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martedì 29 luglio 2025

beato Federico Ozanam André-Marie Ampère (1775-1836),

 E’ vero che il beato Federico Ozanam fu convertito dalla recita del rosario di un grande scienziato?


Il beato Antoine-Fréderic Ozanam (1813-1853) aveva diciotto anni quando arrivò a Parigi. Non era incredulo, ma la sua anima aveva più o meno raggiunto quello stato che può essere chiamato “crisi della fede”.


Un giorno il giovane entrò nella chiesa di Saint-Etienne du Mont e vide inginocchiato in un angolo un uomo anziano che devotamente recitava il rosario. Guardando meglio riconobbe in quell’uomo il famoso scienziato André-Marie Ampère (1775-1836), colui che era il suo ideale, colui che per lui rappresentava la scienza e il genio viventi: quella visione lo colpì sin nelle profondità dell’anima.


Allora Ozanam s’inginocchiò in silenzio dietro Ampère, mentre la preghiera e le lacrime sgorgavano dal suo cuore. Era la vittoria della fede e dell’amore di Dio e Ozanam ebbe a dire, in seguito, che il rosario di Ampère aveva avuto su di lui più effetto di tutti i libri e di cento sermoni.

https://itresentieri.it/lo-sai-che-federico-ozanam-fu-convertito-dalla-recita-del-rosario-di-un-grande-scienziato/

sabato 17 maggio 2025

La conversione di Alphonse Ratisbonne

 

La conversione di Alphonse Ratisbonne per mezzo della Medaglia Miracolosa

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 7/21 del 20 gennaio 2021, San Sebastiano

La conversione di Alphonse Ratisbonne per mezzo della Medaglia Miracolosa

Nonostante fosse stato educato senza alcuna formazione ebraica, Alphonse era fiero di appartenere ad una famiglia di notabili, essendo suo padre presidente del concistoro di Strasburgo. Disse di se stesso: «Ero ebreo di nome, ecco tutto, poiché non credevo nemmeno in Dio» (Ratisbonne, di Jean Guitton, Wesmael-Charlier, coll. «Conversions célèbres», 1964, p.42). Quando suo fratello maggiore Théodore si convertì nel 1827 e divenne sacerdote nel 1830, i rapporti familiari si deteriorarono e il disprezzo di Alphonse verso la religione cattolica aumentò. Aveva programmato di sposarsi non per convenienza ma per amore a 28 anni, nell’estate del 1842, con sua nipote Flora di 16 anni, ma prima, nel novembre del 1841, volle partire in viaggio, con l’intenzione di visitare Napoli, la Sicilia, Malta e Costantinopoli. Alla fine, dopo essere stato a Napoli e prima di recarsi a Palermo, decise di dirigersi verso Roma, temendo di non avere un’altra occasione per visitarla. Dopo qualche giorno di svago trascorso a Roma, alla vigilia della sua partenza per Palermo datata 15 gennaio 1842, andò a trovare un amico di infanzia, Gustave de Bussières, che era protestante. Non trovandolo, fu ricevuto da suo fratello convertito dal protestantesimo, il barone Théodore de Bussières, fervente cattolico e devoto della Medaglia Miracolosa, strumento di tante conversioni.

Ispirato dalla Santa Vergine, questi sfidò Ratisbonne: «Giacché lei detesta la superstizione e professa dottrine tanto liberali, giacché è uno spirito forte tanto illuminato, avrà il coraggio di sottoporsi a una prova innocente?». Questa prova invitò Ratisbonne ad indossare la Medaglia Miracolosa e a recitare mattino e sera il Memorare, il «Ricordatevi» che san Bernardo compose in onore della Vergine Maria, una preghiera molto efficace: «Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, che non s’è inteso mai che alcuno che è ricorso alla vostra protezione, che ha implorato il vostro patrocinio e chiesto la vostra protezione, sia rimasto abbandonato. Animato io da tale confidenza, vengo, o Vergine delle Vergini a gettarmi nelle vostre braccia e gemendo sotto il peso delle mie colpe mi prostro ai vostri piedi. O Madre del Verbo, non disdegnate le mie preghiere ma benignamente ascoltatele e degnatevi di esaudirle». Ratisbonne accettò: «Oh! Non importa, esclamò, scoppiando a ridere; voglio quantomeno provarvi che si fa torto agli ebrei accusandoli di ostinazione e di testardaggine insormontabile» (Ratisbonne, di J. Guitton, op. cit., p.22). Promise dunque al barone de Bussières di recitare questa preghiera: «Se essa non mi fa del bene, almeno non mi farà del male!» (op. cit., p.56).

Alphonse Ratisbonne ritornò dal de Bussières per riportargli la preghiera che aveva ricopiata, dal momento che il barone non ne possedeva altre copie. Una forza interiore spinse Théodore de Bussières ad insistere, affinché Alphonse rinviasse la sua partenza, suggerendogli così che se fosso rimasto a Roma avrebbe potuto vedere il Papa. Fece pregare alcuni suoi amici, fra i quali il conte de La Ferronays, per la conversione di un ebreo. Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio, Ratisbonne si svegliò di soprassalto: vide davanti a lui una grande croce nera, avente una forma particolare, senza Cristo. Provò, invano, a scacciare questa immagine, dopodiché si riaddormentò. Dopo la sua conversione, qualche ora più tardi, avrebbe riconosciuto in quella visione, la croce coniata sulla Medaglia Miracolosa. Giovedì 20 gennaio 1842, Théodore de Bussières andò nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte poiché doveva far riservare i banchi per la famiglia di de La Ferronays, vecchio ministro di Carlo X, esiliato a Roma dal 1830. Il conte, purtroppo, era morto improvvisamente la sera del 17 gennaio. Nel frattempo, chiese a Ratisbonne di aspettarlo per qualche minuto. Lo ritrovò inginocchiato davanti alla cappella dell’Arcangelo san Michele e san Raffaele, con il viso bagnato di lacrime, dicendo tutto emozionato e riconoscente: «Che Dio buono! Che pienezza di grazia e felicità!». Supplicò Théodore de Bussières di portarlo da un sacerdote poiché, spiega, «quanto ho a dire, non posso proferirlo che in ginocchio. La parola umana non deve tentare d’esprimere l’inesprimibile; ogni descrizione, per quanto sublime possa essere, non sarebbe che una profanazione dell’ineffabile verità. (…) Non sapevo dove mi trovavo; non sapevo se ero Alphonse o un altro; provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. (…) La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiamare un sacerdote» (op. cit., p.64).

Théodore de Bussières lo portò al Gesù, convento dei Gesuiti, affinché parlasse a Padre de Villefort. Ratisbonne tirò fuori la sua Medaglia che aveva attaccata al suo collo, l’abbracciò e gridò: «L’ho vista! L’ho vista!». Il Padre de Villefort gli chiese di parlare. Ratisbonne si mise in ginocchio e raccontò che entrando in chiesa aveva visto un cane nero che saltava e abbaiava davanti a lui. In seguito, il cane disparve (il cane sembra essere l’immagine del diavolo). «D’un tratto – dichiarò – mi sono sentito di un turbamento inesprimibile. Tutta la chiesa disparve; la chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce e vidi sull’altare della medesima, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Vergine Maria, simile nell’atto e nella forma, all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: “Basta così”. Non lo disse, ma lo capii» (Ratisbonne, di J. Guitton, op. cit., p.30). E aggiunse: «Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo… Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell’abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita». Pensando alla sua fidanzata e alla sua famiglia ebrea, li implorò: «A voi dono le mie preghiere! (…) Non alzerete voi gli occhi verso il Salvatore del mondo il cui sangue ha cancellato il peccato originale? Oh, che l’impronta di questa macchia è orribile! Rende completamente irriconoscibile la creatura fatta a immagine di Dio» (op. cit., p.65). In seguito, Ratisbonne si recò con P. de Villefort e Théodore de Bussières a Santa Maria Maggiore e a San Pietro per rendere grazie a Dio. Trovandosi in dette basiliche, esclamò: «Com’è bello qui! Non vorrei uscirne mai (…). Non è più la terra, è quasi il cielo».

Si trovava alla presenza di Dio, ma gemeva sapendo di avere ancora in sé il peccato originale e rifugiandosi nella cappella della Santa Vergine, affermò: «Qui, non posso avere paura; sento che sono protetto da una misericordia immensa» (op. cit., p.31). Quando Théodore de Bussières gli domandò i dettagli di ciò che avesse visto, Alphonse Ratisbonne precisò: «Vidi la Regina del cielo in tutto lo splendore della sua bellezza senza macchia; ma il suo sguardo non aveva potuto sostenere lo splendore di quella luce divina. Aveva provato per tre volte a contemplare nuovamente la Madre delle misericordie; tre volte i suoi inutili sforzi non gli avevano permesso di alzare gli occhi che alle sue mani benedette dalle quali sgorgava, con fasci luminosi, un torrente di grazia» (op. cit., p.33).

Sapeva con certezza assoluta che il de La Ferronays aveva non solo pregato per lui, ma persino offerto la propria vita a Dio per la sua conversione e che essa era ugualmente dovuta alle preghiere rivolte al Signore nel corso di tutto l’anno precedente da suo fratello Théodore, da P. Desgenettes e dai fedeli dell’Arciconfraternita di Nostra Signore delle Vittorie, ai quali P. Théodore aveva confidato questa intenzione.

Alphonse Ratisbonne si fece istruire secondo i dettami della religione cattolica, come già aveva osservato in una delle sue tante lettere, affermando che nel cattolicesimo «intravedeva il senso e lo spirito dei dogmi» (op. cit., p.66). Entrò nel convento dei Gesuiti per un ritiro spirituale sotto la direzione di P. de Villefort e secondo le sue richieste, fu battezzato il 31 gennaio 1842, 11 giorni dopo la sua conversione. Scrisse: «Gli ebrei che udirono la predicazione degli apostoli furono immediatamente battezzati, e voi volete farmi attendere dopo che ho udito la Regina degli apostoli!» (op. cit., p.67).

Il così breve tempo intercorso fra la sua conversione ed il battesimo si giustifica grazie alla conoscenza della dottrina cattolica da lui dimostrata ai sacerdoti incaricati di istruirlo, sebbene non avesse mai aperto in precedenza alcun testo religioso.

