l’imbarbarimento estetico al quale stiamo assistendo, continua a essere l’anima del popolo. 

L’Europa ha alle spalle una storia importantissima, sul piano culturale è stata a lungo leader nel mondo. 

Ora non può dimenticarlo: per risalire e tornare propositiva, basterebbe che i governi dei vari Paesi togliessero un po’ di denaro alle cose superflue e lo destinassero prima all’educazione, poi all’educazione e quindi all’educazione."


Riccardo Muti


Immagine: dipinto di Paolo Sommaripa - “La cultura” -

mercoledì 9 agosto 2023

"Vi chiedo di amare di più gli studenti 'difficil

 "Vi chiedo di amare di più gli studenti 'difficili', quelli che non vogliono studiare, quelli che si trovano in condizioni di disagio, i disabili e gli stranieri, che oggi sono una grande sfida per la scuola. E ce ne sono di quelli che fanno perdere la pazienza. 

Gesù direbbe: se amate solo quelli che studiano, che sono ben educati, che merito avete? Qualsiasi insegnante si trova bene con questi studenti. 

In una società che fatica a trovare punti di riferimento - avverte Bergoglio - è necessario che i giovani trovino nella scuola un riferimento positivo. Essa può esserlo o diventarlo se al suo interno ci sono insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche, ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente, che deve sentirsi accolto ed amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità. 

Per trasmettere contenuti è sufficiente un computer, per capire come si ama, quali sono i valori, e quali le abitudini che creano armonia nella società ci vuole un buon insegnante”.

lunedì 22 maggio 2023

Educare vuol dire togliere

 Educare vuol dire togliere.


Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no? Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo, tanti anni dopo, l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo, è mediocre. Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.

Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse: “fantastico, 4 lo prendono in tanti, invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento figliolo”. E poi passava dall’ironia ad essere serio: “Cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine. Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me. E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “Sei connesso? Ecco, questa è la strada , tanti auguri per la tua vita”. Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa? Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese. Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio? Hai messo al mondo un oggetto o hai messo al mondo un’anima? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.

Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare. 


[Paolo Crepet]

giovedì 18 maggio 2023

L'educazione

 «L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell'educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balia di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d’imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.»


(Hannah Arendt - Tra passato e futuro)

martedì 16 maggio 2023

«Nelle scuole meno computer e più libri.

 Nelle scuole meno computer e più libri.

Ai ragazzi internet fornisce,  un’infinità di informazioni slegate tra loro, ma non insegna il senso critico, la connessione dei dati e, quindi, conoscenza. I maestri hanno il compito di sviluppare il senso critico e mettere in connessione i dati.

Bisogna educare i ragazzi al sentimento per evitare l’analfabetismo emotivo: la base emotiva è fondamentale per distinguere tra bene e male, tra cosa è grave e cosa non lo è. 

Bisogna farli parlare in classe. Il linguaggio si è impoverito. Si stima che un ginnasiale nel 1976, conoscesse 1600 parole, oggi non più di 500.

Numeri che si legano alla diminuzione del pensiero, perché non si può pensare al di là delle parole che conosciamo. 

E la scuola è il luogo dove riattivare il pensiero.»


[Umberto Galimberti]


venerdì 14 ottobre 2022

Ero stato un bambino considerato idiota.

 "Ero stato un bambino considerato idiota. Fui bocciato in seconda elementare perché giudicato incapace di apprendere. Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, – mastico le cose sino all’osso. Nelle persone alle quali mi rivolgo mentre insegno, cerco sempre il volto annoiato e un po’ ebete del bambino che sono stato. Io parlo a lui che è il mio testimone. Distillo le parole, ripeto lo stesso concetto in forme leggermente differenziate, ci giro attorno, lo spremo come fosse un limone per provare a estrarne tutto il succo. Parlo a lui."

Massimo Recalcati , "L' ora di lezione"

sabato 3 settembre 2022

Il nichilismo

 “Bambini annoiati ai quali si fanno feste di compleanno grandiose, con torte giganti che non mangiano, con animatori che non ascoltano, con genitori che sembrano schiavi, dei figli e degli occhi della gente. Genitori attaccati a smartphone subitamente pronti a riprendere i figli che mangiano-dormono-bevono-RESPIRANO, troppo impegnati nelle frivolezze quotidiane e nel riempire i vuoti dei loro figli con quintali di giochi-giocattoli-vestiti-dolciumi-vizi inutili perdendo d’occhio quel che conta sul serio: crescere dei figli oggi per permettere loro di diventare adulti domani.

Bambini senza fantasia, che non sanno cosa fare se gli togli un tablet o uno smartphone dalle mani, che non ringraziano, che non salutano, a cui si elemosinano baci, che non accettano mai un NO come risposta. Bimbi iper protetti in tutto dagli errori, dagli insegnamenti, dalla vita...che non conoscono ragioni plausibili per chiedere scusa, per leggere un libro, per socializzare con chi non ha le scarpe firmate o l'ultimo modello di barbie!

Bambine truccate e smaltate, con vestiti da ragazza, con lo specchietto nella piccola borsetta ...che sbadigliano e non disegnano. 

Ragazzini che scrivono con le K al posto della C perché la grammatica è obsoleta.

Generazione che cambia, tempi che cambiano, i genitori fanno gli amici, i nonni fanno gli schiavi, gli insegnanti sono gli aguzzini che li stressano, poverini, stanchi come sono alla loro età imprecisata, fatta di troppi SI.

