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martedì 13 ottobre 2026

 Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero...


La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai ad essere buone o cattive. Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali.

Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero...

L’equivalenza non fa bene alla democrazia. Dire che tutto è uguale non è conquista di civiltà, è nichilismo. Bisogna fare delle differenze.

La manifestazione del vento del pensiero è l’attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto. È mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.

Hannah Arendt, La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme (Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, 1963)

domenica 4 ottobre 2026

invasioni barbariche

invasioni barbariche

 «Stiamo vivendo al tempo delle invasioni barbariche. I barbari questa volta non sono persone, sono cose. Sono gli oggetti che abbiamo creduto di possedere e che ci possiedono; sono lo sviluppo produttivo che doveva essere al nostro servizio e di cui stiamo diventando schiavi; sono i mezzi di diffusione del nostro pensiero che cercano di impedirci di continuare a pensare; sono l’abbondanza dei beni che non ci dà l’agio del benessere ma l’ansia del consumo forzato; sono la febbre edilizia che sta imponendo un volto mostruoso a tutti i luoghi che ci erano cari; sono la finta pienezza delle nostre giornate in cui amicizie affetti amori appassiscono come piante senz’aria e in cui si spegne sul nascere ogni colloquio, con gli altri e con noi stessi.»


Italo Calvino, I beatniks e il sistema, 1962

, la ricerca interiore Franco Battiato

 La ricerca interiore 

Franco Battiato

🌹Quando mi accorsi di non essere capace di comandare il mio corpo, cominciò il viaggio verso ciò che non conoscevo.


Da allora, la ricerca interiore non mi ha più abbandonato.

Ho attraversato luoghi lontani, monasteri e tradizioni diverse, incontrando uomini e donne che hanno fatto del silenzio una disciplina e della meditazione una forma di conoscenza.

Per imparare a suonare uno strumento accettiamo senza esitazione il rigore, la pratica quotidiana, la disciplina.

Eppure, quando si parla di ricerca spirituale, molti sembrano dimenticare che anche l’anima necessita di esercizio, attenzione e perseveranza.

Forse i mistici hanno compreso qualcosa che spesso dimentichiamo: conoscere se stessi è un’arte che richiede tempo.

Oggi so che il silenzio non è assenza.

Quando la mente rallenta e l’ascolto diventa profondo, il silenzio sembra trasformarsi in materia, in presenza, in una musica che non ha bisogno di essere suonata.

Ma abbandonarsi completamente non significa isolarsi dal mondo.

È necessario ascoltare gli altri.

È necessario percepire ciò che accade intorno a noi.

Perché soltanto nell’ascolto possiamo entrare davvero in sintonia con la musica dell’esistenza.

La meditazione non è una fuga dal mondo.

È un modo diverso di abitarlo.


Franco Battiato 🌹

sabato 3 ottobre 2026

 Planck la pensava un po' diversamente da Odifreddi


“Effettivamente c’è un punto, un unico punto nell’immensità della natura e del mondo dello spirito, che non solo praticamente, ma anche logicamente è e rimarrà inaccessibile ad ogni scienza e quindi ad ogni studio causale: questo punto è il nostro io. Un piccolissimo punto nell’universo, ho detto, ma che però a sua volta è un intero mondo, il mondo che cela in sé accanto al profondo dolore la più eccelsa felicità, il mondo che abbraccia il complesso dei pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre volontà, l’unico possesso che nessuna potenza del destino ci può strappare e che un giorno cederemo soltanto con la nostra stessa vita... La scienza conduce dunque ad un punto oltre il quale non può guidare. Ma appunto perché essa indica questo limite e lo riconosce, può a buon diritto pretendere che le venga riconosciuta la preminenza in quei campi in cui essa sola è signora. Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno l’una dell’altra per completarsi nella mente di ogni uomo che seriamente rifletta. Non è certo un caso che proprio i massimi pensatori di tutti i tempi siano stati anche nature profondamente religiose, benchè non svelassero volentieri il sacrario del loro animo..."

giovedì 1 ottobre 2026

IL DISSOLVENTE DEL CRISTALLINO gocce di N-acetilcarnosina

 IL DISSOLVENTE DEL CRISTALLINO. 👁️✨gocce di N-acetilcarnosina


La tua vista sta diventando offuscata, come se guardassi attraverso una finestra sporca e appannata. I colori vivaci del mondo ora appaiono sbiaditi e tendenti al giallo.


