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venerdì 19 settembre 2014

Cristo, idea personificata della moralità

Immanuel Kant,      Cristo, idea personificata della moralità      
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Elevarci a questo ideale di perfezione morale, cioè al prototipo dell'intenzione morale in tutta la sua purezza è il dovere universale di noi uomini, e a ciò quest'idea stessa, che ci è data dalla ragione come uno scopo da raggiungere, ci può dare la forza necessaria.



La sola cosa che possa fare di un mondo l'oggetto del decreto divino e il fine della creazione, è l’umanità (l'essere razionale in generale del mondo) in tutta la sua perfezione morale, della quale, come sua condizione suprema, la felicità è la conseguenza immediata nella volontà dell'Essere supremo.    

Quest'uomo, il solo che è gradito a Dio, «è in lui fin dall'eternità»; l'idea di lui deriva dall'essere stesso di Dio; egli non è, in questo senso, una cosa creata, ma il suo Figlio unigenito; «il Verbo (il Fiat!) per mezzo del quale tutte le altre cose esistono, e senza del quale nulla esisterebbe di ciò che è stato fatto» [Gv 1,1 ss.] (giacché in vista di lui, cioè dell'essere razionale nel mondo, come lo si può pensare in base alla sua destinazione morale, tutte le cose sono state fatte). «Egli è il riflesso della sua gloria» [Eb 1,3]. «In lui Dio ha amato il mondo» [lGv , 4,10] e solo in lui, e mediante l'adozione delle sue intenzioni noi possiamo sperare «di diventare figli di Dio» [Gv 1,12] ecc.

Elevarci a questo ideale di perfezione morale, cioè al prototipo dell'intenzione morale in tutta la sua purezza è il dovere universale di noi uomini, e a ciò quest'idea stessa, che ci è data dalla ragione come uno scopo da raggiungere, ci può dare la forza necessaria. Ora, appunto perché non siamo gli autori di quest'idea, ma essa ha preso posto nell'uomo senza che noi comprendiamo come la natura umana abbia semplicemente potuto essere capace di riceverla, si può dire meglio che quel prototipo è disceso dal cielo sino a noi, che esso ha assunto l'umanità (giacché è meno possibile rappresentarci come l'uomo, cattivo per natura, possa da sé liberarsi dal male ed elevarsi sino all'ideale della santità, anziché concepire che questo ideale assuma l’umanità [la quale non è cattiva di per sé] e si abbassi sino ad essa).

Quest'unione con noi può dunque essere considerata come uno stato di umiliazione del Figlio di Dio [cfr. Fil 2,6 ss.] se noi ci rappresentiamo quest'uomo dalle intenzioni divine come un nostro modello, il quale, sebbene sia santo da parte sua, e, quindi, in quanto tale, non sia condannato a sopportare dolori, tuttavia, accetta di soffrirli nella massima misura per promuovere il bene del mondo; mentre l'uomo, che non è mai libero da colpa, anche quando anch'egli ha adottato questa stessa intenzione, può considerare come meritati da lui i dolori che, per qualsiasi via, lo possono colpire, e, quindi, si deve ritenere indegno dell'unione della sua intenzione con una tale idea, sebbene essa gli serva da modello.

L'ideale dell'umanità gradita a Dio (e, quindi, l'ideale di una perfezione morale tale quale è possibile ad un essere del mondo dipendente da bisogni e da inclinazioni), noi non potremmo concepirlo se non mediante l'idea di un uomo pronto non solo ad adempiere tutti i doveri umani e, insieme, a diffondere intorno a sé, nella massima misura, il bene con la sua dottrina e col suo esempio, ma anche disposto, sebbene tentato dai più grandi adescamenti, a subire tutti i dolori, sino alla morte più ignominiosa, per il bene del mondo, e anche per il bene dei suoi nemici. Giacché l'uomo non si può fare un'idea del grado e dell'intensità della forza che è propria dell'intenzione morale, se non in quanto egli se la rappresenta in lotta con degli ostacoli e trionfante, ciò nonostante, in mezzo ai più grandi assalti.