Forse dovremmo fermarci e RIEDUCARE (e in alcuni casi EDUCARE) non come ieri nè come oggi, dare ai piccoli la possibilità di essere piccoli e ai grandi l'occasione di crescere davvero!”


Elpidio Cecere

mercoledì 11 maggio 2022

Educazione

 Se qualcuno invece ti avesse educato, non potrebbe averlo fatto che col suo essere, non col suo parlare. Cioè, col suo amore o la sua possibilità di amore: non è detto che, in qualche caso, il più umile dei tuoi insegnanti possa essere un uomo che non appartiene alla sottocultura ma alla cultura.)"...

P.P. Pasolini

domenica 8 maggio 2022

I figli di oggi

 “Bambini annoiati ai quali si fanno feste di compleanno grandiose, con torte giganti che non mangiano, con animatori che non ascoltano, con genitori che sembrano schiavi, dei figli e degli occhi della gente. Genitori attaccati a smartphone subitamente pronti a riprendere i figli che mangiano-dormono-bevono-RESPIRANO, troppo impegnati nelle frivolezze quotidiane e nel riempire i vuoti dei loro figli con quintali di giochi-giocattoli-vestiti-dolciumi-vizi inutili perdendo d’occhio quel che conta sul serio: crescere dei figli oggi per permettere loro di diventare adulti domani.

Bambini senza fantasia, che non sanno cosa fare se gli togli un tablet o uno smartphone dalle mani, che non ringraziano, che non salutano, a cui si elemosinano baci, che non accettano mai un NO come risposta. Bimbi iper protetti in tutto dagli errori, dagli insegnamenti, dalla vita...che non conoscono ragioni plausibili per chiedere scusa, per leggere un libro, per socializzare con chi non ha le scarpe firmate o l'ultimo modello di barbie!

Bambine truccate e smaltate, con vestiti da ragazza, con lo specchietto nella piccola borsetta ...che sbadigliano e non disegnano. 

Ragazzini che scrivono con le K al posto della C perché la grammatica è obsoleta.

Generazione che cambia, tempi che cambiano, i genitori fanno gli amici, i nonni fanno gli schiavi, gli insegnanti sono gli aguzzini che li stressano, poverini, stanchi come sono alla loro età imprecisata, fatta di troppi SI.

Forse dovremmo fermarci e RIEDUCARE (e in alcuni casi EDUCARE) non come ieri nè come oggi, dare ai piccoli la possibilità di essere piccoli e ai grandi l'occasione di crescere davvero!”


Elpidio Cecere

venerdì 6 novembre 2020

 '“Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore alla vita. Esso può prendere diverse forme, e a volte un ragazzo svogliato, solitario e schivo non è senza amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato di attesa, 

intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? Noi dobbiamo allora aspettare, accanto a lui, che la sua vocazione si svegli, e prenda corpo. Il suo atteggiamento può assomigliare a quello della talpa o della lucertola, che se ne sta immobile, fingendosi morta: ma in realtà fiuta e spia la traccia dell’insetto, sul quale si getterà con un balzo. Accanto a lui, ma in silenzio e un poco in disparte, noi 

dobbiamo aspettare lo scatto del suo spirito. Non dobbiamo pretendere nulla: non dobbiamo chiedere o sperare che sia un genio, un artista, un eroe o un santo; eppure dobbiamo essere disposti a tutto; la nostra attesa e la nostra pazienza deve contenere la possibilità del più alto e del più 

modesto destino” 

(N.Ginzburg, Le piccole virtù).'


li

giovedì 22 marzo 2018

IL PADRE NOMINA SUNT SUBSTANTIA RERUM

IL PADRE
NOMINA SUNT SUBSTANTIA RERUM
***

La parola italiana "padre" deriva dal latino "pater", che a sua volta deriva dal termine sanscrito "pati" che significa "recinto di protezione".

"Padre" quindi deriva da "recinto", in quanto il padre è colui che protegge.
Egli delimita anzitutto un limite, un argine, un confine oltre il quale non si può andare. Tutto ciò non va visto come una costrizione, un impedimento che ci opprime o che, peggio ancora, ci priva della nostra libertà, ma come quelle mura di protezione robuste, sicure, solide, affidabili, che ci difendono e ci proteggono dalle minacce e dagli attacchi che provengono dall'esterno. E' un argine finalizzato al nostro bene, perché al di là di esso potremmo imbatterci da soli nei pericoli del mondo.
Il padre, quindi, è l'autorità che stabilisce i no, le regole da rispettare per non rischiare di valicare il limite di ciò che è lecito, buono e giusto.
Quelle regole sono volte al nostro bene, perché ci preservano dai pericoli assicurati.
Come prima, la regola non è una privazione della nostra libertà, anzi ne è il suo pieno compimento, perché garantisce l'ordine nel creato e l'armonia nella nostra vita.
Ma un recinto di protezione è anche tutto ciò contro cui si abbattono i colpi dei nemici scagliati dall'esterno pur di non danneggiare quanto di prezioso è custodito al suo interno.

Il padre, dunque, è la cinta muraria che sa sacrificarsi per la sua famiglia, che sa soffrire, che sa combattere, che sa dare la sua vita, che è pronto a incassare i colpi provenienti dall'esterno, pur di preservare indenni la sua regina e i suoi figli.
Se infatti la madre insegna ai propri figli come vivere, il padre insegna loro come morire.

