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lunedì 13 aprile 2026

EUGENIO BERSANTI


EUGENIO BERSANTI

Per curare le anime ci vuole ingegno

Come scrisse alla fine della vita in una lettera a Pio IX, il suo lavoro aveva un solo scopo: inventare qualcosa di utile per il popolo. Storia del sacerdote-ingegnere che inventò il primo motore a scoppio.

Cultura 08_12_2012
motore a scoppio Barsanti Matteucci

Tratto da Scienziati, dunque credenti di Francesco Agnoli, pubblichiamo il capitolo che l'autore dedica alla figura di padre Eugenio Barsanti, il vulcanico sacerdote toscano che con Felice Matteucci inventò il primo motore a scoppio. Del libro è uscita da poco per i tipi di Cantagalli una nuova edizione ampliata.

Tutti conoscono il nome dei tedeschi Nikolaus August Otto, di Rudolf Diesel e di Karl Friedrich Benz, perché questi nomi sono legati indissolubilmente alla storia dell’automobile. Pochi sono, invece, quelli che saprebbero dare una identità a padre Eugenio Barsanti. Eppure fu proprio lui, insieme all’ingegner Felice Matteucci, l’inventore del motore a scoppio che ancora oggi, con le opportune modifiche inevitabili nel corso degli anni, ci permette di volare, di precorrere le strade del mondo, di solcare i mari e di far compiere alle macchine faticosi lavori di ogni genere. Sì, un sacerdote, all’origine di uno degli strumenti più innovativi della modernità: non dovrebbe stupire chi sa, per esempio, che al sacerdote francese Claude Chappe (1763-1805) dobbiamo il primo telegrafo, al sacerdote italiano Giuseppe Zamboni (1776-1846) l’invenzione della pila a secco, al monaco senese Giovanni Caselli (1815-1891) il primo fax (detto pantelegrafo)…

Chi fu dunque, Padre Barsanti, sepolto oggi in santa Croce a Firenze, nella stessa chiesa di Michelangelo e Galilei?

Nato da uno scalpellino di Pietrasanta (Lucca), nel 1821, questo futuro inventore è accolto ancora giovinetto a studiare presso l’Ordine degli Scolopi (da schola e pius), a Pietrasanta. Di lì, non senza una certa disapprovazione del padre, decide di rimanere tra gli scolopi e si trasferisce in un’altra casa dell’ordine, detta “il Pellegrino”, in quel di Firenze, per approfondire gli studi nei quali si è rivelato, precocemente, molto versato. Il luogo è quello adatto: sia per l’origine popolare di Barsanti, sia per la sua predilezione per le materie scientifiche (che non gli impediscono, però, di amare anche la filosofia, la letteratura, la teologia…).

Infatti proprio il fondatore degli Scolopi, il santo spagnolo Giuseppe Calasanzio, si contende con un altro santo, francese, Giovan Battista de la Salle, il titolo di “fondatore della scuola popolare”: nelle Scuole Pie da lui fondate i figli dei ricchi e i figli dei poveri siedono allo stesso banco, e imparano gratuitamente, oltre alle discipline umanistiche, quelle tecnico-professionali.

Calasanzio era stato poi, oltre che un grande educatore, un amico personale di Galileo Galilei, presso il quale aveva mandato vari suoi discepoli, e a cui era rimasto vicino anche dopo la sua caduta in disgrazia presso il pontefice Urbano VIII. Il suo ordine, inoltre, avrebbero accolto e mantenuto, in una casa religiosa, a Roma, il grande matematico galileiano Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) e avrebbe fornito alla scienza, nel Settecento, personalità come Gregorio Fontana e Carlo Barletti, colleghi di Alessandro Volta all’Università di Pavia, e Giovanni Battista Beccaria.

Proprio a Firenze, presso il già citato istituto detto il Pellegrino, aveva dimorato uno dei cosiddetti “scolopi galileiani”, cioè gli scolopi che, come padre Francesco Michelini, erano stati eminenti scienziati con un profondo legame con Galilei: il padre Clemente Settimi. Oggi il suo nome è dai più ignorato: eppure lo scolopio Settimi fu uno degli più intimi angeli custodi ed amici, insieme al padre Castelli, del grande scienziato pisano. Scrive Michele Camerota, nel suo “Galileo Galilei”: “Il sopravvenire della cecità costrinse lo scienziato ad avvalersi della continua assistenza di amici e discepoli, il cui aiuto risultava indispensabile non solo per il proseguimento dell’incessante scambio epistolare che egli intratteneva con numerosi corrispondenti, sia italiani che stranieri, ma anche, ed anzi, soprattutto, in vista del perseguimento dei diversi studi che andava sviluppando a dispetto del buio in cui ormai era definitivamente immerso. A fungere da amanuensi si alternano, nel tempo, personaggi quali Dino Pieri, successore di Niccolò Aggiunti nella cattedra di matematica a Pisa, il sacerdote fiorentino Marco Ambrogetti – che tra il giugno 1637 e il gennaio 1639, attenderà alla traduzione latina de Il Saggiatore, delle Lettere solari e del Discorso intorno alle cose che stanno in su l’acqua, in vista di una progettata edizione da stamparsi in Olanda-, Evangelista Torricelli, lo scolopio Clemente Settimi e, infine, il giovanissimo Vincenzo Viviani, che resterà preso il Maestro dall’ottobre 1639 fino alla di lui morte, avvenuta nel gennaio 1642” . Si aggiunga che il Viviani, cui dobbiamo una breve biografia di Galilei e le sue notizie sulla fede sincera di quest’ultimo, era stato allevato proprio dal Settimi, e da lui presentato e raccomandato, prima di entrare nel suo cuore, al Galilei stesso.

