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giovedì 16 luglio 2026

IL MIRACOLO DELLA GAMBA RICRESCIUTA

 IL MIRACOLO DELLA GAMBA RICRESCIUTA 

 PER INTERCESSIONE DELLA VERGINE DEL PILAR, ACCADRA' ANCHE A MEDJUGORJE DOPO IL SEGNO CHE DARA' LA REGINA DELLA PACE


Entrando nella chiesa di Calanda c'è una cappella dedicata al "miracolo dei miracoli" , come viene chiamata nella terra di Spagna, ed è commemorata da una lapide vicino alla cappella stessa:


"In questo stesso luogo e per intercessione della Beata Vergine Pilar, la gamba che era stata amputata da lungo tempo è stata restituita al suo devoto Miguel Juan Pellicer". Calanda è una piccola città di Teruel, in Aragona. 


Un miracolo straordinario, quello di un arto amputato improvvisamente riattaccato, che solo Dio, l’autore e il padrone delle leggi della natura può compiere. Se il fatto e vera, allora la conclusione si impone: Dio esiste. Ma ci vogliono le prove. Le prove ci sono, eccome. 


E sono tante, tutte concordi, ben fondate, ottimamente documentate, al punto che Messori si spinge a dire: ”dovrebbe dubitare di tutta quanta la storia umana, compresi i fatti più certi perchè più attestati, chi rifiutasse la verità di quanta successo a Calanda quella sera di marzo della settimana di Passione del 1640”. Vediamole in sintesi.


II miracolo viene attestato solo sessanta ore dopo da tutte le autorità locali: il vicario parrocchiale don Jusepe Herrero, il justicia (il giudice e insieme il responsabile dell’ordine pubblico) Martin Corellano, il sindaco Miguel Escobedo, il suo vice Martin Galindo e, soprattutto, il notaio reale Lazaro Macario Gomez. 


In pochissimi giorni viene istituito un processa pubblico in cui sfilano decine e decine di testimoni oculari, nel frattempo, viene visitato il luogo dove era stata sepolta dai medici la gamba amputata, ma viene trovato vuoto (come riportato da un Aviso Historico, un giornale del tempo). Dopo quasi undici mesi di lavoro e con quattordici sedute pubbliche e plenarie, si pronuncia la sentenza del processo di Saragozza in data 27 aprile 1641: 


”Perciò affermiamo e dichiariamo che a Miguel Juan Pellicer, contadino di Calanda, fu restituita la gamba che gli era stata amputata due anni e cinque mesi prima; e che non fu un fatto di natura, ma opera mirabile e miracolosa, ottenuta per intercessione della Vergine del Pilar”. I ventiquattro testimoni oculari, scelti dal tribunale di Saragozza tra innumerevoli possibili, possono essere suddivisi in cinque gruppi.


Quattro sono ecclesiastici, sia di Saragozza che di Calanda. Sei ”vari”, tra cui l’oste, nella cui bettola vicino al Pilar Miguel Juan, storpio, passava la notte quando rimediava quattro soldi di elemosina e un altro oste, di Samper, dal quale aveva alloggiato sulla strada del ritorno a casa. I testimoni sono scelti per dar conto, sotto giuramento, delle differenti tappe della storia di Miguel Juan Pellicer: la frattura, l’amputazione, la mendicità al Pilar, il ritorno al paese natale, l’evento miracoloso del 29 marzo e i fatti dei giorni successivi. 


E` così straordinario quanto è accaduto a Calanda, che il giovane contadino Miguel Juan venne ricevuto addirittura dal re Filippo IV, il più orgoglioso sovrano del mondo, il monarca dell’impero dove ”non tramontava mai il sole”. Il sovrano, dopo aver sentito la sua testimonianza e l’inequivocabile sequenza di eventi da parte delle più importanti autorità spagnole, si inginocchia davanti al contadino, gli bacia con devozione la cicatrice, rimasta là dove l’arto era stato amputato e poi riattaccato.


A MEDJUGORJE ACCADRA' SECONDO VICKA UN MIRACOLO SIMILE 


Storia incredibile da Medjugorje, che riguarda il cognato della veggente Vicka, Ivo Juric, ex giovane promessa del basket croato, questi si ammalò di un tumore, al seguito del quale gli venne amputata la gamba e dal quale è stato già miracolato.  


Gli erano stati prospettati solo 2 anni di vita. Ma non è la sua guarigione dal cancro che fa parlare, ma la dichiarazione della veggente Vicka, che ha assicurato che quando apparirà l’atteso segno sulla collina delle apparizioni, come promesso dalla Madonna la gamba di Ivo ricrescerà miracolosamente,  questo sarà soltanto uno dei tanti miracoli che avverranno in quel momento.


Padre Janko parlò di questa situazione con la veggente Vicka. Ecco il resoconto, ed al termine un video documento.


P.JANKO : Mi hai parlato di un giovane che è senza la gamba sinistra.


Che la Madonna lo guarirà senza nessuna condizione, dopo il Segno promesso.


Vicka: Se ti ho detto questo ti ho detto la verità. La Madonna ha detto che in quel momento molti guariranno  ci saranno e con quel giovane si comporterà così


P.Janko: Cosa vuoi dire con questo?


Vicka: Lui quasi tutti i giorni veniva alle apparizioni della Madonna e la Madonna ha dimostrato di amarlo particolarmente.


P:Janko: Come lo sai?


Vicka: Ecco come. In un’occasione, poco prima del Natale del primo anno, ci ha fatto vedere la sua gamba malata. Ha tolto via dalla gamba la parte artificiale, di plastica, e al suo posto ci ha mostrato  la gamba sana.


P.Janko: Perché questo?


Vicka: Non lo so. Può darsi che la Madonna volesse dire che egli guarirà.


P.Janko: Ma lui, in quel momento, sentiva qualcosa?


Vicka: Dopo ci ha detto che gli sembrava che qualcuno lo toccasse sulla testa. Qualcosa del genere.


P.Janko: Va bene. Però la Madonna non ha detto che egli guarirà!


Vicka: Va’ piano; non ho ancora finito. Due o tre giorni dopo, sono venuti da noi dei giovani. Abbiamo suonato e cantato; in mezzo a loro c’era anche quel ragazzo.


P.Janko: E poi?