Il segreto di una famiglia felice è in questa immagine: un padre che governa e protegge la famiglia, una madre che custodisce la vita e l'unità.

domenica 11 marzo 2018

Galimberti: "Genitori siano cacciati dalle scuole e classi di non oltre 12 ragazzi: solo così potremo aiutarli a crescere"

Galimberti: "Genitori siano cacciati dalle scuole e classi di non oltre 12 ragazzi: solo così potremo aiutarli a crescere"

11-03-2018 07:54 - Scienze Umane Filosofia Psicologia

"I genitori devono difendere sempre gli insegnanti altrimenti minano la sfera dell´affettività e dunque la crescita dei loro figli. Alle maestre occorrerebbe dare lo stipendio dei professori universitari perché fanno un lavoro pazzesco. Occorrono insegnanti affascinanti ma oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici".

"Occorrono insegnanti affascinanti ma non è così. Oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici, e questo è un grosso problema. Prima di essere mandati in cattedra, gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità, per comprendere se hanno la passione dell´insegnamento, ma da parte loro i genitori devono mettersi in testa che i docenti devono essere difesi. Sempre".


Sono due passaggi di un intervento straordinario, quello che il notissimo filosofo Umberto Galimberti ha tenuto alcuni giorni fa al Forum Monzani di Modena presentando il suo ultimo libro intitolato "La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo", edito da Feltrinelli. Riportiamo alcuni passaggi dell´intervento tratti da un resoconto di Orizzonte Scuola.

"Le maestre vanno difese, sempre", "Quando i bambini vanno a scuola sviluppano nuovi binari di affettività, soprattutto quello bambino-maestra".

"Se i genitori parlano male delle maestre devono sapere che stanno violentando la sfera dell´affettività del bambino. Una delle prime manifestazioni della schizofrenia, che notiamo alla fine dell´adolescenza, è la scissione dell´affettività. Non diventano tutti schizofrenici ma certo questa cosa non contribuisce alla sfera armonica dell´affettività. 

Galimberti: "Genitori siano cacciati dalle scuole e classi di non oltre 12 ragazzi: solo così potremo aiutarli a crescere"

11-03-2018 07:54 - Scienze Umane Filosofia Psicologia

"I genitori devono difendere sempre gli insegnanti altrimenti minano la sfera dell´affettività e dunque la crescita dei loro figli. Alle maestre occorrerebbe dare lo stipendio dei professori universitari perché fanno un lavoro pazzesco. Occorrono insegnanti affascinanti ma oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici".

"Occorrono insegnanti affascinanti ma non è così. Oggi il ragazzo si deve ritenere fortunato se su nove docenti ne ha due carismatici, e questo è un grosso problema. Prima di essere mandati in cattedra, gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità, per comprendere se hanno la passione dell´insegnamento, ma da parte loro i genitori devono mettersi in testa che i docenti devono essere difesi. Sempre".


Sono due passaggi di un intervento straordinario, quello che il notissimo filosofo Umberto Galimberti ha tenuto alcuni giorni fa al Forum Monzani di Modena presentando il suo ultimo libro intitolato "La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo", edito da Feltrinelli. Riportiamo alcuni passaggi dell´intervento tratti da un resoconto di Orizzonte Scuola.

"Le maestre vanno difese, sempre", "Quando i bambini vanno a scuola sviluppano nuovi binari di affettività, soprattutto quello bambino-maestra".

"Se i genitori parlano male delle maestre devono sapere che stanno violentando la sfera dell´affettività del bambino. Una delle prime manifestazioni della schizofrenia, che notiamo alla fine dell´adolescenza, è la scissione dell´affettività. Non diventano tutti schizofrenici ma certo questa cosa non contribuisce alla sfera armonica dell´affettività. Se uno parla male dell´altro, poi il bambino non ci si fida di nessuno, ma poi non ci meravigliamo che da più grandi combina dei guai e lo troviamo a lanciare sassi dai cavalcavia o a fare il bullo. I genitori devono mettersi in testa che devono difendere le maestre, sempre. Fanno un lavoro pazzesco, io darei lo stipendio da professori universitari alle maestre e quello delle maestre ai professori universitari".


Occorre quindi difendere tutti gli insegnanti "e anzi espellerei i genitori dalle scuole, a loro non interessa quasi mai della formazione dei loro figli, il loro scopo è la promozione del ragazzo a costo di fare un ricorso al Tar, altro istituto che andrebbe eliminato per legge. E alle superiori i ragazzi vanno lasciati andare a suola senza protezioni, lo scenario è diverso, devono imparare a vedere che cosa sanno fare senza protezione. Se la protezione è prolungata negli anni, come vedo, essa porta a quell´indolenza che vediamo in età adulta. E la si finisca con l´alternanza scuola lavoro, a scuola si deve diventare uomini, a scuola si deve riportare la letteratura, non portare il lavoro. La letteratura è il luogo in cui impari cose come l´amore, la disperazione, la tragedia, l´ironia, il suicidio. E noi riempiamo le scuole di tecnologia digitale invece che di letteratura? E´ folle. Guardiamo sui treni: mentre in altri Paesi i giovani leggono libri, noi giochiamo con il cellulare. Oggi i ragazzi conoscono duecento parole, ma come si può formulare un pensiero se ti mancano le parole? Non si pensa o si pensa poco se non si hanno le parole".

Uno dei temi della riflessione del filosofo è il nichilismo. "Noi siamo tutti cristiani anche se atei e il Cristianesimo ha diviso il tempo in tre fasi, il passato (con il peccato originale), il presente (con la redenzione), il futuro: con la salvezza. Ciò ha alimentato anche la scienza, che è profondamente cristiana, per la scienza il futuro è progresso. Anche Marx è cristiano, il futuro è per lui giustizia sulla terra. Per Freud è guarigione dalla nevrosi. E grazie all´inconscio collettivo coltiviamo la speranza come cosa positiva".


