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lunedì 9 dicembre 2013

Si chiama Chiara Corbella Petrillo

Si chiama Chiara Corbella Petrillo

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di Costanza Miriano chiara-e-enrico-con-padre-vito-damato
di Costanza Miriano
Si chiama Chiara Corbella Petrillo. Lo so, il nome è un po’ lunghetto, e se la telefonata è intercontinentale, l’interlocutrice una giornalista di Buenos Aires che parla spagnese (un misto tra spagnolo e inglese), con me che parlo inglano (un misto tra inglese e italiano), la tentazione di tagliarlo facendo lo spelling c’è. Ma è importante. Non si chiama Chiara Corbella. Si chiama Chiara Corbella Petrillo.
L’altro giorno alla giornalista argentina che mi chiedeva quale fosse il mio role model, la donna che mi è da esempio, alla quale vorrei assomigliare, ho risposto che oltre alla Madonna non potevo non citare Chiara. Ho raccontato brevemente la sua storia, e l’ho invitata ad andare sul sito, che appunto si chiama opportunamente chiaracorbellapetrillo.
Aggiungere Petrillo è fondamentale perché la storia di Chiara non sarebbe stata la stessa, senza Enrico. La loro, dicono tutti quelli che li hanno conosciuti davvero bene, è stata, è – perché la storia continua – un’avventura di santità di coppia. Ogni passo è stato condiviso, ogni peso è stato portato insieme, e non dico a metà, perché ognuno in una coppia mette tutto, ma in modo diversissimo, e non guarda il peso, la misura, l’equilibrio.
Santa Gianna Beretta Molla non sentite mai chiamarla con un solo cognome, perché anche la sua è una storia di due sposi che hanno fatto del loro matrimonio la via per arrivare a Dio. I Beltrame Quattrocchi sono diventati santi proprio intrecciati insieme, intrecciati come la trama e l’ordito, scriveva lei, vissuta nel perenne pensiero “di abbellire con la propria trama di delicatezza e di amore, l’ordito di una consistenza virile, meno fatta di minuzie, ma tutta compatta nella donazione di sé”.
chiara-corbella-petrillo-siamo-nati-e-non-moriremo-mai-piuCosì è il matrimonio di Chiara ed Enrico, una storia di santità coniugale, perché il matrimonio può essere una chiamata alla santità, non di serie B, come scrivono Simone Troisi e Cristiana Paccini nel loro imperdibile “Siamo nati e non moriremo mai più”.
4197 “La logica è quella della croce: regalarsi per primi senza chiedere nulla all’amato, arrivando fino al dono radicale di sé. Se non si risponde a questa richiesta, non si tratta più di vocazione, ma di un semplice accompagnarsi fino alla morte”. Ed Enrico, la cui lucidità in molti passaggi del libro mi impressiona davvero, ci regala la chiave di lettura del matrimonio cristiano, una vera perla. “Se riconosci che solo in Dio puoi amare, devi amare Dio più di tua moglie, più di tuo marito. Se cerchi la consolazione nell’amore di una persona che ti sta vicino, stai prendendo una strada sbagliata. Perché la consolazione te la deve dare solo il Signore, poi, se il Signore vuole, ti dona la sua consolazione attraverso qualcuno”.
Sono certa anche che Chiara per prima ci terrebbe a farsi chiamare con il nome completo, perché tutto quello che ha vissuto dal fidanzamento in poi lo ha condiviso con suo marito, ogni minima scelta, ogni peso, ogni gioia. E si chiama Petrillo il figlio a cui ha dato la sua vita!
La ribellione delle donne all’uso del cognome del marito spesso dice qualcosa di profondo sulla loro idea di matrimonio. Quanto a me, è vero che io predico bene (c’è chi predica e chi razzola, a ognuno la sua parte), ma in questo caso il problema ce lo siamo posti, e io mi firmo solo con il nome da nubile per non esporre i nostri figli, dei quali ho già raccontato fin troppo (uno di loro, a cui rubo tutte le battute, vuole peraltro il pagamento dei diritti di autore, ma questo è un altro discorso).

venerdì 9 agosto 2013

Chiara Corbella,

Chiara Corbella, in un libro la sua storia di croce e perfetta letizia. «Alla portata di tutti»

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agosto 9, 2013 Redazione
Siamo nati e non moriremo mai più”. A un anno dalla scomparsa, il volume che racconta la fede stupefacente eppure semplicissima della ragazza romana morta dopo aver scelto di non curare un tumore per dare alla luce il figlio
chiara-corbella-petrillo-siamo-nati-e-non-moriremo-mai-piuArticolo tratto da Radio Vaticana – Semplice, vero, intenso: è il libro, edito da Porziuncola intitolato Siamo nati e non moriremo mai più. Storia di Chiara Corbella Petrillo scritto a quattro mani da Simone Troisi e Cristiana Paccini. È una pubblicazione nella quale si racconta la vita di una ragazza romana scomparsa a 28 anni dopo aver scelto di non curare un tumore per dare alla luce il figlio. Una vicenda che ha commosso il mondo.
Ce ne parla Benedetta Capelli:
«È la storia di un “sì”, di un “eccomi” detto con gioia, con determinazione e vissuto nel completo affidamento al Signore. La vita di Chiara Corbella è nell’essenzialità: quella di una ragazza innamorata di Enrico ma soprattutto di un cuore innamorato di Dio. È la storia di una sposa che ha voglia di normalità, ma quando ci si lascia plasmare dalle mani del Signore la normalità diventa qualcosa di diverso. E allora Chiara sperimenta il suo “sì” in Maria Grazia Letizia: la bimba passa in 40 minuti dalle “loro braccia a quelle del Padre”. Con lei – scrive Chiara – abbiamo fatto “un’esperienza di eternità unica”. Poi arriva Davide Giovanni, un bambino imperfetto – direbbe qualcuno – ma per questa coppia è l’ennesima prova della Croce che il Signore dona. “Io me la devo prendere – dice Enrico – perché in quella Croce scoprirò qualcosa che il Signore mi vuole dire”».

Enrico Petrillo:
«Non siamo noi ad aver creato la vita di nessuno. Nelle testimonianze dico sempre questa cosa: noi mettiamo degli ingredienti, ma di fatto tante persone li mettono ma i figli non vengono e non è scontato un figlio sano come non è scontato un figlio malato. Ma il fatto straordinario della storia è proprio Francesco che, invece di essere malato, è sano. Noi abbiamo sempre chiesto al Signore di meravigliarci: cioè, il fatto che il Signore ci chiedesse delle cose un po’ al di là delle nostre capacità – un po’ tanto, direi – noi abbiamo detto sì: ed è lì che sperimenti che un Altro ti porta, è lì che fai un incontro ed entri proprio in questa logica dell’incontro».

È Francesco il terzo figlio di Chiara che arriva quando lei scopre di avere un carcinoma alla lingua. Questa giovane mamma sceglie di sospendere le cure fino a quando il suo bimbo non verrà alla luce. Qui comincia un’altra storia, il Calvario, che – nel disegno del Signore – inizia nella Settimana Santa. «La sofferenza è una danza – dicono – Dio ti invita a danzare con Lui e se dici di sì, scopri che insieme al dolore c’è anche la pace e la gioia». Simone Troisi e Cristiana Paccini sono gli amici – i fratelli, così si definiscono – che hanno raccontato questa storia di fede, di dedizione e di amore.
chiara corbellaSimone Troisi:
«Il libro cerca di rispondere ad un desiderio fortissimo di conoscere la storia di Chiara che c’è stato da subito, sin da quando si è saputo che stava male: già nella parrocchia si cominciava a diffondere la voce, a fare richieste di preghiere… Nel momento in cui è morta poi, il 13 giugno 2012, il funerale ha raccolto un numero enorme di persone e da lì in poi da tutto il mondo sono arrivate richieste, soprattutto a Enrico, di conoscere questa storia perché è una storia che parla veramente al cuore: parla di speranza e di una speranza che non può morire, cioè può continuare a esserci sempre, anche di fronte alle difficoltà, nelle tenebre più oscure… La storia di Chiara insegna che si può essere, come dice lei anche nella lettera a Francesco, si può essere felici sempre, si può pretendere la felicità in ogni situazione».

