CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 4000 ARTICOLI

su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo


mercoledì 2 settembre 2026

L'amore è tutto

 "Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se correggete, correggete per amore. Se perdonate, perdonate per amore. Sia sempre in voi la radice dell'amore, perché solo da questa radice può scaturire l'amore. Amate, e fate ciò che volete. L'amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore.

L'amore è tutto."

(Sant'Agostino)


52

amore e verità

  Amore  e verità 

"Non accettate nulla come verità che sia privo di amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità! L'uno senza l'altra diventa una menzogna distruttiva". 

Santa Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein

L'Europa Cardinale Ratzinger

 


Maggio
13 maggio 2004

Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani
Lectio magistralis del Cardinale Ratzinger
Biblioteca del Senato
Sala Capitolare del Convento di S. Maria sopra Minerva

L'Europa - Cos'è essa propriamente? Questa domanda è stata sempre nuovamente posta, in maniera espressa, dal cardinal Józef Glemp in uno dei circoli linguistici del Sinodo Episcopale sull'Europa: dove comincia, dove finisce l'Europa? Perché ad esempio la Siberia non appartiene all'Europa, sebbene essa sia abitata anche da europei, la cui modalità di pensare e di vivere è inoltre del tutto europea? E dove si perdono i confini dell'Europa nel sud della comunità di popoli della Russia? Dove corre il suo confine nell'Atlantico? Quali isole sono Europa, e quali invece non lo sono, e perché non lo sono? In questi incontri divenne perfettamente chiaro che Europa solo in maniera del tutto secondaria è un concetto geografico: l'Europa non è un continente nettamente afferrabile in termini geografici, ma è invece un concetto culturale e storico.

1. Il sorgere dell'Europa
Questo risulta in modo assai evidente se tentiamo di risalire alle origini dell'Europa. Chi parla dell'origine dell'Europa, rinvia solitamente ad Erodoto (ca. 484-425 a. C.), il quale certamente è il primo a conoscere l'Europa come concetto geografico, e la definisce così: «i Persiani considerano come cosa di loro proprietà l'Asia e i popoli barbari che vi abitano, mentre ritengono che l'Europa e il mondo greco siano un paese a parte». I confini dell'Europa stessa non vengono addotti, ma è chiaro che terre che oggi sono il nucleo dell'Europa odierna giacevano completamente al di fuori del campo visivo dell'antico storico. Di fatto con la formazione degli stati ellenistici e dell'Impero Romano si era formato un continente che divenne la base della successiva Europa, ma che esibiva tutt'altri confini: erano le terre tutt'attorno al Mediterraneo, le quali in virtù dei loro legami culturali, in virtù dei traffici e dei commerci, in virtù del comune sistema politico formavano le une insieme alle altre un vero e proprio continente. Solo l'avanzata trionfale dell'Islam nel VII e all'inizio dell'VIII secolo ha tracciato un confine attraverso il Mediterraneo, lo ha per così dire tagliato a metà, cosicché tutto ciò che fino ad allora era stato un continente si suddivideva adesso oramai in tre continenti: Asia, Africa, Europa.

In oriente la trasformazione del mondo antico si compì più lentamente che in occidente: l'Impero Romano con Costantinopoli come punto centrale resistette laggiù - anche se sempre più spinto ai margini - fino al XV secolo. Mentre la parte meridionale del Mediterraneo attorno all'anno 700 è completamente caduta fuori di quello che fino ad allora era un continente culturale, si verifica nel medesimo tempo una sempre più forte estensione verso il nord. Il limes, che sino ad allora era stato un confine continentale, scompare e si apre verso un nuovo spazio storico, che ora abbraccia la Gallia, la Germania, la Britannia come terre-nucleo vere e proprie, e si protende in maniera crescente verso la Scandinavia. In questo processo di spostamento dei confini la continuità ideale con il precedente continente mediterraneo, misurato geograficamente in termini differenti, venne garantita da una costruzione di teologia della storia: in collegamento con il libro di Daniele, si considerava l'Impero Romano rinnovato e trasformato dalla fede cristiana come l'ultimo e permanente regno della storia del mondo in generale, e si definiva perciò la compagine di popoli e di stati che era in via di formazione come il permanente Sacrum Imperium Romanum.

Questo processo di una nuova identificazione storica e culturale è stato compiuto in maniera del tutto consapevole sotto il regno di Carlo Magno, e qui emerge ora nuovamente anche l'antico nome di Europa, in un significato mutato: questo vocabolo venne ora impiegato addirittura come definizione del regno di Carlo Magno, ed esprimeva al tempo stesso la coscienza della continuità e della novità con cui la nuova compagine di stati si presentava come la forza propriamente carica di futuro. Carica di futuro proprio perché si concepiva in continuità con la storia del mondo fino ad allora e ultimamente ancorata in ciò che permane sempre.

Nell'autocomprensione che andava così formandosi è espressa parimenti la consapevolezza della definitività, così come al tempo stesso la consapevolezza di una missione.

È vero che il concetto di Europa è pressoché nuovamente scomparso dopo la fine del regno carolingio ed è rimasto solamente conservato nel linguaggio dei dotti; nel linguaggio popolare esso trapassa solamente all'inizio dell'epoca moderna - certo in connessione con il pericolo dei Turchi, come modalità di autoidentificazione -, per imporsi in generale nel XVIII secolo. Indipendentemente da questa storia del termine, il costituirsi del regno dei Franchi come l'Impero Romano mai tramontato e ora rinato significa di fatto il passo decisivo verso ciò che noi oggi intendiamo quando parliamo di Europa.

Certo non possiamo dimenticare che c'è anche una seconda radice dell'Europa, di un'Europa non occidentale: l'Impero Romano aveva in effetti, come già detto, resistito a Bisanzio contro le tempeste della migrazione dei popoli e dell'invasione islamica. Bisanzio intendeva se stessa come la vera Roma; qui di fatto l'Impero non era mai tramontato, ragion per cui si continuava ad avanzare una rivendicazione nei confronti dell'altra metà, quella occidentale, dell'Impero. Anche questo Impero Romano d'Oriente si è esteso ulteriormente verso il nord, fin dentro il mondo slavo, e si è creato un proprio mondo, greco-romano, che si differenzia rispetto all'Europa latina dell'occidente in virtù di una diversa liturgia, una diversa costituzione ecclesiastica, una diversa scrittura, e in virtù della rinuncia al latino come comune lingua insegnata.

Certamente ci sono anche sufficienti elementi unificanti, che possono fare dei due mondi un unico, comune continente: in primo luogo la comune eredità della Bibbia e della Chiesa antica, la quale del resto in entrambi i mondi rinvia aldilà di se stessa verso un'origine che ora giace al di fuori dell'Europa, e cioè in Palestina; inoltre la stessa comune idea di Impero, la comune comprensione di fondo della Chiesa e quindi anche la comunanza delle fondamentali idee del diritto e degli strumenti giuridici; infine io menzionerei anche il monachesimo, che nei grandi sommovimenti della storia è rimasto l'essenziale portatore non solamente della continuità culturale, bensì soprattutto dei fondamentali valori religiosi e morali, degli orientamenti ultimi dell'uomo, e in quanto forza pre-politica e sovra-politica divenne portatore delle sempre nuovamente necessarie rinascite.

Tra le due Europe, pur in mezzo alla comunanza dell'essenziale eredità ecclesiale, c'è tuttavia ancora una profonda differenza, alla cui importanza ha accennato specialmente Endre von Ivanka: a Bisanzio Impero e Chiesa appaiono quasi identificati l'uno con l'altro; l'imperatore è capo anche della Chiesa. Egli intende se stesso come rappresentante di Cristo, e in collegamento con la figura di Melchisedek, che era al tempo stesso re e sacerdote (Gen 14,18), porta dal VI secolo il titolo ufficiale di «re e sacerdote». Per il fatto che a partire da Costantino l'imperatore se ne era andato via da Roma, nell'antica capitale dell'Impero poté svilupparsi la posizione autonoma del vescovo di Roma come successore di Pietro e pastore supremo della Chiesa; qui già dall'inizio dell'era costantiniana viene insegnata una dualità di potestà: imperatore e papa hanno in effetti potestà separate, nessuno dispone della totalità. Il papa Gelasio I (492-496) ha formulato la visione dell'Occidente nella sua famosa lettera all'imperatore Anastasio e ancor più chiaramente nel suo quarto trattato, dove egli di fronte alla tipologia bizantina di Melchisedek sottolinea che l'unità delle potestà sta esclusivamente in Cristo: «questi infatti, a causa della debolezza umana (superbia!), ha separato per i tempi successivi i due ministeri, affinché nessuno si insuperbisca» (c. 11). Per le cose della vita eterna gli imperatori cristiani hanno bisogno dei sacerdoti (pontifices), e questi a loro volta si attengono, per il corso temporale delle cose, alle disposizioni imperiali. I sacerdoti devono seguire nelle cose mondane le leggi dell'imperatore insediato per ordine divino, mentre questi deve sottomettersi nelle cose divine al sacerdote. Con ciò è introdotta una separazione e distinzione delle potestà, la quale divenne di massima importanza per il successivo sviluppo dell'Europa, e che per così dire ha posto i fondamenti di ciò che è propriamente tipico dell'Occidente.