Il tuo oculista ti dà la diagnosi temuta: cataratta. Ti viene detto che l’unica soluzione è aspettare finché la vista non sarà gravemente compromessa, per poi aprire il bulbo oculare con un bisturi, rimuovere il cristallino naturale e sostituirlo con uno artificiale in plastica.


Ma cosa succederebbe se fosse possibile “lavare” biologicamente quella finestra sporca, invece di romperla?


La crosta da glicazione


Il tuo occhio possiede una lente composta da proteine pure e trasparenti chiamate cristalline.


Quando consumi troppo zucchero, oppure ti esponi a una forte luce solare ultravioletta e a elevato stress ossidativo, può verificarsi una reazione chimica chiamata glicazione. Le molecole di zucchero si legano fisicamente alle proteine trasparenti dell’occhio, come se le “cuocessero”.


Le proteine si aggregano, si ossidano e formano una crosta dura, torbida, bianco-giallastra sul cristallino. Quella crosta è la cataratta.


Il tergicristallo alla carnosina


Per decenni, alcuni scienziati russi hanno studiato un dipeptide specifico presente naturalmente nel tessuto muscolare e cerebrale umano sano: la L-carnosina.


La L-carnosina è una potente sostanza anti-glicazione. Aiuta a impedire che gli zuccheri si leghino alle proteine.


Ma quando i ricercatori hanno formulato una versione più penetrante e altamente specifica, chiamata N-acetilcarnosina — indicata nel testo come NAC — e l’hanno inserita in colliri oculari, avrebbero ottenuto un risultato straordinario.


Applicate direttamente nell’occhio, le gocce di N-acetilcarnosina penetrano attraverso la cornea e raggiungono il cristallino opacizzato. Agiscono come un tergicristallo biologico. La L-carnosina attacca fisicamente le proteine ossidate e aggregate, iniziando a rompere i legami tossici con gli zuccheri e contribuendo, secondo questa ipotesi, a sciogliere e “disaggregare” la crosta giallastra.


In studi clinici sull’uomo, i pazienti che hanno utilizzato colliri all’1% di N-acetilcarnosina per 6 mesi avrebbero mostrato un miglioramento significativo dell’opacità del cristallino. La pellicola torbida si sarebbe ridotta, la sensibilità all’abbagliamento sarebbe diminuita e l’acuità visiva sarebbe migliorata, evitando potenzialmente il ricorso al bisturi.


✨ Il nostro consiglio 


Il dissolvente della cataratta


Assumere compresse di L-carnosina non sarebbe efficace per la cataratta: gli enzimi dello stomaco la degraderebbero prima che possa raggiungere l’occhio. Per questo, secondo il protocollo descritto, sarebbe necessario l’uso topico sotto forma di collirio.


La formulazione specifica: occorre acquistare colliri oculari a base di N-acetilcarnosina all’1%, spesso commercializzati con marchi clinici specializzati. Non va confusa con una normale soluzione salina o con colliri contro l’arrossamento.


L’applicazione: applicare 1 o 2 gocce nell’occhio interessato, due volte al giorno.


La pazienza: invertire anni di ossidazione proteica non è una soluzione immediata. È un processo di rimodellamento biologico. Le gocce andrebbero utilizzate con costanza ogni giorno per 3-6 mesi, così da permettere agli amminoacidi di agire lentamente sulla crosta e favorire il recupero della trasparenza del cristallino naturale.


📚 Fonte: Clinical Interventions in Aging, “N-acetylcarnosine lubricant eyedrops possess vision-healing efficacy in cataracts.”

domenica 27 settembre 2026

Il NERVO VAGO non esiste: sono 6 strutture diverse

 Il NERVO VAGO non esiste: sono 6 strutture diverse (ed ecco perché picchiettare le tempie è una perdita di tempo)


Il Nervo Vago è la struttura più interessante e più studiata degli ultimi anni. Fino a prima del 2000 si pensava fosse "soltanto" il principale braccio del sistema nervoso parasimpatico, poi si è scoperto che è anche il principale sistema antinfiammatorio del corpo.