Dicendo «la Santa Vergine non mi ha detto niente, ma ho capito tutto», Ratisbonne affermò che Lei gli aveva fatto conoscere le verità del cristianesimo tutte in una volta; l’apparizione fu per lui un centro di luce dal quale tutto s’irradiava, come una formula matematica che spiegava il mondo intero. In seguito, Alfonso e Flora si lasciarono e a tal proposito, egli scrisse che «l’amore del mio Dio aveva talmente preso il posto di ogni altro amore, che la mia stessa fidanzata mi appariva sotto un altro aspetto. L’amavo come un oggetto che Dio tiene nelle sue mani, come un dono prezioso che fa amare ancora di più il donatore» (op. cit., p.66).

È interessante ricordare che il 29 aprile 1918, il P. Kolbe – colui che donò la vita fino alla morte per l’Immacolata – volle celebrare la sua prima messa in Sant’Andrea delle Fratte, proprio sull’altare dove Alphonse Ratisbonne il 20 gennaio 1842 vide la Santa Vergine, Colei che aveva convertito il Nostro Israelita di 28 anni mediante la Medaglia e la preghiera del «Ricordatevi».

Mauriac osserva, nei suoi Bloc notes del maggio 1964: «Ci sono attimi eterni attorno ai quali tutto un destino cristallizza degli istanti che durano fino alla morte, sin quando l’uomo vive» (Rue de Bac ou la superstition dépassée, di Jean Guitton, Ed. S.O.S., coll. «Hauts lieux de spiritualité», 1973, p.94). Qualche giorno dopo il suo battesimo, il 3 febbraio 1842, Ratisbonne è ricevuto da papa Gregorio XVI, il quale gli fece la seguente impressione: «Le maestà del mondo mi sembravano riunite in colui che quaggiù possiede la potenza di Dio (…). Ma (…) non era un monarca, ma un padre la cui bontà estrema mi trattava come un caro figlio» (Mémoire del 12 aprile 1842, éd.1919, p.94, citato da R. Laurentin, in Multiplication des apparitions de la Vierge aujourd’hui, Fayard, 1988, p.125).

L’apparizione privata e la conversione spettacolare di Ratisbonne fecero molto clamore: si aprirono a Roma un’inchiesta e subito dopo un processo canonico. Esso si concluse con il riconoscimento dell’autenticità dei fatti. Il 3 giugno 1842, un decreto del cardinale Patrizi, vicario di Roma, assicurò «che era certo che un vero ed insigne miracolo operato da Dio, ottimo e massimo, per l’intercessione della Vergine Maria, ha generato la conversione istantanea e perfetta di Alphonse Ratisbonne dal giudaismo al cattolicesimo». È grazie a questo Decreto che la Sacra Congregazione dei Riti accordò, il 23 giugno 1894, l’istituzione della Festa della Manifestazione della Vergine Immacolata, detta della Medaglia Miracolosa. Questa festa si celebra il 27 novembre, ricorrenza dell’apparizione di Nostra Signora a santa Caterina Labouré. L’ufficio del breviario, in questa data, racconta proprio la conversione di Alphonse Ratisbonne. In ringraziamento delle preghiere a Nostra Signora delle Vittorie per la sua conversione, nel 1843 Ratisbonne fece benedire da Monsignor Affre una cappella consacrata al Santissimo ed Immacolato Cuore di Maria.

Alphonse Ratisbonne lasciò il suo mestiere di avvocato e il mondo della finanza. Entrò nel noviziato dei Gesuiti il 14 giugno 1842 prendendo il nuovo nome di Marie-Alphonse e fu ordinato sacerdote il 24 settembre 1848. Con l’autorizzazione del Superiore Generale dei Gesuiti, P. Jean-Philippe Roothaan e la benedizione di Papa Pio IX, nel 1852 lasciò la Compagnia di Gesù per entrare nella Congregazione di Nostra Signora di Sion. Votata alla conversione degli ebrei, essa è stata fondata dal fratello Théodore nel 1843, su domanda di Gregorio XVI. I due fratelli, Théodore e Alphonse Ratisbonne, avevano fondato nello stesso anno l’apostolato delle religiose di «Nostra Signora di Sion», e nel 1855 «I Preti Missionari di Nostra Signora di Sion», affinché potessero «lavorare, piangere e soffrire per la redenzione di Israele». Eressero a Gerusalemme e ad Ain Karim, il villaggio natale di San Giovanni Battista a 7 chilometri ad ovest di Gerusalemme, alcuni conventi e monasteri per i religiosi e le religiose di Nostra Signora di Sion, oltre che delle scuole e degli orfanotrofi nei quali si impartiva una specifica formazione al lavoro. Divenuto quasi cieco, P. Marie-Alphonse aveva profetizzato: «Avrò prestò l’età della Santa Vergine, 70 anni: morirò a quell’età». Morì, infatti, a 70 anni, il 6 maggio 1884, ad Ain Karim, dicendo: «Offro la mia vita per la salvezza di Israele» e gridando, pieno di gioia e come rapito: «Maria!». Alcuni testimoni pensano che abbia visto a quel punto la Santa Vergine poiché il suo viso si illuminò e la sua stanza fu investita da una luce soprannaturale. Sulla sua tomba, a San-Giovanni-in-Montana, presso Gerusalemme, dove fece costruire un convento, si legge la seguente preghiera, incisa su sua richiesta: «O Maria, ricordatevi del vostro figlio che è la dolce e generosa conquista del vostro amore!».

L’efficacia della Medaglia Miracolosa risiede nella preghiera che riconosce Maria «concepita senza peccato». Maria, nostra Madre, «Rifugio dei peccatori», risplendente dell’amore di Dio che Ella dona agli uomini, è molto generosa nelle grazie, tra le quali quella della salvezza. È per la nostra consacrazione ai Sacri Cuori, che noi otterremo la nostra santificazione e la conversione dei peccatori. P. Desgenettes ne fece esperienza: la confraternita di Nostra Signora delle Vittorie, che era come morta, rivisse quando egli obbedì ad una voce interiore che il 3 dicembre 1836 gli rivelò: «Consacra la tua parrocchia al Santissimo e Immacolato Cuore di Maria». P. Desgenettes scrisse: «Non sembra forse naturale pensare che Gesù Cristo si interessi alla gloria di questo Cuore che gli ha fornito le prime gocce del Sangue adorabile al prezzo del quale ci avrebbe riscattati? Egli vuole che la gloria di cui ha coronato la sua Santa Madre nel Cielo, si rifletta sulla terra, che tutti gli uomini sappiano che il Cuore di Maria è il serbatoio e il canale delle misericordie divine» (Annales de l’Archiconfrérie de Notre-Dame des Victoires, marzo 1854, p.214, in L’Abbé Desgenettes, serviteur et apôtre de Marie, di Suor Maria-Angelica della Croce, op. cit., p.218)

venerdì 18 aprile 2025

Prete Titanic

 Non conoscevo questa storia meravigliosa, perché sull'argomento (il naufragio del Titanic), si è detto, filmato e cantato di tutto, tranne questo episodio. Guarda caso.

A bordo vi era un prete cattolico, Thomas Byles (cresciuto in una famiglia protestante, prese infatti il nome Thomas dopo la conversione), che si portò dietro il necessario per celebrare messa.

Andava in America, per officiare le nozze del fratello. 

La mattina del disastro, profeticamente, nell'omelia, parlò di un naufragio che riguardava chi, non avesse preparato la scialuppa di Cristo. 

Subito dopo l'allarme, tranquillizzo' chiunque incontrava, benedicendolo, non perse mai la calma e il sorriso e rifiuto', categoricamente, per ben due volte, di mettersi in salvo, dando la precedenza ad altri.

Quando la nave era già inclinata, affannosamente andava per i corridoi a riconciliare e confessare chiunque incontrasse.

Alla fine, quando era chiaro che l'affondamento sarebbe stato inevitabile, iniziò la recita del Rosario e le invocazioni a Maria, Speranza dei disperati.

I rimasti a bordo, di ogni religione e nazionalità, si strinsero attorno a lui, perché emanava qualcosa di meraviglioso. 

Chi era sulle scialuppe ormai lontane, sentiva le sue invocazioni e le risposte di chi era attorno a lui.

Quella notte, non solo diede la vita per gli altri, ma salvò tantissime persone, probabilmente tutte le vittime, con la sua santa condotta. 

Questa è la Fede, da piangere per l'emozione, pensando allo scandire del Santo Rosario, in quel buio terribile. 

Come pianse il Papa Pio X, quando conobbe la vicenda, direttamente dal fratello del sacerdote. 

La rivoluzione, ovviamente, nonostante l'argomento proposto e riproposto in tutte le salse, ha occultato tale racconto. 

In realtà, infatti, in quel buio gelido e atroce, non c'è mai stata tanta luce divina. 

Mentre, in un mondo di false luci, oggi il buio domina.

Domina nei cristiani di maniera, che si adattano al presente, al compromesso al tirare a campare; nei tanti consacrati, che hanno messo il mondo e le sue ragioni immonde, davanti a tutto, persino alla Verità. 

Che per puro amore di carriera e di convenienza, tacciono e si adeguano.

Spesso, sposando, ignobilmente, lo schifo presente. 

Il vero Titanic è adesso, in un mondo completamente arreso al male, e che spesso, addirittura, sposa dei sanguinari, ricchi e corrotti, affetti da megalomania infinita, come eroi e punti di riferimento.

Aiutaci, meraviglioso Padre Thomas, e corri per le nostre vite infami e per i nostri cuori assuefatti, come correvi per quei corridoi quella notte.

Perché è notte, qui. Notte fonda.

Peggio di allora.


Marco Palladino

domenica 23 marzo 2025

don ANTONIO ANASTASIO

don ANTONIO ANASTASIO nel ricordo del suo confratello don Vincent Nagle:


«Ho conosciuto don Antonio Anastasio, detto “Anas”, per la prima volta appena arrivato a Milano nell’estate del 1987, mentre lui finiva la laurea alla Cattolica, dove era il capo della comunità di Comunione e liberazione nella facoltà di filosofia. Dopo alcuni giorni salii a Mazzin di Fassa per la mia prima vacanza del Movimento ed ero in camera con lui. Lì nacque un’amicizia fondamentale per me, basata su una gratitudine condivisa per l’incontro fatto con Cristo attraverso il carisma di Luigi Giussani.

