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venerdì 18 settembre 2026

ADRIENNE VON SPEYR

 ADRIENNE VON SPEYR, MISTICA SVIZZERA E PRIMA DONNA AD ESERCITARE LA PROFESSIONE DI MEDICO IN SVIZZERA


E’ stata la prima donna ad esercitare la professione di medico in Svizzera, si convertì al cattolicesimo nel 1940 grazie all’amicizia con Hans Urs von Balthasar grande teologo con il quale il Papa emerito Benedetto XVI aveva dato vita alla rivista di teologia “Communio”. Le sue esperienze mistiche si concentrano sulla discesa di Cristo agli inferi.


Adrienne von Speyr nasce nel 1902 a La Chaux-de-Fonds, città montana della Svizzera francese lungo il massiccio del Giura, seconda dei quattro figli di Laure Girard e dell’oculista basilese Theodor von Speyr.


La famiglia, di religione protestante, è agiata ma di rigidi costumi. Adrienne viene cresciuta da una severa bambinaia, i genitori li vedeva quasi solamente a pranzo, dove era concesso parlare unicamente se interrogati, mentre ogni sera, x la buonanotte, l’attendava la ramanzina della madre sulle “mancanze” riferite dalla bambinaia.

Dopo due anni di ginnasio la madre riesce a toglierla dalla scuola preoccupata di veder la figlia circondata da ragazzi, e per la stranezza del suo intento – come donna, a quell’epoca – di studiare medicina. Viene quindi mandata con sua grande tristezza per un anno alla scuola femminile, ma sorpresa dal padre a studiare di notte per non rimanere indietro rispetto ai compagni del ginnasio, viene rimandata a studiare medicina, con grande gioia sua e dei compagni.

Nel novembre del 1917 si sveglia una mattina con una lunga visione, in camera propria, della Madonna circondata da angeli. Tali figure le appaiono come in un quadro, sulla parete, ma nel contempo risultano a lei “vive”, in movimento, e non le trasmettono spavento, bensì meraviglia e gioia. Fra loro, la giovane riconosce Sant’Ignazio e altri santi. Da allora, ella avrebbe custodito una ferita sul cuore, sotto il seno, come simbolo d’intima appartenenza a Dio.

Nel 1921, riuscì a superare l’esame di maturità insieme con i suoi compagni di corso. Lo studio della medicina, avversato dalla mamma e dai parenti, fu affrontato con spirito di grande dedizione come preparazione al servizio del prossimo. Più tardi Adrienne svilupperà un parallelo significativo tra la missione del medico e quella del sacerdote. Dopo la laurea, nel 1927, la giovane dottoressa si recò per le ferie al san Bernardino. Vi incontrò il professore Emil Durr, rimasto vedovo con due figli. Durr si innamorò della studentessa piena di temperamento che, dopo le iniziali resistenze, accondiscese a sposarlo per compassione verso quell’uomo fondamentalmente buono. 

Col tempo lui la conquistò pienamente al punto che la sua morte improvvisa nel 1934 la gettò nel baratro della disperazione. Due anni dopo, nel 1936, si risposò con Werner Kaegi, assistente di Durr e poi ordinario di storia all’università di Basilea. Educata nella tradizione del protestantesimo liberale, la dottoressa aveva più volte tentato di fare la conoscenza di un sacerdote cattolico. Nel 1940 fu costretta ad un ricovero ospedaliero per un attacco di cuore. Al ritorno a casa un amico comune le presentò il teologo Hans Urs von Balthasar, che dall’anno precedente era arrivato in città come assistente degli studenti cattolici presso l’università.

Dopo non molto tempo la dottoressa era pronta per il passaggio alla confessione cattolica che ebbe luogo nella festa di Tutti i Santi del 1940. Secondo l’espressione di von Balthasar, subito dopo la conversione <<inizia a riversarsi su Adrienne una vera cateratta di grazie mistiche, in un uragano apparentemente senza regola>> : sono grazie di preghiera, grazie di visione, le “passioni”, partecipazione alle sofferenze di Cristo che terminarono con l’esperienza del sabato Santo e della discesa agli inferi.

L’immedesimazione con le sofferenze di Cristo è esterna (per un certo periodo fu stigmatizzata), ma soprattutto interna. Da queste sue esperienze Adrienne derivò il suo peculiare concetto di mistica che von Balthasar definì oggettiva. Secondo Adrienne, dunque, la mistica è una missione speciale, un carisma, un servizio alla Chiesa che è portato a termine in modo retto nella più completa lontananza da se stessi, nella dimenticanza di se stessi. Ella prediligeva la parola francese effacement, che indica l’atto della cancellazione dopo aver prestato il proprio servizio. 