Sua moglie, Cristiana Paccini, descrive così la sua esperienza di scrivere un libro su Chiara:
«Da una parte, è stato molto bello per noi, perché è stata l’occasione per andare un po’ alle fonti della vita: nel nostro oggi, nelle nostre gioie, nelle difficoltà… È stato bello vedere lo stile di Dio, che ti dice – appunto – che puoi essere felice in ogni situazione. Era importante raccontare solo quello che il Signore aveva compiuto, attraverso Chiara».

«Impossibile percorre la stessa strada di Enrico e Chiara? – si legge nel libro – No se si conosce il segreto: dire il proprio sì ogni giorno, accogliere quotidianamente la propria prova, la propria storia. Fidarsi di Gesù che ti dice “Non temere”. Diventare figli di Dio. In realtà, già lo siamo, il problema è che non lo sappiamo».

Ancora Cristiana Paccini:
«Chiara si arrabbiava tantissimo quando qualcuno le diceva che tutto quello che viveva – appunto, questa gioia, questa speranza che viveva – era riservata solo a lei perché lei ormai era brava, era disponibile, era “santa”. E invece, lei non è meno, anzi, è più figlia degli altri. Il Signore ha riservato a ognuno questa grazia e quindi la Buona Notizia che volevo dire in questo libro è proprio che il Signore ha pensato per ognuno di noi questa gioia, questa possibilità di vivere il Cielo, ma proprio concretamente, non per forza in una malattia: a ognuno, nella propria storia, nella propria croce, anche – piccola o grande che sia – il Signore ha riservato questo progetto di bene. La cosa bella bellissima è che Chiara era – è! – una sposa semplice, che ha vissuto profondamente le cose quotidiane – la cucina, il fatto di prendersi cura di Francesco… Era bello che tutto era “alla portata”: si parlava del giardino come della vita eterna, come di un bimbo che vivrà pochi minuti… Veramente, una gioia e una semplicità che ti facevano toccare la vita eterna con un dito!».
Una storia che può sembrare straordinaria, fuori dal comune, non “alla portata” ma per Enrico è esattamente il contrario:
«Secondo noi, non avevamo molte alternative. C’era una strada dritta che ci metteva davanti il Signore, ci dovevamo fidare. E, se vuoi, è la scelta più intelligente per soffrire di meno. Infatti, sfido a vedere Chiara morire felice. Io mi sento un marito, un padre sicuramente con tanto dolore dentro, però anche con tanta gioia. E quindi, sono contento di questa storia che il Signore sta scrivendo nella mia vita».

«Il miracolo che raccontiamo – scrivono Simone e Cristiana – non è quello di una guarigione fisica ma è una gioia disarmante, semplice e schietta, la perfetta letizia di Francesco d’Assisi che cambia il male in bene». Ed è in una lettera che Chiara scrisse al suo Francesco, nel giorno del suo primo compleanno, in cui si legge un segreto – il segreto – che lei rivela semplicemente: «Posso solo dirti che l’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio».

