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sabato 25 aprile 2026

La falsificazione dell’umano

  13 marzo 2013 mi trovavo a Ratisbona per lavoro e, mentre attraversavo la piazza deserta della Cattedrale sotto una leggera nevicata, hanno improvvisamente risuonato le campane, segno che il Conclave si era concluso ed era stato eletto il successore di Benedetto XVI

Durante l’incontro con i lettori, la mia agente si era informata e mi aveva sillabato da lontano un nome per me misterioso. Bergoglio. Allora il Papa venuto dall’altra parte del mondo era praticamente sconosciuto ai più.
Personalmente, ho avuto due occasioni di incontrarlo, la prima subito dopo la sua elezione in piazza San Pietro e la seconda nel 2022 in un’udienza privata. In quell’occasione gli ho raccontato che, nel mio libro più famoso, era stato proprio un gesuita a stravolgere i luoghi comuni sulla fede della protagonista, indirizzandola a una ricerca interiore priva di conformismi limitanti.
L’enciclica
Ho ripensato a questo incontro quando, l’autunno scorso, ho letto la sua enciclica Dilexit nos che credo si possa considerare il suo testamento spirituale. Sono rimasta colpita già allora dal silenzio mediatico che l’ha accolta, diversamente dalle popolarissime, almeno nelle citazioni, Laudato si’ e Fratelli tutti. Avevo pensato allora — e lo penso ancor di più oggi — che questo pontefice così generosamente mediatico sia stato in fondo un Papa «à la carte». Esaltato e applaudito ogni qual volta diceva cose interpretabili secondo lo spirito del tempo, silenziato, se non redarguito, quando toccava gli argomenti tabù della società attuale. 
Fu disapprovato infatti quando con vigore ribadì che l’aborto era un omicidio o quando affermò che la colonizzazione dell’ideologia gender portava molta confusione nel mondo, confondendo così la sua umana accoglienza alle persone diverse con l’approvazione di un progetto di sovversione dell’ordine naturale del Creato. 
Nella sua autobiografia Spera scrive infatti che i «peccati sessuali sono quelli che per alcuni fanno più scalpore. Ma non sono affatto i più gravi. Sono peccati umani, di carne. I più gravi, al contrario, sono quelli che hanno più “angelicità”: la superbia, la menzogna, l’odio, la truffa e la sopraffazione. Anche Satana, scrive San Paolo nella lettera ai Corinzi, si maschera da angelo di luce». 

In questi mesi ho riletto l’enciclica, chiedendomi per quale ragione fosse rimasta in ombra. Per mia esperienza personale, so bene che parlare del cuore, nel mondo delle sfavillanti intelligenze laiche, è ragione di scherno e di emarginazione perché, come scrive Francesco, «la svalutazione del centro intimo dell’uomo — il cuore — viene da più lontano: la troviamo già nel razionalismo greco e precristiano, nell’idealismo post cristiano e nel materialismo nelle sue varie forme (...) Sembrerebbe che la realtà più intima sia anche la più lontana per la nostra conoscenza».
Leggendo Dilexit nos ritroviamo quel tono intimamente colloquiale che è stato il segno del suo pontificato: profonde citazioni teologiche si fondono con affettuosi ricordi personali, come quello della nonna che, per Carnevale, faceva le frittelle ricordandogli che le chiamavano «bugie» perché sembravano grandi ma non avevano niente dentro.
Non è forse questa la dimensione della nostra società contemporanea? La falsificazione dell’umano? Una società che dà solo risposte, e le dà con protervia, è una società che nega la dimensione più profonda della vita, impedendo di far emergere, come ricorda papa Francesco «le domande che contano. Chi sono veramente, che cosa cerco, che senso voglio che abbia la mia vita, per quale scopo sono in questo mondo? Tutte domande che portano al cuore». Il modello dell’uomo moderno citato nell’enciclica è quello di Stavrogin, il protagonista dei Demoni che, come scrive Romano Guardini nel suo saggio su Dostoevskij, «ha la caratteristica di non avere cuore».
Relazione
La solitudine attuale, la disperazione ormai fuori controllo delle nuove generazioni, la sempre più estesa necessità di ricorrere a droghe e psicofarmaci per affrontare la quotidianità è proprio frutto della perdita di questa capacità di dialogare con sé stessi, di riuscire a conoscersi per poter conoscere gli altri.
Se l’uomo non è relazione, che cos’è? È disperazione e autodistruzione. Disperazione e autodistruzione su cui i blandi moralismi che vengono sventolati dai media hanno al massimo l’effetto di un panno caldo. È della consolazione che l’uomo ha bisogno, è dell’ascolto, dell’assenza di giudizio, dell’accettazione della propria fragilità, della possibilità di piangere sapendo che qualcuno accoglierà le sue lacrime perché solo queste lacrime possono trasformarsi in un’acqua vivificante.
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro». Questa citazione del Vangelo, ricorda Francesco, è forse la più importante per questo tempo dominato dalla competizione, dal cinismo e dall’indifferenza. Non ci aspettiamo più niente da nessuno, se non delusioni e malvagità, e dunque com’è confortante sapere che c’è Qualcuno che «fino alla fine dei tempi» ci aspetta per accoglierci, rinnovarci e farci rinascere.
La straordinaria commozione che ha suscitato questa scomparsa dopo tre giorni di grande intensità spirituale è segno di una crepa che si è aperta nel mondo apparentemente refrattario a qualsiasi discorso che esuli dalla materialità. La grande generosità di sé che il Papa ha manifestato nei giorni del triduo pasquale è stata il sigillo del suo pontificato sempre accompagnato dalle parole di Sant’Ignazio di Antiochia: «È meglio essere cristiani senza dirlo, piuttosto che dirlo senza esserlo». Una citazione che Francesco amava molto, aggiungendo che «alla fine dei nostri giorni, non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili».
Secondo le leggi del mondo, dopo la sua grave malattia avrebbe dovuto fare una vita molto ritirata ma la devozione al Sacro Cuore non ammette deroghe di sopravvivenza perché il dono di sé è la dimensione in cui si realizza.
Personalmente, sono sempre molto turbata quando, durante un funerale, sento dire da un sacerdote frasi di una banalità avvilente. 
La commozione e il dolore del distacco rendono il cuore delle persone momentaneamente aperto e non approfittare di questo spiraglio è un’imperdonabile disattenzione. Sono convinta infatti che ci sia un numero molto alto di persone inconsapevolmente cristiane che non aspettano altro che sentire parlare di un’altra dimensione dell’esistere.
Il Cristianesimo infatti, prima di ogni altra cosa, è un modo diverso di vivere. Cristo ha sconfitto la morte perché è l’Eterno che irrompe nel tempo, e irrompe non con il dominio, ma con la costante umiltà dell’amore.
Manipolazioni
«L’algoritmo all’opera nel mondo digitale — scrive Francesco — dimostra che i nostri pensieri e le decisioni della nostra volontà sono molto più facilmente prevedibili e manipolabili di quanto potremmo pensare. Non così il cuore». È a questo Cuore non manipolabile che abbiamo bisogno di tornare e, per farlo, dobbiamo metterci in ascolto della voce dello Spirito perché, come ci ricorda ancora papa Francesco, «il Cuore di Cristo, il centro del suo Essere, è una fornace ardente di amore divino e umano, ed è la massima pienezza che noi possiamo raggiungere. È lì, in quel Cuore, che finalmente riconosciamo noi stessi e impariamo ad amare»«Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?» si dicono infatti i discepoli di Emmaus dopo aver percorso un lungo tratto con il Risorto senza averlo riconosciuto. Non c’è forse in tutti noi, in fondo, la nostalgia di quell’Incontro?

