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lunedì 2 novembre 2026

il potere terapeutico della luce finsen

 il potere terapeutico della luce finsen


Il potere terapeutico della luce studiato e applicato dal medico e scienziato danese Niels Ryberg Finsen (1860-1904) rappresenta l'atto di nascita della fototerapia moderna. Per queste ricerche pionieristiche, Finsen fu insignito del Premio Nobel per la Medicina nel 1903.   

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La sua intuizione ha trasformato la luce da semplice elemento naturale a vero e proprio strumento farmacologico e curativo, ponendo le basi per lo sviluppo di molte terapie mediche attuali.   

Lunardon Dr. Lorenzo


1. Le origini e le scoperte di Niels Finsen

Finsen, affetto da una grave malattia cronica (la malattia di Pick, che lo costringeva a una vita sedentaria e alla ricerca costante del sole per trovare sollievo), iniziò a osservare scientificamente come la luce influenzasse gli organismi viventi.   

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Il vaiolo e i raggi rossi (1893): Inizialmente, Finsen studiò gli effetti della luce solare sulle lesioni cutanee del vaiolo. Notò che filtrando la luce attraverso dei vetri rossi (escludendo quindi i raggi chimicamente più attivi, come gli ultravioletti), si riusciva a impedire la suppurazione delle pustole, riducendo le cicatrici e accelerando la guarigione.   

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La lotta al Lupus Vulgaris: La sua intuizione più celebre riguardò il trattamento del Lupus vulgaris (una forma grave e deturpante di tubercolosi cutanea). Finsen scoprì che i raggi ultravioletti (UV) concentrati possedevano un forte potere battericida e stimolante sulla pelle, capaci di debellare i batteri responsabili della lesione.   

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2. La "Lampada di Finsen"

Poiché la luce solare naturale in Danimarca non era sempre disponibile o sufficiente (specialmente nei mesi invernali), Finsen inventò un apparecchio apposito noto come la lampada di Finsen.   

Lunardon Dr. Lorenzo


Si trattava di una grande lampada ad arco voltaico (o focalizzata tramite lenti di quarzo e filtri) che concentrava una luce artificiale ricca di raggi ultravioletti direttamente sulle piaghe dei pazienti. Questo macchinario permise di trattare con successo migliaia di pazienti affetti da patologie della pelle che fino ad allora erano considerate incurabili.   

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3. L'eredità e l'impatto sulla medicina moderna

Il lavoro di Finsen ha aperto la strada a numerosi rami della medicina contemporanea:


Dermatologia e Fototerapia UV: I lettini e le cabine a raggi ultravioletti oggi usati per trattare patologie croniche della pelle come la psoriasi, la dermatite atopica e la vitiligine derivano direttamente dai principi stabiliti da Finsen.


Fototerapia neonatale: L'intuizione che la luce potesse modificare i processi biologici del corpo ha portato, decenni dopo, all'uso della fototerapia per curare l'ittero nei neonati.   

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Evoluzione nella fotobiomodulazione: Oggi la scienza riconosce alla luce (sia UV che infrarossa o rossa) straordinarie capacità di stimolazione cellulare, riparazione tissutale e riduzione dell'infiammazione (fotobiomodulazione).

L'istituto fondato da Finsen a Copenaghen (il Finsen Institute) divenne un centro d'eccellenza mondiale nella ricerca oncologica e nella radioterapia, suggellando l'idea che la luce, opportunamente imbrigliata e dosata, possiede una profonda e insospettabile valenza terapeutica.   

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IL BUTIRRATO

 IL BUTIRRATO

🦠 IL SEGRETO DI UN INTESTINO SANO? UNA PICCOLA MOLECOLA CHE POCHISSIMI CONOSCONO: IL BUTIRRATO!


E se una delle chiavi del nostro benessere fosse nascosta proprio nell'intestino?


Si parla continuamente di probiotici, fermenti lattici, vitamine e minerali. Ma esiste una molecola fondamentale per la salute intestinale di cui ancora troppo poche persone conoscono l'importanza. La maggior parte delle volte pensiamo che aumentare i batteri buoni con integratori di probiotici da milioni di unita' sia la soluzione per il nostro colon. In realta' quello che conta veramente e' nutrire i batteri buoni dando nutrimento ed  energia solo ai nostri batteri amici, non a parassiti, funghi , muffe, virus e batteri patogeni.  


Si chiama ACIDO BUTIRRICO, o BUTIRRATO.


E il suo ruolo nel nostro organismo è davvero straordinario. 🔬


❤️ 1. NUTRE LE CELLULE DEL NOSTRO INTESTINO


Il butirrato è un acido grasso a catena corta (SCFA), prodotto naturalmente dal microbiota intestinale attraverso la fermentazione delle fibre alimentari.


È una delle principali fonti energetiche dei colonociti, le cellule che rivestono il colon.


Pensateci: il nostro intestino ha bisogno di energia per mantenersi sano, rinnovare le proprie cellule e svolgere correttamente le sue funzioni.


E il butirrato contribuisce proprio a questo processo!


🛡️ 2. PROTEGGE LA BARRIERA INTESTINALE


Il nostro intestino non serve soltanto a digerire e assorbire i nutrienti.

È anche una straordinaria barriera di protezione.

Il butirrato contribuisce al mantenimento delle giunzioni tra le cellule intestinali, le cosiddette tight junctions, e partecipa alla regolazione della produzione delle mucine, componenti essenziali del muco protettivo intestinale.

Questi meccanismi sono importanti per mantenere l'integrità della barriera intestinale e contrastare le alterazioni della permeabilità intestinale, spesso indicate con il termine leaky gut.

Un intestino sano non deve soltanto assorbire: deve anche saper proteggere.


💧 3. PARTECIPA ALL'EQUILIBRIO DI ACQUA ED ELETTROLITI


Pochi sanno che il colon svolge un ruolo essenziale nel recupero dell'acqua e degli elettroliti.

Il butirrato partecipa ai meccanismi fisiologici che regolano l'assorbimento di sodio e acqua a livello intestinale.

Non è un integratore di elettroliti, ma contribuisce alla fisiologia del colon e al suo corretto funzionamento.


🔥 4. DIALOGA CON IL SISTEMA IMMUNITARIO

Una parte importante delle nostre difese immunitarie è strettamente collegata all'intestino.

Il butirrato è studiato per la sua capacità di modulare alcune vie coinvolte nell'infiammazione e nella risposta immunitaria.

Tra i meccanismi più interessanti troviamo la regolazione dei linfociti T regolatori e l'influenza sull'espressione di alcuni geni attraverso l'inibizione delle istone deacetilasi (HDAC).

Non è semplicemente una fonte di energia: è anche una molecola di segnalazione biologica.

🧠 5. INTESTINO E CERVELLO: UNA CONNESSIONE AFFASCINANTE

Avete mai sentito parlare dell'asse INTESTINO–CERVELLO, o Gut–Brain Axis?

Il nostro microbiota comunica con il sistema nervoso attraverso segnali metabolici, immunitari, endocrini e nervosi.

Il butirrato è una delle molecole studiate in questa comunicazione.


La ricerca sta esplorando il suo possibile coinvolgimento nella neuroinfiammazione, nel metabolismo energetico e nella funzione cerebrale.

È un campo promettente, anche se molti effetti osservati in laboratorio devono ancora essere confermati nell'uomo.


⚡ 6. BUTIRRATO E MITOCONDRI: L'ENERGIA PARTE ANCHE DALL'INTESTINO

I mitocondri sono le centrali energetiche delle nostre cellule. Senza Butirrato i mitocondri intestinali perdono energia per svolgere le funzioni riparative, produrre muco , e prevenire leaky gut. 

Il butirrato viene utilizzato dai colonociti per produrre energia attraverso il metabolismo ossidativo, sostenendo così le loro funzioni fisiologiche.

Ecco perché oggi il rapporto tra MICROBIOTA, INTESTINO E MITOCONDRI è una delle aree più interessanti della ricerca nutrizionale.

👨‍👩‍👧‍👦 7. IMPORTANTE IN OGNI FASE DELLA VITA

Il butirrato svolge funzioni fisiologiche importanti nell'intestino sia degli adulti sia dei bambini.


Ma attenzione: questo non significa che tutti debbano assumerlo attraverso un integratore.