Poiché da ambo le parti di contro a tali delimitazioni rimase vivo sempre l'impulso alla totalità, la brama di porre il proprio potere al di sopra dell'altro, questo principio di separazione è divenuto anche la sorgente di infinite sofferenze. Come esso debba essere vissuto correttamente e concretizzato politicamente e religiosamente rimane un problema fondamentale anche per l'Europa di oggi e di domani.

2. La svolta verso l'epoca moderna
Se in base a quanto sin qui detto possiamo considerare il sorgere dell'impero carolingio da una parte, e la continuazione dell'impero romano a Bisanzio e la sua missione verso i popoli slavi dall'altra parte come la vera e propria nascita del continente Europa, l'inizio dell'epoca moderna significa per ambedue le Europe una svolta, un cambiamento radicale, che concerne sia l'essenza di questo continente, sia i suoi contorni geografici.

Nel 1453 Costantinopoli venne conquistata dai Turchi. O.Hiltbrunner commenta questo evento in maniera laconica: «gli ultimi ... dotti emigrarono... verso l'Italia e trasmisero agli umanisti del Rinascimento la conoscenza dei testi originali greci; ma l'Oriente sprofondò nell'assenza di cultura». Questa affermazione può essere formulata in maniera un po' troppo rozza, poiché in effetti anche il regno della dinastia degli Osman aveva la sua cultura; ma è vero che la cultura greco-cristiana, europea, di Bisanzio trovò con ciò la sua fine. Così una delle due ali dell'Europa rischiò in tal modo di scomparire, ma l'eredità bizantina non era morta: Mosca dichiara se stessa come la terza Roma, fonda ora un proprio patriarcato sulla base dell'idea di una seconda translatio imperii e si presenta dunque come una nuova metamorfosi del Sacrum Imperium - come una propria forma di Europa, che tuttavia rimase unita con l'Occidente e si orientò sempre più verso di esso, fino a che Pietro il Grande tentò di farla diventare un paese occidentale. Questo spostamento verso nord dell'Europa bizantina portò con sé il fatto che ora anche i confini del continente si misero in movimento ampiamente verso oriente. La fissazione degli Urali come frontiera è oltremodo arbitraria, in ogni caso il mondo a oriente di essi diventò sempre più una specie di sottostruttura dell'Europa, né Asia né Europa, essenzialmente forgiato dal soggetto Europa, senza partecipare però esso stesso del suo carattere di soggetto: oggetto, e non portatore esso stesso della sua storia. Forse con ciò è definita, tutto sommato, l'essenza di uno stato coloniale.

Possiamo dunque, a riguardo dell'Europa bizantina, non occidentale, all'inizio dell'epoca moderna, parlare di un duplice evento: da una parte vi è il dissolvimento dell'antica Bisanzio con la sua continuità storica nei confronti dell'Impero Romano; dall'altra parte questa seconda Europa ottiene con Mosca un nuovo centro e amplia i suoi confini verso oriente, per erigere infine in Siberia una specie di pre-struttura coloniale.

Contemporaneamente possiamo constatare anche in occidente un duplice processo con notevole significato storico. Una grande parte del mondo germanico si distacca da Roma; sorge una nuova, illuminata forma di cristianesimo, cosicché attraverso l'occidente scorre d'ora in poi una linea di separazione, la quale forma chiaramente anche un limes culturale, un confine tra due diverse modalità di pensare e di rapportarsi. Certo c'è anche all'interno del mondo protestante una frattura, in primo luogo tra luterani e riformati, ai quali si associano metodisti e presbiteriani, mentre la chiesa anglicana tenta di formare una via di mezzo tra cattolici ed evangelici; a ciò si aggiunge poi anche la differenza tra cristianesimo sotto la forma di una chiesa di stato, che diventa contrassegno dell'Europa, e chiese libere, che trovano il loro spazio di rifugio nel Nordamerica, sulla qual cosa dovremo tornare a parlare.

Facciamo attenzione in primo luogo al secondo evento, che caratterizza essenzialmente la situazione dell'epoca moderna di quella che un tempo era l'Europa latina: la scoperta dell'America. All'allargamento verso est dell'Europa in virtù della progressiva estensione della Russia verso l'Asia corrisponde la radicale uscita dell'Europa fuori dai suoi confini geografici, verso il mondo che sta aldilà dell'Oceano, che ora riceve il nome di America; la suddivisione dell'Europa in una metà latino-cattolica e una metà germanico-protestante si trasferisce e si ripercuote su questa parte della terra occupata dall'Europa. Anche l'America diventa in un primo tempo una Europa allargata, una colonia, ma essa si crea contemporaneamente con il sommovimento dell'Europa ad opera della Rivoluzione Francese il suo proprio carattere di soggetto: dal XIX secolo in poi essa, sebbene forgiata nel profondo dalla sua nascita europea, sta tuttavia di fronte all'Europa come un soggetto proprio.

Nel tentativo di conoscere la più profonda, interiore identità dell'Europa attraverso lo sguardo sulla storia abbiamo adesso preso in osservazione due fondamentali svolte storiche: come prima la dissoluzione del vecchio continente mediterraneo ad opera del continente del Sacrum Imperium, collocato più verso nord, in cui si forma a partire dall'epoca carolingia la Europa come mondo occidentale-latino; accanto a questo la continuazione della vecchia Roma a Bisanzio, con il suo protendersi verso il mondo slavo. Come secondo passo avevamo osservato la caduta di Bisanzio e il conseguente spostamento da una parte dell'Europa verso nord e verso est dell'idea cristiana di impero, e dall'altra parte l'interna divisione dell'Europa in un mondo germanico-protestante e un mondo latino-cattolico, e oltre a ciò la fuoriuscita verso l'America, a cui si trasferisce questa divisione e che alla fine si costituisce come un soggetto storico proprio, che sta di fronte all'Europa. Ora noi dobbiamo porci davanti agli occhi una terza svolta, il cui fanale ben visibile fu formato dalla Rivoluzione Francese. È vero che il Sacrum Imperium come realtà politica già a partire dal tardo Medioevo era concepito in dissolvimento ed era divenuto sempre più fragile anche come valida e indiscussa interpretazione della storia, ma soltanto adesso questa cornice spirituale va in frantumi anche formalmente, questa cornice spirituale senza cui l'Europa non avrebbe potuto formarsi. Questo è un processo di portata considerevole, sia dal punto di vista politico, sia da quello ideale. Dal punto di vista ideale questo significa che la fondazione sacrale della storia e dell'esistenza statuale viene rigettata : la storia non si misura più in base ad un'idea di Dio ad essa precedente e che le dà forma; lo Stato viene oramai considerato in termini puramente secolari, fondato sulla razionalità e sul volere dei cittadini.

Per la prima volta in assoluto nella storia sorge lo Stato puramente secolare, che abbandona e mette da parte la garanzia divina e la normazione divina dell'elemento politico , considerandole come una visione mitologica del mondo e dichiara Dio stesso come affare privato, che non fa parte della vita pubblica e della comune formazione del volere. Questa viene ora vista solamente come un affare della ragione, per la quale Dio non appare chiaramente conoscibile: religione e fede in Dio appartengono all'ambito del sentimento, non a quello della ragione. Dio e la sua volontà cessano di essere rilevanti nella vita pubblica.

In questa maniera sorge, con la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX, un nuovo tipo di scisma, la cui gravità noi percepiamo ora sempre più nettamente. Esso non ha in tedesco alcun nome, poiché qui si è ripercosso più lentamente. Nelle lingue latine viene delineato come divisione tra cristiani e laici. Questa lacerazione negli ultimi due secoli è penetrata nelle nazioni latine come una frattura profonda, mentre il cristianesimo protestante in un primo tempo ebbe vita facile nel concedere spazio alle idee liberali e illuministe all'interno di sé, senza che la cornice di un ampio consenso cristiano di fondo dovesse in tal modo venir distrutta. L'aspetto di politica realistica della dissoluzione dell'antica idea di impero consiste in questo, che ora definitivamente le nazioni, gli stati che sono divenute identificabili come tali in virtù della formazione di ambiti linguistici unitari, appaiono come i veri e unici portatori della storia, e dunque ottengono un rango che ad essi in precedenza non spettava così tanto. La drammaticità esplosiva di questo soggetto storico ora plurale si mostra nel fatto che le grandi nazioni europee si sapevano depositarie di una missione universale, che necessariamente doveva portare a conflitti fra di loro, il cui impatto mortale noi abbiamo dolorosamente sperimentato nel secolo ora trascorso.