SUSANNA TAMARO 

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.corriere.it/cronache/25_aprile_24/il-tornare-al-cuore-di-papa-francesco-la-lezione-che-lascia-in-tempi-di-solitudine-c760e10f-20a5-497a-b18e-3692548e3xlk.shtml&ved=2ahUKEwjCq9XDjcWNAxX_8LsIHX3MHUIQFnoECBsQAQ&usg=AOvVaw0_rQEG8QyVdbbQKfHNwtQl

venerdì 24 aprile 2026

Piombo Clair Patterson

 ‎Piombo Clair Patterson

Per migliaia di anni, nessuno ha mai saputo quanti anni avesse la Terra.

‎I testi religiosi davano una risposta. I filosofi ne dibattevano altre. Gli scienziati facevano stime plausibili a partire da strati di fossili e rocce.

‎Ma nessuno lo sapeva davvero.

‎Finché un tranquillo geochimico in un laboratorio di Pasadena non risolse l'enigma e nel farlo, scoprì accidentalmente un avvelenamento globale in corso.

‎Si chiamava Clair Patterson.

‎La maggior parte delle persone non ha mai sentito il suo nome.

‎Eppure, oggi respiri un'aria più pulita grazie a lui.

‎LA MISURAZIONE IMPOSSIBILE

‎Alla fine degli anni Quaranta, Patterson era un giovane dottorando all'Università di Chicago con un compito elegante ma tremendamente difficile:

‎Misurare i rapporti isotopici del piombo in un frammento del meteorite Canyon Diablo un pezzo di ferro precipitato in Arizona circa 50.000 anni fa.

‎La teoria era splendida. Se fosse riuscito a ottenere letture accurate dei rapporti del piombo in quella materia primordiale, avrebbe potuto calcolare quando si era formato il sistema solare.

‎E quindi, quando era nata la Terra.

‎Ma c'era un problema che stava per spezzarlo.

‎Ogni volta che Patterson misurava il piombo nei suoi campioni, i numeri erano incredibilmente variabili. Un giorno alti. Quello dopo più alti. Mai stabili. La sua strumentazione funzionava. I calcoli erano giusti.

‎Eppure i dati erano caos.

‎La maggior parte degli scienziati si sarebbe arresa. Patterson era diverso.

‎Aveva un'attenzione maniacale per i dettagli e una pazienza al limite della follia.

‎E poi un giorno si rese conto dell'amara verità:

‎Il problema non era il suo campione. Il problema era il mondo.

‎Il piombo era ovunque. Sui banchi di laboratorio. Nell'aria che respirava. Sulle scarpe della gente. Sospeso come polvere invisibile. A rivestire la vetreria. Disciolto nell'acqua distillata che usava per pulire le sue apparecchiature.

‎Non stava misurando il piombo di un meteorite. Stava misurando il piombo della civiltà industriale moderna, che filtrava in ogni fessura del suo lavoro.

‎LA CAMERA PULITA

‎Così Patterson costruì il primo laboratorio ultra-pulito al mondo.

‎Ha strofinato ogni superficie finché le sue mani non hanno sanguinato. Ha sigillato le pareti. Ha distillato i propri prodotti chimici perché non si fidava di quelli commerciali. Chiunque entrasse nel laboratorio doveva spogliarsi e indossare una tuta protettiva nuova.

‎Per anni ha pulito. E perfezionato. Ed eliminato ogni possibile fonte di contaminazione.

‎Finalmente, nel 1956, ci riuscì.

‎Una lettura pulita.

‎Fece i calcoli con il suo spettrometro di massa e ottenne una risposta che nessun essere umano nella storia aveva mai posseduto:

‎4,55 miliardi di anni.

‎La Terra aveva 4,55 miliardi di anni.

‎Una delle domande più antiche dell'umanità risolta.

‎Settant'anni dopo, quel numero non si è quasi spostato.

‎LA TERRIBILE SECONDA SCOPERTA

‎Ma qualcos'altro era accaduto mentre costruiva quella camera pulita.

‎Patterson era diventato il rilevatore di piombo più sensibile sulla Terra.

‎E aveva visto qualcosa che lo turbava profondamente.

‎Il piombo è naturalmente raro sulla superficie terrestre. Rimane intrappolato in profondità nei depositi minerali. Non galleggia libero nell'aria. Non dovrebbe ricoprire i banchi di laboratorio.

‎Eppure era ovunque in quantità che non avevano alcun senso scientifico.

‎Così Patterson iniziò ad analizzare il mondo fuori dal suo laboratorio.

‎Acqua oceanica. Neve di montagna. Sedimenti marini profondi. Tessuto umano. Mummie peruviane vecchie di mille anni come riferimento per i livelli "naturali" di piombo prima dell'industria moderna.

‎I dati erano sconvolgenti.

‎Gli esseri umani moderni hanno nel corpo fino a 100 volte più piombo dei nostri antenati preindustriali.

‎E poi Patterson capì.

‎Nel 1923, gli ingegneri della General Motors avevano iniziato ad aggiungere alla benzina un composto chiamato piombo tetraetile. Riduceva la detonazione del motore. Faceva funzionare le auto in modo più fluido.