I passi dei giovani devono essere seguiti da quelli degli adulti: "non devono esser visti dal momento della giovinezza, ma fin da quello della nascita. Nei primi sei anni di vita, dice Freud, si formano le modalità cognitive, cioè il modo di conoscere il mondo, modalità di tipo logico razionale, estetico, metafisico, teologico, insieme alle modalità emotive: come sento gli eventi del mondo, che risonanza emotiva hanno dentro di me? Da queste ultime dipendono molte nostre decisioni, come quelle che determinano ad esempio l´acquisto di una casa se davvero la si avverte come un luogo dove ci si sente a casa, indipendentemente da valutazioni razionali come il prezzo o l´orientamento della medesima. Ecco, queste mappe si formano nei primi anni di vita".

E la loro formazione? "Oggi si formano come capita. Il padre e la madre lavorano e tornano a casa tardi, il bambino è stato con la baby sitter, davanti alla televisione o allo smartphone".

E poi le donne. "Sono contento della liberazione della donna e difendo il suo ruolo attivo nella società. Però non possiamo negare che quando si torna a casa non c´è più il tempo di capire quali siano le mappe emotive del bambino. Che invita la mamma e il papà a guardare il disegno che ha fatto a scuola e loro Come gli rispondono? ´Te lo guardo domani´, cioè mai. L´identità è il prodotto del riconoscimento che gli altri mi danno. Il papà o la maestra che mi continuano a dire sei un cretino o sei bravo. L´identità è il prodotto dei riconoscimenti. Se i genitori non hanno tempo di vedere ciò che fanno i figli, i figli vengono su come possono. Bambini soli con cartoni animati e smartphone? Niente di male. Ma si sappia che in questi casi le modalità emotive si formano a caso, cioè come come capita. Le neuroscienze oggi ci dicono che si formano già nei primi tre anni, non nei primi sei. I bambini non sanno di progredire, sono i genitori a vederli progredire. E si badi bene che le parole dei genitori sono seguite dai figli fino a che questi hanno dodici, massimo tredici anni, poi con la scoperta sessuale le parole non servono più. O si parla prima, molto prima, o tutto è perso, non le seguono più. Bisogna parlare molto prima se vogliamo tenere la porta aperta. La parola è fondamentale nei primi anni. I bambini fanno domande filosofiche con i loro continui perché? che meritano sempre una risposta, non una risata". bambino non ci si fida di nessuno, ma poi non ci meravigliamo che da più grandi combina dei guai e lo troviamo a lanciare sassi dai cavalcavia o a fare il bullo. I genitori devono mettersi in testa che devono difendere le maestre, sempre. Fanno un lavoro pazzesco, io darei lo stipendio da professori universitari alle maestre e quello delle maestre ai professori universitari".







domenica 23 agosto 2015

PERCHE' LA SOCIETA' ODIERNA E' DIVERSA DA COME L'HANNO IMMAGINATA I NOSTRI PREDECESSORI, DA COME LA DESIDERIAMO NOI E, PRINCIPALMENTE, DA COME LA DESIDERA DIO?

PERCHE'  LA SOCIETA' ODIERNA E' DIVERSA DA COME L'HANNO IMMAGINATA I NOSTRI PREDECESSORI, DA COME LA DESIDERIAMO NOI E, PRINCIPALMENTE, DA COME LA DESIDERA DIO?

(1) Quello che viene riportato in seguito è la situazione della società negli Stati Uniti d'America, ma sicuramente rispecchia anche la situazione attuale in molte nazioni dell'Europa, nonché in altri parti del globo come Giappone, Repubblica Sud'Africana, Australia,Europa etc..

Questa riflessione ha inizio da una domanda fatta da Jane Clayson ad Anne Graham, dopo l'attacco dell' 11 settembre 2001, nel programma televisivo americano "Early Show".

Anne Graham è figlia del famoso evangelista Billy Graham.

Jane gli ha chiesto: "Come ha potuto Dio permettere che tutto questo avvenisse?"

"Credo che Dio sia profondamente addolorato da questo evento, come lo siamo noi". Rispose Anne Graham, "Ma per anni non abbiamo smesso di dirgli di uscire dalle scuole, di uscire dal governo e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che Lui è, credo che si sia ritirato in punta di piedi. Come possiamo aspettarci che Dio ci conceda la Sua benedizione e la Sua protezione, se esigiamo che ci lasci in pace?"



PERCHE' SIGNORE?

Madeline Murray O'Hare (è stata assassinata),aveva protestato perché non voleva che si facesse la preghiera nelle scuole.
E noi abbiamo detto: OK.

Poi qualcuno ha detto che è meglio non leggere la Bibbia nelle scuole perché dice cose imbarazzanti: non uccidere, non rubare, ama il prossimo tuo come te stesso e così via.
E noi abbiamo detto: OK.


Poi è venuto il dott. Benjamin Spock e ha detto che non dovremmo sculacciare i nostri bambini quando si comportano male, perché la loro piccola personalità resterebbe traumatizzata e potremmo danneggiare la loro autostima. Allora abbiamo detto: "Il dott. Spock (suo figlio si è suicidato) è un esperto e sa certamente di che cosa parla."
E noi abbiamo detto: OK.