mercoledì 17 luglio 2013

TESTIMONIANZA di ENRICO PETRILLO

TESTIMONIANZA di ENRICO PETRILLO
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Ciao a tutti so che molti di voi mi conoscono, altri no, io sono Enrico, il marito di Chiara Corbella, transitata al cielo il 13 giugno 2012. Oggi è il 13 ottobre e il Signore ha voluto che festeggiamo insieme i quattro mesi della sua salita al cielo.
Sono molto contento di fare questa testimonianza, perché siete giovani e quindi il Signore può fare ancora molto con voi. Desidero raccontare brevemente la nostra storia perché non tutti la conoscono, dopodiché vedremo un video; credo che oggi il Signore vi farà un grande dono nel sentir parlare mia moglie Chiara, nel video lei racconterà delle cose di noi, ma fino ad un certo punto, dopodiché io mi ricollegherò alla testimonianza di Chiara, poiché ovviamente lei non sa quello che è successo dopo.
Io e Chiara ci siamo sposati il 21 settembre del 2008, dopo pochi mesi siamo rimasti in dolce attesa della nostra prima bimba che si chiama Maria Grazia Letizia, è una bimba speciale perché è vissuta solo mezz’ora. Questa bimba è stata speciale perché in mezz’ora ha portato tanti amici alla conversione. Maria Grazia Letizia aveva una malformazione che si chiama anencefalia, non aveva la scatola cranica e quindi era incompatibile con la vita. Io e Chiara abbiamo deciso di portare avanti la gravidanza e questa nostra scelta ci ha permesso di vivere un’esperienza meravigliosa, con lei abbiamo vissuto l’eternità, sia nel giorno della sua nascita che a seguire. La sua vita, seppur breve non è un brutto ricordo per noi; Chiara diceva sempre che se avesse abortito avrebbe fatto di tutto per dimenticare quel giorno, mentre tenerla in braccio, accompagnarla fino al Padre è stato uno dei giorni più belli della sua vita e vi assicuro anche della mia, perché rimanendo nel tema del ritiro “Il Signore non delude”, il Signore non ci ha mai promesso che non moriamo, fratelli, quello che dobbiamo fare è accompagnarci fino a Lui e quello che come genitori potevamo fare era questo e il Signore ci ha dato la grazia di farlo.
Così avendo fatto una bella esperienza con la prima gravidanza, poco dopo abbiamo pensato che questo amore non poteva aspettare, non c’era motivo di aspettare per avere un altro figlio, anche se tutti intorno a noi ci dicevano che Chiara sarebbe crollata, avrebbe avuto la depressione post partum, che prima doveva riprendersi bene fisicamente; ma noi sapevamo che non era così. Tra l’altro Chiara aveva avuto un parto naturale, anche se i medici ci avevano detto che era impossibile, in quanto la bimba, non avendo la scatola cranica, non poteva spingere… ed invece fu un parto fantastico.
Dopo poco, Chiara rimane incinta di un altro bimbo, che si chiamerà Davide Giovanni. Anche lui vive solo mezz’ora.
Questa volta, però, all’inizio le ecografie ci dicevano che l’unico problema era che il bimbo non aveva le gambe, quindi noi ci siamo adoperati per accogliere nella nostra vita un figlio che sarebbe stato disabile; poi, invece, da ecografie seguenti emergeva che aveva anche delle malformazioni alle viscere, dunque Davide non era compatibile con la vita, come qui la consideriamo. Così abbiamo potuto accompagnare anche questo nostro secondo figlio fin dove potevamo, fin dove il Signore voleva.
Poi ci siamo guardati con Chiara ed, avendo fatto ancora un’esperienza bellissima di amore, abbiamo deciso di avere un altro figlio. Parlo di esperienze bellissime perché gli stessi funerali dei miei figli e poi anche di mia moglie non sono mai stati dei funerali e infatti mi sembra strano chiamarli così; quelle cerimonie sono state momenti di eternità fantastici e qualcuno di voi può testimoniarlo. Così abbiamo deciso di far Francesco, questo bimbo che oggi c’è, è sano, è bello ma ovviamente la storia non finiva qui. Ed è una storia meravigliosa.
Francesco è stato concepito nell’unico momento possibile, perché Chiara già in quel periodo aveva una piccola lesione sulla lingua, che pensavamo fosse un’afta, invece era un carcinoma; logicamente se noi l’avessimo saputo prima, come paternità e maternità responsabile, avremmo aspettato, ed è logico, io avrei preferito che mio figlio adesso avesse una madre, anche se una madre ce l’ha. Così Chiara rimane incinta di Francesco, le ecografie ci dicono che sta bene, quindi finalmente sarebbe arrivato quello che tutti dicevano essere il figlio della consolazione, anche se per noi lo erano anche gli altri, ma i medici diagnosticano a mia moglie questo tumore.
Cosa fare? Senza ombra di dubbio, la vita l’avevamo difesa prima e continuiamo a difenderla, non avevamo molta scelta, ci siamo soltanto fidati di quello che ci chiedeva il Signore, perché fino a quel momento non ci aveva deluso e non potevamo sapere quello che sarebbe accaduto dopo. Chiara ha aspettato tutta la gravidanza per curarsi, la mia ansia cresceva ogni giorno che passava, fino a che il 30 maggio del 2011 nasce Francesco. Subito dopo Chiara si opera per asportare il tumore, ma i medici trovano due metastasi ai linfonodi del collo, così inizia il calvario: chemio, radioterapia, peg, che è un tubicino nello stomaco per alimentarsi, perché il tumore aveva reso necessaria l’asportazione di parte della lingua, che ovviamente dopo si è gonfiata e Chiara non poteva mangiare. I primi controlli sembrano andare bene, l’ultimo va malissimo; siamo arrivati più o meno a marzo di quest’anno quando ci dicono che Chiara era una malata terminale, che non c’era più niente da fare, le terapie non funzionavano, il tumore era troppo aggressivo e troppo invasivo.
Saputo questo, una delle nostre prime preoccupazioni è stata quella di partire per Medjugorie e di portare i nostri amici, le famiglie che in questi anni avevano recitato un rosario per noi una volta a settimana, perché noi ci siamo conosciuti lì e volevamo riconsegnare alla Madonna tutta la nostra vita.
Così volevamo organizzare un piccolo aereo, il papà di Chiara è il presidente dei Tour Operators italiani, quindi aveva questa possibilità e in un giorno abbiamo riempito un aereo di linea da 160 persone e vi assicuro che ne avremmo potuti riempire due. Siamo stati molto lusingati di tutto l’affetto che ci circondava e che mi circonda ancora adesso. Quindi siamo partiti per Medjugorie, per chiedere al Signore la grazia di accogliere la grazia, qualunque essa sarebbe stata.
Nel video che ora vi propongo c’è la testimonianza della nostra storia fatta a Medjugorie da Chiara, però è la testimonianza intrecciata con il nostro matrimonio, vedrete, infatti, alcune parti del video del mio matrimonio, dove incredibilmente le letture che abbiamo scelto, il Vangelo, sono estremamente profetiche, in un disegno che solo il Signore poteva conoscere.
Io sono tanto lusingato che il Signore mi abbia scelto, non lo so perché, ma ha voluto così e che pure mia moglie mi abbia scelto. Al funerale è venuto il Cardinal Vallini, ha parlato di una nuova Santa Gianna Beretta Molla ed è vero che è così, mia moglie è santa e io non ho dubbi; non è che fosse questo il mio desiderio, sinceramente avrei preferito invecchiare con lei, però il Signore nei suoi progetti incredibili ha concesso a me di sposare questa donna.
La cosa che mi preme farvi capire è che noi siamo fatti di carne, la nostra non è una storia di una santità particolare, come Padre Pio che aveva il dono della bilocazione, ma di una vita normale.  Chiara non si era mai accorta di essere così speciale, io un po’ me ne ero accorto, ma non pensavo così tanto.
Chiara è nata nel Rinnovamento nello Spirito, io conosco la Comunità Gesù Risorto perché facevo parte della Comunità Maria, quindi noi pregavamo come pregate voi; logicamente noi credevamo fermamente che se il Signore avesse voluto, avrebbe guarito Chiara, però il Buon Dio vede molto più in là di quanto vediamo noi.
Io di professione sono fisioterapista e lavoro con i malati terminali, quindi sapevo benissimo quello che sarebbe successo, come sarebbe andata la malattia di Chiara e questo rendeva le cose un po’ più difficili per me. Mia moglie, sapendo di essere terminale, mi chiese di non dirle mai quanto tempo le sarebbe rimasto da vivere, questo perché aveva paura che il diavolo potesse metterle paura. Lei non l’ha saputo logicamente, però poi il corpo va e ti accorgi che non ti manca tanto. Sapevo che a Chiara sarebbero rimasti un paio di mesi, sono stati due mesi e dieci giorni.
Quando siamo arrivati a Medjugorie, Chiara aveva un occhio bendato perché aveva una metastasi che le faceva molto male; nel video parla molto tranquillamente, ma vi assicuro che non ce la  faceva, a parlare né tantomeno a camminare, è un miracolo che in quei giorni non abbia avuto dolori. Il Buon Dio ha dei progetti strani, ti dona tanti piccoli segni per farti capire la Sua presenza e noi li abbiamo accolti tutti e abbiamo vissuto della consolazione che Cristo ci dava.
Tornati da Medjugorie siamo andati a vivere in campagna, Fra Vito, che è il nostro Padre spirituale faceva avanti e indietro da Cagliari. Il rapporto tra Fra Vito e Chiara era un po’ come tra San Francesco e Fra Jacopa, c’era un amore particolare. Quindi il frate ci ha fatto la grazia di vivere con noi, ogni giorno facevamo la messa, le lodi, i vespri, pregavamo cantando in lingue e quelli sono stati mesi meravigliosi, al di là di tutto devo dire che sono stati dei mesi meravigliosi. In questi anni di matrimonio io e Chiara non abbiamo conosciuto, purtroppo o per fortuna, una ordinarietà, invece in questi ultimi mesi il Signore ci ha fatto vivere una routine, anche con Francesco, che abbiamo assaporato attimo dopo attimo e ci siamo preparati ad accogliere lo Sposo che arrivava. Perché il vero Sposo è sempre Lui, per tutti noi, anche se ci sposiamo, in realtà il vero matrimonio è quello che avremo tutti con Cristo, dal quale non possiamo scappare.
Per questo Chiara è vestita da sposa, quando è morta l’abbiamo vestita da sposa, perché lei era una sposa.
Noi come voi crediamo nei miracoli e logicamente non c’è giorno che non glielo abbiamo chiesto. Ma una volta Chiara mi guarda e mi dice “Enrico se tu sapessi che il tuo sacrificio salverebbe dieci persone, lo faresti?”, io le dico “Sì, io lo vorrei fare, se il Signore mi dà la grazia, lo voglio”. Allora lei mi risponde “Forse questa guarigione, anche se gliela chiedo, non la voglio!”.
