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domenica 3 maggio 2026

 GRANDE  RAMPINI! su  La 7

La disgrazia  della sinistra 

'Ma come fate a non capire che la sinistra è corresponsabile di questo disastro? Siete voi che avete portato avanti un modello di globalizzazione che ha impoverito l'Italia

Siete voi che avete disprezzato la piccola impresa, il lavoro manuale, le periferie. Silenzio in studio. Gli altri ospiti tentano di interromperlo, ma Rampini continua.

Avete sostituito la lotta di classe con le battaglie identitarie. Vi interessano più i pronomi che i salari. Mentre il paese crolla, voi pensate a correggere i vocabolari. Rampini ha toccato una serie di punti precisi che meritano di essere analizzati uno a uno. Secondo Rampini, la sinistra ha abbandonato la difesa della classe media e lavoratrice inseguendo modelli economici che hanno favorito solo i grandi gruppi multinazionali.

La precarizzazione del lavoro, l'aumento delle diseguaglianze e la perdita di potere d'acquisto sono i frutti di decenni di politiche progressiste scollegate dalla realtà.

 Rampini ha attaccato frontalmente il sistema educativo e la cultura antimerito della sinistra. Ha denunciato un'università sempre più ideologizzata, dove le competenze vengono sacrificate in nome della correttezza politica

Uno dei punti più controversi. Rampini ha parlato di una gestione ideologica dell'immigrazione, definendola un suicidio assistito. 

Non si può accogliere chiunque senza un piano. È criminale illudere queste persone. È disumano verso chi vive nelle periferie già al collasso. Altra stoccata. Secondo Rampini, la sinistra che oggi difende la sanità pubblica è la stessa che l'ha svuotata di risorse quando era al governo.

 Lo stesso discorso vale per la scuola pubblica, ridotta a un campo di battaglia ideologico. La clip della trasmissione è diventata virale in poche ore. Sui socialia di commenti si sono accavallati. C'è chi ha ringraziato Rampini per aver detto finalmente la verità e chi lo ha accusato di aver tradito la sinistra. Ma è proprio questa spaccatura che dovrebbe far riflettere.

Rampini ha semplicemente detto ciò che milioni di italiani pensano, ma che nessuno osa dire in televisione.!

Napoleone credente

 "Non sono mai stato ateo. Quando ero a capo del governo, appena ho potuto, ho tentato di ristabilire la religione, che è una grande consolazione per il credente, soprattutto negli ultimi istanti della sua vita. (...)


Io non sono né medico, né filosofo; io credo in Dio; sono un cristiano, cattolico, romano. (...)


Io credo in Dio, a causa di ciò che vedo, e di ciò che sento...Se ci sono tante differenze tra gli uomini, Qualcuno ha creato queste differenze, e questo Qualcuno non è né lei, né io (…). C’è un Essere Infinito in confronto al quale lei non è che un atomo; in confronto al quale anch’io Napoleone, con tutto il mio genio, sono niente (…). Io lo sento, questo Dio,...ne ho bisogno...credo in Lui...


Io conosco gli uomini e le dico che Gesù non era un uomo. Gli spiriti superficiali vedono una somiglianza tra il Cristo e i fondatori di imperi, i conquistatori e le divinità delle altre religioni. Questa somiglianza non c’è: tra il cristianesimo e qualsivoglia altra religione c’è la distanza dell’infinito...

 ...l’impero di Cesare quanti anni è durato? Per quanto tempo Alessandro si è sostenuto sull’entusiasmo dei propri soldati? (…) I popoli passano, i troni crollano ma la Chiesa resta. Allora, qual è la forza che tiene in piedi questa Chiesa assalita dall’oceano furioso della collera e del disprezzo del mondo? (…) Il mio esercito ha già dimenticato me, mentre sono ancora in vita (…). Ecco qual è il potere di noi grandi uomini! Una sola sconfitta ci disintegra e le avversità si portano via tutti i nostri amici."

Napoleone Bonaparte, tratto da "Sentiment de Napoléon sur le cristianisme, Conversations religieuses" di Robert-Antoine de Beauterne, 1843

sabato 2 maggio 2026

Craig Venter: «È da anni che sequenzio genomi e mi sono fatto un' idea: non è opera umana»

Craig Venter: «È da anni che sequenzio genomi e mi sono fatto un' idea: non è opera umana»

 Ascoltandolo si ha l' impressione che sia una specie di alieno, un «essere» che viaggia a un' altra velocità rispetto a noi poveri terrestri. Ci fa sentire stranamente «fermi», inetti, perditempo. Mentre noi buttiamo giù due appunti abbiamo la sensazione che lui stia già pensando a come realizzare i suoi nuovi sogni, che, fino a ora, si sono immancabilmente realizzati. Almeno da quando si occupa di genomica.


La sfida impossibile 

L'alieno è Craig Venter, il presidente della Celera Genomics, l' azienda privata di Rockville (Maryland), che ha osato sfidare nientemeno che lo Human Genoma Project (Hgp), il colossale consorzio pubblico anglo-americano che si era prefissato di leggere il nostro intero Dna entro il 2003. E se questo consorzio è riuscito nell' impresa tre anni prima del previsto certamente è stato anche perché Venter, con la sua Celera (un nome che è un programma) gli ha improvvisamente messo una gran fretta, dichiarando che lui ce l'avrebbe fatta entro questa data. Com' è andata lo si sa: il 26 giugno scorso Venter e Francis Collins, capo dell' Hgp, hanno annunciato al mondo, in contemporanea, di aver decrittato il «libro della vita». 
Craig Venter aveva lanciato il guanto di sfida sostenendo che il metodo da lui messo a punto («shot gun») per scoprire tutte le «lettere» del genoma era più rapido di quello adottato dall' Hgp. «L' idea era nata grazie a un intuizione preliminare che mi è venuta durante un lungo viaggio in aereo, dal Giappone agli Usa», ha spiegato nel corso del convegno «Genetics Open Days», che si è tenuto recentemente a Milano.