Vicka: Dopo un po’ ci è apparsa la Madonna, prima del solito. Accanto a lei ci stava quel ragazzo, tutto avvolto in una luce. Lui non lo sapeva, però ci ha detto, subito dopo, che durante l’apparizione sentiva qualcosa, come una corrente elettrica che gli passava attraverso la gamba.


P.Janko: Attraverso quale gamba?


Vicka: Quella malata.


P.Janko: E poi?


Vicka: Ti ho detto quello che sapevo.


P.Janko: Però non mi hai detto se la gamba guarirà o no!


Vicka: La Madonna ci ha detto di sì, ma più tardi.


P.Janko: Quando?


Vicka: Dopo che ci darà il suo Segno, allora egli guarirà completamente. Questo ce lo ha detto verso la metà del 1982


P.Janko: A chi ha detto questo: a voi o a lui?


Vicka: A noi. E noi lo abbiamo riferito a lui.


Fonte: papaboys.org


PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO PER UNA GRAZIA RICEVUTA


Con l’anima esultante eccomi innanzi a te, o Madre, 


a manifestare la più viva riconoscenza. 


Tu hai saputo aprire per me 


il tesoro infinito della bontà misericordiosa di Dio. 


Al mio bisogno tu hai recato soccorso, 


al mio dolore hai concesso conforto, 


al mio desiderio hai ottenuto esaudimento. 


Il tuo aiuto mi accompagni ancora perché io usi i doni divini, 


a tuo esempio, a salvezza mia 


e lode eterna della Trinità Santissima.  AmenIL MIRACOLO DELLA GAMBA RICRESCIUTA PER INTERCESSIONE DELLA VERGINE DEL PILAR, ACCADRA' ANCHE A MEDJUGORJE DOPO IL SEGNO CHE DARA' LA REGINA DELLA PACE


Entrando nella chiesa di Calanda c'è una cappella dedicata al "miracolo dei miracoli" , come viene chiamata nella terra di Spagna, ed è commemorata da una lapide vicino alla cappella stessa:


"In questo stesso luogo e per intercessione della Beata Vergine Pilar, la gamba che era stata amputata da lungo tempo è stata restituita al suo devoto Miguel Juan Pellicer". Calanda è una piccola città di Teruel, in Aragona. 


Un miracolo straordinario, quello di un arto amputato improvvisamente riattaccato, che solo Dio, l’autore e il padrone delle leggi della natura può compiere. Se il fatto e vera, allora la conclusione si impone: Dio esiste. Ma ci vogliono le prove. Le prove ci sono, eccome. 


E sono tante, tutte concordi, ben fondate, ottimamente documentate, al punto che Messori si spinge a dire: ”dovrebbe dubitare di tutta quanta la storia umana, compresi i fatti più certi perchè più attestati, chi rifiutasse la verità di quanta successo a Calanda quella sera di marzo della settimana di Passione del 1640”. Vediamole in sintesi.


II miracolo viene attestato solo sessanta ore dopo da tutte le autorità locali: il vicario parrocchiale don Jusepe Herrero, il justicia (il giudice e insieme il responsabile dell’ordine pubblico) Martin Corellano, il sindaco Miguel Escobedo, il suo vice Martin Galindo e, soprattutto, il notaio reale Lazaro Macario Gomez. 


In pochissimi giorni viene istituito un processa pubblico in cui sfilano decine e decine di testimoni oculari, nel frattempo, viene visitato il luogo dove era stata sepolta dai medici la gamba amputata, ma viene trovato vuoto (come riportato da un Aviso Historico, un giornale del tempo). Dopo quasi undici mesi di lavoro e con quattordici sedute pubbliche e plenarie, si pronuncia la sentenza del processo di Saragozza in data 27 aprile 1641: 


”Perciò affermiamo e dichiariamo che a Miguel Juan Pellicer, contadino di Calanda, fu restituita la gamba che gli era stata amputata due anni e cinque mesi prima; e che non fu un fatto di natura, ma opera mirabile e miracolosa, ottenuta per intercessione della Vergine del Pilar”. I ventiquattro testimoni oculari, scelti dal tribunale di Saragozza tra innumerevoli possibili, possono essere suddivisi in cinque gruppi.


Quattro sono ecclesiastici, sia di Saragozza che di Calanda. Sei ”vari”, tra cui l’oste, nella cui bettola vicino al Pilar Miguel Juan, storpio, passava la notte quando rimediava quattro soldi di elemosina e un altro oste, di Samper, dal quale aveva alloggiato sulla strada del ritorno a casa. I testimoni sono scelti per dar conto, sotto giuramento, delle differenti tappe della storia di Miguel Juan Pellicer: la frattura, l’amputazione, la mendicità al Pilar, il ritorno al paese natale, l’evento miracoloso del 29 marzo e i fatti dei giorni successivi. 


E` così straordinario quanto è accaduto a Calanda, che il giovane contadino Miguel Juan venne ricevuto addirittura dal re Filippo IV, il più orgoglioso sovrano del mondo, il monarca dell’impero dove ”non tramontava mai il sole”. Il sovrano, dopo aver sentito la sua testimonianza e l’inequivocabile sequenza di eventi da parte delle più importanti autorità spagnole, si inginocchia davanti al contadino, gli bacia con devozione la cicatrice, rimasta là dove l’arto era stato amputato e poi riattaccato.



domenica 12 luglio 2026

IL VELO DI MANOPPELLO

 IL VELO DI MANOPPELLO. LE SINGOLARI TRACCE CHE PORTANO AL VOLTO DI CRISTO


Conservato in un Santuario poco distante da Chieti il “Volto Santo” di Manoppello fa discutere gli studiosi della Sindone. Secondo il gesuita Heinric Pfeiffer tra Sindone e “velo” della Veronica c’è un preciso legame che prova dell’immagine di Cristo.


In un santuario costruito nel XVII secolo a un passo da Manoppello, antico borgo non distante da Chieti, è conservato un eccezionale documento iconografico che, accuratamente studiato da pochi anni da una monaca trappista tedesca, suor Blandine Paschalis Schloemann, e da un gesuita tedesco, padre Heinrich Pfeiffer, docente di storia dell’arte all’università Gregoriana, si è rivelato come una straordinaria conferma dell’autenticità della Sindone di Torino. Si tratta del non troppo famoso, in verità, “Volto Santo” di Manoppello: un velo sottilissimo, quasi una diapositiva su tessuto, sul quale si è formata, in modo del tutto inspiegabile, una “icona” del volto di Cristo che coincide perfettamente, anche nei minimi particolari, con il volto della Sindone.