È un nervo diventato famoso anche a livello social: essendo così importante per un sacco di funzioni, si moltiplicano di giorno in giorno i video con fantomatiche tecniche per "resettarlo" o cose di questo tipo.


Oggi ti spiego perché parlare di Nervo Vago vuol dire in realtà parlare di 6 strutture diverse. E il fatto che esistano questi sotto insiemi spiega perché molte tecniche acchiappa-click che trovi sui social non possono funzionare.


A essere sincero, per me dovrebbe bastare il buon senso per capire che picchiettarsi le tempie o fare i gargarismi non può cambiare granché, ma oggi abbiamo anche la spiegazione scientifica. Ed è una spiegazione che ci racconta anche l'unico vero rimedio a lungo termine che abbiamo per lavorare su questa fantastica struttura.


🧩 UN NERVO SOLO DI NOME


Il primo malinteso è trattarlo come un cavo unico che fa una cosa sola. Non è così: sotto quel nome vivono circuiti profondamente diversi, con anatomia, velocità e funzioni che non hanno quasi niente in comune tra loro.


Tanto per capirsi, circa l'80% delle sue fibre non va dal cervello al corpo, ma dal corpo al cervello: il Vago è prima di tutto un enorme sensore che riporta al cervello lo stato interno degli organi, non una leva che tiri per calmarti a comando.


E le Il NERVO VAGO non esiste: sono 6 strutture diverse


🎤 PERCHÉ GARGARISMI E CANTO NON C'ENTRANO


Un consiglio diffuso è ad esempio "canta, fai gargarismi, vocalizza per stimolare il Vago". È vero che queste cose coinvolgono il nervo vago, ma la via sbagliata: quella puramente motoria, che contrae i muscoli di gola e laringe.


Il punto è che quella via non ha nessun collegamento funzionale con il freno del cuore, né con il circuito antinfiammatorio della milza. Contrarre volontariamente la gola non ha alcun motivo meccanico per cambiare il tono del cuore o spegnere un'infiammazione da qualche parte nel corpo.


Non a caso, le misurazioni serie su questi rituali sono in pratica assenti. Quindi il problema non è "i gargarismi non funzionano" detto così: è che anatomicamente non possono funzionare nel modo in cui vengono raccontati.


👂 E PICCHIETTARE L'ORECCHIO O LE TEMPIE?


Qui c'è un fondo di verità che viene stiracchiato oltre misura. È vero che una piccola zona di pelle dell'orecchio è innervata dal Vago, ed è proprio il motivo per cui esiste una stimolazione elettrica dell'orecchio usata nella ricerca.


Ma ci sono due problemi grossi. Il primo è che massaggiarsi l'orecchio con le dita non è quella stimolazione. Il secondo è che perfino la versione elettrica seria non fa quello che promettono: in uno studio di Kaduk e colleghi (2025) una singola sessione non ha aumentato il tono vagale, e nelle persone sane lo ha addirittura ridotto.


C'è di più. Un lavoro di Schiweck e colleghi (2025) ha mostrato che la risposta dipende dal punto di partenza: chi è già ben regolato, stimolando, può persino peggiorare. Ecco perché anche il classico "devi attivare il Vago" è un'idea sbagliata alla radice: non è un interruttore che fa solo bene. E picchiettarsi le tempie, di tutto questo, non tocca proprio niente.


✅ L'UNICA COSA CHE FUNZIONA DAVVERO


Le leve con prove serie sono due, e curiosamente somigliano entrambe a un allenamento, non a un trucco. La prima è la respirazione lenta, ed è la più solida di tutte: una revisione di 223 studi di Laborde e colleghi (2022) ha mostrato che aumenta la variabilità cardiaca mediata dal Vago durante la pratica, subito dopo e anche dopo settimane di allenamento.


