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martedì 11 febbraio 2025

Bernadette

 


Alberto Maggi "La vera storia della ribelle Bernadette"



Qual era la colpa di Bernadette? Animata dallo Spirito, rifuggiva gli angusti e tetri canoni ascetici dell’epoca, rivendicando spazi di libertà. Come racconta su ilLibraio il biblista Alberto Maggi

A proposito di Lourdes è stato detto che “la prova migliore dell’apparizione è Bernadette stessa”. Ma chi è Bernadette Soubirous?
“Sarà una peste!”, esclamò il giorno del battesimo il padrino di Bernadette, in quanto la piccolina pianse disperata per tutto il tempo della celebrazione. Nessuno avrebbe mai immaginato che la venuta al mondo di Bernadette sarebbe stata un autentico terremoto per tutto il piccolo paese, allora sconosciuto, di Lourdes.

Per scoprire Bernadette, occorre liberarla dai pii detriti che hanno soffocato la sua splendida figura e l’hanno trasformata in un santino. Era una nanerottola (non arrivava neanche al metro e mezzo), dalla testa troppo grande, malaticcia, analfabeta, così tarda di comprendonio da non essere stata ammessa alla prima comunione perché non riusciva a imparare le formule del catechismo, tanto imbranata da non sapere neanche che età avesse (tredici… o quattordici anni). Una ragazzina non più devota delle altre, primogenita di una famiglia emarginata, nota per l’enorme miseria. Bernadette è nata, infatti, nella famiglia più indigente di Lourdes, tanto povera da non avere neanche un’abitazione e costretta a vivere in una cella dell’ex carcere che era stata abbandonata perché insalubre. Con un padre finito in galera con l’imputazione di furto aggravato (ma poi assolto), e una madre della quale, si legge nel rapporto del Procuratore Imperiale, “È a tutti notorio che questa donna si abbandona all’ubriachezza”.

Neanche i suoi parenti godono di buona fama: due sue zie erano state scacciate dalle “Figlie di Maria” per essere rimaste incinta prima del matrimonio. A dispetto dei tanti ritrattini ascetici che le saranno costruiti addosso ancora vivente, Bernadette, ragazza normale che non disdegnava il vino (abitudine che probabilmente le era venuta quando da piccola serviva al bancone dell’osteria di sua zia), verrà apostrofata come “ubriacona”, “sgualdrina”, “puttanella”, al suo primo interrogatorio.

A quanti si meravigliavano scandalizzati e increduli che la Madonna potesse apparire a una nullità come Bernadette, lei candidamente rispondeva: “Se la santa Vergine ha scelto me, è perché ero la più ignorante. Se ne avesse trovata un’altra più ignorante, avrebbe scelto lei”.

In Bernadette trova conferma il metodo di Dio, che per le sue azioni sceglie sempre ciò che agli occhi degli uomini non è degno di stima (1 Cor 1,27), e la sua risposta riecheggia quella di Francesco d’Assisi: “[Dio] non ha veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; e però a fare quell’operazione maravigliosa, la quale egli intende di fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra…” (Fioretti, X).

L’episodio che doveva cambiarle la vita avvenne l’11 febbraio del 1858, in un luogo malfamato, pascolo di porci, la grotta di Massabielle, dove si era recata insieme alla sorellina e a un’amica per raccogliere legname per il focolare. La descrizione iniziale fatta da Bernardette richiama un’esperienza dello Spirito: tutto è cominciato con “un rumore come un colpo di vento”, come per la Pentecoste (“Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo…”, At 2,2).

Indubbiamente un’intensa esperienza dello Spirito, del divino nel quale sono tutti immersi ma che pochi riescono a percepire. Il messaggio delle apparizioni, rivolto esclusivamente a Bernadette, è un invito alla conversione, tema evangelico per eccellenza, e in lei si adempiono le parole di Gesù “Ai poveri è predicata la buona notizia” (Mt 11,5). La disinvoltura dimostrata da Bernadette di fronte ai ben trentamila interrogatori ai quali fu sottoposta, rimanda alla promessa di Gesù: “Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,19-20). Donna dello Spirito, e quindi libera (2 Cor 3,17), Bernadette è sempre stata se stessa. Lei, ignorante, non si è fatta mai mettere soggezione da nessuno, fosse anche un vescovo (“Devo di nuovo andare in parlatorio…. Sapeste quanto mi costa! Specialmente se si tratta di vescovi!”).

Quando era già suora, un vescovo in visita al convento si faceva baciare l’anello dalle suore, con l’intenzione di farselo baciare da Bernadette. Lei capì, e si defilò. Una consorella le fece notare che così aveva perduto i quaranta giorni d’indulgenza concessi per il bacio dell’anello, e Bernadette pronta, replicò con una giaculatoria (“Gesù mio misericordia!”), e disse, “Ecco, così sono trecento!”. Un altro vescovo, per poter avere una reliquia della veggente ormai inferma, fece in modo che il suo zucchetto cadesse sul letto di Bernadette… se lei l’avesse preso e dato, il vescovo avrebbe avuto il suo zucchetto toccato dalle mani di colei che aveva visto e parlato con la Madre di Dio. Ma Bernadette restò imperturbabile. Il vescovo allora fu costretto a prendere l’iniziativa: “Sorella, volete restituirmi il mio zucchetto?”. E Bernadette: “Monsignore, io non ve l’ho mica chiesto… potete riprendervelo voi!”.

