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domenica 28 dicembre 2025

Natale padre Turoldo

 Era il 1991 e padre Turoldo viveva il suo ultimo Natale. 

Questa poesia è la sua ultima accorata preghiera di Natale.

Una struggente poesia dedicata a Dio ❤


"La tristezza di questi natali"


Signore, ti muova a pietà.

Luminarie a fiumane,

ghirlande di false costellazioni

oscurano il cielo di tutte le città.

Nessuno più appare all'orizzonte:

nulla che indichi l'incontro con la carovana del Pellegrino;

non uno che dica in tutto l'Occidente:

"Nel mio albergo si, c'è un posto"!

Non un segno di cercare oltre,

un segno che almeno qualcuno creda,

uno che attenda ancora colui che deve venire...

Non attendiamo più nessuno!

Tutto è immoto, pure se dentro un inarrestabile vortice!

E' così, è Destino, più non ci sono ritorni,

né ricorsi: è inutile che venga!

Tale è questa civiltà gravida del Nulla!

Ora tu, anche se illuso di credere

o figlio dell'ateo Occidente, segui pure la tua stella

- così è gridato per tutta la città dai vessilli -

segui, dico, la stella e troverai cornucopie vomitare leccornie,

o non altro che spiritati manichini di mode folli in volo dalle vetrine...

Poiché falso è questo tuo donare (è Natale!),

falso perfino stringerci la mano avanti la Comunione,

e trovarci assiepati nella Notte a cantare "Gloria nei cieli ... ".

Un amaro riso di angeli obnubila lo sfavillio dei nostri presepi,

Francesco cantore di perfette, tragiche letizie:

pure se un Dio continuerà a nascere,

a irrompere da insospettati recessi:

là dove umanità alligna ancora silenziosa e desolata:

dal sorriso forse di un fanciullo della casba a Daccà, o a Calcutta...

Nessuno conosce solitudine come il Dio del Cristo:

un Dio che meno di tutti può vivere solo!

Certo verrà, continuerà a venire,

a nascere ma altrove,

altrove..."


Da "Il sapore del Pane"

giovedì 25 dicembre 2025

Il Natale

 Il Natale celebra la festa della nascita di Gesù, del Dio che si fa uomo, che si inabissa nella vita 

infranta che è la nostra vita, la vita di tutti gli esseri umani. Il messaggio cristiano non è, infatti, 

quello di abbandonare questa vita per raggiungere un’altra vita, una vita che non conoscerebbe né 

nascita né morte, una vita senza tempo, perfettamente compiuta, eterna, sottratta all’inferno di  questo mondo. Piuttosto è quello di continuare a nascere in questa vita, di nascere nuovamente, di  non smettere mai di nascere.

Si tratta di accogliere sino in fondo la sfida della vita, della sua insicurezza, della sua mancanza, del suo essere vita infranta.


È quello che non comprende Freud quando riduce la vita cristiana ad una   vita che vorrebbe fuggire dall’asprezza del mondo, ad una vita che si ripara dalle turbolenze della  vita grazie allo scudo offerto Dio. Tutto il contrario: sin dalla sua nascita l’essere umano incontra la  sua vulnerabilità e la sua insufficienza. La vita cristiana non è vita assicurata, protetta, garantita, ma  vita che fa esperienza dell’abbandono, della perdita, dello smarrimento. L’uomo di fede non si risparmia, non è soggiogato da una pulsione securitaria, non tende a fuggire dalle asperità della vita, ma si trova sempre gettato, come Paolo ha sottolineato con forza, nella “ristrettezza”, nella “persecuzione”, nella “fame”, nella “nudità”, nel “pericolo” (Rm, 8, 35). Nell’evento della nascita di Gesù il divino si abbassa e si svuota di ogni potere sovrannaturale per farsi uomo. È l’umiltà della stalla, della paglia, della mangiatoia, del fiato degli animali che riscalda il bambino venuto dal cielo. È lo sradicamento di una vita che non ha casa,alloggio, residenza, titoli, potere. Come se venisse qui ripresa radicalmente la divisione che attraversa la creatura umana descritta dalla Torah. 

Essere immagine e somiglianza di Dio, incarnare lo splendore della creazione e, al tempo stesso, essere polvere destinata a ritornare nella polvere. La vita si afferma nella sua nuda forza e, nello 

stesso tempo, nella sua altrettanto nuda inermità.


Massimo Recalcati, in “la Repubblica” del 24 dicembre 2023

lunedì 6 gennaio 2025

La stella cometa

 

Cosa videro i Re Magi? Una cometa o due pianeti allineati?

