CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 4000 ARTICOLI

su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo


Visualizzazione post con etichetta canti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta canti. Mostra tutti i post

giovedì 19 settembre 2024

proteggi la grazia del mio cuore

Ovunque proteggi
Brano di Vinicio Capossela


Non dormo, ho gli occhi aperti per teGuardo fuori e guardo intornoCom'è gonfia la stradaDi polvere e vento nel viale del ritorno
Quando arrivi, quando verrai per meGuarda l'angolo del cieloDov'è scritto il tuo nomeÈ scritto nel ferroNel cerchio di un anello
E ancora mi innamoraE mi fa sospirare cosìAdesso e per quando tornerà l'incanto
E se mi trovi stancoE se mi trovi spentoSe il meglio è già venutoE non ho saputoTenerlo dentro me
I vecchi già lo sanno il perchéE anche gli alberghi tristiChe il troppo è per poco e non basta ancoraEd è una volta sola
E ancora proteggi la grazia del mio cuoreAdesso e per quando tornerà l'incantoL'incanto di teDi te vicino a me
Ho sassi nelle scarpeE polvere sul cuoreFreddo nel soleE non bastan le parole
Mi spiace se ho peccatoMi spiace se ho sbagliatoSe non ci sono statoSe non sono tornato
Ma ancora proteggi la grazia del mio cuoreAdesso e per quando tornerà il tempoIl tempo per partire
Il tempo di restareIl tempo di lasciareIl tempo di abbracciare
In ricchezza e in fortunaIn pena e in povertàNella gioia e nel clamoreNel lutto e nel doloreNel freddo e nel soleNel sonno e nell'amore
Ovunque proteggi la grazia del mio cuoreOvunque proteggi la grazia del tuo cuore
Ovunque proteggi, proteggimi nel maleOvunque proteggi la grazia del tuo cuore

https://www.youtube.com/watch?v=wx44rJvd7VY

Fonte: LyricFind

giovedì 22 aprile 2021

La Razza In Estinzione

 

La Razza In Estinzione    

testo

martedì 11 agosto 2020

La sua figura

 La sua figura 

Giunni Russo

Foglie dorate gocciolano giù

Apro le braccia al suo declinare stanco
E lascia la Tua luce in me


Stelle cadenti incrociano i pensieri
I desideri scivolano giù
Mettimi come segno sul tuo cuore
Ho bisogno di te

Sai che la sofferenza d'amore non si cura
Se non con la presenza della sua figu
ra


Baciami con la bocca dell'amore
Raccoglimi dalla terra come un fiore
Come un bambino stanco ora voglio riposare
E lascio la mia vita a te Tu mi conosci non puoi dubitare
Fra mille affanni non sono andata via
Rimani qui al mio fianco sfiorandomi la mano

E lascio la mia vita a te


Sai che la sofferenza d'amore non si cura
Se non con la presenza della sua figura
Musica silenziosa è l'aurora
Solitudine che ristora e che innamora
Come un bambino stanco ora voglio riposare
E lascio la mia vita a te

Mi manca la presenza della sua figura

sabato 7 marzo 2015

Il Rock e l'Assoluto: "Holy Mother", la preghiera di Eric Clapton

Il Rock e l'Assoluto: "Holy Mother", la preghiera di Eric Clapton
                                                                      ***
Una delle più significative canzoni della sua lunga carriera, una delle più toccanti per storia, produzione artistica, melodia ed armonia. Con un linguaggio che conduce fino al fondo dell'uomo di Walter Gatti

«Santa Madre, dove sei, stanotte mi sento spezzato in due; vedo le stelle cadere dal cielo, e non riesco a trattenere le lacrime». Era il 1986 ed Eric Clapton (insieme a Stephen Bishop) scriveva e incideva questa preghiera-canzone, Holy Mother, una delle più significative della sua lunga carriera, una delle più toccanti per storia, produzione artistica, melodia ed armonia.

Pochi mesi prima della sua incisione in August (disco che contiene anche buoni pezzi come Bad influence and Tearing us apart), si toglieva la vita a 43 anni Richard Manuel, tastierista e membro storico di The Band, il gruppo guidato da Robbie Robertson che a lungo tempo era stato a fianco di Bob Dylan e che aveva inciso alcune delle più importanti canzoni dell'intera storia del rock (The Weight, The Night They Throw Old Dixie Down, It Makes No Difference): Holy Mother è dedicata a lui.

È una canzone di sofferenza indifesa, di completa povertà, di assoluta incomprensione di fronte a certi inspiegabili fatti della vita. Clapton non è nuovo alle canzoni di forte religiosità, come mostra in Presence of The Lord e Hold me Lord, ma in Holy Mother raggiunge uno dei suo livelli più alti e belli, perché intensità e partecipazione hanno la dimensione del raccoglimento, visto che parole e musica sgorgano di fronte ad un amico grandissimo musicista che muore.

