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Cristo trasforma l’uomo:
da oggetto lo rende persona
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Lo «stato gesuita» dei Guaranì
di Piero Gheddo
Nel
momento di massima espansione, all'inizio del 1700, le Riduzioni
gesuitiche comprendevano trenta (alcune fonti parlano di 33 o 36)
cittadine con 150.000 abitanti al massimo: ogni centro aveva dai 2.000 agli 8.000 abitanti e due o tre Gesuiti, che non furono mai più di un centinaio in tutto.
Confrontato con i numeri di oggi, il sistema delle Riduzioni sarebbe
una piccola minoranza in qualunque stato moderno. Al tempo della
colonizzazione spagnola nelle Americhe, rappresentava invece un
blocco di popolo rispettabile per numero e compattezza, ben organizzato
e autosufficiente, che pagava le sue tasse alla Corona di Spagna e
offriva anche militari preparati ai governatori della Colonia, in caso
di bisogno. Suscitava invidie e opposizioni nei coloni spagnoli proprio per questo indubbio successo.
"Il più perfetto sistema agricolo dell'America"
Com'erano organizzate le Riduzioni? Visitando oggi le rovine, ci si accorge subito che la
pianta delle singole "Riduzioni" era sempre uguale: al centro la grande
piazza principale (quadrata o rettangolare, ogni lato misura più di 100
metri) con la chiesa, la casa dei missionari, la sala delle riunioni
comunitarie, il "cabildo" (sede del municipio), la casa degli anziani e
quella delle vedove, la scuola, i magazzini, i laboratori, il granaio
comunitario, il cimitero. Poi le vie rettilinee con le abitazioni delle
singole famiglie, costruite in pietra, una meraviglia per quel tempo.
Uno storico afferma che "le abitazioni degli indios delle Riduzioni erano meglio di quanto immaginiamo. Gli
spagnoli avevano case peggiori, anche a Buenos Aires, che allora era un
ammasso informe di capanne e aveva meno abitanti di una Riduzione" (Maxime Haubert, La vie quotidienne au Paraguay sous le Jésuites, Hachette, 1967, pag. 241).
La chiesa era sempre l'edificio più importante e solenne, dove indios e
spagnoli esprimevano al meglio le loro doti artistiche: plastiche e
musicali. La chiesa era ricca di paramenti ricamati con motivi dell'arte
guaranì, di mobili scolpiti, di statue, di arredi d'argento. Il
campanile ospitava anche otto o dieci campane che lanciavano concerti
nelle foreste.
La religione era il principale fattore educativo delle persone e delle comunità e dominava la vita pubblica:
le funzioni sacre iniziavano e concludevano la giornata ed erano intese
anche per creare spazi di partecipazione e di fraternità. La
forza educativa della religione, e l'esempio dei padri (per le Riduzioni
erano scelti i migliori Gesuiti e non tutti resistevano), spiegano il
fatto miracoloso e quasi incredibile che due-tre missionari abbiano
potuto, con la sola forza morale del loro esempio e il richiamo alla
fede, tenere assieme 2.000-8.000 indios, educarli, farli passare dal
nomadismo alla vita sedentaria e comunitaria, senza l'uso della forza. E
non per alcuni anni, ma per un secolo e mezzo! Questo è il vero
miracolo delle Riduzioni, nelle quali esisteva anche una polizia e
alcuni locali di carcere. Ma le condanne e le punizioni erano rarissime (la pena di morte era abolita, quando in tutti gli Stati di quel tempo era comunemente praticata), come confermano tutte le testimonianze dell'epoca. "L'omicidio
è sconosciuto e la discordia è rara. I neofiti vivono fra di loro come
buoni fratelli", si legge in una cronaca del tempo.
La
terra apparteneva al villaggio, i piccoli appezzamenti affidati alle
singole famiglie ridotti al minimo. Non esisteva proprietà privata, né
possibilità di lasciare in eredità proprietà immobiliari. Alloggio,
vestito e nutrimento dati secondo le necessità delle singole famiglie. La
direzione era in mano ai Gesuiti, che delegavano il comando ai capi
eletti dagli indigeni, eccetto i sindaci che erano nominati
dall'Imperatore spagnolo su una terna proposta dai padri. I
prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento animali venivano portati
nei mercati degli spagnoli, per venderli o scambiarli con metalli,
attrezzi, sale, medicine, ecc.