Stella cometa magi

Re Magi e la cometa, cosa videro? L’astrofisico italiano Marco Bersanelli rivela che nell’anno 7 a.C. per 3 volte Giove e Saturno si sfiorarono sulla volta celeste, un segno che i tre astronomi persiani non potevano ignorare.


 

Per tradizione dopo l’arrivo dei Re Magi alla grotta guidati dalla stella cometa, il presepe tornerà negli scatoloni in cantina, pronto per il Natale del prossimo anno.

Proprio sull’esistenza storica di questa cometa è intervenuto recentemente il noto astrofisico italiano Marco Bersanelli, professore ordinario di Astronomia e Astrofisica e direttore della Scuola di Dottorato in Fisica, Astrofisica e Fisica Applicata presso l’Università degli Studi di Milano.

L’interesse verso le comete è sempre stato alto, ha spiegato l’astrofisico, anche perché «potrebbero aver contribuito alla formazione di molecole complesse facilitando così la comparsa dei primi microorganismi sul nostro pianeta».

Ancora oggi colleghiamo una cometa al cammino dei Re Magi, ma «va detto subito che il racconto dell’evangelista Matteo, l’unico che lo riporta, non parla mai di “cometa” ma di “stella”. Anzi, usa la parola greca aster, che indica genericamente un astro o un evento astronomico, aprendo così il campo a molte interpretazioni», ha spiegato l’astrofisico italiano.

 

La tradizione della cometa risale a Giotto

La tradizione della cometa risale in realtà a Giotto il quale, dipingendo l'”Adorazione dei Magi” nella Cappella degli Scrovegni a Padova, rappresentò la stella di Betlemme come una cometa, colpito dall’aver osservato nel 1301 la cometa di Halley.

 A lungo si è pensato che quella di Halley potesse effettivamente essere stata la stella dei Magi, «ma oggi questa ipotesi è caduta come conseguenza della precisione raggiunta dagli studi di astronomi e storici».

 

Cosa videro i Re Magi? Due pianeti allineati

Oggi la pista più promettente sembra essere un’altra, scrive Bersanelli.

A volte due pianeti percorrono le loro orbite a velocità diverse e appaiono in cielo allineati, così da formare quasi un’unica luminosissima stella.

Nel 1604 Keplero ammirò la congiunzione tra Giove e Saturno, ebbe un’intuizione e si gettò in un lungo calcolo: proprio lo stesso fenomeno doveva essere accaduto in prossimità della nascita di Gesù.

Oggi, scrive Bersanelli, «grazie alla precisione della meccanica celeste e al potere di calcolo raggiunto, possiamo confermare con certezza che nell’anno 7 avanti Cristo per ben 3 volte (29 maggio, 3 ottobre, 4 dicembre) Giove e Saturno si sfiorarono sulla volta celeste, sullo sfondo della costellazione dei Pesci. Anche Marte si avvicinò, rendendo la scena ancor più ricca e insolita».

Certamente «non poteva certo sfuggire ai Magi, presumibilmente astronomi persiani o caldei, attenti osservatori del cielo. Questa configurazione celeste avrebbe avuto per loro anche un forte significato astrologico e potrebbe così dare conto dell’intuizione che li avrebbe mossi al cammino».

Nella simbologia del tempo infatti Giove rappresentava la “regalità” e la “divinità”, Saturno la “giustizia”, e la costellazione dei Pesci veniva associata al popolo ebraico. È quindi possibile che i Magi abbiano tradotto quel segno celeste nel concetto che “un grande re di giustizia sta per nascere in Israele”.

Ecco allora che si dirigono verso la Palestina e si recano nella reggia di re Erode chiedendo: “Dov’è il re dei Giudei che è nato?”».

 

Nel cristianesimo lo studio delle stelle

Come abbiamo spiegato nel nostro apposito dossier, è con il cristianesimo che si è potuto studiare scientificamente le stelle e le comete, proprio perché non vennero più concepite come dei o angeli, capaci di determinare deterministicamente il destino dell’uomo.

Gli astri, come ha concluso Bersanelli, possiamo «tentare di conoscerli attraverso la scienza proprio perché non sono realtà soprannaturali ma creature provvisorie, segni di una Bellezza più grande. E così la cometa nel nostro presepe continuerà a essere segno della dimensione cosmica della nascita di quel Bambino, tutt’altro che appariscente, ma decisiva per la storia di ogni uomo e della realtà tutta».