Dormire mai eh, mister Venter? Ma, tornando alle origini, come le è venuto in mente di occuparsi di genetica. Lei non si interessava di trasmissione nervosa? 
«Ho passato dieci anni a cercare di clonare il recettore cerebrale per l' adrenalina. Poi però, quando è partito il Progetto Genoma ho pensato che l' approccio era molto più interessante. In fondo io stavo cercando di capire come funziona il cervello studiandone una della tante, piccolissime, parti. Questo progetto dava invece la possibilità di sperare in una visione d' insieme».
Visione è una parola chiave per Craig Venter. Che, non a caso, è stato più volte definito uno scienziato e un imprenditore, «visionario». 
«Ho imparato che bisogna avere fantasia, e che non si deve mai pensare di avere capito tutto. Mi ricordo che quando ero all' università, i miei professori di biologia dicevano che era inutile dedicarsi a questo settore della scienza, tanto ormai era stato già scoperto tutto. Giudicate voi se avevano ragione».

Dal microbiota al tutto 

E infatti lei ripete spesso che anche l' analisi del genoma di organismi semplici, che lei continua a fare nonostante sia già stato completato quello umano, è una scuola, perché riserva sempre sorprese e costringe a rivedere le proprie convinzioni. «È così. Un esempio viene dall' ultimo organismo che abbiamo appena finito di sequenziare, quello del vibrione del colera. Eravamo convinti, prima, che questo microbo avesse solo un cromosoma. E invece ora abbiamo scoperto che ne ha due, e che le cose più interessanti per capire come causa il colera sono proprio nel secondo, quello di cui non immaginavamo nemmeno l' esistenza».
Altre sorprese significative? «Lo studio dei genomi ne riserva sempre. Forse vale la pena di citarne due che penso possano essere suggestive. Una riguarda il Metanococco e l' altra il Dhinococcus radiodurans, due batteri. Studiando il primo ci siamo accorti che vive bene a 85 gradi centigradi, e che è perfettamente a proprio agio anche nell' acqua che bolle. Non solo. Ci siamo anche resi conto che per soddisfare i suoi fabbisogni energetici sfrutta anidride carbonica e azoto. Qualcosa che ci potrebbe addirittura far rivedere alcuni concetti inerenti la definizione che siamo abituati a dare della vita, in termini biologici.
«Il secondo batterio, invece, ha una strana caratteristica, resiste a dosi di radiazioni incredibilmente alte, perché sa autoripararsi il Dna a una velocità straordinaria. E quindi può sopravvivere, per esempio, anche ai raggi cosmici. Se, come ipotizza qualcuno, la vita fosse arrivata sulla terra dallo spazio, si potrebbe anche pensare che il Dhinoccoccus sia stato uno dei suoi "postini". Di più. Visto che probabilmente quando gli Shuttle vanno farsi i loro giretti in orbita ne portano qualcuno con sé, potremmo immaginare che anche noi lo stiamo seminando nello spazio, con chissà quali risultati».
Ma che cosa ha a che spartire tutto questo con l' uomo, e con la possibilità concreta di guarire le malattie che lo affliggono? 
«Lo studio dei genomi delle specie inferiori ci permette di fare dei paragoni e di capire meglio quello che stiamo studiando sull' uomo. Prendiamo il topo, per esempio, di cui stiamo completando lo studio. Confrontando i "pezzi" di Dna interessanti che troviamo nel genoma umano con quelli simili del topo, di cui magari sappiamo già qualcosa, possiamo più facilmente fare delle ipotesi circa le nostre sequenze. Dal punto di vista genomico il topo ci assomiglia parecchio. E ci assomigliano ancora di più il nostro gatto, o il nostro cane».
Ne è davvero convinto? «Provi a riflettere su questo particolare. C' è un gene, quello che provoca una malattia degli occhi che si chiama aniridia (assenza dell' iride), che si ritrova identico e provoca la stessa malattia, nel moscerino della frutta, nel topo e nell' uomo. «Le dice niente? Se sì, le suggerisco di provare a guardare i suoi animali domestici riflettendo sulle poche differenze, dal punto di vista puramente genetico, che ci separano da loro, e avrà un' emozione diversa».
E rispetto ai nostri simili? Quanto siamo diversi uno dall' altro? «Pochissimo, tra me e lei c' è solo lo 0,1% di differenza genetica».
Lusingato. Non si direbbe proprio. «Noi per sequenziare il genoma umano abbiamo utilizzato cinque volontari, tre donne e due uomini. Due caucasici (bianchi di origine europea), un cinese, un afroamericano e un ispanico. Ebbene, la differenza è sempre in quest' ordine di grandezza. Il che ci consente di dire, tra l' altro, che il concetto di razza è solo culturale, dal punto di vista genetico non può essere perseguito».
Riflessione sociale e filosofica di grande peso. Però non le viene mai il sospetto che affrontare i problemi della vita cercando si scomporla ai minimi termini a livello molecolare comporti una tentazione «riduzionistica»? «Lo scienziato deve correre il rischio di essere riduzionista, ma il frutto, nel nostro caso, è che poi, mettendo insieme le conoscenze molecolari si riesce a capire meglio il quadro d' insieme e si ha, in realtà, una visione più olistica dei fenomeni legati alla vita».Dottor Venter, lei crede in Dio? «È da anni che sequenzio genomi e mi sono fatto un'idea: non è opera umana».
Ora che il genoma umano è «finito», qual è il suo prossimo obiettivo? «Abbiamo da poco cominciato a lavorare in un nuovo centro allo studio delle proteine. Gli investimenti che abbiamo fatto sono ingentissimi, e ci permettono, per ora, di analizzare 100 proteine all' ora, ma contiamo, in futuro di arrivare all' analisi di 10mila all' ora». 

Non sorprende che Craig Venter si voglia occupare di proteine, o meglio di proteomica, la scienza che studia le proteine umane in relazione al genoma. Infatti la maggior parte delle malattie deriva proprio da errori nei geni, che comportano la mancata sintesi, o la sintesi errata di una o più proteine, oppure la produzione di proteine dannose. Individuando i geni responsabili di una patologia e le relative proteine, mancanti o dannose, sarà possibile rimediare con farmaci costituiti proprio dalle proteine deficitarie, oppure da altre abili a contrastare quelle nocive. Sarà la sfida del prossimo secolo. Difficilmente Venter non ne sarà uno dei protagonisti.