Quando arriva ad approfondire gli studi presso il Pellegrino, dunque, il Barsanti si trova, consapevole o meno, in un luogo che ha fatto storia e che continua a sfornare sacerdoti, educatori e scienziati. Compiuto il noviziato al Pellegrino, mutato il suo nome originario, Niccolò, in Eugenio dell’Addolorata, il Barsanti viene trasferito a san Giovannino, sempre in quel di Firenze, per proseguire ulteriormente negli studi. Qui, presso il convento annesso alla chiesa di san Giovanni, il gesuita Leonardo Ximenes, astronomo, ingegnere civile e idraulico, cui si deve l'avvio della bonifica della Maremma toscana e del Padule di Bientina, aveva fondato nel Settecento l’Osservatorio Ximeniano, passato sotto la direzione degli scolopi dopo che i Gesuiti erano stati costretti a lasciare Firenze nel 1775.

anche della costruzione di parafulmini con l'incarico di rinnovare i parafulmini che già esistevano e di porne dei nuovi sulla cupola di S. Maria del Fiore a Firenze, dove, insieme al p. Antonelli, restaurò il celebre gnomone solstiziale costruito nel 1468 dal Toscanelli. Durante l'esecuzione dei lavori, essi idearono di ripetere, su scala più vasta, la celebre esperienza di L. Foucault con la quale fu dimostrata in modo sensibile la diurna rotazione della Terra. Si servirono di un pendolo lungo 90 metri con appesa una palla di kg 33 che compiva oscillazioni in 9 secondi e, abbandonato a se stesso, continuava a oscillare per circa 6 ore”; “eseguì osservazioni nuove sulla direzione dei venti che agitano le alte regioni dell'atmosfera, studiando il moto delle nubi. A tal proposito ideò uno speciale nefoscopio” e vari strumenti efficaci per la sismologia (inventa il Sismografo elettrico a carte affumicate scorrevoli e il Sismografo a carte affumicate non scorrevoli, diffusi molto rapidamente negli osservatori italiani e stranieri: “gli meritarono la medaglia d'oro all'Esposizione nazionale di Torino del 1884. Fece costruire nel 1882 un avvisatore sismico e nello stesso anno un sismografo a registrazione continua, presentato al Congresso meteorologico di Napoli nel 1882”)

.lettera al pontefice, Pio IX, illustrandogli lo scopo del suo lavoro: inventare qualcosa di utile per il popolo, per aumentare la sicurezza, ridurre la fatica ed i costi, e dimostrare ancora una volta ai suoi “nemici”, come la Chiesa “promuova e coltivi i trovati della scienza e dell’industria”, quando essi non sono “ostacolo al congiungimento di quel bene che più all’uomo interessa, cioè la salute eterna”. Oggi Barsanti e Matteucci, scippati in vita, come l’italiano Antonio Meucci, della loro scoperta, sono universalmente riconosciuti come i padri del motore a combustione interna.

domenica 12 aprile 2026

Il caso non esiste

 Il caso non esiste: c’è una forza intelligente che governa tutto

Fisico e teorico americano molto rispettato, Michio Kaku, famoso per la formulazione della teoria rivoluzionaria delle stringhe (modello di fisica fondamentale che presuppone che le particelle materiali apparentemente specifici

sono in realtà “stati vibrazionali”) , ha recentemente causato una piccola scossa nella comunità scientifica sostenendo di aver trovato le prove dell’esistenza di una forza sconosciuta e intelligente che governa la natura.

Più semplicemente, qualcuno simile al concetto che molti hanno di Dio come creatore e organizzatore dell’universo.

Per arrivare a questa conclusione Michio Kaku ha utilizzato una nuova tecnologia creata nel 2005 e che gli ha permesso di analizzare il comportamento della materia su scala subatomica, basandosi su un “primitivo tachioni semi-radio”.


Tachioni, incidentalmente, sono tutte quelle ipotetiche particelle in grado di muoversi a velocità superluminali, cioè sono particelle teoriche, prive di qualsiasi contatto con l’universo.


Quindi questa materia è pura, totalmente libera dalle influenze dell’universo che la circonda.

Secondo il fisico,  il comportamento di questi tachioni in diversi esperimenti, si arriva alla conclusione che gli esseri umani vivono in una sorta di “Matrice”, cioè un mondo governato da leggi e principi concepiti da una specie di grande architetto intelligente . “Sono giunto alla conclusione che siamo in un mondo fatto da regole create da un’intelligenza, non molto diversa da un gioco per computer, ma naturalmente, più complessa”, ha detto lo scienziato.

Analizzando il comportamento della materia a scala subatomica, colpiti dalle primitive tachioni semi-radio , un piccolo punto nello spazio per la prima volta nella storia, totalmente libero da ogni influenza dell’universo, la materia, la forza o la legge, è percepito il caos assoluto in forma inedita .

“Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non ha alcun significato, per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create e non determinate dalle possibilità universali, Dio è un gran matematico” ha detto lo scienziato


.https://youtu.be/hNqgUMhlNCs


C’è un Dio?


