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domenica 28 febbraio 2021

Il digiuno

 

Se digiuni, provalo con le tue azioni!

San Giovanni Crisostomo:

Il valore del digiuno consiste non solo nell’evitare certi cibi, ma anche nel rinunciare a tutti gli atteggiamenti, i pensieri e i desideri peccaminosi. Chi limita il digiuno semplicemente al cibo sta minimizzando il grande valore che possiede il digiuno. Se digiuni, le tue azioni devono provarlo!

Se vedi un fratello in stato di necessità, abbi compassione di lui. Se vedi un fratello che ottiene un riconoscimento, non provare invidia. Perché il digiuno sia vero non può esserlo solo a parole, ma si deve digiunare con gli occhi, con le orecchie, con i piedi, con le mani e con tutto il corpo, con tutto ciò che è interiore ed esteriore.

Digiuni con le tue mani mantenendole pure nel servizio disinteressato agli altri. Digiuni con i tuoi piedi non essendo tanto lento nell’amore e nel servizio. Digiuni con i tuoi occhi non vedendo cose impure, o non concentrandoti sugli altri per criticarli. Digiuna da tutto ciò che mette in pericolo la tua anima e la tua santità. Sarebbe inutile privare il corpo del cibo ma nutrire il cuore di spazzatura, di impurità, di egoismo, di comodità.

Digiuni dal cibo ma ti permetti di ascoltare cose vane e mondane. Devi digiunare anche con le orecchie. Devi digiunare dall’ascoltare alcune cose che si dicono dei tuoi fratelli, menzogne sugli altri, soprattutto pettegolezzi, voci o parole fredde e dannose.

Oltre a digiunare con la bocca, devi digiunare dal dire qualsiasi cosa che possa fare male all’altro, perché a cosa ti serve non mangiare carne se divori tuo fratello?

San Giovanni Crisostomo

venerdì 16 febbraio 2018

A cosa serve non mangiare carne se divori tuo fratello?

A cosa serve non mangiare carne se divori tuo fratello?







 
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Se digiuni, provalo con le tue azioni!

San Giovanni Crisostomo:
Il valore del digiuno consiste non solo nell’evitare certi cibi, ma anche nel rinunciare a tutti gli atteggiamenti, i pensieri e i desideri peccaminosi. Chi limita il digiuno semplicemente al cibo sta minimizzando il grande valore che possiede il digiuno. Se digiuni, le tue azioni devono provarlo!
Se vedi un fratello in stato di necessità, abbi compassione di lui. Se vedi un fratello che ottiene un riconoscimento, non provare invidia. Perché il digiuno sia vero non può esserlo solo a parole, ma si deve digiunare con gli occhi, con le orecchie, con i piedi, con le mani e con tutto il corpo, con tutto ciò che è interiore ed esteriore.
Digiuni con le tue mani mantenendole pure nel servizio disinteressato agli altri. Digiuni con i tuoi piedi non essendo tanto lento nell’amore e nel servizio. Digiuni con i tuoi occhi non vedendo cose impure, o non concentrandoti sugli altri per criticarli. Digiuna da tutto ciò che mette in pericolo la tua anima e la tua santità. Sarebbe inutile privare il corpo del cibo ma nutrire il cuore di spazzatura, di impurità, di egoismo, di comodità.
Digiuni dal cibo ma ti permetti di ascoltare cose vane e mondane. Devi digiunare anche con le orecchie. Devi digiunare dall’ascoltare alcune cose che si dicono dei tuoi fratelli, menzogne sugli altri, soprattutto pettegolezzi, voci o parole fredde e dannose.
Oltre a digiunare con la bocca, devi digiunare dal dire qualsiasi cosa che possa fare male all’altro, perché a cosa ti serve non mangiare carne se divori tuo fratello?

martedì 25 agosto 2015

Le cinque vie della riconciliazione con Dio Le cinque vie della riconciliazione con Dio