Dolores Hart ed Elvis Presley

 Dolores Hart 

‎Nel 1957, una giovane attrice di 19 anni stringe la mano a Elvis Presley su un set e condivide con lui quello che sarà il suo primo bacio sullo schermo. In pochi anni, gira una decina di film, riceve una nomination ai Tony Award, e qualcuno già la presenta come una nuova Grace Kelly.

‎Ha tutto: una carriera promettente, una vita a New York e un uomo che la ama profondamente.

‎Poi, un giorno, prende la strada verso un monastero nel Connecticut… e non farà più ritorno alla vita che tutti si aspettavano per lei.

‎Si chiama Dolores Hart.

‎Recita accanto a Elvis in Amami teneramente (Loving You) e poi in Il re del crepuscolo (King Creole), lavora con Montgomery Clift e raggiunge il successo con Dove sono i ragazzi (Where the Boys Are). La sua vita sembra già scritta. Il suo fidanzato, Don Robinson, immagina già un futuro insieme a lei.

‎Nel 1959, stremata, accetta di passare qualche giorno in un'abbazia benedettina del Connecticut: l'abbazia di Regina Laudis.

‎Ci torna. Poi di nuovo.

‎Ogni volta, andarsene diventa più difficile.

‎Nel 1961, durante le riprese di Francesco d'Assisi a Roma, incontra Papa Giovanni XXIII. Torna trasformata, senza riuscire a spiegare del tutto il perché.

‎Un giorno, mentre cammina verso una croce sulla collina dell'abbazia, tutto diventa chiaro.

‎Sceglie un'altra strada.

‎Lo annuncia a Don. Lui è distrutto, ma comprende. Non si risposerà mai e continuerà a farle visita ogni Natale e ogni Pasqua, fino alla sua morte, dicendo semplicemente:

‎"Non tutti gli amori devono finire sull'altare."

‎Nel 1963, a 24 anni, Dolores Hart gira il suo ultimo film, sale in macchina ed entra definitivamente nell'abbazia.

‎Diventa religiosa.

‎Poi, nel 1970, pronuncia i voti perpetui.

‎Nel 2001, viene eletta priora.

‎Diventa Madre Dolores Hart.

‎Hollywood non capisce. Perché lasciare una vita così brillante?

‎La sua risposta rimane la stessa: non fuggiva da nulla. Aveva trovato qualcos'altro.

‎Diventa persino una delle poche religiose con diritto di voto all'Academy degli Oscar, mantiene un legame con il mondo artistico, pubblica un libro e ispira il documentario God Is the Bigger Elvis, candidato all'Oscar.

‎Non è scomparsa.

‎Semplicemente ha scelto un altro modo di vivere.

‎Oggi ha 87 anni e vive nell'abbazia di Regina Laudis.

‎Don Robinson l'ha visitata fedelmente per decenni, fino alla sua morte nel 2011.

‎A 19 anni, baciava Elvis sullo schermo.

‎A 24 anni, lasciava Hollywood per sempre.

‎Le due verità coesistono.

‎E forse è questa la cosa più importante.

venerdì 1 maggio 2026

glicina proprietà terapeutiche

 


glicina proprietà terapeutiche

La glicina è un amminoacido non essenziale (il più semplice e piccolo) con importanti proprietà terapeutiche, supportate da studi scientifici. Ecco le principali:
• Miglioramento del sonno
• La glicina agisce sul sistema nervoso centrale, riducendo la temperatura corporea e favorendo l'addormentamento. Studi mostrano che 3 g prima di dormire migliorano la qualità del sonno e riducono la sonnolenza diurna.
• Protezione del fegato
• Riduce il danno epatico da alcol, farmaci o tossine, favorendo la detossificazione (interviene nella sintesi dell'acido glutatione, potente antiossidante). Usata in alcuni casi di steatosi epatica.
• Effetto antiossidante e antinfiammatorio
• Contrasta lo stress ossidativo e riduce i livelli di citochine infiammatorie, utile in condizioni croniche come l'artrite reumatoide o le malattie metaboliche.
• Supporto articolare e riparazione dei tessuti
• La glicina è un componente del collagene; integrarla può aiutare nella riparazione di cartilagini, tendini e legamenti, usata spesso in associazione a altri amminoacidi (prolina, idrossiprolina).
• Protezione gastrica
• Studi preliminari suggeriscono che la glicina possa ridurre l'infiammazione della mucosa gastrica e favorire la guarigione delle ulcere (aumenta il fattore di crescita epidermico).
• Effetto neuroprotettivo
• Agisce da neurotrasmettitore inibitorio nel midollo spinale e nel tronco encefalico; può modulare l'eccitabilità neuronale e si studia il suo ruolo in malattie come l'epilessia o la schizofrenia.
• Controllo della glicemia
• Alcune ricerche indicano che la glicina migliora la sensibilità all'insulina e riduce i picchi glicemici post-pasto.
Posologia indicativa:
• Sonno: 3 g prima di coricarsi.
• Supporto epatico/antiossidante: 1-2 g al giorno.
• Lesioni articolari: 3-5 g al giorno (spesso in formule con collagene).
Controindicazioni / effetti collaterali
• Generalmente ben tollerata; dosi elevate (>10-15 g/die) possono causare disturbi gastrointestinali lievi (nausea, feci molli).
• Evitare in caso di insufficienza renale grave (accumulo di azoto).
• Non somministrare contemporaneamente a farmaci antagonisti del recettore NMDA (es. ketamina) senza controllo medico.
Fonti alimentari naturali: carne, pesce, legumi, soia, gelatina, brodo di ossa.
Nota: sebbene la glicina sia considerata sicura, consultare un medico prima di iniziare un'integrazione, soprattutto in presenza di patologie o assunzione di altri farmaci.

sabato 25 aprile 2026

La falsificazione dell’umano

  13 marzo 2013 mi trovavo a Ratisbona per lavoro e, mentre attraversavo la piazza deserta della Cattedrale sotto una leggera nevicata, hanno improvvisamente risuonato le campane, segno che il Conclave si era concluso ed era stato eletto il successore di Benedetto XVI