3. L'universalizzazione della cultura europea e la sua crisi
Infine dobbiamo qui considerare ancora un ulteriore processo, con cui la storia degli ultimi secoli trapassa chiaramente in un mondo nuovo. Se la vecchia Europa precedente all'epoca moderna nelle sue due metà aveva conosciuto essenzialmente solo un dirimpettaio, con il quale doveva confrontarsi per la vita e per la morte, ossia il mondo islamico; se la svolta dell'epoca moderna aveva portato l'allargamento verso l'America e in parti dell'Asia senza propri grandi soggetti culturali, così ora ha luogo la fuoriuscita verso i due continenti sinora toccati solo marginalmente : l'Africa e l'Asia, che adesso parimenti si tentò di trasformare in succursali dell'Europa, in colonie. Fino ad un certo punto questo è anche riuscito, in quanto adesso anche Asia e Africa inseguono l'ideale del mondo forgiato dalla tecnica e del suo benessere, cosicché anche là le antiche tradizioni religiose entrano in una situazione di crisi e strati di pensiero puramente secolare dominano sempre più la vita pubblica.

Ma c'è anche un effetto contrario: la rinascita dell'Islam non è solo collegata con la nuova ricchezza materiale dei paesi islamici, bensì è anche alimentata dalla consapevolezza che l'Islam è in grado di offrire una base spirituale valida per la vita dei popoli, una base che sembra essere sfuggita di mano alla vecchia Europa, la quale così, nonostante la sua perdurante potenza politica ed economica, viene vista sempre più come condannata al declino e al tramonto.

Anche le grandi tradizioni religiose dell'Asia, soprattutto la sua componente mistica che trova espressione nel buddismo, si elevano come potenze spirituali di contro ad un'Europa che rinnega le sue fondamenta religiose e morali. L'ottimismo circa la vittoria dell'elemento europeo, che Arnold Toynbee poteva sostenere ancora all'inizio degli anni sessanta, appare oggi stranamente superato: «di 28 culture che noi abbiamo identificato ... 18 sono morte e nove delle dieci rimaste - di fatto tutte tranne la nostra - mostrano che esse sono già colpite a morte». Chi ripeterebbe oggi ancora le stesse parole? E in generale - cos'è la nostra cultura, che è ancora rimasta? La cultura europea è forse la civiltà della tecnica e del commercio diffusa vittoriosamente per il mondo intero? O non è questa forse piuttosto nata in maniera post-europea dalla fine delle antiche culture europee? Io vedo qui una sincronia paradossale: con la vittoria del mondo tecnico-secolare post-europeo, con l'universalizzazione del suo modello di vita e della sua maniera di pensare, si collega in tutto il mondo, ma specialmente nei mondi strettamente non- europei dell'Asia e dell'Africa, l'impressione che il mondo di valori dell'Europa, la sua cultura e la sua fede, ciò su cui si basa la sua identità, sia giunto alla fine e sia propriamente già uscito di scena; che adesso sia giunta l'ora dei sistemi di valori di altri mondi, dell'America pre-colombiana, dell'Islam, della mistica asiatica.

L'Europa, proprio in questa ora del suo massimo successo, sembra diventata vuota dall'interno, paralizzata in un certo qual senso da una crisi del suo sistema circolatorio, una crisi che mette a rischio la sua vita, affidata per così dire a trapianti, che poi però non possono che eliminare la sua identità. A questo interiore venir meno delle forze spirituali portanti corrisponde il fatto che anche etnicamente l'Europa appare sulla via del congedo.

C'è una strana mancanza di voglia di futuro. I figli, che sono il futuro, vengono visti come una minaccia per il presente; essi ci portano via qualcosa della nostra vita, così si pensa. Essi non vengono sentiti come una speranza, bensì come un limite del presente. Il confronto con l'Impero Romano al tramonto si impone: esso funzionava ancora come grande cornice storica, ma in pratica viveva già di quelli che dovevano dissolverlo, poiché esso stesso non aveva più alcuna energia vitale.

Con questo siamo giunti ai problemi del presente. Circa il possibile futuro dell'Europa ci sono due diagnosi contrapposte. C'è da una parte la tesi di Oswald Spengler, il quale credeva di poter fissare per le grandi espressioni culturali una specie di legge naturale: c'è il momento della nascita, la crescita graduale, la fioritura di una cultura, il suo lento appesantirsi, l'invecchiamento e la morte. Spengler arricchisce la sua tesi in modo impressionante, con documentazioni tratte dalla storia delle culture, in cui si può intravedere questa legge del decorso naturale. La sua tesi era che l'Occidente sarebbe giunto alla sua epoca finale, che corre inesorabilmente incontro alla morte di questo continente culturale, nonostante tutti i tentativi di scongiurarla. Naturalmente l'Europa può trasmettere i suoi doni ad una cultura nuova emergente, come è già accaduto nei precedenti declini di una cultura, ma in quanto soggetto essa ha ormai il suo tempo di vita alle sue spalle.

Questa tesi bollata come biologistica ha trovato appassionati oppositori nel tempo tra le due guerre mondiali specialmente in ambito cattolico; in maniera impressionante le si è mosso contro anche Arnold Toynbee, certo con postulati che oggi trovano poco ascolto. Toynbee mette in luce la differenza tra progresso materiale-tecnico da una parte, e dall'altra progresso reale, che egli definisce come spiritualizzazione. Egli ammette che l'Occidente - il mondo occidentale - si trova in una crisi, la cui causa egli la vede nel fatto che dalla religione si è decaduti al culto della tecnica, della nazione, del militarismo. La crisi significa per lui, ultimamente: secolarismo.

Se si conosce la causa della crisi, si può indicare anche la via della guarigione: deve essere nuovamente introdotto il fattore religioso, di cui fa parte secondo lui l'eredità religiosa di tutte le culture, ma specialmente quello «che è rimasto del cristianesimo occidentale». Alla visione biologistica si contrappone qui una visione volontaristica, che punta sulla forza delle minoranze creative e sulle personalità singole eccezionali.

La domanda che si pone è: è giusta questa diagnosi? E se sì - è in nostro potere introdurre nuovamente il momento religioso, in una sintesi di cristianesimo residuale ed eredità religiosa dell'umanità? Ultimamente la questione tra Spengler e Toynbee rimane aperta, perché noi non possiamo vedere nel futuro. Ma indipendentemente da ciò si impone il compito di interrogarci su che cosa può garantire il futuro, e su che cosa è in grado di continuare a far vivere l'interiore identità dell'Europa attraverso tutte le metamorfosi storiche. O ancora più semplicemente: che cosa anche oggi e domani promette di donare la dignità umana e un'esistenza conforme ad essa.

Per trovare una risposta a ciò dobbiamo gettare lo sguardo ancora una volta dentro il nostro presente e al tempo stesso tener presenti le sue radici storiche. In precedenza eravamo rimasti fermi, in effetti, alla Rivoluzione Francese e al XIX secolo. In questo tempo si sono sviluppati soprattutto due nuovi modelli europei. Ecco qui allora nelle nazioni latine il modello laicistico: lo Stato è nettamente distinto dagli organismi religiosi, che sono attribuiti all'ambito privato. Lo Stato stesso rifiuta un fondamento religioso e si sa fondato solamente sulla ragione e sulle sue intuizioni. Di fronte alla fragilità della ragione questi sistemi si sono rivelati fragili e facili a cadere vittima delle dittature; essi sopravvivono, propriamente, solo perché parti della vecchia coscienza morale continuano a sussistere anche senza i precedenti fondamenti e rendono possibile un consenso morale di base. Dall'altra parte, nel mondo germanico, esistono in maniera differenziata i modelli di Chiesa di Stato del protestantesimo liberale, nei quali una religione cristiana illuminata, essenzialmente concepita come morale - anche con forme di culto garantite dallo Stato - garantisce un consenso morale e un fondamento religioso ampio, al quale le singole religioni non di Stato devono adeguarsi. Questo modello in Gran Bretagna, negli stati scandinavi e in un primo tempo anche nella Germania dominata dai prussiani ha garantito per lungo tempo una coesione statuale e sociale. In Germania, tuttavia, il crollo del cristianesimo di Stato prussiano ha creato un vuoto, che poi parimenti si offrì come spazio vuoto per una dittatura. Oggi le chiese di Stato sono dappertutto cadute vittima del logoramento: da corpi religiosi che sono derivazioni dello Stato non proviene più alcuna forza morale, e lo Stato stesso non può creare forza morale, ma la deve invece presupporre e costruire su di essa.