La sua preghiera era universale. Un ulteriore carisma rese quasi visibile questo aspetto. Durante la preghiera compiva dei viaggi che la trasponevano nei luoghi molteplici dove era necessaria la sua presenza orante. Durante la guerra fu nei campi di concentramento per condividere le sofferenze dei prigionieri, successivamente fu spesso nei monasteri di vita contemplativa per risvegliare lo Spirito e animare la preghiera. 

Il decennio degli anni ’40 venne trascorso da Adrienne e von Balthasar nel febbrile tentativo di dare inizio a una comunità, la comunità di san Giovanni, posta sotto il patrocinio dell’apostolo, il cui spirito Adrienne voleva assimilare, vivere e trasmettere. Contemporaneamente ella dettava a von Balthasar il contenuto delle sue visioni e illuminazioni, da cui il teologo decise di derivare dei libri ritenuti un servizio prezioso per la Chiesa. A questo scopo, utilizzando una somma di denaro ricevuta in eredità dalla famiglia, fondò una casa editrice, posta a sua volta sotto il patrocinio di San Giovanni.

Agli inizi degli anni ’50, tuttavia, la salute di Adrienne cominciò a peggiorare in maniera preoccupante. Soffriva di una grave forma di diabete che l’affaticava e deprimeva. Oltre ai dolori sempre più forti vi era la sensazione crescente dell’impotenza, del non poterne più. Questa sofferenza si protrasse per quasi due decenni. Secondo von Balthasar <<il suo corpo era come un organo in cui tutti i registri del dolore erano aperti>>, che si spegneva <<in un diminuendo incredibilmente lento, che diveniva sempre più sommesso>> .

Sentendosi finalmente a un passo da Dio, l’espressione che caratterizza i suoi ultimi giorni diventa: “Com’è bello morire!” (Que c’est beau du mourir!), frase esclamata prima di ringraziare per ogni cosa, ripromettendosi di offrire aiuto dal cielo. Deceduta alla festa di Sant’Ildegarda, 17 settembre 1967. Adrienne viene sepolta nel giorno in cui avrebbe compiuto sessantacinque anni, con il simbolo trinitario apposto sulla propria tomba, scolpito da Albert Schilling.


In una visione, Maria Vergine l’avrebbe invitata ad “apprendere, soffrire, progredire”


“I santi non vanno “copiati”, né sarebbe possibile farlo, ma si può apprendere da loro, che sono come “strascico della madre di Dio…”


Fonte: wikipedia.org/wiki/Adrienne_von_Speyr


PREGHIERA ALLA SANTISSIMA TRINITA'


Adorabile trinità, Dio solo in tre persone, 


ci prostriamo innanzi a Voi!


Gli angeli irradianti dalla vostra luce 


non possono sostenerne lo splendore;


si velano la faccia e si umiliano al cospetto 


della vostra infinita Maestà.


Permettete ai miseri abitanti della terra 


di unire le loro adorazioni


a quelle degli spiriti celesti.


Padre, Creatore del mondo, siate benedetto 

dall'opera delle vostre mani!

Verbo Incarnato, Redentore del mondo, 

ricevete le lodi di coloro per i quali

avete sparso il vostro Sangue preziosissimo!

Spirito Santo, sorgente di grazia e principio di amore, 

siate glorificato nelle anime che sono vostro tempio!

Ma ohimè! Signore, odo le bestemmie 

degli increduli che non vi vogliono

conoscere, degli empi che vi oltraggiano, 

dei peccatori che disprezzano

la vostra legge, il vostro amore, i vostri doni.

O Padre potentissimo, noi detestiamo 

tanta audacia e vi offriamo,

con le nostre deboli preghiere, 

l'adorazione perfetta del vostro Cristo!

O Gesù dite ancora al Padre celeste che perdoni loro,

perchè non sanno ciò che fanno!

Spirito Santo, cambiate ad essi il cuore ed infiammate il nostro

di uno zelo ardente per l'onore di Dio.

Padre, Figlio e Spirito Santo regnate finalmente con l'amore

così in terra come in cielo.

Salgano dovunque verso di Voi inni di benedizione,

incenso di preghiere, ossequi di fedeltà.

La Santissima Trinità sia sempre lodata, servita e onorata

da tutte le creature in Gesù Cristo nostro Signore. Amen

mercoledì 16 settembre 2026

DRENAGGIO LINFATICO

 DRENAGGIO LINFATICO delle gambe: ecco il MUSCOLO nascosto che apre o chiude il passaggio 

(e perché la sedia ne è la nemica numero uno)


Tutta la linfa che sale dalle gambe ha un solo modo per tornare verso il resto del corpo: deve attraversare la pelvi, e non esiste alcuna via alternativa.