Rispetto a questa, tuttavia, il Volto Santo di Manoppello è molto più nitido, positivo, colorato e in apparenza privo di tracce di sangue. Anzi, pur riproducendo tutte le ferite del volto di Cristo, le mostra in un momento che parrebbe successivo a quello della Sindone, cioè mentre si era iniziata la loro rimarginazione.


Secondo padre Pfeiffer è questa l’autentica “Veronica” che un tempo era venerata a Roma in una cappella della basilica vaticana situata dove ora si trova Ia Pietà del Michelangelo. Veronica non è la santa che, secondo la tradizione, avrebbe asciugato con un panno il volto di Cristo, come dice la sesta stazione della Via Crucis, ma è quel panno stesso, quel velo sul quale sarebbe rimasta impressa la “vera icona” (da cui “veronica”) del Signore.

Quella “Veronica” di cui si diceva all’inizio si trovava a Roma almeno dal XII secolo. Durante gli Anni Santi i pellegrini venivano soprattutto per vedere quel Volto, che venne esposto anche nel lunghissimo giubileo del 1475, durato fino al 1479. Poi sparì agli inizi del 600 e il “velo” che si trova ora in San Pietro non ha nulla a che fare con l’originale Veronica. La tesi di padre Pfeiffer, confortata da una serie corposa di argomentazioni e documentazioni iconografiche, è che la Veronica sia proprio il Volto Santo del santuario abruzzese.

Quel velo, infatti comparve a Manoppello agli inizi del 600, quando a Roma venne distrutta la cappella della Veronica. I Cappuccini lo hanno fatto studiare, ma senza metterlo in relazione con una serie di altri documenti che invece, dice Pfeiffer, portano tutti a una conclusione: il volto di Cristo, così come risulta sia dalla Sindone che dalla Veronica prese isolatamente sia dalla loro sovrapposizione, era assai noto agli artisti in epoche assai precedenti alla ricomparsa della Sindone a Lirey, nella Francia settentrionale.


L’iconografia antica di Gesù presenta straordinarie coincidenze. Per esempio a cominciare da un affresco (assai discusso, in verità) della metà del terzo secolo ritrovato nel 1953 nell’ipogeo degli Aureli in viale Manzoni a Roma e frequentato dalla setta gnostica dei Carpocraziani, per arrivare alle formelle del 420 delle porte di Santa Sabina, alle monete coniate dall’imperatore Giustiniano II nel 692 a Costantinopoli. Questa coniazione, a sua volta, riproduce i tratti di Cristo che si vedevano su un “velo” che da Camulia, in Cappadocia, era stato portato in quella capitale nel 574 da Giustino II, e coincide con molte altre immagini del volto di Cristo che denunciano una conoscenza della Sindone e della Veronica in epoche precedenti al ritrovamento della Sindone stessa.

Tutte queste immagini presentano infatti un volto un pò rotondo, la barba bipartita, i capelli ondulati e paralleli, un piccolo ciuffo di capelli che scende sulla fronte dall’attaccatura e una specie di acconciatura alta sulla fronte (come Cristo “pantocrator” del convento di S. Caterina sul Sinai, del secolo XII), che appare soltanto nella sovrapposizione del Volto di Manoppello sulla Sindone. Quest’ultima operazione è stata fatta nel 1978 in grandezza naturale, mediante fotografie e con metodo scientifico dalla monaca trappista tedesca, con risultati, come si diceva, di una coincidenza incredibile.

Su questo tema padre Pfeiffer sta curando una edizione di due volumi in Germania. In breve, Ia sua convinzione è che il cosiddetto mandilion o asciugamano con cui Gesù, secondo Ia leggenda, si sarebbe deterso il volto lasciandovi impressa miracolosamente la propria immagine, donandolo poi a re Abgar (di cui si parla nei vangeli apocrifi), sia volto in realtà il sudario di Cristo. Da Camelia, in Cappadocia, il sudario o Santo Volto sarebbe stato trasportato prima a Costantinopoli e poi a Roma, dove era conosciuto come immagine acheropita (non dipinta da mano umana) nel Patriarchio lateranense dove è oggi la Scala Santa. 


Da Roma arrivò infine a Manoppello, dove fu venduto per ricavarne il prezzo del riscatto di un soldato prigioniero e arrivò nelle mani dei cappuccini. Invece quello che si credeva fosse il mandilion di Edessa (l’attuale Urfa, nella regione sud-orientale della moderna Turchia, che fa parte del Curdistan) sarebbe la vera Sindone che, trasportata a Costantinopoli, ne sparì per riapparire molto più tardi a Lirey e finire a Torino.


PREGHIERA DI PAPA BENEDETTO XVI


Signore Gesù, come già i primi apostoli, ai quali dicesti: “Che cercate ?”, ed accolsero il tuo invito: “Venite e vedrete”, riconoscendoti come il Figlio di Dio, l’atteso e promesso Messia per la redenzione del mondo, anche noi, discepoli tuoi di questo difficile tempo vogliamo seguirti ed esserti amici, attratti dal fulgore del tuo volto desiderato e nascosto. Mostraci, ti preghiamo, il tuo volto sempre nuovo, misterioso specchio dell’infinita misericordia di Dio. Lascia che lo contempliamo.  Con gli occhi della mente e del cuore: volto del Figlio, irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza (cf. Eb 1, 3), volto umano di Dio entrato nella storia per svelare gli orizzonti dell’eternità.


Volto silenzioso di Gesù sofferente e risorto, che amato ed accolto cambia il cuore e la vita. “Il tuo volto, Signore, io cerco, Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27, 8s).Nel corso di secoli e millenni quante volte è risuonata Tra i credenti questa struggente invocazione del Salmista ! Signore, anche noi la ripetiamo con fede: “Uomo dei dolori, davanti a cui si copre la faccia” (Is. 53,3), non nasconderci il tuo volto ! Vogliamo attingere dai tuoi occhi,  che ci guardano con tenerezza e compassione. La forza di amore e di pace che ci indichi la strada della vita,  ed il coraggio di seguirti senza timori e compromessi, per diventare testimoni del tuo Vangelo, con gesti concreti di accoglienza, di amore e di perdono.