Nel messaggio del 28 febbraio, l’Apparizione disse a Bernadette per tre volte “Penitenza… penitenza… penitenza!”. La penitenza Bernadette la fece quando entrò dalle suore di Nevers, un convento dove andavano le figlie della borghesia e dove, per essere ammesse, occorreva portare una ricca dote. Bernadette, poverissima, fu accolta senza entusiasmo, e solo perché fu imposta dal vescovo. In convento capitò sotto le grinfie della maestra delle novizie, madre Marie Thérèse Vauzou, donna tanto pia quanto disumana. Madre Vauzou, che proveniva dall’alta borghesia, e conservava la sua aria aristocratica, altezzosa e fredda, fin dal primo incontro detestò quella rozza pecoraia che millantava di aver visto nientemeno che la Madonna, e non le risparmiò nessuna umiliazione. Alla radice del disprezzo di madre Vauzou verso Bernadette, c’era pura invidia, come traspare da questa sua ammissione: “Se la santa Vergine voleva apparire su questa terra, perché avrebbe scelto una contadina rozza e ignorante, invece di una religiosa virtuosa e istruita. Non capisco come la santa Vergine abbia potuto comparire a Bernadette. Ci sono tante altre anime, così delicate e nobili… Insomma!”.

La stessa madre Vauzou confiderà a una suora: “Tutte le volte che avevo da dire qualcosa a Bernadette ero spinta a dirglielo con acredine… In noviziato avevo delle novizie di fronte alle quali mi sarei inginocchiata, ma non davanti a Bernadette”. Quando, alla fine del noviziato a ogni suora fu affidato un incarico, Bernadette fu l’unica a essere esclusa, perché, disse acida la maestra, “Non è buona a nulla”. Madre Vauzou, sfogava la sua rabbia e frustrazione su questa suora che non riusciva a plasmare secondo il cliché di religiosa ereditato dalla tradizione, Bernadette era animata dallo Spirito, rifiutava di conformarsi ai modelli proposti, e non si adattava alle pie usanze del convento. Alla mistica della sofferenza, imperante all’epoca, Bernadette contrapponeva un sano equilibrio: “San Bernardo amava la sofferenza… io invece la evito più che posso!”. Quando le proposero di imitare una sua consorella che, pur sofferente, chiedeva al Signore di mandarle ancora più tribolazioni, lei replicò: “Mi bastano quelle che già mi manda!”. Del resto Bernadette era talmente maltrattata e disprezzata, che le altre suore dicevano di lei: “Che fortuna non essere Bernadette!”.

C’era indubbiamente della ruggine tra la maestra e la novizia, che sfociava in episodi che, se non fossero drammatici, sarebbero comici, come quella volta in cui Bernadette si aggravò così tanto che si pensò che non avrebbe passato la notte, e le fecero amministrare l’estrema unzione. Bernadette non aveva ancora emesso i voti, e le suore decisero di farglieli pronunciare in extremis, e chiamarono il vescovo per accoglierli. Bernadette, stremata, non aveva la forza neanche per sussurrare le parole di rito, che furono pronunciate dal vescovo, e alle quali lei rispondeva solo con un Amen. Il vescovo benedì la suora morente, le chiese di ricordarsi di lui in paradiso e si allontanò. Presso il letto di Bernadette restò madre Vauzou in attesa di chiuderle gli occhi. Invece, colpo di scena, non appena il vescovo uscì dalla stanza, Bernadette, vispa più che mai, esclamò gioiosa “Cara madre, mi avete fatto fare la professione credendo che sarei morta questa notte, invece, non morirò questa notte!”. Madre Vauzou, anziché rallegrarsi, furibonda, la investì con parole rabbiose: “Come, sapevate di non morire e ci avete fatto disturbare monsignor Vescovo in un’ora così inopportuna?! Siete soltanto una piccola sciocca e vi assicuro che, se non morirete entro domani, vi tolgo il velo di professa e vi rimando in noviziato!”.

Qual era la colpa di Bernadette? È che lei “sa quel che vuole”. Animata dallo Spirito, lei rifuggiva gli angusti e tetri canoni ascetici dell’epoca, rivendicando spazi di libertà. Bernadette, a differenza delle altre novizie fabbricate in serie, era capace persino di protestare e manifestare il suo dissenso, e questo tra le suore era considerato un crimine. Così fu prontamente etichettata come ribelle e caparbia: “Molto spesso mi sento chiamare ostinata… ciò mi umilia, però non riesco a correggermi”. La montanara ruspante, pur ingabbiata nelle rigide strutture conventuali, ha conservato sempre la sua libertà, e si ostinava a seguire la strada dello Spirito, mentre la maestra delle novizie pretendeva farle percorrere quella del conformismo religioso. Per costringerla a questo, come testimoniò una suora al processo, “la maestra non si lasciava sfuggire nessuna occasione per farle subire qualche umiliazione”. La vita tra le suore, per Bernadette fu un autentico martirio. Forse, prevedendo questo, l’Apparizione il 18 febbraio le aveva detto: “Non vi prometto di farvi felice in questo mondo, ma nell’altro”.