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Autore

La Redazione

7 commenti a Cosa videro i Re Magi? Una cometa o due pianeti allineati?

  • Francesco B. ha detto:

    Molto interessante, proprio ieri sera mi è capitato sott’occhio un documentario in cui parlavano di questa ipotesi (non chiedetemi che canale e che documentario fosse perché avevo parecchio sonno e ne ho visto un pezzetto :D)

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  • Raffaele Vargetto ha detto:

    Stimo l’astrofisico Marco Bersanelli per i suoi interventi di scienziato credente, che manifestano la sua preparazione scientifica, oltre che la sua onestà intellettuale, ed anche la sua fede cattolica. Tuttavia, sull’argomento della stella dei santi Magi, noto che, sia tra gli scienziati credenti che tra gli stessi ministri di Dio, prevale quasi sempre la tesi che la suddetta stella sia un fenomeno strettamente astronomico. Per me non è così. Dobbiamo attenerci al testo sacro: il Vangelo di Matteo al cap.2 versetto 9, afferma: ” Ed ecco, la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino “. Da ciò si evince, secondo me, che il fenomeno non si situa al di fuori dell’atmosfera terrestre, ma, al contrario, al suo interno; e, inoltre, che esso non è un segno naturale, ma soprannaturale, un segno governato dagli angeli, un segno “intelligente”: “si fermò sopra il luogo”. Non bisogna incensare molto la scienza umana, ma l’onnipotenza divina, che se vuole, può fare a meno dei fenomeni naturali. Non è necessario suggerire soluzioni scientifiche alle più luminose manifestazioni dell’Onnipotenza divina.

mercoledì 25 dicembre 2024

Natale


  • La Natività del Signore, la ragione che ritrova se stessa
  • 24 Dicembre 2024

    La Natività del Signore, la ragione che ritrova se stessa

    Aleksandr Šmeman

    Gli antichi consideravano il Dio incarnato una follia; ieri come oggi, i cristiani sono derisi, impotenti eppure sempre lieti. In Cristo la ragione ritrova il suo senso, e l’uomo può esultare.

    Pubblichiamo una conversazione radiofonica a Radio Liberty del grande teologo ortodosso padre Aleksandr Šmeman, parte di una serie trentennale destinata agli ascoltatori dell’Unione Sovietica (una scelta è raccolta nel libro I passi della fede). 

    «La tua nascita, o Cristo Dio nostro, ha fatto risplendere al mondo la luce della ragione…». Così comincia il tropario della festa di Natale, affermando che con Cristo ha fatto ingresso nel mondo non solo la figura dell’uomo perfetto, ma anche la rivelazione suprema, onnicomprensiva del Significato.

    La Luce della Ragione! Ma proprio qui si combatte un’inveterata lotta contro il cristianesimo e Cristo, e insorgono contro di Lui tutti quelli che pensano che la ragione sia loro e dalla loro, e che in nome della ragione e della ragionevolezza occorra distruggere tutto ciò che è legato al Bambino di Betlemme.

    Questo dibattito dura da quasi duemila anni. San Paolo giunge ad Atene e prende la parola nell’Areopago, dove sono assisi tutti i luminari della scienza e della filosofia di quel tempo, per predicare Cristo crocifisso e risorto. Ed essi, i sapienti, lo deridono e gli rispondono: «Su questo ti sentiremo un’altra volta» (At 17,32). Questa gente ha dalla sua il colosso dell’impero romano.

    I cristiani vengono osteggiati, perseguitati, malmenati per quasi duecento anni: sono fuori legge, senza diritti, dei paria. La loro dottrina viene denigrata, i loro rituali derisi, loro stessi vengono coperti di calunnie.

    Eppure, fra tutto questo buio e astio lo stesso san Paolo scrive ai cristiani con grande semplicità e pace, facendo notare che il mondo li considera «come impostori, eppure veritieri; come sconosciuti, eppure ben conosciuti; come moribondi, eppure eccoci viventi; come puniti, eppure non messi a morte; come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa» (2 Cor 6,8-10).

    Passano gli anni. Lentamente, gradualmente filosofi e scienziati cominciano a riflettere su questa dottrina che sembrava loro tanto incomprensibile, irrazionale, strana. A metà del II secolo un filosofo di nome Giustino, che aveva passato tutta la vita alla ricerca della verità, aveva studiato tutte le scienze, approda infine al cristianesimo.

    La sua opera è giunta fino a noi. Che cosa l’ha attratto a seguire questa fede perseguitata e l’ha condotto fino al martirio? Risponde: «La luce della ragione», la suprema ragionevolezza, la sapienza onnicomprensiva della Rivelazione cristiana.