Ancora qualcuno ha detto che è meglio che gli insegnanti e i presidi delle scuole non correggano i nostri figli quando si comportano male. Allora gli amministratori scolastici hanno detto: "In questa scuola nessuno tocchi uno studente quando si comporta male; non vogliamo cattiva pubblicità e nemmeno essere citati in giudizio." (C'é differenza tra disciplinare e picchiare, umiliare, prendere a calci, etc.).
E noi abbiamo detto: OK.

Poi qualcuno ha detto: "Facciamo abortire le ragazze, se lo vogliono. E non è necessario che i genitori lo sappiano".
E noi abbiamo detto: OK.


Poi sono venuti dei saggi membri dell'amministrazione scolastica e hanno detto: "Visto che i ragazzi lo fanno comunque, diamogli i preservativi che gli bisognano. Così possono divertirsi come vogliono, e non c'è bisogno che diciamo ai loro genitori che li hanno ricevuti a scuola".
E noi abbiamo detto: OK.

Poi alcuni dei nostri governanti eletti hanno detto che non c'entra cosa fanno in privato, purché facciano bene il loro lavoro. E noi, essendo d'accordo, abbiamo detto che non ci interessa cosa fanno i nostri dirigenti, compreso il Presidente, nella vita privata, purché abbiamo un lavoro e la nostra economia sia buona.
E noi abbiamo detto: OK.

Qualcun'altro ha detto ancora: "Stampiamo delle riviste con delle fotografie di donne nude e diciamo che ciò fa bene e che è la dimostrazione dell'apprezzamento della bellezza del corpo femminile".
E noi abbiamo detto: OK.



Poi, nell'apprezzamento, qualcun'altro ha fatto un passo in più e ha pubblicato foto di bambini nudi, e poi ancora un passo, rendendole disponibili su internet. (Hanno diritto alla libertà di espressione.)
E noi abbiamo detto: OK.



Poi l'industria del divertimento ha detto: "Perché al cinema e alla televisione non facciamo dei film blasfemi e profani, con occultismo, stregoneria, sesso illecito e violenza? Poi registriamo della musica che incoraggi lo stupro, l'uso delle droghe, il suicidio, l'omicidio ed i riti satanici". Hanno detto che è solo per divertirsi, non avrà certamente effetti paralleli, e comunque, nessuno avrebbe preso sul serio quelle cose.
E noi abbiamo detto: OK.

Ora ci chiediamo perché i nostri figli non hanno coscienza, perché non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Perché non gli da fastidio uccidere degli estranei, i compagni di classe, i genitori, i fidanzati e se stessi.

La risposta è chiara: "Quello che avrai seminato, quello raccoglierai".

E' strano come la gente rifiuta Dio e poi si meraviglia perché il mondo va all'inferno.

E' strano come crediamo quello che sta scritto nei giornali e poi mettiamo in dubbio quello che sta scritto nella Bibbia.

E' strano che tutti vogliono andare in cielo, ma solo a condizione che non debbano credere, pensare, dire o fare quello che la Bibbia afferma.

E' strano come uno possa dire: "Credo in Dio" e seguire Satana che, tra l'altro, crede pure lui a Dio.

E' strano come siamo lesti a giudicare e lenti a lasciarci giudicare.

E' strano come possiamo mandare in giro migliaia barzellette tramite e-mail e che si propagano a dismisura in pochi giorni; ma se mandiamo dei messaggi sul Signore la gente esita a condividerli.

E' strano come lo scurrile, il volgare e l'osceno passano liberamente in tutto il ciberspazio, e le discussioni su Dio vengono soppresse sia nelle scuole che al lavoro.