Durante l’incontro con i lettori, la mia agente si era informata e mi aveva sillabato da lontano un nome per me misterioso. Bergoglio. Allora il Papa venuto dall’altra parte del mondo era praticamente sconosciuto ai più.
Personalmente, ho avuto due occasioni di incontrarlo, la prima subito dopo la sua elezione in piazza San Pietro e la seconda nel 2022 in un’udienza privata. In quell’occasione gli ho raccontato che, nel mio libro più famoso, era stato proprio un gesuita a stravolgere i luoghi comuni sulla fede della protagonista, indirizzandola a una ricerca interiore priva di conformismi limitanti.
L’enciclica
Ho ripensato a questo incontro quando, l’autunno scorso, ho letto la sua enciclica Dilexit nos che credo si possa considerare il suo testamento spirituale. Sono rimasta colpita già allora dal silenzio mediatico che l’ha accolta, diversamente dalle popolarissime, almeno nelle citazioni, Laudato si’ e Fratelli tutti. Avevo pensato allora — e lo penso ancor di più oggi — che questo pontefice così generosamente mediatico sia stato in fondo un Papa «à la carte». Esaltato e applaudito ogni qual volta diceva cose interpretabili secondo lo spirito del tempo, silenziato, se non redarguito, quando toccava gli argomenti tabù della società attuale. 
Fu disapprovato infatti quando con vigore ribadì che l’aborto era un omicidio o quando affermò che la colonizzazione dell’ideologia gender portava molta confusione nel mondo, confondendo così la sua umana accoglienza alle persone diverse con l’approvazione di un progetto di sovversione dell’ordine naturale del Creato. 
Nella sua autobiografia Spera scrive infatti che i «peccati sessuali sono quelli che per alcuni fanno più scalpore. Ma non sono affatto i più gravi. Sono peccati umani, di carne. I più gravi, al contrario, sono quelli che hanno più “angelicità”: la superbia, la menzogna, l’odio, la truffa e la sopraffazione. Anche Satana, scrive San Paolo nella lettera ai Corinzi, si maschera da angelo di luce». 

In questi mesi ho riletto l’enciclica, chiedendomi per quale ragione fosse rimasta in ombra. Per mia esperienza personale, so bene che parlare del cuore, nel mondo delle sfavillanti intelligenze laiche, è ragione di scherno e di emarginazione perché, come scrive Francesco, «la svalutazione del centro intimo dell’uomo — il cuore — viene da più lontano: la troviamo già nel razionalismo greco e precristiano, nell’idealismo post cristiano e nel materialismo nelle sue varie forme (...) Sembrerebbe che la realtà più intima sia anche la più lontana per la nostra conoscenza».
Leggendo Dilexit nos ritroviamo quel tono intimamente colloquiale che è stato il segno del suo pontificato: profonde citazioni teologiche si fondono con affettuosi ricordi personali, come quello della nonna che, per Carnevale, faceva le frittelle ricordandogli che le chiamavano «bugie» perché sembravano grandi ma non avevano niente dentro.
Non è forse questa la dimensione della nostra società contemporanea? La falsificazione dell’umano? Una società che dà solo risposte, e le dà con protervia, è una società che nega la dimensione più profonda della vita, impedendo di far emergere, come ricorda papa Francesco «le domande che contano. Chi sono veramente, che cosa cerco, che senso voglio che abbia la mia vita, per quale scopo sono in questo mondo? Tutte domande che portano al cuore». Il modello dell’uomo moderno citato nell’enciclica è quello di Stavrogin, il protagonista dei Demoni che, come scrive Romano Guardini nel suo saggio su Dostoevskij, «ha la caratteristica di non avere cuore».
Relazione
La solitudine attuale, la disperazione ormai fuori controllo delle nuove generazioni, la sempre più estesa necessità di ricorrere a droghe e psicofarmaci per affrontare la quotidianità è proprio frutto della perdita di questa capacità di dialogare con sé stessi, di riuscire a conoscersi per poter conoscere gli altri.
Se l’uomo non è relazione, che cos’è? È disperazione e autodistruzione. Disperazione e autodistruzione su cui i blandi moralismi che vengono sventolati dai media hanno al massimo l’effetto di un panno caldo. È della consolazione che l’uomo ha bisogno, è dell’ascolto, dell’assenza di giudizio, dell’accettazione della propria fragilità, della possibilità di piangere sapendo che qualcuno accoglierà le sue lacrime perché solo queste lacrime possono trasformarsi in un’acqua vivificante.
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro». Questa citazione del Vangelo, ricorda Francesco, è forse la più importante per questo tempo dominato dalla competizione, dal cinismo e dall’indifferenza. Non ci aspettiamo più niente da nessuno, se non delusioni e malvagità, e dunque com’è confortante sapere che c’è Qualcuno che «fino alla fine dei tempi» ci aspetta per accoglierci, rinnovarci e farci rinascere.
La straordinaria commozione che ha suscitato questa scomparsa dopo tre giorni di grande intensità spirituale è segno di una crepa che si è aperta nel mondo apparentemente refrattario a qualsiasi discorso che esuli dalla materialità. La grande generosità di sé che il Papa ha manifestato nei giorni del triduo pasquale è stata il sigillo del suo pontificato sempre accompagnato dalle parole di Sant’Ignazio di Antiochia: «È meglio essere cristiani senza dirlo, piuttosto che dirlo senza esserlo». Una citazione che Francesco amava molto, aggiungendo che «alla fine dei nostri giorni, non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili».
Secondo le leggi del mondo, dopo la sua grave malattia avrebbe dovuto fare una vita molto ritirata ma la devozione al Sacro Cuore non ammette deroghe di sopravvivenza perché il dono di sé è la dimensione in cui si realizza.
Personalmente, sono sempre molto turbata quando, durante un funerale, sento dire da un sacerdote frasi di una banalità avvilente. 
La commozione e il dolore del distacco rendono il cuore delle persone momentaneamente aperto e non approfittare di questo spiraglio è un’imperdonabile disattenzione. Sono convinta infatti che ci sia un numero molto alto di persone inconsapevolmente cristiane che non aspettano altro che sentire parlare di un’altra dimensione dell’esistere.
Il Cristianesimo infatti, prima di ogni altra cosa, è un modo diverso di vivere. Cristo ha sconfitto la morte perché è l’Eterno che irrompe nel tempo, e irrompe non con il dominio, ma con la costante umiltà dell’amore.
Manipolazioni
«L’algoritmo all’opera nel mondo digitale — scrive Francesco — dimostra che i nostri pensieri e le decisioni della nostra volontà sono molto più facilmente prevedibili e manipolabili di quanto potremmo pensare. Non così il cuore». È a questo Cuore non manipolabile che abbiamo bisogno di tornare e, per farlo, dobbiamo metterci in ascolto della voce dello Spirito perché, come ci ricorda ancora papa Francesco, «il Cuore di Cristo, il centro del suo Essere, è una fornace ardente di amore divino e umano, ed è la massima pienezza che noi possiamo raggiungere. È lì, in quel Cuore, che finalmente riconosciamo noi stessi e impariamo ad amare»«Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?» si dicono infatti i discepoli di Emmaus dopo aver percorso un lungo tratto con il Risorto senza averlo riconosciuto. Non c’è forse in tutti noi, in fondo, la nostalgia di quell’Incontro?