L'agricoltura era l'attività principale, alla base di tutta la vita sociale. L'abilità e il successo dei Gesuiti fu di far cambiare stile di vita ai Guaranì: da nomadi a sedentari, da cacciatori e pescatori ad agricoltori. Non è stata un'impresa facile. Nelle "encomiendas"
degli spagnoli, per farli lavorare, in genere si tenevano gli indios
come schiavi, frustati e messi a morte per futili mancanze.
D'altra parte, un colono spagnolo che aveva una immensa "encomienda" da
mettere a coltivazione, come poteva trattenere gli indigeni (con i quali
era difficile intendersi perché, senza educazione, conoscevano poche
parole di spagnolo), farli lavorare e produrre, evitare che si
ribellassero, se non con la violenza e il terrore delle punizioni
fisiche? L'atmosfera
che si respirava nelle Riduzioni era del tutto diversa: non violenza e
odio, ma educazione, fraternità, eguaglianza, perdono. I padri
conoscevano la lingua guaranì e vivevano la vita dei Guaranì,
fraternizzando con loro.
Le Riduzioni rappresentarono ben presto "il più perfetto e il meglio organizzato complesso agricolo dell'America" dice uno storico (Clovis Lugon, La Repubblica guaranitica dei Gesuiti,
AVE, Roma 1976, pag. 128). Vi si produceva mais, grano, mandioca,
patata dolce, orzo e riso, che erano alla base dell'alimentazione; e poi
cotone, canna da zucchero, tabacco, viti (due raccolti l'anno), tè
(chiamato anche "mate" o "yerba"). Il tè fu fin dall'inizio la maggior
fonte di reddito ed è ancor oggi la bevanda nazionale di argentini e
paraguayani. Altra attività in campo agricolo fu l'allevamento di
animali (fino a raggiungere centinaia di migliaia di capi bovini, ovini
ed equini) e la raccolta del miele selvatico. Ogni
villaggio aveva scorte di grani sufficienti per coprire anche un anno
di completa carestia ed allevava dai 50.000 agli 80.000 capi bovini, con
tale margine di sicurezza che le 30 Riduzioni potevano abbattere circa
300.000 bestie all'anno (la carne, come ancor oggi in Argentina e in
Paraguay, era l'alimento di base con la mandioca, il mais, il riso, il
frumento).
Eppure
il lavoro non era pesante: si lavorava dalle nove alle quattro del
pomeriggio, con due ore di interruzione per preparare e consumare il
pranzo, eccetto la domenica e il giovedì considerati giorno festivo e
semi-festivo. Gli indios dovevano avere il tempo per la vita familiare,
il canto, la danza, i divertimenti comuni, le funzioni religiose, e poi
la scuola e la lettura. Nelle famiglie si faceva la lettura spirituale
in comune! Quando veniva il momento del raccolto, tutti abbandonavano le
altre attività industriali e artigianali, l'arte e la burocrazia, e
andavano nei campi ad aiutare gli agricoltori.
Un altro storico (Alberto Armani, Città di Dio e Città del Sole, Studium, Roma 1977, pagg. 128-130) aggiunge
che per ottenere i buoni risultati di produttività agricola i padri
dovettero far lavorare gli indios non solo nei loro appezzamenti
privati, ma nelle terre che appartenevano al villaggio (chiamate
"proprietà di Dio"), che erano la quasi totalità. Gli indios,
essendo nomadi, non conoscevano la proprietà privata di terre e case. I
Gesuiti tentarono di introdurre la proprietà privata, ma i terreni
affidati alle singole famiglie non venivano curati e a volte nemmeno
seminati. Allo stesso modo, bovini, asini, pecore, cavalli dati in
proprietà ad una famiglia, morivano perché li tenevano legati giorni e
giorni senza dargli da mangiare e da bere, non mungevano le vacche, ecc.
Difficile
per noi, che abbiamo alle spalle secoli e millenni di cammino verso la
modernità, renderci conto di cosa vuol dire per un popolo nomade che
vive all'età neolitica (cioè l'età della pietra, come i Guaranì alla
venuta degli spagnoli), passare di colpo all'uso del ferro,
all'agricoltura, all'allevamento animali, all'industria, alla proprietà
privata... Passare dal baratto al commercio e alla moneta.