Del resto occorre riconoscere che in convento Bernadette non faceva nulla per conservare l’aureola di santità o di guadagnarsi la stima delle consorelle. Suscitò grande scandalo quando le suore scoprirono che tra i pochissimi effetti personali di questa anomala novizia figurava… una fiaschetta di vino! Bernadette, che aveva conservato i suoi antichi gusti di popolana, non faceva mistero del suo gustare un goccio di buon vino, e non essendo sufficiente quel poco che le passavano in convento, doveva farselo portare da casa, e quando si sentiva un po’ giù, un goccio e via! Ma c’era di più, da far svenire la madre maestra e tutte le suore: Bernadette… fiutava tabacco! Sì, proprio come un maschio, o come certe donne di mondo! E nella sua spudorata innocenza, non lo faceva di nascosto, ma pubblicamente, anche durante le lezioni, e tentava persino di corrompere le sue virtuose consorelle offrendo loro qualche presa dalla tabacchiera…

Madre Vauzou, che non aveva mai creduto alle apparizioni, detestò così tanto Bernadette che si deve a lei il ritardo del processo di beatificazione. Bernadette morì nel 1879, ma il processo si aprì solo nel 1907, con ventotto anni di ritardo, perché la maestra aveva detto: “Aspettate che io sia morta!”. Per ironia della sorte, quando ormai anziana, madre Vauzou venne portata al ricovero delle suore a Lourdes e fu collocata in una stanza dalla cui finestra si vedeva la grotta e il flusso crescente di pellegrini, lei si innervosiva e, sempre più stizzita, chiedeva di chiudere le imposte. Gesù ha proclamato beati i perseguitati (Mt 5,10), ma la persecuzione più feroce e dolorosa non viene dai nemici della fede, ma da quelli più vicini: “e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa” (Mt 10,36). 

*Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte dalla poderosa opera del più grande studioso di Lourdes, René Laurentin, pubblicata in sei volumi (Lourdes, Documents authentiques, Paris,

giovedì 6 giugno 2024

l’ostacolo che impedisce all'anticristo di manifestarsi a suo tempo

 Le parole di san Paolo della lettera ai Tessalonicesi: "Voi conoscete l’ostacolo che impedisce all'anticristo di manifestarsi a suo tempo", si è pensato alludessero alla Chiesa, all'impero romano, all'Arcangelo Michele, alla fede cattolica, possono benissimo invece alludere a Maria Santissima — che in ogni pericolosa epoca della Chiesa, come per esempio quella dell’islamismo trionfante, quando il mondo era dominato e sconvolto dalla mezzaluna, e quando l’anticristo sembrava alle porte, e la cristianità sembrava sul punto di essere travolta — fu il vero l’ostacolo all’anticristo, fu Colei che salvò la cristianità.

 

Anche oggi se il comunismo non è riuscito ancora a dominare tutto il mondo, ed ancora si va segretamente introducendo nelle nazioni con una propaganda infernale, è proprio perché Maria Santissima gli è di ostacolo. 

 

Ecco perché satana sta scatenando per mezzo della propaganda protestante una lotta fierissima contro Maria Santissima e la devozione che le si deve, e si insinua subdolamente nelle teste... calde di certi membri della Chiesa che, sotto l’orpello di volere il culto cristologico, non si accorgono o non si vogliono accorgere di diminuire nei fedeli la devozione a Maria Santissima. 

Satana così lavora segretamente per togliere l'ostacolo all’anticristo, per travolgere la Chiesa e il mondo, e dominare con l’iniquità.

 

Per questo Maria Santissima è apparsa tante volte, ed ha voluto così riscaldare del suo amore i fedeli. Finché ci sarà profonda devozione a Maria Santissima l’anticristo troverà un ostacolo insormontabile ed apparirà in tutta la sua malvagità.


(Don Dolindo Ruotolo - Commento alle Lettere di San Paolo)

domenica 12 maggio 2024

Nostra Mamma Maria

 Nostra Mamma Maria 


“ La mia più bella invenzione, dice Dio, è Mia Madre.

Mi mancava una Mamma e l'ho fatta.

Ho fatto Mia Madre prima che Ella facesse Me. Era più sicuro.

Ora sono veramente un Uomo come tutti gli altri uomini.

Non ho più nulla da invidiar loro, poiché ho una Mamma.

Una vera.. Mi mancava


Mia Madre si chiama Maria, dice Dio.

La sua anima è assolutamente pura e piena di Grazia.

Il suo corpo è vergine e pervaso da una luce tale che sulla terra

mai Mi sono stancato di guardala, di ascoltarla, di ammirarla.

E' bella Mia Madre, tanto che lasciando gli splendori del Cielo,

Non Mi sono trovato sperduto vicino a Lei.


Eppure so bene, dice Dio, che sia l'essere portato dagli Angeli;

beh, non vale le braccia d'una Mamma, credetemi...


Maria Mia Madre è morta, dice Dio.

Dopo che io ero risalito verso il Cielo,

Ella Mi mancava, Io le mancavo.

Ella Mi ha raggiunto, con la sua anima,

con il suo corpo, direttamente.


Le dita che hanno toccato Dio non potevano immobilizzarsi.

Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano irrigidirsi.