Un buon punto di partenza sono circa 6 respiri al minuto, con l'espirazione più lunga dell'inspirazione, perché il freno vagale agisce soprattutto quando butti fuori l'aria. Non è una costante magica uguale per tutti, ma è il modo più documentato per lavorare su questo sistema in tempo reale.


La seconda leva è il movimento. L'allenamento regolare è l'unica cosa che sposta il tuo "punto di riposo": alza la variabilità cardiaca di base e abbassa la frequenza a riposo nel tempo, invece di darti un picco che poi rientra. Tutte le tecniche "vagali" acute, al massimo, sono un complemento. Non sono mai la sostituzione.


Il senso di fondo è questo: il Vago non è un bottone da schiacciare, è un sistema che si educa. E si educa respirando bene e muovendoti con costanza, non picchiettandoti la testa davanti a una telecamera 💪


Se vuoi capire davvero come funziona questo nervo, quali sintomi può dare quando è fuori equilibrio e cosa si può fare sul serio per riportarlo in riga, ho raccolto tutto nel mio ebook "Nervo Vago: guida ai sintomi e alle soluzioni".

Dentro ci trovi tutti i miei esercizi ed i video allenamenti: si tratta di un protocollo che negli ultimi anni ha aiutato decine di migliaia di persone. 

Link qui: https://fitshub.short.gy/nervovagoad

Iodio modalità d'uso

 

Modalità d'Uso come Antisettico Orale

Quando prescritto da un medico, l'uso tipico prevede:

  • Diluizione: La soluzione deve essere sempre diluita in acqua. Le indicazioni variano a seconda della formulazione, ma un rapporto comune è da 10 a 20 gocce di soluzione in mezzo bicchiere d'acqua. Un'altra fonte suggerisce di diluire da 2 a 4 mL di prodotto in circa 60 mL di acqua.

  • Quantità e Frequenza: Si consigliano 2-3 sciacqui al giorno, facendo gargarismi o sciacquando il cavo orale per 30 secondi, senza deglutire.

  • Applicazione Locale: In caso di afte o piccole abrasioni, si può applicare direttamente sulla zona interessata con un tampone o un batuffolo di cotone.

🚫 Avvertenze e Controindicazioni

È essenziale rispettare le seguenti precauzioni:

  • Non Ingerire: La soluzione è per solo uso topico orale (sciacqui e gargarismi). Non deve essere ingerita.

  • Non per Uso Quotidiano: Non va usata per l'igiene orale di routine, ma solo per brevi periodi in presenza di specifiche condizioni infiammatorie o infettive del cavo orale.

  • Controindicazioni: È controindicata in caso di ipersensibilità allo iodio, ipertiroidismo, e in alcune condizioni come la tubercolosi o la malattia di Dühring. È generalmente sconsigliata in gravidanza e allattamento.

  • Interazioni: Può interagire con farmaci come il litio carbonato e l'amiodarone, aumentando il rischio di disfunzioni tiroidee.

  • Colorazione: Può macchiare i denti e le protesi dentali contenenti argento.

In sintesi, l'uso della soluzione di Lugol come antisettico orale è possibile solo su precisa indicazione medica, con una corretta diluizione e per periodi limitati. Non improvvisare mai il dosaggio.

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Modalità d'Uso come Antisettico Orale
Quando prescritto da un medico, l'uso tipico prevede:

Diluizione: La soluzione deve essere sempre diluita in acqua. Le indicazioni variano a seconda della formulazione, ma un rapporto comune è da 10 a 20 gocce di soluzione in mezzo bicchiere d'acqua. Un'altra fonte suggerisce di diluire da 2 a 4 mL di prodotto in circa 60 mL di acqua.

Quantità e Frequenza: Si consigliano 2-3 sciacqui al giorno, facendo gargarismi o sciacquando il cavo orale per 30 secondi, senza deglutire.

Applicazione Locale: In caso di afte o piccole abrasioni, si può applicare direttamente sulla zona interessata con un tampone o un batuffolo di cotone.