domenica 18 gennaio 2015

Tarcento, la rivoluzione scolastica possibile

Tarcento, la rivoluzione scolastica possibile 
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 di Costanza Signorelli18-01-2015 AA+A++
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Immagina una scuola dove gli insegnati accolgono gli alunni come in una famiglia. Perché, in effetti, la scuola è anche la loro casa. Dove i ragazzi non mangiano in un’anonima “mensa”, ma aiutano ad apparecchiare la “sala da pranzo” e - perché no - anche a pelare le patate o tagliare il salame. Dove le mamme, si offrono a turno per dare una mano a rassettare le aule mentre, tra un battito di scopa e una spolverata, condividono gioie e preoccupazioni della giornata. Una scuola dove l’inizio di ogni nuovo giorno è un momento di accoglienza, per fare memoria di cosa si sta cominciando insieme e, la sera, ci si saluta con la musica che si diffonde nei corridoi, come fosse una gran festa. Una scuola completamente gratuita. Dove non esistono rette, ma i genitori - ognuno per come può - danno il loro contributo. C’è chi versa una parte del proprio stipendio, e chi porta uova fresche o zucchine biologiche. Roba d’altri tempi? Forse. Utopia? Niente affatto. Questa scuola, non solo è possibile, ma esiste davvero.
La curiosità di capire come sia possibile tutto questo, ci spinge ai confini dell’Italia. Su, su, fino all’estremo nord. Per l’esattezza, ci troviamo a Tarcento: un paesino di novemila abitanti nel friulano, venti chilometri sopra Udine. Ad attenderci su un muretto di pietra, c’è un omone vestito di nero: è don Antonio Villa, meglio noto come “il Villa”. Con i suoi ottant’anni suonati e una lucidità formidabile, il Villa da quelle parti è una sorta di “istituzione”. Senza di lui la scuola media Camillo di Gaspero oggi non potrebbe essere quello che è.  “Tutto è nato proprio qui. – ci spiega don Villa - Un giorno ero seduto su questo muretto e un signore mi dice “Villa oggi non fischietta?” Gli rispondo che sono triste perché un amico di Milano ci vuole regalare una scuola, ma non abbiamo il terreno. “Eccolo!”, mi fa lui e indica con il dito la sua proprietà. Ce la regalava per fare la scuola. Ma ai tempi qui c’erano solo macerie”.  
C’erano solo macerie. E infatti, per comprendere la vicenda di questa “strana scuola”, dobbiamo riavvolgere il nastro della storia di circa quarant’anni. Era il maggio del1976 quando l’Orcolat si portò via un migliaio di vite lasciando dietro di sé un Friuli in rovine. Fu allora che il Villa, canonico di San Babila (Milano), partì con un gruppo di ragazzi: destinazione Tarcento. “Lo scopo – racconta divertito il don - era quello di stare qui una settimana per dare una mano ai terremotati”.  Se la ride il Villa che da quel paesino non se n’è più andato. 
Ma se non c’era più nulla, tutto distrutto, perché fermarsi e costruire una scuola? “Roba da matti! Me lo domandavo anch’io! – mi fa eco il don che, portandosi le mani sulla faccia, ci fa rivivere la desolazione di quei giorni - Non avevamo nulla, nessun tipo di mezzo né capacità. Però capitò che alcune mamme ci implorarono di restare nonostante il commissario avesse ordinato l’esodo per iniziare la ricostruzione. “Don Villa non ci abbandonerete anche voi?” Mi dicevano piangendo. “Restate! Fate una scuola per i nostri bambini che non sanno dove andare!”. “Proviamo” è stata l’unica parola seria che abbiamo potuto dire, se la parola è seria” – ricorda il Villa con l’ironia tipica di chi ha fiducia nella vita. “Le cose poi sono andate avanti come solo Dio sa. Io so che abbiamo invocato un segno dal Padre Eterno che ci dicesse di abbandonare un’impresa che pareva irrealizzabile. Dopo quarant’anni questo segno non è ancora arrivato”. 
Nel frattempo, varcato il muretto d’ingresso, abbiamo attraversato il cortile della Domus Mariae, l’edificio parrocchiale che oggi ospita gratuitamente la scuola, e siamo saliti in casa. Ad accoglierci, un profumo di gnocchi al ragù e carne arrostita: Eva e Luciana stanno preparando il pranzo. Anche loro vennero a Tarcento quarant’anni fa, come volontarie per una manciata di giorni…E poi? “Sono state disposte a dare tutta la vita per la libertà di educare”, spiega don Villa. Eva oggi è la preside e Luciana la presidente della scuola cooperativa “Camillo di Gaspero”. I piatti fumano, mentre iniziamo a mangiare arriva il quarto ed ultimo componente della “casa”. E’ don Enzo, un giovane sacerdote friulano, “Ecco il nostro prof di musica!”, gli fa festa Eva.
C’è qualcosa che non torna. Siamo venuti a visitare un istituto scolastico e ci troviamo in una casa. A tavola. Come in famiglia. E la scuola? “La scuola siamo noi!– spiega don Villa - E’ la nostra casa! E’ proprio questo il punto. Indovinato che la sostanza della scuola è la compresenza dell’adulto col piccolo, è da qui che poi discende il contenuto dell’educazione. Facciamo un esempio: alla mattina ci riuniamo in salone coi ragazzi per il cosiddetto “momento dell’accoglienza”. Che non vuol dire aprire le porte della scuola alla tal ora, ma significa che io, adulto, quando inizio la giornata, devo anche sapere cosa sto cominciando esattamente. Il bambino non lo sa, ma io lo devo sapere! Allora glielo dico, glielo spiego, lo aiuto a capire cosa stiamo iniziando insieme! Così vale per tutti gli altri momenti della giornata: la ricreazione, il mangiare, il preparare la tavola, il salutarci la sera. In questo modo, tutta la giornata diventa un tempo trascorso insieme nella casa degli insegnanti!”.
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Oggi la scuola media paritaria Camillo di Gaspero è una cooperativa che conta 73 alunni e 12 professori.  Quattro sono volontari, gli altri regolarmente stipendiati. “Abbiamo una struttura aziendale anche noi, con una contabilità regolare e tutto quello che serve – spiega don Villa - non è che siamo una cosa fuori dall’ordinario”. E però, il fatto che alla Camillo di Gaspero, i ragazzi non paghino la retta, questo sì che è straordinario. Non per il Villa: “La logica è  molto semplice. E’ quella dei nonni di una volta che mantenevano dieci figli. Oggi dieci figli non sono in grado di mantenere un genitore. C’è una logica nella vita, c’è una logica della vita. Il problema è avere fede nella logica della vita e usarla come spina dorsale dell’operazione. La vera libertà di educazione non è a pagamento, non c’entra nulla con i soldi! Altrimenti anche noi cattolici ragioniamo esattamente con la logica diabolica dello Stato che ci dice: “Vuoi la scuola che ti piace? Benissimo! Te la paghi!”. Questa è stata l’intuizione diabolica di chi ha messo il senza oneri per lo Stato, con grande soddisfazione dei padri costituenti. Ma chi l'ha detto che se io genitore mando i miei figli ad una scuola che mi piace - e non in quei baracconi dello Stato - chi l'ha detto che per questo devo pagare?". Per Don Villa la verità suona tutta un’altra musica: ad un’educazione veramente libera deve corrisponde una scuola che sia gratuita per tutti "altrimenti spiegatemi che libertà è?". “ Ma se è così – incalza - allora il problema di recuperare i soldi è del gestore, cioè mio, non certo dell'alunno. Perché - sorride - sono capaci tutti di fare pagare la retta! Non mi bastano i soldi, alzo le rette. Non mi bastano ancora, chiudo. Ma la scuola non è mica un business! Certo, questo è un punto difficile da fare capire. A tutti."
C’è stato un tempo in cui persino l’Inps e la Guardia di Finanza non capivano come potessero andare avanti le cose. Salvo poi arrendersi all’evidenza che fosse tutto in regola.  
Il Villa racconta una realtà di fatto rivoluzionaria, con estrema semplicità.  Perché è semplice in questa scuola di Tarcento vedere come il risparmio e la collaborazione, la sobrietà e la gratuità diventano regola. Qui non esiste l’impresa di pulizia, sono le mamme ad essere responsabili delle faccende domestiche. Non esiste un cuoco da pagare, è lo stesso don Villa che da quarant’anni fa dà da mangiare ai ragazzi, le cui famiglie ritengono ragionevole corrispondere il costo del cibo. Alcuni pensionati, per esempio, si mettono a disposizione per la manutenzione ordinaria dei locali scolastici e molti nel paese offrono il loro aiuto per come possono. Anche la regione Friuli Venezia Giulia fa la sua parte attraverso un contributo concesso alle famiglie che frequentano le scuole paritarie. 
“Ci vuole un bel po’ d’ingegno e un pizzico di astuzia, ma soprattutto la volontà e la determinazione di credere fino in fondo in ciò che si fa – spiega don Villa. Io dico che è una realizzazione possibile. Poi, che nessuno abbia voglia o che non si abbia la spinta necessaria per farlo, questo è un altro discorso! Però è possibile!”. Mentre afferra un pezzo di torrone, il Villa chiede a Eva di portare al tavolo due scatole. Quella più piccola contiene una sorta di agenda con i nomi degli alunni in corso e le cifre che versano liberamente, quando e come possono. “Qui dov’è la mia contabilità!” scherza il Villa, anche se non del tutto. L’altra, è una vecchia scatola di latta rettangolare, di quelle che le nonne tenevano nella credenzina, ma questa non contiene i biscotti per il The. “Ecco la cosiddetta ‘cassa comune’. E’ qui per esempio che, da quarant’anni, Eva e Luciana versano tutto il loro stipendio, ogni mese. Da quarant’anni, mi spiego?” le presenti lo interrompono: “Via, a noi non è mai mancato nulla!”.
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Dalla casa scendiamo a visitare i locali scolastici. Le pareti coperte di cartelloni, foto, messaggi dei ragazzi, completano la testimonianza di questa esperienza possibile. Il Villa non ha dubbi: “All’origine di tutto questo c’è una concezione della vita, una concezione reale della vita. Possiamo così sognare la parità scolastica, ma è una solo una favola spaventosa e delinquenziale! Se il cambiamento non avviene dentro le coscienze, in Italia non cambierà mai nulla. Perché non è vero che i ‘cosiddetti cattolici’ - oggi purtroppo bisogna dire così - hanno voglia di difendere la libertà di educazione, non è vero! Rimane solo un discorso!”. E guai a replicare che, però, la storia di Tarcento è tutta particolare. Che oggi il livello di burocrazia si è gonfiato in modo incontrollabile. Che la crisi morde e i tagli stanno riducendo quanto di poco concesso alla scuola paritaria. "Tutto vero! Lo Stato può anche arrivare a togliermi la libertà, ma non potrà mai togliermi l'intelligenza. La libertà di educazione è una necessità reale o un pallino dei cattolici? Se è reale allora c’è dappertutto! Laddove c'è una famiglia che ha il desiderio di crescere i propri figli cristianamente, lì c'è anche l’urgenza di un'educazione libera. Del resto per un cattolico il cuore dell’educazione non può essere la regola imposta dello Stato". E cosa deve essere don Villa? "Il Vangelo!".