Michio Kaku ha ricordato che “qualcuno fece ad Einstein la grande domanda: c’è un Dio?


Al che Einstein rispose dicendo che credeva in un Dio rappresentato dall’ordine, dall’armonia, dalla bellezza, dalla semplicità e dall’eleganza, il Dio di Spinoza. L’universo potrebbe essere caotico e brutto, invece è bello, semplice e governato da semplici regole matematiche. ”


La teoria degli archi e la musica di Dio


Per quanto riguarda la formulazione del famoso “String Campo Theory”, o teoria delle stringhe, modello fondamentale della fisica che presuppone che particelle di materiale apparentemente specifici sono effettivamente “stati vibrazionali” un oggetto esteso più base chiamato ” corda “o” filamento “che renderebbe un elettrone, per esempio, non un” punto “struttura interna e dimensione zero, ma una massa di minuscole corde vibranti in uno spazio-tempo di più di quattro dimensioni , Kaku ha affermato che “per lungo tempo ho lavorato su questa teoria, che si basa su musica o piccole corde vibranti che ci danno le particelle che vediamo in natura. Le leggi della chimica con cui abbiamo avuto problemi alle superiori, sarebbero le melodie che possono essere suonate su queste corde vibranti. L’universo, sarebbe una sinfonia di queste corde vibranti e la mente di Dio, su cui Einstein scrisse molto, sarebbe la musica cosmica che risuona attraverso questo nirvana, attraverso uno spazio iper-dimensionale “.


Il fisico americano di origine giapponese ha concluso che “i fisici sono gli unici scienziati che possono pronunciare la parole

“Dio” e non arrossire.

Il fatto essenziale è che queste sono domande cosmiche di esistenza e significato. Thomas Huxley, il grande biologo del secolo scorso, ha affermato che la questione di tutte le questioni della scienza e della religione è determinare il nostro posto e il nostro vero ruolo nell’universo. Pertanto, scienza e religione trattano la stessa domanda. Tuttavia, c’è stato essenzialmente un divorzio nel secolo scorso, più o meno, tra scienza e umanesimo, e penso che sia molto triste che non parliamo più la stessa

Boro controindicazioni

 Ecco i tre ambiti principali dove il Boro esercita un'influenza significativa:

1. Ormoni Tiroidei


Esiste una relazione biochimica tra Boro e tiroide, sebbene meno discussa. Il Boro può influenzare la conversione degli ormoni tiroidei o la sensibilità dei tessuti a essi.


Il rischio: In chi assume farmaci per la tiroide (come l'eutirox), un'integrazione massiccia di Boro potrebbe, teoricamente, rendere il corpo più sensibile all'ormone assunto, spostando leggermente i valori ematici (TSH).


2. Testosterone (Asse Androgeno)


Il Boro è noto per la sua capacità di ridurre la SHBG (la proteina "sequestratrice"), e questo effetto è particolarmente marcato sul testosterone.


L'effetto: Aumenta la quota di testosterone libero. Sebbene nell'osteoporosi questo sia un vantaggio (il testosterone è un potente anabolizzante per l'osso), in presenza di patologie ormono-sensibili maschili (come problematiche alla prostata), questo aumento della biodisponibilità deve essere monitorato con estrema cautela dal medico.


3. Vitamina D (Pro-ormone)


Ricordiamoci sempre che la Vitamina D è, a tutti gli effetti, un ormone steroideo.


La sinergia: Il Boro inibisce l'enzima (24-idrossilasi) che degrada la Vitamina D.


La controindicazione: Se una persona ha già livelli di Vitamina D molto alti o soffre di condizioni che portano a ipercalcemia (come iperparatiroidismo o sarcoidosi), l'aggiunta di Boro potrebbe mantenere la Vitamina D attiva "troppo a lungo", rischiando di alzare eccessivamente il calcio nel sangue.


‼️In sintesi: quando prestare massima attenzione?

Il Boro diventa un elemento critico (da gestire solo sotto stretto controllo medico) in tre casi specifici:


🔰Tumori ormono-sensibili: (Seno, utero, prostata) passati o presenti, proprio perché il Boro ottimizza la presenza di quegli ormoni che potrebbero alimentare la patologia.

🔰Ipercalcemia: Condizioni in cui il calcio nel sangue è già alto.

🔰Insufficienza Renale: Poiché il Boro viene eliminato dai reni, se questi non funzionano correttamente, il minerale può accumularsi e portare a un eccesso di stimolazione ormonale.


Regola d’oro: 

Più la terapia medica è complessa (TOS, tiroide, farmaci oncologici), più il Boro deve essere inserito con prudenza, monitorando i valori ematici per assicurarsi che la sua azione di "ottimizzatore" non spinga il sistema fuori dai binari stabiliti dal medico.


NOTA BENE: Le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e biochimico. L'integrazione di Boro può modulare l'attività di diversi ormoni steroidei e tiroidei. È indispensabile consultare il medico specialista prima dell'assunzione, specialmente in presenza di terapie farmacologiche croniche o patologie ormono-dipendenti. L'amministratore declina ogni responsabilità.


sabato 11 aprile 2026

medico legale belga Boxho (ateo): "La Sindone non è un falso medioevale

 

Il famoso medico legale belga Boxho (ateo): "La Sindone non è un falso medioevale"

Il famoso Santo Sudario di Torino (la Sindone) è davvero il lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo o un’abile contraffazione medievale? Pur non risolvendo la questione, il patologo belga Philippe Boxho osserva, dopo anni di ricerche, che l’oggetto resta inspiegabile allo stato attuale della scienza.