Il nostro organismo può produrlo naturalmente grazie a un microbiota sano e a un'alimentazione ricca di fibre fermentabili.

L'integrazione può essere valutata in situazioni specifiche, con particolare cautela nei bambini e nelle persone con patologie intestinali.

🌱 COME FAVORIRE LA PRODUZIONE NATURALE DI BUTIRRATO?

Il primo passo è nutrire correttamente il microbiota!

Verdure, legumi, avena certificata senza glutine, cereali integrali e alimenti contenenti amido resistente possono favorire la produzione intestinale di acidi grassi a catena corta.

Il butirrato non è propriamente un prebiotico: è un postbiotico, cioè una sostanza prodotta dall'attività metabolica dei microrganismi intestinali.

Oggi esistono anche integratori di butirrato, spesso sotto forma di butirrato di sodio, con formulazioni studiate per favorirne il rilascio intestinale.

La ricerca è promettente, ma l'efficacia clinica dipende dalla formulazione, dal dosaggio e dalla condizione individuale.

Un intestino sano significa cellule intestinali ben nutrite, una barriera efficiente, un microbiota equilibrato e una comunicazione continua con il resto dell'organismo.

Il butirrato è uno dei protagonisti di questo equilibrio.

Non è una molecola miracolosa. Non sostituisce una buona alimentazione e non è una cura universale.

Ma conoscerne il ruolo significa comprendere meglio quanto sia importante prendersi cura del nostro intestino ogni giorno.

🔬 La salute comincia anche da ciò che accade dentro di noi, a livello cellulare.

IL TUO INTESTINO HA UN CARBURANTE SEGRETO.

Si chiama BUTIRRATO. Ecco perché è così importante.

Dott. Fabrizio Marrone – Farmacista

https://www.parafarmaciaovf.it/Ovf-Mitobioma-Butirrato-di-Sodio-1200-mg-90-cps-z-1840

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giovedì 29 ottobre 2026

Epilobio

 Epilobio

Epilobio e prostata è un binomio molto conosciuto nel mondo dell'erboristeria. Questa pianta officinale, e in particolare l'Epilobium parviflorum, è tradizionalmente utilizzata per il benessere della prostata e delle vie urinarie.


In questo articolo ti spiegherò che cos'è l'epilobio, quali sono le sue proprietà, quali benefici può offrire alla prostata, come riconoscere la pianta, dove cresce, dove acquistarla e come preparare la tisana di epilobio.


Ti parlerò inoltre della differenza tra Epilobium parviflorum ed Epilobium angustifolium, dei principali principi attivi della pianta e di ciò che emerge dalla ricerca scientifica.


1. Quale scegliere? Epilobio angustifolium o parviflorum?

Esistono numerose varietà di epilobio, ma le più studiate e più utilizzate sono:

  • l’epilobium parviflorum (o epilobio dal fiore piccolo);
  • l’epilobium angustifolium (o garofanino di bosco).

Nel mondo dell'erboristeria l'Epilobium parviflorum è particolarmente conosciuto per il suo tradizionale impiego a sostegno della funzionalità della prostata e delle vie urinarie.

È tuttavia interessante sapere che la monografia dell'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) prende in considerazione sia Epilobium parviflorum sia Epilobium angustifolium come “willow herb” e ne riconosce l'uso tradizionale per il sollievo di alcuni sintomi delle basse vie urinarie associati all'iperplasia prostatica benigna.

Per questo motivo, non è corretto affermare in termini assoluti che una specie sia “curativa” e l'altra no.

Tuttavia noi di Erbe di Mauro teniamo in grande considerazione quella che è l'uso tradizionale dei grandi erboristi della storia e in tale ambito un grande contributo ce l'ha dato l'erborista Maria Treben.

L'esperienza di Maria Treben

Una delle figure di spicco che ha contribuito maggiormente alla diffusione dell'Epilobio, è stata l'erborista Maria Treben, che nel suo libro La Salute dalla Farmacia del Signore descrive l'impiego dell'epilobio in relazione ai disturbi della prostata.

Ecco un breve estratto di quanto riporta nel suo libro, riferendosi all’epilobio:

Il suo potere curativo è talmente grande che spesso libera di colpo da tutti i fastidi prostatici. Si è dato il caso di alcuni uomini che erano in attesa dell’operazione e che urinavano a gocce con grande difficoltà; bastava una sola tazza di tisana per farli migliorare. S’intende che la tisana va bevuta per un periodo prolungato per ottenere la guarigione.

Sempre riferendosi all’epilobio, Maria Treben prosegue elencando alcune testimonianze importanti di guarigione dei suoi pazienti.

Infine sottolinea: non va mai utilizzata, ne raccolta la varietà epilobio angustifolium.

Il motivo, purtroppo, non lo specifica, ma ci fidiamo della sua saggezza e della sua esperienza.

La depressione

  La depressione

«Non avrei mai pensato di arrivare a un punto della mia vita in cui tutto ciò che avevo amato avrebbe smesso di suscitare in me qualsiasi emozione. Ho sempre vissuto intensamente, circondato dall’arte, dalla bellezza, dalle parole e dalle passioni. Eppure, a un certo punto, qualcosa dentro di me si è spento. La depressione è una sofferenza difficile da spiegare a chi non l’ha mai conosciuta. Non è semplicemente tristezza, ma una perdita profonda di interesse per la vita. Non provavo più entusiasmo, non avevo desideri, non riuscivo a trovare una ragione per affrontare le giornate. Anche mangiare, parlare o alzarmi dal letto erano diventati gesti faticosi. La cosa più dolorosa era riconoscermi sempre meno nella persona che ero stato. Io, che avevo trascorso un’esistenza a cercare la bellezza ovunque, non riuscivo più a percepirla nemmeno nelle cose che un tempo mi emozionavano. In certi momenti mi sembrava impossibile ritrovare la vitalità perduta. Ho compreso quanto possa essere fragile un essere umano, indipendentemente dalla forza che ha sempre mostrato agli altri. L’affetto di chi mi è rimasto vicino ha avuto un valore immenso. Oggi il mio desiderio è recuperare lentamente il rapporto con il mondo, tornare a provare emozioni e ritrovare, nelle piccole cose, quella gioia di vivere che credevo di aver smarrito per sempre».

—Vittorio Sgarbi

mercoledì 28 ottobre 2026

la fiaba

La fiaba

 “La vita di tutti i giorni è una vita in cui si è sbranati, mangiati vivi e, questa circostanza, la fiaba lo dice nella maniera più evidente con il lupo, l’orco, il drago. Qualsiasi discorso che gli adulti possano fare a un bambino per spiegare che la vita è piena di pericoli e che lui deve essere cosciente di questo, ma anche non averne paura, sarà un discorso falso e più debole di quello che la fiaba può fare"


(Italo Calvino)

martedì 27 ottobre 2026

Vaccini pediatrici 120 medici firmatari


Vaccini pediatrici 
120 medici firmatari

una lettera indirizzata al presidente dell’Istituto di Sanità Pubblica, il professor Gualtiero Ricciardi.
Riportiamo il testo integrale della lettera e l’elenco dei medici che lo hanno sottoscritto, un testo che potrebbe far discutere ma anche riflettere su un tema così importante come la salute dei nostri bimbi.

Ill.mo Prof. Ricciardi,
le Sue recenti prese di posizione pubbliche in merito alle vaccinazioni pediatriche ci inducono a scriverLe per chiarirLe alcuni aspetti che meritano un approfondimento e una riflessione serena.