‎Ma ogni auto su ogni strada stava funzionando silenziosamente come un sistema di dispersione di veleno, spruzzando microscopiche particelle di piombo nell'atmosfera a ogni miglio percorso.

‎Per quarant'anni.

‎Il piombo è un neurotossina. Danneggia i cervelli in via di sviluppo. Abbassa il QI. Causa problemi cognitivi per tutta la vita.

‎E stava cadendo, invisibilmente, su ogni bambino d'America.

‎LA SCELTA

‎Patterson dovette prendere una decisione.

‎Era un geochimico, non un attivista della salute pubblica. Il suo lavoro erano le rocce e gli isotopi. Aveva la cattedra al Caltech. Una carriera comoda a studiare gli oceani e il passato profondo.

‎Avrebbe potuto pubblicare la sua scoperta e andare avanti.

‎Ma non poteva più non vederlo.

‎Nel 1965 pubblicò "Contaminated and Natural Lead Environments of Man" un articolo che sfidava direttamente il consenso scientifico prevalente, controllato per decenni da un solo uomo: il dottor Robert Kehoe, un tossicologo la cui ricerca sul piombo era stata finanziata quasi interamente dall'industria del piombo stessa.

‎Kehoe aveva passato 40 anni a dire al pubblico che il piombo ambientale era naturale e innocuo.

‎Patterson disse, semplicemente: i dati dicono il contrario.

‎LA RITORSIONE

‎La reazione fu brutale.

‎I finanziamenti di Patterson da fonti legate al petrolio si prosciugarono. Venne escluso dai comitati consultivi. Nel 1971, fu lasciato fuori da una commissione del National Research Council sul piombo atmosferico nonostante fosse il maggior esperto mondiale sull'argomento. Scienziati finanziati dall'industria lo liquidarono pubblicamente come un geologo che usciva dal suo campo di competenza.

‎Per un po', funzionò. Patterson fu emarginato.

‎Ma aveva una cosa che l'industria non poteva discutere.

‎Aveva il ghiaccio.

‎LA MACCHINA DEL TEMPO

‎Nei profondi ghiacciai della Groenlandia e dell'Antartide, la neve cade anno dopo anno e si congela sul posto. Ogni strato è un'istantanea congelata dell'atmosfera del giorno in cui è caduto.

‎Patterson ottenne carote di ghiaccio da Camp Century, Groenlandia (1964) e dall'Antartide (1965), e le portò nel suo laboratorio pulito.

‎Fece sciogliere strati di secoli diversi e misurò il loro contenuto di piombo.

‎Quello che trovò distrusse la difesa dell'industria in un solo grafico:

‎Per migliaia di anni, i livelli di piombo atmosferico erano rimasti essenzialmente piatti.

‎Poi, a partire esattamente dagli anni Venti il decennio in cui la benzina al piombo entrò sul mercato i livelli iniziarono a salire vertiginosamente.

‎Più alti. Sempre più alti.

‎La contaminazione non era naturale. Non era antica. Era recente, artificiale e in accelerazione.

‎Non si poteva discutere con quel grafico.

‎LA BATTAGLIA

‎Patterson testimoniò davanti alla sottocommissione del Senato guidata dal senatore Edmund Muskie nel 1966, seduto dall'altra parte del tavolo rispetto a Robert Kehoe e agli avvocati dell'industria.

‎Non era a suo agio nel parlare in pubblico. Era nervoso, impacciato. Preferiva la tranquillità prevedibile del suo laboratorio.

‎Ma si rifiutò di cedere.

‎Disse ai legislatori, chiaramente, che stavano permettendo a un'intera generazione di bambini americani di essere esposta a una neurotossina nell'aria che respiravano.

‎Mostrò loro i dati delle carote di ghiaccio.

‎Rese visibile l'invisibile.

‎Lentamente molto più lentamente di quanto si possa immaginare oggi la verità fece breccia.

‎LA LUNGA VITTORIA

‎Il Clean Air Act fu approvato nel 1970.

‎Ma la graduale eliminazione della benzina al piombo richiese altri 26 anni.

‎Non mesi. Non pochi anni. Ventisei anni di battaglie normative, cause legali, ricorsi dell'industria e tattiche dilatorie internazionali.

‎Gli Stati Uniti iniziarono a richiedere la benzina senza piombo per le auto nuove nel 1975. Divieto totale: 1996 un anno dopo la morte di Patterson.

‎L'ultimo paese al mondo, l'Algeria, smise di vendere benzina al piombo nel luglio 2021.

‎Ma il risultato, una volta arrivato, fu straordinario.

‎Verso la fine degli anni Novanta, i livelli di piombo nel sangue dei bambini americani erano diminuiti di quasi l'80%.

‎I ricercatori hanno stimato che, a livello globale, l'eliminazione della benzina al piombo prevenga oltre 1 milione di morti premature ogni anno e salvi centinaia di milioni di punti QI nei bambini nati in ogni generazione.

‎Patterson vinse.

‎Semplicemente non visse abbastanza per vedere la maggior parte di essa.

‎L'EROE DIMENTICATO

‎Morì nel dicembre 1995 all'età di 73 anni.

‎Non vinse mai un Premio Nobel. Non divenne mai ricco. Tornò, ancora e ancora, al suo laboratorio al lavoro pulito e silenzioso di misurare cose antiche.

‎Ma ecco cosa fece davvero Clair Patterson:

‎Ci diede l'età della Terra un numero che ha rimodellato la nostra comprensione del tempo stesso.

‎E poi ci diede un futuro dove i bambini possono crescere senza che un veleno invisibile cada sui loro campi da gioco.

‎LA LEZIONE

‎Spesso immaginiamo gli eroi come soldati, attivisti, celebrità.

‎Ma a volte un eroe è solo uno scienziato testardo in camice bianco, che strofina un pavimento più e più volte, rifiutandosi di accettare una comoda bugia.

‎Pulì la stanza.

‎Poi pulì il mondo.

‎Clair Patterson morì in gran parte sconosciuto.

‎Ma ogni bambino che nasce oggi fa il suo primo respiro in un'atmosfera che la sua ostinazione ha contribuito a guarire.

‎Ad alcuni vengono erette statue.

‎Ad altri tocca solo il fatto silenzioso e permanente che il mondo è migliore perché loro sono esistiti.

‎Lui era uno di quelli.

giovedì 23 aprile 2026

Tumori Acceleratore di particelle che cura i tumori inoperabili. A Pavia


Acceleratore di particelle che cura i tumori inoperabili. A Pavia 


A Pavia c'è un acceleratore di particelle

che cura i tumori inoperabili.