SUSANNA TAMARO 

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venerdì 24 aprile 2026

Piombo Clair Patterson

 ‎Piombo Clair Patterson

Per migliaia di anni, nessuno ha mai saputo quanti anni avesse la Terra.

‎I testi religiosi davano una risposta. I filosofi ne dibattevano altre. Gli scienziati facevano stime plausibili a partire da strati di fossili e rocce.

‎Ma nessuno lo sapeva davvero.

‎Finché un tranquillo geochimico in un laboratorio di Pasadena non risolse l'enigma e nel farlo, scoprì accidentalmente un avvelenamento globale in corso.

‎Si chiamava Clair Patterson.

‎La maggior parte delle persone non ha mai sentito il suo nome.

‎Eppure, oggi respiri un'aria più pulita grazie a lui.

‎LA MISURAZIONE IMPOSSIBILE

‎Alla fine degli anni Quaranta, Patterson era un giovane dottorando all'Università di Chicago con un compito elegante ma tremendamente difficile:

‎Misurare i rapporti isotopici del piombo in un frammento del meteorite Canyon Diablo un pezzo di ferro precipitato in Arizona circa 50.000 anni fa.

‎La teoria era splendida. Se fosse riuscito a ottenere letture accurate dei rapporti del piombo in quella materia primordiale, avrebbe potuto calcolare quando si era formato il sistema solare.

‎E quindi, quando era nata la Terra.

‎Ma c'era un problema che stava per spezzarlo.

‎Ogni volta che Patterson misurava il piombo nei suoi campioni, i numeri erano incredibilmente variabili. Un giorno alti. Quello dopo più alti. Mai stabili. La sua strumentazione funzionava. I calcoli erano giusti.

‎Eppure i dati erano caos.

‎La maggior parte degli scienziati si sarebbe arresa. Patterson era diverso.

‎Aveva un'attenzione maniacale per i dettagli e una pazienza al limite della follia.

‎E poi un giorno si rese conto dell'amara verità:

‎Il problema non era il suo campione. Il problema era il mondo.

‎Il piombo era ovunque. Sui banchi di laboratorio. Nell'aria che respirava. Sulle scarpe della gente. Sospeso come polvere invisibile. A rivestire la vetreria. Disciolto nell'acqua distillata che usava per pulire le sue apparecchiature.

‎Non stava misurando il piombo di un meteorite. Stava misurando il piombo della civiltà industriale moderna, che filtrava in ogni fessura del suo lavoro.

‎LA CAMERA PULITA

‎Così Patterson costruì il primo laboratorio ultra-pulito al mondo.

‎Ha strofinato ogni superficie finché le sue mani non hanno sanguinato. Ha sigillato le pareti. Ha distillato i propri prodotti chimici perché non si fidava di quelli commerciali. Chiunque entrasse nel laboratorio doveva spogliarsi e indossare una tuta protettiva nuova.

‎Per anni ha pulito. E perfezionato. Ed eliminato ogni possibile fonte di contaminazione.

‎Finalmente, nel 1956, ci riuscì.

‎Una lettura pulita.

‎Fece i calcoli con il suo spettrometro di massa e ottenne una risposta che nessun essere umano nella storia aveva mai posseduto:

‎4,55 miliardi di anni.

‎La Terra aveva 4,55 miliardi di anni.

‎Una delle domande più antiche dell'umanità risolta.

‎Settant'anni dopo, quel numero non si è quasi spostato.

‎LA TERRIBILE SECONDA SCOPERTA

‎Ma qualcos'altro era accaduto mentre costruiva quella camera pulita.

‎Patterson era diventato il rilevatore di piombo più sensibile sulla Terra.

‎E aveva visto qualcosa che lo turbava profondamente.

‎Il piombo è naturalmente raro sulla superficie terrestre. Rimane intrappolato in profondità nei depositi minerali. Non galleggia libero nell'aria. Non dovrebbe ricoprire i banchi di laboratorio.

‎Eppure era ovunque in quantità che non avevano alcun senso scientifico.

‎Così Patterson iniziò ad analizzare il mondo fuori dal suo laboratorio.

‎Acqua oceanica. Neve di montagna. Sedimenti marini profondi. Tessuto umano. Mummie peruviane vecchie di mille anni come riferimento per i livelli "naturali" di piombo prima dell'industria moderna.

‎I dati erano sconvolgenti.

‎Gli esseri umani moderni hanno nel corpo fino a 100 volte più piombo dei nostri antenati preindustriali.

‎E poi Patterson capì.

‎Nel 1923, gli ingegneri della General Motors avevano iniziato ad aggiungere alla benzina un composto chiamato piombo tetraetile. Riduceva la detonazione del motore. Faceva funzionare le auto in modo più fluido.

‎Ma ogni auto su ogni strada stava funzionando silenziosamente come un sistema di dispersione di veleno, spruzzando microscopiche particelle di piombo nell'atmosfera a ogni miglio percorso.