Oggigiorno, un qualsiasi medico dotato di buon senso e di un minimo di conoscenza scientifica non può essere contro le vaccinazioni pediatriche e infatti conosciamo tutti l’utilità di questa pratica sanitaria.
Molti anni di studio quotidiano della letteratura scientifica, con la quale abbiamo sempre documentato le nostre affermazioni e pubblicazioni sia scientifiche sia divulgative, ci hanno permesso di conoscere a fondo l’utilità ma anche i limiti delle vaccinazioni, che all’inizio noi sostenevamo e che molto frequentemente anche praticavamo. Però, questi 35-40 anni di pratica medica specialistica accanto al bambino malato, non frettolosa ma fatta di osservazione e di ascolto, di considerazione di quello che lui ci comunica e subliminale e di quello che i genitori raccontano, ci ha aperto gli occhi sulla realtà delle reazioni avverse causate dallevaccinazioni pediatriche.
Ci siamo infatti accorti che, dopo un’osservazione minuziosa e prolungata nel tempo di bambini vaccinati e non vaccinati,questi ultimi appaiono indubbiamente e globalmente più sani, meno soggetti alle patologie infettive, specie delle prime vie aeree, meno soggetti ai disturbi intestinali e alle patologie croniche, meno soggetti a patologie neurologiche e comportamentali e scarsi consumatori di farmaci e di interventi sanitari. Può capire, quindi, che la nostra osservazione non è rivolta solo alle patologie specificatamente interessate dalle vaccinazioni, ma alla salute globale del bambino, perché crediamo che questa sia la finalità e il dovere di ogni Medico. Certo, è un dato che nasce dall’esperienza clinica quotidiana ma siamo disponibili a partecipare a un’indagine organizzata dal Suo Istituto che confronti nel modo più rigoroso lo stato di salute dei bambini completamente vaccinati con quella dei bambini mai vaccinati.
Pertanto, per quanto riguarda le reazioni avverse causate dalle vaccinazioni pediatriche, noi non intendiamo solo quelle reazioni gravi, mortali o gravemente invalidanti, che ogni tanto si possono avere e che nessun medico dotato di buon senso osa negare. Ci riferiamo invece a quella parte molto più numerosa di effetti indesiderati che sembrano essere collaterali alla pratica vaccinale e che sono frutto di una alterazione immunitaria tutt’altro che irrilevante per un neonato o comunque per un organismo immunologicamente immaturo.
Sono queste conseguenze della pratica vaccinale che ci preoccupano, perché notiamo che dopo le vaccinazioni molti bambini, ad esempio, reagiscono con l’innalzamento della temperatura (che è una classica reazione immunitaria ad una noxa esterna), subiscono un’alterazione di quelle che prima erano le loro normali funzioni digestive e/o della regolarità del loro ritmo sonno-veglia (espressione di una risposta multisistemica), diventano più irritabili, piangono in modo inconsolabile e regrediscono in alcune abilità prima acquisite (a testimonianza che c’è stato una irritazione a livello del sistema nervoso centrale).


Queste evidenze, che qualsiasi medico attento e osservatore può notare ovviamente non in tutti ma in alcuni bambini da poco vaccinati, ci hanno interrogati sulla innocuità non tanto del singolo vaccino, ma specialmente sul modo in cui noi oggi pratichiamo le vaccinazioni pediatriche.
Sappiamo tutti che i germi vengono fermati dalle barriere fisiologiche di un organismo con sistema immunitario normofunzionante, sappiamo che c’è un’interazione essenziale tra i Pathogen-Associated Molecular Pattern (PAMP) dei germi e i Toll-Like Receptors (TLR) e che la stimolazione di questi recettori attiva una via di segnalazione che comporta l’induzione di geni anti-microbici, di citochine pro-infiammatorie (IL-1β, TNF-α, IL-6) e di prostaglandine che inducono un’attivazione del sistema immunitario, mentre l’inoculazione parenterale degli antigeni vaccinali induce una soppressione immunitaria (anche se quasi sempre temporanea).
Pertanto, se lasciamo da parte affermazioni non supportate scientificamente, come quelle di coloro che dicono che un neonato viene a contatto attraverso le mucose con molti più antigeni batterici e virali di quelli contenuti nelle fiale vaccinali, dimenticando che i vaccini a cui ci riferiamo in questo contesto by-passano completamente le barriere fisiologiche dell’organismo pediatrico ed entrano direttamente in circolo, e se lasciamo da parte affermazioni semplicistiche che i vaccini sono assolutamente sicuri, dimenticando le numerosissime revoche di commercializzazione di molte loro specialità, i numerosi casi mortali riportati in letteratura poche ore dopo la loro somministrazione, non possiamo non osservare che la pratica vaccinale attuale offre il fianco a molte perplessità e per questo è sede di accese dispute in ambito scientifico, sia per le sue conseguenze sul sistema immunitario sia perché è basata su un trattamento di massa che prevede la somministrazione a tutti i bambini degli stessi vaccini ad una medesima e precocissima età, senza tener conto dell’anamnesi familiare e personale e dello stato differente di salute dei piccoli e dell’ambiente in cui vivono.