Da dove viene questa preghiera? Dal cuore, dalla vita e dall'antica educazione. In un'intervista Clapton mi confessò: «È mia nonna che mi ha insegnato a pregare con le preghiere di una volta. Ed ogni tanto mi ritornano alla bocca, soprattutto nei momenti più difficili». Questa canzone appartiene a quella stessa radice di famiglia e tradizione, quasi a dimostrare che certi semi prima o poi saltano fuori e generano in modo imprevedibile.

Cosi bella e cosi poderosa nella sua semplicità, Holy Mother è anche una delle più evidenti prove che la preghiera è una forma ben presente nel guazzabuglio artistico che chiamiamo "musica rock". Altre canzoni come What do you want me to do di Mike Scott o Hallelujah di Leonard Cohen ne sono ulteriore riprova, e sarebbe strano il contrario, visto che la "mendicanza" è un atteggiamento radicalmente connesso all'essere umano che solo la mancanza di realismo di certe culture vorrebbe trasformare in "sovrastruttura culturale".

Invece è sempre interessante (e forse anche commovente) notare come la preghiera salti fuori nel rock (come nella vita) in momenti inattesi, definitivi, strani e imprevedibili. Sono quelle cose che accadono e che nel rock non hanno spiegazione immediata, ma parlano un linguaggio preciso e conducono fino in fondo all'uomo, fino al fondo dell'uomo e di ciò che cerca, soprattutto quando non ha scuse o altri appigli.

Come quella sera del 20 aprile 1992, quando David Bowie - al termine della sua esibizione durante il concerto di tributo a Freddy Mercury, scomparso per Aids pochi mesi prima - si inginocchiò davanti a un miliardo di persone in diretta televisiva e disse: «Non abbiamo modo migliore per ricordare Freddy e tutti i nostri amici morti come lui, che recitare tutti insieme il Padre Nostro». In molte parti del mondo, ne sono certo, qualcuno ascoltò questa preghiera per la prima volta.

25 ottobre 2012

.
Santa Madre, dove sei?
Stasera mi sento spezzato in due.
Ho visto le stelle cadere dal cielo.

Santa Madre, non ci si può trattenere dal piangere
ho bisogno del tuo aiuto stavolta,
accompagnami attraverso questa notte sola.

Dimmi per favore che strada prendere
per ritrovare di nuovo me stesso.

Santa Madre, ascolta la mia preghiera,
in qualche modo so che sei ancora lì.

Mandami ti prego un po 'di serenità;
portami via questo dolore.

Non posso aspettare, non posso aspettare,
non posso aspettare più.
Non posso aspettare non posso aspettare,
non posso aspettarti.

Santa Madre, ascolta il mio grido,
ho maledetto il tuo nome migliaia di volte.

Ho sentito la rabbia attraversare la mia anima;
Santa Madre non riesco più a mantenere il controllo.
Sento di essere arrivato alla fine,
le mie gambe non correranno più a lungo.

Tu lo sai che io vorrei essere
tra le Tue braccia stanotte.

Quando le mie mani non si muoveranno più,
la mia voce si andrà affievolendo.

Santa Madre, allora sarò
abbandonato e protetto tra le tue braccia.

sabato 27 settembre 2014

non sono quando non ci sei

Vorrei conoscer l'odore del tuo paese

camminare di casa nel tuo giardino
respirare nell'aria sale e maggese
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo o dei giorni andati  
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero

come se amici fossimo sempre stati.

Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
i ciuffi di paritaria attaccati ai muri
le strisce delle lumache nei loro gusci

capire tutti gli sguardi dietro agli scuri
e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io...
Vorrei con te da solo sempre viaggiare
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d'un rabbuiarsi o del tuo gioire
vorrei tornare nei posti dove son stato

spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
poter farmi da te spiegare cos'è cambiato

e quale sapore nuovo abbia l'universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un gregge dell'Appennino dove risuona
fra gli alberi un'usata e semplice tramontana
e lo vorrei perché non sono quando non ci sei

e resto solo coi pensieri miei, ed io...



Vorrei restare per sempre in un posto

solo per ascoltare il suono del tuo parlare

e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo

impliciti dentro al semplice tuo camminare

e restare in silenzio al suono della tua voce o parlare

parlare, parlare, parlarmi addosso

dimenticando il tempo troppo veloce o nascondere

in due sciocchezze che son commosso.

Vorrei cantare il canto delle tue mani

giocare con te un eterno gioco proibito

che l'oggi restasse oggi senza domani

o domani potesse tendere all'infinito

e lo vorrei perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei, ed io.

domenica 1 giugno 2014

HOY ARRIESGARÉ

HOY ARRIESGARÉ


El drama de la existencia
busca encontrar su verdad,
quiere ocultar su Presencia
su Encarnación olvidar.

Mi voluntad luchará
por mantener su justicia
mi vida es su pertenencia,
nada me lo impedirá.