Ed ora che sta succedendo? Proprio questo: questa luce si sta diffondendo, il seme che cade in terra non muore, genera molto frutto e così è stato per Chiara. Nella nostra vita abbiamo sempre vissuto questa frase: “Siamo nati e non moriremo mai più”, che ora è associata a Chiara ma che in realtà è stata detta dal vostro fondatore, che io ho conosciuto quando avevo quindici anni, Giampaolo Mollo, gliela ho rubata, però mi piaceva tanto.
Siamo arrivati al 13 giugno, avevamo capito che mancava poco, Fra Vito non era con noi in quel momento, era a Cagliari, quindi l’ho chiamato e gli ho detto di fare presto, lui ha preso l’aereo ed è venuto; era un giorno molto faticoso, logicamente Chiara stava molto male ma ha aspettato Fra Vito come un’innamorata, ma non perché lo amasse, ma perché sapeva che lui le portava Gesù. Credo che valeva tutta la vita vivere per essere presenti a quell’ultima messa.
Chiara ha vissuto quella messa in un modo incredibile, il  Vangelo era “Voi siete il sale della terra, la luce del mondo” e Chiara contemplava quelle parole e diceva: “Che bello, che bello tutto quello che sta succedendo”. Ci ha salutato tutti ed è stata cosciente fino alla fine e … sapete nel mio lavoro ho visto tante persone morire… io non ho mai visto morire nessuno così, forse perché i cristiani sono pochi e dovrebbero essere un  po’ di più. Chiara è morta felice!
Quel sorriso che avete visto nel filmato, lei ce l’aveva quando moriva; vi chiederete come sia possibile una cosa del genere, certamente è frutto di un cammino, di un percorso, di tanto amore, però vi rendete conto che si può morire felici? Cristo è Risorto, ma a noi uomini importa poco che Cristo è risorto, siamo noi che desideriamo risorgere con Lui e la mia gioia nasce dal fatto che Cristo mi dice che anche io posso risorgere e Chiara aveva ben in mente questo. Infatti, nell’ultimo periodo era invincibile, nel senso che aveva indurito il suo sguardo, perché come Gesù che va a Gerusalemme e indurisce il suo sguardo perché sapeva quello che stava per accadere, così Chiara ha indurito il suo sguardo e fatto le cose seriamente: non lasciava entrare nella sua mente paure che l’avrebbero allontanata da Cristo, certo questo è frutto di tanta grazia, di tante preghiere, ma Dio per ognuno di noi è pieno di grazie, quella per Chiara non era una grazia speciale … Dio la grazia vuole darla a tutti.  A volte le persone mi dicono che Chiara era così bella, piena di grazia e che non per tutti è così, ma vi assicuro che neanche per Chiara era così. Se sapeste quanti peccati abbiamo fatto, quanto abbiamo sbagliato nel fidanzamento, ma al Signore, una volta che ti sei confessato, non gli interessa proprio niente dei tuoi peccati, sei una creatura nuova, il problema siamo noi che siamo sempre legati a questo passato; allora con Chiara avevamo capito che l’unica soluzione per non impazzire era vivere il presente.
C’è una bellissima frase che dice: “Il passato è storia, il futuro è un mistero, il presente è un dono ed è per questo che lo chiamiamo presente”.
Ed e vero, il diavolo ci tenta  sempre sul passato e sul futuro, mettendoci tante paure; ecco Chiara fino all’ultimo giorno ha avuto la grazia di vivere il presente e facendo così noi abbiamo riso davanti alla morte, perché Chiara sapeva dove andava, non ne aveva dubbi, questo fa parte della sua santità certo, lei sapeva che andava a stare molto meglio di qua, infatti secondo lei la croce più grande era la mia. E pure secondo me se permettete. E mi ha detto: “Tu rimani qua io vado a stare bene Enrico”, insomma accompagnare Chiara per me è stato un onore incredibile e logicamente farà parte della mia vita sempre.
Mio figlio ha fatto 1 anno il 30 maggio, Chiara è morta tredici giorni dopo e cosa poteva regalargli? Ha scritto una lettera a Francesco, che ora vi leggerò se il Signore mi darà la grazia di farlo; fino ad adesso non l’ho mai letta, al di là del funerale, perché pensavo fosse solo di Francesco, in realtà ho capito che non è così, adesso ci sono tanti figli di Chiara sparsi nel mondo, in questa lettera lei ha scritto quello che vuole consigliare al figlio, e credo che lo voglia consigliare ad ognuno di voi.
Carissimo Franci,
oggi compi un anno e ci chiedevamo cosa poterti regalare che potesse durarti negli anni e così abbiamo deciso di scriverti una lettera. Sei stato un dono grande nella nostra vita, perché ci hai aiutato a guardare oltre i nostri limiti umani, quando i medici volevano metterci paura, la tua vita così fragile ci dava la forza di andare avanti. Per quel poco che ho capito in questi anni, posso solo dirti che l’amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto di amore, viviamo per amore e per essere amati e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio. Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri, come solo Dio può insegnarti. L’amore ti consuma, ma è bello morire consumati, proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente, perché tutto è un dono; come dice San Francesco: “Il contrario dell’amore è il possesso. Noi abbiamo amato i tuoi fratelli Maria e Davide e abbiamo amato te, sapendo che non eravate nostri, che non eravate per noi e così deve essere tutto nella vita: tutto ciò che hai non ti appartiene mai, perché è un dono che Dio ti fa, perché tu possa farlo fruttare. Non scoraggiarti mai figlio mio, Dio non ti toglie mai nulla, se toglie è solo perché vuole donarti tanto di più. Grazie a Maria e Davide noi ci siamo innamorati di più della vita eterna ed abbiamo smesso di avere paura della morte, dunque Dio ci ha tolto, ma per donarci un cuore più grande ed aperto ad accogliere l’eternità già in questa vita. Ad Assisi mi ero innamorata della gioia dei frati e delle suore, che vivevano credendo alla provvidenza e allora ho chiesto anche io al Signore la grazia di credere a questa provvidenza di cui mi parlavano, di credere a questo Padre che davvero non ti fa mai mancare niente e Fra Vito ci ha aiutato a camminare credendo a questa promessa. Ci siamo sposati senza niente, mettendo però Dio al primo posto e credendo all’amore che ci chiedeva questo grande passo. Non siamo mai rimasti delusi, abbiamo sempre avuto una casa e tanto di più di quello che ci occorreva. Tu ti chiami Francesco proprio perché San Francesco ci ha cambiato la vita e speriamo che possa essere un esempio anche per te. E’ bello avere degli esempi di vita che ti fanno capire che si può pretendere il massimo della felicità, già su questa terra, con Dio come guida. Sappiamo che sei speciale e che hai una missione grande. Il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà la strada da seguire, se gli aprirai il cuore. Fidati ne vale la pena.
Mamma Chiara.
Io mi fermerei qui, ma c’è ancora una cosa che vorrei dirvi, facciamo un piccolo test:
Il contrario dell’amore, ve l’ha detto Chiara qui dentro, è il possesso;
il contrario della paura, la fede;
il contrario della morte, la gioia!
Allora se voi tenete a mente queste tre cose, Chiara ce le aveva sempre in mente, potete fare centro ragazzi!
Ovviamente mia moglie mi manca tanto, ho tanto dolore, tanta gioia, non ci capisco niente di quello che ho dentro, però sono contento di una cosa: che mia moglie ha fatto centro. Io e mia moglie guardavamo nella stessa direzione e lei è arrivata al centro, quindi quello che mi potevo augurare che succedesse a novantamila anni è successo ai suoi ventotto anni, però ha fatto centro e io ne sono contento.
Penso che il tema del ritiro dei giovani “La Speranza poi non delude” era proprio calzante con la nostra storia ed io vi ringrazio tanto.
Due cose Chiara aveva scelto per il suo funerale, una che lo celebrasse Fra Vito ed infatti anche se era presente il Cardinale, gerarchicamente avrebbe dovuto celebrare lui, l’ha potuto celebrare Fra Vito perché era volontà di Chiara e l’altra una volta mi disse: “Enrico, se mai dovesse succedere, al mio funerale voglio che chi viene possa ricevere una piantina, non voglio che mi si portino fiori, voglio che escano dalla chiesa con una piantina, perché si devono ricordare che la vita è fuori di loro”, è geniale mia moglie ragazzi, veramente, quando me l’ha detto ho pensato che fosse proprio una cosa bella; insomma è andata così, abbiamo comprato mille piantine, non erano poche, però poi eravamo 2.500 e non sono bastate per tutti però… la vita è fuori di noi!
Voglio dirvi ancora una cosa, tante volte mi chiedono se mi arrabbio con Dio per quello che mi è successo, io vi devo testimoniare che in questi anni non me la sono mai presa con Lui, neanche Chiara, forse perché eravamo coscienti dei nostri limiti; se prendi un metro e fai un giro intorno alla testa, scoprirai due cose: la prima quanto porti di cappello e la seconda fino a dove può arrivare la tua intelligenza. Se vuoi che la tua vita sia fino a dove puoi arrivare tu, fratello mio caro, avrai una vita mediocre. Ma che brutta! Se invece ti fidi di Dio, di quello che Lui ha pensato per te, anche se tante volte non è facile, Dio agisce, proprio quando pieghi le tue ginocchia; mi viene in mente quella frase in cui il Signore dice: “Non vi ho dato uno Spirito per ricadere nella paura, ma vi ho dato uno Spirito che vi rende figli di Dio e che vi fa gridare Abbà Padre”, in questa frase c’è tutto quello che ci serve, perché la paura certo che ce l’hai, io ce l’avevo, Chiara ce l’aveva, certamente, però la grazia che abbiamo avuto è stata quella di gridare “Abbà Padre”; se tu gridi Abbà Padre, vinci quella paura; se è vero quello che ci dice il Signore e se permettete se non è vero, cosa ci facciamo qui? è proprio quando hai paura che hai l’occasione di incontrare Gesù, è proprio quando hai dei problemi che lo puoi incontrare fratello mio; proprio quando le cose non vanno come vuoi tu è un’occasione che Dio ti sta mettendo davanti per riconoscere che sei limitato, che il cappello che hai è così piccolo. Chiara conosceva i suoi limiti e questa è la grazia che ti permette di conoscere che c’è un Padre che ti ha creato e che ti ha amato da sempre ed è forse per questo che non siamo stati delusi da tanto amore che Dio ci ha dato.
Io non vedo l’ora, a volte, di andare a trovare mia moglie e i miei figli, mi dispiace per Francesco che rimane qua, però a volte lo desidero e allora dico “Signore chiamami presto, perché qua è una fatica”, però questa è la mia croce e la croce è quel candelabro che ci illumina, questo ce lo ha insegnato Chiara quando stava morendo, era così bella e luminosa, ragazzi, che mi dispiace non l’abbiate vista, Dio mi ha dato l’onore di vederla e la custodirò nel mio cuore per sempre. Grazie.