    Il cristianesimo risponde a tutte le domande, esso solo è in grado di soddisfare fino in fondo il bisogno di sapere dell’intelletto e la sete del cuore umano, è Logos, che in greco significa «senso» e «ragione». Del resto, non leggiamo forse nel Vangelo che Cristo stesso è il Logos, il senso e la ragione di tutto?

    Trascorrono alcuni decenni, ed ecco apparire un altro esponente dell’antico Olimpo, Clemente Alessandrino. Anche a lui la fede cristiana si presenta e si rivela come culmine della ragione, come termine e compimento di tutte le ricerche, di tutte le attese umane. Quanti sono gli uomini come Giustino e Clemente! Finché l’impero stesso china il capo orgoglioso davanti al Maestro crocifisso, che tanto a lungo aveva disprezzato.

    La Natività del Signore, la ragione che ritrova se stessa

    La ragionevolezza dell’Amore

    Comincia l’«era cristiana» nella storia dell’evoluzione e della cultura umana. Come si possono dimenticare le radici da cui è sorto tutto ciò di cui viviamo e respiriamo? Il cristianesimo è carne e sangue della nostra vita, senza di esso non si capirebbero né l’arte, né la filosofia, né la scienza.

    Ma ai giorni nostri la superbia dell’intelletto umano rialza il capo contro i tesori della ragione, del bene e della bellezza. Guardate un po’ su che cosa si fonda questa levata di scudi: unicamente sulla forza. Si usano forse gli strumenti del dibattito e della persuasione? I nemici del cristianesimo, in fondo, non hanno altri argomenti che diffamazione e propaganda.

    In risposta, con la stessa forza si effonde dalle chiese un solenne canto: «La tua nascita, o Cristo Dio nostro, ha fatto risplendere al mondo la luce della ragione».

    Con altrettanta certezza, fermezza noi professiamo che laddove esistono una ricerca onesta, la sete e l’amore alla verità, esse prima o poi conducono a Cristo.

    «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini… E la luce – continua l’evangelista Giovanni – splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,4-5).

    Proprio in questa affermazione, in questa professione di fede è il senso del Natale. La luce della Ragione, che entrò nel mondo e vi rifulse allora, non l’ha abbandonato, non si è spenta.

    Nei secoli le ricerche sul mondo hanno compiuto progressi inauditi, e le menti migliori del nostro tempo scandagliano sempre più in profondità la gloria di Dio, la luce della Sua ragione in questo sconfinato universo, nelle sue leggi, nella sua bellezza. La stella che guidò i sapienti alla grotta cessa di essere una pia leggenda e tocchiamo sempre più la verità sempiterna delle parole del salmo: «I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento» (Sal 19,2). Tutto il mondo tende all’unità, alla pace, all’amore. Ma dove li troverà? Nell’economia? Negli armamenti? Nella competizione?

    Aumenta sempre più la nostalgia di qualcosa che penetri fin nel cuore come luce che illumina tutta la vita. Ma l’uomo non ha altro cuore che Cristo. Non ha altra strada che il comandamento dell’amore che Lui ci ha dato. Non ha altra sapienza, altro scopo che il Regno di Dio da Lui annunciato, non ha altra strada che la perfezione da Lui testimoniata: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste…» (Mt 5,48).

    Di questo amore cosmico, di questa luce arde e risplende il Natale. Con l’orecchio interiore udiamo anche noi la solenne lode: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama» (Lc 2,14). Con lo sguardo interiore vediamo anche noi la luce della ragione, con la voce interiore rispondiamo a questo gioioso annuncio con il canto di ringraziamento: «Cristo nasce, glorificatelo! Cristo è sulla terra, andategli incontro! Cristo discende dai cieli, elevatevi!».

    martedì 24 dicembre 2024

    Fermarono i cieli

     Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, in uno dei suoi deliziosi cantici, celebra così il sonno del divino bambino e la tenerezza della Vergine madre:


    Fermarono i cieli

    La loro armonia, 

    Cantando Maria 

    La nanna a Gesù 


    Con voce divina 

    La Vergine bella, 

    Più vaga che stella 

    Diceva così: 


    Mio Figlio, mio Dio, 

    Mio caro tesoro 

    Tu dormi ed io moro 

    Per tanta beltà. 


    Dormendo, mio bene, 

    Tua madre non miri. 

    Ma l’aura che spiri 

    È fuoco per me. 


