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…la vita non potrebbe essere vissuta se Dio non esistesse..
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Le deficienze del mondo cristiano non possono offuscare né il cristianesimo né la Chiesa. A questo proposito, vi è stata non poca confusione. Il cristianesimo e la Chiesa
non hanno avuto il mandato di dare la felicità agli uomini, ma quello
di portare loro la verità; non di realizzare la giustizia e la libertà
nella società politica, ma di portare all'umanità la salvezza e la vita
eterna. Indubbiamente, però, la Chiesa ed il cristianesimo hanno pure, come compito
secondario, da ravvivare le energie di giustizia e d'amore nelle
profondità dell'esistenza temporale, così da rendere questa esistenza
più degna dell'uomo; ma il successo di un tale
compito dipende dal modo col quale il messaggio divino è ricevuto, e
proprio qui noi ci troviamo di fronte alle responsabilità del mondo
cristiano, ossia dei gruppi sociali di denominazione cristiana che
operano nella storia profana.
È
un'assurdità rimproverare ai cristiani, come si fa sovente oggigiorno,
di non aver battezzato la « Rivoluzione », di non aver dedicato ogni
loro attività alla «Rivoluzione ». Il mito messianico della
«Rivoluzione» è una perversione e laicizzazione della idea del Regno di
Dio, che può riuscire a sconvolgere la storia umana, a far fallire le
rivoluzioni particolari, autentiche ed autenticamente progressive -senza
R maiuscola -che devono via via succedersi, finché durerà la storia
umana ...
La
storia umana fu alleanza con la paura e l'assurdità, la ragione con la
disperazione, le varie potenze di illusione si diffondono sul mondo
intero, disorientando tutte le bussole. La
facoltà del linguaggio è stata talmente disonorata, il senso della
parola talmente falsato, tante verità presentate in ogni occasione dalla
stampa e dalla radio sono, in ogni istante ed in modo perfetto,
mescolate a tanti errori parimenti annunciati a suon di tromba dalla
pubblicità, che gli uomini sono tratti a perdere il senso della verità.
Si è talmente mentito agli uomini, ch'essi hanno bisogno, come di un
tonico, di dosi quotidiane di menzogne; essi mostrano di credervi, ma
cominciano a praticare una specie di vita mentale clandestina, nella
quale essi, non credendo nulla di ciò che è loro detto, finiscono per
affidarsi solamente all'esperienza selvaggia ed agli istinti elementari.
Giunte le cose a questo punto, sembra che i più saggi ragionamenti, le
più eloquenti dimostrazioni e le meglio standardizzate organizzazioni
non siano davvero bastanti agli uomini del nostro tempo. Gli
uomini, oggigiorno, hanno bisogno di segni. Essi hanno bisogno di
fatti, anzitutto di segni sensibili della realtà delle cose divine.
Noi
non dobbiamo fare dei miracoli per gli uomini, ma da noi dipende
mettere in pratica ciò che noi crediamo. È così divenuto evidente che un
cristianesimo decorativo ormai non è più sufficiente. La
fede deve essere una fede reale, viva, pratica. Credere in Dio deve
significare vivere in maniera tale, che la vita non potrebbe essere
vissuta se Dio non esistesse. La speranza terrestre nel Vangelo potrà
così finalmente divenire la forza vivificatrice della storia temporale.
(J. Maritain, Il significato dell'ateismo contemporaneo)
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