Vedevo in lui quello che volevo essere io, una persona la cui umanità era attraente, aperta, positiva, coraggiosa e piena di una passione per il destino di tutti. Non potevo poi non notare, nonostante il mio italiano primitivo, il suo presentissimo senso dell’ironia, pungente e sempre pronto con una battuta azzeccata. Lo ricordo mentre faceva i frizzi della vacanza, prendendo in giro la mancanza dell’acqua calda. E da lui ho appreso tante delle canzoni che ho imparato nel Movimento, a partire da quella prima sera, quando con la chitarra intonò “La lunga traccia”.

Alla fine dell’estate entrammo in due seminari diversi, a Roma: io alla Fraternità San Carlo e lui, con una banda di compagni affezionati dell’università, in un altro posto. Due anni dopo, anche Anas con un gruppo dei suoi amici approdarono alla San Carlo.

In seminario don Massimo Camisasca, il nostro superiore, ci chiese di prepararci per una missione insieme in Africa. Ero molto felice di questo privilegio, ma la missione saltò. Anas invece partì per Oaxaca, in Messico, e da allora il suo itinerario da missionario è stato molto vario e sempre ricco di frutti visibilissimi nelle persone che hanno incontrato Cristo proprio grazie a lui. Dopo un breve periodo in Messico tornò in Italia, per lavorare nella diocesi di Grosseto. E da allora, da Grosseto hanno cominciato ad arrivare seminaristi alla Fraternità.

Ricordo il suo giudizio sulla vita comune in missione: “Per vivere la missione – disse una volta – uno deve avere un pregiudizio positivo fortissimo del suo fratello di casa. Prima di qualunque altro giudizio, ci vuole questo pregiudizio indistruttibile”. Con la sua perspicacia così accesa che riconosceva subito i limiti dell’altro, questo non era un giudizio scontato. Ma lo viveva con me e altri anche quando gli costava caro.

Dopo alcuni anni diventò rettore del seminario della Fraternità a Roma, dove tanti giovani hanno potuto vedere in lui un’allegria e una vita determinata da un desiderio vivissimo di annunciare Cristo al mondo.

Poi è diventato parroco a Fuenlabrada, vicino a Madrid, in Spagna. Insieme ai fratelli della Fraternità, guidò una vita di comunità molto intensa, piena di affezione, opere e fede. Lì, insieme ad altri (sempre insieme ad altri) diede inizio a un’opera di accoglienza dei bisognosi, la Casa de San Antonio. Dal 2013 fino alla sua morte, il 9 marzo 2021, abbiamo condiviso la missione qui a Milano, dove lui era il superiore della nostra casa della Fraternità di San Carlo. Era cappellano presso il Politecnico, e nello stesso tempo aveva assunto anche un ruolo di presenza autorevole nella comunità del Movimento a Milano.

Per me, per la Fraternità San Carlo, per gli universitari alla Bovisa e per le migliaia di persone dentro e fuori Cl che lo hanno incontrato, don Anas era una presenza eccezionale e preziosa. In un modo saggio, pacato e ironico aveva il dono di aggregare. Vedere la sua capacità d’accoglienza, la sua passione, era davvero fonte di stupore.

Una volta mi disse che l’incontro col carisma di don Giussani lo aveva salvato dalla sorte di lavorare nei luoghi di vacanza come animatore serale con i suoi scherzi, le sue canzoni e i suoi sorrisi così avvincenti. “Ma sarebbe stato a che scopo? Mettere insieme le persone a quale proposito? Solo per un divertimento?”. Lo capivo: per Anas poter aiutare le persone a stare insieme nel nome di Cristo, aiutarli a riconoscere e abbracciare il proprio destino in Dio, imparare a dare la vita intera al compimento della volontà del Padre era un’impresa di cui era immensamente grato.

In questi ultimi anni sono sempre rimasto stupito non solo dalla sua simpatia verso di me e gli altri – a volte espressa con osservazioni acute –, ma dalla ricchezza della sua creatività. Ogni anno pubblicava un nuovo libro per bambini, una nuova favola ricca di emozione e significato, o addirittura incideva un bellissimo disco con le sue canzoni, ciascuna capace di ridare al cuore il senso di calorosa appartenenza a un Mistero buono, anche nelle situazioni più dolorose. Ricordo anche, con incredulità, la capacità di fedeltà che lo animava: per esempio quando radunava a casa nostra i suoi amici di scuola elementare… Quei bambini che aveva radunato nella sua infanzia, non li ha mai mollati!

Dire addio a don Anas non è facile, adesso che è morto a soli 59 anni. Il suo esserci era una sicurezza per tanti di noi, le sue parole un’ispirazione, la sua compagnia la promessa di una strada che valeva la pena di percorrere. Non riesco a credere che sia davvero partito…

Ma il significato della sua presenza è sempre stato chiaro: riconoscere e partecipare con Gesù all’opera di riconciliazione col Padre. E la sua partenza – dopo una lunghissima sofferenza nel reparto di terapia intensiva per malati Covid all’ospedale Niguarda – ha lo stesso significato: si è conformato alla croce di Gesù per collaborare col Signore a prepararci la dimora nella casa del Padre.

Che Dio ci aiuti a desiderare e amare questo destino, amare Gesù sopra ogni altra cosa, per poter vivere questo strappo non come una dolorosissima sfortuna, bensì come una preziosa occasione per essere protagonisti per la vittoria di Cristo e per la salvezza del mondo».

https://www.ilsussidiario.net/news/antonio-anastasio-don-anas-labbraccio-di-dio-che-diventa-abbraccio-al-prossimo/2141731/

lunedì 12 agosto 2024

Franz Jägerstätter

 

 Il sacrificio di Franz Jägerstätter che scuote la coscienza cristiana

Il 9 agosto di 81 anni fa moriva il contadino che si ribellò al nazismo giudicandolo incompatibile con la sua fede cattolica. Un martirio in forza dell’amore vissuto come sposo e padre, segno di contraddizione nella Chiesa stessa

Una scena del film di Terrence Malick “La vita nascosta – Hidden Life” sulla storia di fede e amore di Franz Jägerstätter
Una scena del film di Terrence Malick “La vita nascosta – Hidden Life” sulla storia di fede e amore di Franz Jägerstätter

Il 9 agosto di ottantuno anni fa moriva Franz Jägerstätter, decapitato in una prigione nei pressi di Berlino per essersi rifiutato di combattere nell’esercito del Terzo Reich. Il contadino e sacrestano austriaco che era andato consapevolmente incontro alla condanna a morte perché giudicava incompatibile la sua fede cristiana col nazismo e con la partecipazione alla guerra voluta da Hitler è stato beatificato dalla Chiesa cattolica nell’ottobre 2007.

Eppure per molti anni la sua eredità è stata considerata imbarazzante non solo dai suoi concittadini del villaggio di Sankt Radegund, ai confini con la Baviera, ma dalla stessa Chiesa cattolica austriaca, che ha cominciato a valorizzare senza riserve la sua testimonianza solo alla fine degli anni Settanta. Quale era il problema?

Perché la Chiesa cercò di dissuadere l’obiettore Jägerstätter

Il problema era che esaltare la scelta martiriale del contadino Franz sembrava implicare un giudizio negativo su tutti gli altri cristiani che invece avevano servito sotto le armi in epoca hitleriana e sulla stessa autorità ecclesiastica che non aveva affatto incoraggiato gli obiettori, al contrario: le autorità ecclesiastiche tacevano oppure cercavano di dissuadere gli obiettori come Jägerstätter. Persino il parroco di St. Radegund e l’allora vescovo di Linz, certamente in cuor loro antinazisti e non privi di ammirazione per la sua scelta, cercarono di fargli cambiare idea ricorrendo a due argomenti.

Il primo è che il cristiano è chiamato ad obbedire alle autorità civili e militari come gli altri cittadini, e che delle eventuali decisioni moralmente malvagie di quelle autorità non sono responsabili agli occhi di Dio i cittadini che obbediscono agli ordini superiori, ma solo coloro che li hanno impartiti. A sporcarsi le mani di sangue innocente che grida vendetta al cospetto di Dio non sarebbero coloro che compiono stragi, ma soltanto coloro che le hanno ordinate. Il secondo argomento consiste nelle responsabilità familiari che Jägerstätter in quanto sposo e padre di tre figlie (oltre che di una quarta nata prima e fuori del suo matrimonio con Franziska Schwaninger) aveva: questo genere di responsabilità avrebbero sempre la precedenza su altre chiamate alla testimonianza cristiana che si sostiene di avere ricevuto da Dio, inclusa la chiamata a effondere il proprio sangue a motivo della sequela di Cristo.

Il martirio di Jägerstätter e la nostra coscienza cristiana

Come si può notare, nonostante gli anni trascorsi e la grande virata ecclesiale che ha comportato la beatificazione di colui che fino a qualche decennio prima era considerato un caso limite da non enfatizzare, le questioni che la vita e la morte di Franz Jägerstätter pongono alla coscienza cristiana sono attualissime. Anche oggi esistono poteri politici anticristiani che chiedono ai cristiani sottomissione e collaborazione; non si tratta solo di poteri dittatoriali, ultranazionalisti o totalitari del tipo di quelli che prevalgono in Russia o in Cina, ma anche dei poteri espressione di un laicismo radicale e di un’ideologia progressista atea che pervadono sempre più le società caratterizzate dal sistema politico liberal-democratico nell’Europa occidentale e nel Nordamerica.

Anche oggi le autorità ecclesiali appaiono sballottate fra la responsabilità di rendere testimonianza integralmente alla verità di Cristo e l’opportunità di scendere a patti o di limitare al minimo le critiche aperte alle politiche contrarie al diritto naturale oltre che alla morale cristiana per non essere messe del tutto ai margini o spazzate via. Anche oggi i laici cristiani hanno familiari affidati alle loro cure e alla loro protezione, che possono essere invocati come impedimenti a forme di testimonianza cristiana che produrrebbero reazioni da parte delle autorità che renderebbero poi impossibile l’assolvimento dei doveri genitoriali e sponsali.

Il contadino non obiettò alla guerra, ma al Terzo Reich

Senz’altro Jägerstätter è e resta un segno di contraddizione per i tiepidi nella fede, per chi, come scrive per esempio Sergio Tanzarella, si culla nelle «illusioni di uno pseudo cristianesimo senza croce». Ma è anche colui che può aiutare tutti – coloro che appaiono disposti a rispondere a una chiamata che comporta un caro prezzo e coloro che ritengono di potere e dovere testimoniare in un modo che non implica l’effusione del sangue o la morte civile – a comprendere di cosa si tratta, a capire i termini della questione, prima delle decisioni sul “che cosa fare”.