domenica 7 ottobre 2012

IL GIARDINO DELLA GIOVINEZZA CHE IL MONDO NON CONOSCE




Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale.
Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta. La sua storia sta commuovendo il mondo. Chiara è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta.
A 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico, si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.
E’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.
Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita.

Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico.
La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti. Quel giorno Chiara disse ai suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.
“Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.
Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato.
Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita.
Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà:Il Signore ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e una diagnosi di tumore per lei: “Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”.
Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011. Chiara – per non perdere il figlio - ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza di essere ancora in tempo.
Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale. Chiara è morta a 28 anni il 13 giugno di quest’anno. In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto: “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”.
Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A tutti!”.
Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina.
Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna Beretta Molla”.
Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e dopo il parto morì.
Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni. Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento romano, racconta l’inizio della sua vicenda.
A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non c’è possibilità di fraintendere”.
Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:
Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia… Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile. Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico “questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra. Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”.
Poi ha detto: “Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso. Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto. Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra cosa”.
Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta di vita: aiutare il prossimo”.
In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente. Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la cosa giusta”.
Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai più”.
C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio. Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.
Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti “moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.

Antonio Socci
Da “Libero”, 7 ottobre 2012

giovedì 4 ottobre 2012

Chiara Corbella, la grazia di vivere la grazia

Chiara Corbella, la grazia di vivere la grazia

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ottobre 4, 2012 Benedetta Frigerio
L’amore combattuto. I figli concepiti e perduti. Un’altra gravidanza. Poi la malattia. E la scelta di dare alla luce Francesco, pagando il prezzo più alto. La misteriosa serenità di Chiara Corbella e suo marito Enrico. Una testimonianza inedita
«Sei pronta?». «Abbastanza». Aveva risposto così, a suo padre, mentre si accingeva a salire all’altare dove avrebbe sposato Enrico. Era il 21 settembre 2008. Quattro anni più tardi, il 13 giugno 2012, la sposa muore a 28 anni per salvare il figlio che porta in grembo. La sua storia ha fatto il giro del mondo. Mentre per la Chiesa, che parlò al suo funerale per bocca del cardinale Agostino Vallini, è una «seconda Beretta Molla». Di lei è girata su YouTube una testimonianza toccante. Domenica 23 settembre 2012, a Torino, in un incontro organizzato da un gruppo chiamato al servizio negli ospedali e nelle carceri, “I Giullari di Dio”, davanti a 400 giovani, questa donna ha parlato nuovamente in un filmato inedito che la ritrae a un mese dalla morte. Quando sapeva di essere malata allo stadio terminale. Ed ecco cosa ha raccontato a centinaia di ragazzi che non l’hanno mai conosciuta. E che ora non dimenticheranno tanto facilmente il suo nome, Chiara Corbella.
A 18 anni, Chiara aveva incontrato il suo futuro marito Enrico in un pellegrinaggio a Medjugorje. Tornata a casa aveva detto: «Papà, io quello me lo sposo». Ma le cose non erano andate nel verso giusto. (Non siamo in uno show televisivo di cuori infranti che si ricompongono sotto le telecamere e gli applausi del pubblico, siamo in un auditorium di Torino in cui vediamo il volto e ascoltiamo le parole di una condannata a morte: al suo fianco c’è un marito che sa che di lì a poco sua moglie non ci sarà più, e Chiara rievoca la loro storia). «Bè Signore, gli dissi, tu me lo hai fatto trovare, tu me lo togli, ora torno lì e mi spieghi perché». Apice della crisi. Chiara che si imbarca sul primo traghetto e torna a Medjugorje. Chiara che si ritrova serena ma a cui rimane anche una domanda molto impellente (e molto ruspante, molto alla romana, perché lei è proprio una simpatica romana). «Si va bè stai serena…che vor dì Signore? Che devo fare?». Chiara si racconta. E racconta di una ragazza che cercava «risorse umane che in me non c’erano più, mentre il Signore mi diceva: “Aspetta, fidati”». E invece lei vuole fare di testa sua. Lo chiama senza ottenere nulla. E poi va in Australia, decisa a dimenticarlo. Ma tornata lo ritrova su Msn. I giovani che assistono al filmato in sala sorridono. «Scriveva che voleva i pesi per far ginnastica». Allora Chiara glieli porta di persona. Lei è in pena mentre lui le dice di essere serenissimo. «Sì – spiega Enrico, ruspante anche lui, anche lui romano – perché dovete sapé che senza Chiara io me ero tolto un peso de dosso, senza Chiara io pensavo de sta’ meglio».
Anche Enrico rievoca quei giorni, quegli anni. E spiega perché una volta non riusciva proprio ad amarla. «Ho sempre avuto una paura incredibile della morte, da quando a 22 anni persi mio padre. Se tutto muore come faccio a legarmi per sempre e a dare tutto?». Poi succede qualcosa. «Capii che la paura è una menzogna, che la vita non ce la diamo noi, che come ha ripetuto Chiara “siamo nati e non moriremo mai”». Chiara intanto era corsa disperata da un amico frate francescano. «E lui mi chiede: “Ma perché te sei così incaponita?”. E mi dà da meditare un pezzo dell’Apocalisse: “Quando Egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre”. È stato allora che mi è proprio cambiata la vita. Ho detto: “Va bene, forse non ci ho proprio capito niente Signore”». Chiara si arrende e torna da Enrico. Lui è là fuori arrabbiato. Lei piange mostrandosi per quella che è e lui la perdona. Ricominciano. Vanno a un pellegrinaggio. «Al ritorno lui mi fa: “Ci sposiamo?”. E io: “Ma che dici? Ma sì!”». Ride ancora Chiara. Insieme a un pubblico di giovani che la guarda e l’ascolta con occhi e cuore teso in quell’ultimo suo filmato. Adesso lei prende fiato, la lingua è malata e le rende difficile la parola. Ma si capisce, vuole parlare, ci tiene a raccontare la sua storia, la storia tra un uomo e una donna. «Abbiamo litigato ancora una sera intera, litigavamo su tutto, perche lui doveva spiegarmi come funzionavano le leve: non era possibile che a 24 anni non sapessi cosa fossero… Adesso ho capito, però». Ride ancora, Chiara. «Siamo arrivati al matrimonio con una serenità incredibile rispetto a quelli che ci conoscevano e che ci avevano visto litigare per qualsiasi cosa. Sembrava non ci fosse davvero più niente a metterci paura. Era così. Avevamo affrontato le nostre paure e avevamo smesso di pretendere. Avevo detto: “Mi fido Signore”, e Dio ci aveva allenati ad attendere».
Dopo il matrimonio Chiara rimane subito incinta. Ma dall’ecografia all’ottava settimana viene un responso ferale. Enrico è in ospedale per un intervento e lei non sa come dirgli che Maria non ha il cervello. Che morirà subito dopo la nascita. Allora scrive al marito. E lui le risponde. «Questa è nostra figlia, la accompagneremo fin dove possiamo». Ancora una volta la commozione in sala è spenta da questa fantastica romana. Che ha ancora la forza di sorridere. Ed è sul ciglio della tomba. Sta ricordando la sua prima gravidanza. E tra un mese lei stessa non ci sarà più. Ma lei sorride. E intercala battute, ed è davvero una simpatica romana. «Bè, io ci sono rimasta, ho detto: ammazza, ma questo mi ama sul serio, così come lo amo io». In ospedale le dicono che quella che aveva portato in grembo non era vita. «Non volevano nemmeno farci vedere Maria. E invece ho detto: “Datemela”». E Maria è stata battezzata.
Accoglienza e sacrificio
Dopo la morte della primogenita, Enrico e Chiara tornano a Medjugorje. Per ringraziare Maria e chiedere la grazia di una nuova gravidanza. E la grazia accade. E il dolore anche. L’ecografia dice che Davide non avrà gli arti inferiori. «Vabbè Signore, dico, ma che ci stai chiedendo? Capii che in fondo la prima volta il Signore ci aveva chiesto: “Siete disposti ad accompagnare un figlio fino a dove vi chiedo e basta?”. Ora ci diceva: “Sei disposto ad accogliere un figlio disabile nella tua famiglia?”. Abbiamo risposto ancora di sì». Ma poi l’annuncio che anche Davide, appena nato, morirà. Entra in scena Enrico. Dice: «I nostri figli non sono nostri, ce mancano, non è che…». E non ce la fa proprio a chiudere la frase. Mentre Chiara è lì. Ancora un mese prima di morire. Con questa sua lingua affaticata. Col cancro che avanza. A confortare il suo sposo. E sorride, Chiara. Col sorriso bello e ruspante di una ragazza romana. «Se tuo figlio vince ’na borsa de studio e deve andare in America e tu sai che la sua fortuna è andà là, che fai? Non ce lo mandi? Ce lo mandi anche se te dispiace!».
E così arriva il terzo figlio, Francesco. Questa volta è vivo, sta bene, cresce sano nel grembo di sua madre. E invece a Chiara hanno scoperto un carcinoma. Maligno. E lei decide che la cosa più importante è Francesco. Decide che curerà il cancro solo dopo il parto. E tutto ritorna preghiera. Intorno a lei si forma un popolo. Si raduna gente che sta in capo al mondo. Mentre i due sposi ripetono la promessa che si sono fatti vicendevolmente davanti a Dio e al popolo, al loro matrimonio: «Chiediamo a voi, fratelli e sorelle, di pregare con voi e per noi, perché la nostra famiglia diffonda nel mondo luce, pace e gioia».
Chiedere la guarigione
Enrico, come Chiara, sente tutto il peso del dolore, lo sgomento. E spiega che «io nella vita ho sempre avuto paura del buio, so’ pieno di paure, perciò onestamente a me sembra una cosa soprannaturale aver affrontato ’sta roba e quindi io sento di aver vissuto un miracolo insieme a mia moglie». Chiara racconta la sua ultima “discussione” avuta con il Padreterno: «Signore, o mi guarisci oppure mi dai la grazia di vivere questo momento, mi devi però convincere che è molto meglio che io raggiunga i miei figli. Così, da quando sono uscita dall’ospedale ho iniziato a pensare: oh Dio adesso come si fa? Ho pensato a tutte le difficoltà a cui sarebbe andato incontro Enrico da solo e ho passato un po’ una notte così, un po’ sveglia. E ho detto: “No, così non si può vivere. Fossero gli ultimi momenti della mia vita, li devo vivere chiedendo al Signore la grazia”. Se no umanamente si impazzisce». Dopo un ennesimo viaggio a Medjugorje, Chiara ritrova la serenità. «E ho detto: “Signore questo è il miracolo”». Chiara chiede «la grazia di vivere la grazia». E poi ringrazia. «Perché anche se fossero i momenti finali è un privilegio sapere in anticipo di morire e… – la voce la si rompe in un groppo in gola – uno così può dire ti voglio bene!». E noi che ascoltiamo queste parole restiamo impietriti davanti a tanta strana bellezza.