Quel corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio

non poteva marcire mescolato alla terra.


Gli uomini ora in cielo hanno una Mamma

che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne.

In Cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore,

con il suo cuore di carne.

La Mia più bella invenzione è Mia Madre.”


(Michel Quoist)

domenica 15 maggio 2022

MARIA MADRE NOSTRA

 "Ci sono giorni nella vita in cui si sente 

di non potersi più accontentare dei santi patroni. 

Allora bisogna prendere il coraggio a due mani 

e rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto. 

Essere coraggiosi. Per una volta.

Rivolgersi coraggiosamente a colei che è infinitamente bella. Perché è infinitamente buona. 

A colei che intercede.

La sola che possa parlare con l’autorità di una madre. 

Rivolgersi coraggiosamente a colei che è infinitamente pura. Perché è infinitamente dolce. 

A colei che è infinitamente nobile, 

perché è anche infinitamente cortese. 

Infinitamente accogliente" 


C. Péguy

La Santa Vergine

martedì 26 dicembre 2017

"I cristiani sono i primi ad aver dimenticato il Natale"



"I cristiani sono i primi ad aver dimenticato il Natale"

Intervista HuffPost a Massimo Cacciari: "Le omelie di molti preti, spesso, sono delle lezioni di anti religione"





ANSA
La parola del Vangelo l'ha ascoltata fuori dal tempio: "Le Chiese sono diventate delle grandi scuole di ateismo. Nella gran parte di esse, la forza paradossale del verbo di Cristo viene trasformata in un discorso catechistico e ripetitivo, un piccolo feticcio consolatorio e rassicurante, un idoletto. È l'opposto di ciò che insegnava Gesù domandando ai suoi discepoli: 'Chi credete che io sia?'". Massimo Cacciari era ancora uno studente al secondo anno di liceo quando, tra lo Zarathustra di Nietzsche e le prime letture di Hegel, aprì le pagine del Nuovo Testamento: "Fu entusiasmante sentire la straordinarietà di quel testo, la bellezza di una storia che induce ad andare alla ricerca, senza certezze, rischiando. Al novanta per cento, i preti sono incapaci di rendere la potenza di quel racconto. Le loro omelie, spesso, sono delle lezioni di anti religione".
Negli anni sessanta e settanta, mentre erano di moda i capelloni, Marx, i pantaloni a zampa d'elefante, Marcuse, l'eros e la civiltà, Kerouac, la Cina e Janis Joplin, Cacciari leggeva i testi della teologia cristiana: "Nelle riviste della sinistra non organiche al partito comunista – "Quaderni Rossi", "Contropiano" – discutevamo della Santa Romana Chiesa insieme a Giorgio Agamben, Mario Tronti, Giacomo Marramao. Avevamo idee diverse, ma condividevamo le stesse letture: tutte abbastanza eretiche". Il Natale degli alberi in pivvuccì, degli acquisti online e i centri commerciali aperti tutto il giorno; il Natale della neve luccicante incollata sulle vetrine, delle barbe bianche, delle renne e delle slitte, non lo scandalizza: "Basta sapere che la nascita di Cristo non ha niente a che vedere con quello che vediamo intorno a noi. Il Natale è diventato un festa per bambini e adulti un po' scemi. Non c'è da levare alti lai contro il consumismo. C'è solo da riflettere, meditando con sobrietà e disincanto". Nel suo libro, "Generare Dio" (Mulino), mostra – da laico – che nel mistero dell'incarnazione di Dio c'è un personaggio che abbiamo avuto sempre sotto gli occhi, eppure non siamo stati ancora in grado di vedere nella sua interezza: Maria.
Perché, professore?
Maria è stata pressoché ignorata anche dai filosofi che hanno interpretato l'Europa e la Cristianità, come Hegel e Schelling. Il discorso ha privilegiato il rapporto del padre con il figlio. Maria è stata ridotta a una figura di banale umiltà, un grembo remissivo e ubbidiente che si è fatto fecondare dallo spirito santo senza alcun turbamento.
Invece?
Quando l'Arcangelo Gabriele le annuncia che concepirà e partorirà un figlio e che egli sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, Maria ha paura. Si ritrae, dubita, è assalita dall'angoscia, medita. Il suo sì non è affatto scontato. Nel momento in cui lo pronuncia, è un sì libero e potente, fondato sull'ascolto della parola. Perché Maria giunge a volere la volontà divina.
Nessuno se n'era accorto prima?
Nel pensiero, solo pochi autori – penso a Baltasar – hanno riflettuto sulla figura di Maria. È nella pittura – nella grande pittura occidentale – che Maria si innalza al ruolo di protagonista assoluta. Siamo di fronte a uno di quei casi in cui l'espressione figurativa è andata molto più in profondità del linguaggio.
Cosa riesce a mostrare?
Che se si toglie alla nascita di Cristo la scelta di questa donna che accoglie nel suo ventre il figlio di Dio e il suo Logos, l'incarnazione diventa una commedia. Maria è libera. Anzi, di più: il suo libero donarsi all'ascolto è in realtà un'iper libertà.