Non c'è una seconda strada, non c'è una scorciatoia: la regione del bacino è il punto obbligato da cui passa tutto il drenaggio della metà inferiore del corpo.


È come un imbuto: tutto quello che arriva dal basso si incanala lì e da lì deve risalire.

Se quel passaggio è libero, la linfa scorre, i tessuti si svuotano e le gambe restano leggere, mentre se quel passaggio è schiacciato la linfa rallenta, i liquidi si fermano e tutto ciò che sta sotto comincia a gonfiarsi.


E a tenere quel passaggio aperto oppure chiuso non è una vena, non è un linfonodo: è un muscolo che quasi nessuno mette in relazione con la circolazione, lo psoas.


Oggi ti faccio vedere perché proprio lui decide la sorte del tuo drenaggio, perché la sedia è il suo peggior alleato, e come tutto questo possa cambiare quando lo rimetti in movimento.


🚪 LO PSOAS: IL CUSTODE NASCOSTO DEL PASSAGGIO LINFATICO


Lo psoas è il grande muscolo profondo che parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e arriva fino alla coscia, e per raggiungerlo dovresti letteralmente passare attraverso la pancia, tanto sta in profondità.


Nel suo tragitto attraversa esattamente il corridoio dove transita la linfa che torna dalle gambe, passando in mezzo ai linfonodi iliaci e inguinali, cioè quei piccoli filtri che ogni goccia deve oltrepassare per risalire.


Non è una vicinanza vaga o un collegamento indiretto: lo psoas e quei linfonodi condividono lo stesso identico spazio anatomico, sono a contatto, abitano la stessa stanza.


Quando lo psoas è elastico e si muove bene, questa convivenza diventa un vantaggio enorme, perché ogni volta che il muscolo si contrae e poi si rilascia durante il movimento comprime e libera i vasi linfatici a ritmo, e li fa funzionare come una vera pompa.


Ad ogni passo, ad ogni piega dell'anca, ad ogni volta che ti alzi e ti rimetti in moto, lo psoas spinge la linfa verso l'alto, un battito dopo l'altro.


🪑 PERCHÉ LA SEDIA SPEGNE LA POMPA E TI RIEMPIE LE GAMBE


Il guaio è che dopo anni passati seduti lo psoas è quasi sempre accorciato e rigido, e un muscolo rigido non pompa più nulla: si limita a comprimere, di continuo, senza mai rilasciare.


I vasi e i linfonodi del bacino si ritrovano sotto una pressione costante, il passaggio si restringe, e la linfa che arriva dalle gambe non ha più la spinta per risalire come dovrebbe, così l'imbuto si intasa.


Ma la sedentarietà ti rovina il drenaggio per una seconda via, ancora più diretta della prima.

Quando sei seduto, la piega dell'inguine, cioè il punto in cui la coscia incontra il bacino, forma un angolo retto che schiaccia i vasi linfatici anche dall'esterno, indipendentemente dallo psoas.

Mettendo insieme le due cose: lo psoas accorciato comprime il passaggio da dentro, e la posizione seduta lo strozza da fuori.


È come sedersi sopra un tubo da giardino già piegato in due: lo schiacci da due direzioni nello stesso istante, e l'acqua che dovrebbe scorrere si ferma.


E questo non lo fai per cinque minuti, lo fai per otto, dieci, dodici ore al giorno, giorno dopo giorno, anno dopo anno.


Ecco perché un lungo viaggio in macchina o una trasferta in aereo ti lasciano le caviglie gonfie e le gambe pesanti molto più di una giornata in cui ti sei mosso parecchio, anche senza fare sport: in viaggio resti incastrato nella stessa piega per ore, e quel passaggio non si riapre mai.


🌙 IL PATTERN MATTINO-SERA CHE QUASI TUTTI RICONOSCONO


C'è un dettaglio in cui moltissime persone si rivedono subito, ed è la differenza tra come stanno le gambe appena sveglie e come stanno la sera.

Al mattino, dopo una notte passata in orizzontale, la gravità non ostacola il ritorno della linfa, lo psoas è abbastanza disteso, la piega inguinale non comprime niente, e i tessuti hanno avuto ore intere per svuotarsi: le gambe sono leggere e l'anello ti gira al dito senza problemi.


Poi la giornata avanza, e ora dopo ora la gravità tira i liquidi verso il basso, lo psoas si accorcia stando seduti, la piega dell'inguine schiaccia i vasi, e quel collo di bottiglia nel bacino si stringe sempre di più.