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giovedì 28 giugno 2012

“Io, Chiara e il nostro amore speciale”

“Io, Chiara e il nostro amore speciale” 

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Chiara Corbella
Chiara Corbella

Radio Vaticana intervista Enrico Petrillo, il marito di Chiara Corbella, morta dopo aver rinviato le cure anti-tumore per far nascere sano il figlio

mauro pianta roma


La sua storia sta facendo il giro del mondo. Chiara Corbella, una bella ragazza romana di 28 anni, è morta il 13 giugno scorso. E’ morta dopo aver rinviato le cure per un tumore scoperto al quinto mese di gravidanza. La sua scelta ha consentito al figlio Francesco di venire al mondo sano. La sua, però, non era la prima gravidanza: Maria e Davide erano scomparsi poco dopo il parto essendo nati entrambi con gravi malformazioni.

Prima di morire Chiara aveva scritto in una lettera al figlio Francesco: «Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi».

Enrico Petrillo, il marito di Chiara, ha letto quella lettera al funerale della ragazza. Una cerimonia alla quale hanno partecipato più di mille persone.  Enrico nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista a Radio Vaticana.

In un filmato su Youtube, Chiara ha pronunciato questa frase: “Il Signore mette la verità in ognuno di noi; non c’è possibilità di fraintendere”. Alla luce di quanto accaduto (i dolori, le incertezze, le scelte fatte ) qual è, è stato chiesto ad Enrico, la verità che hai scoperto?


«Quella frase – ha risposto il giovane- si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia… Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile. Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata e quindi, alla fine, ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà, questa Croce – se la vivi con Cristo – non è brutta come sembra. Se ti fidi di lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia. Quando vedevo Chiara che stava per morire ero ovviamente molto scosso. Quindi, ho preso coraggio e poche ore prima – era verso le otto del mattino, Chiara è morta a mezzogiorno – gliel’ho chiesto. Le ho detto: “Chiara, amore mio, ma questa Croce è veramente dolce, come dice il Signore?”. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: “Sì, Enrico, è molto dolce”. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo vista morire felice, che è tutta un’altra cosa».


Ma cosa racconterà papa Enrico al figlio Francesco quando lui domanderà della mamma?  «Gli racconterò sicuramente – ha risposto ancora Enrico - di come è bello lasciarsi amare da Dio, perché se ti senti amato puoi fare tutto. Questa, secondo me, è l’essenza, la cosa più importante della vita: lasciarsi amare, per poi a nostra volta amare e morire felici. Questo è quello che gli racconterò. E gli racconterò che questo ha fatto mamma Chiara. Lei si è lasciata amare e, in un certo senso, mi sembra che stia amando un po’ tutto il mondo. La sento più viva oggi che prima. E poi, il fatto di averla vista morire felice per me è stata una sconfitta della morte. Oggi, so che c’è una cosa bellissima di là che ci aspetta».


Infastidito dal “profumo di santità” intorno a Chiara? «Sinceramente mi lascia abbastanza indifferente. Nel senso che Chiara e io avevamo fatto altre scelte, per la vita: avremmo desiderato tanto invecchiare insieme. Però, anche in questo momento della nostra storia vedo come Dio ogni giorno mi meravigli... Io sapevo che mia moglie era speciale: credo nella beatitudine, che una persona venga proclamata beata perché beato significa essere felici. Chiara e in parte anch'io abbiamo vissuto tutta questa storia con una grande gioia nel cuore, e questo mi faceva intuire delle cose grandi. Però, oggi sono meravigliato, perché mi sembrano molto più grandi di quello che io potessi pensare». Una meraviglia che fa il giro del mondo.

domenica 17 giugno 2012

Chiara Corbella Petrillo


Chiara Corbella Petrillo:

la seconda Gianna Beretta Molla

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La straordinaria storia della giovane morta a 28 anni per aver rimandato le cure del tumore per portare a termine la gravidanza. Oggi i funerali a Roma.
di Salvatore Cernuzio
ROMA, sabato, 16 giugno 2012 (ZENIT.org) – A volte Dio come un buon giardiniere scende nel suo orto per controllare i fiori che ha piantato e se trova uno particolarmente bello, lo prende con Sé e lo porta nella Sua casa. È successo proprio questo oggi, nella chiesa di Santa Francesca Romana, nella zona Ardeatina della Capitale, dove si è celebrato il funerale, anzi la “nascita al Cielo” della giovane Chiara Petrillo, dopo una sofferenza di circa due anni provocate da un tumore.

Una cerimonia tutt’altro che funebre: una grande festa a cui hanno preso parte circa mille persone che hanno occupato la chiesa fino ai matronei più alti, cantando, suonando, applaudendo e pregando dall’ingresso della bara fino alla sua uscita.

È una storia straordinaria quella di Chiara, che in questi giorni sta girando in tutti i canali della rete, tanto che il video su Youtube - Testimonianza di Enrico e Chiara - ha registrato più di 500 visualizzazioni in un solo giorno.

Non si può restare impassibili di fronte a questa storia di santità dei nostri giorni. Una storia che merita di essere conosciuta e raccontata, come hanno scritto molti utenti nei loro commenti, perché è una dimostrazione di come sia possibile realizzare oggi le parole di Giovanni Paolo II quando disse: “Tutti possono aspirare alla santità, la misura alta della nostra vita quotidiana”.

Soprattutto è la prova che, nonostante siamo immersi oggi in una società egoista che insegna a salvaguardare il proprio benessere prima di ogni altra cosa, c’è ancora chi, con la forza della fede, è capace di morire per l’altro, di sacrificare la propria vita pur di permettere ad una nuova di nascere.