‎Per quarant'anni.

‎Il piombo è un neurotossina. Danneggia i cervelli in via di sviluppo. Abbassa il QI. Causa problemi cognitivi per tutta la vita.

‎E stava cadendo, invisibilmente, su ogni bambino d'America.

‎LA SCELTA

‎Patterson dovette prendere una decisione.

‎Era un geochimico, non un attivista della salute pubblica. Il suo lavoro erano le rocce e gli isotopi. Aveva la cattedra al Caltech. Una carriera comoda a studiare gli oceani e il passato profondo.

‎Avrebbe potuto pubblicare la sua scoperta e andare avanti.

‎Ma non poteva più non vederlo.

‎Nel 1965 pubblicò "Contaminated and Natural Lead Environments of Man" un articolo che sfidava direttamente il consenso scientifico prevalente, controllato per decenni da un solo uomo: il dottor Robert Kehoe, un tossicologo la cui ricerca sul piombo era stata finanziata quasi interamente dall'industria del piombo stessa.

‎Kehoe aveva passato 40 anni a dire al pubblico che il piombo ambientale era naturale e innocuo.

‎Patterson disse, semplicemente: i dati dicono il contrario.

‎LA RITORSIONE

‎La reazione fu brutale.

‎I finanziamenti di Patterson da fonti legate al petrolio si prosciugarono. Venne escluso dai comitati consultivi. Nel 1971, fu lasciato fuori da una commissione del National Research Council sul piombo atmosferico nonostante fosse il maggior esperto mondiale sull'argomento. Scienziati finanziati dall'industria lo liquidarono pubblicamente come un geologo che usciva dal suo campo di competenza.

‎Per un po', funzionò. Patterson fu emarginato.

‎Ma aveva una cosa che l'industria non poteva discutere.

‎Aveva il ghiaccio.

‎LA MACCHINA DEL TEMPO

‎Nei profondi ghiacciai della Groenlandia e dell'Antartide, la neve cade anno dopo anno e si congela sul posto. Ogni strato è un'istantanea congelata dell'atmosfera del giorno in cui è caduto.

‎Patterson ottenne carote di ghiaccio da Camp Century, Groenlandia (1964) e dall'Antartide (1965), e le portò nel suo laboratorio pulito.

‎Fece sciogliere strati di secoli diversi e misurò il loro contenuto di piombo.

‎Quello che trovò distrusse la difesa dell'industria in un solo grafico:

‎Per migliaia di anni, i livelli di piombo atmosferico erano rimasti essenzialmente piatti.

‎Poi, a partire esattamente dagli anni Venti il decennio in cui la benzina al piombo entrò sul mercato i livelli iniziarono a salire vertiginosamente.

‎Più alti. Sempre più alti.

‎La contaminazione non era naturale. Non era antica. Era recente, artificiale e in accelerazione.

‎Non si poteva discutere con quel grafico.

‎LA BATTAGLIA

‎Patterson testimoniò davanti alla sottocommissione del Senato guidata dal senatore Edmund Muskie nel 1966, seduto dall'altra parte del tavolo rispetto a Robert Kehoe e agli avvocati dell'industria.

‎Non era a suo agio nel parlare in pubblico. Era nervoso, impacciato. Preferiva la tranquillità prevedibile del suo laboratorio.

‎Ma si rifiutò di cedere.

‎Disse ai legislatori, chiaramente, che stavano permettendo a un'intera generazione di bambini americani di essere esposta a una neurotossina nell'aria che respiravano.

‎Mostrò loro i dati delle carote di ghiaccio.

‎Rese visibile l'invisibile.

‎Lentamente molto più lentamente di quanto si possa immaginare oggi la verità fece breccia.

‎LA LUNGA VITTORIA

‎Il Clean Air Act fu approvato nel 1970.

‎Ma la graduale eliminazione della benzina al piombo richiese altri 26 anni.

‎Non mesi. Non pochi anni. Ventisei anni di battaglie normative, cause legali, ricorsi dell'industria e tattiche dilatorie internazionali.

‎Gli Stati Uniti iniziarono a richiedere la benzina senza piombo per le auto nuove nel 1975. Divieto totale: 1996 un anno dopo la morte di Patterson.

‎L'ultimo paese al mondo, l'Algeria, smise di vendere benzina al piombo nel luglio 2021.

‎Ma il risultato, una volta arrivato, fu straordinario.

‎Verso la fine degli anni Novanta, i livelli di piombo nel sangue dei bambini americani erano diminuiti di quasi l'80%.

‎I ricercatori hanno stimato che, a livello globale, l'eliminazione della benzina al piombo prevenga oltre 1 milione di morti premature ogni anno e salvi centinaia di milioni di punti QI nei bambini nati in ogni generazione.

‎Patterson vinse.

‎Semplicemente non visse abbastanza per vedere la maggior parte di essa.

‎L'EROE DIMENTICATO

‎Morì nel dicembre 1995 all'età di 73 anni.

‎Non vinse mai un Premio Nobel. Non divenne mai ricco. Tornò, ancora e ancora, al suo laboratorio al lavoro pulito e silenzioso di misurare cose antiche.

‎Ma ecco cosa fece davvero Clair Patterson:

‎Ci diede l'età della Terra un numero che ha rimodellato la nostra comprensione del tempo stesso.

‎E poi ci diede un futuro dove i bambini possono crescere senza che un veleno invisibile cada sui loro campi da gioco.

‎LA LEZIONE

‎Spesso immaginiamo gli eroi come soldati, attivisti, celebrità.

‎Ma a volte un eroe è solo uno scienziato testardo in camice bianco, che strofina un pavimento più e più volte, rifiutandosi di accettare una comoda bugia.

‎Pulì la stanza.

‎Poi pulì il mondo.

‎Clair Patterson morì in gran parte sconosciuto.

‎Ma ogni bambino che nasce oggi fa il suo primo respiro in un'atmosfera che la sua ostinazione ha contribuito a guarire.

‎Ad alcuni vengono erette statue.

‎Ad altri tocca solo il fatto silenzioso e permanente che il mondo è migliore perché loro sono esistiti.