Il contadino Franz non era affatto un fanatico assetato di martirio e intransigente con chi non aveva intenzione di imitarlo: alla prima chiamata al servizio militare, quando c’è speranza che non sarà mandato al fronte, presta il giuramento a Hitler in quanto capo ultimo delle forze armate; quando sarà processato, offre la sua disponibilità a prestare servizio senza armi in sanità; mantiene fino alla fine un ricco scambio epistolare con l’amico Rudolf, come lui terziario francescano, che aveva scelto di servire nell’esercito benché condividesse lo stesso giudizio di Jägerstätter sul nazismo e sulla guerra. Alterna giudizi di delusione e di comprensione nei riguardi delle autorità ecclesiastiche e del loro atteggiamento nei confronti della guerra. Alla fine non accetta le soluzioni di compromesso che gli vengono proposte perché tutte prevedono la sua sottomissione al nazismo e alle ragioni della guerra nazista: Jägerstätter non obietta al servizio militare come tale, ma a servire il Terzo Reich; non condanna la guerra in assoluto, ma quella dalla parte di Hitler.

«Dio concede la propria grazia a ciascuno come Egli vuole»

La profondità della coscienza cristiana del martire Franz, la lucidità della sua ragione illuminata dalla fede emergono nelle lettere che gli è concesso di scrivere dal carcere di Berlino. Nella più famosa troviamo tutto quello che serve per capire la sua posizione e un insegnamento che vale per tutti, fino ad oggi:

«Scrivo con le mani legate, ma è meglio così che se fosse incatenata la volontà (i condannati a morte restavano ammanettati fino all’esecuzione della sentenza – ndr). Talvolta Dio ci mostra apertamente la sua forza, che Egli dona agli uomini che lo amano e non preferiscono la terra al cielo. Né il carcere, né le catene e neppure la morte possono separare un uomo dall’amore di Dio e rubargli la fede e la sua libera volontà. La potenza di Dio è invincibile (…) C’è sempre chi tenta di opprimerti la coscienza ricordandoti la sposa e i figli. Forse le azioni che si compiono diventano giuste solo perché si è sposati e si hanno figli? O forse l’azione è migliore o peggiore solo perché la compiono anche altre migliaia di cattolici? (…) Cristo stesso non ha forse detto: “Chi ama la moglie, la madre e i figli più di me non è degno di me?”. Per quale motivo preghiamo Dio e chiediamo i sette doni dello Spirito Santo, se dobbiamo comunque prestare in ogni caso cieca obbedienza? A che pro Dio ha fornito agli uomini un intelletto e una libera volontà se non ci è neppure concesso, come alcuni dicono, di giudicare se questa guerra che la Germania sta conducendo sia giusta o ingiusta? A che serve allora saper distinguere tra bene e male? Io credo che si possa anche prestare cieca obbedienza, ma solo se così facendo non si danneggia nessuno. Se al giorno d’oggi gli uomini fossero un po’ più sinceri ci dovrebbe essere, credo, anche qualche cattolico che dice: “Sì, mi rendo conto che quello che stiamo compiendo non è bene, tuttavia non mi sento ancora pronto a morire”. Se Dio non mi avesse dato la grazia e la forza di morire, se necessario, per difendere la mia fede, forse farei semplicemente ciò che fa la maggior parte della gente. Dio può, infatti, concedere la propria grazia a ciascuno come Egli vuole. Se altri avessero avuto le molte grazie che ho ricevuto io, forse avrebbe fatto cose molto migliori di me».

La colpa della «trascuratezza verso il mio stesso essere»

Franz spazza via l’argomento che strumentalizza le parole di Gesù sul “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, e implicitamente anche quello che si appella alla “coscienza in buona fede” di chi è andato a combattere nell’esercito del Terzo Reich. All’essere umano è data la ragione di un soggetto morale la cui coscienza è capace di distinguere il bene dal male, e in quanto integrata alla sua persona essa non può che “funzionare” sempre: non esiste proprio che non debba essere esercitata davanti alle richieste e alle decisioni dell’autorità civile. La voce della coscienza, come spiegherà poi la Gaudium et Spes (nn. 16-18), parla sempre, e se la singola persona non ode correttamente ciò che essa gli dice, dipende da una trascuratezza del proprio essere che l’ha resa sorda.

Chi sostenesse che la coscienza lo legittima a combattere per Hitler, dimostrerebbe semplicemente che non ha avuto cura della propria formazione morale. Lo spiegherà l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede Joseph Ratzinger in un testo sul rapporto fra coscienza e verità pubblicato per la prima volta nel 1992 e riproposto in italiano in Liberare la libertà. Fede e politica nel Terzo Millennio: «Non è mai una colpa seguire le convinzioni che ci si è formate, anzi uno deve seguirle. Ma non di meno può essere una colpa che uno sia arrivato a formarsi convinzioni tanto sbagliate e che abbia calpestato la repulsione verso di esse, che avverte la memoria del suo essere. La colpa quindi si trova altrove, più in profondità: non nell’atto del momento, non nel presente giudizio della coscienza, ma in quella trascuratezza verso il mio stesso essere, che mi ha reso sordo alla voce della verità e ai suoi suggerimenti interiori. Per questo motivo, anche i criminali che agiscono con convinzione rimangono colpevoli». (p. 107)

Il matrimonio non è ostacolo ma forza decisiva al martirio

Se però sulla nettezza del giudizio che distingue fra il bene e il male non si può mai transigere, il discorso cambia quando si tratta della decisione esistenziale: non a tutti è data la forza morale indispensabile a sacrificare la propria vita. Franz Jägerstätter dichiara apertamente che la determinazione che lo spinge al patibolo per Cristo non viene da lui stesso, ma da Dio, da un dono di grazia. Parla anzi di grazie, al plurale. E qui va sciolto anche il nodo relativo alle responsabilità familiari. In questo caso occorre leggere al di là dell’impeccabile citazione dal Vangelo secondo Matteo sulla necessità di amare Cristo più dei propri familiari. Nella realtà documentata della vita del contadino di Sankt Radegund il matrimonio e la famiglia non sono un ostacolo al sacrificio della vita per Cristo, ma una forza propulsiva decisiva a questo fine. È in forza del bene sperimentato nella comunione sponsale e nella paternità vissuta nel rapporto con le tre figlie bambine che Franz matura una gratitudine per i doni di Dio che è anche grazia che rende possibile la coerenza di fede fino all’effusione del sangue. Lo ha illustrato in modo esteticamente perfetto Terrence Malick nel noto film La vita nascosta – Hidden Life, lo racconterà la mostra dal titolo “Franz e Franziska, non c’è amore più grande” al Meeting di Rimini che apre il 20 agosto.

Franz Jägerstätter muore in pace con tutti, perdonando tutti e a tutti chiedendo perdono, perché è consapevole che solo chi fa una grande esperienza di bene risultato dei doni di grazia che gli fa Dio è propenso ad amare Cristo fino a sacrificare la vita per Lui. Chi ancora non ha ricevuto quelle grazie può chiederle nella preghiera, magari attraverso l’intercessione di Franz e degli altri martiri come lui. Nel frattempo può almeno provare ad essere onesto con la propria coscienza e a dare il giusto valore alla testimonianza dei martiri

sabato 19 marzo 2022

Joseph-Marie Verlinde

 No al satanismo

Padre Verlinde: la scristianizzazione dell’Occidente attraverso le “mode ingannevoli” dell’esoterismo orientale

Nato in Belgio nel 1947 in una famiglia cattolica, Joseph-Marie Verlinde è diventato ricercatore, specializzato in chimica nucleare, presso il Fondo Nazionale della Ricerca Scientifica (FNRS).

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Maharishi Mahesh Yogi

Nel 1968, dove tutto si metteva in discussione, si è allontanato dalla grande scienza e poi dalla fede cattolica approdando alla ‘meditazione trascendentale induista’, di cui è diventato così esperto da diventare segretario personale del fondatore del movimento, il Maharishi Mahesh Yogi, noto al grande pubblico come il Guru dei Beatles e il fondatore della Meditazione Trascendentale, una branca dell’induismo.  Con lui ha percorso tutto il mondo ed è vissuto anche negli hashram in Himalaya.

Un giorno, però, Verlinde ha scoperto che le fantomatiche ENERGIE SOTTILI dell’esoterismo indiano e della NEW AGE sono in realtà degli “spiriti” demoniaci che spostano la malattia e non la guariscono.

Come per san Francesco, anche per Verlinde decisivo è stato l’incontro, nel Nord dell’India, con alcuni lebbrosi. Uno spettacolo allucinante, di fronte al quale il suo maestro spirituale Maharishi reagì con disprezzo: “Allontanati, lasciali percorrere il cammino del loro karma.”  Fu allora che, nel cuore di Verlinde, iniziano a emergere le domande più profonde: “Ero pronto ad aderire fino in fondo a un sistema di pensiero e di pratiche che conducevano a un tale atteggiamento esistenziale davanti alla sofferenza e davanti all’altro?”. Ma sarà l’incontro con un medico francese, cristiano – che a bruciapelo gli chiede: “Ora Gesù Cristo chi è per lei?” – a fare riflettere Verlinde: “Mi feci delle domande profonde. Capii che in Gesù ci è rivelata la possibilità di una nuova alleanza. Gesù è la Parola di verità sull’uomo”. 

“Cristo è incompatibile con il misticismo orientale e con la New Age”

Nel 1976 fece ritorno alla fede cattolica e poi decise di  entrare nel seminario di Avignone.  Ma in quel periodo, mentre stava ritornando a Cristo, venne attirato da un GRUPPO ESOTERICO FALSAMENTE CRISTIANO. “Dopo tanti anni di pratiche orientali, avevo una forma di veggenza spontanea. Mi sono fidato di questo gruppo che si diceva “cristiano”, ma la verità è che hanno mescolato terapie energetiche e reincarnazione. Beh, non lo sapevo all’epoca, ma ero entrato in una scuola esoterica. Non basta pregare per rendere buona una pratica che in se stessa è malvagia e cattiva”: Verlinde si accorse che collaborava in realtà con un demonio o spirito Deva. 