🚫 Avvertenze e Controindicazioni
È essenziale rispettare le seguenti precauzioni:

Non Ingerire: La soluzione è per solo uso topico orale (sciacqui e gargarismi). Non deve essere ingerita.

Non per Uso Quotidiano: Non va usata per l'igiene orale di routine, ma solo per brevi periodi in presenza di specifiche condizioni infiammatorie o infettive del cavo orale.

Controindicazioni: È controindicata in caso di ipersensibilità allo iodio, ipertiroidismo, e in alcune condizioni come la tubercolosi o la malattia di Dühring. È generalmente sconsigliata in gravidanza e allattamento.

Interazioni: Può interagire con farmaci come il litio carbonato e l'amiodarone, aumentando il rischio di disfunzioni tiroidee.

Colorazione: Può macchiare i denti e le protesi dentali contenenti argento.

In sintesi, l'uso della soluzione di Lugol come antisettico orale è possibile solo su precisa indicazione medica, con una corretta diluizione e per periodi limitati. Non improvvisare mai il dosaggio.



venerdì 25 settembre 2026

Distruggere l’essere umano significa compromettere l’immagine stessa di Dio.

 ... Dobbiamo però anche riflettere sul fatto che nella Bibbia Dio ci si manifesta innanzitutto nella figura di ‘Padre’. E ciò implica che anche il mistero della maternità abbia origine in Lui, a Lui rimandi o da Lui si scosti nelle sue deformazioni esattamente come la paternità. Che l’uomo sia ‘immagine di Dio’ riesce comprensibile, nel suo contenuto reale ed estremamente pratico, proprio qui. Egli non è immagine di Dio in modo astratto: ci troveremmo allora di fronte anche a un Dio astratto. Lo è nella sua realtà concreta, e questa è relazione: lo è come padre, madre, figlio. Sono caratterizzazioni che, se riferite a Dio, vanno considerate ‘immagini’, ma lo sono perché l’uomo è ‘immagine’ e lo sono con la pretesa di realtà che è loro propria. Sono immagini che esigono l’‘immagine’ e in questo possono diventare presenza di Dio o la sua ‘morte’. Il divenire uomo dell’uomo e la sua conoscenza di Dio sono tra loro inseparabili, proprio perché l’uomo è l’‘immagine’ di Dio. Distruggere l’essere umano significa compromettere l’immagine stessa di Dio. La dissoluzione della paternità e della maternità, che si preferirebbero trasferite al laboratorio o perlomeno ridotte a un puro momento biologico che non riguarderebbe l’uomo come tale, sono intimamente legate alla dissoluzione della figliolanza, che verrebbe meno alla piena uguaglianza dell’inizio. Questo è il programma della "hybris" che vuole allo stesso tempo sottrarre l’uomo alla sfera biologica per renderlo lì nuovamente schiavo. Essa arriva fino alle radici dell’essere-uomo e della nostra stessa possibilità di pensare Dio: un Dio che non può essere più immaginato non può essere nemmeno pensato. Quando il pensiero impiega tutte le sue energie per rendere impossibile l’immaginazione, ogni ‘prova dell’esistenza di Dio’ si rivela inutile.

Ratzinger 


(Joseph Ratzinger - da "Il Dio di Gesù Cristo")

mercoledì 23 settembre 2026

 I SALI DI SCHÜSSLER IL TERRENO MINERALE DELLA PERSONA


I Sali di Schüssler nascono nella seconda metà dell'Ottocento dal lavoro del medico tedesco Wilhelm Heinrich Schüssler, che sviluppò una concezione particolare del rapporto tra minerali, cellule e salute. Alla base della sua teoria vi era l'idea che le cellule dell'organismo avessero bisogno di determinati sali minerali per mantenere la propria struttura e le proprie funzioni e che, quando uno o più di questi elementi fossero insufficienti all'interno dei tessuti, potessero comparire alterazioni funzionali e successivamente manifestazioni di malattia. Il concetto fondamentale della Biochemie di Schüssler è quindi quello di un lavoro sul terreno, nel quale non si cerca semplicemente di intervenire sul sintomo, ma di individuare quale equilibrio minerale cellulare possa essere considerato alterato secondo il modello biochimico schüssleriano.