domenica 4 gennaio 2015

Teologia dell’aquilone

Nel linguaggio di Jorge Mario Bergoglio c’è un’espressione che l’allora arcivescovo di Buenos Aires pronunciò in occasione di un raduno di padri con figli adolescenti nel giugno del 2009. La questione a cui intendeva riferirsi era di natura educativa. Un’educazione che secondo lui doveva essere autorevole e allo stesso tempo incline alla libertà. La frase è «dagli corda che scodinzola!».
Bergoglio — nell’occasione citata — ha detto testualmente: «Chi lavora con i piccoli e non prega è ben difficile che sia saggio. Una saggezza che umanamente chiamerei dell’aquilone. Saper far volare un aquilone. Chi non lo sa far volare, chi non gli sa far riprendere quota, non ci sa nemmeno fare con i piccoli». Ha poi sviluppato l’immagine con queste parole: «Quando vuoi far riprendere quota a un aquilone devi capire dove tira il vento, dove lo vai a lanciare. Prova e riprova ed ecco che vola, la corrente lo spinge verso l’alto, poi all’improvviso impazzisce…¡aflojale que colea! Dagli corda perché scodinzola… poi gli dai uno strappo e lo stabilizzi di nuovo».
E arrivano le conclusioni: «Saper far riprendere quota a un aquilone. Sapere quando allentare la corda e quando dargli una tirata per stabilizzarlo. È un lavoro paziente. Un lavoro che esige un distacco. Ossia, i bambini che accompagno non sono per me, non sono figli miei, sono perché crescano e prendano il volo e poi volino da soli».
La paternità responsabile, quella che ha a cuore la sicurezza dei propri figli, non li chiude davanti ai pericoli della vita, ma gli insegna come vincerli o evitarli a seconda di quali pericoli si tratti. La vita è un rischio. E non affrontare i rischi e non lasciare che i nostri figli lo facciano non è vivere. E meno ancora secondo il Vangelo.
«Dagli corda che scodinzola» ci riporta all’infanzia, ai giorni semplici in cui la nostra speranza non era altro che ci fosse vento, perché dopo che i nostri adulti si stancavano di giocare avessimo la possibilità di far risalire questo aquilone che — anche se allora non lo sapevamo — era la rappresentazione della nostra vita.
di Jorge Milia

mercoledì 26 novembre 2014

Cosa serve per educare un figlio? Di certo non le prediche. I consigli di sant’Ambrogio e sant’Ignazio di Antiochia