La sera diventa il momento peggiore, con il massimo dei liquidi accumulati e il minimo della capacità di drenarli: le scarpe stringono, le gambe sono pesanti e legnose, e quando ti togli i calzini trovi il segno dell'elastico stampato sulla pelle.


Non è semplicemente la solita "ritenzione idrica" di cui si parla in modo vago: è la linfa che non riesce a risalire perché il passaggio nel bacino è bloccato.


Tante persone provano a rispondere con drenanti, tisane, calze a compressione e creme, e qualcosa di sollievo arriva anche, ma il problema torna sempre, perché nessuna di queste cose tocca il muscolo che sta strozzando il passaggio.


🩹 LA MIA APPENDICITE, E COSA HO CAPITO ANNI DOPO


Su questo punto ti racconto una cosa che mi riguarda da vicino, perché l'ho vissuta sulla mia pelle prima ancora di capirla.


A tredici anni sono stato operato di appendicite, e l'intervento è stato un mezzo disastro: la ferita ha fatto infezione, la cicatrice è venuta brutta e la guarigione è stata lunga e complicata.


Per anni mi sono trascinato una sensazione strana sul lato destro, una specie di tensione di fondo nell'addome e una gamba che ogni tanto sembrava più pesante e più "intasata" dell'altra, senza che riuscissi a darmi una spiegazione.


Quello che ho capito molto più tardi è che le aderenze lasciate dalla cicatrice avevano incollato fra loro dei piani che invece dovrebbero scorrere liberi, un po' come le pagine di un libro che si appiccicano e non si sfogliano più, e questo aveva reso il mio psoas destro cronicamente più contratto del sinistro.

Uno psoas così, contratto e asimmetrico, comprime il corridoio linfatico proprio da quel lato, e il risultato era esattamente quella gamba che sentivo "diversa", più gonfia e più stanca dell'altra senza un motivo apparente.


La cicatrice è ancora lì e ci resterà per sempre, ma da quando ho iniziato a lavorare con costanza sui muscoli profondi di quella zona, lo psoas ha smesso di reagire in modo eccessivo e il passaggio ha ripreso a scorrere: quella sensazione di gamba "imballata" è semplicemente sparita.


🔁 IL CIRCOLO VIZIOSO (E PERCHÉ SI PUÒ INVERTIRE)


Quello che rende la faccenda così ostinata è che il meccanismo gira in tondo e si rinforza da solo.


Lo psoas rigido comprime i vasi linfatici, la linfa si ferma nelle gambe, il ristagno accende un po' di infiammazione nei tessuti, l'infiammazione irrigidisce ancora di più i muscoli della zona, e lo psoas diventa così sempre più contratto.


La buona notizia è che lo stesso circolo può girare al contrario e diventare virtuoso, e il punto su cui mettere le mani è chiarissimo.


Rimettere in funzione lo psoas significa due cose ben precise:


➡ togliere la compressione cronica sui vasi e sui linfonodi del bacino, riaprendo il passaggio che era strozzato

restituirgli il ruolo di pompa, perché un muscolo che torna a muoversi in tutta la sua escursione comprime e rilascia i vasi a ogni movimento dell'anca, e spinge la linfa verso l'alto


E qui arriva il pezzo che spesso sfugge, ma che è il cuore di tutto: il sistema linfatico non ha un cuore tutto suo che lo pompa, non c'è una pompa centrale come quella che muove il sangue.


La linfa si muove soltanto grazie al movimento, alla contrazione dei muscoli e soprattutto al respiro, e questo non è un dettaglio curioso ma fisiologia di base: senza muscoli che si contraggono e senza un diaframma che lavora, la linfa semplicemente non ha chi la spinga.


Lo psoas è una di queste pompe, e se gli affianchi il diaframma il quadro si completa: ad ogni respiro profondo il diaframma scende, comprime la cisterna del chilo che è il grande serbatoio della linfa, e aspira i liquidi verso l'alto un po' come quando tiri il liquido con una cannuccia.


In pratica lo psoas spinge dal basso e il diaframma richiama dall'alto, e insieme fanno per la linfa lo stesso lavoro che il cuore fa per il sangue, con una differenza enorme: a differenza del cuore, questi due muscoli dipendono completamente da te e da quanto li alleni 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato proprio sui due muscoli che più di tutti decidono la circolazione linfatica delle gambe e della pancia (oltre alla salute della colonna), ho creato un protocollo completo nel mio ebook "Riattiva psoas e diaframma": esercizi base, esercizi avanzati e 12 allenamenti interamente filmati minuto per minuto.