    Cogli occhi serrati, 

    Voi pur mi ferite: 

    Or quando v’aprite, 

    Per me che sarà? 


    Le guance di rosa 

    Mi rubano il core; 

    O Dio, che si more 

    Quest’alma per Te! 


    Mi sforza a baciarti

    Un labbro sì raro: 

    Perdonami, caro, 

    Non posso, più, no 


    Si tacque ed al petto 

    Stringendo il bambino, 

    Al volto divino 

    Un bacio donò. 


    Si desta il diletto 

    E tutto amoroso 

    Con occhio vezzoso 

    La madre guardò. 


    Ah Dio ch’alla madre 

    Quegli occhi, quel guardo 

    Fu strale, fu dardo 

    Che l’alma ferì. 


    E tu non languisci, 

    O dur’alma mia, 

    Vedendo Maria 

    Languir per Gesù. 


    Se tardi v’amai, 

    Bellezze divine; 

    Ormai senza fine 

    Per voi arderò. 


    Il figlio e la madre,

    La madre col figlio, 

    La rosa col giglio 

    Quest’alma vorrà.

    Ermanno Radice

    giovedì 5 dicembre 2024

    LETTERA DI NATALE

     LETTERA DI NATALE

    Vieni di notte,

    ma nel nostro cuore è sempre notte:

    e dunque vieni sempre, Signore.

    Vieni in silenzio,

    noi non sappiamo più cosa dirci:

    e dunque vieni sempre, Signore.

    Vieni in solitudine,

    ma ognuno di noi è sempre più solo:

    e dunque vieni sempre, Signore.

    Vieni , figlio della pace,

    noi ignoriamo cosa sia la pace:

    e dunque vieni sempre, Signore.

    Vieni a consolarci,

    noi siamo sempre più tristi:

    e dunque vieni sempre , Signore.

    Vieni a cercarci,

    noi siamo sempre più perduti:

    e dunque vieni sempre, Signore.

    Vieni tu che ci ami:

    nessuno è in comunione col fratello

    se prima non è con te, Signore.


    Noi siamo tutti lontani, smarriti,

    non sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.

    Vieni, Signore.

    Vieni sempre, Signore.


    LETTERA DI NATALE

    David Maria Turoldo


    #

    sabato 20 gennaio 2024

    il Natale

     "Oggi il Natale ha quasi perduto il suo senso originario. Lo «celebrano» anche uomini di altre religioni. Perfino parecchi non credenti vivono in questo giorno una qualche forma di liturgia profana. Non v’è alcuno che rifiuti per Natale qualche dono o almeno una buona cena. Per questo non parlo volentieri del Natale. Da quando ho conosciuto un po’ meglio la Sacra Scrittura, è la Pasqua che mi attrae e mi pone dinnanzi a un preciso programma di vita. Benché il Natale sia una splendida manifestazione della gloria di Dio in Cristo e del suo amore per noi, i discorsi che si fanno a partire dal Natale sanno spesso di buonismo e di speranza a buon mercato. Essi sono un segno di poca lealtà con se stessi e con gli altri. Infatti diciamo delle cose che non sono vere e a cui nessuno crede. Ci auguriamo a vicenda lunga vita, felicità, successo, ci facciamo doni che vogliono dire l’affetto che ci portiamo, ma per lo più sappiamo che non è così. La prima lettera espone bene questo stato di cose. Il Natale fa emergere le storture della politica, la gravissima crisi economica che stiamo attraversando, le violenze quotidiane fisiche e psicologiche. E si potrebbero aggiungere tante altre cose ancora. Molti uomini e donne attendono in questo giorno qualcosa, un evento o magari una persona che li tiri su, che restituisca loro l’ottimismo ingenuo che hanno irrevocabilmente perduto; qualcosa di nuovo e di grande, che potrebbe farli tornare indietro. Ma questa speranza è fallace, perché si basa solo sulle nostre forze e dimentica lo Spirito di Dio, il solo capace di aiutarci in maniera efficace. Dopo i giorni delle feste tutto ritorna più o meno come prima.

    È come un dirsi reciprocamente «ce la faremo», pur sapendo tutti che non è vero. Per vivere bene il Natale e ricavarne quel conforto che è giusto attendersi da questa festa, è necessario sforzarsi di capire ciò che viene detto nei Vangeli. In essi, soprattutto nel Vangelo secondo Luca, emerge un progetto di uomo che vive il dono di Dio nella meraviglia, nella gratitudine e nel distacco. Questo uomo nuovo può essere o un semplice come i pastori o uno studioso come i Magi. Tutti sono chiamati a partecipare all’esperienza dei pastori a cui fu detto: «Vi annunzio una grande gioia» (Lc 2,10). Chi partecipa di questa gioia, si difenderà da quel pericolo che è il Natale del consumismo, che ci impone di non sfigurare davanti ad amici e parenti con costosi regali. Pur avendo la coscienza che molte famiglie fanno fatica a far quadrare il bilancio del mese, si continua a spendere denaro pubblico e privato nella maniera più folle.