Come Verlinde scoprì che “quei doni”  che aveva acquisito con le pratiche orientali, erano di origine sospetta:   Mentre Padre Verlinde celebrava la Santa Messa a Parigi al momento della elevazione dell’Ostia sentì il suo sedicente “angelo guaritore” [Deva] che bestemmiava il nome di Gesù. Al termine della Santa Messa rientrando in sacrestia trovò un sacerdote al quale spiegò quanto gli era successo; la risposta fu lapidaria: “Non mi stupisce perchè sono l’esorcista della Diocesi”. Conclude Padre Verlinde: “La semplice presenza dell’esorcista che ha ricevuto dalla Chiesa questo mandato ha obbligato lo spirito a rivelarsi per la prima volta. Allora ho lasciato tutti questi poteri [medianici o di caduta] e li ho depositati ai piedi della croce di Cristo. Quando mi sono alzato dalla preghiera di liberazione non avevo più alcun potere. Il fine non giustifica i mezzi e i mezzi che io usavo erano cattivi e non mi aiutavano a raggiungere un buon fine”.

Da quel giorno, Padre Verlinde ha frequentato Padre Matthieu, un grande sacerdote esorcista, famoso in Francia. Si è rivolto a lui per essere aiutato, liberato ed inserirsi in una piena comunione con Cristo. Cosa ci dice Padre Verlinde? Che dietro l’esoterismo e in particolare dietro alle “tecniche olistiche” della New Age che parlano di “ki”, “kundalini”, “prana”, “energia orgonica”, ecc., vi sono i “Deva” o demoni – falsi “angeli di guarigione” – che superbamente vogliono far credere l’uomo un dio in autosviluppo luciferino, facendogli progressivamente rifiutare la grazia di Cristo e della Chiesa, l’unica che salva, libera e guarisce.Risultati immagini per SPIRITI DEVA DEMONIDopo aver approfondito gli studi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, nel 1983 Verlinde è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Montpellier.

Nel 1987 è diventato dottore in Filosofia all’Università Cattolica di Lovanio, ed ha iniziato a insegnare Filosofia della Natura all’Università Cattolica di Lione. Successivamente è entrato nella ‘Famiglia di San Giuseppe’, un’esperienza del Rinnovamento nello Spirito, che comprende una branca laica e una monastica.

Da quel momento è diventato un apologeta, ha pubblicato diversi volumi sulle spiritualità orientali e sui pericoli di confusione legati a queste pratiche. 

Nel 2002 il Card. Lustiger gli ha chiesto di predicare la Quaresima a Notre Dame a Parigi.Copertina di 'Attacco al cristianesimo. 100 domande sulle nuove forme di spiritualità' Questo è stato un grosso successo. Notre Dame è stata piena, come mai era stata.  Il testo di queste conferenze e di una trasmissione radiofonica, è diventato un best seller nelle librerie francesi e si intitola “ATTACCO AL CRISTIANESIMO”.   

Alla domanda di un radioascoltatore sulla sua esperienza nell’occultismo e sulla sua relazione con Dio, Padre Verlinde ha risposto: “Lei ha ben capito che non si esce indenne da un percorso come il mio, che va dagli ‘ashram’ dell’Himalaya all’occultismo! Mi ci è voluto molto tempo per integrarlo sullo sfondo del mio incontro con Cristo”.

“Ho avuto per fortuna la grazia di poter usufruire di quasi dieci anni di studi filosofici e teologici che mi hanno consentito di trovare la mia unità interiore in Cristo”, ha raccontato padre Verlinde.

“Il lavoro di approfondimento della mia fede – ha aggiunto –, l’ascolto della Parola, la preghiera di lode, l’adorazione eucaristica, insomma: la speculazione e la contemplazione, tutto questo ha contribuito alla guarigione interiore della mia intelligenza, della mia memoria e della mia affettività, estremamente segnate dalle mie esperienze passate”.Risultati immagini per padre joseph marie verlinde


Padre Joseph Marie Verlinde: “Sono uno che ha vissuto nella sua carne, e spesso dolorosamente, l’avventura della New Age, al suo inizio. Il tema che mi è stato affidato riguarda le nuove religiosità e in che misura esse toccano il ministero dell’esorcista.  Sono passato dall’India, e poi per un gruppo esoterico di tipo cristico, cioè un gruppo che recuperava il Vangelo, ma l’interpretava in modo esoterico”.
NON PUO’ ESISTERE UNO “YOGA CRISTIANO” e non e’ una “tecnica per rilassarsi”
« In seguito a un viaggio in Germania, dissi al mio guru Maharishi che gli europei stavano facendo yoga per rilassarsi, e il guru scoppiò a ridere; poi pensò per un momento, e disse: ‘Tuttavia, questo non impedirà allo yoga di avere il suo effetto’, cioè il “contatto con spiriti Deva”.  Non esiste uno “yoga cristiano”, così come non esiste una preghiera d’orazione indù. Esiste uno “yoga” indù praticato da uomini e donne che credono in Cristo e nel Vangelo e che pensano di poter trarre profitto da queste tecniche per il loro sviluppo fisico, psichico e spirituale. Ma il rischio di confusione è enorme. La serenità naturale ottenuta attraverso il lento processo di dissoluzione della coscienza personale non ha niente a che vedere con la pace soprannaturale dello Spirito del Cristo Resuscitato, e non prepara ad accoglierla: è piuttosto il contrario».

Di seguito, riportiamo brani di una conferenza di Padre Verlinde. 

I NUOVI “MOVIMENTI RELIGIOSI” E PRATICHE ALIENANTI

PRIMA PARTE

Parlerò prima di tutto dell’orizzonte teologico ed antropologico delle nuove religiosità (ne posso parlare in generale perché, in loro, tutto si sviluppa in un orizzonte comune) e vi parlerò delle pratiche alienanti che esistono all’interno di queste nuove religiosità.  Il Cardinale Arinze, nel famoso Concistoro in cui si parlò della sfida dei nuovi movimenti religiosi affermò che sono chiamati nuovi non solo perché apparsi solo dopo la 2ª guerra mondiale, ma perché rappresentano un’alternativa alle religioni tradizionali e ciò lascia supporre che si costituiscano come un nuovo paradigma, una nuova proposta di senso che dovrebbe supplire i valori cristiani.  La New Age è nata nel 1971 con la fondazione di due comunità importanti: Esalen, in California, e Findhorm in Scozia.

LA NEW AGE

La New Age non è un movimento ma una mentalità, è una “rete di reti”, un NETWORK (come si dice in inglese), una rete che raccoglie un insieme di pensieri nuovi, una rete che li unifica, offrendo un orizzonte comune, un orizzonte teologico ed antropologico comune. In questo comune orizzonte ci sono grandi differenze e contraddizioni flagranti, ma l’unità si trova sempre in questo comune orizzonte di cui vi darò alcuni elementi.

I QUATTRO PILASTRI FONDAMENTALI DELLA NEW AGE Risultati immagini per new age

Essa è fondata su quattro principi, che sono i quattro pilastri della New Age:
1) Una concezione olistica ( greco OLOS = IL TUTTO ) dell’universo-uno, all’interno della quale tutte le differenze, anche quelle che non vediamo, sono illusorie. Concezione monistica: un solo essere. Nega la differenza tra Creatore e creatura. Non c’è un Creatore e una creatura, c’è un unico, solo essere. Si tratta di un dio immanente, un dio che s’identifica col mondo. Tutto ciò che esiste partecipa all’unica e sola esistenza che, per definizione, è divina. Quindi tutto è divino. Noi siamo divini, siamo “dio” per natura. Gesù è un Avatar, cioè solo una delle tante incarnazioni del divino. Ce ne sono state prime di lui e ce ne saranno dopo di lui.

2) Un relativismo etico e religioso. E’ buono ciò che mi sembra buono. Non c’è nessun valore assoluto. Il bene, il bello e il vero (i nostri valori trascendentali) non hanno valore assoluto. Hanno valore solo per “me”. Io sono il “creatore” dei valori. Relativismo religioso. Non esistono religioni vere o false. Non esistono religioni rivelate e altre no. Non c’è una religione migliore o più vera di un’altra. Non ci sono verità assolute, ecc.

3) Reincarnazione. La legge fondamentale è quella della reincarnazione e del karma. La concezione della vita è vista alla luce della reincarnazione. Essa è un paradigma, qualcosa di cui non si discute più, è certa (= è un dogma!).

4) Un millenarismo ottimista. Si aspetta un “mondo nuovo” la nuova Era dove viene imposta un unico culto mondialista.

Questi sono i punti, dei paradigmi. Paradigmi che significano una visione del mondo che s’impone come definitiva, universale, evidente, che non si discute. Ecco la difficoltà del dialogo. La nostra concezione del mondo si appoggia su altri paradigmi. Noi non ci riconosciamo in nessuno di questi principi fondamentali della nuova religiosità della New Age. Il mondo oggi si costruisce su questi quattro pilastri, che non sono più i nostri pilastri. Prenderò in esame solo due di questi punti, nella parte teorica della mia conferenza: 1) il dio-tutto; 2) l’antropologia che ne discende.

Mi soffermo su queste cose per mostrarvi l’impatto e le implicazioni spirituali che veicolano e per dimostrarvi che vi sono dei luoghi d’alienazione, anche se sono solo delle visioni teoriche. Io ho la profonda convinzione che il Nemico( il Diavolo) ci tiene già nella sua rete con l’adesione a queste teorie che ci sono proposte.

A) IL PARADIGMA OLISTICO-MONISTICO

Per far capire in modo semplice comincerò con la preposizione del bulgaro Omraam Mikhael Aivanhov (1900-1986), il fondatore della Fraternità Bianca Universale. Egli adotta il “modello del ragno”. “Osservate un ragno che tesse la tela. Avete l’impressione che ci sia, da un lato, il ragno e dall’altro lato, ci sia la tela. Ma a guardare bene il ragno produce la tela a partire dalla sua stessa sostanza. La tela ed il ragno, in effetti, sono una cosa sola. Non sono due realtà differenti, ma una cosa sola. La tela fa parte del ragno, anche quando sembra essere separata. Allo stesso modo, Dio e il mondo sono uno e l’apparente differenza tra Creatore e creatura è solo un’illusione. Sarebbe come dire che il ragno è il creatore e la tela è la creatura. Colui che è più avanzato (secondo questo gruppo esoterico) sa invece che Dio e il mondo sono una cosa sola”. Altro esempio: la lumaca, quando la si guarda c’è l’impressione che la chiocciola sia differente dalla materia molle del corpo della lumaca e, infatti, si può togliere la chiocciola e la lumaca continua a vivere. Il biologo sa che la lumaca produce la chiocciola a partire dal proprio corpo. In effetti, è una parte del suo corpo che s’indurisce. Aivanhov dice (e con lui anche gli esoteristi e gli occultisti d’oggi) che la materia dura è come la cristallizzazione dello spirito e ciò che crediamo essere due ambiti differenti, sono in realtà la stessa cosa. James Findlay, uno dei più grandi profeti (sic!) della New Age, su questo punto afferma: “Lo spirito è lo stato più alto di vibrazione che noi conosciamo”. Capite “lo spirito è vibrazione”, quindi siamo solo nell’ordine della fisica, non c’è niente di soprannaturale. Il soprannaturale, in questa prospettiva, non esiste proprio! Ciò che noi chiamiamo soprannaturale sarebbe solo un aspetto della natura.