Tra i due modelli si collocano gli Stati Uniti del Nord-America, che da una parte - formatisi sulla base delle chiese libere - prendono le mosse da un rigido dogma di separazione, dall'altra parte, aldilà delle singole denominazioni, vengono plasmati tuttavia da un consenso di fondo cristiano-protestante non forgiato in termini confessionali, il quale si collegava con una particolare coscienza della missione, nei confronti del resto del mondo, di tipo religioso e così dava al fattore religioso un significativo peso pubblico, che in quanto forza pre-politica e sovra-politica poteva essere determinante per la vita politica. Certo non ci si può nascondere che anche negli Stati Uniti il dissolvimento dell'eredità cristiana avanza incessantemente, mentre al tempo stesso il rapido aumento dell'elemento ispanico e la presenza di tradizioni religiose provenienti da tutto il mondo cambia il quadro. Forse si deve qui osservare anche che gli Stati Uniti promuovono ampiamente la protestantizzazione dell'America Latina e quindi il dissolvimento della Chiesa cattolica ad opera di forme di chiese libere, per la convinzione che la Chiesa cattolica non potrebbe garantire un sistema politico ed economico stabile, in quanto dunque fallirebbe come educatrice delle nazioni, mentre ci si aspetta che il modello delle chiese libere renderà possibile un consenso morale e una formazione democratica della volontà pubblica, simili a quelli caratteristici degli Stati Uniti. Per complicare ulteriormente il quadro si deve ammettere che oggi la Chiesa cattolica forma la più grande comunità religiosa negli Stati Uniti, che essa nella sua vita di fede sta decisamente dalla parte dell'identità cattolica, che però i cattolici a riguardo del rapporto tra Chiesa e politica hanno recepito le tradizioni delle chiese libere, nel senso che proprio una Chiesa non confusa con lo Stato garantisce meglio le fondamenta morali del tutto, cosicché la promozione dell'ideale democratico appare come un dovere morale profondamente conforme alla fede. In una posizione simile si può vedere a buon diritto una prosecuzione, adeguata ai tempi, del modello di papa Gelasio, di cui ho parlato sopra.

Torniamo all'Europa. Ai due modelli di cui parlavo prima se ne è aggiunto ancora nel XIX secolo un terzo, ossia il socialismo, che si suddivise presto in due diverse vie, quella totalitaria e quella democratica. Il socialismo democratico è stato in grado, a partire dal suo punto di partenza, di inserirsi all'interno dei due modelli esistenti, come un salutare contrappeso nei confronti delle posizioni liberali radicali, le ha arricchite e corrette. Esso si rivelò qui anche come qualcosa che andava al di là delle confessioni: in Inghilterra esso era il partito dei cattolici, che non potevano sentirsi a casa loro né nel campo protestante-conservatore, né in quello liberale. Anche nella Germania guglielmina il centro cattolico poteva sentirsi più vicino al socialismo democratico che alle forze conservatrici rigidamente prussiane e protestanti. In molte cose il socialismo democratico era ed è vicino alla dottrina sociale cattolica, in ogni caso esso ha considerevolmente contribuito alla formazione di una coscienza sociale.

Il modello totalitario, invece, si collegava con una filosofia della storia rigidamente materialistica e ateistica: la storia viene compresa deterministicamente come un processo di progresso che passa attraverso la fase religiosa e quella liberale per giungere alla società assoluta e definitiva, in cui la religione come relitto del passato viene superata e il funzionamento delle condizioni materiali può garantire la felicità di tutti. L'apparente scientificità nasconde un dogmatismo intollerante: lo spirito è prodotto della materia; la morale è prodotto delle circostanze e deve venir definita e praticata a seconda degli scopi della società; tutto ciò che serve a favorire l'avvento dello stato finale felice è morale. Qui il capovolgimento dei valori che avevano costruito l'Europa è completo. Ancor più, qui si realizza una frattura nei confronti della complessiva tradizione morale dell'umanità: non ci sono più valori indipendenti dagli scopi del progresso, tutto può, in un dato momento, essere permesso e persino necessario, può essere morale nel senso nuovo del termine. Anche l'uomo può diventare uno strumento; non conta il singolo, ma unicamente il futuro diventa la terribile divinità che dispone sopra tutti e sopra tutto.

I sistemi comunisti frattanto sono naufragati innanzitutto per il loro falso dogmatismo economico. Ma si trascura troppo volentieri il fatto che essi sono naufragati , più a fondo ancora, per il loro disprezzo dei diritti umani, per la loro subordinazione della morale alle esigenze del sistema e alle sue promesse di futuro. La vera e propria catastrofe che essi hanno lasciato alle loro spalle non è di natura economica; essa consiste nell'inaridimento delle anime, nella distruzione della coscienza morale. Io vedo come un problema essenziale della nostra ora per l'Europa e per il mondo questo, che non viene mai contestato il naufragio economico, e perciò i vetero-comunisti sono diventati senza esitazione liberali in economia; invece la problematica morale e religiosa, di cui propriamente si trattava, viene quasi completamente rimossa. Pertanto la problematica lasciata dietro di sé dal marxismo continua a esistere anche oggi: il dissolversi delle certezze primordiali dell'uomo su Dio, su se stessi e sull'universo - la dissoluzione della coscienza dei valori morali intangibili, è ancora e proprio adesso nuovamente il nostro problema e può condurre all'autodistruzione della coscienza europea, che dobbiamo cominciare a considerare - indipendentemente dalla visione del tramonto di Spengler - come un reale pericolo.

4. A che punto siamo oggi?
Così ci troviamo davanti alla questione: come devono andare avanti le cose? Nei violenti sconvolgimenti del nostro tempo c'è un'identità dell'Europa, che abbia un futuro e per la quale possiamo impegnarci con tutto noi stessi? Non sono preparato per entrare in una discussione dettagliata sulla futura Costituzione europea. Vorrei soltanto brevemente indicare gli elementi morali fondanti, che a mio avviso non dovrebbero mancare.

Un primo elemento è l'"incondizionatezza" con cui la dignità umana e i diritti umani devono essere presentati come valori che precedono qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, né conferiti ai cittadini, «ma piuttosto esistono per diritto proprio, sono da sempre da rispettare da parte del legislatore, sono a lui previamente dati come valori di ordine superiore». Questa validità della dignità umana previa ad ogni agire politico e ad ogni decisione politica rinvia ultimamente al Creatore: solamente Egli può stabilire valori che si fondano sull'essenza dell'uomo e che sono intangibili. Che ci siano valori che non sono manipolabili per nessuno è la vera e propria garanzia della nostra libertà e della grandezza umana; la fede cristiana vede in ciò il mistero del Creatore e della condizione di immagine di Dio che egli ha conferito all'uomo.

Ora oggi quasi nessuno negherà direttamente la precedenza della dignità umana e dei diritti umani fondamentali rispetto ad ogni decisione politica; sono ancora troppo recenti gli orrori del nazismo e della sua teoria razzista. Ma nell'ambito concreto del cosiddetto progresso della medicina ci sono minacce molto reali per questi valori: sia che noi pensiamo alla clonazione, sia che pensiamo alla conservazione dei feti umani a scopo di ricerca e di donazione degli organi, sia che pensiamo a tutto quanto l'ambito della manipolazione genetica - la lenta consunzione della dignità umana che qui ci minaccia non può venir misconosciuta da nessuno. A ciò si aggiungono in maniera crescente i traffici di persone umane, le nuove forme di schiavitù, l'affare dei traffici di organi umani a scopo di trapianti. Sempre vengono addotte finalità buone, per giustificare quello che non è giustificabile. In questi settori ci sono nella Carta dei diritti fondamentali alcuni punti fermi di cui rallegrarsi, ma in importanti punti essa rimane troppo vaga, mentre invece proprio qui ne va della serietà del principio che è in gioco.

Riassumiamo: la fissazione per iscritto del valore e della dignità dell'uomo, di libertà, eguaglianza e solidarietà con le affermazioni di fondo della democrazia e dello stato di diritto, implica un'immagine dell'uomo, un'opzione morale e un'idea di diritto niente affatto ovvie, ma che sono di fatto fondamentali fattori di identità dell'Europa, che dovrebbero venir garantiti anche nelle loro conseguenze concrete e che certamente possono venir difesi solamente se si forma sempre nuovamente una corrispondente coscienza morale.