Forse conoscete Philippe Boxho da un video visto per caso su YouTube. Il medico legale si è costruito una solida reputazione raccontando con entusiasmo e passione le sue esperienze professionali. Il belga è uno specialista riconosciuto nei campi della medicina legale e della criminologia, materie che insegna all’Università di Liegi. Tuttavia, questo medito, ateo dichiarato, è meno noto per il suo interesse e le sue ricerche sulla Sindone, quel tessuto enigmatico che avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione.

Boxho ha risposto ad alcune domande dei colleghi di cath.ch.

Lei afferma che la Sindone di Torino non è un falso medievale…

Philippe Boxho: Assolutamente. La prima cosa che me ne convince è il confronto con altri falsi di quell’epoca. Si tratta, negli altri casi, per lo più di pitture su legno, di cui si nota subito la rozzezza del lavoro, e che appaiono rapidamente non credibili. Il Sudario di Torino è completamente diverso

Come, in qualità di medico legale, ha iniziato a interessarsi a questo oggetto?

È stato del tutto casuale. Più di 15 anni fa mi sono imbattuto in un libro scritto da Pier Luigi Bollone intitolato 101 domande sul Santo Sudario. Il lato misterioso della cosa mi ha attratto, in particolare il fatto che non si conosca la provenienza dell’immagine. Da lì ho iniziato a documentarmi, sono andato più volte a Torino, ho persino assistito a un’ostensione.

Poi ho utilizzato il caso del Sudario come supporto per i miei corsi di criminologia. Ho pensato che si potessero applicare i metodi criminalistici anche al di fuori dei casi di omicidio, per esempio per determinare l’origine di un oggetto d’arte o di culto. 

La Sindone è particolarmente interessante perché su di essa sono state testate moltissime tecniche. Il corso è rapidamente diventato una conferenza aperta al pubblico, che ha avuto grande diffusione. L’ho anche presentata, su richiesta del vescovo, nella cattedrale di Liegi.

Quando sostiene che non è un falso medievale, come considera lo studio del 1988 con il carbonio 14, che indicò una produzione tra il 1260 e il 1390?

Oggi praticamente tutti concordano sul fatto che la datazione al carbonio 14 sia stata un fallimento. 

Secondo me, questa tecnica è inadeguata per un tale oggetto. Bisogna considerare le numerose contaminazioni subite nei secoli. È stato più volte esposto al pubblico, sopravvissuto a un incendio che quasi lo distrusse e conservato a lungo in un vaso con acqua stagnante. Condizioni che possono aver modificato significativamente il suo contenuto di carbonio originale. Inoltre, c’è il dubbio che i campioni siano stati prelevati dal tessuto originale. Sono stati presi in una zona periferica, dove si sa che un pezzo di tessuto è stato aggiunto in epoca sconosciuta. I campioni sono stati tagliati alla giunzione della banda in questione, dove erano presenti fibre aggiunte.

E ci sono molti altri elementi che confutano l’ipotesi di una contraffazione…
Sì. Come medico legale mi sono concentrato in particolare sulle circostanze presunte della morte dell’individuo rappresentato sul tessuto. E ho dovuto constatare che corrispondono perfettamente a quelle raccontate nei Vangeli.

Quali sono, per lei, le più intriganti?

Mi sono soffermato sul passo della Passione secondo San Giovanni, che descrive come il soldato romano abbia trafitto il fianco di Gesù con la lancia, da cui uscì acqua e sangue. Sulla Sindone si nota chiaramente una ferita sul lato destro, provocata da un oggetto acuminato e tagliente. A lungo si è pensato che la presenza d’acqua derivasse dalla sedimentazione del sangue nel corpo, ma è qualcosa che non ho mai osservato durante le autopsie. L’acqua in questione potrebbe essere plasma sanguigno, di colore simile. Le cavità pleuriche possono essersi riempite di plasma a seguito dei colpi sul torace durante la flagellazione, che avrebbero provocato contusioni polmonari. La lancia avrebbe prima attraversato lo spazio pleurico, facendo defluire il plasma, e poi il ventricolo destro, facendo fuoriuscire il sangue. 

Si sa esattamente di cosa morì Gesù?

La crocifissione provoca un’acidosi posturale che può portare a un’acidosi respiratoria: mancanza di ossigeno ed eccesso di CO₂ nel sangue. Le cellule non producono più acido piruvico, ma acido lattico che si accumula, provocando dolori intensissimi. Il crocifisso finisce con un pH troppo basso, incompatibile con la vita, e in stato di crampi generalizzati. Quindi, se vediamo crocifissi con la testa inclinata di lato, non è possibile: la testa doveva essere dritta, leggermente inclinata in avanti.

I chiodi non potevano essere nelle mani…

No. Il chirurgo Pierre Barbet negli anni ’50 testò cadaveri e osservò che se i chiodi fossero stati nelle mani, il corpo si staccava dopo un po’, perché la struttura ossea delle mani non è abbastanza solida. I chiodi dovevano essere ai polsi, come nella Sindone di Torino.