Noi crediamo che la Medicina del Futuro, alla quale ogni Operatore Sanitario è chiamato a dare il piccolo ma sempre prezioso apporto, sarà una Medicina dove si imporrà la Prevenzione Primaria e questa non può certamente essere basata sull’uso dei farmaci, ma prima di tutto su una corretta igiene di vita (alimentare, cinetica, psicologica, socio-culturale, ecc.) e su azioni di salvaguardia e di bonifica dell’ambiente, argomento quest’ultimo che è diventato un’emergenza primaria che secondo noi avrebbe bisogno, da parte Sua e dell’Istituto che Lei presiede, di interventi immediati che riteniamo addirittura molto più prioritari di quelli riguardanti le vaccinazioni.
Considerazioni preliminari
1 – Obiettivo della Medicina Preventiva è quello di proteggere i bambini dalle malattie ricorrendo a trattamenti di provata innocuità (Primum non nocere), pertanto senza sottoporli ad alcun rischio farmacologico.
2 – La Farmacologia Moderna, ad esclusione di condizioni estreme di emergenza pubblica, non contempla farmaci che possono essere somministrati in modo generalizzato, incondizionato e indiscriminato a tutta la popolazione, cioè senza un adeguato studio della persona volto a personalizzare il trattamento e valutare correttamente il rapporto rischio/beneficio per ogni singolo ricevente.
3 – I vaccini sono farmaci veri e propri e come tali hanno indicazioni, non indicazioni e controindicazioni, perciò possono sicuramente causare anche reazioni avverse.
4 – Se usati adeguatamente e attentamente personalizzati, i vaccini possono essere molto utili per ridurre nel ricevente la probabilità di ammalarsi di alcune specifiche patologie infettive.
5 – La Legge italiana attuale impone 4 vaccinazioni pediatriche obbligatorie (antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatitica B), ma la prassi quotidiana ne somministra 7 senza spiegazione e possibilità di appello.
6 – Nelle attuali condizioni socio-sanitarie del nostro Paese, non sembra essere assolutamente né necessario né urgente ricorrere alle vaccinazioni di massa con 7 vaccini contemporanei nei primissimi mesi di vita, quando il sistema immunitario è totalmente immaturo e quindi facilmente squilibrabile. Infatti, la quasi totalità dei Paesi dell’Europa Occidentale non impone alcuna vaccinazione, ma si limita a formulare delle raccomandazioni: dei 29 Paesi dell’Unione Europea (i 27 dell’UE più Norvegia e Islanda), 17 non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria (quasi tutti i Paesi dell’Europa Occidentale più Estonia e Lituania); tra i Paesi dell’Europa Occidentale, hanno vaccinazioni obbligatorie solo Italia e Grecia (con 4 vaccini) e Francia (con 3 vaccini).
7 – Oggi i bambini sono immunologicamente più deboli dei coetanei di qualche decennio fa per molteplici motivi: maggior numero di fattori di malattia o di non-salute nei genitori; alimentazione nutrizionalmente più povera e squilibrata; ambiente più inquinato; più facile ricorso a trattamenti farmacologici sia nella madre durante gravidanza, parto e/o allattamento, sia nel neonato; maggior incidenza di parti cesarei, ecc.
8 – La letteratura scientifica attuale conferma l’evidenza clinica che quanto maggiore è il numero dei vaccini somministrati contemporaneamente e quanto più è piccolo e/o nato prematuramente il bambino, tanto maggiori sono i rischi di reazioni avverse.
9 – Le attuali conoscenze di immunologia non considerano razionale la somministrazione parenterale contemporanea di 7 antigeni vaccinali ad un neonato di pochi mesi di vita, anche perché in Natura, indipendentemente dal grado di contagio, non si manifestano mai simultaneamente 7 patologie infettive e ciò significa che l’organismo non è fisiologicamente idoneo a gestire una tale evenienza.
10 – Se esistono vaccini pediatrici multipli, non capiamo perché non debbano essere commercializzati anche i medesimi vaccini singoli; infatti, ad esempio, non è chiaro perché una donna, che prima di una eventuale futura gravidanza desideri vaccinarsi contro la rosolia, debba essere obbligata ad inocularsi anche i vaccini contro il morbillo e la parotite (vaccino MPR).
11 – Nella letteratura scientifica, soprattutto negli USA, esiste attualmente una accesa discussione sia sul rapporto rischio/beneficio del vaccino trivalente MPR (contro Morbillo-Parotite-Rosolia) a virus vivi attenuati, sia sull’utilità e sull’efficacia del vaccino anti-HPV (contro il Papillomavirus Umano).
12 – Quest’ultimo è stato commercializzato molto prima che fossero disponibili dati certi sulla sua capacità di ridurre il rischio di tumore della cervice uterina e a tutt’oggi sono disponibili solo estrapolazioni statistiche sulla reale capacità di prevenzione tumorale da parte del vaccino anti-HPV (in ogni caso, sappiamo che può potenzialmente proteggere solo verso 2 dei 13 genotipi virali ad alto rischio oncologico); inoltre, mancano totalmente dei dati longitudinali di farmacovigilanza attiva sul suo reale rapporto rischio/beneficio dopo somministrazione in bambine di 11-12 anni d’età (per tale motivo in alcuni Paesi il vaccino è stato ritirato per precauzione e in Francia, Spagna e Italia centinaia di medici hanno firmato una petizione per sospenderne l’inoculazione).
13 – Recentemente, il vaccino antinfluenzale viene consigliato anche nei bambini sotto l’anno di età, ma è noto che le prove scientifiche che avvalorano la sua efficacia e il suo rapporto rischio/beneficio sono estremamente scarse, deboli e discutibili, sia per la vaccinazione pediatrica che per quella dell’adulto.
14 – I bambini nati prematuri o che hanno riportato una patologia acuta nei primi mesi di vita o che sono ancora affetti da qualche patologia infettiva acuta o che l’hanno superata da poche settimane o che hanno ricevuto farmaci interferenti con il sistema immunitario (antibiotici, cortisonici e/o altri immunosoppressori) nei primi mesi di vita o che hanno subito interventi chirurgici in anestesia generale o che hanno alterazioni immunitarie o che sono figli di genitori con patologie immunitarie o metaboliche o che vivono intensi (per loro) stress psichici o che si trovano in qualsiasi altra condizione squilibrante il loro già debole e precario equilibrio immunitario, sono sicuramente a maggior rischio di danni vaccinali.
15 – Le reazioni avverse dei vaccini non dipendono solo dalla componente antigenica di questi ultimi, ma anche dai loro componenti tossicologici (adiuvanti e conservanti) e sappiamo bene che l’innocuità a lungo termine della somministrazione parenterale in neonati di questi composti, singoli e/o variamente associati tra loro, non è sufficientemente dimostrata, mentre esistono prove scientifiche della tossicità e pericolosità isolata di alcuni di essi, sia in vitro, sia negli animali da laboratorio, sia nell’uomo. Inoltre, è noto che più è piccolo il bambino, maggiore deve essere la quota di antigene necessaria a innescare la risposta immunitaria.
16 – Purtroppo, nel nostro Paese la pratica della segnalazione delle sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini è poco attuata e in alcuni casi è addirittura misconosciuta o addirittura ostacolata, per cui queste segnalazioni sono fortemente sottostimate sia quantitativamente che qualitativamente.
17 – Da molti anni giungono nel nostro Paese, rispetto altri Paesi europei, numerosi immigrati extracomunitari e questo dato suscita allarmi ingiustificati: il fenomeno migratorio, ormai consolidato da decenni in Europa, non ha mai causato la diffusione di poliomielite o difterite neanche nei Paesi europei che hanno basse coperture vaccinali, per esempio come l’Austria (circa 85% di copertura vaccinale: dati OMS e Unicef). È noto invece che gli immigrati, a causa delle precarie condizioni di vita in cui si vengono a trovare, possono essere portatori di ben altre patologie, come tubercolosi, scabbia, salmonellosi, ecc.
18 – In queste ultime settimane si sta parlando molto di “crollo delle coperture vaccinali” in Italia, ma verificando il dato suEpicentro, abbiamo notato che la flessione media nella copertura è stata molto debole (Allegato 1).
19 – Inoltre, non dimentichiamo che il dato del 95% di copertura vaccinale è l’obiettivo prefissato dal Piano Nazionale Vaccini, non però dalla letteratura scientifica. Per fare un esempio, nel libro Vaccines di Stanley A. Plotkin, Walter A. Orenstein e Paul A. Offit, con la prefazione di Bill Gates (autori notoriamente favorevoli alla pratica vaccinale), sono riportate le soglie ritenute necessarie per ogni malattia infettiva per ottenere la cosiddetta immunità di gregge (herd immunity) nei Paesi occidentali. La tabella riportata (Allegato 2) evidenzia chiaramente che la soglia minima del 95% è totalmente ingiustificata e non deve spaventare.