Cosa serve per educare un figlio? Di certo non le prediche. I consigli di sant’Ambrogio e sant’Ignazio di Antiochia 

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novembre 14, 2014 Giovanni Fighera
sant-ambrogioDevo ringraziare una mia studentessa che nel diario, poco tempo fa, ha trascritto il consiglio che il grande sant’Ambrogio, vescovo di Milano, offre a tutti i papà e le mamme. Sono rimasto impressionato dalla bellezza e dall’essenzialità del suo pensiero tanto che l’ho fatto conoscere a tanti che hanno condiviso le mie impressioni. È davvero liberante, perché permette di sbarazzarsi del troppo e del vano, per usare un’espressione dantesca. Consente di andare al cuore della questione e di affidarsi. Qui sta la vera possibilità di libertà e di letizia anche di fronte alla preoccupazione per l’educazione dei figli.
Sentiamo allora sant’Ambrogio:
«L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.
Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.
Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.
Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.
I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene».
(Sette dialoghi con Ambrogio)
Aggiungiamo quanto scriveva sant’Ignazio di Antiochia: «Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è». Non sono le prediche a muovere gli altri. Può bastare un discorso per convincere un uomo, per sfrondare tutte le paure, per suscitare un impavido desiderio di giungere quanto prima alla meta? Forse, tutti noi capiamo che le parole sono insufficienti, di fronte alle difficoltà della vita, ma, poi, spesso ci accontentiamo di fare prediche, di tenere discorsi e ci stupiamo se l’interlocutore non apprende subito la lezione e non si muove.
Nei primi tre canti dell’Inferno Dante presenta la sua geniale pedagogia. Alla fine del canto II, dopo che Virgilio lo rassicura con il racconto delle tre donne benedette che nel Cielo si sono mosse per la sua salvezza, il viaggio non è ancora iniziato, ma Dante sembra essere convinto di intraprenderlo. Ma le sorprese non sono finite. Infatti, dinanzi all’epigrafe posta sulla porta dell’Inferno (incipit del canto III) ritornano le antiche paure. Le parole incise sono cupe, orride: «Per me si va ne la città dolente,/ per me si va ne l’etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente./ Giustizia mosse il mio alto fattore;/ fecemi la divina podestate,/ la somma sapïenza e ‘l primo amore./ Dinanzi a me non fuor cose create/ se non etterne, e io etterno duro./Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».
Di fronte alla paura di Dante, Virgilio lo prende per mano con lieto volto e lo introduce dentro «a le secrete cose». Un discorso non può avvincere e convincere, non è sufficiente neanche conoscere le ragioni e le motivazioni. Dante non avrebbe intrapreso il viaggio senza la compagnia e la guida lieta e rassicurante di Virgilio.
Il ragazzo e l’adulto hanno bisogno nel viaggio della vita di una compagnia e di una speranza (il lieto volto, che rappresenta la certezza che vale la pena intraprendere il viaggio, cha c’è una meta bella, che il destino è buono e positivo). Si cammina nel viaggio con una compagnia, con un maestro, un testimone della bellezza e della verità incontrate.

domenica 2 novembre 2014

Lettera di Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio

Lettera di Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio

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“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. 
È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. 

Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere. 
Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che, per ogni nemico c’è un amico. 
Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. 
Gli faccia però anche comprendere che, per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto, c’è un capo pieno di dedizione.
Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono molto di più di un dollaro trovato; a scuola, o maestro, è di gran lunga più onorevole essere bocciato che barare. Gli faccia imparare a perdere con eleganza e, quando vince, a godersi la vittoria. Gli insegni a esser garbato con le persone garbate e duro con le persone dure. Gli faccia apprendere anzitutto che i prepotenti sono i più facili da vincere.
Lo conduca lontano, se può, dall’invidia, e gli insegni il segreto della pacifica risata. Gli insegni, se possibile, a ridere quando è triste, a comprendere che non c’è vergogna nel pianto, e che può esserci grandezza nell’insuccesso e disperazione nel successo. Gli insegni a farsi beffe dei cinici.
Gli insegni, se possibile, quanto i libri siano meravigliosi, ma gli conceda anche il tempo di riflettere sull’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.

Gli insegni ad aver fede nelle sue idee, anche se tutti gli dicono che sbaglia. Cerchi di infondere in mio figlio la forza di non seguire la folla quando tutti gli altri lo fanno. 
Lo guidi ad ascoltare tutti, ma anche a filtrare quello che ode con lo schermo della verità e a prendere solo il buono che ne fuoriesce.
Gli insegni a vendere talenti e cervello al miglior offerente, ma a non mettersi mai il cartellino del prezzo sul cuore e sull’anima. Gli faccia avere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere suprema fede nel genere umano e in Dio.
Si tratta di un compito impegnativo, maestro, ma veda che cosa può fare. È un bimbetto così grazioso, ed è mio figlio.”

Abraham Lincoln