Alcuni scettici hanno contestato dettagli anatomici, come le mani che coprono i genitali, l’assenza delle orecchie, o la faccia che non appare allargata…

Per i genitali: chi è crocifisso tende a spingere le braccia per respirare, provocando possibili lussazioni delle spalle. Braccia lussate = mani che possono coprire i genitali. La faccia non deformata e l’assenza delle orecchie si spiegano con la grande quantità di sangue nei capelli lunghi, che si è seccato e irrigidito, rendendo invisibili le orecchie e impedendo al tessuto di avvolgere i lati della testa..

Perché tanto sangue nei capelli?

Probabilmente a causa della “corona di spine”, ma non una corona circolare come rappresentata nell’iconografia cristiana. Si trattava piuttosto di una “tiara” intrecciata con punte, che causò ferite multiple al cuoio capelluto e forte sanguinamento.

Altri elementi smentiscono un’origine medievale?

Uno dei più convincenti riguarda i pollini trovati sul tessuto. La prima analisi fu condotta dal botanico e criminologo svizzero Max Frei-Sulzer negli anni ’70. All’epoca i risultati non furono validati scientificamente, perché i pollini utilizzati non erano quelli del Sudario ma pollini “illustrativi” contemporanei. Morì prima di ripresentare i risultati. I nastri con i pollini originali rimasero per quasi 15 anni in un cassetto presso la vedova, che poi li cedette a ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme, che ripresero gli studi.

Gli esperti israeliani confermarono i risultati di Frei-Sulzer: 58 specie di pollini sul Sudario, di cui 18 provenienti dalla Palestina. Alcuni sono di piante scomparse da secoli, altri fioriscono solo durante la Pasqua ebraica.

Ci sono ipotesi sull’origine dell’immagine?

Nessuna. Questo è il punto chiave: le fibre di lino hanno subito disidratazione superficiale di pochi micron. Si pensò che l’acidosi respiratoria avesse creato l’immagine tramite sudore acido ossidante le fibre, ma test con fattori simili non produssero risultati coerenti. Se fosse stato così, anche la parte del tessuto sul dorso sarebbe stata segnata.

Pigmenti sono stati trovati: può essere stata dipinta?

Piccole quantità di pigmenti sono in effetti state rilevate, ma derivano da atti cerimoniali o dall’apposizione di altri oggetti sacri. Non spiegano la formazione dell’immagine.

Come ateo, non credete alla resurrezione… quale ipotesi privilegiate?

Non dico che sia Cristo, ma si può affermare che il tessuto avvolse una persona torturata come Gesù e che non vi rimase, poiché non c’è traccia di putrefazione né strappi. Ciò solleva la domanda: come è uscito il corpo?

Che ne pensate della polemica intorno alla Sindone?

Non mi sorprende la radicalizzazione delle posizioni: ci sono tensioni tra chi vuole dimostrare che sia davvero il Sudario di Cristo e chi vuole dimostrare il contrario, lasciando poco spazio a un dibattito scientifico neutrale.

Queste ricerche hanno cambiato la sua visione del mondo?

No. Per me ci sono sempre cose inspiegabili: non sappiamo come sia nato l’universo o come funziona il cervello. Non definisco la Sindone un “mistero”, ma un caso irrisolto dalla scienza attuale, che merita ulteriori studi

giovedì 9 aprile 2026

CONVERSIONE IL FRAMASSONE EMILE ZOLA

 STORIA DEL MIRACOLO CHE CONVERTI' IL FRAMASSONE EMILE ZOLA 


Il grande romanziere francese Emile Zola vissuto dal 1840 al 1902, era noto per la sua indifferenza religiosa: storica la diatriba sui miracoli di Lourdes con il Dottor Alexis Carrel, Nobel per la Medicina, convertitosi a Lourdes davanti alle guarigioni straordinarie, da sempre contrastate e negate invece da Zola.

I tempi di Dio sono però misteriosi: anche per Zola doveva arrivare il momento decisivo nel 1896, sei anni prima della sua morte. Un miracolo clamoroso l’ha indotto a riconoscere finalmente la presenza e la misericordia di Dio: una conversione improvvisa e drammatica. (Da “Vox Vitae” 89, rue du Trone, Bruxelles, B-1050- maggio 1996).


Zola, un giorno entrò in una chiesa di campagna non per pregare, ma per prendere in giro la “gente sciocca” che vi era raccolta. Fu tuttavia per lui il giorno più importante della sua vita.


Quella sera, Zola scivolò e si fratturò un piede in tre punti. Nel tempo impiegato alla ricerca del medico, il piede si gonfiò talmente che poco dopo sembrò impossibile curarlo. Passati due mesi, il suo stato peggiorò molto, tanto che i medici pensarono all’opportunità di amputare la gamba, per salvargli la vita.


La notte di Natale, Zola era costretto a letto e non poté unirsi agli amici che erano venuti a trovarlo. Quella notte fece un sogno strano: si trovava in visita alla stessa chiesa dove si era fratturato il piede. Tutti quelli che gli stavano intorno si rallegravano dell’integrità delle sue gambe, ma lui camminava con le stampelle. All’improvviso vide ad una parete laterale una bella signora con un bambino in braccio. In un primo momento sembrava immobile, poi la vide dirigersi verso l’altare e volgendosi a lui con aria di rimprovero, disse: «Non hai nulla da chiedere che ti possa concedere? Lascia le stampelle e cammina!».