Un secondo punto in cui appare l'identità europea è il matrimonio e la famiglia. Il matrimonio monogamico, come struttura fondamentale della relazione tra uomo e donna e al tempo stesso come cellula nella formazione della comunità statale, è stato forgiato a partire dalla fede biblica. Esso ha dato all'Europa, a quella occidentale come a quella orientale, il suo volto particolare e la sua particolare umanità, anche e proprio perché la forma di fedeltà e di rinuncia qui delineata dovette sempre nuovamente venir conquistata, con molte fatiche e sofferenze. L'Europa non sarebbe più Europa, se questa cellula fondamentale del suo edificio sociale scomparisse o venisse essenzialmente cambiata. La Carta dei diritti fondamentali parla di diritto al matrimonio, ma non esprime nessuna specifica protezione giuridica e morale per esso e nemmeno lo definisce più precisamente. E tutti sappiamo quanto il matrimonio e la famiglia siano minacciati - da una parte mediante lo svuotamento della loro indissolubilità ad opera di forme sempre più facili di divorzio, dall'altra attraverso un nuovo comportamento che si va diffondendo sempre di più, la convivenza di uomo e donna senza la forma giuridica del matrimonio. In vistoso contrasto con tutto ciò vi è la richiesta di comunione di vita di omosessuali, che ora paradossalmente richiedono una forma giuridica, la quale più o meno deve venir equiparata al matrimonio. Con questa tendenza si esce fuori dal complesso della storia morale dell'umanità, che nonostante ogni diversità di forme giuridiche del matrimonio sapeva tuttavia sempre che questo, secondo la sua essenza, è la particolare comunione di uomo e donna, che si apre ai figli e così alla famiglia. Qui non si tratta di discriminazione, bensì della questione di cos'è la persona umana in quanto uomo e donna e di come l'essere assieme di uomo e donna può ricevere una forma giuridica. Se da una parte il loro stare assieme si distacca sempre più da forme giuridiche, se dall'altra l'unione omosessuale viene vista sempre più come dello stesso rango del matrimonio, siamo allora davanti ad una dissoluzione dell'immagine dell'uomo, le cui conseguenze possono solo essere estremamente gravi.

Il mio ultimo punto è la questione religiosa. Non vorrei entrare qui nelle discussioni complesse degli ultimi anni, ma mettere in rilievo solo un aspetto fondamentale per tutte le culture: il rispetto nei confronti di ciò che per l'altro è sacro, e particolarmente il rispetto per il sacro nel senso più alto, per Dio, cosa che è lecito supporre di trovare anche in colui che non è disposto a credere in Dio. Laddove questo rispetto viene infranto, in una società qualcosa di essenziale va perduto. Nella nostra società attuale grazie a Dio viene multato chi disonora la fede di Israele, la sua immagine di Dio, le sue grandi figure. Viene multato anche chiunque vilipendia il Corano e le convinzioni di fondo dell'Islam. Laddove invece si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani, ecco che allora la libertà di opinione appare come il bene supremo, limitare il quale sarebbe un minacciare o addirittura distruggere la tolleranza e la libertà in generale. La libertà di opinione trova però il suo limite in questo, che essa non può distruggere l'onore e la dignità dell'altro; essa non è libertà di mentire o di distruggere i diritti umani.

C'è qui un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L'Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova - certamente critica e umile - accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere. La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro. Di essa fa parte l'andare incontro con rispetto agli elementi sacri dell'altro, ma questo lo possiamo fare solamente se il sacro, Dio, non è estraneo a noi stessi. Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma proprio davanti agli altri e per gli altri è nostro dovere nutrire in noi stessi il rispetto davanti a ciò che è sacro e mostrare il volto di Dio che ci è apparso - del Dio che ha compassione dei poveri e dei deboli, delle delle vedove e degli orfani, dello straniero; del Dio che è talmente umano che egli stesso è diventato un uomo, un uomo sofferente, che soffrendo insieme a noi dà al dolore dignità e speranza.

Se non facciamo questo, non solo rinneghiamo l'identità dell'Europa, bensì veniamo meno anche ad un servizio agli altri che essi hanno diritto di avere. Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro. Pertanto proprio la multiculturalità ci chiama a rientrare nuovamente in noi stessi.

Come andranno le cose in Europa in futuro non lo sappiamo. La Carta dei diritti fondamentali può essere un primo passo, un segno che l'Europa cerca nuovamente in maniera cosciente la sua anima. In questo bisogna dare ragione a Toynbee, che il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l'Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua eredità e sia così a servizio dell'intera umanità.

lunedì 31 agosto 2026

il boro

 

BORO: IL MINERALE DIMENTICATO CHE POTREBBE CAMBIARE LA TUA SALUTE

Piero Nuciari

Questa è una sintesi della review di Lara Pizzorno, "Nothing Boring About Boron" (Integrative Medicine, 2015)

Un micronutriente sottovalutato

Il boro è un minerale traccia di cui si parla pochissimo, eppure la ricerca scientifica ha accumulato prove impressionanti sui suoi effetti. Nonostante non abbia ancora una dose giornaliera raccomandata ufficiale (esiste solo un limite massimo di sicurezza di 20 mg/die per gli adulti), gli studi dimostrano che i suoi benefici compaiono a partire da 3 mg al giorno - una quantità che la dieta occidentale media spesso non raggiunge.

I principali benefici del boro

Ossa più forti

Il boro è essenziale per la crescita e il mantenimento osseo. Uno studio del 1985 dell'USDA ha dimostrato che integrare 3 mg/die di boro in donne in post-menopausa ha ridotto l'escrezione urinaria di calcio del 44%, preservando la densità ossea. Il boro stimola gli osteoblasti (le cellule che costruiscono l'osso) e regola proteine chiave come il collagene di tipo 1, l'osteocalcina e l'osteopontina.

Guarigione delle ferite accelerata

L'applicazione di una soluzione al 3% di acido borico su ferite profonde ha ridotto di due terzi il tempo di permanenza in terapia intensiva. Il boro agisce direttamente sugli enzimi dei fibroblasti, le cellule responsabili della riparazione dei tessuti.

Equilibrio ormonale

Il boro aumenta i livelli di estrogeni e testosterone sia negli uomini che nelle donne. In uno studio, il testosterone libero negli uomini è salito del 28% dopo appena una settimana di integrazione con 6 mg/die, mentre l'estradiolo nelle donne in post-menopausa è quasi raddoppiato. Il meccanismo? Il boro inibisce gli enzimi che degradano questi ormoni, prolungandone l'attività biologica.

Più vitamina D

Il boro inibisce la 24-idrossilasi, l'enzima che degrada la vitamina D. In uno studio clinico, 60 giorni di integrazione con 6 mg/die hanno fatto salire i livelli di 25(OH)D3 del 20-39%, persino durante i mesi invernali quando la vitamina D tende naturalmente a calare.

Migliore assorbimento del magnesio

Circa il 60% del magnesio corporeo si trova nelle ossa. Il boro ne migliora l'assorbimento e la deposizione ossea, amplificando tutti i benefici del magnesio: dalla produzione di energia (ATP) alla regolazione del calcio, fino alla prevenzione dell'insulino-resistenza.

Potente antinfiammatorio

Il boro riduce drasticamente i marcatori dell'infiammazione. In uno studio su uomini sani, una settimana di integrazione ha abbassato la proteina C-reattiva (hs-CRP) del 50%, il TNF-α del 30% e l'IL-6 del 44%. Nell'osteoartrite, i risultati sono stati notevoli: il 50% dei pazienti con forme lievi-moderate ha eliminato il dolore del 62-71% in 4-8 settimane, e la maggior parte ha potuto sospendere l'ibuprofene.

Cervello più attivo

La carenza di boro riduce l'attività elettrica cerebrale, peggiorando attenzione, memoria a breve termine e velocità motoria. Livelli adeguati mantengono il cervello "sveglio" e reattivo, soprattutto negli anziani.

Scudo contro tossine e pesticidi

Il boro protegge dallo stress ossidativo indotto da pesticidi (come il malathion) e riduce la genotossicità causata da metalli pesanti (arsenico, cadmio, mercurio, piombo), potenziando al contempo gli enzimi antiossidanti SOD, catalasi e glutatione perossidasi.

Effetti anticancro promettenti

Le evidenze sono sorprendenti:

Cancro alla prostata: rischio ridotto del 52% negli uomini con assunzione >1,8 mg/die. L'acido borico riduce le dimensioni tumorali e i livelli di PSA dell'86-89% in modelli animali.

Cancro alla cervice: in Turchia, dove il suolo è ricco di boro, l'incidenza è 2-5 volte inferiore rispetto a Europa e Nord America.