20 – I dati epidemiologici attuali riguardanti la poliomielite dimostrano che non c’è alcuna evidenza scientifica che il calo delle coperture vaccinali sotto il 95% ponga la popolazione a rischio di epidemie infettive (cfr. ad esempio l’esperienza di Austria, Bosnia e Ucraina). Molti Paesi appartenenti a Regioni geografiche OMS delle Americhe e del Pacifico sono “Polio Free” nonostante abbiano coperture vaccinali ritenute nettamente al di sotto del 95%. Questo tetto percentuale, inoltre, è frutto di una stima statistica e ha un valore puramente orientativo.
21 – Oggi viviamo in un ambiente gravemente inquinato dal punto di vista tossicologico e la letteratura scientifica di questi ultimi anni correla l’inquinamento con molte patologie sia neuropsichiatriche, sia metaboliche, sia degenerative del bambino, patologie che hanno sempre alla base un interessamento immunitario sul quale l’alterazione indotta da precoci e multiple vaccinazioni può aggiungersi come fattore sinergico paragonabile a quella “goccia che può far traboccare il vaso”.
La nostra proposta, pertanto, è così articolata
1 – Obiettivo di ogni trattamento medico deve essere sempre la sua personalizzazione, perché deve essere adattato alle caratteristiche personali, nutrizionali, familiari, ambientali e sociali di ogni singola persona. La ricerca medica va in questa direzione: si punta sulla personalizzazione della terapia, si cercano i farmaci più efficaci ad esempio anche in base al genoma dell’individuo.
2 – I genitori sono i primi responsabili della salute dei loro figli. Nell’ambito dei temi sociali oramai correnti e universalmente accettati della democratizzazione della Medicina, della libertà di scelta terapeutica, della collaborazione del paziente con il medico all’atto terapeutico e dell’obbligatorietà della consapevolezza, cioè del “consenso informato” da parte del paziente, i genitori dovrebbero essere esaustivamente informati sulla reale necessità e sul rischio/beneficio di ciascun vaccino pediatrico. Di tale azione e responsabilità dovrebbero essere investiti anche i Pediatri di Libera Scelta e le Istituzioni Sanitarie locali.
3 – Nel rispetto della Costituzione Italiana, per garantire la vera tutela della salute è necessario che chi opera nel campo sanitario pubblico non si trovi in alcuna condizione di conflitto di interessi.
4 – Per l’adeguamento dell’Italia alle norme vaccinali attualmente in uso in tutti gli Stati Europei socialmente e culturalmente simili al nostro (come Regno Unito, Germania, Austria, Spagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svezia, Portogallo), riteniamo doveroso che venga superato l’obbligo vaccinale. Le mutate condizioni socio-sanitarie e le maggiori consapevolezza, responsabilità e maturità delle attuali e future nuove generazioni di genitori permettono sicuramente di impostare una Medicina Preventiva più moderna e farmacologicamente più razionale, cioè personalizzata in base alle caratteristiche biopatografiche e ambientali dei vaccinandi. Un tale approccio, inoltre, ridurrebbe sicuramente il rischio degli effetti indesiderati dei vaccini.
5 – Prima della vaccinazione, il Pediatra di Libera Scelta dovrebbe raccogliere una dettagliata anamnesi dei genitori, dei parenti prossimi e del bambino stesso, considerando tutti i fattori che influenzano la salute di quest’ultimo nella sua globalità, perché su di lui si ripercuotono anche le condizioni socio-ambientali del territorio in cui vive e quelle lavorative, economiche, nutrizionali, tossicologiche e psico-comportamentali dei componenti della sua famiglia.
6 – Prima della vaccinazione, il Pediatra di Libera Scelta dovrebbe escludere prudenzialmente eventuali controindicazioni alle vaccinazioni e a tale scopo, nel caso lo ritenesse opportuno, dovrebbe eventualmente sottoporre il bambino ad accertamenti laboratoristico-strumentali volti a valutare le sue condizioni immunitarie e nutrizionali, ricercando in particolare la presenza dei marker di flogosi.
7 – Nel momento della vaccinazione, il bambino deve essere sempre in perfetta salute, sia fisica che psichica.
8 – Il Medico Vaccinatore dovrebbe eseguire la vaccinazione solo dopo aver escluso eventuali malattie acute recenti o in atto, dopo aver escluso la presenza di eventuali controindicazioni e dopo aver visitato attentamente il vaccinando: è ovvio che un bambino ha diritto alla massima attenzione.
9 – Nel rispetto della Legge attuale, deve essere garantita la possibilità di eseguire solo le 4 vaccinazioni obbligatorie.
10 – Per ridurre il rischio di reazioni avverse dei vaccini, le vaccinazioni obbligatorie dovrebbero essere iniziate almeno nel secondo semestre di vita, ma dato che ci possono essere delle condizioni specifiche che consiglino un uso anticipato o posticipato di qualche vaccinazione, è necessario che tutti i vaccini (non solo i 4 obbligatori per il nostro Paese, ma anche gli altri, specificatamente quello per la rosolia) vengano commercializzati anche singolarmente per permettere la massima personalizzazione terapeutica.
11 – Allo scopo di essere stimolati a crescere sempre più in consapevolezza e responsabilità verso la pratica vaccinale attuata nei loro figli, i genitori dovrebbero ricevere dal Medico Vaccinatore le schede tecniche dei vaccini in modo da conoscere le proprietà, le controindicazioni, le componenti tossicologiche e le reazioni avverse di ogni farmaco che loro figlio riceverà e poter eventualmente segnalare prontamente eventuali reazioni avverse. Medici e personale addetto alla somministrazione dei vaccini dovrebbero essere opportunamente formati per rendere facilmente fruibili da parte di tutti i genitori tali informazioni.
12 – Nello stesso momento, i genitori hanno il dovere e il diritto di essere informati sull’esistenza della Legge 210 del 1992 inerente le modalità per ottenere l’indennizzo per i danni vaccinali; una legge che deve essere reperibile, esposta e ben consultabile presso la sede dei Servizi di Igiene e di Immunoprofilassi.
13 – Alla luce del fatto che i vaccini, come tutti i farmaci, possono causare dei danni nel vaccinato, sia a rapida che a lenta e tardiva comparsa, per il bene del proprio figlio e per un dovere morale nei confronti degli altri bambini che in futuro verranno vaccinati, i genitori devono essere anche adeguatamente istruiti a segnalare una qualsiasi alterazione o anomalia o cambiamento fisico e/o psichico nel bambino da poco vaccinato avvisando tempestivamente il proprio Pediatra di Libera Scelta e chiedendo, oltre all’ovvia visita medica del piccolo paziente, anche un adeguato trattamento curativo dei disturbi in atto e un trattamento preventivo verso eventuali ulteriori aggravamenti che potrebbero comparire a breve e/o lungo termine.
14 – Nel caso abbia il semplice sospetto di una reazione avversa vaccinale, il Pediatra di Libera Scelta ha sempre il dovere dicompilare la scheda di Segnalazione di Sospetta Reazione Avversa (D.M. 23.12.2003). A nostro avviso, va ripristinato l’obbligo di segnalazione della sospetta reazione avversa, accanto ad un meccanismo di incentivazione di questa pratica.
A nostro avviso, un tale approccio vaccinale garantirebbe una migliore difesa della salute pediatrica nei confronti delle malattie infettive ponendo più attenzione ai nostri figli, riducendo il rischio dei danni da vaccino e personalizzando ogni intervento preventivo adattando le più recenti conoscenze scientifiche alle reali necessità pediatriche individuali in considerazioni anche delle attuali modificate condizioni socio-ambientali del nostro Paese.
Questa lettera è stata firmata solo da alcuni di noi per motivi di semplicità, ma sono moltissimi i Medici e le Associazioni che condividono questi concetti che Le abbiamo esposto.
Inoltre, siamo altrettanto certi che sarebbero pronti a firmare decine di migliaia di genitori italiani che si basano su questi principi e che prima di noi si sono accorti che le vaccinazioni pediatriche praticate nel modo finora utilizzato hanno causato dei danni lievi o gravi ai loro figli.
Se il tema delle vaccinazioni è fortemente dibattuto a livello internazionale in questi ultimi anni, è perché l’argomento è ancora scientificamente aperto e allora se vogliamo servire la Verità abbiamo solo una possibilità: unirci tutti attorno ad un tavolo scientifico e discutere l’argomento con cuore aperto e libero da conflitti di interesse. Questo è il Bene della Medicina, il resto è coercizione cieca e scontro frontale che prima o poi si rivelerà contro tutti noi.