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 FERRO E FERRITINA NON È SOLO UNA QUESTIONE DI MANGIARE PIÙ FERRO


Quando si parla di ferro si pensa quasi sempre alla carne, agli spinaci o a un integratore di ferro. In realtà il metabolismo del ferro è molto più complesso e una sideremia bassa non significa automaticamente che il problema sia semplicemente mangiare poco ferro. Bisogna considerare quanto ferro arriva con l’alimentazione, quanto viene assorbito, quanto viene utilizzato e soprattutto cosa sta succedendo nell’organismo.


Il ferro è fondamentale per la formazione dell’emoglobina e quindi per il trasporto dell’ossigeno, ma partecipa anche a numerosi processi enzimatici e metabolici. Per questo una carenza può avere conseguenze che vanno ben oltre il semplice valore dell’emoglobina. Anche la funzione tiroidea è collegata al ferro, perché la tiroide utilizza enzimi ferro-dipendenti, tra cui la tiroperossidasi, coinvolta nella sintesi degli ormoni tiroidei.


E qui entra in gioco un elemento spesso dimenticato, il rame. Il rame è necessario per il corretto metabolismo del ferro e per il suo trasferimento e utilizzo nei tessuti. Una carenza di rame può infatti determinare alterazioni dell’ematopoiesi e un quadro anemico che non necessariamente si risolve semplicemente aumentando l’apporto di ferro. Anche un'integrazione eccessiva di zinco per periodi prolungati può diventare problematica, perché zinco e rame possono competere e un eccesso di zinco può favorire una carenza di rame.


Anche le vitamine del gruppo B partecipano alla formazione delle cellule del sangue. La vitamina B6 interviene nella sintesi dell’eme, mentre vitamina B9 e vitamina B12 sono fondamentali per la sintesi del DNA e la corretta maturazione delle cellule ematiche. Per questo, davanti a un’anemia, non è sempre sufficiente guardare soltanto ferro e ferritina. Una valutazione nutrizionale deve considerare il quadro complessivo e, quando necessario, lasciare al medico l’approfondimento diagnostico.


Poi c’è l’assorbimento. Il ferro non eme presente soprattutto negli alimenti vegetali è influenzato fortemente dalla composizione del pasto. La vitamina C è uno dei principali facilitatori dell’assorbimento del ferro non eme e favorisce la conversione del ferro ferrico nella forma ferrosa più facilmente utilizzabile dall’organismo. Per questo associare fonti alimentari di vitamina C a un pasto contenente ferro può essere una strategia nutrizionale utile.


Anche lo stomaco ha un ruolo importante. L’ambiente acido contribuisce a mantenere il ferro in una forma più solubile e disponibile per l’assorbimento. Per questo condizioni caratterizzate da ridotta secrezione acida, alcune patologie gastriche e determinati interventi sullo stomaco possono interferire con l’assorbimento del ferro. Non significa che una persona con un problema di ferro debba assumere acido cloridrico, ma significa che la funzione gastrica merita di essere considerata quando una carenza non trova una spiegazione evidente.


Un discorso particolare riguarda gli inibitori di pompa protonica, gli IPP. Farmaci come omeprazolo e altri appartenenti alla stessa categoria riducono la secrezione acida gastrica e alcuni studi hanno osservato un'associazione tra utilizzo prolungato degli IPP e maggiore rischio di carenza di ferro o anemia sideropenica. Questo non significa che gli IPP debbano essere sospesi o modificati autonomamente, ma che in presenza di una carenza di ferro persistente è utile che il medico valuti anche la terapia farmacologica e il contesto gastrointestinale.


E poi c’è il microbiota intestinale. Il rapporto tra ferro e batteri intestinali è molto più interessante di quanto si possa pensare. Anche i microrganismi hanno bisogno di ferro e possono competere con l’organismo per questo elemento, mentre contemporaneamente la disponibilità di ferro può modificare la composizione e il comportamento del microbiota. Alcune ricerche recenti descrivono proprio una relazione bidirezionale tra stato del ferro e microbiota, ma siamo ancora lontani dal poter dire che una semplice disbiosi sia la causa di una carenza di ferro.


Questo è importante anche quando si pensa alla supplementazione. Dare ferro a una persona che ne è realmente carente può essere necessario, ma aumentare il ferro senza averne verificato la necessità non è una strategia nutrizionale da applicare automaticamente. Parte del ferro non assorbito rimane infatti nel lume intestinale e può interagire con il microbiota, motivo per cui la supplementazione dovrebbe essere ragionata sulla reale necessità e sul quadro individuale.


E la ferritina? Qui bisogna fare ancora più attenzione. Una ferritina bassa è compatibile con una riduzione delle riserve di ferro, ma una ferritina alta non significa automaticamente che l’organismo abbia troppo ferro. La ferritina è anche una proteina di fase acuta e può aumentare in presenza di infiammazione, infezione e altre condizioni. Per interpretarla correttamente bisogna quindi considerare anche altri parametri del metabolismo del ferro e il quadro clinico generale.


