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giovedì 22 agosto 2024

Noi viviamo finchè c'è qualcuno che ci ama

 «Molte persone concepiscono l'amore in maniera possessiva. Mia moglie, mio marito... togliete questi possessivi. Non c'è niente di vostro, l'altro è un altro. Anche i matrimoni possono essere possibili solo se partono dal concetto che Lei o Lui è un altro.

La condizione elementare e fondamentale per continuare a vivere si chiama amore. L'aveva detto bene Freud: la vita funziona se qualcuno ci ama. Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. Noi viviamo finchè c'è qualcuno che ci ama: sono convinto che molte persone anziane 'se ne vanno' perché nessuno le ama più.

L'amore è la categoria della vita ma comporta una condizione di gratuità: oggi mancano le condizioni dell'amore perché la gratuità viene derisa e vista con sufficienza, come qualcosa di patetico e l'Altro viene, considerato come un oggetto, qualcosa da rivendicare come nostro, come possesso. Ma voler possedere l'altro, significa non amare. Come diceva Fromm: L'amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L'amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo».


Umberto Galimberti

martedì 16 maggio 2023

«Nelle scuole meno computer e più libri.

 Nelle scuole meno computer e più libri.

Ai ragazzi internet fornisce,  un’infinità di informazioni slegate tra loro, ma non insegna il senso critico, la connessione dei dati e, quindi, conoscenza. I maestri hanno il compito di sviluppare il senso critico e mettere in connessione i dati.

Bisogna educare i ragazzi al sentimento per evitare l’analfabetismo emotivo: la base emotiva è fondamentale per distinguere tra bene e male, tra cosa è grave e cosa non lo è. 

Bisogna farli parlare in classe. Il linguaggio si è impoverito. Si stima che un ginnasiale nel 1976, conoscesse 1600 parole, oggi non più di 500.

Numeri che si legano alla diminuzione del pensiero, perché non si può pensare al di là delle parole che conosciamo. 

E la scuola è il luogo dove riattivare il pensiero.»


[Umberto Galimberti]