Le cinque vie della riconciliazione con Dio

Le cinque vie della riconciliazione con Dio

Volete che parli delle vie della riconciliazione con Dio? Sono molte e svariate, però tutte conducono al cielo.
La prima è quella della condanna dei propri peccati. Confessa per primo il tuo peccato e sarai giustificato (cfr. Is 43, 25-26). Perciò anche il profeta diceva: «Dissi: Confesserò al Signore le mie colpe, e tu hai rimesso la malizia del mio peccato» (Sal 31, 5).
Condanna dunque anche tu le tue colpe. Questo è sufficiente al Signore per la tua liberazione. E poi se condanni le tue colpe sarai più cauto nel ricadervi. Eccita la tua coscienza a divenire la tua interna accusatrice, perché non lo sia poi dinanzi al tribunale del Signore.
Questa è dunque una via di remissione, e ottima; ma ve n'è un'altra per nulla inferiore: non ricordare le colpe dei nemici, dominare l`'ira, perdonare i fratelli che ci hanno offeso. Anche così avremo il perdono delle offese da noi fatte al Signore. E questo è un secondo modo di espiare i peccati. «Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi» (Mt 6, 14).
Vuoi imparare ancora una terza via di purificazione? E' quella della preghiera fervorosa e ben fatta che proviene dall'intimo del cuore.
Se poi ne vuoi conoscere anche una quarta, dirò che è l'elemosina. Questa ha un valore molto grande. Aggiungiamo poi questo: Se uno si comporta con temperanza e umiltà, distruggerà alla radice i suoi peccati con non minore efficacia dei mezzi ricordati sopra. Ne è testimone il pubblicano che non era in grado di ricordare opere buone, ma al loro posto offrì l'umile riconoscimento delle sue colpe e così si liberò dal grave fardello che aveva sulla coscienza.
Abbiamo indicato cinque vie di riconciliazione con Dio.
 La prima è la condanna dei propri peccati. 
La seconda è il perdono delle offese.
 La terza consiste nella preghiera,
 la quarta nell'elemosina
 e la quinta nell'umiltà.
Non stare dunque senza far nulla, anzi ogni giorno cerca di avanzare per tutte queste vie, perché sono facili, né puoi addurre la tua povertà per esimertene. Ma quand'anche ti trovassi a vivere in miseria piuttosto grave, potrai sempre deporre l'ira, praticare l'umiltà, pregare continuamente e riprovare i peccati, e la povertà non ti sarà mai di intralcio. Ma che dico? Neppure in quella via di perdono in cui è richiesta la distribuzione del denaro cioè l'elemosina, la povertà è di impedimento. No. Lo dimostra la vedova che offrì i due spiccioli.
Avendo dunque imparato il modo di guarire le nostre ferite, adoperiamo questi rimedi. Riacquistata poi la vera sanità, godremo con fiducia della sacra mensa e con grande gloria andremo incontro a Cristo, re della gloria, e conquisteremo per sempre i beni eterni per la grazia, la misericordia e la bontà del Signore nostro Gesù Cristo.
San Giovanni Crisostomo, vescovo

lunedì 14 luglio 2014

il sistema diabolico

il sistema diabolico
*** 
Anche questo è proprio del sistema diabolico, che consiste nel mescolare l’errore e la menzogna alla verità, in modo che, sotto la maschera ben colorata della verosimiglianza, l’errore possa apparire verità e possa facilmente sorprendere e ingannare coloro che non sanno resistere alla seduzione, o non comprendono l’insidia. Ecco perché Gesù chiama il seme del demonio "zizzania" e non con altro nome, poiché quest’erba è assai simile, in apparenza, al frumento. E subito dopo ci indica il modo in cui il diavolo attua i suoi tranelli e coglie le anime di sorpresa.
Or mentre gli uomini dormivano”: queste parole mostrano il pericolo cui sono esposti coloro che hanno la responsabilità delle anime, ai quali in particolare è affidata la difesa del campo; non solo però costoro, ma anche i fedeli. Cristo precisa inoltre che l’errore appare dopo lo stabilirsi della verità, come anche l’esperienza dei fatti può testimoniare. Dopo i profeti sono apparsi gli pseudoprofeti, dopo gli apostoli i falsi apostoli, e dopo Cristo l’anticristo. Se il demonio non vede che cosa deve imitare, o a chi deve tendere le sue insidie, non saprebbe in qual modo nuocerci
(san Giovanni Crisostomo, In Matth. 46)

sabato 12 luglio 2014

Ti ho preferita per la bellezza della tua anima.