Inoltre, noi non chiediamo di andare contro le linee guida internazionali sulle vaccinazioni pediatriche, ma desideriamo aiutare l’Italia ad avanzare nel cammino della Comunità Europea verso la liberalizzazione delle vaccinazioni lasciando ai genitori, dopo averli concretamente e correttamente informati sui pro e contro dei farmaci vaccinali, la decisione finale di accettare o meno questo trattamento.
In fin dei conti, i genitori di oggi esigono giustamente di svolgere i loro diritti di primi seppur non unici responsabili della vita e della salute dei loro figli, ma è palese che in questo cammino hanno bisogno di essere guidati e consigliati dagli Specialisti del settore, in particolare da coloro che sono investiti di cariche istituzionali.
Auspicando che Lei e il Suo autorevole Istituto abbiate compreso la motivazione profonda che ci ha spinti a scrivere questo documento, cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti
Roberto Gava, farmacologo, tossicologo e cardiologo, vice-Presidente AsSIS (Padova)
Eugenio Serravalle, pediatra, puericultore e patologo neonatale, Presidente AsSIS (Pisa)
Maurizio Proietti, ricercatore dell’ISDE e Presidente Commissione Scientifica AsSIS (L’Aquila)
Antonio Abbate, medico di medicina generale (Roma)
Teresa Adami, infettivologa (Verona)
Damiana Alberti, medico psicoterapeuta (Genova)
Carlo Alessandria, gastroenterologo (Torino)
Paolo Domenico Algostino, pediatra (Torino)
Giovanni Alvino, ginecologo, urologo (Salerno)
Rosario Amelio, dirigente medico (Catanzaro)
Maria Cristina Andreotti, medico di medicina generale (Modena)
Marialisa Angeli, pediatra (Aosta)
Caterina Arcanà, ginecologa (Messina)
Gaetano Arcovito, psichiatra (Messina)
Andrea Aversa, medico di medicina generale (Napoli)
Rita Baraldi, radiologa (Ferrara)
Maurizio Bardi, medico di medicina generale (Milano)
Domenico Battaglia, urologo e andrologo (Ferrara)
Biagia Antonina Bellia, pediatra (Catania)
Cinzia Pia Benedetto, pediatra (Roma)
Innocenza Berni, medico di medicina chimico-clinica (Viterbo)
Laura Bertelè, medico di terapia fisica e riabilitazione motoria e psicologa (Lecco)
Mario Berveglieri, specialista in pediatria (Ferrara)
Elena Beziza, anestestia (Milano)
Mariarosa Bonazzoli, medico di medicina generale (Novara)
Laura Borghi, medico di medicina chimica-clinica (Milano)
Luigi Brunino, medicina fisica e riabilitazione (Padova)
Paolo Campanella, medico di medicina generale (Varese)
Mattia Canetta, medico di medicina interna (Roma)
Maurizio Cannarozzo, medicina del lavoro e psicoterapeuta (Trieste)
Guido Cantamessa, medico di medicina generale (Bergamo)
Flora Cappellin, psichiata (Torino)
Marco Cavo, cardiologo (Milano)
Carlo Cenerelli, medico di medicina generale (Milano)
Remigio Cenzato, medico di medicina generale (Venezia)
Anna Cesa-Bianchi, pediatra e medico in scienza dell’alimentazione (Sondrio)
Goffredo Chiavelli, pediatra (Treviso)
Giancarlo Cimino, pediatra (Cagliari)
Salvatore Coco, medico di medicina generale (Catania)
Marco Colla, chirurgo d’urgenza (Biella)
Donatella Confalonieri, infettivologa (Mantova)
Ruggero Alberto Consarino, ginecologo (Modena)
Maurizio Conte, pediatra (Roma)
Mariella Cordella, medico di medicina generale (Bologna)
Marisa Cottini, ginecologa (Torino)
Marcello Dalloni, ginecologo (Pesaro)
Eugenio De Blasi, medico di medicina generale (Milano)
Tommaso De Chirico, pneumologo (Milano)
Beatrice Dedor, medico delle cure palliative oncologiche (Milano)
Elena De Giosa, medicina del lavoro (Monza e Brianza)
Monica Delucchi, medico di medicina interna (Genova)
Emilio De Tata, medico sportivo (Reggio Emilia)
Vincenza Di Meglio, medico di medicina interna (Bologna)
Sebastiano Di Salvo, medico di medicina interna (Catanzaro)
Gustavo Dominici, medico di medicina generale (Roma)
Sabine Eck, medico di medicina generale (Modena)
Giuseppe Fagone, medico di medicina generale (Milano)
Paola Fava, medico sportivo (Bologna)
Flavio Fenoglio, medico di medicina generale (Genova)
Luisa Ferla, neurologa (Torino)
Maria Luisa Ferrari, specialista in pediatria (Ferrara)
Guglielmo Ferraro, odontoiatra (Salerno)
Fedora Fornaini, anestesista (Livorno)
Andreina Fossati, medico di medicina generale (Napoli)
Fabio Franchi, malattie infettive (Trieste)
Giovanna Gallerani, pediatra e neuropsichiatra infantile (Bologna)
Egidio Galli, medico dello sport (Messina)
Elisabetta Galli, medico nutrizionista (Monza e Brianza)
Paolo Garati, medico di medicina generale (Torino)
Lucia Gasparini, endocrinologa (Roma)
Maurizio Giacometti, medico di medicina generale (Bergamo)
Giovanna Gigli, medico e psicologo clinico (Milano)
Giovanna Giorgetti, medico di medicina generale (Terni)
Paolo Giraudo, medico di medicina generale (Torino)
Barbara Grandi, ginecologa (Siena)
Daniele Grassi, urologo (Bologna)
Maria Rita Gualea, medico dello sport (Pavia)
Emilio Iodice, medico di igiene e medicina preventiva, pneumologo e neurologo (Novara)
Giuseppe Leardini, medico di medicina generale (Rimini)
Giuseppe Leone, nutrizionista (Reggio Calabria)
Carmine Lo Schiavo, medico di medicina generale (Chieti)
Alfredo Lubrano, medico di medicina generale (Napoli)
Claudio Mangini, medico di medicina generale (Genova)
Alberto Magnetti, medico di medicina generale (Torino)
Francesco Marino, ematologo (Roma)
Angelo Masi, medico di medicina generale (Bologna)
Chiara Matteoli, medico di medicina generale (Pisa)
Loredana Mattioli, medico di medicina generale (Reggio Emilia)
Pindaro Mattòli, medico di medicina generale (Perugia) Dario Mazza, odontoiatra (Roma)
Dario Mazza, odontoiatra (Roma)
Alberto Mazzocchi, chirurgo maxillo-facciale (Bergamo)
Carlo Melodia, medico e biologo (Napoli)
Giacomo Merialdo, igiene e medicina preventiva (Genova)
Simona Mezzera, medico di medicina generale (Firenze)
Dario Miedico, medico legale (Genova)
Monica Monaco, statistica (Bologna)
Livia Mondina, ginecologica (Milano)
Marco Montaldo, pediatra (Cuneo)
Giampiero Moruzzi, medico di medicina generale (Bologna)
Teresa Mosca, ginecologa (Livorno)
Annalisa Motelli, medico del lavoro (Milano)
Gennaro Muscari Tomaioli, medico di medicina generale (Venezia)
Maria Grazie Musso, medico di medicina generale (Genova)
Paola Nannei, pediatra e radiologa (Milano)
Gabriella Niort, endocrinologa (Torino)
Roberto Olivi Mocenigo, odontoiatra infantile (Modena)
Paola Pamich, medico di medicina generale (Genova)
Maria Paregger, medico di medicina generale (Bolzano)
Veronica Petraglia, medico di medicina generale (Bologna)
Mauro Piccini, medico di medicina generale (Novara)
Chiara Piccinini, medico audiopsicofonologo e biologo (Modena)
Rosella Pierdomenico, pediatra (Ascoli Piceno)
Massimo Pietrangeli, pediatra (Pescara)
Miriam Pisani, medico di igiene e medicina preventiva (Torino)
Emma Pistelli, odontostomatologa (Pistoia)
Raffaella Pomposelli, medico di medicina generale (Milano)
Giuliano Poser, medico sportivo (Pordenone)
Massimo Presacco, medico di medicina generale (Padova)
Luciano Proietti, pediatra e chirurgo pediatra (Torino)
Pietro Rabolli, pneumologo (Savona)
Orazio Raffa, medico genetista e di igiene e medicina preventiva (Messina)
Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra (Bologna)
Adele Alma Rogriguez, Presidente LUIMO (Napoli)
Andrea Roncato, fisiatra (Padova)
Antonia Mariapia Ronchi, medico di medicina generale (Milano)
Anna Paola Rosaspina, medico di medicina generale (Bologna)
Gisella Ruzzu, pneumologa (Genova)
Mariateresa Sacchi, pediatra (Milano)
Cristiana Salvadori, medico di medicina generale (Pisa)
Guido Sartori, medico ayurveda (Bologna)
Romana Sartori, medico di medicina generale (Monza e Brianza)
Nicoletta Scoz, endocrinologa e medico delle malattie del ricambio (Bologna)
Sergio Segantini, medico di medicina generale (Firenze)
Chiara Simoncini, medico di medicina generale (Pisa)
Mario Soliani, peditra (Reggio Emilia)
Maria Grazie Tamburini, geriatra (Bologna)
Carlo Tonarelli, pediatra e neonatologo (Genova)
Diego Tomassone, medico nutrizionista (Torino)
Danilo Toneguzzi, psichiatra e psicoterapeuta (Pordenone)
Elena Tonini, psicoterapeuta (Brescia)
Ermatea Trabucco, medico di medicina generale (Salerno)
Anna Truci, medico di medicina generale (Firenze)
Pierluigi Tubia, medico di medicina generale (Venezia)
Giancarlo Usai, infettivologo (Perugia)
Mariateresa Ventrella, pediatra e neuropsichiatra infantile (Bologna)
Franco Verzella, oculista (Bologna)
Giulio Viganò, pediatra (Milano)
Andrea Vincenzi, medico di medicina generale (Modena)
Mariarosa Vitali, neuropsichiatra infantile (Genova)
Grazia Vitelli, medico di medicina generale (Bologna)
Carla Zagonara, medico di medicina generale e psicologa (Bologna)
Marta Zoratti, medico sportivo (Bologna)
Bruno Zucca, medico di medicina generale (Brescia)

