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sabato 8 novembre 2025

Gesù è la stella polare che non delude

 

In un tempo segnato da tante croci Gesù è la stella polare che non delude

In un tempo segnato da tante croci Gesù è la stella polare che non delude  QUO-254
05 novembre 2025

«Il nostro tempo, segnato da tante croci, invoca l’alba della speranza pasquale», perché il Risorto è «la stella polare verso cui indirizzare la nostra vita di apparente caos». Lo ha detto Leone XIV all’udienza generale di stamane, mercoledì 5 novembre, in piazza San Pietro. Proseguendo il ciclo di riflessioni inaugurato dal predecessore Francesco sul tema giubilare «Cristo nostra speranza», il Papa si è soffermato ancora sulla Risurrezione, e in particolare su come la Pasqua dia speranza alla vita quotidiana. Ecco la catechesi del Pontefice.

Cari fratelli e sorelle,
buongiorno!
E benvenuti tutti.

La Pasqua di Gesù è un evento che non appartiene a un lontano passato, ormai sedimentato nella tradizione come tanti altri episodi della storia umana. La Chiesa ci insegna a fare memoria attualizzante della Risurrezione ogni anno nella domenica di Pasqua e ogni giorno nella celebrazione eucaristica, durante la quale si realizza nel modo più pieno la promessa del Signore risorto: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).

Per questo il mistero pasquale costituisce il cardine della vita del cristiano, attorno a cui ruotano tutti gli altri eventi. Possiamo dire allora, senza alcun irenismo o sentimentalismo, che ogni giorno è Pasqua. In che modo?

Sperimentiamo ora per ora tante esperienze diverse: dolore, sofferenza, tristezza, intrecciate con gioia, stupore, serenità. Ma attraverso ogni situazione il cuore umano brama la pienezza, una felicità profonda. Una grande filosofa del Novecento, Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, che ha tanto scavato nel mistero della persona umana, ci ricorda questo dinamismo di costante ricerca del compimento. «L’essere umano — ella scrive — anela sempre ad avere di nuovo in dono l’essere, per poter attingere ciò che l’attimo gli dà e al tempo stesso gli toglie» (Essere finito ed Essere eterno. Per una elevazione al senso dell’essere, Roma 1998, 387). Siamo immersi nel limite, ma siamo anche protesi a superarlo.

L’annuncio pasquale è la notizia più bella, gioiosa e sconvolgente che sia mai risuonata nel corso della storia. Essa è il “Vangelo” per eccellenza, che attesta la vittoria dell’amore sul peccato e della vita sulla morte, e per questo è l’unica in grado di saziare la domanda di senso che inquieta la nostra mente e il nostro cuore. L’essere umano è animato da un movimento interiore, proteso verso un oltre che costantemente lo attrae. Nessuna realtà contingente lo soddisfa. Tendiamo all’infinito e all’eterno. Ciò contrasta con l’esperienza della morte, anticipata dalle sofferenze, dalle perdite, dai fallimenti. Dalla morte «nullu homo vivente po skampare», canta San Francesco (cfr. Cantico di frate sole).

Tutto cambia grazie a quel mattino in cui le donne, recatesi al sepolcro per ungere il corpo del Signore, lo trovarono vuoto. La domanda rivolta dai Magi giunti dall’oriente a Gerusalemme: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?» (Mt 2, 1-2), trova la sua risposta definitiva nelle parole del misterioso giovane vestito di bianco che parla alle donne nell’alba pasquale: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. Non è qui. È risuscitato» (Mc 16, 6).

Da quel mattino fino a oggi, ogni giorno, Gesù avrà anche questo titolo: il Vivente, come Lui stesso si presenta nell’Apocalisse: «Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre» (Ap 1, 17-18). E in Lui noi abbiamo la sicurezza di poter trovare sempre la stella polare verso cui indirizzare la nostra vita di apparente caos, segnata da fatti che spesso ci appaiono confusi, inaccettabili, incomprensibili: il male, nelle sue molteplici sfaccettature, la sofferenza, la morte, eventi che riguardano tutti e ciascuno. Meditando il mistero della Risurrezione, troviamo risposta alla nostra sete di significato.

Davanti alla nostra umanità fragile, l’annuncio pasquale si fa cura e guarigione, alimenta la speranza di fronte alle sfide spaventose che la vita ci mette davanti ogni giorno a livello personale e planetario. Nella prospettiva della Pasqua, la Via Crucis si trasfigura in Via Lucis. Abbiamo bisogno di assaporare e meditare la gioia dopo il dolore, di ri-attraversare nella nuova luce tutte le tappe che hanno preceduto la Risurrezione.

La Pasqua non elimina la croce, ma la vince nel duello prodigioso che ha cambiato la storia umana. Anche il nostro tempo, segnato da tante croci, invoca l’alba della speranza pasquale. La Risurrezione di Cristo non è un’idea, una teoria, ma l’Avvenimento che sta a fondamento della fede. Egli, il Risorto, mediante lo Spirito Santo continua a ricordarcelo, perché possiamo essere suoi testimoni anche dove la storia umana non vede luce all’orizzonte. La speranza pasquale non delude. Credere veramente nella Pasqua attraverso il cammino quotidiano significa rivoluzionare la nostra vita, essere trasformati per trasformare il mondo con la forza mite e coraggiosa della speranza cristiana

domenica 1 giugno 2025

Omelia Prevost

"Fratelli, sorelle…

Parlo a voi, soprattutto a coloro che non credono più, non sperano più, non pregano più, perché pensano che Dio se ne sia andato.

A coloro che sono stanchi degli scandali, del potere abusato, del silenzio di una Chiesa che a volte sembra più un palazzo che una casa.

Anch'io ero arrabbiato con Dio.

Anch'io ho visto morire brave persone, soffrire bambini, piangere nonni senza medicine.

E sì… ci sono stati giorni in cui ho pregato e ho sentito solo un'eco.

Ma poi ho scoperto una cosa:

Dio non grida. Dio sussurra.

E a volte sussurra dal fango, dal dolore, da una nonna che ti nutre senza avere nulla.

Non vengo a offrirti una fede perfetta.

Vengo a dirti che la fede è un cammino tra pietre, pozzanghere e abbracci inaspettati.

Non ti chiedo di credere a tutto.

Ti chiedo di non chiudere porta. Dai una possibilità al Dio che ti aspetta senza giudizio.

Sono solo un prete che ha visto Dio nel sorriso di una donna che ha perso suo figlio... eppure ha cucinato per gli altri.

Questo mi ha cambiato.

Quindi se sei a pezzi, se non credi, se sei stanco delle bugie...

vieni comunque. Con la tua rabbia, i tuoi dubbi, il tuo zaino sporco.

Nessuno qui ti chiederà una tessera VIP.


Perché questa Chiesa, finché avrò vita, sarà una casa per i senzatetto e un ristoro per gli stanchi.


Dio non ha bisogno di soldati.

Ha bisogno di fratelli.


E tu, sì, tu...

sei uno di loro."


Robert Prevost (Leone XIV)