Ti ho preferita per la bellezza della tua anima.                                                  ***
Dille che le altre ragazze, qualunque sia la loro condizione, non ti hanno mai interessato, ma che tu ti sei innamorato del suo modo di vivere, della sua modestia, della sua dolcezza, della sua onestà.
Le dirai perciò: “Ti ho preferita per la bellezza della tua anima, che stimo più di ogni tesoro. Una ragazza prudente, generosa, pia, vale più di tutto l’universo. Per questo ti ho desiderata e ti amo più di me stesso”.
La vita presente non conta nulla. Quindi ti prego e ti scongiuro, passiamo i giorni di questa vita presente in modo da restare uniti nella vita futura, senza la paura di essere separati.
Non vi sia freddezza fra noi; periscano tutti gli onori e tutte le ricchezze, purché il nostro amore non si sciupi mai.
Per una ragazza quali tesori, quali ricchezze potrebbero uguagliare il valore di queste espressioni? Non aver paura che tua moglie se ne serva contro di te. Al contrario. Falle vedere la felicita che provi nello stare in sua compagnia e che preferisci la casa alla città. Essa viene prima degli amici e anche dei figli che ti ha dato.
Falle capire che ami i figli per lei. Quando fa qualcosa di bene, complimentala, apprezza il suo talento. Se commette qualche sbaglio, mostra di non farci caso. Fate la vostra preghiera in comune. Imparate a non aver paura di nulla sulla terra, se non di offendere Dio.
Se un uomo prende moglie con questi sentimenti, allora il matrimonio si avvicina molto alla perfezione.

 (S. Giovanni Crisostomo- Agli sposi)

venerdì 25 aprile 2014

Chi non si sdegna quando c’e motivo, pecca

 Chi non si sdegna quando c’e motivo, pecca
*** 

«Chi non si sdegna quando c’e motivo, pecca. Una pazienza irragionevole semina i vizi, favorisce la negligenza e sembra indurre al male non solo i cattivi ma anche i buoni» (San Giovanni Crisostomo).

Dunque «non sempre chi si arrabbia, ha torto; il vile non va mai in collera». Anzi il non adirarsi quando si deve, merita rimprovero e castigo. Ne è esempio Eli che non seppe reprimere con la necessaria fermezza i due figli, i quali rubavano le offerte date a Dio dal popolo, rendendosi così, per debolezza, complice delle loro colpe; e per questo fu abbandonato dal Signore che gli tolse la dignità di capo spirituale di Israele (1 Sam 2). Pertanto «il non adirarsi quando si dovrebbe è peccato, ma l’adirarsi più del dovere è doppio peccato»
(San Bernardo).

sabato 26 ottobre 2013

Bellezza

Bellezza
***
Non è la bellezza che rende il volto piacevole, ma l'affetto di chi lo guarda.
  (San Giovanni Crisostomo)

martedì 8 gennaio 2013

L'amore di Dio per noi

 L'amore di Dio per noi
***
«Non solo con tutto questo io testimonio il mio amore. [...] 
Io ho lasciato il Padre mio e sono venuto a te, 
tu che mi odiavi, mi fuggivi e non volevi
nemmeno udire il mio nome; 

ti ho inseguito, ho corso sulle tue tracce,
per impossessarmi di te;

 ti ho unito, legato a me, ti ho tenuto stretto, ti ho
abbracciato. “Mangiami”, ho detto, “bevimi”. 

E io ti ho con me nel cielo e mi lego a te su questa terra. 
Non mi basta che io possegga nel cielo le tue
primizie, questo non sazia il mio amore.