Volto Santo di Cristo, luce che rischiara le tenebre del dubbio e della tristezza, cita che ha sconfitto per sempre il potere del male e della morte, sguardo misterioso che non cessa di posarsi sugli uomini e i popoli, volto celato nei segni eucaristici e negli sguardi di coloro che ci vivono accanto, rendici pellegrini di Dio in questo mondo, assetati d’infinito e pronti all’incontro dell’ultimo giorno. Quando ti vedremo, Signore, “faccia a faccia (1Cor, 13,12), e potremo contemplarti in eterno nella gloria del Cielo.


Maria, Madre del Volto Santo, aiutaci ad avere “mani innocenti e cuore puro”, mani illuminate dalla verità dell’amore e cuori rapiti dalla bellezza divina, perché, trasformati dall’incontro con Cristo, ci doniamo ai poveri e ai sofferenti, nei cui volti riluce l’arcana presenza del tuo Figlio Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen!


Fonti: (Avvenire 7/6/1991) / - voltosanto.it

giovedì 9 luglio 2026

La glicina

 La glicina

Il tuo corpo produce 3 grammi al giorno di questo aminoacido. Ne servono 10. Ecco cosa succede nel mezzo.

Esiste un aminoacido che per decenni la scienza ha considerato irrilevante.

Il corpo lo produce da solo, dicevano, quindi non serve preoccuparsene. Era classificato come "non essenziale" e nessuno ci pensava più.

Poi qualcuno ha fatto i conti.

Il corpo produce circa 2-3 grammi al giorno di glicina. Il fabbisogno reale stimato è di 10-15 grammi al giorno. Quel gap di 7-10 grammi ogni singolo giorno deve arrivare da fuori.

E la dieta moderna, che ha sostituito il brodo di ossa con il dado, la pelle del pollo con il petto senza pelle, le lunghe cotture con i piatti pronti, e le frattaglie con la fettina magra, ne fornisce circa 2-3 grammi.

Il risultato: la maggior parte delle persone cammina con un deficit cronico di glicina di 5-10 grammi al giorno. Non abbastanza da causare una malattia conclamata, ma abbastanza da far funzionare parecchi sistemi peggio di come dovrebbero.

Una review del 2025 su Metabolism (Holeček, Charles University) ha ufficialmente riclassificato la glicina come "condizionalmente essenziale": il corpo ne produce, ma non abbastanza per le sue necessità reali.

Vediamo cosa fa questa molecola e perché il deficit si sente.


🧱 È IL MATTONE FONDAMENTALE DEL COLLAGENE

Il collagene è la proteina strutturale più abbondante del corpo: circa il 30% di tutte le proteine. Tendini, legamenti, cartilagine, ossa, dischi vertebrali, parete intestinale, pelle. È l'impalcatura su cui tutto si regge.

La glicina è l'aminoacido che definisce il collagene: deve occupare ogni terza posizione nella tripla elica (la struttura Gly-X-Y), e nessun altro aminoacido può sostituirla. Se la glicina non c'è, la tripla elica non si forma. Punto.

Il collagene è fatto per il 33% di glicina. Il corpo produce circa 10 grammi di collagene al giorno in condizioni normali, e solo per quello servono circa 3 grammi di glicina. In fase di riparazione (dopo un allenamento, dopo un infortunio) il fabbisogno sale.

Cosa succede quando la glicina scarseggia: i tendini si riparano più lentamente, le articolazioni perdono qualità, la pelle invecchia prima del previsto, la barriera intestinale (fatta di tessuto connettivo) si indebolisce. Quei dolorini ai tendini che non passano mai, quella rigidità articolare che si cronicizza, quel recupero dopo l'allenamento che sembra non finire mai? Il deficit di glicina è una delle cause possibili che nessuno indaga.


😴 È LA MOLECOLA DEL SONNO CHE COSTA CENTESIMI

Questa è l'applicazione più immediatamente percepibile, e la più supportata da studi controllati.

Bannai e colleghi hanno condotto una serie di studi (pubblicati su Journal of Pharmacological Sciences e Frontiers in Neurology) dando 3 grammi di glicina in acqua calda 30-60 minuti prima di dormire.

I risultati: il tempo per addormentarsi si riduce significativamente. La qualità soggettiva del sonno migliora. La stanchezza e la sonnolenza il giorno dopo calano. Le prestazioni cognitive al risveglio migliorano. E la polisonnografia (la misurazione oggettiva del sonno) ha confermato un aumento del sonno a onde lente, la fase più ristorativa.

Il meccanismo è elegante: la glicina provoca una vasodilatazione periferica (più sangue a mani e piedi) che abbassa la temperatura corporea interna. Questo calo è esattamente il segnale fisiologico che il corpo usa per avviare l'addormentamento. La glicina accelera un processo naturale che in molte persone, soprattutto sotto stress, funziona male.

Uno studio del 2023 sull'European Journal of Nutrition ha confermato il quadro: 15 grammi di peptidi di collagene (ricchi di glicina) prima di dormire hanno ridotto la frammentazione del sonno e migliorato la cognizione al risveglio.

Tre grammi in acqua calda prima di dormire. Nessuna dipendenza, nessuna sonnolenza residua, nessun effetto collaterale. E costa meno di un caffè al mese.


🛡️ È UNO DEI TRE MATTONI DEL GLUTATIONE

Il glutatione è l'antiossidante intracellulare più potente del corpo. È fatto di tre aminoacidi: glutammato, cisteina e glicina. Senza uno dei tre, non si produce.

Con l'età la produzione di glutatione crolla. Uno dei motivi: la sintesi di glicina declina. Rajagopal Sekhar alla Baylor College of Medicine ha dimostrato in un trial clinico randomizzato del 2023 (Journal of Gerontology) che integrando contemporaneamente glicina e NAC (il precursore della cisteina) in 24 anziani per 16 settimane, il glutatione si ripristina ai livelli di un giovane adulto, e con esso migliorano stress ossidativo, funzione mitocondriale, infiammazione, forza muscolare e cognizione.

Due aminoacidi economici che insieme ripristinano il sistema di protezione cellulare che l'invecchiamento deteriora.


🔥 È UN ANTINFIAMMATORIO DIRETTO

La glicina non agisce solo indirettamente (via glutatione): ha un effetto antinfiammatorio diretto sulle cellule immunitarie. I macrofagi hanno sulla loro superficie canali del cloro sensibili alla glicina. Quando la glicina si lega, il macrofago si "calma": produce meno TNF-alfa, meno IL-1beta, meno IL-6.