sabato 24 ottobre 2026

"La tentazione di credere


"La tentazione di credere

 "La natura è costruita in maniera tale che non c'è dubbio che non sia costruita così per un caso. Più uno studia i fenomeni della natura, più si convince profondamente di ciò. Esistono delle leggi naturali di una profondità e di una bellezza incredibili. Non si può pensare che tutto ciò si riduca a un accumulo di molecole. Lo scienziato in particolare, riconosce fondamentalmente l'esistenza di una legge che trascende, qualcosa che è al di fuori e che è immanente al meccanismo naturale. Riconosce che questo 'qualcosa' ne è la causa, che tira le fila del sistema. È un 'qualcosa' che ci sfugge. Più ci guardi dentro, più capisci che non ha a che fare col caso. (...) 

L'uomo di scienza osserva la natura nella sua forma più perfetta, e deve farlo con intelligenza, modestia, bontà. (…) Lo scienziato può osservare e apprezzare qualcosa di sublime. E non lo registra solo per sé. Ha il dovere di trasmetterlo a tutta la gente del mondo."


Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica nel 1984, tratto da "La tentazione di credere" di E. Ferri, 1987

Il NERVO VAGO 2

 Il NERVO VAGO è il freno naturale dell'INFIAMMAZIONE: ecco come funziona (e cosa puoi farci davvero)


C'è un tipo di infiammazione che non fa rumore, non ti manda la febbre e non ti gonfia un ginocchio, eppure lavora sottotraccia dietro a tanti fastidi diffusi che nessuno riesce a spiegarti bene.


Una stanchezza che non passa mai del tutto, dolori vaghi che cambiano posto, una pancia che si gonfia senza un motivo chiaro, un recupero sempre più lento dopo lo sforzo o dopo una brutta settimana.


Si chiama infiammazione cronica di basso grado, ed è silenziosa proprio perché resta sotto la soglia in cui te ne accorgeresti in modo netto.


La cosa che quasi nessuno sa è che il tuo corpo ha un freno naturale su questa infiammazione. E quel freno è un nervo.


🔌 UN FILO ELETTRICO CHE ARRIVA DAPPERTUTTO


Il nervo vago è uno degli aspetti più affascinanti del corpo umano, e in realtà si tratta di due nervi, uno destro e uno sinistro, che partono direttamente dal cervello.


È come un filo elettrico che si snoda dall'alto, scende lungo il tratto cervicale e da lì raggiunge quasi ogni organo che hai, dal cuore allo stomaco fino all'intestino.


La cosa sorprendente è che circa il 70% delle sue fibre è di tipo sensoriale, cioè il loro compito non è comandare, ma raccontare al cervello come stanno gli organi interni in questo momento.


Il restante 30% è la parte più conosciuta, quella del sistema nervoso parasimpatico, la modalità "riposo e recupero" che rallenta il battito, favorisce la digestione e tiene sotto controllo l'infiammazione generale.


🧪 LA SCOPERTA CHE HA CAMBIATO LE CARTE


Qui arriva il punto che rende questo nervo così interessante per la scienza degli ultimi vent'anni.


Nel 2002 il neurochirurgo Kevin Tracey scoprì che stimolare il nervo vago riduce in modo significativo l'infiammazione nel corpo. Da lì è nato un intero filone di ricerca su quello che oggi si chiama percorso antinfiammatorio colinergico.


Il meccanismo, semplificato, è questo: il vago mette in moto una catena che porta al rilascio di acetilcolina, una sostanza che frena la produzione delle citochine infiammatorie da parte delle cellule immunitarie.


Le citochine sono i messaggeri dell'infiammazione, quelli con nomi come TNF, interleuchina-1 e interleuchina-6, e sono esattamente ciò che questo segnale riesce a tenere a bada.


Il lavoro fondativo resta quello di Borovikova e colleghi, pubblicato sulla rivista Nature nel 2000. Hanno visto che l'acetilcolina attenua il rilascio di TNF nelle cellule immunitarie, e che stimolare elettricamente il vago blocca la produzione di TNF e previene lo shock nei modelli di laboratorio.


E non è un semaforo a senso unico, ma un vero arco riflesso. Le stesse citochine dell'infiammazione attivano le fibre sensoriali del vago, che a loro volta innescano la risposta antinfiammatoria, come ha chiarito il lavoro di Silverman e colleghi del 2023.


In pratica il corpo si accorge da solo di essersi infiammato e prova a spegnere l'incendio dall'interno.


⚠️ QUI VOGLIO ESSERE ONESTO CON TE


Adesso però devo fermarmi un attimo e dirti due cose molto ferme, perché su questo argomento gira davvero un mare di promesse gonfiate e di scorciatoie che non stanno in piedi.


Prima cosa: le prove forti di questo effetto arrivano dalla stimolazione elettrica del vago fatta con appositi dispositivi, e da modelli animali o di laboratorio. Non arrivano dalla promessa che "respirando profondamente spegni l'infiammazione" come per magia nella persona comune.


Seconda cosa, ancora più importante: non esiste un "nervo vago infiammato" come causa dei tuoi disturbi. È un'espressione che senti ripetere ovunque, ma la ricerca seria non la sostiene, e ti conviene diffidarne parecchio.


Il punto non è un nervo malato da curare, ma un tono vagale basso, cioè un sistema parasimpatico poco attivo, un freno che resta premuto troppo poco mentre l'acceleratore dello stress continua a girare.


La differenza sembra da poco, e invece cambia tutto: non devi guarire un nervo, devi rimettere in funzione una modalità che è già dentro di te.


🌬️ LA VERSIONE QUOTIDIANA (E ONESTA) DELLA STORIA


Bene, e allora nella vita di tutti i giorni cosa puoi farci davvero?


Il collegamento più concreto passa dal respiro. Il nervo vago viene stimolato anche in modo meccanico dal diaframma, il grande muscolo a cupola sotto le costole.


A ogni respiro pieno il diaframma si abbassa e si rialza, muovendo le zone in cui il vago lavora.


Un respiro lento e un diaframma che si muove bene alzano il tono vagale, e questo è uno dei dati più solidi dell'intera area. Una meta-analisi di Laborde e colleghi del 2022 ha messo insieme oltre duecento studi, e ha visto la variabilità del battito, un indicatore del tono vagale, aumentare durante e dopo la respirazione lenta.


Voglio essere chiaro anche qui: questo è un meccanismo ragionevole per sostenere la modalità in cui il corpo tiene sotto controllo l'infiammazione, non una cura dimostrata. È plausibilità costruita sui meccanismi, ed è già molto, ma non è una promessa di guarigione.


💪 IL COLLEGAMENTO CHE TI RIGUARDA DA VICINO


Ecco perché i muscoli entrano in gioco più di quanto tu immagini. Il tono del vago è condizionato parecchio dal tratto cervicale e dal diaframma, le due zone da cui questo nervo passa e da cui raccoglie informazioni.


Un collo cronicamente teso e un diaframma rigido mandano al cervello un messaggio costante di allerta, e finché quel messaggio arriva, il sistema resta in modalità accelerata e il tono vagale rimane basso.


Liberare il collo, sciogliere il diaframma e imparare a respirare in modo pieno è quindi il modo concreto per ridare al corpo il suo freno naturale. È quello che nessun dispositivo ti mette in tasca, ma che porti già dentro di te.


Se vuoi capire come funziona davvero il nervo vago, quali sintomi può spiegare e cosa puoi fare in concreto per sostenerlo, ho raccolto tutto in una guida dedicata. Senza promesse miracolose, ma con un metodo sensato.


Scopri il mio video l'ebook "Nervo Vago: guida ai sintomi e alle soluzioni", e comincia a lavorare sul collo, sul diaframma e sul respiro con criterio.


Link qui: https://fitshub.short.gy/nervovagoad

mercoledì 21 ottobre 2026

EMOCROMO COMPLETO

 EMOCROMO COMPLETO – COME LEGGERE I VALORI DEL SANGUE


Globuli rossi, globuli bianchi e piastrine: che cosa misurano e quali informazioni biologiche forniscono


L'emocromo completo è uno degli esami di laboratorio più richiesti. Misura le principali componenti cellulari del sangue e permette di ottenere informazioni sulla capacità di trasporto dell'ossigeno, sulla risposta immunitaria e sui processi coinvolti nell'emostasi.


Non è semplicemente un elenco di numeri: è un insieme di parametri che acquistano significato soprattutto quando vengono interpretati nel loro complesso.


1. LA SERIE ROSSA – ERITROCITI E TRASPORTO DELL'OSSIGENO


Globuli rossi o eritrociti (RBC)


Sono le cellule che trasportano l'ossigeno ai tessuti grazie all'emoglobina. Un numero ridotto può accompagnare diverse forme di anemia; un numero elevato può essere legato, tra le altre cause, a disidratazione, ipossia cronica o condizioni ematologiche specifiche.


Il dato non va mai interpretato isolatamente: è importante confrontarlo con emoglobina, ematocrito e indici eritrocitari.