Schüssler individuò originariamente dodici sali funzionali, ai quali furono aggiunti successivamente altri quindici sali complementari elaborati dai suoi continuatori. È importante conoscere tutti questi preparati perché, nella tradizione contemporanea dei Sali di Schüssler, vengono utilizzati come un sistema organico nel quale i dodici sali fondamentali costituiscono la base e quelli dal numero 13 al 27 rappresentano approfondimenti destinati a situazioni costituzionali e funzionali più specifiche. Va anche ricordato che la numerazione e la composizione delle liste possono presentare alcune differenze storiche, perché lo stesso Schüssler modificò nel tempo la propria classificazione e alcuni dei sali oggi considerati fondamentali o complementari furono sviluppati dai suoi successori.


Il numero 1, Calcium fluoratum, viene tradizionalmente associato all'elasticità e alla capacità dei tessuti di mantenere consistenza e resistenza. Nella lettura schüssleriana interessa soprattutto il tessuto connettivo, la pelle, i legamenti, le strutture elastiche e, più in generale, quei tessuti nei quali elasticità e tonicità rappresentano caratteristiche importanti. Il numero 2, Calcium phosphoricum, è invece il sale tradizionalmente collegato alla costruzione e al nutrimento dei tessuti, con particolare riferimento a ossa e denti e ai periodi nei quali l'organismo attraversa fasi di crescita, ricostruzione o recupero. Il numero 3, Ferrum phosphoricum, viene considerato il sale del ferro e dell'ossigenazione nell'impostazione biochimica tradizionale e viene utilizzato soprattutto nelle fasi iniziali e acute dei processi infiammatori secondo la lettura schüssleriana.


Il numero 4, Kalium chloratum, viene collegato soprattutto alle mucose, alle secrezioni e ai processi catarrali, mentre il numero 5, Kalium phosphoricum, è tradizionalmente considerato il sale del sistema nervoso e della vitalità mentale, tanto da essere utilizzato nelle condizioni di affaticamento, esaurimento e tensione nervosa secondo la prospettiva della Biochemie. Il numero 6, Kalium sulfuricum, viene invece associato ai processi di trasformazione e rinnovamento dei tessuti e alla pelle, soprattutto nelle condizioni considerate più lente e persistenti. In questo senso rappresenta, nella tradizione schüssleriana, un sale legato alla fase più avanzata della trasformazione rispetto al Ferrum phosphoricum.


Il numero 7, Magnesium phosphoricum, è probabilmente uno dei Sali più conosciuti ed è tradizionalmente collegato alla muscolatura, alla tensione e agli spasmi, tanto da essere chiamato in alcune tradizioni il sale della muscolatura e utilizzato soprattutto quando prevalgono contrazione, crampi e dolore di tipo spastico. Il numero 8, Natrium chloratum, viene invece associato all'equilibrio dei liquidi e agli scambi idrici, quindi a tutto ciò che nella lettura schüssleriana riguarda la distribuzione e la regolazione dell'acqua nell'organismo. Il numero 9, Natrium phosphoricum, è tradizionalmente collegato all'equilibrio acido-base e ai processi metabolici, mentre il numero 10, Natrium sulfuricum, viene considerato il grande sale dell'eliminazione e della regolazione dei liquidi, con particolare riferimento alle funzioni di drenaggio e di escrezione.


L'11, Silicea, è tradizionalmente associato alla struttura e alla qualità del tessuto connettivo, della pelle, dei capelli, delle unghie e delle strutture che richiedono resistenza e organizzazione. Nella concezione schüssleriana è un sale particolarmente interessante nei terreni caratterizzati da fragilità strutturale e da una ridotta qualità del tessuto connettivo. Il numero 12, Calcium sulfuricum, conclude la serie dei dodici sali tradizionali e viene collegato ai processi di eliminazione e purificazione dei tessuti, in particolare nelle condizioni caratterizzate da secrezioni dense e processi suppurativi secondo la tradizione biochimica.