In parallelo, la glicina inibisce l'NF-kB (lo stesso interruttore infiammatorio su cui agiscono gli omega-3).

Per chi segue i miei post sull'infiammazione cronica: la glicina lavora sugli stessi rubinetti, dall'interno della cellula immunitaria.


🧠 È UN NEUROMODULATORE DOPPIO

Nel sistema nervoso la glicina fa due cose apparentemente opposte, entrambe essenziali.

È un neurotrasmettitore inibitorio: calma il sistema nervoso, regola il tono muscolare, modula la trasmissione del dolore nel midollo spinale.

Ed è un co-agonista obbligatorio dei recettori NMDA: i recettori della plasticità sinaptica che governano apprendimento e memoria. Senza glicina nel sito co-agonista, i recettori NMDA non si aprono, indipendentemente da quanto glutammato ci sia.

In pratica: calma quando serve calma, e attiva quando serve attivare. Non è un sedativo, è un modulatore.


🔗 IL COLLEGAMENTO CON IL MAGNESIO BISGLICINATO

Il magnesio bisglicinato è magnesio legato a due molecole di glicina. Ogni volta che assumi questa forma di magnesio, stai assumendo magnesio E glicina contemporaneamente.

Il magnesio serve per le 300+ reazioni enzimatiche del muscolo. La glicina serve per il collagene, il sonno, il glutatione e l'infiammazione. Il bisglicinato li consegna insieme, con un assorbimento superiore (attraverso il canale degli aminoacidi) e una tollerabilità gastrica eccellente.

È la forma che abbiamo scelto per il nostro De-Block: la combinazione più elegante che conosciamo per consegnare due molecole fondamentali in un'unica assunzione.

PER RIASSUMERE

La glicina è l'aminoacido più piccolo che esiste, e il suo impatto è il più grande. Tiene insieme il collagene, permette la produzione del glutatione, migliora il sonno, riduce l'infiammazione direttamente nelle cellule immunitarie, e modula il sistema nervoso.

Il corpo ne produce 2-3 grammi al giorno. Ne servono 10-15. La dieta moderna ne fornisce 2-3. Il gap è reale, quotidiano, e si accumula nel tempo.


Tre grammi prima di dormire per il sonno. Cinque-dieci grammi al giorno per la salute generale. Il brodo di ossa come abitudine. Sono interventi semplici, economici e documentati.

Lo trovi qui: https://fitshub.short.gy/guidaintegratori

mercoledì 8 luglio 2026

MADONNA DI KAZAN

  MADONNA DI KAZAN

MADONNA DI KAZAN: LA RIVELAZIONE A STALIN CHE CAMBIO' LE SORTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE


. PREGHIAMO PERCHE' FERMI LA GUERRA IN UCRAINA

8 LUGLIO

Un’icona dal fascino misterioso che appare nel momento del bisogno per sostenere tutto il popolo russo, attraverso le preghiere accorate di Zar e governanti. Non farà mancare la sua intercessione fino a mettere pace tra le religioni grazie all’intervento di Giovanni Paolo II. 


L’icona della Madre di Dio di Kazan, secondo gli esperti, si farebbe risalire al secolo XIII. Maria  vi è ritratta a mezzo busto con il volto reclinato verso il Bambino, che si regge in piedi sulle ginocchia della Madre e benedice con la mano destra. Venuta da Costantinopoli, la sacra icona sarebbe stata posta in un monastero di Kazan, dal quale scomparve nel 1209, durante l’invasione dei Tartari. 


Dopo che lo zar Ivan il Terribile nel 1552 rioccupò il vasto territorio, gran parte della città di Kazan fu bruciata da uno spaventoso incendio. Fu allora che la Madre di Dio apparve tre volte ad una ragazza di dieci anni, Matrëna (Matrona), per invitarla a ricercare sotto le macerie di una casa distrutta una sua icona, nascostavi da alcuni fedeli durante la dominazione tartara.


La ragazza non fu creduta, né dall’arcivescovo, né dal clero, né dai governanti, per cui, sola con la madre, cominciò a scavare la terra nel luogo indicato fino a che non fu trovata l’icona, avvolta da vecchi cenci, assolutamente intatta e come irradiata di luce. Era l’8 luglio 1579. La notizia si diffuse presto nella città e l’arcivescovo stesso si recò sul luogo della scoperta, poi, in una processione solenne, trasportò l‘icona nella vicina chiesa di S. Nicola. 


Nel giorno del “ritrovamento” due ciechi, Giuseppe e Nikita,  ricuperarono la vista. In seguito, gli zar Ivan IV il Terribile, Fedor Ivanoviç e Caterina II innalzarono chiese sontuose in onore della Vergine di Kazan. L’importanza dell’icona prodigiosa veniva riconosciuta da tutta la Russia, soprattutto nei momenti più difficili della sua storia.


Nel 1612, allorché Mosca era assediata dai rivoltosi, i soldati presero con sé la venerata icona come “Bandiera di vittoria”, “Liberatrice della Russia” e il 27 novembre liberarono la città. Parimenti Pietro il Grande, nel 1709, prima di sferrare la battaglia decisiva contro le truppe di Carlo XII di  Svezia, trascorse tre giorni di digiuno e di preghiera davanti a questa immagine con tutto il suo esercito. Fu ancora all’intercessione di Nostra Signora di Kazan che fu attribuita la disfatta delle armate napoleoniche, iniziata il 22 ottobre 1812, giorno di una delle tre feste annuali dell’icona.


Sfortunatamente, nella notte del 29 giugno 1904, la sacra icona, ricca di ori e di brillanti, venerata dal 1721 nella cattedrale di Kazan a San Pietroburgo, fu rubata e da allora non se n’è saputo più nulla. Qualcuno ha scritto che “per vie ancora ignote, è arrivata a Fatima, dove è custodita dall’Armata Azzurra”. Sta di fatto, che dietro la basilica portoghese di Fatima, s’innalza una cappella di rito bizantino del centro dell’Armata Azzurra”, dove il 21 luglio 1970 fu portata processionalmente dal vescovo di Leiria la miracolosa icona e là sistemata il 26 luglio seguente, in attesa che possa un giorno ritornare al suo santuario di Russia.