I prodotti agricoli e artigianali delle Riduzioni venivano venduti ai
mercati delle città spagnole, specie Santa Fé, Asunciòn, Buenos Aires. I
Gesuiti tentarono di affidare questa attività ai Guaranì, per evitare i
fulmini del diritto ecclesiastico contro i preti che si dedicavano al
commercio, ma con risultati disastrosi. Anche se debitamente istruiti, i
Guaranì ritornavano alle Riduzioni non con moneta legale, ma con
qualsiasi oggetto che colpisse la loro fantasia, campanelli, trombe,
broccati, fibbie e bottoni colorati... I commercianti spagnoli, vista
l'ingenuità degli indios, si arricchivano alle loro spalle. I Gesuiti
dovettero assumere personalmente il commercio esterno.
Sensibilità artistica degli indios
La prosperità delle Riduzioni veniva anche dall'artigianato e dall'industria soprattutto tessile. Nelle
cittadine esistevano fonderie di metalli, laboratori di falegnameria,
forni per la cottura di vasellame, stabilimenti per la filatura e
tessitura delle fibre vegetali e animali (lana, cotone, lino), cantieri
per la fabbricazione di canoe e zattere, laboratori artigianali per la
produzione di cappelli, scarpe, strumenti musicali. L'industria grafica
ebbe grande sviluppo: quando Buenos Aires era ancora priva di una
stamperia (la prima venne impiantata nel 1780), nelle Riduzioni già si
pubblicavano ottimi libri. Questa la grande rivoluzione dei missionari, rispetto alle "encomiendas" spagnole: la
scuola nelle lingua degli indios, debitamente scritta e stampata. Il
Guaranì, che ancor oggi è una lingua praticata dagli indios (molte
lingue indie sono scomparse), venne studiato dai padri e scritto in
caratteri latini; poi si avviò la stampa di sillabari, grammatiche,
vocabolari, raccolte di proverbi, favole e miti della tribù, oltre che
catechismi (il cosiddetto "Catechismo breve" in lingua guaranì è ancor
oggi un modello classico di sintesi del cristianesimo), traduzioni del
Vangelo, libri di devozione, testi religiosi e civili anche tecnici
(sull'agricoltura e la medicina).
I
padri apprendevano il guaranì, insegnavano e predicavano in guaranì. Va
notato che ancor oggi il guaranì, grazie all'opera di Gesuiti e
Francescani nelle loro Riduzioni (anche i Francescani ebbero Riduzioni
in Paraguay, oltre che in altri paesi latino-americani), è riconosciuto
lingua nazionale del Paraguay assieme allo spagnolo e parlato anche
dagli indigeni di tribù diverse.
E gli indios guaranì hanno acquisito, grazie alla loro lingua e cultura
salvate dalle Riduzioni, una coscienza della loro unità e dignità come
popolo, che mantengono ancor oggi. Nelle
Riduzioni, lo spagnolo era insegnato solo a pochi elementi che
ricevevano un'educazione superiore (alcuni giovani venivano inviati a
studiare nel Collegio dei Gesuiti ad Asunciòn) e restò comunque una
lingua straniera.
La liturgia,
i canti, la danza, il teatro, l'arte sacra, l'artigianato erano molto
curati ed avevano lo scopo di educare gli indios (che vivevano,
ricordiamolo, in epoca preistorica) a sentimenti di umanità e di fede e
alla vita comunitaria (fraternità, aiuto vicendevole, ecc.). Il canto e
la danza erano il passatempo favorito, a servizio della cultura
religiosa: vi erano cori polifonici, orchestre con musiche strumentali;
le danze e il teatro erano simbolici di soggetti sacri (la lotta di San
Michele col Drago, la visita dei Magi a Gesù) o della storia locale.
Nella scultura e pittura, gli indios diedero prova di qualità
insospettabili. I due Musei delle Riduzioni che ho visitato, a
S. Ignazio Guazù e a Santa Rosa (ambedue in Paraguay), conservano
meravigliose sculture in legno, argilla, metallo, pietra, e pitture su
tela e su tavole di legno. Tutta questa produzione artistica artigianale
rivela negli indios un alto grado di sensibilità e una prodigiosa
abilità manuale: notevoli soprattutto i volti di Gesù, di Maria, dei
santi rappresentati, con espressioni intense.
I
Guaranì si distinguevano anche nella musica e nel canto. Nella
Riduzione di Yapeyù il padre Antonio Sepp (di Brixen-Bressanone) creò un
vero centro di educazione musicale, la cui fama si estese a tutto il
Rio de la Plata, fino a Buenos Aires, dove cantanti e compositori di
musica indios venivano chiamati per rappresentazioni in teatri. Nella
Riduzione di Yapeyù si producevano strumenti musicali (violini, arpe,
flauti, pifferi) e persino organi. Come tutti i "primitivi" negati alla
speculazione, i Guaranì erano perfetti imitatori di modelli europei, che
arricchivano con la loro sensibilità e tradizione artistica.