    Si tratta di una gioia semplice, intima, che può convivere anche con momenti di sofferenza e di strazio. Il bambino Gesù è l’immagine di questa fiducia e abbandono alla Provvidenza. Qui va ricordata la parola di Gesù: «chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10,15). Se noi riusciamo ad affidarci alla Provvidenza di Dio, accettiamo ogni cosa con fiducia, perché fa parte del disegno del Padre.

    Il Natale guarda alla Pasqua e il presepio contiene allusioni alla morte e risurrezione di Gesù. Esse erano presenti nella riflessione dei Padri. Così, ad esempio, il tema del legno della croce veniva ricordato dalla culla di legno in cui giace Gesù. Le pecore offerte dai pastori ricordano l’agnello immolato. Anche la Madre che si curva sul Figlio ci richiama alla pietà di Maria che tiene tra le braccia il Figlio morto. La liturgia ambrosiana si esprime così: «L’Altissimo viene tra i piccoli, si china sui poveri e salva». Dunque, il senso del Natale ci riporta al centro della nostra redenzione e ci procura una gioia che non avrà mai fine. Un simile atteggiamento positivo può convivere anche con grandi dolori e penosi distacchi. So bene che questi sentimenti di dolore sono i segni di grandi ferite, che si riaprono soprattutto in questi giorni. Quando si vede a tavola un posto vuoto, riemerge il mistero del Crocefisso con le sue piaghe.

    Ci sarebbe ancora da trattare di come il presepio può essere contemplato anche da non credenti e da atei. Io penso che questo fascino derivi dall’atmosfera profondamente umana che in esso si respira.

    Una umanità che sa guardare anche al lato invisibile della realtà e si compendia nella preghiera «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama» . Buon Natale a tutti!".


    + Carlo Maria  card. Martini 

    Corriere della Sera del 23 dicembre 2010

    domenica 31 dicembre 2023

    Buon Natale

     “Buon Natale” 🎄


    di Dino Buzzati


    E se invece venisse per davvero?

    Se la preghiera, la letterina, il desiderio

    espresso così, più che altro per gioco

    venisse preso sul serio?


    Se il regno della fiaba e del mistero

    si avverasse? Se accanto al fuoco

    al mattino si trovassero i doni

    la bambola il revolver il treno

    il micio l’orsacchiotto il leone

    che nessuno di voi ha comperati?


    Se la vostra bella sicurezza

    nella scienza e nella dea ragione

    andasse a carte quarantotto?

    Con imperdonabile leggerezza

    forse troppo ci siamo fidati.


    E se sul serio venisse?

    Silenzio! O Gesù Bambino

    per favore cammina piano

    nell’attraversare il salotto.


    Guai se tu svegli i ragazzi

    che disastro sarebbe per noi

    così colti così intelligenti

    brevettati miscredenti

    noi che ci crediamo chissà cosa

    coi nostri atomi coi nostri razzi.

    Fà piano, Bambino, se puoi.

    mercoledì 27 dicembre 2023

    SANTO NATALE 2023

     SANTO NATALE 2023


    La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere. La vita di Cristo apre uno spazio nuovo all’esperienza umana e noi vi possiamo entrare. Per permetterci di conoscerlo, accoglierlo e seguirlo, il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne. La fede nel Figlio di Dio fatto uomo in Gesù di Nazaret non ci separa dalla realtà, ma ci permette di cogliere il suo significato più profondo, si apre un nuovo modo di vedere. Il vedere diventa sequela di Cristo, e la fede appare come un cammino dello sguardo, in cui gli occhi si abituano a vedere in profondità.

    Papa Francesco


    Qual è la cosa più importante nella mia vita? È quest’uomo nato dalle viscere di una giovane donna, che è cresciuto come tutti gli altri, ed è morto, ha deciso di morire per salvare gli uomini verso cui tante volte espresse il suo sentimento di pietà: «Ed ebbe pietà di loro perché erano come un gregge senza pastore». Se Dio si è fatto uomo, questo uomo è l’oggetto supremo dell’amore. Non c’è niente di più concreto di questo, perché cambia l’oggi, cambia lo sguardo mio a te.