Cancro al polmone: nelle donne, un basso dosaggio di boro combinato alla mancata terapia ormonale sostitutiva raddoppia il rischio.

Il farmaco bortezomib, a base di boro, è già approvato per il trattamento del mieloma multiplo e del linfoma non-Hodgkin.

Dove si trova il boro?

Le fonti migliori sono di origine vegetale:

Alimento

Contenuto (mg/100g)

Uvetta 2,82

Avocado 1,43

Prugne secche 1,15

Nocciole 0,96

Burro di arachidi 0,58

Mandorle 0,53

Lenticchie 0,67

Vino rosso 0,50

Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi e frutta secca fornisce circa 1,5-3 mg/die. Purtroppo, la dieta occidentale media ne apporta spesso meno di 1,5 mg.

Quanto assumerne?

Tutti gli studi che hanno mostrato benefici significativi hanno utilizzato dosaggi di almeno 3 mg/die. L'autrice suggerisce di considerare un'integrazione di 3 mg/die per chiunque:

Segua una dieta povera di frutta e verdura

Sia a rischio di osteopenia o osteoporosi

Soffra di osteoartrite

Abbia una storia o un rischio di tumore al seno, alla prostata o al polmone

Il margine di sicurezza è ampio: in Turchia, lavoratori esposti a 12,6 mg/die di boro non hanno riportato effetti avversi.

In sintesi

Il boro è un minerale "invisibile" con un impatto straordinariamente ampio: dalle ossa agli ormoni, dal cervello alla prevenzione del cancro. In un'epoca in cui la dieta media è sempre più povera di alimenti vegetali, garantire un adeguato apporto di boro — attraverso l'alimentazione o una modesta integrazione — potrebbe essere una delle strategie più semplici ed efficaci per la salute a lungo termine.

Nota: Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico. Consulta sempre un professionista della salute prima di iniziare qualsiasi integrazione.


sabato 29 agosto 2026

Lisozima: cos’è,

 Lisozima: cos’è, a cosa serve e dove si trova



Cos’è il lisozima
Il lisozima è un enzima naturale presente nelle secrezioni del nostro corpo e in alcuni alimenti, dove scioglie la parete di molti batteri.
• Dove si trova negli alimenti: albume d’uovo di gallina (la fonte più ricca in assoluto), latte e latte d’asina, in quantità minori pesce e carne.
• Dove si trova nel corpo: lacrime, saliva, muco nasale, succhi gastrici, latte materno, liquido amniotico.
• Come agisce: rompe i legami del peptidoglicano, la maglia che tiene insieme la parete cellulare batterica.
• Nome tecnico: peptidoglicano N-acetilmuramoilidrolasi. Nei prodotti confezionati compare come additivo E 1105.
• Attenzione all’uovo: il lisozima impiegato nell’industria alimentare e negli integratori si estrae quasi sempre dall’albume, ed è un allergene a dichiarazione obbligatoria.
A cosa serve il lisozima


Il lisozima fa parte delle difese naturali che il nostro organismo produce da sé, senza che nessuno gliele somministri. È per questo che lo troviamo esattamente dove il corpo è più esposto: negli occhi, nella bocca, nel naso, nello stomaco.
Ovunque ci sia una superficie a contatto con l’esterno, c’è una secrezione che lo contiene. Le lacrime lavano l’occhio, la saliva bagna il cavo orale, il muco riveste le vie nasali: in tutti e tre i casi il lisozima è uno dei componenti che rendono quelle secrezioni ostili ai batteri. Nel latte materno svolge la stessa funzione per un organismo che non ha ancora difese proprie.
Il lisozima non ha indicazioni salutistiche autorizzate a livello europeo, e per questo lo raccontiamo per quello che è e per quello che sappiamo che fa: una molecola con un meccanismo d’azione preciso, studiata da oltre cent’anni. Più sotto trovi cosa ha osservato la ricerca, con le fonti in fondo alla pagina.
Come agisce sulla parete dei batteri



Il lisozima è una molecola piccola e compatta: una catena di 129 amminoacidi, ripiegata su sé stessa e tenuta in forma da quattro ponti disolfuro. È questa struttura a renderla insolitamente stabile, anche a temperature elevate e a pH lontani dal neutro.
Il suo bersaglio è il peptidoglicano, il materiale che compone la parete di molti batteri. Immagina una rete: lunghe catene di zuccheri, legate trasversalmente da corti frammenti proteici. È quella rete a dare al batterio la sua rigidità e a permettergli di resistere alla pressione interna.
Il lisozima taglia le catene di zuccheri in un punto ben preciso, il legame β(1-4) fra acido N-acetilmuramico e N-acetilglucosamina. Tagliata la rete, la parete cede e la cellula si rompe. Non è un veleno che avvelena il batterio: è una forbice che ne smonta l’impalcatura.

Questo spiega anche un limite di cui si parla poco. I batteri gram-positivi hanno una parete fatta in gran parte di peptidoglicano, ed è per questo che sono i più sensibili all’azione del lisozima. I gram-negativi, invece, proteggono il peptidoglicano dietro una membrana esterna: il lisozima, da solo, fatica ad arrivarci.
In quali alimenti si trova il lisozima



Il lisozima non è una sostanza esotica: la mangiamo tutti i giorni, spesso senza saperlo.
L’albume d’uovo, la fonte più concentrata
Nell’albume d’uovo di gallina il lisozima raggiunge concentrazioni che non si trovano da nessun’altra parte in natura. Non è un caso: l’uovo deve proteggere per settimane un embrione privo di difese, e l’albume è la barriera chimica che lo circonda.
È anche il motivo per cui l’albume è la fonte da cui il lisozima viene estratto — per l’industria alimentare come per gli integratori. Se leggi “lisozima da uovo” su un’etichetta, è di questo che si parla.
Latte, latte d’asina, pesce e carne
Il lisozima è presente nel latte di tutti i mammiferi, con una particolarità: nel latte d’asina se ne trovano quantità nettamente superiori rispetto al latte vaccino, ed è una delle ragioni per cui questo latte è studiato da tempo. Nel latte materno umano la concentrazione è alta soprattutto nelle prime settimane.
In quantità inferiori lo troviamo nel pesce e nella carne.
Formaggi stagionati e vino: il lisozima come conservante
Qui la storia diventa curiosa. Proprio perché scioglie la parete di alcuni batteri, il lisozima viene aggiunto ad alcuni alimenti per impedire fermentazioni indesiderate: è l’additivo E 1105.
Lo si usa in diversi formaggi a lunga stagionatura — nel latte destinato al Grana Padano, per esempio — dove contrasta i clostridi responsabili del cosiddetto gonfiore tardivo, il difetto che rovina la forma dopo mesi di stagionatura. E lo si usa nella vinificazione, per controllare i batteri lattici.
Per legge deve comparire in etichetta, e va dichiarato anche come allergene, perché deriva dall’uovo. Se ti è capitato di leggere “conservante: lisozima da uovo” sull’etichetta di un vino e di chiederti cosa ci facesse lì, la risposta è questa.
Il lisozima fa male? Uovo, allergeni ed etichetta
È una delle domande che ci arrivano più spesso.
Il lisozima è una sostanza che il nostro organismo produce naturalmente e che assumiamo ogni giorno con l’alimentazione. Il punto di attenzione non è la molecola in sé: è la sua origine. Quello impiegato negli alimenti e negli integratori si estrae dall’albume, e le uova rientrano fra le sostanze che il Regolamento UE 1169/2011 obbliga a dichiarare in etichetta perché possono provocare allergie o intolleranze.
Che cosa significa in pratica:
• Chi è allergico all’uovo deve leggere l’etichetta e verificare la presenza di lisozima, sia negli integratori sia negli alimenti confezionati — inclusi formaggi stagionati e vini, dove non ci si aspetterebbe di trovarlo.
• Chi ha una intolleranza al lattosio non ha invece motivo di preoccuparsi del lisozima da uovo, che con il lattosio non c’entra nulla.
• In gravidanza, in allattamento o in terapia farmacologica valgono le indicazioni generali riportate in fondo a questa pagina.
Come è stato scoperto: Fleming, 1922
La scoperta del lisozima è arrivata sei anni prima di quella della penicillina, e dallo stesso uomo: Alexander Fleming, batteriologo scozzese.
Nel 1922 Fleming stava seguendo un paziente con un forte raffreddore, di cui coltivava ogni giorno le secrezioni nasali su piastre di agar-sangue. Al quarto giorno notò una cosa che non tornava: dove la secrezione aveva toccato la piastra, le colonie batteriche si erano dissolte.
Chiamò quella sostanza lysozyme, unendo la lisi — la rottura della cellula — al suffisso degli enzimi. Verificò poi di ritrovarla praticamente ovunque nelle secrezioni umane: lacrime, saliva, muco. Nell’albume d’uovo la trovò in quantità molto superiori, ed è ancora oggi la fonte da cui viene estratto.
Fleming ricevette il Nobel nel 1945, insieme a Florey e Chain, per la penicillina — scoperta nel 1928 e resa un farmaco solo negli anni Quaranta. Il lisozima restò la sua prima intuizione: l’idea che l’organismo disponga di difese chimiche proprie, indipendenti da qualsiasi somministrazione esterna.
Cosa dice la ricerca scientifica
🔬 Cosa dice la ricerca scientifica
• Cento anni di studi su una molecola sola. Una revisione pubblicata su Molecules nel 2023 ricostruisce un secolo di ricerca sul lisozima da albume d’uovo somministrato per via orale, e osserva un dato inatteso: gli effetti descritti sul sistema immunitario non dipendono dall’attività enzimatica della molecola, il che apre a meccanismi diversi da quello battericida 2
• Struttura e bersaglio. Il lisozima è una catena di 129 amminoacidi stabilizzata da quattro ponti disolfuro, e agisce idrolizzando i legami β(1-4) del peptidoglicano. I batteri gram-positivi, la cui parete ne è particolarmente ricca, risultano i più sensibili 2
• Un lisozima “su misura” nei batteri predatori. Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2020 ha descritto DslA, un lisozima con specificità di substrato modificata, che consente a Bdellovibrio bacteriovorus di uscire dalla cellula preda senza intaccare la propria parete 3
Negli studi il lisozima è impiegato in forma isolata e a dosaggi definiti dal protocollo, che possono differire da quelli di un integratore alimentare.
Il lisozima nei batteri predatori
La terza voce del box merita due righe in più, perché è il filone più curioso emerso negli ultimi anni.
Bdellovibrio bacteriovorus è un batterio predatore: attacca altri batteri, entra nella loro cellula e li consuma dall’interno. Quando ha finito, deve uscire — e per uscire deve rompere la parete della preda, che però è chimicamente simile alla propria. Il problema, per lui, è tagliare senza tagliarsi.
Una ricerca condotta dalle Università di Nottingham e Birmingham ha mostrato come ci riesce: possiede un lisozima specializzato, chiamato DslA, che riconosce soltanto il peptidoglicano deacetilato — una modifica che il predatore introduce nella parete della preda e non nella propria. Una specificità che funziona come una chiave: apre una sola serratura.
L’interesse per questi batteri nasce dal fatto che aggrediscono anche gram-negativi resistenti agli antibiotici. È ricerca di base, molto lontana da qualunque applicazione, ma dice qualcosa di generale sul lisozima: non è una molecola sola, è una famiglia di enzimi che l’evoluzione ha adattato a compiti diversissimi.
Il lisozima negli integratori