 Sono disceso nuovamente sulla terra, 
non solo per mescolarmi tra quelli della tua gente,
 ma per abbracciarestretto proprio te»
 S.Giovanni Crisostomo, Commento alla prima Lettera a Timoteo,
Omelia XV, Edizione G. Di Nola, Città Nuova, Roma 1995.

domenica 5 febbraio 2012

Crisostomo

La debolezza di Dio è più forte della fortezza degli uomini
Dalle «Omelie sulla prima lettera ai Corinzi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 4, 3. 4; PG 61, 34-36)
***
La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta le terra e lo ha fatto servendosi non di mezzi umanamente imponenti, ma dell'apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione dell'ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti.
Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l'universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l'effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppo con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l'hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, dice un stoltezza. Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di lui che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: «Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1, 25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l'afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti, ciò che costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.
Costui, dunque, racconta che quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti gli apostoli fuggirono e il loro capo lo rinnegò. Come si spiega allora che tutti costoro, quando il Cristo era ancora in vita, non avevano saputo resistere a pochi Giudei, mentre poi, giacendo lui morto e sepolto e, secondo gli increduli, non risorto, e quindi non in grado di parlare, avrebbero ricevuto da lui tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? Non avrebbero piuttosto dovuto dire: E adesso? Non ha potuto salvare se stesso, come potrà difendere noi? Non è stato capace di proteggere se stesso, come potrà tenderci la mano da morto? In vita non è risuscitato a conquistare una sola nazione, e noi, col solo suo nome, dovremmo conquistare il mondo? Non sarebbe da folli non solo mettersi in simile impresa, ma perfino solo pensarla?
E' evidente perciò che, se non lo avessero visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio.
 

Postato da: giacabi a 14:47 | link | commenti (1)
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sabato, 04 dicembre 2010

NIENTE PUÒ FERIRTI
***

Non possiamo fondare nulla su quanto abbiamo raggiunto, né sul successo, né sul possesso
materiale, né sulla nostra famiglia, né sulla salute. Tutto è dono. Tutto può esserci tolto. Ogni crisi ci sprona a smettere di attaccarci alle condizioni esterne, a staccarci da tutto ciò che possediamo.

Se ci identifichiamo con i nostri beni o con la salute, ci diamo per persi quando vengono meno i beni o la salute. Allora non siamo più nulla. Già prima della crisi dobbiamo esercitarci nella libertà interiore. Allora la crisi non ci annienterà, ma ci condurrà al luogo dove siamo davvero a casa, dove siamo interamente noi stessi, in cui nessuno può ferirci, in cui nessuno può più danneggiarci.
Giovanni Crisostomo dice in una predica: niente può ferirti tranne te stesso. Se hai in Dio il tuo fondamento, può succedere quello che vuole. Non danneggerà il tuo vero io. Crisostomo adduce a prova la parabola della casa edificata sulla roccia. Le tempeste possono scuoterla e le piene sommergerla, ma non riescono a farla cadere.

(Anselm Grün, Il libro dell’arte della vita, Queriniana, Brescia 2003, p.195)

Postato da: giacabi a 22:17 | link | commenti
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venerdì, 18 dicembre 2009

L’amicizia
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Gli amici sono le corde di una cetra che, se tutte intonate tra di loro, producono al tocco una musica piacevolissima... Neppure le ricchezze più vistose si possono paragonare ad una salda amicizia. Le stelle irradiano la luce all'intorno; gli amici, dove giungono, portano gioia e bene. E' meglio vivere nelle tenebre che mancare di amici... L'amicizia possiede anche la facoltà di ospitare nel nostro cuore la memoria degli assenti e ce li fa tanto desiderare da renderci vicini a loro e lontani da tutte le cose vicine.
San Giovanni Crisostomo