Si trova a Pavia in un

Non è un laboratorio di fisica. 

È un Ospedale, e ogni giorno, dentro un

bunker con pareti di cemento armato

spesse fino a 6 metri, un sincrotrone

spara ioni di carbonio contro tumori

che la medicina tradizionale non riesce

nemmeno-a raggiungere: esse

Si chiama CNAO Centro Nazionale di

Adroterapia Oncologica ed è nascosto

tra le strutture del Policlinico San

Matteo, a due passi dal centro di Pavia.

Inaugurato nel 2010, ha iniziato a

trattare i primi pazienti nellottobre

2011. La macchina al suo interno è un

sincrotrone circolare: 25 metri di

diametro, 80 metri di circonferenza,

collocato in un bunker di 1.600 metri

quadrati. E la stessa tecnologia dei o

laboratori del CERN di Ginevra ma

invece di studiare la materia, questo

acceleratore la usa per distruggere le

cellule tumorali. E qui arriva il punto che

cambia tutto: 

Non è chemioterapia

Non è radioterapia classica.

Gli ioni di carbonio le particelle più

pesanti e potenti che il centro è in

grado di produrre colpiscono il tumore

con precisione millimetrica, rilasciando

la loro energia esattamente dove serve,

risparmiando quasi completamente i

tessuti sani intorno. Spoiler: è l'unico

centro in Italia capace di estrarre ioni di carbonio dall'atomo e usarli 

clinicamente.

Nel mondo, esistono solo altri cinque

centri con questa tecnologia. I tumori

che arrivano al CNAO sono quelli che

altrove non hanno risposta: cordomi

alla base del cranio, sarcomi ossei,

neoplasie in sedi anatomicamente

impossibili da operare o resistenti a

qualsiasi trattamento radioterapico

convenzionale. Dal 2011 a oggi, il

centro ha trattato oltre 4.000 pazienti.

Dal 1 gennaio 2014, il trattamento è

erogabile dal Servizio Sanitario

Nazionale. Quattromila persone con

diagnosi senza via d'uscita. Trattate a

Pavia, con un sincrotrone, 

gratuitamente. Nel frattempo il CERN

cercava bosoni. In breve: II CNAO di

Pavia usa un sincrotrone stessa

tecnologia del CERN per curare tumori

inoperabili con ioni di carbonio. È

l'unico centro in Italia con questa

tecnologia e uno dei 6 al mondo: dal

2011 ha trattato oltre 4.000 pazienti.

Dal 2014 il trattamento è gratuito

tramite SSN.

Non ho nulla, tu lo sai

 Cosa renderti 


1. Cosa renderti, come offrirmi a te, come dirti il mio grazie

Non ho nulla, tu lo sai non ho altro che la mia povertà Padre accettala, Padre accoglila nel tuo pane con Gesù.

2. Ogni cosa mia appartiene a Te, ogni attimo è tuo dono.

3. Questi doni, o Signore, ti presento sull’altare.

4. Quest’offerta della sera tu trasformala nel tuo Cristo.

5. Io ti lodo, o Signore, in eterno e per sempre. 

Persona Dott. Versace

 

“Persona” da sempre indica la natura umana che porta in sè               la natura divina
Da: http://www.diocesidicagliari.it/aspPages/Funzioni/showArticle.asp?idArticolo=319
Intervista a Renato Versace, primario di chirurgia toracica all’Ospedale Binagli (Cagliari) 22/05/2005
Renato Versace, medico, master in Bioetica all’Università Lateranense, da due anni primario di chirurgia toracica all’Ospedale Binaghi.
Dobbiamo essere rigorosi. Lo ripete spesso Renato Versace, medico da una vita, master in Bioetica all’Università Lateranense, da due anni primario di chirurgia toracica all’Ospedale Binaghi, consapevole che non c’è in gioco solo un referendum. 
“Sarebbe poca cosa – spiega – bisogna invece comprendere bene di cosa si parla: è un problema che va affrontato dal punto di vista biologico, medico e, per chi crede, scritturistico”. Quella che segue è l’insufficiente trascrizione di una conversazione avuta pochi giorni fa.

Entriamo subito nel merito del terzo quesito: l’embrione è persona?
Sì, da tutti i punti di vista, dal primo momento. Non lo dico per un sentimento, ma per  tutti gli studi compiuti. Del resto è quello che dice anche la 194, che dovrebbe tutelare la vita fin dal suo concepimento, salvo poi contraddirsi. Il rigore scientifico mostra una convergenza di conclusioni biologiche, giuridiche e filosofiche sul riconoscimento della natura umana all’embrione.

Partiamo dal punto di vista biologico: il fatto che l’embrione sia una realtà umana autonoma non significa automaticamente che è persona.
Che sia ‘persona’ potremmo dirlo sulla base di presupposti non biologici, ma sapere che l’embrione è assolutamente indipendente dalla mamma è utile. Il suo processo di sviluppo non dipende dalla madre: c’è un ordine nella procreazione in cui la mamma non c’entra. Quando lo spermatozoo entra nell’ovocita, si scatena una serie organizzata di azioni e reazioni e viene organizzato un nuovo genoma. Come un mazzo di carte che viene mischiato. Quando entra lo spermatozoo, vengono attivati 1185 nuovi geni, che saranno 11483 quando l’embrione dalla tuba va nell’utero, in sesta giornata. Stiamo parlando delle prime ore dal concepimento. La nuova cellula – l’ootide – è totalmente indipendente, va per i fatti suoi.

Dicono che sia soltanto un mucchio di cellule.
Anche quando sono solo due cellule, ognuna ha la sua funzione: una darà luogo all’embrione, l’altra agli annessi nutritivi. Non è un mucchio di cellule disordinato.

Cosa succede nello sviluppo?
Le cellule comunicano al massimo tra di loro, e si riorganizzano secondo precisi funzioni e localizzazioni. Non c’è scritto in nessun libro di embriologia che sono solo un gruppetto di cellule.

A che fenomeni del suo sviluppo si riferisce?
Tra il quinto e sesto giorno si forma del liquido dentro la blastocisti. Chi glielo avrà ordinato? Certo non la mamma. Nella blastocisti si registra anche una forte produzione di proteine di comunicazione, che non si registrerà più. Al decimo giorno produce i villi: nessuno gli ha dato l’ordine, è una cosa totalmente nuova. Entro il 30° giorno il disco embrionario darà luogo a cuore, ossa e muscoli (dal mesoderma), intestino, rene, polmoni (dall’endoderma) e la pelle e il sistema nervoso (dall’ectoderma).