Nei nostri laboratori il lisozima è uno dei componenti di Immuno, insieme a latte d’asina biologico liofilizzato e pastorizzato, estratto di colostro, lattoferrina, beta glucani, zinco e selenio.
Il lisozima presente in Immuno è estratto dall’albume d’uovo di gallina, in forma idrolizzata, e ogni capsula ne contiene 50 mg. Lo stesso lisozima da uovo lo abbiamo inserito anche nello Spray naturale per la gola, in una forma pensata per l’applicazione locale.
Domande frequenti sul lisozima
▼Il lisozima contiene uovo?
▼In quali alimenti si trova il lisozima?
▼Perché il lisozima si trova nel Grana Padano?
▼Chi è allergico all'uovo può assumere il lisozima?
▼Il lisozima è un antibiotico?
▼Che differenza c'è tra lisozima e lattoferrina?
▼Quanto lisozima contiene una capsula di Immuno?
▼Il lisozima si può assumere anche d'estate?
 
Trasparenza e fonti
Revisione scientifica a cura di:
Dott. Roberto Cammarata, Laurea in Ingegneria Biomedica — erborista dal 2012, già informatore medico-scientifico nel settore erboristico, titolare e responsabile della ricerca e formulazione dei prodotti.
Dott.ssa Ilaria Facchinetti, Erborista dal 2013 — Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche.
Principali fonti citate:
• Fleming A. On a remarkable bacteriolytic element found in tissues and secretions. Proceedings of the Royal Society of London, Series B, 1922;93(653):306-317. royalsocietypublishing.org.
• Bergamo A., Sava G. Pharmacological modulation of host immunity with hen egg white lysozyme (HEWL) — a review. Molecules 2023;28(13):5027. pmc.ncbi.nlm.nih.gov.
• Harding C.J., Huwiler S.G., Somers H., Lambert C., Ray L.J., Till R., Taylor G., Moynihan P.J., Sockett R.E., Lovering A.L. A lysozyme with altered substrate specificity facilitates prey cell exit by the periplasmic predator Bdellovibrio bacteriovorus. Nature Communications 2020;11:4817. nature.com.
• Regolamento (CE) n. 1333/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli additivi alimentari — lisozima (E 1105). eur-lex.europa.eu.
• Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, allegato II — sostanze che provocano allergie o intolleranze (uova e prodotti a base di uova). eur-lex.europa.eu.
• Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione, elenco delle indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari

LETTERA APERTA AL CLERO di Enrico Medi

 LETTERA APERTA AL CLERO  

di Enrico Medi


Sacerdoti, 

io non sono un Prete e non sono mai stato degno neppure di fare il chierichetto. Sappiate che mi sono sempre chiesto come fate voi a vivere dopo aver detto Messa. Ogni giorno avete DIO tra le vostre mani. Come diceva il gran re San Luigi di Francia, avete «nelle vostre mani il re dei Cieli, ai vostri piedi il re della terra». Ogni giorno avete una potenza che San Michele Arcangelo non ha. Con le vostre parole trasformate la sostanza di un pezzo di pane in quella del Corpo di Gesù Cristo in persona. VOI OBBLIGATE DIO A SCENDERE IN TERRA! SIETE GRANDI! SIETE CREATURE IMMENSE! LE PIU' POTENTI CHE POSSANO ESISTERE. Chi dice che avete energie angeliche, in un certo senso, si può dire che sbaglia per difetto. 

 Sacerdoti, vi scongiuriamo: SIATE SANTI! Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, noi siamo perduti! 

 Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell'Altare. A costruire opere, fabbriche, giornali, lavoro, a correre qua e là in Lambretta o in Millecento, siamo capaci noi. Ma a rendere Cristo presente ed a rimettere i peccati, siete capaci SOLO VOI! 

 Siate accanto all'Altare. Andate a tenere compagnia al SIGNORE. La vostra giornata sia: preghiera e Tabernacolo, Tabernacolo e preghiera. Di questo abbiamo bisogno. Nostro Signore è solo, è abbandonato. Le chiese si riempiono [si fa per dire] soltanto per la Messa. Ma Gesù sta là 24 su 24 e chiama le anime. A tutti, anche a noi, ma in particolare a te, sacerdote, dice di continuo: «Tienimi compagnia. Dimmi una parola. Dammi un sorriso. Ricordati che t'amo. Dimmi soltanto "Amore mio, ti voglio bene": ti coprirò di ogni consolazione e di ogni conforto». 

Sacerdoti, parlateci di DIO! Come ne parlavano Gesù, Paolo Apostolo, Benedetto da Norcia, Francesco Saverio, Santa Teresina. IL MONDO HA BISOGNO DI DIO! DIO, DIO, DIO Vogliamo. E non se ne parla. Si ha paura a parlare di DIO. Si parla di problemi sociali, del pane. Ve lo dice uno scienziato: nel mondo C'E' PANE! CI SONO RISORSE CHE, se ben distribuite, possono garantire una vita, forse modesta, ma CERTAMENTE PIU' CHE DIGNITOSA A 100 MILIARDI DI UOMINI! L'UOMO HA FAME DI DIO! E si uccide per disperazione. Dobbiamo credere, ecco il compito delle Missioni: donare DIO al mondo! 

 Suore, scusate se vi parlo così: tornate ad abituarvi al silenzio! 

 Bello tutto, la preghiera collettiva è potentissima davanti al Signore. Ricordatevi, però, che si può fare una preghiera insieme anche lontani 100.000 km. La vicinanza è nel cuore di DIO, non nel contatto dei gomiti. Anzi, anche a contatto di gomiti, perché noi non disprezziamo le realtà concrete, visibili e materiali. Ma attenti a non esagerare. Chi volesse dire solitudine soltanto sbaglia, ma chi dice solo appiccicamento di cuore sbaglia. Sbagliano l'uno e l'altro. 