B) LO SPIRITO E DIO SONO SOLO VIBRAZIONI

“Lo spirito è una parte dell’universo – continua – allo stesso titolo della materia fisica. E lo spirito è questo qualcosa che misura la materia; è la ‘forza’ o il ‘movimento’ che domina l’universo. E’ una sostanza che vibra nell’ultravioletto (sic!). Ma esiste uno stato vibratorio ancora più elevato dello spirituale e questo è il ‘divino’. Il divino è contiguo allo spirituale, come lo spirituale è contiguo al materiale”. Come vedete da questa descrizione (la materia vibra; la vibrazione più sottile è lo spirito; più sottile ancora è il divino) non c’è differenza, né discontinuità, fra il divino, lo spirito e la materia. Quindi la materia, come lo spirito, sono “divini”! E aggiunge: “Tutto nell’universo è vibrazione. Al principio era il Verbo, e il Verbo è vibrazione pura (sic!)”. Ecco come avviene il recupero e la manipolazione del Vangelo! Il Verbo-Dio non sarebbe altro che vibrazione pura originale. La cristallizzazione di questa vibrazione, genererebbe il mondo. Il Verbo sarebbe solo ciò che vibra alla più alta frequenza…..

UN’ENERGIA SENZA VOLTO E NOME

Tutto sarebbe vibrazione, tutto sarebbe solo energia pulsante. Un’energia divina che non ha nome, né volto. Un’energia che non ha carattere personale, perché la persona costituirebbe una maggiore differenziazione all’interno dell’energia e quindi è … un’illusione (maya). Per la New Age questa sarebbe una terribile, temibile, illusione; un’illusione che ci fa pensare che ci sono distinzioni all’interno del divino. La persona, addirittura, sarebbe l’illusione (maya) più temibile nel cammino di reintegrazione nel divino.

C) NEGAZIONE DEL CRISTIANESIMO

In altre parole le nuove religiosità negano rigorosamente il Dio Padre, rivelato da Gesù Cristo, perché la religione giudeo-cristiana propone un Dio-alterità, con il quale siamo invitati ad avere una relazione d’amore, una relazione di due libertà che s’incontrano, si scelgono e si donano l’una all’altra. Per la New Age, come pure per l’induismo e il buddismo, l’amore sarebbe solo una tappa nel cammino della realizzazione; una tappa che si deve superare (sic!). Buddha diceva che l’amore è da eliminare come l’odio, perché l’amore, come l’odio, sono illusioni (maya) dell’alterità. Quando amo qualcuno, in un certo senso, mantengo all’esistenza quella persona, mantengo la sua alterità con la mia passione. Allo stesso modo quando odio una persona mantengo la sua alterità con la mia passione. Quindi bisognerebbe “superare” questi “stadi” per arrivare ad una presunta unità indifferenziata. Tutti i cammini di mistica naturale pongono l’unità nel raggiungimento di uno stadio indifferenziato. Questa è una delle differenze fondamentali con la mistica orientale, in cui il punto d’arrivo del cammino è l’amore, non la sua eliminazione! L’amore, per noi, è l’unico fine. L’amore non è, e non può essere, solo un mezzo!

Quest’incompatibilità, questa differenza fondamentale di finalità, di scopo, è la prova dell’incompatibilità di questi due differenti cammini.

D) LA NEW AGE RIFIUTO DEL CRISTIANESIMO PER METTERE AL CENTRO UNA “RELIGIOSITA’ MONDIALE”: UN FALSO CRISTO ESOTERICO….Père-Verlinde-600x338

Le nuove religiosità rifiutano fermamente il cristianesimo come una religione dell’illusione. Una religione da superare per giungere alla religione universale, quella che per loro è la vera religione, la nuova religione mondiale che sarà quella dell’Età dell’Acquario (nel 3° millennio). Un altro profeta della New Age, Alice Bailey, afferma che è Cristo stesso, non certo – dice lei – il Gesù dei Vangeli, ma quel Cristo che secondo lei la Chiesa avrebbe rifiutato di annunciare (per lasciare le folle nell’ignoranza), sarebbe questo Cristo esoterico (sic!) che inaugurerebbe questa presunta nuova religione mondiale.

PRIMA SOTTOLINEATURA

Perché vi ho detto tutto questo? Ritroviamo questa visione di natura erroneamente divinizzata, in tutte le nuove religiosità. L’hanno ricevuta e trasmessa dall’esoterismo e dall’occultismo, ma l’origine è nei misticismi naturalistici dell’Oriente. Si rimane colpiti dal fatto che, nello spiritismo, gli spiriti affermano nient’altro che questa stessa dottrina a proposito della natura di Dio. Ignorano volontariamente tutta la tradizione giudeo-cristiana. Ma io ho fatto esperienza sulla mia pelle che, quando sono davanti a Gesù Cristo presente nell’Eucaristia, questi stessi spiriti che nel parlare ignorano tutto della rivelazione giudeo-cristiana, essi stessi poi bestemmiano Gesù Cristo, lo chiamano col suo nome: dunque mentono quando fanno finta di ignorare Cristo.

DOTTRINE DIABOLICHE (1 Tm 4,1; Ap 2,14)

Volontariamente, deliberatamente danno una dottrina che sanno essere sbagliata, per poterci attirare nella loro rete. Il libro della Sapienza (Sap 13,1-9) che S. Paolo riprende nella lettera ai Romani (Rom 1,20-22) condanna la deriva naturalistica e aggiunge che è inescusabile colui che non rende a Dio la gloria dovuta e invece confonde il Creatore con la creatura. S. Paolo dice che sono senza scuse. La loro è un’ignoranza colpevole, perché con le nostre facoltà naturali, usate rettamente, possiamo fare questo discernimento ed evitare questo errore: “Dalla creazione del mondo in poi, le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da Lui compiute” (Rom 1,20). Se S. Paolo parla di questo nella lettera ai Romani, vuol dire che siamo all’interno di un combattimento spirituale, e quando si dice combattimento spirituale si dice anche confronto con il nemico.

SEDUZIONE DELL’INTELLIGENZA
OSCURAMENTO DELLA RAGIONE

Discernimento tra il linguaggio menzognero del nemico e il linguaggio di Dio che illumina la nostra ragione naturale e ci dà tutti i mezzi per riconoscere la sua presenza di Creatore, in tutte le sue creature. Non per niente S. Tommaso d’Aquino definisce, come S. Agostino, il peccato come “Aversio a Deo et conversio ad creaturas” (scelta interiore contro Dio e volgersi disordinato, verso la creatura) (cfr. S. Th. III, q.86, a4 ad 1; II-II, q.118, a.5; I-II, q.71, a.6). Se S. Agostino e S. Tommaso definiscono così il peccato, vuol dire che c’è una libertà, che c’è una scelta che io avrei potuto, volendo, evitare, se fossi stato più attento alla voce dello Spirito che illumina la mia ragione naturale. E quindi è il nemico che tenta di sedurmi a quel livello. (N.d.R. = Nella XV domenica del tempo ordinario, anno A, la liturgia della Parola insegna che la Parola di Dio è sempre efficace, non porta però sempre frutti perché ci sono terreni diversi, che portano frutti diversi. La colpa è anche della zizzania seminata dal Diavolo, cioè si riconosce nel diavolo un altro fattore che opera contro l’accoglienza della Parola di Dio nell’uomo. Ho visto che la resistenza che gli uomini e le donne del nostro tempo mostrano verso la concezione di Dio della tradizione giudeo-cristiana va oltre la semplice preferenza per dottrine naturaliste e panteiste. C’è proprio un accecamento, un’impotenza a venire via da dottrine naturaliste. E quindi io credo che ci sia un’azione del demonio sull’immaginazione, una seduzione dell’intelligenza, un oscuramento della ragione. Su questo legame intellettuale bisogna intervenire affinché le persone scelgano una dottrina teologica e una visione di Dio coerente con la rivelazione giudeo-cristiana.

SECONDA SOTTOLINEATURA

La celebra attrice Shirley Mac Laine, promotrice della New Age, diceva: “Noi siamo dei” e in queste tre parole racchiudeva tutto. Un altro testimone, Baird Spalding, affermava una cosa molto importante: “E’ impossibile studiare la natura di Dio, senza prendere in considerazione l’uomo e viceversa. L’uomo è Dio. Dio è l’uomo (sic!). L’uno presuppone l’altro, sono inseparabili. Senza l’uno non esiste l’altro (sic!). L’uomo è divino perché fa parte del tutto. Egli è il tutto, nella sua manifestazione. L’uomo rappresenta l’incarnazione visibile di Dio. Così come lo si vede, s’incarna in forma umana”. Credo non ci sia bisogno di commenti.  L’uomo sarebbe l’essere in cui Dio prende coscienza di se stesso (sic!). L’uomo sarebbe Dio e Dio sarebbe l’uomo!!! L’uomo sarebbe la manifestazione suprema del divino. Sarebbe il luogo in cui Dio, arrivato al termine della sua evoluzione (sic!), potrebbe incominciare un’involuzione, cioè ritornare verso lo stato primitivo costituito da un’energia indifferenziata. Capite che in questo contesto l’individualità umana, la personalità è puramente illusoria (maya). Mentre ciò che fa la gloria della cultura occidentale e francese è segnato dalla famosa frase della filosofia di Cartesio “penso, quindi sono”, un indù direbbe: “Pensi? Quindi tu ancora non sei!”. E’ sconcertante vedere come l’esagono, cioè la Francia, sia talmente sedotta dalla New Age, che è contraddittoria con tutta la sua eredità culturale.