Entro il 30° giorno?
Sì, con la legge sull’aborto che permette l’aborto entro il 90° giorno...

Lei dice che l’embrione è totalmente diverso dalla mamma.
E’ talmente diverso che deve produrre degli antigeni che impediscano il rigetto. Si deve proteggere dalla madre, che se lo mangerebbe se non producesse gli antigeni. Se gli dai da mangiare va avanti perchè il suo cervello funzionale c’è già. E’ diverso, tanto che produce i geni antirigetto. E’ coordinato, ha una sua continuità e una sua gradualità”.

Perchè dice che è autonomo?
Perché è sempre lui fin dalla fecondazione, anche se cambia forma, esattamente come me, che resto me stesso anche se ingrasso. E’ individuo, diverso dal padre e dalla madre; e pur nella sua complessità, è unico.

Alcuni scienziati, per indicare le fasi iniziali che lei sta descrivendo, usano termini come pre-embrione...
Sono neologismi assolutamente arbitrari da un punto di vista scientifico, servono per creare un far-west manipolatorio in cui tutto è possibile.

Lei dice che l’embrione è individuo. Come attribuirgli anche il concetto di persona?
Aristotele diceva nelle opere finali che l’animazione dell’embrione è immediata...

Ma questo non fa legge. E Aristotele distingueva tra l’uomo in atto e l’atto in potenza.
Sì, ma diceva che ciò che conta è ciò che esiste in atto. Ogni persona è in atto il suo presente. Tertulliano diceva “ciò che sarà l’uomo, lo è”. Il 
concetto di persona nasce nei primi 4 secoli dopo Cristo: prima esisteva solo il cittadino, che era tale solo se era libero. Il concetto fu introdotto nella cultura cristiana di allora per risolvere un problema intorno a Gesù.

Quale?
La sua natura umana e la sua natura divina. La natura umana è servita per contenere la natura divina, è una maschera della natura divinaSi è posto il problema del termine da usare. E’ stato utilizzato Il termine maschera, e poi persona: la maschera copriva la voce di uno che non vedevi, da qui il termine “
per-sonam”, “per-sonum”, parlare per un altro. Persona è dunque colui che porta in sè una natura che parla attraverso un’altra natura. Nell’embrione c’è la presenza delle due nature, è un corpo che porta la natura divina.

Entriamo in campo di fede?
Sì, l’uomo è persona perchè la sua natura umana è portatrice della natura divina fin dal principio. Un cristiano non si pone il problema del ‘quando’: l’embrione porta il progetto di Dio, quindi non lo puoi toccare, perché porta in sè la natura di Dio. Ecco perchè per la Chiesa il peccato più grande è toccare l’embrione.

I laicisti grideranno allo scandalo. Chi non crede cosa fa?
Levare Dio dalla storia significa impoverire l’uomo, ridurlo alla sola natura umana. Se toglie Dio dalla storia, l’uomo perde tutta la sua forza, specie quando è debole: embrione, bambino o vecchio. L’uomo è persona perchè la natura di Dio che porta in sè, lo rende tale a prescindere da età, sesso, morfologia e intelligenza. Gloria di Dio è l’uomo vivente.

E’ un concetto che, secondo lei, molti cristiani hanno dimenticato?
Sì, molti non sanno tanto della parola ‘persona’. Dio lo ha detto nella Scrittura: nel Genesi, ad esempio, ‘Dio plasmò l’uomo con la polvere e soffiò nelle sue narici e l’uomo divenne essere vivente’. E’ persona perchè Dio lo fa persona. Se si toglie questo, l’uomo deve stare attento al suo simile, che lo farà fuori. Homo hominis lupus, diceva Hobbes. ‘Persona’ da sempre indica la natura umana che porta in sè la natura divina.

Torno alla domanda di prima: e se uno non crede?
Rimane il discorso biologico e medico che si regge in piedi a prescindere dalla metafisica, ma il concetto di persona discende dalla fede. Non serve fare discorsi o dibattiti: persona e individuo hanno un significato diversoE’ la rivoluzione francese che ha introdotto il termine ‘individuo’, che vuol dire che l’uomo è uomo a prescindere dal suo legame con Dio. Per 1700 anni l’uomo è stato persona perchè ha portato in sè la natura divina: non possiamo dare alla parola ‘persona’ significati diversi. E’ l’incontro con l’esperienza cristiana che mi ha fatto scoprire la mia dignità di persona.

Propongono di sostituire la parola ‘concepito’ con la parola ‘embrione’.
Il concepito ha diritto di nascere. L’embrione può rimanere tale per tutta la vita, ed ognuno lo vede come vuole. Le parole hanno un peso.

Propongono di tutelare la salute della donna.
Se il soggetto è la madre, di cui bisogna tutelare la salute psico-fisica, il rischio è che poi si possa fare qualunque cosa, come prevede la Legge 194. Se il soggetto è questo, gli altri diventano oggetti: e lo puoi fare in qualunque momento, non solo con l’embrione.

Che male c’è a conservare congelati gli embrioni?
Se si conserva a –196 gradi, dal 30 al 90% un embrione avrà malformazioni genetiche. Vogliono fare una legge eugenetica, e rischiano di impiantare un embrione malatissimo? Solo il 12-16% nascono, gli altri muoiono. L’embrione impiantato con questa tecnica è enormemente debole. Tutto questo viene fatto passare come una melassa buona, ma può aprirsi un girone infernale.

IO SCIENZIATA ATEA, CREDO NEI MIRACOLI

 IO JACALYN DUFFIN, SCIENZIATA ATEA, CREDO NEI MIRACOLI

«La Chiesa voleva prove scientifiche per una guarigione e io gliele ho date. Non credo in Dio, ma non posso escludere che sia stato Lui» 


La scienziata canadese ha scritto un articolo per la Bbc in cui racconta il suo ruolo nella canonizzazione di Marie-Marguerite d’Youville: «Quella prima paziente è ancora viva 30 anni dopo essere stata toccata dalla leucemia


Duffin è una prestigiosa ematologa e storica della medicina canadese atea, chiamata a sua insaputa dal Vaticano nel 1986 ad analizzare un campione di sangue di una donna che affermava di essere stata miracolata da Marie-Marguerite d’Youville, oggi prima santa canadese. Duffin, tutt’oggi atea convinta, ha contribuito da “testimone cieca” in modo fondamentale alla santificazione e oggi scrive di «credere nei miracoli».