Emoglobina (Hb)


È la proteina che lega e trasporta l'ossigeno. Una concentrazione ridotta può indicare anemia, da approfondire per comprenderne la causa. Un valore elevato può dipendere da emoconcentrazione o da un aumento effettivo della massa eritrocitaria.


Per distinguere le possibili cause possono essere utili altri esami, come ferritina, sideremia, transferrina, vitamina B12, folati e reticolociti, scelti in base al quadro clinico.


Ematocrito (HCT)


Indica la percentuale del volume del sangue occupata dai globuli rossi. Un valore basso può accompagnare l'anemia; un valore alto può comparire in caso di disidratazione o aumento dei globuli rossi.


Poiché risente anche dello stato di idratazione, deve essere letto insieme a emoglobina e conta eritrocitaria.


Volume corpuscolare medio (MCV)


Indica la dimensione media dei globuli rossi.


➡️MCV basso: microcitosi, che può comparire nelle carenze di ferro o nelle talassemie.

➡️MCV normale: normocitosi, compatibile con diverse condizioni, comprese alcune anemie.

➡️MCV alto: macrocitosi, che può essere associata a carenza di vitamina B12 o folati, consumo eccessivo di alcol, patologie epatiche, alcuni farmaci o altre condizioni.


L'MCV orienta la classificazione dell'anemia, ma non ne stabilisce da solo la causa.


Emoglobina corpuscolare media (MCH)


Indica la quantità media di emoglobina contenuta in ciascun globulo rosso. Può risultare ridotta quando le cellule contengono meno emoglobina, come accade in alcune anemie microcitiche.


Concentrazione corpuscolare media di emoglobina (MCHC)


Esprime la concentrazione media di emoglobina all'interno dei globuli rossi. Può essere ridotta in alcune anemie e, più raramente, aumentata in particolari condizioni. È utile insieme a MCV e MCH.


Ampiezza di distribuzione eritrocitaria (RDW)


Descrive quanto variano le dimensioni dei globuli rossi. Un RDW elevato indica una maggiore eterogeneità dimensionale, detta anisocitosi.


Può contribuire alla valutazione delle anemie, per esempio quando sono presenti cellule di dimensioni differenti. Non identifica da solo una carenza o una malattia specifica.


Reticolociti


Sono globuli rossi giovani appena immessi in circolo. Non sono sempre inclusi nell'emocromo standard, ma possono essere richiesti per approfondire un'anemia.


Un aumento può indicare una risposta del midollo osseo, per esempio dopo una perdita di sangue o in alcune forme di emolisi. Un numero inappropriatamente basso può suggerire una produzione eritrocitaria insufficiente rispetto alle necessità.


2. LA SERIE BIANCA – LE DIFESE IMMUNITARIE


Globuli bianchi totali (WBC)


Comprendono cellule con funzioni diverse nella difesa dell'organismo. Un aumento, chiamato leucocitosi, può comparire in infezioni, infiammazione, stress fisiologico, assunzione di alcuni farmaci e altre condizioni.


Una riduzione, detta leucopenia, può essere legata a farmaci, infezioni, condizioni autoimmuni o alterazioni della produzione midollare. Il numero totale non basta a identificare la causa: è fondamentale osservare la formula leucocitaria.


Formula leucocitaria


Indica la distribuzione dei diversi tipi di globuli bianchi. È utile valutare sia le percentuali sia, soprattutto, i conteggi assoluti, perché una percentuale può apparire alta o bassa semplicemente a causa della variazione di un'altra popolazione.


Neutrofili


Sono importanti nella risposta contro molti batteri e nella gestione dell'infiammazione acuta.


Un aumento può essere osservato in alcune infezioni batteriche, infiammazioni, stress fisiologico e durante l'assunzione di corticosteroidi. Una riduzione significativa può aumentare il rischio di infezioni, a seconda del livello e della durata.


Linfociti


Comprendono popolazioni con funzioni diverse, tra cui linfociti B e T, fondamentali per la risposta immunitaria adattativa.


Un aumento può comparire in alcune infezioni virali e in altre condizioni; una riduzione può essere associata a farmaci, infezioni o alterazioni immunitarie. Il dato va interpretato in rapporto all'età e al quadro clinico.


Monociti


Partecipano alla risposta immunitaria e alla rimozione di microrganismi, detriti cellulari e tessuti danneggiati.


Un aumento può essere osservato in alcune infezioni, condizioni infiammatorie o durante la fase di recupero da determinate malattie. Un'alterazione isolata non consente di stabilirne la causa.


Eosinofili


Sono coinvolti nelle risposte allergiche e nella difesa contro alcuni parassiti.


Un aumento può comparire in allergie, asma, alcune parassitosi, reazioni a farmaci e altre condizioni. Non significa automaticamente che sia presente un'allergia o un'infestazione parassitaria.


Basofili


Partecipano ai processi allergici e infiammatori attraverso il rilascio di mediatori biologici.


Sono normalmente poco numerosi. Le variazioni devono essere valutate nel contesto dell'intera formula leucocitaria e degli altri dati di laboratorio.


3. LA SERIE PIASTRINICA – EMOSTASI E COAGULAZIONE


Piastrine (PLT)


Sono frammenti cellulari fondamentali per formare il tappo piastrinico iniziale in caso di lesione vascolare.


Una conta ridotta, detta trombocitopenia, può avere diverse cause e, se marcata, aumentare il rischio di sanguinamento. Una conta elevata, detta trombocitosi, può essere reattiva, per esempio in presenza di infiammazione o carenza di ferro, oppure associata a condizioni ematologiche.


La conta piastrinica, da sola, non misura tutta la funzionalità delle piastrine né descrive completamente il sistema della coagulazione.


Volume piastrinico medio (MPV)


Indica la dimensione media delle piastrine. Può fornire informazioni complementari, ma risente del metodo di laboratorio e del tempo trascorso dal prelievo. Non va interpretato come indicatore autonomo di una malattia.


Distribuzione volumetrica piastrinica (PDW)


Descrive la variabilità delle dimensioni delle piastrine. È un parametro complementare, il cui significato dipende dagli altri risultati e dal contesto.


Piastrinocrito (PCT)


Esprime la frazione del volume sanguigno occupata dalle piastrine. È influenzato dalla conta piastrinica e dal loro volume medio e non va confuso con la procalcitonina, che viene spesso abbreviata anch'essa PCT in altri contesti di laboratorio.


Non tutti i laboratori riportano MPV, PDW e PCT; alcuni parametri aggiuntivi dipendono dall'analizzatore utilizzato.


4. COME SI LEGGONO I RISULTATI?


Un emocromo non si interpreta cercando semplicemente i valori contrassegnati con un asterisco.


Per esempio:


➡️Emoglobina bassa e MCV basso possono orientare verso un'anemia microcitica, da approfondire.

➡️Emoglobina bassa e MCV alto richiedono di considerare, tra le altre possibilità, carenze vitaminiche, farmaci o patologie epatiche.

➡️Globuli bianchi elevati con neutrofili aumentati possono accompagnare un processo infettivo o infiammatorio, ma non ne dimostrano da soli la causa.

➡️Piastrine ridotte o molto aumentate richiedono una valutazione proporzionata all'entità dell'alterazione e alla situazione clinica.


Gli intervalli di riferimento variano in base a laboratorio, metodo, età, sesso e altre caratteristiche. Un valore appena fuori intervallo non equivale necessariamente a una malattia; un risultato importante non va invece trascurato solo perché gli altri parametri sono normali.


✅L'IMPORTANZA PER IL BIOLOGO


L'emocromo permette di studiare aspetti essenziali della fisiologia: trasporto dell'ossigeno, risposta immunitaria, produzione delle cellule ematiche ed emostasi.


Il biologo deve conoscere il significato dei parametri, le loro relazioni, le interferenze e i limiti interpretativi. Questa competenza è preziosa nell'attività di laboratorio e nella divulgazione scientifica.


La lettura completa dei risultati spetta al professionista sanitario nell'ambito delle proprie competenze. Quando emergono anomalie, il loro significato deve essere definito dal medico considerando sintomi, anamnesi e accertamenti appropriati.


Dott Umberto Villanti 

Biologo nutrizionista

Master in Medicina e Nutrizione Funzionale SMNF


Riferimenti scientifici


Complete Blood Count (CBC), MedlinePlus, consultato nel 2026.


Blood Differential, MedlinePlus, consultato nel 2026.