Il malato obbedì, dicendo: «Di certo qui dentro posso camminare, ma fuori sarà ben altra cosa». L’apparizione non gli suscitò alcun timore; al contrario, la Signora gli dette l’impressione di una madre amorosa. E durante il sonno si mise a canticchiare dolcemente il “Dominus vobiscum” che aveva ascoltato in chiesa.


Al mattino, sua moglie, che durante la notte l’aveva sentito cantare l’inno liturgico, gli domandò che significato avesse quel canto.


La risposta fu che quel giorno stesso avrebbe dovuto accendere un cero davanti all’immagine della Madre di Dio.


Fu in quel preciso momento che Emile Zola sentì al piede malato delle contrazioni dolorose e delle strane fitte. Cercò di levarsi e ci riuscì senza difficoltà e non vide più traccia di gonfiore.


Conformandosi al desiderio del curato del luogo, Emile Zola mise, dapprima, per iscritto il resoconto completo di questa guarigione straordinaria e, in seguito, si confessò da Mons. Sallois, arcivescovo di Calcedonia, a cui consegnò di propria mano, il seguente documento:


«lo sottoscritto, un tempo Gran Maestro del seggio, e antico gran sacerdote (Hierofante) e Sovrano supremo, così come “Super Comthur” (detentore di un ordine di classe superiore), fondatore di un Ordine massonico in Egitto e delle sue Logge, dichiaro con la presente lettera che per trent’anni sono stato membro della sètta dei Frammassoni.


Per dodici anni Sovrano supremo dell’Ordine, ho potuto conoscere ed apprendere in tutto questo tempo, minuziosamente e in profondità il progetto e gli obbiettivi perseguiti dall’Ordine.


Ci si adopera per un’stituzione puramente filantropica, filosofica e liberale, che aspira alla verità e all’avanzamento della moralità, il cui obbiettivo sarebbe anche la scienza, l’arte e la beneficenza.


Si dà l’assicurazione di comportarsi con uguale tolleranza verso le diverse confessioni religiose, che le questioni di fede e di politica non sono assolutamente oggetto di discussione nelle sedute dell’Ordine. Inoltre l’ordine pretende che la Massoneria non sia una sètta religiosa, ma un Tempio della Giustizia, della Misericordia e dell’Amore del prossimo.

A conferma di questo, dichiaro che la massoneria non é per niente quello che dice di essere. Tutto il bene che si pretende di trovare nelle sue leggi, nei suoi rituali, è falso. È una spudorata menzogna e nulla più; tutte chiacchiere le virtù ipocritamente professate, come la giustizia, la misericordia, la benevolenza e l’amore: esse sono introvabili sia nelle logge sia nei cuori dei frammassoni, visto che queste virtù, sono per loro estranee, salvo rare eccezioni. Non c’è spazio per la verità nella massoneria e nei fratelli delle Logge. Nell’Ordine massonico prevale la menzogna che non indietreggia davanti a nulla e vi regna sotto la copertura ipocrita della verità, dell’inganno e della malafede che incatena il popolo frivolo nei legami dell’errore.

Affermo che la frammassoneria è una sètta religiosa il cui scopo e quello di distruggere tutte le religioni esistenti e d’installarsi al loro posto per ricondurre il mondo all’antico culto degli idoli.

Ora, essendo fortemente convinto di essere vissuto per trent’anni nell’errore, di aver conosciuto su quali basi è fondato il sistema massonico, di aver diffuso questa dottrina e condotto altri a diffonderla, così che molta gente mi ha seguito nell’errore, me ne pento sinceramente.

Illuminato dall’alto, da Dio stesso, ora mi rendo conto di tutto il male che ho commesso, per questo respingo la massoneria e me ne allontano, confessando col pentimento i miei errori davanti alla Chiesa. Chiedo perdono a Dio di tutto il male compiuto nel tempo della mia iscrizione alla massoneria, e imploro dal nostro Sovrano Pastore, Sua Santità il Papa Leone XIII, il perdono, come pure da chiunque abbia indotto in qualche modo nell’errore». Emilio Zola,18 aprile 1896


Padre Eugène Kuhun, missionario del Sacré-Coeur


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lunedì 6 aprile 2026

La Pasqua è l’annuncio della resurrezione da morte di Gesù

 La Pasqua è l’annuncio della resurrezione da morte di Gesù di Nazareth, il grido che Egli vuole far risentire nell’animo di ognuno di noi: affermazione della positività dell’essere delle cose, di quella ragionevolezza ultima per cui ciò che nasce non viene al mondo per essere distrutto… Diventato uomo e avendo partecipato alla nostra morte, Dio ha reso possibile il cambiamento tanto invocato quanto sentito come impossibile a realizzarsi da parte di un uomo: «Mandaci, o padre Zeus, il miracolo di un cambiamento», gridavano gli antichi. Dal giorno in cui Pietro e Giovanni corsero al sepolcro vuoto e poi Lo videro risorto e vivo in mezzo a loro, tutto si può cambiare. Da allora e per sempre un uomo può cambiare, può vivere, può rivivere. D’altra parte, se la vita non è resurrezione, è uno scivolare triste verso la morte.


(Don Giussani, lettera a La Repubblica, 30 marzo 1997)

domenica 5 aprile 2026

chiarezza del cuore

 ◦ Bisogna esporsi (questo insegna

il povero Cristo inchiodato?),

la chiarezza del cuore è degna

di ogni scherno, di ogni peccato

di ogni più nuda passione.