Esistono inoltre situazioni nelle quali si può avere un’anemia associata a infiammazione con ferritina normale o elevata, perché l’infiammazione modifica la regolazione del ferro attraverso l’epcidina e ne limita la disponibilità per l’eritropoiesi. In questi casi cercare semplicemente di aumentare il ferro alimentare non significa necessariamente risolvere il problema alla radice.


Anche sostanze come l’inositolo esafosfato, conosciuto come IP6 o acido fitico, hanno una capacità di legare minerali come il ferro e sono oggetto di interesse nel metabolismo dei minerali. Tuttavia non lo presenterei come un trattamento per una ferritina elevata. Una ferritina alta deve prima essere interpretata e contestualizzata, perché può avere molte cause diverse e non equivale automaticamente a sovraccarico di ferro.


Nel mio lavoro di Biologo Nutrizionista considero quindi il ferro all’interno di un sistema più ampio. Alimentazione, biodisponibilità, vitamina C, rame, zinco, vitamine B6, B9 e B12, funzione gastrointestinale, farmaci, infiammazione e metabolismo tiroideo possono tutti entrare nella valutazione nutrizionale, senza trasformare un singolo valore di laboratorio in una diagnosi.


Per questo, quando vedo una sideremia o una ferritina alterata, la domanda non è soltanto quanto ferro stai mangiando. La domanda più interessante è perché quel ferro è basso, oppure perché la ferritina è alta, e cosa sta succedendo nel metabolismo che sta dietro a quel valore.


Dott Umberto Villanti

mercoledì 9 settembre 2026

Nietzsche non offre alcuna dottrina

Nietzsche non offre alcuna dottrina

 «Nietzsche non offre alcuna dottrina in cui potersi riposare, né un sistema che offra una dimora sicura allo spirito. Il suo pensare è un incendio che divora ogni certezza acquisita, un interrogare senza tregua che spinge l'uomo sull'orlo del baratro, dove non esistono più idoli a cui votarsi né divinità a cui appellarsi, ma solo la vertigine assoluta della propria libertà e della propria rovina.»


​Riferimento bibliografico: Karl Jaspers, Nietzsche: Introduzione alla comprensione del suo filosofare (Mursia)

«La filosofia di Nietzsche non è un sistema da discutere né una dottrina da confutare, ma il grido disperato di chi ha osato fissare il nulla senza la protezione di alcuna fede razionale o di alcuna consolazione metafisica. Egli ci costringe a guardare nell'abisso di un'esistenza priva di ogni giustificazione oggettiva, dove l'uomo sperimenta la solitudine radicale di un Dio morto che non lascia dietro di sé alcun sostituto se non il peso insostenibile della propria libertà tragica


​Riferimento bibliografico: Lev Šestov, Dostoevskij e Nietzsche: La filosofia della tragedia (SE).

«L'annuncio di Nietzsche secondo cui "Dio è morto" non è la liberazione gioiosa che il positivismo crede, bensì il crollo dell'intero edificio del senso; chi continua a correre affannato nelle piazze del mondo fingendo che nulla sia accaduto, riduce la propria vita a un vuoto brulicare di ombre che evitano disperate lo sguardo dell'abisso.»


​Keiji Nishitani, da Il nichilismo (Laterza), riflettendo sul superamento nichilista e sul trauma della morte di Dio tracciato da Friedrich Nietzsche.


«L'essenza del nichilismo non consiste nel fatto che non vi sia alcun Dio e che non vi sia alcun mondo sovrasensibile; essa consiste piuttosto nel fatto che il sovrasensibile stesso è svanito, che esso non esercita più alcuna forza e che la posizione dei valori supremi si è capovolta. Il nichilismo è la storia in cui la morte di Dio diventa l'evento che toglie consistenza all'ente in quanto tale.»


​Martin Heidegger (da Nietzsche)

​Riferimento bibliografico:

Martin Heidegger, Nietzsche (Edizioni Adelphi)

.«Chi si avvicina a Nietzsche cercandovi una dottrina, una morale eroica o una spada ideologica con cui farsi paladino di una nuova causa, non ha compreso la natura caustica del suo pensiero. Quella che si crede una lama tagliente per dominare il reale è in realtà uno specchio ustorio che brucia chiunque tenti di impugnarlo per fini di potere; il suo martello non edifica alcunché, ma riduce in polvere ogni pretesa di certezza, lasciando l'uomo solo dinanzi al silenzio implacabile del proprio destino


​Riferimento bibliografico: Max Kommerell, Il saggio e la grazia (Adelphi)

.«L'esistenza umana è un esperimento mostruoso, un errore cieco che non ha alcuno scopo né giustificazione. L'uomo non è che un ponte gettato sopra un abisso di nulla, un animale malaticcio che si aggrappa alle menzogne della religione e della morale solo per sopportare il terrore di un'eternità muta e indifferente. Chi ha il coraggio di strappare questi veli scopre che non c'è alcun ordine, alcuna giustizia e alcuna salvezza: solo il deserto cosmico e il silenzio implacabile delle cose.»