Sotto la guida di esperti fratelli coadiutori gesuiti, diventarono non
solo agricoltori e allevatori, ma tessitori, muratori, scultori,
pittori, muratori, fonditori di campane. Stampavano
essi stessi i libri, incidendo i caratteri ed i disegni nel legno.
Nelle Riduzioni è nata, all'inizio del 1700, la prima tipografia del Sud America!
Le Riduzioni erano un "comunismo cristiano"?
Il
sistema educativo delle "Riduzioni" può essere definito di
"paternalismo illuminato". Oggi, naturalmente, è improponibile. Però
funzionò benissimo per un secolo e mezzo. In
tre-quattro generazioni, i missionari portarono gli indios da uno stato
del tutto primitivo (tra l'altro, praticavano l'antropofagia rituale)
ad un livello di civiltà piuttosto elevato e ad una sicurezza di vita,
che mai prima avevano conosciuto.
Due inchieste, condotte dalle autorità civili spagnole e dalle autorità
ecclesiastiche del tempo (alla fine del 1600), stabilirono che gli
indios delle Riduzioni vivevano "senza opulenza ma in decorosa
autosufficienza".
I
proventi dell'agricoltura e dell'artigianato erano impiegati non solo
per potenziare le strutture produttive, ma anche per incrementare la
cultura e l'istruzione degli indios. Le Riduzioni riassumono bene il
"metodo missionario" che ho visto tante volte nelle missioni in ogni
parte del terzo mondo, a contatto con popolazioni "primitive";
ultimamente ancora in Amazzonia dai missionari del Pime che vi lavorano
da 50 anni. Uno dei quali mi diceva: "Se
arrivi in un popolo che non ha la scuola, prima costruiamo la scuola e
poi la chiesa. Perché la chiesa senza la scuola non produce buoni
cristiani".
Ecco
dove, soprattutto, le Riduzioni sono esemplari ancor oggi. Il padre
José Marx, studioso delle Riduzioni nei testi antichi dei Gesuiti (Mi
riferisco soprattutto alle sue "Reducciones Jesuiticas Guaranies",
pubblicate annualmente dal 1988 al 1992 come "calendari", con foto
originali e ampi testi di ricostruzione storica. Vedi pure il suo "Las
Misiones Jesuiticas", Capiovy 1994), mi dice che una
delle preoccupazioni dei padri era che ogni cittadina avesse scuole e
una buona biblioteca di libri in guaranì e in spagnolo. La "Riduzione
di Santa Maria la Mayor" aveva una biblioteca di 445 volumi; quella dei
Santi Martiri 382; Nostra Signora di Loreto (oggi si visita con
difficoltà perché totalmente sommersa dalla selva, in Argentina) 315;
Corpus Christi 460, La Candelaria 4.725 volumi. Pare
impossibile che, nel bel mezzo della foresta tropicale, indios che
venivano dall'età della pietra fossero educati a leggere opere che
prendevano a prestito da una biblioteca! Si trattava certo di alcuni
elementi più preparati, che collaboravano con i padri per opere di
studio e scientifiche.
Ancora padre Marx ricorda che nella
Riduzione di San Cosma e Damiano (oggi molto ben restaurata, in
Paraguay) si costruì un Osservatorio astronomico. Il padre Bonaventura
Suarez lavorò per trent'anni con gli indios, all'inizio del 1700,
fabbricando telescopi, un pendolo astronomico con l'indicazione dei
minuti e dei secondi, un quadrante astronomico, ecc. Le
osservazioni astronomiche di questo missionario dalle Riduzioni del
Paraguay, le prime fatte con metodo scientifico dal Sud del globo,
venivano pubblicate dagli Annali dell'Università di Uppsala in Svezia.
Com'era la vita nella Riduzioni?
Come si svolgeva
la vita quotidiana nelle "Riduzioni"? Come in un collegio o in un
seminario, ma in un'atmosfera non di costrizione, sebbene di
partecipazione, di condivisione. Le famiglie che non accettavano di
vivere con i padri potevano andarsene liberamente (anche se ciò era
molto difficile, quando tutto il clan restava). La giornata era
regolata da un orario molto preciso. Si è parlato di un "socialismo" o
"comunismo" cristiano. Definizione certamente errata, se la prendiamo in
senso politico o ideologico. Abbastanza vicina al vero in senso
culturale-sociale. Più giusto parlare di un "sistema teocratico" nel
quale tutta la vita
individuale e sociale girava attorno al perno della religione cristiana.