Accanto ai dodici sali fondamentali troviamo poi i quindici sali complementari, dal numero 13 al numero 27. Il 13, Kalium arsenicosum, viene tradizionalmente associato alla pelle, alla vitalità e al sistema nervoso; il 14, Kalium bromatum, al sistema nervoso e alle condizioni di irrequietezza; il 15, Kalium jodatum, alla tiroide e ai processi metabolici; il 16, Lithium chloratum, viene utilizzato nella tradizione soprattutto in relazione al metabolismo proteico, all'acido urico e alle articolazioni; il 17, Manganum sulfuricum, viene collegato al metabolismo e ai processi di formazione del sangue.


Il 18, Calcium sulfuratum, è tradizionalmente considerato un sale legato ai processi di eliminazione profonda e alla vitalità; il 19, Cuprum arsenicosum, viene associato soprattutto al sistema nervoso, alla pelle e alla funzione digestiva; il 20, Kalium aluminium sulfuricum, viene utilizzato nella tradizione per l'equilibrio dei liquidi e per alcuni aspetti digestivi e nervosi; il 21, Zincum chloratum, è collegato al metabolismo, al sistema immunitario e alla funzione nervosa; il 22, Calcium carbonicum, viene considerato un sale di sostegno costituzionale e della vitalità.


Il 23, Natrium bicarbonicum, viene tradizionalmente associato al metabolismo e all'equilibrio acido-base; il 24, Arsenum jodatum, alla pelle e alle manifestazioni allergiche secondo la tradizione; il 25, Aurum chloratum natronatum, viene collegato ai ritmi biologici e ad alcuni aspetti dell'equilibrio neuroendocrino e femminile; il 26, Selenium, viene tradizionalmente riferito soprattutto al metabolismo, al fegato e al sistema vascolare; il 27, Kalium bichromicum, conclude la serie dei complementari ed è associato in particolare a determinati processi delle mucose e delle secrezioni.


Ma come si decide quale sale utilizzare? È proprio qui che entra in gioco uno degli aspetti più caratteristici della tradizione schüssleriana, l'analisi del volto, conosciuta come Antlitzanalyse o analisi facciale di Hickethier. Kurt Hickethier sviluppò circa cinquant'anni dopo Schüssler un metodo sistematico di osservazione del viso attraverso il quale venivano ricercati particolari segni relativi al colore della pelle, alla luminosità, alla qualità cutanea, alle rughe, alle porosità, alle discromie e ad altri caratteri del volto. Secondo questa impostazione, tali caratteristiche potevano fornire indicazioni sui sali minerali considerati carenti o maggiormente necessari secondo la Biochemie.


L'analisi di Hickethier è quindi molto diversa dall'idea moderna di un semplice esame estetico del viso. Il volto viene considerato una sorta di superficie sulla quale possono manifestarsi alcuni aspetti del terreno interno e l'operatore osserva l'insieme dei segni, cercando di collegarli ai diversi sali. Un colorito particolare, una determinata qualità della pelle, alcune pieghe, alterazioni della luminosità o caratteristiche della regione perioculare possono quindi orientare verso un sale piuttosto che verso un altro. Nella tradizione schüssleriana non si tratta però di prendere un singolo segno e trasformarlo automaticamente in una prescrizione, ma di costruire una lettura complessiva del terreno della persona.


Ed è proprio questo il motivo per cui considero i Sali di Schüssler interessanti all'interno della Medicina Tradizionale Europea e della naturopatia. Non si tratta semplicemente di avere una serie di 27 prodotti da utilizzare in base ai sintomi, ma di conoscere una vera e propria mappa funzionale nella quale struttura, metabolismo, eliminazione, sistema nervoso, tessuti, liquidi e costituzione vengono messi in relazione tra loro. Il sale viene scelto quindi attraverso una lettura individuale, considerando il terreno, la costituzione, le manifestazioni presenti e, nella tradizione di Hickethier, anche i segni osservabili sul volto.