Questa ragazza romana di soli 28 anni, bella, solare, con il sorriso sempre sulle labbra, è morta, infatti, per aver rimandato le cure che avrebbero potuto salvarla, pur di portare a termine la gravidanza del suo Francesco, un bambino atteso fin dal primo momento del suo matrimonio con Enrico.

Non era la prima gravidanza di Chiara. Pochi mesi dopo le nozze, la ragazza era rimasta incinta di Maria, una bimba a cui sin dalle prime ecografie, era stata diagnosticata un’anencefalia, ovvero una malformazione congenita per cui sarebbe nata priva totalmente o parzialmente dell’encefalo.

I due giovani sposi accolsero senza alcuna esitazione questa nuova vita come un dono di Dio, nonostante i medici avessero tentato più volte di farli desistere. E gioirono per tutti i 30 minuti di vita della piccola, celebrando il battesimo e accompagnandola nella sua «nascita in cielo».

Alcuni mesi dopo, una nuova gravidanza. Anche in questo caso, però, la gioia della notizia venne minata dalle prime ecografie che non facevano presagire nulla di positivo. Il bimbo, un maschietto di nome Davide, sarebbe nato senza gli arti inferiori.

Armati dalla fede e dall’amore che ha sempre sorretto il loro matrimonio, i due sposi decisero di portare a termine la gravidanza. Una scelta “incosciente e ostinata” ha scritto qualcuno sul web, ma sicuramente una scelta di fede, frutto della convinzione che le chiavi della vita e della morte sono custodite solo da Dio.

Verso il settimo mese, una nuova ecografia rivelava delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori per il piccolo Davide. “Il bambino è incompatibile alla vita” era la sentenza. Incompatibile forse alla vita terrestre, ma non a quella celeste.

La coppia infatti ha atteso la nascita del bambino, il 24 giugno 2010, e dopo aver celebrato subito il suo battesimo, ha accompagnato con la preghiera la sua breve vita fino all’ultimo respiro.

Sofferenze, traumi, senso di scoraggiamento, ma Chiara ed Enrico non si sono mai chiusi alla vita, tanto che dopo qualche tempo arrivò un’altra gravidanza: Francesco.

Questa volta le ecografie confermavano la buona salute del bimbo, tuttavia al quinto mese a Chiara i medici diagnosticarono una lesione della lingua che dopo un primo intervento, si confermò essere la peggiore delle ipotesi: un carcinoma.

Da lì in poi una serie di combattimenti. Chiara e il marito, però, non hanno perso la fede e “alleandosi” con Dio decisero ancora una volta di dire sì alla vita.

Chiara difese Francesco senza alcun ripensamento e, pur correndo un grave rischio, rimandò le cure portando avanti la maternità. Solo dopo il parto, infatti, la giovane potè sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia.

Francesco è nato sano e bello il 30 maggio 2011; ma Chiara, consumata nel corpo fino a perdere anche la vista dell’occhio destro, dopo un anno, non ce l’ha fatta. Mercoledì, verso mezzogiorno, circondata da parenti e amici, ha terminato la battaglia contro il “drago” che la perseguitava, come lei definiva il tumore, in riferimento alla lettura dell’Apocalisse.

Come, però, si legge nella medesima lettura - scelta non a caso nella cerimonia funebre - una donna ha sconfitto il drago. Chiara, infatti, avrà perso il suo combattimento terreno, ma ha vinto la vita eterna e ha donato a noi tutti una vera testimonianza di santità.

“Una seconda Gianna Beretta Molla” l’ha definita il cardinale vicario, Agostino Vallini, che ha voluto omaggiare con la sua presenza Chiara, che aveva conosciuto qualche mese fa insieme a Enrico.

“La vita è come un ricamo di cui noi vediamo il rovescio, la parte disordinata e piena di fili – ha detto il porporato – di tanto in tanto, però la fede ci permette di vedere un lembo della parte dritta”. È il caso di Chiara secondo il cardinale: “una grande lezione di vita, una luce, frutto di un meraviglioso disegno divino che ci sfugge, ma che c’è”.

“Io non so cosa Dio abbia preparato per noi attraverso questa donna” ha soggiunto, “ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere; perciò raccogliamo questa eredità che ci ricorda di dare il giusto valore ad ogni piccolo o grande gesto quotidiano”.

“Questa mattina stiamo vivendo, quello che 2000 anni fa visse il centurione, quando vedendo morire Gesù disse: Costui era veramente figlio di Dio” ha detto invece nella sua omelia frate Vito, giovane francescano, conosciuto ad Assisi, che ha assistito spiritualmente Chiara e la sua famiglia nell’ultimo periodo, trasferendosi anche nella loro casa.

“La morte di Chiara è stata il compimento di una preghiera” ha proseguito. La giovane, difatti, ha raccontato il frate, “dopo la diagnosi medica del 4 aprile che la dichiarava ‘malata terminale’, ha chiesto un miracolo: non la guarigione, ma di far vivere questi momenti di malattia e sofferenza nella pace a lei e alle persone più vicine”.

“E noi – ha detto ancora frate Vito, visibilmente emozionato – abbiamo visto morire una donna non solo serena, ma felice”. Una donna che ha vissuto spendendo la sua vita per l’amore agli altri, arrivando a confidare ad Enrico “forse la guarigione in fondo non la voglio, un marito felice e un bambino sereno senza la mamma rappresentano una testimonianza più grande rispetto ad una donna che ha superato una malattia. Una testimonianza che potrebbe salvare tante persone…”.

A questa fede Chiara è arrivata pian piano, ha precisato frate Vito, “seguendo la regola appresa ad Assisi dai francescani che tanto amava: piccoli passi possibili”. Un modo, ha spiegato, “per affrontare la paura del passato e del futuro di fronte ai grandi eventi, e che insegna a cominciare dalle piccole cose. Noi non possiamo trasformare l’acqua in vino, ma iniziare a riempire le giare. Chiara credeva in questo e ciò l’ha aiutata a vivere una buona vita e quindi una buona morte, passo dopo passo”.

Un grande passo, però, ora Chiara l’ha compiuto: il matrimonio celeste con il suo Sposo “pronto per lei” – come cantavano i giovani del suo gruppo parrocchiale – tanto che per l’occasione nella bara era vestita con il suo abito nuziale.

Chiara, ora, potrà “accudire i suoi Maria e Davide” e “pregare per Francesco” come scriveva nella lettera lasciata a suo figlio, letta oggi da Enrico.

E tutti noi, così come questa mattina abbiamo portato via dalla Chiesa una piantina – per volontà di Chiara che non voleva fiori al suo funerale, ma che ognuno ricevesse un dono – portiamo nel cuore un “pezzetto” di questa testimonianza, pregando e chiedendo la grazia a questa giovane donna che forse un domani chiameremo Beata Chiara Corbella.

CHIARA CORBELLA PETRILLO
il sito ufficiale

Tutti dietro a Chiara

Tutti dietro a Chiara

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di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Sono una privilegiata perché sabato mattina, nella Festa del Cuore Immacolato di Maria, ho assistito al funerale di Chiara Corbella Petrillo, e ho accompagnato una nuova sorellina in cielo, una sorella a cui vorrei andare dietro, mettendomi in fila, insieme alle mille persone che erano in chiesa, e alle migliaia che stanno imparando a conoscere la sua storia. Migliaia che presto saranno milioni, perché bonum est diffusivum sui, il bene è contagioso.

Conoscevo indirettamente Chiara da anni, attraverso una comune amica che mi raccontava le tappe della sua vita quando ci incontravamo davanti all’asilo o al parco. Questo mi ha aiutato a raccapezzarmi un po’, integrando con quello che sapevo l’omelia, della quale ho sentito credo una decima parte, a causa di un impianto audio difettoso ai piani superiori del matroneo. La chiesa infatti era stracolma, e noi sei – anche i bambini sono venuti e sono stati buoni oltre due ore, perché l’importanza del momento era evidente anche a loro – siamo riusciti a infilarci solo salendo le scale, e anche lì sopra solo la seconda fila era libera. Chiedo appunto a chi era sotto e ha sentito le parole di padre Vito e quelle del marito, Enrico, e quelle del cardinal Vallini di integrare con i commenti quello che ho perso, perché il chicco di frumento che ha accettato di morire porti più frutto possibile.