Questo non era contrario alla cultura dei Guaranì, impregnata di
religiosità e di vita comunitaria.
Il
problema affrontato dai missionari era come educare gli indios al
cristianesimo non solo con la predicazione e la catechesi, la liturgia, i
canti e le sacre rappresentazioni, ma anche modificando a poco a poco,
senza violenza ma con il consenso e la pressione della comunità, i
costumi degli indios che non si accordavano con la legge naturale e il
cristianesimo. Ad esempio, la poligamia,
che era regola generale: i cacicchi avevano anche venti mogli o
concubine obbligate alla fedeltà, pena gravi punizioni compresa la
morte. Attraverso l'educazione dei giovani, la solennità dei matrimoni
fra i cristiani, la tolleranza verso i poligami che però si sentivano
fuori posto, nel giro di due-tre generazioni i padri riuscirono ad
introdurre e ad affermare il matrimonio monogamico.
Il
segreto del successo fu, ancora una volta, l'educazione, la scuola. Le
città nella selva contavano 400-500 alunni su 5-6.000 abitanti, un vero
primato per quell'epoca, anche in confronto all'Europa del seicento. La scuola impegnava i ragazzi e le ragazze dal mattino alla sera.
La vita dei villaggi incominciava presto: i Guaranì erano
spontaneamente mattinieri, si alzavano prima del sole e andavano a
dormire al tramonto. Alle quattro e un quarto in estate, alle cinque e
un quarto in inverno, le campane o i tamburi suonavano la sveglia. Poco
dopo, gli "alcaldes" giravano per le vie gridando: "Fratelli, è l'ora,
mandate i vostri figli alla preghiera!". I ragazzi andavano in chiesa a
cantare la dottrina cristiana fino al levar del sole, quando venivano
anche gli adulti per le preghiere del mattino. Seguiva la colazione
comunitaria e poi la scuola, che aveva fini essenzialmente pratici:
insegnamento della lingua guaranì e della matematica, ma anche
dell'agricoltura, tessitura, falegnameria, artigianato; taglio, cucito e
ricamo per le bambine e ragazze. Musica e canto avevano largo spazio
nell'educazione delle Riduzioni. La scuola, rigorosamente separata per
maschi e femmine, durava fino a pomeriggio inoltrato, con l'interruzione
per il pranzo.
Per
gli adulti la giornata lavorativa durava dalle quattro alle sei ore:
erano impegnati soprattutto nella coltivazione dei campi comunitari e
nell'allevamento degli animali, ma non pochi attendevano alla tessitura e
ad altre forme di lavori manufatturieri o al servizio sanitario: ogni
Riduzione aveva i suoi infermieri, la sua farmacia, a Yapeyù e
Candelaria furono costruiti veri e propri ospedali. Il tempo libero
durante la giornata era molto, per le faccende di casa e la vita
familiare, la coltivazione dei piccoli appezzamenti privati, la caccia e
la pesca, il canottaggio molto praticato dai guaranì.
Alla
domenica il lavoro era proibito (anche il giorno di giovedì era
considerato semi-festivo, si lavorava solo per particolari urgenze): si
dava molta importanza alla Messa solenne del mattino, con canti, danze,
processioni, catechesi; poi si celebravano giochi e gare sportive
(specie tiro con l'arco), parate militari, danze, teatri ed esecuzioni
musicali per le quali i Guaranì erano particolarmente dotati. I teatri
consistevano in rappresentazioni religiose, ma anche in commedie tratte
dalla vita di tutti i giorni e farse, comiche. Per quasi ogni festa si
organizzavano grandi banchetti per il villaggio. Le tavole erano
preparate nella grande piazza , ogni tavolata era presieduta da un
notabile. Si servivano "carni, polli arrosto, legumi, panini, miele,
arance, pesche e maté".
In
tali occasioni si beveva un po' di vino o di "chica" (una specie di
birra locale), fatto eccezionale perché i Gesuiti avevano proibito l'uso
di bevande alcoliche ed erano riusciti ad estirpare una delle piaghe
più gravi degli indios, l'ubriacatura di "chica". L'orchestra
suonava fino a sera. Di notte vigeva il coprifuoco e tre volte durante
la notte risuonavano i tamburi per indicare i turni di veglia delle
sentinelle. Le Riduzioni vivevano nel perenne timore di essere assaltate
dall'esterno!
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