(questo vuol dire il Crocifisso?

sacrificare ogni giorno il dono

rinunciare ogni giorno al perdono

sporgersi ingenui sull'abisso).

Noi staremo offerti sulla croce,

alla gogna, tra le pupille

limpide di gioia feroce,

scoprendo allironia le stille

del sangue dal petto ai ginocchi,

miti, ridicoli, tremando

d'intelletto e passione nel gioco

del cuore arso dal suo fuoco,

per testimoniare lo scandalo,



(Pier Paolo Pasolini, La crocifissione- L'usignolo della chiesa Cattolica)



Eretico & Corsaro

martedì 31 marzo 2026

I sette vizi capitali

 ... in ogni peccato c'è una assolutizzazione distruttiva.

La gola è l'assolutizzazione dell'appagamento, 

nella lussuria questa assolutizzazione si sposta sul genitale, fino alla degenerazione dei rapporti. Sposati un lussurioso e vedrai come ti sentirai amata...


L'avarizia è l'assolutizzazione del possesso: sposati con un avaro e vedrai che vali meno dei soldi. Non ti divertirai un granché.


L'ira è l'assolutizzazione dei propri diritti e del proprio senso di giustizia e nessuno spazio per la pazienza con gli errori altrui. Sposati un iroso e vedrai che bella vita!


L'accidia è l'assolutizzazione del comfort, e il rifiuto della fatica. Sposati con un pigro e vedrai la tua esistenza ingoiata dal disordine e dalla procrastinazione seriale delle soluzioni quotidiane. Auguri!


L'invidia è l'assolutizzazione della competizione e del proprio primato. Sposati un competitivo e vedrai che corse e che dialoghi...


La superbia è l'assolutizzazione della salvaguardia del proprio ego. Sposati un superbo e vedrai quanta fatica a comparire nel suo orizzonte...


Se qualcuno vuole ancora difendere l'idea del peccato come cosa bella ma vietata, si accomodi pure, ma, per favore, non dalle mie parti. Io vorrei vivere una vita bella.

(Don Fabio Rosini pag. 39-40 "Ma anche no")

domenica 29 marzo 2026

Non è negando la propria identità che si trova compimento

 La notizia dell’elezione di una donna “vescovo” continua a risuonare dentro di me e, più ci penso, più sento che qualcosa non trova il suo posto. So bene che la Chiesa anglicana lo permette, che per loro questo rientra in un percorso già iniziato da tempo, e non ignoro questo dato. Eppure, anche sapendolo, dentro di me resta una sensazione di disarmonia difficile da spiegare. Non è una questione di capacità o di valore della donna, ma di qualcosa di più profondo, che tocca il senso stesso dei ruoli. Vedere una donna vestita come un sacerdote, seduta nel posto del vescovo, continua a sembrarmi fuori posto, e questa percezione non riesco a zittirla.


Questa riflessione mi riporta a un ricordo molto concreto, vissuto l’anno scorso in Pakistan, che ancora oggi porto nel cuore, perché è proprio lì che ho capito cosa significa davvero essere esclusa. Passando accanto a una moschea, mi sono fermata un attimo a guardare dentro e ciò che ho visto mi ha colpita profondamente. Era piena di uomini, ogni spazio occupato, ogni fila composta, ma non c’era nemmeno una donna. Nessuna presenza femminile, nessuna condivisione di quel momento di preghiera.


Quella scena mi ha fatto sentire a disagio, quasi estranea, come se stessi osservando qualcosa di incompleto. Un luogo di Dio senza donne mi è sembrato, semplicemente, sbagliato. Ed è proprio davanti a quella assenza che ho riconosciuto, con ancora più chiarezza, ciò che ho ricevuto. Ho ringraziato Dio per avermi fatta cattolica, per avermi donato una Chiesa nella quale non mi sono mai sentita esclusa dalla Sua presenza.


Non perché io debba occupare ogni ruolo, ma perché non mi è mai stato negato l’incontro con Lui. Non mi è mai stato fatto credere che, per essere vista o ascoltata da Dio, avrei dovuto diventare qualcosa di diverso da ciò che sono. In questo riconosco una libertà vera, che non ha bisogno di essere rivendicata, ma solo accolta.


E lo dico da donna che conosce cosa significa sentirsi messa da parte, ridotta, quasi invisibile nella propria cultura. Vengo da una realtà, quella pakistana, dove troppo spesso la donna cresce con l’idea di valere meno, di dover restare in silenzio, di occupare uno spazio limitato. È una ferita reale, che segna e rimane. Ed è proprio per questo che oggi guardo a tutto questo con ancora più chiarezza. Perché so cosa significa essere davvero esclusa, e proprio per questo riconosco quando non lo sono.


Per questo, quando vedo donne che lottano per ottenere un posto nella Chiesa, nasce dentro di me una domanda che resta. Perché non si sentono già abbastanza? Perché non riescono a riconoscere la grandezza del loro essere così come Dio lo ha voluto? Non è negando la propria identità che si trova compimento, né assumendo ruoli che non ci appartengono. Esiste una profondità nell’essere donna che non ha bisogno di imitare per essere riconosciuta, ma solo di essere vissuta nella verità.