A concelebrare c’erano oltre venti sacerdoti, tra cui il nostro don Fabio Bartoli, e don Fabio Rosini, e con loro il cardinal vicario di Roma Agostino Vallini, come segno della presenza materna della Chiesa nei suoi più alti livelli. La chiesa di santa Francesca Romana, nel quartiere Ardeatino, era piena soprattutto di giovani e di famiglie, con tanti bambini.

Padre Vito, che negli ultimi tempi era andato a vivere con Chiara ed Enrico per sostenerli nella prova più dura, ha raccontato la storia di questa coppia, che si è formata nei gruppi del rinnovamento dello Spirito – sempre se ho capito bene, da lassù. Si sono conosciuti a Medjugorje, e si sono presto sposati. La storia poi è nota, una prima bambina, nata senza cervello ma accolta fino alla morte naturale, arrivata a trenta minuti dalla nascita. Trenta minuti che sono stati sufficienti a battezzarla e circondarla d’affetto. Un secondo bambino che prima sembrava sano, poi a un’altra ecografia è apparso senza le gambe, e poi, in prossimità della nascita, si è scoperto destinato a morire subito. Di nuovo Chiara ed Enrico decidono di accoglierlo, lo mettono al mondo e lo battezzano. Due funerali celebrati senza smettere per un momento di credere, con “i nostri cuori innamorati sulla croce” che “solo Lui è la pace, e in Lui è la vita”, sono le parole di Enrico. Poi il terzo bambino, finalmente è sano.

Al quinto mese però diagnosticano a Chiara un carcinoma alla lingua, una forma grave e avanzata. Chissà se abortire per cominciare subito le cure avrebbe salvato la vita alla mamma, non lo sapremo mai, ma comunque per i genitori del piccolo Francesco la sua vita non si tocca. Ancora una volta c’è voluto coraggio per dire quest’altro sì, un sì che è stato possibile solo stringendo ancora di più l’alleanza con Dio. Un’alleanza che non viene dal nulla, che non è scienza infusa, ma qualcosa che si conquista giorno dopo giorno grazie a una regola che Chiara amava molto, quella delle tre p. Piccoli passi possibili. Francesco viene fatto nascere prima, ma comunque in modo che non sia in pericolo. Poi cominciano le cure. Ad aprile la sentenza: ormai Chiara è in fase terminale, inutile curarsi. Ha vinto quello che lei chiamava “il mio drago”. Lei, però, non è morta per suo figlio, lei ha dato la vita a suo figlio, ha detto padre Vito, che è tutta un’altra cosa. E poi, dopo avergli dato la vita, ha lottato con tutte le sue forze per continuare a vivere.

Quando torna a casa, dopo la sentenza, lei dice: “va bene tutto, la prova, la malattia, ma se voi fate queste facce, ‘gnela posso fa’”. Chiara infatti era sempre ironica e sorridente, sapeva scherzare anche in una situazione assurdamente tragica, se giudicata con parametri umani. Ma loro, venuti da un cammino di fede prima come singoli e poi come coppia, legati ai frati di Assisi (se non ho capito male quello del Servizio Orientamento Giovani) non guardavano niente da un punto di vista umano. Tutto sub specie aeternitatis. Però questa fede, ha detto più volte padre Vito, era stata conquistata piano piano, provata dalla croce e sempre rafforzata. E così Chiara è arrivata a dire che forse non chiedeva la propria guarigione, ma che suo marito e suo figlio fossero sereni durante la malattia e dopo la sua morte, e così tutte le persone che le vogliono bene. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, al quale aveva invitato le famiglie degli amici: giovani coppie e tanti bambini. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma l’aveva fatta per aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra.

Poi è morta felice, sì, felice, dice padre Vito che è stato con lei ogni momento, ed è stata vestita con l’abito da sposa. Felice, perché chi l’ha detto che la malattia e la morte sono il male assoluto? Dove sta scritto? Chiara è andata incontro al suo sposo, e anche Enrico ha lo stesso sposo, il Signore, che è fedele, e – scrive Enrico – me lo ricorda il nostro bambino. “Ho pensato che fosse finita la gioia, ma poi Francesco me l’ha ricordato, lui è la fedeltà di Dio, è l’amore che non delude, è la follia della croce dell’Amore semplicemente donata”.

Questa mattina stiamo vivendo quello che visse il soldato romano che, vedendo morire Gesù, disse “Costui era veramente figlio di Dio”, ha detto padre Vito. Chiara era “semplicemente” una figlia di Dio, che viveva in pienezza il suo abbandono nelle mani del Padre, e che da Lui ha accolto tutto con docilità, fermamente convinta che da Dio non potesse venire niente di male.

Il marito ha cantato, con una voce strepitosa, tante canzoni che avevano composto insieme durante la loro storia (lei suonava anche il violino); solo per la comunione (la nostra con una fila di due rampe di scale) ne abbiamo ascoltate diverse. L’ultima è stata Perfetta Letizia.

Alla fine Enrico ha letto una lettera scritta dalla mamma al bambino, adorato in questo anno che sono stati insieme (sotto l’altare una grande foto dei primi momenti di vita di Francesco, la mamma con la testa reclinata sul piccolo, addormentato): una lettera che un giorno lo renderà sicuro del grande amore ricevuto, ma un amore gioioso. “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi”. Poi il marito ha ricordato che Chiara non avrebbe voluto fiori (però la chiesa ne traboccava), ma che ognuno si portasse un regalo a casa, e così per ogni famiglia (non bastavano per i singoli, eravamo in troppi) c’era una piantina da portare a casa.

Alla fine il cardinale Vallini ci ha dato la sua benedizione solenne, e ha detto: “io non so cosa ha preparato Dio attraverso questa donna, ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere, e ci ricorda di dare il giusto valore a ogni piccolo o grande gesto quotidiano”.

Ecco, da qui vorrei partire per aggiungere la mia piccola riflessione a quella che finora è stata – impianto audio permettendo – la cronaca. Ho ricevuto diverse chiamate e messaggi di amiche, e ho avuto un po’ la sensazione che qualcuno rischi di sentirsi come schiacciato da un esempio di santità raccontato come ineguagliabile. E le persone che si sono dette più indegne di fronte a Chiara sono proprio quelle che a me sembrano invece a loro volta esempi di santità. Donne e uomini che vivono le loro vite in modo coerente, fedele, eroico a volte, quando richiesto. Solo che a loro, a noi, Dio (per ora) non ha chiesto di attraversare prove simili. Ma non dobbiamo giudicare Dio, e neanche noi stessi. Non credo, da quello che so dalla mia amica e da quello che ho sentito di lei in chiesa, che Chiara avrebbe voluto comunicare questa distanza, non avrebbe voluto il santino, o la deriva agiografica.

Ognuno di noi è chiamato soltanto, e non mi pare poco, a stare ogni giorno al posto di combattimento, nella propria realtà così com’è, abbracciandola in ogni istante. Dio è il Dio del presente, Satana lo è del passato e del futuro. Non sappiamo perché a ciascuno di noi è chiesto quello che ci è chiesto, se morire a fettine o morire tutto insieme. I santi sono quelli che lasciano vivere Dio in sé, che gli danno spazio; perciò è bene guardare il loro esempio, ma solo se ci riporta più in alto lo sguardo, a Colui che ci ama così tanto che se lo sapessimo piangeremmo di gioia (“da soli non è possibile farcela”, ha scritto Enrico). Dare la vita è la chiamata di tutti, stare nell’istante è la nostra unica possibilità di essere fedeli a Dio. E per farlo è necessaria una compagnia di amici nella fede, come quelli, numerosissimi, che hanno avuto Chiara ed Enrico, che aiutino a guardare insieme verso la meta comune. Il cristianesimo è per tutti, perché per tutti è possibile lasciarsi scolpire, poco per volta o tutto insieme, come ha fatto Chiara, con il sostegno di Enrico, un vero uomo dalle spalle larghe, larghissime.

Sul perché del dolore, perché il male, perché la sofferenza degli innocenti, be’, è bene ascoltarle, le domande che questa storia ci ha riportato prepotentemente al cuore. La risposta a queste domande stabilirà che uomini e che donne saremo. Adesso abbiamo un’alleata in più, nella comunione dei santi.