Postato da: giacabi a 19:51 | link | commenti (2)
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martedì, 23 dicembre 2008
Il matrimonio cristiano
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Grazie, Signore, perché ci hai dato l’amore capace di cambiare la sostanza delle cose.
Quando un uomo e una donna diventano uno nel matrimonio, non appaiono più come creature terrestri, ma sono l’immagine stessa di Dio. Così uniti non hanno paura di niente. Con la concordia, l’amore e la pace l’uomo e la donna sono padroni di tutte le bellezze del mondo. Possono vivere tranquilli, protetti dal bene che si vogliono secondo quanto Dio ha stabilito.
Grazie, Signore, per l’amore che ci hai regalato.
San Giovanni Crisostomo

Postato da: giacabi a 10:00 | link | commenti
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domenica, 21 dicembre 2008
Cristo
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Cristo è come una miniera ricca di immense vene di tesori dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi filoni di ricchezza. Perciò san Paolo dice del Cristo: “In Cristo si trovano nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3) nei quali l’anima non può penetrare se prima non passa per le strettezze della sofferenza interna ed esterna. Infatti, da quel poco che è possibile sapere in questa vita dei misteri di Cristo, non vi si può giungere senza aver sofferto molto, aver ricevuto da Dio numerose grazie intellettuali e sensibili e senza aver fatto precedere un lungo esercizio spirituale, poiché tutte queste grazie sono più imperfette della sapienza dei misteri di Cristo, per la quale servono di semplice disposizione. Oh, se l’anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze e della sapienza di Dio, se non entrando dove sono più numerose le sofferenze di ogni genere riponendovi la sua consolazione e il suo desiderio! Come chi desidera veramente la sapienza divina, in primo luogo brama di entrare veramente nello spessore della Croce!
San Giovanni della Croce, 1542-1591, Cantico spirituale, strofe 36-37

Postato da: giacabi a 21:15 | link | commenti
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La carità
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Niente può renderti imitatore di Cristo, come il prenderti cura del prossimo. Anche se tu digiunassi e dormissi per terra…, ma poi non ti prendi cura del prossimo, tu non hai fatto niente di grande e resti lontano dal Modello.

San Giovanni Crisostomo

Postato da: giacabi a 16:06 | link | commenti
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sabato, 13 dicembre 2008
La carità cristiana
***
  Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto “Questo è il mio corpo”, confermando il fatto con la parola, ha detto anche: “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare e ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a me”. Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.
Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a lui di lavargli i piedi, questo non era onore ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha comandato. Fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio non ha bisogno di vasi d’oro, di calici d’argento, ma di anime d’oro. Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa. No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi, l’elemosina. Dio, infatti, accetta i doni alla sua casa terrena, ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri. Nel primo caso, ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di ostentazione; qui invece è elemosina e amore. Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava egli? Dimmi, se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene adornassi d’oro solo la sua mensa credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo e, trascurando di vestirlo, innalzassi colonne dorate dicendo che lo fai in suo onore non riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce? Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per  vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire insieme a questi anche il necessario aiuto ai poveri. O meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato al fuoco inestinguibile e al supplizio. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questo è il tempio vivo più prezioso di quello.”
Da un’omelia di san Giovanni Crisostomo

Postato da: giacabi a 15:51 | link | commenti
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giovedì, 10 gennaio 2008
LA GIOIA DELL’AMICIZIA
***



Un amico fedele
è un balsamo nella vita,
è la più sicura protezione.
Potrai raccogliere tesori d’ogni genere
ma nulla vale quanto un amico sincero.
Al solo vederlo, l’amico suscita nel cuore
una gioia che si diffonde in tutto l’essere.
Con lui si vive un’unione profonda
che dona all’animo gioia inesprimibile.
Il suo ricordo ridesta la nostra mente
e la libera da molte preoccupazioni.
Queste parole hanno senso
solo per chi ha un vero amico;
per chi, pur incontrandolo tutti i giorni,
non ne avrebbe mai abbastanza.
                     GIOVANNI CRISOSTOMO

Postato da: giacabi a 17:49 | link | commenti
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venerdì, 30 novembre 2007
Digiuno e astinenza
 ***
A che serve privarsi di polli e di pesci e poi addentare e divorare i fratelli?

Giovanni Crisostomo