‎Lui era uno di quelli.

giovedì 23 aprile 2026

Tumori Acceleratore di particelle che cura i tumori inoperabili. A Pavia


Acceleratore di particelle che cura i tumori inoperabili. A Pavia 


A Pavia c'è un acceleratore di particelle

che cura i tumori inoperabili.

Si trova a Pavia in un

Non è un laboratorio di fisica. 

È un Ospedale, e ogni giorno, dentro un

bunker con pareti di cemento armato

spesse fino a 6 metri, un sincrotrone

spara ioni di carbonio contro tumori

che la medicina tradizionale non riesce

nemmeno-a raggiungere: esse

Si chiama CNAO Centro Nazionale di

Adroterapia Oncologica ed è nascosto

tra le strutture del Policlinico San

Matteo, a due passi dal centro di Pavia.

Inaugurato nel 2010, ha iniziato a

trattare i primi pazienti nellottobre

2011. La macchina al suo interno è un

sincrotrone circolare: 25 metri di

diametro, 80 metri di circonferenza,

collocato in un bunker di 1.600 metri

quadrati. E la stessa tecnologia dei o

laboratori del CERN di Ginevra ma

invece di studiare la materia, questo

acceleratore la usa per distruggere le

cellule tumorali. E qui arriva il punto che

cambia tutto: 

Non è chemioterapia

Non è radioterapia classica.

Gli ioni di carbonio le particelle più

pesanti e potenti che il centro è in

grado di produrre colpiscono il tumore

con precisione millimetrica, rilasciando

la loro energia esattamente dove serve,

risparmiando quasi completamente i

tessuti sani intorno. Spoiler: è l'unico

centro in Italia capace di estrarre ioni di carbonio dall'atomo e usarli 

clinicamente.

Nel mondo, esistono solo altri cinque

centri con questa tecnologia. I tumori

che arrivano al CNAO sono quelli che

altrove non hanno risposta: cordomi

alla base del cranio, sarcomi ossei,

neoplasie in sedi anatomicamente

impossibili da operare o resistenti a

qualsiasi trattamento radioterapico

convenzionale. Dal 2011 a oggi, il

centro ha trattato oltre 4.000 pazienti.

Dal 1 gennaio 2014, il trattamento è

erogabile dal Servizio Sanitario

Nazionale. Quattromila persone con

diagnosi senza via d'uscita. Trattate a

Pavia, con un sincrotrone, 

gratuitamente. Nel frattempo il CERN

cercava bosoni. In breve: II CNAO di

Pavia usa un sincrotrone stessa

tecnologia del CERN per curare tumori

inoperabili con ioni di carbonio. È

l'unico centro in Italia con questa

tecnologia e uno dei 6 al mondo: dal

2011 ha trattato oltre 4.000 pazienti.

Dal 2014 il trattamento è gratuito

tramite SSN.

Non ho nulla, tu lo sai

 Cosa renderti 


1. Cosa renderti, come offrirmi a te, come dirti il mio grazie

Non ho nulla, tu lo sai non ho altro che la mia povertà Padre accettala, Padre accoglila nel tuo pane con Gesù.

2. Ogni cosa mia appartiene a Te, ogni attimo è tuo dono.

3. Questi doni, o Signore, ti presento sull’altare.

4. Quest’offerta della sera tu trasformala nel tuo Cristo.

5. Io ti lodo, o Signore, in eterno e per sempre. 

Persona Dott. Versace

 

“Persona” da sempre indica la natura umana che porta in sè               la natura divina
Da: http://www.diocesidicagliari.it/aspPages/Funzioni/showArticle.asp?idArticolo=319
Intervista a Renato Versace, primario di chirurgia toracica all’Ospedale Binagli (Cagliari) 22/05/2005
Renato Versace, medico, master in Bioetica all’Università Lateranense, da due anni primario di chirurgia toracica all’Ospedale Binaghi.
Dobbiamo essere rigorosi. Lo ripete spesso Renato Versace, medico da una vita, master in Bioetica all’Università Lateranense, da due anni primario di chirurgia toracica all’Ospedale Binaghi, consapevole che non c’è in gioco solo un referendum. 
“Sarebbe poca cosa – spiega – bisogna invece comprendere bene di cosa si parla: è un problema che va affrontato dal punto di vista biologico, medico e, per chi crede, scritturistico”. Quella che segue è l’insufficiente trascrizione di una conversazione avuta pochi giorni fa.

Entriamo subito nel merito del terzo quesito: l’embrione è persona?
Sì, da tutti i punti di vista, dal primo momento. Non lo dico per un sentimento, ma per  tutti gli studi compiuti. Del resto è quello che dice anche la 194, che dovrebbe tutelare la vita fin dal suo concepimento, salvo poi contraddirsi. Il rigore scientifico mostra una convergenza di conclusioni biologiche, giuridiche e filosofiche sul riconoscimento della natura umana all’embrione.

Partiamo dal punto di vista biologico: il fatto che l’embrione sia una realtà umana autonoma non significa automaticamente che è persona.
Che sia ‘persona’ potremmo dirlo sulla base di presupposti non biologici, ma sapere che l’embrione è assolutamente indipendente dalla mamma è utile. Il suo processo di sviluppo non dipende dalla madre: c’è un ordine nella procreazione in cui la mamma non c’entra. Quando lo spermatozoo entra nell’ovocita, si scatena una serie organizzata di azioni e reazioni e viene organizzato un nuovo genoma. Come un mazzo di carte che viene mischiato. Quando entra lo spermatozoo, vengono attivati 1185 nuovi geni, che saranno 11483 quando l’embrione dalla tuba va nell’utero, in sesta giornata. Stiamo parlando delle prime ore dal concepimento. La nuova cellula – l’ootide – è totalmente indipendente, va per i fatti suoi.

Dicono che sia soltanto un mucchio di cellule.
Anche quando sono solo due cellule, ognuna ha la sua funzione: una darà luogo all’embrione, l’altra agli annessi nutritivi. Non è un mucchio di cellule disordinato.