A favore della sua autenticità un autore  ha avanzato un’ipotesi accettabile. Quando nel 1923 la basilica di Kazan a San Pietroburgo fu trasformata in “Museo della storia delle Religioni”, fu messo all’asta tutto quel che conteneva, non esclusa l’icona miracolosa, che andò a finire prima in Polonia, poi in Inghilterra, finché nel 1960 non fu acquistata da alcuni americani e dal centro dell'”Armata Azzurra”, che le fece raggiungere Fatima, legata alla Russia per l’apparizione del 1917 ai tre pastorelli. 


È un’ipotesi suggestiva che potrà anche riuscire realtà in un futuro prossimo o lontano. Comunque le copie della Madre di Dio di Kazan attualmente sono numerose in tutta la Russia e nelle chiese e nei monasteri russi sparsi nel mondo. Tra le chiese dedicate alla Madonna di Kazan meritano di essere ricordate quella di San Pietroburgo, che richiama la basilica romana di S. Pietro per la sua cupola e il colonnato antistante, e due nella città di Mosca, la prima nel settore Kolomenskoe, rimasta aperta al culto anche durante il regime comunista, l’altra, sulla piazza Rossa, restaurata e officiata.


La Madonna di Kaza ha fatto un miracolo nella sua patria: la pace tra le religioni. Il papa Giovanni Paolo II ha riconsegnato il 28 agosto 2004, festa della Dormizione della Madonna nel calendario ortodosso, al patriarca di Mosca, la sacra icona della Madonna di Kazan custodita in Vaticano nel palazzo pontificio. Ma ad accoglierla vi erano anche musulmani ed ebrei. 


Fonti: mariadinazareth.it/apparizione%20kazan.htm; - mariancalendar.org/kazan-icon-of-the-mother-


UNA RIVELAZIONE SORPRENDENTE


Nel giugno del 1941 la Germania attaccò con ogni forza disponibile l’Unione Sovietica, cogliendo di sorpresa Stalin. Quell’avanzata del Terzo Reich, che non andò a buon fine, poteva cambiare le sorti della Seconda Guerra Mondiale. La Russia si trovò effettivamente in un momento di grande difficoltà. E in quel frangente Stalin iniziò a dare ordini piuttosto “strani”, inattesi.  Agli ufficiali fu ordinato di ritornare all’antica prassi zarista, secondo la quale le truppe erano avviate alla battaglia con un: “Avanti, con Dio!”.


Stalin ebbe paura di un “avvertimento” arrivato proprio dalla Madonna, attraverso la testimonianza di un mistico libanese. Al dittatore si era presentato il capo di stato maggiore dell’Armata Rossa, generale Boris Shaposhnikov, con una lettera proveniente dal Libano. Lettera che il dittatore prese molto sul serio, anche perché il disastro era alle porte. Il generale, un eroe di guerra da non prendere sottogamba, spiegò che un venerato asceta ortodosso libanese, tal padre Elia, sgomento all’idea che i pagani nazisti potessero calpestare il sacro suolo della Madre Russia (che, pur in mano ai comunisti, restava la Terza Roma), aveva passato tre giorni e tre notti nella cripta della sua chiesa, senza bere né mangiare né dormire, in ginocchio e in preghiera.


LE RICHIESTE DELLA MADONNA


L’ultimo giorno gli era apparsa, su una colonna di fuoco, la Madre di Dio. Questa aveva detto che per salvare Leningrado bisognava che le chiese e i monasteri russi venissero riaperti, che il clero in carcere fosse liberato e l’icona della Madonna di Kazan portata in processione a Leningrado, Mosca e Stalingrado. Quell’icona, la più venerata delle Russie, era arrivata da Costantinopoli a Kazan nel XIII secolo, ma poi era stata fatta sparire per sottrarla alle invasioni dei tartari di Tamerlano. Se ne era perso il ricordo fino al 1579, quando un grande incendio aveva devastato la città. Una bambina di nome Matrjona aveva allora sognato la Vergine che le indicava il luogo in cui scavare. Lì fu effettivamente trovata l’icona, che da quel momento si produsse in strepitosi miracoli.


LA SCELTA DI STALIN


Sappiamo che Stalin diede ordine di eseguire quanto gli venne richiesto nella lettera, e pure gli storici agnostici sanno che da allora, e fino alla fine della guerra, la persecuzione religiosa fu sospesa.   - (Il Giornale, 5 dicembre 2015) - 


PREGHIERA ALLA MADONNA DI KAZAN


Gloriosa Madre di Gesù, che «procedi davanti al popolo di Dio sulle vie della fede, dell'amore e dell'unione con Cristo» (cfr Lumen gentium, 63), sii benedetta! Ti chiamano beata tutte le generazioni, perché «grandi cose ha fatto in Te l'Onnipotente e Santo è il suo nome» (cfr Lc 1,48-49).


Sii benedetta ed onorata, o Madre, nella tua Icona di Kazan, in cui da secoli sei circondata dalla venerazione e dall'amore dei fedeli ortodossi, essendo diventata protettrice e testimone delle particolari opere di Dio nella storia del popolo russo, a noi tutti molto caro.


La Provvidenza divina, che ha la forza di vincere il male e di trarre il bene perfino dalle cattive opere degli uomini, ha fatto sì che la tua santa Icona, scomparsa in tempi lontani, ricomparisse nel santuario di Fatima, in Portogallo. Successivamente, per volontà di persone a Te devote, essa è stata accolta nella casa del Successore di Pietro.


Madre del Popolo ortodosso, la presenza in Roma della tua santa Immagine di Kazan ci parla di una unità profonda tra l'Oriente e l'Occidente, che perdura nel tempo malgrado le divisioni storiche e gli errori degli uomini. Eleviamo ora a Te con speciale intensità la nostra preghiera, o Vergine, mentre ci accomiatiamo da questa tua suggestiva Immagine. Con il cuore Ti accompagneremo lungo il cammino che Ti ricondurrà verso la santa Russia. Accogli la lode e l'onore che Ti rende il popolo di Dio che è in Roma.


O benedetta tra tutte le donne, venerando la tua Icona in questa Città segnata dal sangue degli Apostoli Pietro e Paolo, il Vescovo di Roma si unisce spiritualmente al suo Fratello nel ministero episcopale, che presiede quale Patriarca alla Chiesa ortodossa russa. E Ti chiede, Madre Santa, di intercedere affinché si affretti il tempo della piena unità tra l'Oriente e l'Occidente, della piena comunione tra tutti i cristiani.