ACCECAMENTO SPIRITUALE

C’è un vero e proprio accecamento spirituale che arriva fino all’oscuramento della ragione e ciò impedisce di vedere la contraddittorietà di queste posizioni non soltanto con la nostra cultura, ma anche con le nostre convinzioni più profonde. Tutta la cultura europea è fondata sulla dignità della persona umana, che il Cristianesimo ha valorizzato. Tutta la filosofia si è costruita progressivamente attorno al concetto di persona, ed ecco che, in pochi decenni, viene spazzata via come qualcosa di vecchio, di appartenente al passato e adottiamo dottrine che non hanno niente più a che vedere con la nostra cultura. Insisto: c’è un’ azione collettiva operata dallo spirito di menzogna.

IL SÉ E L’ENERGIA IMPERSONALE

Aivanhov – insisto – affermava: “Siamo riflessi fuggitivi e parziali del vero Sé, impersonale”. Attenzione a questo “Sé”: per lui non esiste una moltitudine di esseri distinti e separati, esiste un solo essere unico. Questo Sé sarebbe lo spirito onnipotente, illimitato, onnisciente. “Sappiate che voi tutti siete divinità, e l’Io superiore è una parte di questo Sé. E ha un’esistenza propria”. L’unica individualità è il Sé, l’energia divina. Senza dire “chi sia” questo Sé, identificato a quest’energia divina. Quest’energia impersonale presentata come se fosse il vero “dio” è chiaramente un idolo a cui questa New Age vuole che ci sottomettiamo: non esistono abbastanza fatti per affermare che dietro l’idolo da adorare, veniamo chiamati ad adorare, in effetti, il “principe di Questo mondo”? Egli cerca, in tutti i modi. di farsi adorare e di farsi rendere un culto idolatrico, un culto d’adorazione che invece noi siamo tenuti a rendere solo all’unico Dio trascendente e a Lui solo (cfr. Mt 4,8-10). “Aversio a Deo et conversio ad creaturas”. Allontanarsi da Dio, non è solo con lo sguardo. Consiste nel dare alla creatura l’adorazione dovuta a Dio solo.  Papa Giovanni Paolo II nella Tertio millennio adveniente ha detto: “L’uomo si è lasciato deviare dal Nemico. Satana lo ha ingannato e lo ha persuaso di essere lui stesso un dio”. E’ per questo che ho osato avere un linguaggio così forte.

ADERIRE A QUESTE DOTTRINE È CADERE NELLA RETE

Aderire a queste dottrine in cui l’uomo finisce per pensare di essere Dio, non significa solo rimanere sul piano filosofico, ma significa anche entrare in una gravissima scelta spirituale. Non si tratta solo di una dottrina filosofica, si tratta di idolatria. Satana è il promotore e il diffusore di tutte queste dottrine che portano all’idolatria. Che dire allora di tutte le tradizioni di misticismo orientale, che esistono da prima delle nuove religiosità, e da cui la New Age ha preso la dottrina? Dobbiamo forse pensare che gli indù sono tutti dei posseduti? Che l’induismo, forse, viene da Satana? Certo non voglio dire questo!

LUCI ED OMBRE NELLE RELIGIONI PRE-CRISTIANE

L’induismo e altre tradizioni simili sono religioni pre-cristiane. Se Dio ha deciso nella pienezza dei tempi di rivelare tutto nel Figlio è per mille ragioni positive, ma anche per correggere le dottrine pre-cristiane che gli uomini avevano creato, a partire dal loro pensiero, dalle loro tradizioni e anche dallo stato di facoltà ferite (cfr. C.C.C., nn. 396-406), d’ignoranza delle cose di Dio, che è una conseguenza del peccato originale. Dio è venuto in nostro soccorso offrendoci la luce piena della Verità e della Vita (Gv 14,6), in Cristo Gesù. Se fosse stato possibile arrivare a Dio senza Gesù Cristo, allora non era necessario che Gesù venisse e morisse in Croce! Nelle religioni pre-cristiane ci sono delle luci, i “semina Verbi” (cfr. L.G., 16; N.A., 2; A.G., 9) (cfr. C.C.C., nn. 842-843), ma bisogna anche dire che contengono una parte di oscurità (cfr. C.C.C., n. 844) (cfr.Dominus Iesus, nn. 5-8; nn. 20-22), e forse anche di compromesso con lo spirito del mondo, e da tutto questo devono essere purificate (cfr. Fides et Ratio, n. 72).

LA FEDE DEVE DIVENTARE BUONA

Se un indù si converte a Cristo, sappiamo bene che tra i vari passaggi nella preparazione al Battesimo, sono previsti degli esorcismi battesimali. Certo era sincero, ma sincerità non è verità! Essere in buona fede, è bene, ma la fede deve diventare buona, appoggiandosi sull’unico buono, rivelatore di Gesù Cristo. Non è un giudizio sulle persone, ma bisogna insegnare loro ad andare verso l’altra riva, la riva del Cristo risuscitato, quella riva a cui Egli chiama ad andare tutti verso di Lui, tutti noi che eravamo dispersi dopo il peccato.

LE RELIGIONI PRE-CRISTIANE HANNO BISOGNO DI PURIFICAZIONE

Credo che le religioni pre-cristiane abbiamo bisogno di una purificazione e che le persone che sinceramente aderiscono a queste religioni, non sono affatto possedute, ma hanno bisogno di una purificazione che permetterà loro di aderire alla pienezza della Luce. La situazione dei cristiani è diversa. Chi si stacca da Cristo per aderire alle religiosità naturali New Age compie un atto di apostasia da Cristo. Il Card. Arinze diceva che non dobbiamo escludere tra le spiegazioni cercate per la nascita e il diffondersi di queste nuove religiosità, anche l’azione del Maligno, anche se essa non va assolutamente vista come esclusiva.

VOI DIVENTERETE COME DIO

Come nella parabola della zizzania si dice che essa viene mescolata al grano buono, mentre i servi dormono, così possiamo ipotizzare che il diavolo semini la sua zizzania con queste nuove religiosità, anche se le persone interessate, non riconoscono la sua azione. Là dove persone di tradizione cristiana sono sedotte da queste posizioni menzognere, si ritorna alla tentazione iniziale, descritta nella Genesi:

“Voi diventerete come Dio” (Gen 3,5). Nel terzo millennio, attraverso queste false dottrine, il serpente torna ancora a insinuare all’uomo di essere “come Dio”, negando la differenza ontologica tra il Creatore e la creatura. Con il pretesto di un cammino spirituale, il Nemico lusinga in noi, l’antico desiderio di diventare uguale a Dio: “conoscerete il bene e il male”. Da qui nasce il relativismo etico e religioso. E’ la tentazione dell’orgoglio, la peggiore. L’orgoglio è il peggiore dei nostri nemici. L’esperienza personale mi ha fatto capire che l’accecamento di questi adepti, la loro ostinazione a mantenere posizioni insostenibili (per esempio: “io sono dio”), quest’ostinazione tradisce, a mio avviso, un legame che oscura l’intelligenza e paralizza la volontà. Lo Spirito Santo propone la promessa fatta da Dio. La persona l’accoglie tramite l’intelligenza, ma la volontà ostinata può spingere invece la persona ad aderire a queste pseudo-verità e così essa aderisce ad un falso bene che è in effetti un male, nascosto sotto vesti di luce.

Dopo aver detto che siccome queste dottrine esoteriche oscurano l’intelligenza e paralizzano la volontà, e che queste dottrine esoteriche sono dunque alienanti; passiamo ora a considerazioni a livello fisico.

Vediamo la parola INIZIAZIONE. Iniziare vuol dire inserire, cominciare un cammino, mettere una persona in cammino. Mettere su una via di realizzazione. Iniziazione dice anche un termine. Per noi cristiani “l’iniziazione” è una partecipazione alla vita divina; comincia una trasformazione ontologica che sarà pienamente compiuta in Maria SS. Il cammino dell’iniziazione è segnato da una serie di riti che completeranno sempre più pienamente ciò che è iniziato. L’iniziazione è destinata a realizzare il passaggio dallo stato inferiore verso uno stato superiore, concepito come uno stato definitivo. L’iniziazione – nella New Age – è invece il risultato di una serie di interventi ritenuti vitali, attraverso i quali l’individuo potrebbe prendere coscienza di stati di coscienza ignorati, di potenzialità latenti, di possibilità di percezioni medianiche e poteri occulti. L’iniziazione apre a questi poteri medianici ed occulti. Il rituale ha una forte valenza simbolica e, attraverso esso, pretendono di impadronirsi dei doni preternaturali. In verità il vero rituale iniziatico ha la pretesa di provocare la partecipazione ad una specie di presunta “filiazione divina” che in realtà è invece una filiazione satanica, diabolica. Il Rito ha uno scopo operativo: veicolerebbe energie contenute nell’universo. L’individuo subisce incoscientemente una vera mutazione. Il Rito non si esaurisce in una serie empirica di fatti.

Non si può dire che il Rito apra alla collaborazione con gli spiriti in generale, ma apre esplicitamente alla collaborazione con i demoni che conferirebbero poteri preter-naturali (cioè poteri che la natura non possiede e non può dare). Potrei continuare a dire che l’iniziazione conferisce un carattere veramente incancellabile. Vedete che Satana scimmiotta, riprende e pretende di proporre quest’iniziazione come se fosse un sacramento! Si tratta di un sigillo diabolico.

SECONDA PARTE – ASPETTI SPECIFICIImmagine correlata

Passiamo ora ad applicazioni concrete che vengono dalla mia esperienza personale, particolarmente dall’iniziazione della Meditazione Trascendentale (M.T.) di Maharishi Mahesh Yogi. Le sue iniziazioni sono particolarmente potenti. Dopo essere uscito dalla Meditazione Trascendentale sono entrato in un movimento esoterico a sfondo cristiano. Non me la sentivo ancora di rivolgermi ad un sacerdote cattolico. Mi sentivo ridicolo nel raccontargli tutta la mia vita. Sono caduto in questo gruppo esoterico: ce ne sono tanti in Europa. Essi si rifanno al Vangelo ma per interpretarlo in modo occultistico. Essi sapevano che venivo dall’Oriente e che avevo dei poteri occulti ottenuti attraverso queste tecniche orientali.

Ero capace di gestire questi poteri, ma non conoscendo la verità, per un anno mi sono ritrovato intrappolato in un cammino occulto.