Scrutando nel mio microscopio, ho visto una cellula leucemica mortale e ho deciso che la paziente di cui stavo esaminando il sangue doveva essere morta. Era il 1986 e stavo esaminando una grande pila di campioni “ciechi” di midollo osseo senza che mi avessero detto perché.


Data la diagnosi maligna, ho immaginato che fosse per una causa legale. Forse una famiglia in lutto stava facendo causa al dottore per una morte per la quale davvero non si poteva fare niente. Il midollo osseo raccontava una storia: la paziente ha fatto la chemioterapia, il cancro è andato in remissione, poi ha avuto una ricaduta, ha fatto un altro trattamento ed il cancro è andato in remissione per la seconda volta.


In seguito ho saputo che lei era ancora viva sette anni dopo le sue traversie. Il caso non era per un processo, ma è stato tenuto in considerazione dal Vaticano come un miracolo nel dossier per la canonizzazione di Marie-Marguerite d’Youville . Nessun santo era ancora mai nato in Canada. Ma il Vaticano aveva già rigettato il caso come miracolo. I suoi esperti affermavano che lei non aveva avuto una prima remissione e una ricaduta; invece, sostenevano che il secondo trattamento avesse portato alla prima remissione. 


Questa sottile distinzione era cruciale: noi pensiamo infatti che sia possibile guarire in prima remissione, ma non dopo una ricaduta. Gli esperti di Roma hanno accettato di riconsiderare la loro decisione solo se un testimone “cieco” avesse di nuovo esaminato il campione e scoperto quello che io ho visto. Il mio rapporto è stato inviato a Roma.


Non avevo mai sentito parlare di un processo di canonizzazione e non potevo immaginare che la decisione richiedesse così tante considerazioni scientifiche. (…) Dopo un po’ di tempo sono stata invitata a testimoniare al tribunale ecclesiastico. Preoccupata per quello che avrebbero potuto chiedermi, ho portato con me alcuni articoli della letteratura medica sulla possibilità di sopravvivere alla leucemia, evidenziando in rosa i passaggi principali. (…) Anche La paziente e i medici hanno testimoniato in tribunale e la paziente ha spiegato come si fosse rivolta a d’Youville durante la ricaduta.


Passato ancora altro tempo, abbiamo saputo l’eccitante notizia che d’Youville sarebbe stata santificata da Giovanni Paolo II il 9 dicembre 1990. Le suore che avevano aperto la causa di santificazione mi invitarono a partecipare alla cerimonia. All’inizio, ho esitato non volendo offenderle: io sono atea e mio marito ebreo. Ma loro erano felici di includerci nella cerimonia e non potevamo passare sopra al privilegio di assistere di persona al riconoscimento del primo santo del nostro paese.


La cerimonia fu a San Pietro: c’erano le suore, il medico e la paziente. Subito dopo, abbiamo incontrato il Papa: un momento indimenticabile. A Roma, i postulanti canadesi mi hanno fatto un regalo, un libro che ha cambiato radicalmente la mia vita. Era una copia del Positio, la testimonianza intera del miracolo di Ottawa. Conteneva i dati dell’ospedale, le trascrizione delle testimonianze. Conteneva anche il mio rapporto. (…) 


All’improvviso, ho realizzato con stupore che il mio lavoro medico era stato riposto negli archivi vaticani. La storica che è in me ha subito pensato: ci saranno anche tutti i miracoli per le passate canonizzazioni? Anche tutte le guarigioni e le malattie curate? La scienza medica era stata considerata in passato, così come oggi? Che cosa avevano visto e detto i medici allora?


Dopo vent’anni e numerosi viaggi agli archivi vaticani ho pubblicato due libri sulla medicina e la religione. (…) La ricerca metteva in luce storie eclatanti di guarigioni e coraggio. Rivelava alcuni paralleli sconvolgenti tra la medicina e la religione in termini di ragionamento e obiettivi, e mostrava che la Chiesa non metteva da parte la scienza per pronunciarsi su ciò che è miracoloso.


Anche se sono ancora atea, io credo nei miracoli, fatti sorprendenti che accadono e per i quali non riusciamo a trovare alcuna spiegazione scientifica. Quella prima paziente è ancora viva 30 anni dopo essere stata toccata dalla leucemia mieloide acuta e io non sono in grado di spiegare perché. Lei invece sì.

Fonte: tempi 


SIGNORE AIUTAMI A CREDERE IN TE


Signore, aiutami a credere in Te, sempre. Anche quando mi sento troppo infelice o scoraggiato, aiutami a credere in Te, e nella Tua Presenza amorevole accanto a me. Anche quando per amare gratuitamente e veramente devo fare scelte che comporteranno anche sofferenza, aiutami a credere in Te. 


Quando sono tentato di avere paura di Te, donami la fiducia in Te, rassicurami con il Tuo Amore nel mio cuore. Aiutami a credere a Te e non ai miei dubbi e paure, o a come mi sento. Aiutami a credere in Te non solo in eventi dove mi sento amato, capito, e dove intuisco la Tua presenza, aiutami a credere in Te non solo in eventi “religiosi”, ma sempre, nel mio tempo quotidiano, anche quando mi sembra noioso o ripetitivo.


Fa o mio Signore che io viva ogni situazione e anche ogni dolore come occasione per imparare a fidarmi di Te e lasciarmi amare e sorprendere da Te, perché Tu sempre mi ami. Allontana in me la tentazione di crederti un dio cattivo e assente quando amare significa anche perdere qualcosa o lasciare libero qualcuno, o scegliere con onestà e verità rischiando il giudizio o le incomprensioni degli altri. 


Aiutami a testimoniare con la mia vita di ogni giorno la certezza del Tuo Amore a tutti, anche a chi ti crede assente o colpevole dei suoi dolori. Grazie, perché sempre mi ami e sempre, anche nelle prove e difficoltà, mi conduci per mano, perché Tu sai come portarmi alla Gioia Eterna. Amen

mercoledì 22 aprile 2026

piombo avvelenamento Herbert Needleman

 ‎‎Avvelenamento da piombo

Herbert Needleman era un giovane pediatra a Filadelfia nel 1957.

‎Una bambina di tre anni venne portata nel suo ospedale. Quasi priva di sensi. Sospesa tra il sonno e qualcosa di molto peggio.

‎Avvelenamento da piombo.

