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venerdì 26 luglio 2024

Senso religioso

 O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso, ché da simile viaggio la terra diventa purissimo oro.


Cerca bene in te stesso


ciò che vuoi essere,


poiché sei tutto.


La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi.


Cerca la vera definizione di te stesso. Questo è essenziale. E quando avrai trovato la tua definizione, fuggi da essa.


Metti i pensieri a dormire, non lasciare che gettino ombra sulla luna del tuo cuore. Smettila di pensare.


Stai con coloro che elevano il tuo essere.


Mia cara anima, fuggi dai senza valore, stai vicino solo a quelli dal cuore puro. Il tuo cuore conosce la strada, corri in quella direzione.


Guarda attentamente intorno a te e riconosci


la luminosità delle anime.


Ovunque ti trovi, sii l'anima di quel posto.


All'anima sono state date le orecchie per ascoltare cose che la mente non capisce.


(Jalal al-Din Rumi)

domenica 7 gennaio 2024

Al di là della gente, ti cerco

“Al di là della gente, ti cerco”


Sí, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, piú in là, piú oltre.
Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, piú oltre.
Al di là, ancora, piú oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, piú oltre ti cerco.
E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull’altra sponda di tutto
…per trovarti …..
come fosse morire.

Pedro Salinas

martedì 25 aprile 2023

Cosí il tempo passò che sulla terra m’era stato dato.

 Cosí il tempo passò

 che sulla terra m’era stato dato.

Nelle città venni al tempo del disordine,

quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
e mi ribellai insieme a loro.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all’amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Al mio tempo, le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano piú sicuri senza di me; o lo speravo.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Cosí il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Bertolt Brecht 

giovedì 20 aprile 2023

Io e te

Io e te”

una poesia di Rabindranath Tagore

 Il tempo in cui Tu eri te stesso, solo,

non potevi conoscere
neppure te stesso.
In quel tempo non stavi in alcun luogo,
né aspettavi alcuno:
l’aria in pianto senza legami
non spirava
da questa all’altra sponda.
Io venni: il tuo sonno ebbe fine
si diffuse nello spazio
la gioia della luce.
Mi hai fatto nascere di fiore in fiore
proiettandomi nel lusso delle forme.
Mi hai gettato di stella in stella
ricevendomi poi in seno.
Mi hai scosso nella morte
e mi hai ripreso
rinnovato.
Io venni, il tuo cuore ha palpitato:
io venni, arrivò il tuo dolore:
io venni, arrivò la tua gioia ardente,
come primavera irrequieta
portatrice di vita, di morte e di tempesta.
Io venni, perciò Tu sei venuto:
fisso nel mio volto
al mio tocco
toccasti te stesso.
Nei miei occhi non c’è vergogna,
nel mio petto paura,
un velo di timidezza
copre ancora il mio volto:
dagli occhi verso lacrime
perché non Ti posso vedere.
Eppure io so, mio Signore,
hai un desiderio infinito di vedermi:
altrimenti gli astri e le stelle
non avrebbero ragione di essere

giovedì 19 gennaio 2023

Il pianto della scavatrice

 Il pianto della scavatrice


Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche

le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d’esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri – in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m’hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa

delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d’estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell’avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare

esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognuno, era il mondo.

Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra

muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette

lassù, un po’ di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell’estate.
Trastevere, in un odore di paglia

di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide

risuonano d’incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
– sotto festoni di luci ormai sole –

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l’anima era invasa

quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.

 

Le ceneri di Gramsci (Garzanti, 2015)

venerdì 26 agosto 2022

Quelle come me di Alda Merini

 

Quelle come me di Alda Merini

Poesia "Quelle come me" di Alda Merini

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Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

domenica 1 marzo 2020

Sono cristiano, sono cattolico

 Sono cristiano, sono cattolico
***
«Sono cristiano, sono cattolico, credo fermamente in Dio e professo la mia fede sempre. La fede cristiana è il mio unico punto fermo, è l’unica certezza che ho. La fede è una grande certezza in una società come la nostra che diviene ogni giorno più complessa, più enigmatica. La nostra società moderna ha un grande bisogno di fede. Nelle mie canzoni ci sono molti valori cristiani. Metterei l’accento sulla parte umanistica della vita, quello che cerco attraverso le mie canzoni è invitare ad aumentare la propria coscienza. Ho trovato una grande forza nelle parole dei Salmi, non lasciano indifferenti».
Lucio Dalla 
Repubblica

lunedì 27 agosto 2018

Regina benedetta

Regina benedetta 
***

prendi questo cuore con questa esistenza.
Tu, amata regina, sai come
io sia tuo con tutto il cuore.
Da lunghi anni nel segreto dell'anima
non ho provato la tua grazia?
Quando non ero ancora conscio di me stesso
ho succhiato il latte dal tuo santo petto.

Mille volte tu fosti vicino a me,
con gioia infantile ho guardato a te,
il tuo fanciullo mi porgeva le mani
perché un giorno potesse ritrovarmi.
Mi rivolgevi un delicato e tenero sorriso
e mi baciavi, o tempo di dolce paradiso!

Ora questo mondo beato è lontano,
da tempo in mestizia ho continuato a errare,
ho dunque peccato in modo così grave?
Con mano infantile tocco il tuo orlo,
ridestami da questo greve sogno.


Solo a un fanciullo è dato guardare il tuo volto
E avere ferma fiducia nel tuo soccorso:
il vincolo degli anni sciogli
come se fossi tuo figlio accoglimi:
amore e fedeltà di fanciullo ancora
mi assistono da quell’età dell’oro.