Facciamo qualche esempio. Una persona con una particolare fragilità del tessuto connettivo, pelle poco elastica e tendenza a manifestazioni che nella lettura schüssleriana richiamano una perdita di elasticità può orientare verso il Calcium fluoratum, mentre una persona in una fase di crescita, ricostruzione o recupero può richiamare maggiormente il Calcium phosphoricum. In presenza di marcata tensione muscolare e crampi, il Magnesium phosphoricum rappresenta uno dei riferimenti classici, mentre davanti a una condizione di affaticamento nervoso e mentale il Kalium phosphoricum può assumere un ruolo importante nella lettura tradizionale.


Un altro esempio riguarda il rapporto tra Natrium chloratum e Natrium sulfuricum. Entrambi appartengono alla famiglia dei sali del sodio, ma vengono interpretati in modo differente. Il primo è maggiormente legato alla regolazione e alla distribuzione dei liquidi, mentre il secondo viene riferito ai processi di eliminazione e di escrezione. Anche questa distinzione mostra bene perché, nella Biochemie, non sia sufficiente ragionare semplicemente per nome del minerale, ma sia necessario conoscere la funzione tradizionalmente attribuita a ciascun sale.


Lo stesso vale per Ferrum phosphoricum, Kalium chloratum e Kalium sulfuricum, che possono essere letti come momenti differenti di uno stesso processo. Ferrum phosphoricum viene tradizionalmente riferito alle fasi iniziali, Kalium chloratum alle manifestazioni catarrali e alla fase intermedia, mentre Kalium sulfuricum viene associato ai processi più persistenti e alla fase di rinnovamento. È una lettura funzionale e temporale che permette al naturopata di osservare non soltanto il sintomo, ma anche il modo nel quale il terreno sembra reagire e trasformarsi.


Questo è, in fondo, il punto centrale della concezione di Schüssler. La salute della persona dipende, secondo il suo modello, dalla disponibilità e dalla corretta utilizzazione dei sali minerali all'interno delle cellule e dei tessuti. Quando questa disponibilità viene meno, la cellula perde progressivamente la propria capacità funzionale e compaiono alterazioni che possono manifestarsi attraverso segni e sintomi. Il lavoro sui sali diventa quindi un lavoro sul terreno, volto a sostenere l'equilibrio minerale funzionale secondo la logica della Biochemie.


Nella mia attività di Naturopata e Terapista Complementare in Svizzera, l'interesse per i Sali di Schüssler nasce proprio dalla possibilità di integrarli in una lettura più ampia della persona, nella quale costituzione, alimentazione, stile di vita, digestione, eliminazione, ritmi, osservazione del corpo e dimensione individuale vengono considerati insieme. L'analisi di Hickethier rappresenta in questo contesto uno strumento tradizionale particolarmente interessante perché porta l'osservazione direttamente sul volto e permette di costruire una lettura del terreno che non parte necessariamente dal sintomo, ma dall'insieme dei segni che la persona presenta.


I Sali di Schüssler non sono quindi semplicemente dodici numeri da imparare a memoria. Sono un sistema nel quale ogni sale possiede una propria identità funzionale e costituzionale e nel quale la scelta nasce dall'incontro tra conoscenza dei minerali, osservazione della persona e interpretazione del terreno secondo la tradizione biochimica di Schüssler e l'evoluzione successiva sviluppata da Hickethier e da altri autori.


Dott Umberto Villanti 

Naturopata / Terapista Complementare – Svizzera

Certificato OML MA in Medicina Naturale Tradizionale Europea – OdA MA

Albo Terapisti Complementari DSS Sanità Ticino

Riconosciuto EMR/RME – Membro NVS

martedì 22 settembre 2026

La cosa è la poesia Ungaretti

 «

La cosa è la poesia
Ungaretti 
"Direi, con modestia, che la poesia è una combinazione di vocali e di consonanti, una combinazione però nella quale è entrata una luce; è dal grado di questa luce che si riconosce la verità della poesia. Quando la poesia è poesia raggiunge l'irraggiungibile, mette a contatto le parvenze con la sola realtà, che è la realtà eterna."

Questa celebre frase è una definizione di Giuseppe Ungaretti, pronunciata in una famosa intervista televisiva della Rai del 1961