​ Riferimento bibliografico: Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi (Adelphi).

martedì 8 settembre 2026

 

Questo è l’uomo per cui padre Kolbe scelse di morire ad Auschwitz

massimiliano kolbe

La storia di Franciszek Gajowniczek, il polacco salvato da padre Kolbe nel campo di concentramento di Auschwitz. Passò la vita a parlare di lui.


 

Il suo nome era Franciszek Gajowniczek.

È l’uomo al quale, nell’estate del 1941, San Massimiliano Kolbe offrì la propria vita nel campo di concentramento di Auschwitz.

Gajowniczek non era un personaggio pubblico, né una figura particolarmente vicina al sacerdote francescano: era un sergente dell’esercito polacco, detenuto con il numero di matricola 5659.

Condannato a morte, quel giorno fu salvato dall’eroico gesto di padre Kolbe. Questa è la sua storia.

Chi era Franciszek Gajowniczek

Nato nel 1901, dopo la ricostituzione dello Stato polacco si era trasferito a Varsavia, dove si era sposato e aveva avuto due figli.

Dopo l’invasione nazista della Polonia fu arrestato mentre cercava di raggiungere la Slovacchia. Passò prima per il campo di lavori forzati di Tarnów e quindi fu deportato ad Auschwitz.

Alla fine di luglio del 1941 un prigioniero del campo riuscì a fuggire. Per rappresaglia, il comandante del campo, Karl Fritzsch, ordinò di selezionare dieci detenuti da condannare alla morte nel cosiddetto “bunker della fame”. Tra gli uomini scelti c’era proprio Gajowniczek.

L’atto eroico di padre Kolbe ad Auschwitz

Secondo la ricostruzione tramandata dalle testimonianze, il prigioniero, disperato al pensiero della moglie e dei figli, iniziò a lamentarsi.

Fu a quel punto che il quarantasettenne padre Massimiliano Kolbe uscì dalle file e chiese di poter prendere il suo posto.

«Sono un sacerdote cattolico polacco, sono anziano, voglio prendere il suo posto», disse. La richiesta venne accettata tra l’incredibile stupore degli altri prigionieri.

Kolbe fu quindi rinchiuso nel bunker insieme agli altri nove condannati. Dopo circa due settimane, il 14 agosto 1941, ancora vivo insieme ad altri tre prigionieri, venne ucciso con un’iniezione letale.

Gajowniczek, invece, continuò a vivere: nel 1944 fu trasferito a Sachsenhausen, dove sarebbe stato liberato dagli Alleati. Dopo la guerra ritrovò la moglie, ma non i due figli, morti durante un bombardamento sovietico.


L’atto eroico di padre Kolbe ad Auschwitz

Secondo la ricostruzione tramandata dalle testimonianze, il prigioniero, disperato al pensiero della moglie e dei figli, iniziò a lamentarsi.

Fu a quel punto che il quarantasettenne padre Massimiliano Kolbe uscì dalle file e chiese di poter prendere il suo posto.

«Sono un sacerdote cattolico polacco, sono anziano, voglio prendere il suo posto», disse. La richiesta venne accettata tra l’incredibile stupore degli altri prigionieri.

Kolbe fu quindi rinchiuso nel bunker insieme agli altri nove condannati. Dopo circa due settimane, il 14 agosto 1941, ancora vivo insieme ad altri tre prigionieri, venne ucciso con un’iniezione letale.

Gajowniczek, invece, continuò a vivere: nel 1944 fu trasferito a Sachsenhausen, dove sarebbe stato liberato dagli Alleati. Dopo la guerra ritrovò la moglie, ma non i due figli, morti durante un bombardamento sovietico.

 



Eternamente grato

L’uomo dedicò 

parte della sua vita a raccontare ciò che era accaduto ad Auschwitz e l’atto eroico compiuto da padre Kolbe.

Fu presente sia alla beatificazione del francescano, celebrata da Paolo VI nel 1971, sia alla canonizzazione, celebrata da Giovanni Paolo II nel 1982.

Morì nel 1995, a 93 anni, e fu sepolto a Niepokalanów, il convento fondato da Kolbe.