Il punto non è ciò che possiamo diventare, ma ciò che stiamo dimenticando di essere. Abbiamo smarrito il senso dell’ordine, della complementarità, della bellezza delle differenze volute da Dio. Così tutto diventa confuso, intercambiabile, instabile. I ruoli si sovrappongono, le identità si sfumano, e ciò che un tempo era chiaro diventa opinabile. Ma la verità non cambia per adattarsi ai nostri desideri, e quando cerchiamo di piegarla, non troviamo libertà, ma smarrimento.


Guardando tutto questo, sento dentro di me una tristezza profonda, ma non senza luce. Perché la verità non si perde, anche quando il mondo smette di riconoscerla. Rimane, silenziosa e fedele, nel cuore della Chiesa, nel cuore di Cristo, che continua a chiamarci non a essere di più, ma a essere veri. Non è occupando posti che troviamo il nostro valore, ma restando fedeli a ciò che Dio ha voluto da sempre.


Il mondo può confondersi, può cambiare, può persino allontanarsi dalla verità, ma Cristo resta lo stesso, ieri, oggi e sempre, e in Lui ogni cosa ritrova il suo ordine, la sua bellezza e il suo senso. È lì che voglio restare, non inseguendo ciò che passa, ma custodendo ciò che è eterno.


Perché quando il mondo perde se stesso, l’unico modo per non perdersi è rimanere in Cristo.

giovedì 26 marzo 2026

TEORIA POLIVAGALE

 


TEORIA POLIVAGALE –
1.  Definizione generale
La teoria polivagale è un modello neurofisiologico che descrive:
• l’organizzazione del sistema nervoso autonomo (SNA)
• la relazione tra regolazione fisiologica, emozione e comportamento sociale
👉 Introduce una visione gerarchica ed evolutiva del SNA.
2. 🔬 Struttura del Sistema Nervoso Autonomo
📌 Modello classico (superato parzialmente)
• Sistema simpatico → attivazione (fight/flight)
• Sistema parasimpatico → rilassamento
📌 Modello polivagale (Porges)
Il parasimpatico è diviso in due sottosistemi distinti:
• Complesso vagale ventrale (VVC)
• Complesso vagale dorsale (DVC)
3. 🔁 Gerarchia evolutiva
LivelloSistemaFunzioneEvoluzione1Ventro-vagaleConnessione socialePiù recente (mammiferi)2SimpaticoAttacco / fugaIntermedio3Dorso-vagaleImmobilizzazionePiù antico (rettiliano)
👉 Il sistema attivo dipende dalla percezione di sicurezza.
4. 🧬 Neuroanatomia del nervo vago




🔹 Nervo vago (X nervo cranico)
• Origina nel tronco encefalico (brainstem)
• Componente principale del parasimpatico
🔹 Due vie principali
1. Vago ventrale (mielinizzato)
• Origine: nucleo ambiguo
• Funzione:
• regolazione cardiaca rapida
• comunicazione sociale
• Coinvolge:
• muscoli facciali
• voce
• orecchio medio
2. Vago dorsale (non mielinizzato)
• Origine: nucleo dorsale del vago
• Funzione:
• regolazione viscerale lenta
• risposte di immobilizzazione
5. ⚙️ Neurocezione
📌 Definizione
Processo automatico con cui il sistema nervoso:
• valuta sicurezza/pericolo
• senza coinvolgere la coscienza
📌 Caratteristiche
• inconscio
• rapido
• basato su segnali:
• facciali
• vocali
• ambientali
6. 🔄 Stati fisiologici e comportamentali
🟢 Stato ventro-vagale (sicurezza)
• frequenza cardiaca regolata
• respirazione calma
• apertura sociale
• comportamento:
• comunicazione
• empatia
🔴 Stato simpatico (mobilizzazione)
• aumento arousal
• attivazione adrenergica
• comportamento:
• attacco
• fuga
🔵 Stato dorso-vagale (immobilizzazione)
• riduzione energia
• possibile “shutdown” metabolico
• comportamento:
• dissociazione
• collasso
7. ❤️ Social Engagement System
Sistema integrato che collega:
• nervo vago ventrale
• nervi cranici (V, VII, IX, X, XI)
Funzioni:
• espressione facciale
• prosodia della voce
• contatto oculare
• regolazione cardiaca
👉 Fondamentale per la co-regolazione sociale.
8. 🧩 Implicazioni cliniche
📌 Trauma
• Il trauma altera la flessibilità del sistema nervoso
• Possibile fissazione in stati:
• simpatico (iperattivazione)
• dorso-vagale (collasso)
📌 Psicoterapia
Approcci “bottom-up”:
• lavorano sul corpo
• regolazione fisiologica prima della cognizione
Esempi:
• respirazione
• grounding
• relazione terapeutica sicura
9. ⚠️ Critiche scientifiche
• Alcuni ricercatori contestano:
• la rigidità della gerarchia evolutiva
• l’interpretazione delle vie vagali
• Evidenze miste su alcune applicazioni cliniche
👉 Tuttavia, la teoria è molto influente in:
• psicotraumatologia
• neuroscienze affettive
10. 📌 Concetti chiave da ricordare
• Il sistema nervoso è gerarchico
• Le risposte sono automatiche, non volontarie
• La sicurezza è fisiologica, non solo psicologica
• Il comportamento sociale è biologicamente radicato
🧠 Frase d’esame
👉 “La teoria polivagale propone una riorganizzazione del sistema nervoso autonomo in chiave evolutiva, distinguendo due circuiti vagali con funzioni differenti e collegando la regolazione fisiologica al comportamento sociale.”

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