Perché iper?
Quando – nel giardino dell'Eden – Adamo mangia il frutto dell'albero della conoscenza obbedisce al proprio desiderio. La sua libertà è la libertà di soddisfare i propri impulsi. Maria, invece, riflette, s'interroga, soffre. Poi, fa la volontà dell'altro. La sua libertà è quella di far dono di sé. È come suo figlio: fa la volontà del padre. E qual è la libertà maggiore: quella che ti incatena a te stesso; oppure quella che ti libera dall'amor proprio?
Ma la libertà può essere slegata da ciò che si desidera?
Ma perché non si dovrebbe desiderare di donare se stessi agli altri? Perché non può essere questo l'oggetto del desiderio, anziché quello di soddisfare le proprie pulsioni?
Possiamo riuscirci?
Gesù, Maria, Francesco ci hanno dato degli esempi della libertà intesa come dono. È oltre umano seguirli? Può darsi. E può anche darsi che proprio qui s'incontrino la radicalità del messaggio cristiano e il super uomo di cui parlava l'anti cristiano Nietzsche: nell'impossibile.
Ma se è impossibile, perché provarci?
Perché l'impossibile non è una fantasia, un gioco inutile e vano. L'impossibile è l'estrema misura del possibile. E, se non orienti la tua vita in quella direzione, rimarrai prigioniero del tuo tempo. È questo il messaggio di Gesù: per essere libero, abbi come misura la mia impossibilità.
Se non possiamo essere come lui, perché Cristo si è fatto uomo?
Perché è necessario avere come misura qualcosa che ci oltrepassa per riuscire a spingerci altrove. Cristo non predicava nei templi: predicava fuori, nelle strade. I suoi discepoli dicevano: "È fuori". Nel senso: "È fuori di testa, è pazzo". Eppure, Gesù ha segnato un prima e un dopo nella storia dell'uomo, ha creato il mondo culturale e antropologico in cui viviamo. C'è qualcosa di più realistico di questo? Senza quell'impossibilità niente ci spingerebbe a uscire da noi, a ri-orientare diversamente le nostre vite.
Perché dovremmo farlo?
Per liberare il nostro tempo dalle sue miserie. Più la nostra epoca ci rinserra dentro di essa, più servono grandi idee, pensieri limite, parole ultime. Sono le uniche cose che ci possono sradicare dal tempo in cui ci viviamo.
Come lo definirebbe?
Osceno, nel senso letterale del termine: un tempo in cui tutto deve essere posto sulla scena: i nostri pensieri, le nostre fotografie, i nostro segreti. Niente deve stare in una zona scura. Invece, è proprio dal buio che proviene la luce che illumina e rivela. Pensi alla pittura d'Europa, la terra del tramonto: cosa raffigurerebbe senza il gioco dell'ombra?
È tutto davvero così esposto?
Al contrario. Quella della trasparenza è solo un'ideologia. Mai come oggi le potenze che governano il mondo sono state così nascoste. Al di là dell'apparenza, la nostra è l'epoca dell'occulto, dei poteri anonimi, di ciò che non si vede. Mentre, nel caso di Maria, la luce divina si copre d'ombra per manifestarsi nella realtà, nel nostro tempo l'oscuro si nasconde dietro la luminosità. Lucifero è negli inferi, però finge di essere portatore di chiarore. La nostra epoca è attraversata dallo spirito dell'anti-Cristo. Ci sono stati momenti in cui esso si è manifestato nella sua forma pura. Oggi, invece, circola mascherato.
Anche la politica avrebbe qualcosa da imparare da Maria?
Maria è una figura della libertà, non è il santino che raccontano i preti. La sua humilitas è meditazione e ascolto. Se leggessero ancora, i politici potrebbero imparare anche da lei. Se non altro, per essere più consapevoli della storia in cui si collocano. Il dramma, però, è che c'è stata una completa divaricazione tra il sapere e il potere.
Per quel che riguarda le figure religiose, i cristiani non potrebbero aiutarli?
I cristiani sono i primi ad aver dimenticato il Natale, smettendo di predicare la paradossalità del verbo.
Anche il Papa?
Il discorso è più complesso. Francesco si inscrive nella tradizione ignaziana, dove l'etica della fede si coniuga alla volontà di potenza e l'assoluta dirittura morale ed etica si combina a una grande capacità di catturare il mondo nelle proprie reti.
Perché neanche le femministe hanno riflettuto su Maria?
Perché anche loro – benché protagoniste dell'ultima vera rivoluzione degli ultimi decenni – sono rimaste vittime della lettura maschilista dell'incarnazione. Hanno guardato Maria come un figura servile, totalmente oscurata dal rapporto tra padre e figlio, non riuscendo a scorgere quello che c'è oltre

giovedì 29 dicembre 2016



«Quando il cielo baciò la terra nacque Maria»: il canto mistico di Alda Merini alla Madonna 

***

Arricchire la spiritualità del Natale con i versi della poetessa dei Navigli dedicati alla Madre di Gesù

Come non pensare a Maria in questi giorni di Natale? Come non contemplarla nel presepe accanto al Bambino Gesù e a San Giuseppe? Come non restare rapiti dalla sua fedeltà, dalla sua umiltà e dal suo stupore?
«Questa è l’esperienza della Vergine Maria: davanti all’annuncio dell’Angelo, non nasconde la sua meraviglia. È lo stupore di vedere che Dio, per farsi uomo, ha scelto proprio lei, una semplice ragazza di Nazareth, che non vive nei palazzi del potere e della ricchezza, che non ha compiuto imprese straordinarie, ma che è aperta a Dio, sa fidarsi di Lui, anche se non comprende tutto(…)». (Papa Francesco)
Maria non comprende ogni cosa, non ha un piano chiaro davanti a sé, è stupita, sorpresa, spaventata, ma si lascia meravigliare dal Signore e pronuncia il “Sì” che cambia la storia del mondo.
La poetessa Alda Merini nella sua opera Magnificat. Un incontro con Maria (Frassinelli editore, 2002) celebra in prosa e in versi la Madre di Gesù e madre di ogni uomo. La maternità e la bellezza di Maria sono al centro di ogni testo e composizione, dall’Annuncio dell’angelo, fino ad arrivare alla morte in croce di Gesù e alla sua resurrezione. Abbiamo tratto dall’opera un gruppo di brani che riteniamo particolarmente intensi ed evocativi, gustarli in questi giorni darà ancora più sapore al vostro Natale.
Quando il cielo baciò la terra nacque Maria
che vuol dire la semplice,
la buona, la colma di grazia.
Maria è il respiro dell’anima,
è l’ultimo soffio dell’uomo.
Maria discende in noi,
è come l’acqua che si diffonde
in tutte le membra e le anima,
e da carne inerte che siamo noi
diventiamo viva potenza.
___


Germogliava in lei luce
come se in lei in piena notte
venisse improvvisamente il giorno.
Ed era così piena della voce di Lui
che Maria a tratti diventava grande
come una montagna,
e aveva davanti a sé
il Sinai e il Calvario,
ed era ancora più grande di loro,
di queste montagne ardenti
oltre le quali lei poneva
il grande messaggio d’amore
che si chiamava Vita.
E intanto si lavava
nelle fonti più pure
e le sue abluzioni
erano caste
perché Maria era fatta
di sola acqua.
___
Maria vuol dire transito,
ascolto, piedi lieve e veloce, 
ala che purifica il tempo.
Maria vuol dire una cosa che vola
e si perde nel cielo.

___

Ella era di media statura e di straordinaria
bellezza, le sue movenze erano quelle di una
danzatrice al cospetto del sole.
La sua verginità era così materna che tutti i
figli del mondo avrebbero voluto confluire nelle
sue braccia.
Era aulente come una preghiera, provvida come
una matrona, era silenzio, preghiera e voce.
Ed era così casta e ombra, ed era così ombra
e luce, che su di lei si alternavano tutti gli
equinozi di primavera.

___

Se alzava le mani le sue dita diventavano uccelli,
se muoveva i suoi piedi pieni di grazia la
terra diventava sorgiva.
Se cantava tutte le creature del mondo facevano
silenzio per udire la sua voce.
Ma sapeva essere anche solennemente muta.
I suoi occhi nati per la carità, esenti da qualsiasi
stanchezza, non si chiudevano mai, né
giorno né notte, perché non voleva perdere di
vista il suo Dio.

___

Salvate la madre di Gesù,
ella è dimora degli angeli,
ella è dimora della Parola.
La parola fiat
ha tagliato il suo grembo in due:
metà tenebra e metà dolore.

Salvate la valle del Signore.
Per camminare Dio bambino
ha bisogno di un prato,
per camminare Dio
ha bisogno del mondo.

Salvate la madre di Dio,
ella è tenera,
ella è solo una fanciulla,
ma tiene i coltelli della sapienza
nel grembo
per aprire un varco al demonio.

Lei lo affronterà,
la madre di Dio,
la migliore,
lo prenderà per sempre
lo caccerà all’inferno.
Lei,
l’eroina di tutti i tempi,
la dolce madre di Dio,
la tenera fanciulla d’amore,
lei aprirà un varco alla poesia,
lei aprirà un varco al sole.

Salvate la tenera madre di Dio,
i suoi seni acerbi,
le sue braccia bianchissime,
le sue mani che culleranno
il Dio vero.

Salvate i suoi fianchi di giada,
i suoi occhi che paiono stelle,
la sua pelle che è bianca
come il respiro.

Fu trapiantato in lei
l’albero e la luce,
il pesce dell’immanenza,
il Dio secolare,
ambrosia di tutte le genti.
Benedite la tenera ancella di Dio
e la sua signoria.
Ella diventerà la regina,
la regina dei cieli,
ella diventerà il manto secolare
che coprirà di gioia gli umani.

Salutate in lei
la porta del sorriso beato
e l’onniscienza futura:
ella ha previsto tutto
perché pur non avendo radici
Maria è la sola radice del mondo.

___

Ti è stato insegnato il peccato come legge
del demonio e tu non ti sei infuriata.

Hai solo guardato l’uomo come una terra
inondata di errori e hai tolto da lui le erbacce
del desiderio, la fame, la sete, il sonno, la grande
paura del dolore.
Chi ti guarda, chi ti conosce depone le armi
della difesa contro il dolore e capisce che solo
tu lo puoi annientare col senso della misericordia
di Dio.
Tu sei la legge divina ma sei anche un canestro
di pace e di fermento, tu sei la terra che
sorge, la terra che ti adora e ti ringrazia, tu
conosci i movimenti del cielo, la parola ignuda, e
i tuoi grandi occhi celesti sono degli antidoti
contro la morte.
Poter morire in te è la consolazione dell’uomo.
Fidarti la nostra anima vuol dire ingiuriare
quell’ala che è demonio e che pasce i nostri
visceri.
___


Tu sei bella, pellegrina di fede, nessuno è
mai riuscito a rappresentarti perché sei un
sospiro, e anche se Dio ha voluto vestirti di panni
di materia, lo Spirito ha guidato talmente in
alto il tuo cuore da rapirti perennemente in
estasi.

___

Il tuo grande uomo era Gesù, la tua spiritualità
si è incarnata in lui. Gesù è ridisceso nelle
tue viscere un’infinità di volte e tu l’hai
rivestito del tuo pianto secolare, del tuo pianto che
attraversa i secoli.
I secoli e la storia non moriranno mai finché
tu li attraverserai come una spada.

___

Sei la povertà e la ricchezza, il sogno e la
contraddizione, la volontà di Dio e la volontà
dell’uomo, che tu educhi alla contemplazione.
Il dolore è la tua casa, è la casa del mondo,
eppure tu sei la regina degli angeli, la regina
nostra, la regina di tutti i tempi.

___

Maria,
ci sono dei venti
che ardono e gemono in noi,
e dividono le nostre intime parti
in tanti flagelli
e ci rompono le ossa
e sono le tentazioni,
i progetti sbagliati,
le orme indisciplinate,
i feretri dei morti
che secondo noi non hanno reserrezione.

Quanto è immodesto l’uomo
che pensa che l’inverno congeli tutto
e non spera nella primavera.
L’uomo beve il proprio odio
come un buon vino,
e più odia e più si sente ebbro,
e più si sente ebbro
e più abbandona
le rive della tua giovinezza.

___

Gesù è una fiamma d’amore,
lui purificherà il mondo,
brucerà le scorie del dolore,
ma per fare questo, figlio,
abbiamo patito sopra un legno ignudo
senza vesti
trafitti da misere spade.
Il tuo è un dolore di carne,
il mio è un dolore dell’anima.
La mia anima urla, Gesù,
le mie carni soffrono.
Ridatemi le spoglie del mio bambino.
Non l’avessi mai visto correre per i prati,
non l’avessi mai sentito gridare dalla gioia,
non avessi mai incontrato il suo volto
così beato,
da rendermi beata tra le genti.

___

Le mie ginocchia
avide di molto cammino
sono state generate
dalla tua grazia.
Ho dovuto riposare
ai piedi della montagna
senza mai sormontarla
ma Ti ringrazio
per avermi destinata a servire.
Non ad essere
una regina potente
ma un’umile serva.
Tu mi hai concesso
la contemplazione.
Ho contemplato la Tua Sapienza,
ho contemplato la Tua Creazione.
Ho visto da vicino
come Tu mi hai creata
e come Tu mi hai benedetta.
Ho saputo tutto di Te,
come ogni donna terrena
sa tutto dell’uomo che ama.
Ella lo conosce dalla sua infanzia,
lo brama nei suoi destini,
lo imprigiona nei suoi deliri.
Così è la donna che ama.
Ma Tu,
che non avevi principio,
mi hai sprofondata
nella carne angelica
dove non si nasce
e non si muore
se non con la sua resurrezione
e il suo grido.
Io, Maria,
sono il tuo grido, o Signore.
Col tuo grido mariano
Tu hai sconvolto le genti,
con i veli della mia castità
hai messo pudore
dove c’era vizio e odio.
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giovedì 8 settembre 2016

Lo sguardo della Madonna Sistina

Lo sguardo della Madonna Sistina

Giovanna Parravicini
Lunedì prossimo a Mosca aprirà una grande mostra di dipinti di Raffaello (la prima in assoluto in Russia) realizzata in collaborazione tra il Museo Puškin e gli Uffizi. GIOVANNA PARRAVICINI 
Pubblicazione: giovedì 8 settembre 2016



Lunedì prossimo a Mosca aprirà i battenti una grande mostra di dipinti di Raffaello — la prima in assoluto in Russia — realizzata in collaborazione tra Italia e Russia, tra il Museo Puškin e la Galleria degli Uffizi. Un evento culturale di primo piano, che probabilmente richiamerà per mesi lunghissime file di visitatori davanti al museo. Ma non solo. Per i russi Raffaello non è semplicemente un grande genio del Rinascimento italiano, o uno dei vertici dell'arte mondiale. Da almeno due secoli è assurto a simbolo dell'idea di Europa, anzi di universalità, di quell'unità precedente ed eccedente ogni divisione che ha potuto dare i natali all'Europa. Un simbolo che si è condensato in un quadro — la Madonna Sistina — tutto sommato non l'opera più nota del maestro in Italia, ma che da almeno due secoli, per una serie di circostanze fortuite, è divenuta parte integrante della cultura russa, è entrata nella vita e nell'opera di poeti, scrittori, filosofi, da Puškin, Dostoevskij, Tolstoj, fino a Berdjaev, Bulgakov e Grossman.