 

lunedì 7 settembre 2026

ARGENTO COLLOIDALE:

 ARGENTO COLLOIDALE 

UN POTENTE ANTIBATTERICO NATURALE

L'argento è stato utilizzato per secoli nella medicina popolare per le sue proprietà antimicrobiche e altri benefici per la salute, per trattare ferite, raffreddori e infezioni. Dall'invenzione degli antibiotici, l'uso dell'argento per le infezioni batteriche è diminuito.

Tuttavia, con la crescente resistenza agli antibiotici e il rinnovato interesse per le opzioni di trattamento naturali, l'argento colloidale rappresenta un'alternativa valida per molti.


𝗕𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹❜𝗔𝗿𝗴𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗼𝗶𝗱𝗮𝗹𝗲

L'argento colloidale è un potente integratore antibatterico e antimicrobico. Mentre il corpo può sviluppare resistenza agli antibiotici prescritti, questo non accade con l'argento colloidale.

Questa è una buona notizia, considerando che, secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), oltre 2 milioni di persone soffrono di infezioni resistenti agli antibiotici solo in Italia.

Inoltre, l'uso prolungato di antibiotici può danneggiare l'intestino, causando infiammazione e problemi di salute. D'altra parte, non ci sono prove che l'argento colloidale alteri la flora batterica intestinale.

In effetti, può effettivamente danneggiare le membrane cellulari e arrestare la riproduzione di funghi patogeni, come la Candida, nota per compromettere la flora intestinale.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine, l'argento colloidale potrebbe essere efficace sia contro i batteri aerobici che anaerobici.

La ricerca ha dimostrato che l'argento colloidale può penetrare e danneggiare le cellule batteriche. Ulteriori studi suggeriscono che, aumentando lo stress ossidativo nelle cellule batteriche, l'argento colloidale potrebbe anche inibire la crescita o uccidere i batteri.

Sebbene non vi siano ulteriori studi sull'argomento, è interessante segnalare il caso clinico di un paziente dodicenne affetto da fibrosi cistica.

L'integrazione con argento colloidale ha trattato efficacemente la sua infezione da Pseudomonas aeruginosa, un batterio multiresistente che può causare polmonite.

FONTE: 

- Morrill K, May K, Leek D, et al. (2013). “Spectrum of Antimicrobial Activity Associated with Ionic Colloidal Silver.” The Journal of Alternative and Complementary Medicine, 19(3), 224–231. DOI: 10.1089/acm.2011.0681

- Baral VR, Dewar AL, Connett GJ. (2008). “Colloidal silver for lung disease in cystic fibrosis.” Journal of the Royal Society of Medicine, 101(Suppl 1), 51–52. DOI: 10.1258/jrsm.2008.s18012.

sabato 5 settembre 2026

L'annuncio di Nietzsche secondo cui "Dio è morto

 «L'annuncio di Nietzsche secondo cui "Dio è morto" non è la liberazione gioiosa che il positivismo crede, bensì il crollo dell'intero edificio del senso; chi continua a correre affannato nelle piazze del mondo fingendo che nulla sia accaduto, riduce la propria vita a un vuoto brulicare di ombre che evitano disperate lo sguardo dell'abisso.»


​Keiji Nishitani, da Il nichilismo (Laterza), riflettendo sul superamento nichilista e sul trauma della morte di Dio tracciato da Friedrich Nietzsche.

giovedì 3 settembre 2026

Il nichilismo è alle porte

 «Il nichilismo è alle porte: donde ci viene questo più inquietante di tutti gli ospiti? Muove dalla volontà di nulla: la negazione della vita, il logoramento dei valori supremi, la bancarotta di ogni fede nella verità e nel senso. L'uomo moderno si aggrappa agli stracci della morale comune e alle consolazioni della tecnica solo perché trema di fronte al vuoto spalancato dal crollo degli idoli. Non vi è salvezza nei rimedi sociologici né nelle stampelle della compassione: il nichilismo non va edulcorato, va attraversato fino al fondo della sua spietata lucidità.»


​(Friedrich Nietzsche, frammenti postumi e Colli-Montinari).

mercoledì 2 settembre 2026

L'amore è tutto

 "Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se correggete, correggete per amore. Se perdonate, perdonate per amore. Sia sempre in voi la radice dell'amore, perché solo da questa radice può scaturire l'amore. Amate, e fate ciò che volete. L'amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore.

L'amore è tutto."

(Sant'Agostino)


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amore e verità

  Amore  e verità 

"Non accettate nulla come verità che sia privo di amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità! L'uno senza l'altra diventa una menzogna distruttiva". 

Santa Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein