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domenica 25 gennaio 2015

L’uomo dalle mani pulite

ROBERT H. BENSON

L’uomo dalle mani pulite

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di Alessandro Banfi
22/01/2015 - Lo ha citato papa Francesco, di ritorno dalle Filippine, per spiegare cosa sia la colonizzazione ideologica. E ha invitato a leggerlo. Ma "Il Padrone del mondo" è anche uno dei libri che fanno parte della storia del movimento (da "Tracce", 7/2011)
Nel 1987, ottanta anni dopo la sua prima pubblicazione in Inghilterra, Jaca Book ristampa in Italia Il padrone del mondo. Mancano due anni alla caduta del Muro di Berlino e alla fine ufficiale del mondo comunista. E tuttavia quel libro, allora, ci colpisce profondamente. Il nemico della fede, della Chiesa, può essere più insidioso di quello che avevamo creduto. Come scrisse Augusto Del Noce su il Sabato: «Oggi che il marxismo è in un declino irreversibile, sino al punto che si rischia di essere ingiusti rispetto alla sua reale potenza filosofica, e che la rivoluzione sessuale e la combinazione marx-freudiana segnano il passo, la lotta contro il cattolicesimo avviene proprio sotto il segno dell’umanitarismo». Dopo l’Anticristo di Solov’ëv, tema di un Volantone di Pasqua di quegli anni, don Giussani ci spinse a prendere in mano questo libro lucidamente visionario.

Un romanzo, oggi diremmo una fiction, con un grande tema: la fine dell’umanità e forse del mondo, certo la fine della Chiesa su questa terra. Con alcune impressionanti “profezie”, se si pensa che viene scritto all’inizio del Novecento, secolo drammaticamente segnato dal fascismo, dal nazismo e dal comunismo, da due guerre mondiali e da un’impressionante e inedita apostasia dalla Chiesa cattolica. Il personaggio principale del romanzo è un inquietante Giuliano Felsemburgh, carismatico uomo politico super massone, che conquista le folle con l’esperanto e la sua moralità. «Sembrava che la sua vera originalità consistesse nell’essere, fino ad ora, l’uomo dalle mani pulite, privo di macchie o di colpe passate». Perfetto negli anni Ottanta. Perfetto anche oggi.

La Londra e l’Europa (e poi il mondo) del libro lo osannano e lo venerano, abbandonando tradizioni e religione, trasformando la modernità in un incubo violento. Ma se la personalità di Felsemburgh occupa l’orizzonte apocalittico dove la Basilica di San Paolo è diventata un tempio massonico, è la storia di una piccola famiglia, formata dal comunista Oliviero Brand, la moglie Mabel, la mamma di lui a portarci nei sentimenti e nei colpi di scena del racconto. Non manca una bella figura di prete cattolico, padre Percy Franklin, le cui vicissitudini sono le stesse di tutta la Chiesa mondiale, fino all’ultimo atto che si svolge in Palestina. Grandi questioni, come l’eutanasia, il potere dei mass media, la guerra e la pace, vengono analizzate attraverso lo svolgersi di un giallo internazionale. Nel libro ci sono tante cose: la fede sentita del cattolico moderno, la critica dell’intellettuale inglese al falso umanitarismo, l’utopia dell’Europa e della Società delle Nazioni... Ma soprattutto c’è una profonda riflessione sulla persecuzione dei cristiani e sui nemici della Chiesa cattolica.

Giussani, attraverso questo testo, proponeva una lettura intelligente della vita contemporanea. La fede, quando c’è, spinge a giudicare che cosa accade nella realtà. Benson offriva uno straordinario spunto di analisi sui vizi del nostro mondo, ponendoci di fronte ad una domanda drammatica: in che cosa dobbiamo sperare in questi momenti della storia dell’umanità, in cui la Chiesa sembra sul punto di essere annientata?

Pochi anni prima del romanzo, il beato John Henry Newman aveva risposto così: «Troppe volte il cristianesimo si è trovato in quello che sembrava essere un pericolo mortale, perché ora dobbiamo spaventarci di fronte alle nuove prove... Questo è assolutamente certo. Quello che è invece incerto, e rappresenta solitamente una sorpresa per tutti, è il modo in cui di volta in volta la Provvidenza protegge e salva i suoi eletti. A volte il nemico si trasforma in amico, a volte viene spogliato della sua virulenza e aggressività, a volte cade a pezzi da solo, a volte infierisce quanto basta, a nostro vantaggio, poi scompare. Normalmente la Chiesa non deve fare altro che continuare a fare ciò che deve fare, nella fiducia e nella pace, stare tranquilla, e attendere la salvezza da Dio...».



Robert Hugh Benson
Il padrone del mondo
Fede e Cultura
pp. 352 - € 14

sabato 4 febbraio 2012

BENSON

QUESTO È IL MIO AMICO
***

 
 
Voglio dirvi com'io ho fatto la Sua conoscenza.
Avevo sentito parlar assai di Lui, ma non ci facevo caso.
Mi mandava ogni giorno dei regali, ma non Lo ringraziavo mai.
Mi parve più d'una volta che desiderasse la mia amicizia, ma io restavo freddo.
Io ero senza casa, e disgraziato, e affamato, e ogni momento in pericolo;
ed Egli mi offriva ricovero, comodi, cibi, sicurezza;
ma io Gli ero ingrato lo stesso.
Alla fine, Egli incrociò la mia strada, e, col pianto negli occhi,

cercò dirmi: vieni a stare con me.
Voglio dirvi come ora mi tratta.
Colma tutti i miei bisogni.
Mi dà più di quanto oso chiedere.
Anticipa ogni mia necessità.
Mi supplica di chiedere sempre più.
Mai si ricorda della mia ingratitudine passata.
Mai mi respinge per le mie passate follie.
Voglio dirvi, anche, che cosa io penso di Lui.
Egli è tanto buono quanto è grande.
Il Suo amore è tanto vivo quanto vero.
È così prodigo nelle sue promesse, com'è fedele in mantenerle.
È geloso del mio amore, quanto Lo merita.
Io sono in ogni cosa il suo debitore, ma Egli mi comanda di chiamarlo Amico.
ROBERTO UGO BENSON  L'AMICIZIA DI CRISTO

Postato da: giacabi a 19:11 | link | commenti
benson

sabato, 02 febbraio 2008

CRISTO NELLA CHIESA
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Perché, mentre i Protestanti trovano nella vita di Gesù Cristo esposta nei Vangeli la testimonianza di tutti i suoi atti, e nelle sue parole «È consumato» una prova che la rivelazione è conclusa e la redenzione si è compiuta, i Cattolici credono che in un certo senso quella conclusione non sia che un principio, l'inizio dunque più che la fine. Perciò, mentre i Protestanti ritengono che non vi è necessità vitale di una Chiesa, a meno che una società umana sia conveniente e anche necessaria per l'indirizzo e l'organizzazione delle energie individuali, i Cattolici credono che la Chiesa è veramente il Corpo di Cristo, e che nella Chiesa Egli vive, parla, agisce realmente (benché in altro senso e in altre condizioni) come visse, parlò, agì in Galilea e a Gerusalemme. In altre parole: abbiamo ora visto che tutti i Cristiani si accordano nel ritenere che Dio assunse in unione con Se, nell'incarnazione, umana natura creata, per compiere l'opera sua e che Egli prese da Maria la sostanza creata nella quale Egli visse e per la quale agì. Benissimo. I Cattolici poi,  un passo in certo modo parallelo, benché non identico-fanno un passo avanti  all'atto della incarnazione – e credono inoltre che Egli si unisce alla umana natura dei suoi discepoli, e, in questo Corpo così formato, agisce, vive, parla. Riassumendo: i Cattolici credono che come Gesù Cristo visse la sua vita naturale sulla terra duemila anni fa in un corpo ricevuto da Maria, così Egli vive la sua vita mistica oggi in un corpo uscito dalla stirpe umana in generale  chiamato la Chiesa Cattolica  credono che le parole, le azioni della Chiesa sono le sue, la vita della Chiesa è la sua vita (con certe restrizioni ed eccezioni) come sue furono parole, azioni, vita a Lui attribuite dai Vangeli: per questa ragione essi danno alla Chiesa l'assenso della loro fede, persuasi in tal modo di darlo a Dio stesso. Essa non è soltanto luogotenente, rappresentante di Dio sulla terra, non soltanto sua Sposa; in certo senso essa è Gesù Cristo stesso. In tal modo, come in altro del quale ora non trattiamo, Egli adempie la sua promessa di rimanere con i suoi discepoli fino alla fine del mondo. Per illuminare ancora una volta sotto un altro aspetto questa posizione, che mi propongo di illustrare poi con maggiore ampiezza, si può dire che Dio si manifesta in una vita singola nei Vangeli, in una vita collettiva nella Chiesa.                                                                                     ROBERT HUGH BENSON  da: CRISTO NELLA CHIESA




Postato da: giacabi a 13:37 | link | commenti
chiesa, benson, gesù

CRISTO NELLA CHIESA
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«Iniziai a capire cheil Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”; che se ha scelto la sostanza creata di una Vergine per costituirsi come corpo naturale, allora può anche utilizzare la sostanza creata degli uomini per formare per sé quel corpo mistico attraverso cui Egli si rende presente a noi sempre.       Ma allora il cattolicesimo è materialistico? Certo, e lo è come la Creazione e l’Incarnazione, né più né meno».

ROBERT HUGH BENSON 

 figlio dell’arcivescovo anglicano di Canterbury 1871-1914