Enrico Medi

Vaccini LEGGE LORENZIN

 PERCHÉ LA LEGGE LORENZIN E PERCHÈ IN ITALIA 


"Il Patto di Washington (2014):

 Sotto il governo Renzi, l’Italia viene scelta negli Stati Uniti come paese capofila per la strategia vaccinale mondiale della *Global Health Security Agenda (GHSA)*, lautamente finanziata dalla fondazione di Bill Gates. A quel tavolo sedevano Beatrice Lorenzin e l’allora Presidente AIFASergio Pecorelli.

I Conflitti d’Interesse ai Vertici: 

Proprio Pecorelli sarà costretto a dimettersi nel 2015 per i suoi legami con la fondazione finanziata da *Sanofi-Pasteur*, colosso dei vaccini pediatrici.

L’Ombra di GlaxoSmithKline (GSK): 

Dallo scandalo internazionale svelato dal *British Medical Journal* fino al precedente italiano del 2004, quando la multinazionale britannica fu accusata di aver corrotto 4.000 medici e pediatri italiani con ben 228 milioni di euro in regali e congressi. Un’inchiesta poi finita nel nulla, mentre gli stabilimenti di Siena ricevevano visite istituzionali e investimenti miliardari.

La Trappola del 2017: 

Il governo Gentiloni partorisce il Decreto Lorenzin portando a 12 (poi 10) l’obbligo vaccinale per l’accesso scolastico. Un affare commerciale colossale sulla pelle e sulla libertà di scelta terapeutica delle famiglie, in palese violazione dell’Articolo 32 della Costituzione.


Fonte:

mercoledì 26 agosto 2026

Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto

 Testo

Venite pure avanti, voi con il naso corto
Signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio
Venite pure avanti poeti sgangherati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
Però non la sopporto la gente che non sogna
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco
Facciamola finita, venite tutti avanti
Nuovi protagonisti, politici rampanti
Venite portaborse, ruffiani e mezze calze
Feroci conduttori di trasmissioni false
Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte
Coraggio liberisti, buttate giù le carte
Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
In questo benedetto, assurdo bel paese
Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco
Ma quando sono solo con questo naso al piede
Che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
Si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
Che a me è quasi proibito il sogno di un amore
Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino le donne le ho perdute
E quando sento il peso d' essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
Ma dentro di me sento che il grande amore esiste
Amo senza peccato, amo, ma sono triste
Perché Rossana è bella, siamo così diversi
A parlarle non riesco
Le parlerò coi versi
Le parlerò coi versi
Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un'altra vita
Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito
Guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra, da maiali
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi non trovo più la strada
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo
Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
Dove non soffriremo e tutto sarà giusto
Non ridere, ti prego, di queste mie parole

Io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole
Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano
Se mi ami come sono
Per sempre tuo
Per sempre tuo
Per sempre tuo
Cirano
Fonte: Musixmatch
Compositori: Giancarlo Bigazzi / Giuseppe Dati / Francesco Guccini

Chi è Leon Harmel, l’imprenditore

 Chi è Leon Harmel, 

l’imprenditore pioniere della dottrina sociale che ha stupito il Papa al Meeting

di Giorgio Paolucci, Rimini

Francese, vissuto a fine Ottocento, aprì ai consigli di fabbrica degli operai, creò una sorta di assegni familiari e di congedo di maternità, abolì il lavoro festivo e ridusse l’orario da 12 a 10 ore al giorno. Leone XIV ha visitato la sua mostra

Leon Harmel

Qualcuno ha parlato del Meeting dei tre Leoni. Il più atteso è stato naturalmente l’attuale Papa, Leone XIV, che oggi ha incontrato i partecipanti alla manifestazione riminese e ha visitato anche la mostra dedicata agli altri due protagonisti di questo singolare intreccio: Leone XIII, il Pontefice della Rerum novarum, e ǰ̣, al quale è dedicata l’esposizione Leon Harmel. La profezia di un’impresa. È proprio Harmel a costituire il filo meno conosciuto, ma forse più sorprendente, di questo racconto sul rapporto fra fede e modernità. Il 10 maggio 2025, appena eletto, Robert Prevost spiegava così la scelta del nome Leone XIV: «Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV (…) principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».

Harmel fu, al tempo stesso, precursore e realizzatore di quella dottrina sociale della Chiesa che proprio allora andava prendendo forma. Prima ancora che la Rerum novarum vedesse la luce, nel 1891, introdusse nel suo lanificio di Val-de-Bois, nella Marna, misure considerate rivoluzionarie: i consigli di fabbrica per favorire la partecipazione degli operai alla gestione dell’azienda, forme di welfare aziendale ante litteram come gli assegni familiari, il congedo di maternità e la cassa mutua per l’assistenza. Sancì il riposo festivo e abolì il lavoro notturno. Ridusse inoltre l’orario da dodici a dieci ore giornaliere, mantenendo invariato il salario, convinto che fosse insieme una questione di giustizia e di realismo: la riduzione sarebbe stata compensata da una maggiore produttività, perché salute e migliore qualità della vita avrebbero consentito di produrre di più in meno tempo. Il tutto veniva organizzato attraverso una struttura democratica di tipo cooperativo, la «corporazione cristiana». Harmel era convinto che «la fede fa credere che ciò che non è buono per l’uomo non è buono neanche per gli affari». Una convinzione che, a distanza di oltre un secolo, appare sorprendentemente attuale. «In lui la tradizione non coincide con la conservazione del passato, ma è capace di generare risposte nuove a problemi nuovi. È l’ancoraggio nella tradizione della Chiesa che gli permette di essere profondamente innovatore», osserva Francesco Cassese, curatore insieme a Ubaldo Casotto della mostra, promossa dalla Compagnia delle Opere e dalla Fondazione «Costruiamo il futuro».

La figura di Harmel era ben conosciuta anche da don Luigi Giussani, che ne riconosceva il valore profetico e la capacità di tradurre concretamente i principi della dottrina sociale. In un corso all’Università Cattolica, parlando della questione sociale, Giussani osservava: «Quando Leone XIII ha scritto la Rerum novarum anticipava così i tempi che la stampa liberale parlò di Papa socialista (…). Se i cattolici industriali di allora invece o oltre che regalare i campanili o le panche alle chiese avessero preso sul serio l’enciclica, può darsi che il rapporto tra la Chiesa e la mentalità comune sarebbe stato profondamente diverso». È anche per questo che la visita di Leone XIV alla mostra assume un significato particolare. Nel percorso dedicato a Harmel il Papa ha ritrovato una figura che sembra parlare direttamente alle domande della sua stagione: come governare il cambiamento tecnologico senza smarrire la centralità della persona, come ripensare il lavoro davanti a una nuova rivoluzione industriale, come tenere insieme innovazione e responsabilità. «Harmel è un personaggio che ha molto da dire anche nella transizione che viviamo – ragiona Cassese –. La convinzione che la fede investe tutta la realtà, la centralità della persona come criterio che deve guidare ogni progresso tecnologico e il metodo della sussidiarietà per valorizzare la responsabilità dei lavoratori sono delle costanti nell’operato di questo imprenditore illuminato, e si ritrovano come capisaldi anche nella Magnifica humanitas. Per questo è significativo che il Meeting inviti a riscoprire una figura sconosciuta ai più che ha lasciato un’eredità di grande attualità

domenica 23 agosto 2026

Amadeo Pietro Giannini

 Amadeo Pietro Giannini (1870–1949) è stato un celebre banchiere statunitense di origini italiane, noto soprattutto per aver fondato la Bank of Italy, che in seguito è diventata la Bank of America.

Nacque in California da genitori originari della provincia di Genova, e crebbe lavorando nel settore agricolo. Nel 1904 fondò a San Francisco la Bank of Italy, pensata appositamente per servire i piccoli risparmiatori, gli operai e gli immigrati italiani ed europei che le banche tradizionali escludevano.

Nel 1906, dopo il devastante terremoto e incendio di San Francisco, mentre le altre banche rimasero chiuse per mesi, Giannini allestì un bancone di fortuna tra le macerie e ricominciò a prestare denaro sulla parola per ricostruire la città. 

Che Innovazioni ha portato? 

🏦 Ha reso i servizi bancari un bene di largo consumo e ha introdotto pratiche innovative come il finanziamento delle vendite a rate. 

🎥💰Ha finanziato importanti produzioni e colossi dell'epoca, tra cui i primi film di Charlie Chaplin (come Il monello), la nascita della 20th Century Fox e la costruzione del Golden Gate

🇮🇹 = 🇺🇸 Negli anni '20 il suo istituto si espanse notevolmente, trasformandosi nella Bank of America, che divenne una delle reti bancarie più grandi e potenti del mondo.