Cosa succede nello sviluppo?
Le cellule comunicano al massimo tra di loro, e si riorganizzano secondo precisi funzioni e localizzazioni. Non c’è scritto in nessun libro di embriologia che sono solo un gruppetto di cellule.

A che fenomeni del suo sviluppo si riferisce?
Tra il quinto e sesto giorno si forma del liquido dentro la blastocisti. Chi glielo avrà ordinato? Certo non la mamma. Nella blastocisti si registra anche una forte produzione di proteine di comunicazione, che non si registrerà più. Al decimo giorno produce i villi: nessuno gli ha dato l’ordine, è una cosa totalmente nuova. Entro il 30° giorno il disco embrionario darà luogo a cuore, ossa e muscoli (dal mesoderma), intestino, rene, polmoni (dall’endoderma) e la pelle e il sistema nervoso (dall’ectoderma).

Entro il 30° giorno?
Sì, con la legge sull’aborto che permette l’aborto entro il 90° giorno...

Lei dice che l’embrione è totalmente diverso dalla mamma.
E’ talmente diverso che deve produrre degli antigeni che impediscano il rigetto. Si deve proteggere dalla madre, che se lo mangerebbe se non producesse gli antigeni. Se gli dai da mangiare va avanti perchè il suo cervello funzionale c’è già. E’ diverso, tanto che produce i geni antirigetto. E’ coordinato, ha una sua continuità e una sua gradualità”.

Perchè dice che è autonomo?
Perché è sempre lui fin dalla fecondazione, anche se cambia forma, esattamente come me, che resto me stesso anche se ingrasso. E’ individuo, diverso dal padre e dalla madre; e pur nella sua complessità, è unico.

Alcuni scienziati, per indicare le fasi iniziali che lei sta descrivendo, usano termini come pre-embrione...
Sono neologismi assolutamente arbitrari da un punto di vista scientifico, servono per creare un far-west manipolatorio in cui tutto è possibile.

Lei dice che l’embrione è individuo. Come attribuirgli anche il concetto di persona?
Aristotele diceva nelle opere finali che l’animazione dell’embrione è immediata...

Ma questo non fa legge. E Aristotele distingueva tra l’uomo in atto e l’atto in potenza.
Sì, ma diceva che ciò che conta è ciò che esiste in atto. Ogni persona è in atto il suo presente. Tertulliano diceva “ciò che sarà l’uomo, lo è”. Il 
concetto di persona nasce nei primi 4 secoli dopo Cristo: prima esisteva solo il cittadino, che era tale solo se era libero. Il concetto fu introdotto nella cultura cristiana di allora per risolvere un problema intorno a Gesù.

Quale?
La sua natura umana e la sua natura divina. La natura umana è servita per contenere la natura divina, è una maschera della natura divinaSi è posto il problema del termine da usare. E’ stato utilizzato Il termine maschera, e poi persona: la maschera copriva la voce di uno che non vedevi, da qui il termine “
per-sonam”, “per-sonum”, parlare per un altro. Persona è dunque colui che porta in sè una natura che parla attraverso un’altra natura. Nell’embrione c’è la presenza delle due nature, è un corpo che porta la natura divina.

Entriamo in campo di fede?
Sì, l’uomo è persona perchè la sua natura umana è portatrice della natura divina fin dal principio. Un cristiano non si pone il problema del ‘quando’: l’embrione porta il progetto di Dio, quindi non lo puoi toccare, perché porta in sè la natura di Dio. Ecco perchè per la Chiesa il peccato più grande è toccare l’embrione.

I laicisti grideranno allo scandalo. Chi non crede cosa fa?
Levare Dio dalla storia significa impoverire l’uomo, ridurlo alla sola natura umana. Se toglie Dio dalla storia, l’uomo perde tutta la sua forza, specie quando è debole: embrione, bambino o vecchio. L’uomo è persona perchè la natura di Dio che porta in sè, lo rende tale a prescindere da età, sesso, morfologia e intelligenza. Gloria di Dio è l’uomo vivente.

E’ un concetto che, secondo lei, molti cristiani hanno dimenticato?
Sì, molti non sanno tanto della parola ‘persona’. Dio lo ha detto nella Scrittura: nel Genesi, ad esempio, ‘Dio plasmò l’uomo con la polvere e soffiò nelle sue narici e l’uomo divenne essere vivente’. E’ persona perchè Dio lo fa persona. Se si toglie questo, l’uomo deve stare attento al suo simile, che lo farà fuori. Homo hominis lupus, diceva Hobbes. ‘Persona’ da sempre indica la natura umana che porta in sè la natura divina.

Torno alla domanda di prima: e se uno non crede?
Rimane il discorso biologico e medico che si regge in piedi a prescindere dalla metafisica, ma il concetto di persona discende dalla fede. Non serve fare discorsi o dibattiti: persona e individuo hanno un significato diversoE’ la rivoluzione francese che ha introdotto il termine ‘individuo’, che vuol dire che l’uomo è uomo a prescindere dal suo legame con Dio. Per 1700 anni l’uomo è stato persona perchè ha portato in sè la natura divina: non possiamo dare alla parola ‘persona’ significati diversi. E’ l’incontro con l’esperienza cristiana che mi ha fatto scoprire la mia dignità di persona.

Propongono di sostituire la parola ‘concepito’ con la parola ‘embrione’.
Il concepito ha diritto di nascere. L’embrione può rimanere tale per tutta la vita, ed ognuno lo vede come vuole. Le parole hanno un peso.

Propongono di tutelare la salute della donna.
Se il soggetto è la madre, di cui bisogna tutelare la salute psico-fisica, il rischio è che poi si possa fare qualunque cosa, come prevede la Legge 194. Se il soggetto è questo, gli altri diventano oggetti: e lo puoi fare in qualunque momento, non solo con l’embrione.

Che male c’è a conservare congelati gli embrioni?
Se si conserva a –196 gradi, dal 30 al 90% un embrione avrà malformazioni genetiche. Vogliono fare una legge eugenetica, e rischiano di impiantare un embrione malatissimo? Solo il 12-16% nascono, gli altri muoiono. L’embrione impiantato con questa tecnica è enormemente debole. Tutto questo viene fatto passare come una melassa buona, ma può aprirsi un girone infernale.