L’INIZIAZIONE DELLA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE

La Puja, nel culto indù, in generale, è l’atto con cui si offre adorazione ad un “dio” o alle funzioni divine. Nella M.T. è una cerimonia in cui l’iniziatore offre a nome dell’adepto un insieme di oggetti simbolici che rappresentano la persona iniziata: 1) un fazzoletto bianco; 2) del legno di sandalo; 3) della canfora; 4) dell’incenso; 5) della frutta; 6) del riso; 7) dell’acqua. Sette elementi che rappresentano la persona nella sua integrità. Anch’io ho iniziato (ahimè!) molte persone, dopo aver preso contatto col guru. E questo per quattro anni.

Il rituale del Puja è un ‘invocazione ai maestri della tradizione indù, alle divinità indù. Viene offerta la persona che viene iniziata al Pantheon delle divinità indù. La preghiera è fatta a nome della persona da iniziare. L’iniziatore si prostra ed adora. Alzandosi dall’adorazione comunica, all’iniziato, un mantra, cioè il nome di una divinità indiana. La persona, ripetendo questo mantra, invoca quella divinità.

UN’INIZIAZIONE FINITA MALE

Un giorno una persona facoltosa, il pezzo grosso di una società, in una situazione particolare, si fa iniziare alla M.T. Si tratta di un caso particolare, ma ne ho viste a decine d’iniziazioni. In alcuni casi è accaduto che quando la persona ha ricevuto il mantra, è stata soggetta a dei movimenti del corpo che non riusciva a controllare. Comincia ad avere dei movimenti ritmici che si amplificano sempre di più. Tutte le membra del corpo vibrano ed emette anche dei suoni strani. Cade a terra e comincia a strisciare, cominciando a grugnire e questo sempre più forte. Tutti vedono la scena e cercano di capire cosa sta succedendo per aiutarlo. Questa persona, che aveva un importante posto nella società, si calmerà solo dopo tre quarti d’ora e sarà la vergogna della sua esistenza. Questa persona ha confessato che al momento del ricevimento del mantra, ha visto con i suoi occhi. una forma oscura uscire dall’immagine del Guru-Dev e piantarsi in volto, nel chakra, in un luogo conosciuto bene dagli indù, il chakra al centro degli occhi, piantarsi lì, come per entrare dentro di lui. E al momento in cui era dentro di lui, ha cominciato quei movimenti. Questa è un’iniziazione finita male. Normalmente non si vede fino a questo punto, ma è lo stesso fenomeno che avviene anche nelle altre iniziazioni, solo che la persona se ne rende conto molto più tardi. Le spiegazioni che i responsabili davano di queste cose, erano sempre le stesse: “Sono le tensioni che vengono fuori. Sta succedendo, dunque, qualcosa di buono”. Ho visto questo decine e centinaia di volte, con movimenti incontrollati, fino a farsi male, senza potersi fermare. La sola risposta che i responsabili continuavano a dare era: “E’ qualcosa di buono!!!”. Vedete come c’è una perdita di ogni discernimento. Un vero e proprio oscuramento dell’intelligenza che impedisce di accorgersi che c’è qualcosa di diabolico. Per questo insisto molto sull’atto di liberazione dell’intelligenza e della volontà.

DEVA entità famose nell’induismo.

Chiaramente si tratta di demoni. Non c’è bisogno di spiegare che per un cristiano, un’iniziazione di qualsiasi tipo (M.T., o loggia massonica), passo dopo passo, sono solo tutte tappe di iniziazione diabolica. Non voglio sembrare ridicolo, ma il mio scopo è DISOCCULTIZZARE L’OCCULTO. Dobbiamo sapere ciò che succede, per poter dire ai nostri fratelli cristiani: “Ma che stai chiedendo al momento in cui chiedi l’iniziazione?”. Quando il “maestro” ti chiederà: “Che cosa vuoi?”. E tu rispondi: “Chiedo l’illuminazione”. Tu cristiano, illuminato da Cristo, quale illuminazione vai cercando? E’ il problema di tutti i riti di iniziazione che presumono di aggiungere o dare altra luce, oltre Cristo o senza Cristo. Se sono nella luce, non ne chiedo un’altra. Se ne chiedo un’altra, sono un apostata. Ogni iniziazione di questo tipo (dove sono implicati atti e tappe idolatriche) è UN’APOSTASIA dalla fede in Cristo, per aderire ad un’altra cosa. Sono incompatibili nella forma e nei contenuti. Non insisto più, ma queste informazioni sono attinte a documenti.

LIBERAZIONE PER PERSONE CHE HANNO SEGUITO PRATICHE ORIENTALI M.T.Risultati immagini per tuhan yesus dan bunda maria

1) ACQUA DEL GANGE ED ACQUA BENEDETTA

Ho partecipato a preghiere di liberazione per persone che hanno frequentato questi ambienti ambigui. Stavamo lavorando per una persona che veniva dalla M.T. Era una lotta dura. Nella nostra preghiera, invochiamo la grazia di Dio sui fratelli e usiamo l’acqua benedetta. La preghiera si svolgeva nella casa della persona interessata, la quale oltre a delle immagini orientali, aveva conservato anche un flacone di acqua del Gange, il fiume “sacro” indiano. Al colmo dell’ironia, questo flacone aveva la stessa forma del nostro flacone di acqua benedetta. L’aspersione con l’acqua benedetta faceva gridare la vittima del demonio. Mentre continuavamo a pregare, colui che dirigeva la preghiera, senza accorgersene, prende per sbaglio l’acqua del Gange e l’aspersione successiva si fa sulla persona con l’acqua del Gange. Il “paziente” che intanto stava strisciando per terra, supplicando che smettessimo di pregare, con nostro stupore, quando riceve l’acqua del Gange, si rimette in piedi con aria trionfante e, con una risata incredibile, comincia a minacciarci.

Noi che non sapevamo nulla, ci chiedevamo: “Ma cosa succede?”. E più gettavamo (per sbaglio) l’acqua del Gange e più il “soggetto” diventava minaccioso. Allora, quasi d’istinto, guardo la bottiglia, capisco ed esclamo: “Ci siamo sbagliati”. Riprendo l’acqua benedetta, si asperge e, con un grido fortissimo, il nostro “paziente”, ricade in terra. Tutto questo la dice lunga sulla famosa e misteriosa “acqua del Gange”. In India, nei giorni della piena, ho visto le vacche morte che marcivano nell’acqua del Gange. Ora, in quei posti, la sola acqua che si può bere e che non provoca malattie è l’acqua del Gange. Attenzione, però, a quali siano le reali virtù misteriose di quest’acqua. Ricordando l’episodio dell’acqua di Lourdes e dell’acqua del Gange, lascio a voi di tirare le conclusioni.

2) STRANI FENOMENI DURANTE LA M.T.

Dopo la mia conversione, ho lasciato il guru orientale, ma lui mi ha cercato proprio perché aveva saputo che ero ripassato al cristianesimo. Sono tornato da lui e quando stavo con lui avevo una forma di veggenza spontanea (che gli esoteristi cristiani hanno sfruttato). Dissi al guru Maharishi che quando i suoi adepti meditano, io vedevo che, durante la meditazione, essi attirano una specie di piccole entità oscure che si raggruppano intorno al chakra. “Tu – mi disse – non puoi certo aver inventato quanto mi dici, perché il modo in cui lo descrivi è esattamente il modo in cui è scritto nei Veda. Quindi descrivimi bene ciò che vedi”. Quando l’ho fatto, egli mi disse: “Ebbene, quelle entità sono i Deva, degli spiriti poco raccomandabili, che vengono attirati”. Ma rifiutava di ammettere che fosse la meditazione che li attirava. Questo mi lasciava perplesso perché ogni volta che i suoi adepti ripetevano il mantra ed entravano nella meditazione, questi spiriti-Deva, arrivavano. Partii, ma lui mi richiamò di nuovo e mi disse: “Io non posso credere che questo venga dalla meditazione. Hai un mezzo per liberare, coloro che meditano, da questi Deva?”.

Io avevo fatto già esperienza della potenza del Nome di Gesù, che mi aveva liberato. In altra occasione vi parlerò di questi esorcismi fatti su di me dal grande Padre Matthieu. Ero pieno di gioia per la potenza del Nome di Gesù e allora gli ho detto: “Sì, credo che sia il Nome di Gesù che può liberare”. E il guru: “Perché non provi su qualcuno dei miei discepoli?”. Ed io, candidamente, non sapendo che cosa stavo facendo, risposi: “Si, certo. Perché no!”. Erano una decina, ed era proprio lo staff ristretto del guru. La discussione è durata tutta la notte, fino alle ore 3.00. La finestra era aperta. Ed io semplicemente ho detto: “Gesù, Signore, mostra la tua potenza. Nel tuo Nome, nel Nome di Gesù, ti ordino, chiunque tu sia, di lasciare quest’uomo e di andare via da questa stanza”. Non ero esorcista, certo. Mi sembrava, a quel tempo, solo una reazione di buon senso. Mentre nessuno credeva, in quella stanza, la persona a cui avevo rivolto il forte “ordine”, tutto d’un colpo, è stata presa da una fortissima “vibrazione” in tutto il corpo ed ha gridato fortissimo. C’è stato un soffio freddissimo che è passato nell’assemblea. Poi quella stessa persona, che si trovava tra un “meditante” e la finestra, è stata spinta fortissimamente al suolo e poi, più niente. In quel silenzio di tomba, tutti si guardavano negli occhi e capivano che “qualcosa” era successo. Maharishi riconobbe che era avvenuta una liberazione da un Deva. Ma quando ho visto che, nonostante questo, non accettavano che questi spiriti cattivi venivano dalla meditazione stessa e che rifiutavano di aderire alla liberazione data dal Cristo, in quella stessa alba li ho lasciati e non sono mai più tornato da loro. Avevo avuto la prova che avevano rifiutato la verità che si era manifestata loro, per pura grazia di Dio. La mia, in quell’occasione fu, certo, una presunzione, ma Dio ha permesso tutto quello che accadde, solo per manifestare dove fosse la verità. In tutti quegli avvenimenti Gesù ha mostrato il vero cammino della vita.

«Il Signore da principio creò l’uomo e lo lasciò in balia del suo proprio volere. Perciò se tu vuoi osserverai i Comandamenti e dipende dalla tua volontà rimanere ad essi fedele. Il Signore ti ha posto davanti il bene ed il male; là dove vuoi stenderai la tua mano. Davanti agli uomini c’è la vita e la morte, ognuno avrà quello che sceglie» (Siracide 15, 14-17).

Fonti
Blog di Padre Verlinde  (http://www.final-age.net/)