‎Lui la curò. Lei guarì. La rimandò a casa.

‎Ma qualcosa di quella bambina rimase con lui.

‎Continuava a notare che i bambini sopravvissuti all'avvelenamento da piombo tornavano diversi. Più silenziosi. Più lenti. Con difficoltà a scuola che nessuno riusciva davvero a spiegare.

‎L'establishment medico diceva che se si sopravviveva alla fase acuta, si stava bene. Caso chiuso.

‎Needleman non ne era così sicuro.

‎E se il piombo fosse ancora lì? Nascosto nelle loro ossa. Nei loro cervelli. Che faceva danni silenziosi che nessuno poteva vedere.

‎Quella domanda consumò i successivi 40 anni della sua vita.

‎Il problema era pratico.

‎Per dimostrare che l'esposizione a bassi livelli di piombo danneggiava lo sviluppo dei bambini, doveva misurare quanto piombo un bambino aveva assorbito negli anni. Non solo in quel momento. Nel tempo.

‎Gli esami del sangue mostravano solo l'esposizione attuale.

‎Le biopsie ossee potevano fornire dati a lungo termine. Ma nessun genitore avrebbe acconsentito per uno studio di ricerca.

‎Era bloccato.

‎Poi arrivò la risposta dal posto più improbabile.

‎La Fatina dei denti.

‎Alla fine degli anni Sessanta, Needleman reclutò insegnanti di scuola elementare nel Massachusetts per raccogliere i denti da latte dei loro studenti quando cadevano naturalmente.

‎Niente aghi. Niente biopsie. Niente traumi.

‎Solo un piccolo dente. Che portava silenziosamente dentro di sé una dettagliata registrazione chimica di ogni anno in cui si era formato.

‎Il suo team ne raccolse migliaia.

‎Analizzò il contenuto di piombo in ognuno di essi.

‎Per la prima volta nella storia ebbe un quadro chiaro di quanto piombo i bambini nelle città americane stessero effettivamente assorbendo.

‎Quello che trovò fu devastante.

‎I bambini con alti livelli di piombo nei denti avevano QI più bassi. Scarse capacità linguistiche. Minore capacità di attenzione. Ritardi nella lettura.

‎Non erano bambini malati. Erano bambini a cui non era mai stata diagnosticata alcuna malattia.

‎Considerati perfettamente sani.

‎Il piombo li stava silenziosamente privando della piena capacità delle loro menti.

‎Il suo studio fu pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 1979.

‎Le implicazioni erano enormi.

‎Il piombo era ovunque nella vita americana. Nella vernice sui muri. Nei tubi che portavano l'acqua potabile. E in modo più pervasivo, nella benzina che bruciava in ogni auto su ogni strada in ogni città del paese.

‎Ogni volta che un veicolo accelerava, emetteva una sottile nebbia di piombo nell'aria.

‎I bambini lo respiravano. Giocavano nel terreno contaminato da decenni di piombo. Vivevano in case dipinte con vernici al piombo.

‎Un'intera generazione che cresceva in una nebbia silenziosa di bassi livelli di piombo.

‎Nessuno si era mai seriamente chiesto cosa stesse facendo ai loro cervelli in via di sviluppo.

‎Needleman se lo era chiesto. E aveva risposto.

‎L'industria del piombo era furiosa.

‎Seguì uno degli attacchi aziendali più aggressivi contro uno scienziato nella storia americana moderna.

‎L'industria assunse i propri ricercatori. Finanziò i propri studi. Lavorò sistematicamente per distruggere la sua credibilità.

‎Furono presentate accuse formali di cattiva condotta scientifica contro di lui presso la sua stessa università.

‎La sua reputazione. La sua carriera. Il suo sostentamento. Tutto messo a rischio.

‎Non perché la sua scienza fosse sbagliata.

‎Ma perché era scomodamente giusta.

‎Needleman chiese un'udienza pubblica completa.

‎Ottenne il diritto di averne una.

‎L'EPA (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente) riesaminò i suoi dati in modo indipendente. Giunse alle stesse identiche conclusioni.

‎Scagionato. Completamente. Ogni accusa respinta.

‎In seguito si batté e vinse il diritto, per qualsiasi scienziato accusato di cattiva condotta, di ricevere un'udienza pubblica con rappresentanza legale. Una tutela che da allora ha beneficiato l'intera comunità scientifica.

‎Gli attacchi dell'industria erano falliti.

‎La scienza reggeva.


‎1. La benzina con piombo per i veicoli stradali fu vietata negli Stati Uniti.

‎   In gran parte grazie alla ricerca di Needleman.

‎   La Consumer Product Safety Commission vietò il piombo nelle vernici per interni.

‎   I CDC (Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) emanarono linee guida nazionali per la diagnosi e la gestione dell'avvelenamento da piombo nei bambini.

‎I risultati furono straordinari.

‎I livelli di piombo nel sangue dei bambini americani scesero del 94 per cento.

‎Il QI medio dei bambini nati in America aumentò di circa 5 punti.

‎Milioni di bambini sono cresciuti più intelligenti. Più sani. Più capaci. Più pienamente se stessi.

‎Di quanto sarebbero mai stati.

‎Il dottor Herbert Needleman morì il 18 luglio 2017. Aveva 89 anni.

‎60 anni a lottare per bambini che non potevano lottare per se stessi.

‎Contro un'industria che spese decenni e somme enormi per cercare di metterlo a tacere.

‎Attaccato. Indagato. Accusato di frode.

‎Scagionato ogni singola volta.

‎Pensa a cosa ha fatto Needleman. Un pediatra che non riusciva a smettere di pensare a una bambina. Passò anni a cercare di risolvere un problema che nessun altro pensava fosse un problema. Trovò la risposta nei denti da latte. Dimostrò che il piombo invisibile stava silenziosamente rubando le menti dei bambini. Fu attaccato da un'industria miliardaria. La sua carriera fu minacciata. Furono presentate accuse di frode contro di lui. Combatté ogni volta. Vinse ogni volta. La sua ricerca portò al bando della benzina con piombo. Ridusse l'avvelenamento da piombo infantile del 94 per cento. Aumentò il QI di un'intera generazione di 5 punti. Morì a 89 anni ancora in gran parte sconosciuto ai bambini la cui vita aveva cambiato.

‎C'è un bambino, proprio ora, che sta leggendo un libro.

‎Risolvendo un problema. Costruendo qualcosa. Sognando qualcosa.