O Vergine gloriosa e benedetta, Signora, Avvocata e Consolatrice nostra, riconciliaci con il tuo Figlio, raccomandaci al tuo Figlio, presentaci al tuo Figlio! Amen


Giovanni Paolo II

domenica 5 luglio 2026

La nostalgia russa per l'Italia

 "La nostalgia russa per l'Italia è quella nostalgia che si prova nei confronti di una particolare creatività, nei confronti di una particolare, struggente sovrabbondanza di forza, nei confronti di una particolare solarità gioiosa, nei confronti di una particolare bellezza, di una bellezza pura, che non necessita altro che se stessa. Ed è per questo motivo che l'Italia dovrà diventare una componente costante dell'anima russa. L'anima italiana dovrà aiutarci a curare le ferite della nostra anima, della nostra tormentata, malata coscienza; dovrà guarirci dal nostro costante senso di responsabilità per il destino del mondo, di ogni essere umano, di ogni singola cosa.

Dovremo andare in Italia per scappare da tutto ciò che è russo, e quindi non solo dalla tristezza, ma anche dalla grandezza dell'essere russo. Dovremo scappare, oltre che da tutto quello che v'è di gravoso e di penoso, anche da Gogol', da Dostoevskij, da Tolstoj. Dovremo andare in Italia per respirare la libertà e la creatività della sua aria. L'esclusivo spirito etico che caratterizza l'anima russa è alla ricerca di un completamento nell'altrettanto esclusivo spirito etico che contraddistingue l'anima italiana. L'Italia possiede un potere misterioso, magico, capace di risvegliare l'anima, di alleggerire il peso di una vita priva di gioia. Tutto ciò è l'eterna, immortale, indistruttibile Italia."


Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, "Чувство Италии", 2 luglio 1915

giovedì 2 luglio 2026

fu data un' uniforme e credettero di essere la razza superiore

 "Non sono stati Hitler o Himmler a deportarmi, picchiarmi, ad uccidere i miei familiari. Furono il lattaio, il vicino di casa, il calzolaio, il dottore, a cui fu data un' uniforme e credettero di essere la razza superiore.“


(Karel Stojka, sopravvissuto ad Auschwitz)

martedì 30 giugno 2026

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.»

sabato 27 giugno 2026

 «Con l'annuncio della morte di Dio, Nietzsche non proclama un evento storico, ma la fine dell'uomo come ente capace di fondare il proprio senso. L'abisso che si apre non è un vuoto da riempire, ma lo spazio in cui l'uomo deve finalmente decidere se essere padrone della propria nullità o restare un manichino nelle mani del destino.»


​(M. Heidegger, Nietzsche, trad. it. di F. Volpi, Adelphi, 1994, p. 115)

venerdì 19 giugno 2026

PIEGA INGUINALE


PIEGA INGUINALE

 PIEGA INGUINALE: il "cancello" da cui deve passare TUTTO il drenaggio delle gambe (e che stando seduti si chiude)


Le gambe leggere al mattino e pesanti la sera, il segno della calza che resta impresso sulla caviglia, le scarpe che alle 18 sembrano una taglia in meno rispetto alla mattina.

Sono sensazioni molto comuni nella popolazione femminile, e vengono sempre attribuite alla "circolazione".

Cosa che è sicuramente vera, ma il termine "circolazione" racconta solo una piccola parte della storia: quello che non si dice mai è che la circolazione, in particolar modo quella LINFATICA, è estremamente legata ai MUSCOLI.

Il sistema linfatico non ha una pompa come il cuore, si basa sul movimento muscolare: e se i muscoli sono poco efficienti, i liquidi tendono a ristagnare.

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di un difetto della tua circolazione, ma di un cancello che durante la giornata si chiude. E questo cancello ha un nome ed un posto preciso nel tuo corpo.

🚪 LA PIEGA INGUINALE È IL CANCELLO OBBLIGATO DI TUTTO IL BASSO CORPO

La piega inguinale è quell'angolo che si forma tra la coscia ed il bacino, quella riga che vedi quando ti siedi. Sembra solo una piega della pelle, e invece è uno dei crocevia più importanti di tutto il corpo.

Tutta la linfa che arriva dalle gambe ha una sola strada per tornare verso l'alto: deve risalire e passare attraverso la pelvi, esattamente in quel punto. È come una cruna dell'ago attraverso cui deve passare ogni goccia di liquido che scende verso i piedi durante il giorno.


Qui serve una premessa che cambia tutto, perché è la chiave di tutto il discorso: la linfa, a differenza del sangue, non ha un cuore che la spinge. Non esiste una pompa centrale dedicata a lei, e quindi può risalire solo grazie al movimento dei muscoli che la spremono verso l'alto, un po' come si fa scorrere il dentifricio strizzando il tubetto dal basso.

Tieni a mente questi due fatti messi insieme, perché spiegano davvero perché ti si gonfiano le gambe: c'è un unico passaggio obbligato, e quel passaggio si apre solo se ti muovi.

DA SEDUTI SCATTA UNA DOPPIA PINZA CHE STROZZA IL DRENAGGIO


Hai presente un tubo di gomma che afferri tra il pollice e l'indice? L'acqua dentro smette di scorrere. Ecco, quando stai seduto, sulla tua piega inguinale succede esattamente questo, ma con due dita che premono da due lati diversi.

Da una parte c'è la pinza esterna: l'angolo chiuso dell'anca, con la coscia piegata verso la pancia, schiaccia meccanicamente i vasi linfatici dall'esterno. Più stai piegato in quella posizione, più il passaggio si stringe, come un tubo da giardino piegato in due da cui l'acqua fatica ad uscire.

Dall'altra parte c'è la pinza interna, ed è la parte che quasi nessuno racconta. Proprio lì, dentro la piega, passa lo psoas, il grande muscolo che collega la colonna alla coscia, e che attraversa il corridoio dei linfonodi inguinali. Quando stai seduto per ore lo psoas resta accorciato, e da accorciato non solo non pompa più, ma comprime quegli stessi vasi dall'interno.


Pinza esterna più pinza interna sullo stesso punto: il cancello si chiude da entrambi i lati, e la linfa che dovrebbe risalire dalle gambe rallenta e ristagna. Ora forse capisci perché spesso le gambe pesano di più dopo una giornata alla scrivania che dopo una camminata: non è il movimento che ti gonfia, è la sedia.