Molto più dell'arte: un incontro personale, un Tu che cambia la vita, come capitò all'economista Sergej Bulgakov (il futuro grande teologo e sacerdote ortodosso). In quelli che lui stesso chiama gli «oscuri giorni del mio marxismo», sulla soglia del XX secolo, fa «all'improvviso un inatteso prodigioso incontro: la Madonna Sistina a Dresda, Tu stessa mi hai toccato il cuore, che ha sussultato all'udire il Tuo appello… Non è stata una commozione estetica, no, è stato un incontro, un nuovo sapere, un miracolo... Io (allora marxista!) involontariamente chiamavo preghiera questa contemplazione e ogni mattino... correvo là, davanti al volto della Madonna, a "pregare" e a piangere; non sono molti nella vita gli istanti che potrebbero dirsi più beati di queste lacrime...».

Un'universalità, un'unità — un «nuovo sapere» — che è in grado di convivere, superandoli, con pregiudizi antioccidentali, anticattolici. Solo pochi, probabilmente, sanno che una riproduzione del celebre quadro di Raffaello la Madonna della seggiola è venerata a Mosca come l'icona della Madre di Dio delle tre gioie in una chiesa ortodossa del centro. Lo stesso Dostoevskij — non certo tenero verso il cattolicesimo romano — aveva una riproduzione della Madonna Sistina nel suo studio, appesa proprio sopra il divano su cui sarebbe spirato. E perfino nella cella dello starec Zosima de I fratelli Karamazov, insieme ad antiche icone si descrivono incisioni e stampe di quadri sacri della tradizione cattolica. La moglie Anna Grigor'evna annoterà nel diario: «Quante volte nell'ultimo anno di vita di Fedor Michajlovic l'ho trovato davanti a questo grande dipinto, immerso in una commozione così profonda da non accorgersi che entravo, e così, per non disturbare la sua preghiera, uscivo pian piano dallo studio». ncredibilmente, per migliaia di ortodossi russi — intellettuali ma anche gente semplice — la Madonna Sistina ha superato i muri di diffidenza e di ostilità che pure continuavano a permanere tra le diverse tradizioni culturali e cristiane, tra l'Occidente e la Russia. È stata un pertugio, un punto di sfondamento che portava dalla divisione al cuore dell'unità. Che cos'è cambiato, nel contesto attuale, dove difendere la propria tradizione sembra comportare necessariamente il rifiuto di tutto ciò che le è estraneo?

La Madonna Sistina è addirittura arrivata in Russia: requisita alla Germania sconfitta, è arrivata insieme alle truppe vittoriose dell'Armata Rossa, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale; è rimasta fino al 1955, quando — dopo essere stata esposta per qualche tempo al Museo Puškin che ora ospiterà la mostra di Raffaello — viene restituita alla Germania. Tra i tanti che sfilano davanti a lei in quella primavera del 1955 c'è Vasilij Grossman, uno scrittore ebreo, non credente, passato attraverso un lungo travaglio personale che lo porta a scavare nelle tragedie del XX secolo. Che ne è stato, che ne è del cuore dell'uomo? La risposta a questi drammatici interrogativi Grossman la trova negli occhi, nello sguardo di questa «giovane donna che offre alla sorte — senza difenderlo — il Bambino». La risposta è l'«immortalità», la cifra della sete di bellezza e di verità che si identifica con la vita stessa, e che fa dire a Grossman che nel cuore dell'esistente c'è qualcosa di inestirpabile, irriducibile, quali che siano le forme spaventose che la realtà può assumere: «... se anche l'uomo dovesse estinguersi, gli esseri che prenderanno il suo posto sulla terra — lupi, ratti, orsi o rondini che siano — verranno sulle loro zampe o con le loro ali ad ammirare la Madonna di Raffaello...».

Il poeta Osip Mandel'štam parlava di «nostalgia della cultura universale», ma noi potremmo anche definirla, con Grossman, nostalgia dell'«umano nell'umano». I muri nascono quando smettiamo di vedere in volto l'altro — come faceva Madre Teresa —, quando l'altro si riduce a numeri o problemi. Quando smettiamo di guardare in volto il mendicante che chiede la carità, il terremotato, il migrante e il profugo. È sempre un incontro particolare la «chiave di volta della concezione cristiana dell'uomo, della sua moralità, nel suo rapporto con Dio, con la vita, con il mondo», ricordava don Giussani. Grossman riconosce veramente la Madonna Sistina e la risposta che essa racchiude, solo quando lascia sfilare davanti a sé l'umanità varia e dolente che a Treblinka scendeva dal treno per entrare nelle camere a gas: «L'umano nell'uomo ha continuato a esistere su tutte le croci a cui l'hanno inchiodato e in tutte le prigioni in cui lo torturavano... La Madonna con il Bambino è l'umano nell'umano: sta in questo la sua immortalità»E così Grossman può concludere, lui, non credente, davanti alla Madonna Sistina: «Terrore, vergogna, dolore: perché ci è toccata una vita così atroce? Non sarà anche colpa mia, colpa nostra?.. Cosa diremo al cospetto del tribunale del passato e del futuro?..». «Diremo che non c'è stata un'epoca più dura della nostra, ma che non abbiamo lasciato morire l'umano nell'uomo. E accompagnando con lo sguardo la Madonna Sistina, continuiamo a credere che vita e libertà siano una cosa sola, e che non ci sia nulla di più sublime dell'umano nell'uomo»