‎Il cui cervello funziona meglio di quanto sarebbe potuto funzionare.

‎Che è più sveglio. Più capace. Più pienamente se stesso.

‎Non saprà mai il suo nome.

‎Lui è comunque la ragione.

La Chiesa cattolica romana

 La Chiesa cattolica romana è l’unica chiesa che non è né una chiesa nazionale

"Nessuna argomentazione può confutare l'evidenza del fatto che, a parte Roma, esistono solo chiese nazionali come quella armena o quella greca, chiese di Stato come quella russa o anglicana, oppure sette fondate da singoli individui, come i luterani, i calvinisti, gli irvingiti e così via.

 La Chiesa cattolica romana è l’unica chiesa che non è né una chiesa nazionale, né una chiesa di Stato, né una setta fondata da un uomo; 

è l’unica chiesa al mondo che mantiene e afferma il principio dell’unità sociale universale contro l’egoismo individuale e il particolarismo nazionale; 

è l’unica Chiesa che mantiene e afferma la libertà del potere spirituale contro l’assolutismo dello Stato; in una parola,

 è l’unica Chiesa contro la quale le porte dell’inferno non hanno prevalso."


Vladimir S. Solov'ëv, "La Russia e la Chiesa Universale", 1889

lunedì 20 aprile 2026

L'ailanto

 L'ailanto

L'ailanto o anche albero del paradiso (Ailanthus altissima (Mill.) Swingle) è un albero deciduo appartenente alla famiglia delle Simarubacee, originario della Cina[1][2] e delle isole Molucche[3]; è naturalizzato in Italia e in altri paesi europei, oltre che in diversi paesi asiatici, negli Stati Uniti d'America, in Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda


Quell'albero che spunta tra i muri, nelle crepe dei marciapiedi e lungo le ferrovie abbandonate — quello che cresce più veloce di qualsiasi pianta tu abbia mai piantato — è un distruttore di ecosistemi che nessuno affronta seriamente


L'ailanto cresce fino a tre metri in un solo anno. Le radici penetrano nelle fondamenta, sollevano i marciapiedi, spaccano i muri di contenimento. Un singolo albero produce fino a trecentomila semi alati che il vento trasporta per centinaia di metri.


Ma il vero danno è chimico. Le radici rilasciano ailantone, una sostanza che avvelena le piante circostanti. Erbe, arbusti, giovani querce e lecci muoiono nel raggio delle sue radici. Dove l'ailanto si insedia, la flora nativa scompare progressivamente.


Nelle città italiane cresce nei siti archeologici di Roma, nelle mura medievali di Firenze, nei cortili di Napoli. Spacca monumenti che hanno resistito a secoli di terremoti e guerre. In campagna invade i margini dei boschi e i bordi dei campi coltivati, soffocando le specie autoctone che sostengono decine di specie di uccelli, insetti e mammiferi.


Perché è quasi impossibile eliminarlo:


Tagliarlo stimola le radici a produrre decine di polloni — un albero diventa venti

— Frammenti di radice di pochi centimetri rigenerano piante intere

Resiste a siccità, inquinamento, terreni poveri — prospera dove nient'altro sopravvive

— È inserito nella lista delle specie esotiche invasive dell'Unione Europea con il Regolamento 1143/2014, ma il contenimento resta cronicamente sottofinanziato


L'unica tecnica efficace documentata è la cercinatura — rimozione di un anello completo di corteccia che uccide l'albero lentamente senza stimolare la risposta dei polloni. Richiede pazienza e monitoraggio, ma ogni ailanto rimosso è spazio riconquistato per le querce, i lecci e le siepi che erano lì prima.


Il giardino che difendi inizia dal nemico che riconosci. L'ailanto non è un albero. È un'occupazione.


#Ailanto #SpecieInvasive #Biodiversità #EcologiaUrbana #ConsiglidiGiardinaggio

domenica 19 aprile 2026

microprocessore 4004 Faggin

Il cuore di ogni smartphone, laptop e processore che stai usando adesso lo ha progettato un fisico di Vicenza.


E Intel, al lancio, non gli riconobbe nemmeno la paternità pubblica.


Si chiama Federico Faggin. Nel novembre 1971 presentò l'Intel 4004: il primo microprocessore commerciale della storia, su un singolo chip delle dimensioni di un'unghia.


Prima di quel chip, un computer occupava un'intera stanza. L'Intel 4004 aveva 2.300 transistor, girava a 704 kHz ed eseguiva 60.000 operazioni al secondo — la stessa potenza di calcolo dell'ENIAC, la macchina da 27 tonnellate che nel 1945 occupava 167 metri quadrati.


Ma Faggin non si limitò a progettare il 4004. Quello che rese tutto possibile era una tecnologia che aveva inventato tre anni prima, alla Fairchild: la tecnologia MOS silicon-gate con porta auto-allineante. Una soluzione che permetteva frequenze di clock 5 volte superiori usando metà dell'area di silicio rispetto a tutto ciò che esisteva prima.


Senza quella tecnologia, il microprocessore su singolo chip non sarebbe stato realizzabile nel 1971. Forse nemmeno nel 1975.


Faggin arrivò in Intel nell'aprile del 1970 come capo-progetto. Il design del 4004 era bloccato. Lo completò in nove mesi, convincendo poi i manager Intel a commercializzarlo al grande pubblico — non solo alla Busicom giapponese che lo aveva commissionato.


Il risultato: Intel costruì un impero. Faggin, al lancio del prodotto, non vide il suo nome da nessuna parte.


Ci volle una sua protesta formale perché il credito gli venisse riconosciuto pubblicamente.


Nel 2009, Barack Obama gli consegnò la National Medal of Technology and Innovation — 38 anni dopo l'invenzione. La stessa onorificenza andò anche a Ted Hoff e Stanley Mazor, che avevano lavorato all'architettura del chip. Ma il design fisico, la tecnologia che lo rese possibile, il completamento del progetto: tutto Faggin.


Ogni volta che sblocchi il telefono, stai usando qualcosa che esiste perché un ragazzo di Vicenza non si fermò quando altri si erano già arresi.


In breve:

Federico Faggin, fisico di Vicenza, progettò l'Intel 4004 nel 1971: il primo microprocessore commerciale della storia

La sua tecnologia MOS silicon-gate rese possibile miniaturizzare milioni di transistor su un singolo chip

Intel non riconobbe pubblicamente il suo contributo al lancio: servì una protesta formale. Obama gli consegnò la National Medal of Technology nel 2009