🌊 LA POMPA CHE RIAPRE IL CANCELLO SEI TU CHE TI MUOVI E CHE RESPIRI

Visto che la linfa non ha un cuore, l'unica pompa che può rimetterla in moto è il tuo corpo, e lavora da due direzioni opposte che si danno il cambio.

Dal basso lavora lo psoas: ad ogni passo si allunga e si accorcia, e questo movimento massaggia i linfonodi inguinali e spreme i vasi spingendo la linfa verso l'alto, aprendo proprio quel cancello che da seduto era chiuso. Dall'alto lavora invece il diaframma: ad ogni respiro profondo scende, crea una pressione negativa nel torace ed aspira sangue e linfa dalla metà inferiore del corpo, un po' come tirare un liquido su con una cannuccia.

Quando questi due muscoli funzionano, hai una pompa che spinge dal basso ed una che aspira dall'alto, e la cruna dell'ago resta aperta tutto il giorno. Quando invece resti seduto e respiri corto, la pompa di sotto è ferma e quella di sopra lavora a metà, ed ecco la pesantezza serale che torna sempre uguale.

💧 COSA FARE NEL CONCRETO

La maggior parte dei gonfiori "non patologici" e delle sensazioni di stanchezza migliora in modo evidente quando i muscoli tornano a funzionare bene.

La buona notizia è proprio questa: psoas e diaframma sono muscoli, e i muscoli rispondono in fretta agli stimoli giusti. Aprire spesso la piega inguinale, alzarsi dalla sedia ogni tanto e respirare a fondo bastano già a tenere il cancello più aperto.

In concreto puoi cominciare così:

➡ apri la piega inguinale con un allungamento dello psoas, tipo l'affondo basso (il cosiddetto cavalier servente), portando il bacino in avanti finché senti tirare davanti all'anca
non restare in posizione seduta per ore di fila, alzati spesso anche solo per qualche passo, perché è il movimento che riattiva la pompa
accompagna tutto con qualche respiro profondo, buttando fuori tutta l'aria fino in fondo, per rimettere in moto l'aspirazione del diaframma

Quando questi muscoli tornano a fare il loro lavoro, le gambe smettono di "trattenere" e tornano leggere anche dopo una giornata lunga 💪

Ma i risultati migliori li hai quando applichi questi principi a TUTTI i muscoli.

Sbloccare tutte le rigidità che hai accumulato e lavorare sulle debolezze può darti risultati incredibili in termini di benessere: schiena, gambe, digestione.... i muscoli sono connessi ad una quantità incredibile di funzioni.

Muscoli più efficienti e postura migliore non sono solo più belli da vedere, ti fanno stare meglio!

domenica 14 giugno 2026

Iniziano i Mondiali, inventati da un devoto cattolico

 

Iniziano i Mondiali, inventati da un devoto cattolico

mondiali invenzione rimet

Jules Rimet inventò i Mondiali ispirato dall’enciclica “Rerum Novarum” e dagli ideali di fratellanza tra popoli e nazioni.


 

Miliardi di persone seguiranno il Campionato del Mondo FIFA 2026.

E’ il primo organizzato congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico. Si svolgerà da oggi, 11 giugno, fino al 19 luglio.

Pochi sanno però che dietro la nascita della competizione sportiva più seguita del pianeta si trova la figura di un cattolico francese profondamente influenzato dalla dottrina sociale della Chiesa: Jules Rimet.

Ispirato dalla “Rerum Novarum”

E’ lui l’uomo che trasformò il calcio in un fenomeno globale.

Nato nel 1873 nel villaggio francese di Theuley, Rimet crebbe in una famiglia cattolica praticante.

Da giovane rimase colpito dall’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, pubblicata nel 1891, che denunciava le ingiustizie sociali della rivoluzione industriale.

Animato da questi ideali, si impegnò in iniziative di assistenza ai poveri e maturò la convinzione che lo sport potesse favorire la fraternità tra persone di ogni condizione sociale

Iniziano i Mondiali, inventati da un devoto cattolico

mondiali invenzione rimet

Jules Rimet inventò i Mondiali ispirato dall’enciclica “Rerum Novarum” e dagli ideali di fratellanza tra popoli e nazioni.


 

Miliardi di persone seguiranno il Campionato del Mondo FIFA 2026.

E’ il primo organizzato congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico. Si svolgerà da oggi, 11 giugno, fino al 19 luglio.

Pochi sanno però che dietro la nascita della competizione sportiva più seguita del pianeta si trova la figura di un cattolico francese profondamente influenzato dalla dottrina sociale della Chiesa: Jules Rimet.

 


Croazia finalista ai Mondiali. L’allenatore Dalic: «Domenica? Andrò a Messa»
(12/07/2018)


 

Ispirato dalla “Rerum Novarum”

E’ lui l’uomo che trasformò il calcio in un fenomeno globale.

Nato nel 1873 nel villaggio francese di Theuley, Rimet crebbe in una famiglia cattolica praticante.

Da giovane rimase colpito dall’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, pubblicata nel 1891, che denunciava le ingiustizie sociali della rivoluzione industriale.

Animato da questi ideali, si impegnò in iniziative di assistenza ai poveri e maturò la convinzione che lo sport potesse favorire la fraternità tra persone di ogni condizione sociale.

 


 

Rimet e l’invenzione dei Mondiali

A soli 24 anni fondò il club Red Star, aperto a tutti senza distinzioni di classe. Nel 1904 contribuì poi alla nascita della FIFA.

Dopo aver combattuto nella Prima guerra mondiale, ne divenne presidente nel 1921 e mantenne l’incarico per ben 33 anni, un record tuttora imbattuto.

Fu proprio Rimet a promuovere la creazione della Coppa del Mondo, la cui prima edizione si svolse in Uruguay nel 1930.

Il suo progetto andava oltre il semplice spettacolo sportivo: immaginava un torneo capace di avvicinare popoli e nazioni, contribuendo a ridurre tensioni e conflitti attraverso la competizione leale. Per questo motivo venne persino candidato al Premio Nobel per la Pace.

La sua eredità rimase impressa anche nel trofeo mondiale, che fino al 1970 portò il nome di “Coppa Jules Rimet”.