    Luigi Giussani


    (

    lunedì 25 dicembre 2023

    Dinanzi a te poni l’uovo, il Dio al suo principio

     Alcuni estratti dal Libro Rosso di Jung e da alcuni suoi saggi, sulla nascita del fanciullino divino, simbolo del Natale e del bambino Gesù.





    Dinanzi a te poni l’uovo, il Dio al suo principio
    E guardalo,
    E covalo con il suo sguardo di magico calore.
    […] E’ iniziato il NATALE. Il Dio è nell’uovo.
    Ho steso davanti al mio Dio un tappeto,uno splendido tappeto rosso d’Oriente.
    Egli sia circonfuso dalla fulgida magnificenza della sua Terra d’Oriente.
    Io la madre,la vergine ingenua, che ha concepito e non sapeva come
    Io sono il padre premuroso che ha protetto la vergine.
    Io sono il pastore che ha accolto l’annuncio,mentre di notte attendeva al suo gregge nella buia campagna.
    Io sono il sacro bestiame che rimane stupefatto e non può comprendere il divenire di Dio.
    Io sono il saggio venuto dall’Oriente, che da lungi ha presagito il Miracolo.
    E io sono l’uovo, racchiudo e covo in me il germe di Dio”.
     
    (C.G. Jung. Libro rosso – pp. 283-284)

    NATALE!...EVENTO STORICO E MISTERO D'AMORE

     QUESTO È IL NATALE!...EVENTO STORICO E MISTERO D'AMORE


    ...."Un giorno santo è spuntato per noi". Un giorno di grande speranza: oggi è nato il Salvatore dell'Umanità!...Non fu certo "grande" alla maniera di questo mondo...Eppure, nel nascondimento e nel silenzio di quella notte santa, si è accesa per ogni uomo una luce splendida e intramontabile; è venuta nel mondo la grande speranza portatrice di felicità: "il Verbo si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria" (Gv 1,14)...

    Questo è il Natale! Evento storico e mistero d'amore, che da oltre duemila anni interpella gli uomini e le donne di ogni epoca e di ogni luogo. E' il giorno santo in cui rifulge la "grande luce" di Cristo portatrice di pace! Certo, per riconoscerla, per accoglierla ci vuole fede, ci vuole umiltà...

    Nel silenzio della notte di Betlemme Gesù nacque e fu accolto da mani premurose. Ed ora, in questo nostro Natale, in cui continua a risuonare il lieto annuncio della sua nascita redentrice, chi è pronto ad aprirgli la porta del cuore? Uomini e donne di questa nostra epoca, anche a noi Cristo viene a portare la luce, anche a noi viene a donare la pace! Ma chi veglia, nella notte del dubbio e dell'incertezza, con il cuore desto e orante? Chi attende l'aurora del giorno nuovo tenendo accesa la fiammella della fede? Chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi avvolgere dal fascino del suo amore? Sì! E' per tutti il suo messaggio di pace, è a tutti che viene ad offrire se stesso come certa speranza di salvezza...


    BENEDETTO XVI - dal "Messaggio Urbi et Orbi" per il Santo Natale 25 dicembre 2007

    lunedì 11 dicembre 2023

    L’albero di Natale, origini e simbologia

     

    L’albero di Natale, origini e simbologia

    L’abete evoca l’albero della vita

    di Antonio Tarallo

    Luci, profumi, colori, sentimenti soprattutto, che si mescolano e che rivivono ogni otto dicembre in quell’albero - sia esso piccolo o grande, vero o finto - che non può mancare in ogni casa: è l’albero di Natale che accompagnerà le nostre festività, che vedrà famiglie riunite a celebrare la Natività di Gesù Bambino. È lì, posto magari in un angolo della casa, o al centro di un bel grande salotto, questo poco importa; l’importante è che ci sia e che regali ai bambini e ai grandi uno sprazzo di luce del quale tutti abbiamo bisogno.

    Di solito, vicino, vi è l’immancabile presepe, simbolo - per tutti - cristiano; ma anche l’albero non è da meno in merito al simbolismo cristiano: ciò non sempre si ricorda, pensando che sia semplicemente una tradizione cosiddetta “pagana”. Eppure, proprio quell’abete evoca sia l’albero della vita piantato al centro dell’Eden, sia l’albero della croce di Cristo. Secondo tradizioni nordiche, addirittura, l’albero deve essere ornato con mele (in ricordo dell’albero dell’Eden) e ostie (simbolo di Cristo fatto carne) sospese ai verdi rami; inoltre, tra i doni posti sotto l’albero, non dovrà mancare il dono per i poveri.