Nella fede pratica in questo figlio di Dio (in quanto vien rappresentato come se avesse assunto la natura umana) l'uomo può sperare di rendersi gradito a Dio (e per tal modo di godere anche della beatitudine); cioè l'uomo che ha coscienza di avere un'intenzione morale tale che gli sia possibile credere e possedere in sé una fiducia ben fondata di rimanere, in mezzo a tentazioni e a sofferenze simili (che sono la pietra di paragone di quella idea), immutabilmente attaccato a tale modello dell'umanità e fedele a seguire il suo esempio, quest'uomo e questo soltanto ha il diritto di ritenersi un oggetto non indegno della compiacenza divina.


(Da I. Kant, La religione nei limiti della semplice ragione, tr. it. di Gaetano Durante, in id., Scritti di filosofia della religione, a c. di Giuseppe Riconda, Milano, Mursia, 1989, pp. 107-109)

venerdì 22 febbraio 2013

kant,


 La fede in un Dio e in altro mondo è talmente intessuta col mio sentimento morale, che io non ho da preoccuparmi che la prima possa mai essermi strappata, nella stessa misura in cui non corro pericolo di perdere il secondo”
  (Critic. R. Pura, 537, 2-6) 
 «Il Vangelo è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà»
"solo mediante la critica è possibile rescindere proprio alla radice il materialismo, il fatalismo, l'ateismo, l'incredulità dei liberi pensatori, la stravaganza e la superstizione, che possono essere universalmente dannose"

martedì 14 febbraio 2012

kant


Il vero Dio
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«Il Vangelo è la fonte da cui è scaturita la nostra civiltà»
Kant
«per noi Abramo è più di ogni altra persona della storia greca o tedesca. Tra ciò che sentiamo alla lettura dei Salmi e ciò che proviamo alla lettura di Pindaro e di Petrarca c’è la stessa differenza tra la patria e la terra straniera».
Nietzsche in Aurora 1881

Postato da: giacabi a 21:42 | link | commenti
kant, nietzsche

domenica, 20 marzo 2011

Riconoscere la natura imperfetta dell'uomo
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"Il capo supremo deve essere giusto per se stesso e tuttavia
essere un uomo,
questo problema è quindi il più difficile di tutti e una soluzione perfetta di esso è impossibile da un legno storto, come è quello di cui l'uomo è fatto, non può uscire nulla di interamente diritto.
Solo l'approssimazione a quest'idea ci è imposta dalla natura".
Kant  Scritti politici

Postato da: giacabi a 14:40 | link | commenti
kant

giovedì, 11 febbraio 2010

Da dove nasce
la civiltà
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"il Vangelo  è la fonte da cui è scaturita la nostra cultura, tutto ciò che noi chiamiamo la civiltà".
Immanuel Kant

Postato da: giacabi a 15:11 | link | commenti
kant, cristianesimo

mercoledì, 10 settembre 2008

Vagliate ogni cosa
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«solo mediante la critica è possibile rescindere proprio alla radice il materialismo, il fatalismo, l’ateismo, l’incredulità, dei liberi pensatori, la stravaganza e la superstizione, che possono essere universalmente dannose, ed infine anche l’idealismo e lo scetticiscmo che sono più pericolosi per le scuole e che difficilmente possono estendersi al pubblico».
Kant nella Prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura

Postato da: giacabi a 17:11 | link | commenti
ragione, kant

domenica, 20 aprile 2008

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"Non può fare l'uomo per l'altro uomo qualche cosa senza che ci sia una sfumatura di interesse, un criterio di contropartita, un'aspettativa".
Kant


Postato da: giacabi a 10:42 | link | commenti
kant

lunedì, 10 marzo 2008

Senza il cristianesimo:
 la fine (perversa) di tutte le cose
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«Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore [...] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose »
I. Kant, Das Ende aller Dinge, in: Werke VI, a cura di W. Weischedel (1964),  Da:  Spes Salvi

Postato da: giacabi a 18:19 | link | commenti
nichilismo, kant

sabato, 29 settembre 2007

Il senso religioso
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Dio ha inserito un'arte segreta nelle forze di natura in modo da consentire a quest'ultima di modellarsi passando dal caos a un perfetto sistema del mondo.
                   Immanuel Kant


Postato da: giacabi a 17:29 | link | commenti
kant, senso religioso

venerdì, 02 febbraio 2007

IL CUORE DELL’UOMO
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"Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito”
 Immanuel Kant [Critica della ragion pratica, Conclusione, Laterza, Bari, 1974]


bellezza, kant, senso religioso