    In fondo, se volessimo fare un enorme salto nella storia, fin dall’antico Egitto proprio l’abete veniva considerato l’albero della natività, pianta sotto cui era nato il dio di Biblos. In Grecia l’abete era l’albero sacro di Artemide, protettrice delle nascite. Presso le popolazioni dell’Asia settentrionale, l’abete era considerato l’albero cosmico, piantato in mezzo all’Universo. Il significato cristiano dell’albero di Natale ha un’origine propria che risale ad una tradizione medievale, le rappresentazioni dei misteri che si svolgevano per le feste più importanti del calendario religioso: ci sono i “Misteri pasquali” e quelli di Natale.

    Riguardo a quest’ultimi, durante la Santa Notte della Veglia del 24 dicembre, si metteva in scena, davanti ai portali delle chiese, la storia del peccato originale nel Paradiso. Nella Bibbia, come sappiamo bene, non viene certamente indicata la specie dell’albero; ogni nazione identificava l’albero del peccato originale con le piante locali. Fu in Germania che nacque la tradizione dell’abete: ovviamente, in quel periodo dell’anno, era assai difficile trovare un melo in fiore e così la scelta cadde su un albero sempreverde, l’abete appunto.

    A questo si decise di appendere delle mele (quelle che poi più avanti saranno le nostre “palle di Natale”) per dare all’albero l’immagine della pianta dell’Eden. Così questo tipo di rappresentazione conferì all’albero di Natale il suo significato cristiano: nella notte del Natale il peccato dell’uomo è stato espiato per mezzo dell’incarnazione di Cristo.

    Inoltre, poiché l’abete è una pianta sempreverde, simbolicamente ci riconduce al Figlio dell’uomo, “il Vivente”: è Gesù l’autentico “Albero della vita” (Ap 2,7). Fin qui il Vecchio Testamento, ma anche nel Nuovo, troviamo riferimenti all’albero: in San Giovanni, ad esempio, nel libro dell’Apocalisse al capitolo ventidue, con allusione al costato trafitto di Cristo, riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni”: è l’allegoria dell’albero della vita che simboleggia la Croce; le sue foglie, divengono così simbolo della universalità della salvezza.

    Ma se comunemente si fa risalire alla tradizione dell’albero di Natale alla Germania dei Misteri, delle sacre rappresentazioni, la storia risulterebbe incompleta se non si facesse riferimento a una leggenda che coinvolge San Bonifacio, il santo nato in Inghilterra intorno al 680, che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra, infatti, che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la Sacra Quercia del Tuono di Geismar per adorare il dio Thor. Il santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella foresta e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano intorno proprio a tale quercia, gridò: “Questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor”; e così, presa un’ascia, cominciò a colpire l'albero fino a quando un forte vento fece cadere l’albero, spezzandolo in quattro parti. Dietro, l'imponente quercia, vi era un giovane abete verde.


    Antonio Tarallo

    sabato 31 dicembre 2022

    “Il Natale

     “Il Natale è assolutamente inadatto al mondo moderno. Presuppone la possibilità che le famiglie siano unite, o si riuniscano, e persino che gli uomini e le donne che si sono scelti si parlino(…) Il Natale giudica il mondo moderno, perciò vogliono che se ne vada”.

    Chesterton 

    lunedì 26 dicembre 2022

    Buon Natale di Dino Buzzati

     Buon Natale di Dino Buzzati 


    E se invece venisse per davvero?

    Se la preghiera, la letterina, il desiderio

    espresso così, più che altro per gioco

    venisse preso sul serio?


    Se il regno della fiaba e del mistero

    si avverasse? Se accanto al fuoco

    al mattino si trovassero i doni

    la bambola il revolver il treno

    il micio l’orsacchiotto il leone

    che nessuno di voi ha comperati?


    Se la vostra bella sicurezza

    nella scienza e nella dea ragione

    andasse a carte quarantotto?

    Con imperdonabile leggerezza

    forse troppo ci siamo fidati.


    E se sul serio venisse?

    Silenzio! O Gesù Bambino

    per favore cammina piano

    nell’attraversare il salotto.


    Guai se tu svegli i ragazzi

    che disastro sarebbe per noi

    così colti così intelligenti

    brevettati miscredenti

    noi che ci crediamo chissà cosa

    coi nostri atomi coi nostri razzi.


    Fa piano, Bambino, se puoi.