Hoy cantaré, cantaré mi vida o mi muerte.
Hoy arriesgaré, arriesgaré toda mi suerte.
Hoy cantaré, cantaré mi vida o mi muerte.
Hoy annunciaré, annunciaré
que El sigue presente.


He conocido la fuente
Que salva al hombre del mal,
en mi carne es grito fuerte
y en mi sangre tempestad.

Mi nueva ley es la historia,
que me ha tocato seguir,
grande es su misericordia
aunque non lo merecí.


Traduzione:


Il dramma dell'esistenza cerca la verità. Vuole nascondere la sua presenza, dimenticare la sua incarnazione. La mia volontà lotterà per mantenere la sua giustizia. La mia vita è appartenere a lui. Niente me lo potrà impedire. Oggi canterò, canterò la mia vita o la mia morte. Oggi rischierò, rischierò tutto il mio destino. Oggi canterò canterò la mia vita o la mia morte. Oggi annuncerò, annuncerò che lui continua ad essere presente. Ho conosciuto la fonte che salva l'uomo dal male, nella mia carne c'è un grido forte e nel mio sangue la tempesta. La mia nuova legge è la storia, che mi è accaduto di seguire, grande è la sua misericordia anche se non l'ho meritata.


Nazione:spagnola
Anno:
Genere:

venerdì 23 maggio 2014

Ojos de cielo

YouTube Preview Image “Si yo miro el fondo de tus ojos tiernos
se me borra el mundo con todo su infierno
se me borra el mundo y descubro el cielo
cuando me zambullo en tus ojos tiernos.


Ojos de cielo, ojos de cielo
no me abandones en pleno vuelo
ojos de cielo, ojos de cielo
toda mi vida por ese sueño
ojos de cielo, ojos de cielo
ojos de cielo, ojos de cielo…

Si yo me olvidara de lo verdadero
si yo me alejara de lo más sincero
tus ojos de cielo me lo recordaran
si yo me alejara de lo verdadero.

Ojos de cielo, ojos de cielo
no me abandones en pleno vuelo
ojos de cielo, ojos de cielo
toda mi vida por ese sueño
ojos de cielo, ojos de cielo
ojos de cielo, ojos de cielo…

Si el sol que me alumbra se apagara un día
y una noche oscura ganara mi vida
tus ojos de cielo me iluminarían
tus ojos sinceros, mi camino y guía.

Ojos de cielo, ojos de cielo
no me abandones en pleno vuelo
ojos de cielo, ojos de cielo
toda mi vida por ese sueño
ojos de cielo, ojos de cielo
ojos de cielo, ojos de cielo…”.

—————————————————-
Traduzione.
Se guardo il fondo dei tuoi teneri occhi
si cancella il mondo con tutto il suo inferno
si cancella il mondo e scopro il cielo
quando mi tuffo nei tuoi teneri occhi.

Occhi di cielo, occhi di cielo
non abbandonarmi in pieno volo
occhi di cielo, occhi di cielo
tutta la mia vita per questo sogno
occhi di cielo, occhi di cielo
occhi di cielo, occhi di cielo…

Se dimenticassi ciò che è vero
se mi allontanassi da ciò che è sincero
i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero
se mi allontanassi dal vero.

Occhi di cielo, occhi di cielo
non abbandonarmi in pieno volo

occhi di cielo, occhi di cielo
tutta la mia vita per questo sogno
occhi di cielo, occhi di cielo
occhi di cielo, occhi di cielo…

Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse
se una notte buia vincesse la mia vita
i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero
i tuoi occhi sinceri, mio sentiero e guida.

Occhi di cielo, occhi di cielo
non abbandonarmi in pieno volo
occhi di cielo, occhi di cielo
tutta la mia vita per questo sogno
occhi di cielo, occhi di cielo
occhi di cielo, occhi di cielo…”.

—————————————————-
Víctor Heredia, Ojos de cielo – 4:12

Razón De Vivir

Razón De Vivir

***


Ragione per vivere
Per decidere se continuare a dare questo sangue alla terra,

 questo cuore che batte di giorno e di notte, 
per continuare a camminare sotto il sole in questi deserti, 
per riaffermare che sono vivo in mezzo a tanti morti,
 per decidere, per continuare, per riaffermare e rendersi conto delle cose
 ho bisogno solamente che tu stia qui con i tuoi occhi chiari.
Ah fuoco d’amore e guida, ragione per la quale io vivo.
Per alleggerire questo pesante fardello dei nostri giorni,

 questa solitudine che abbiamo tutti, isole perdute, 
per evitare questa sensazione di perdere tutto,
 per capire la via da seguire e scegliere il modo, 
per alleggerire, per evitare, per capire e rendersi conto delle cose
 ho bisogno solamente che tu stia qui con i tuoi occhi chiari.
Ah fuoco d’amore…
Per mettere insieme la bellezza e la luce senza perdere la distanza, 

per stare con te senza perdere l’angelo della nostalgia,
 per scoprire che la vita passa senza chiederci niente,
 e per rendersi conto che tutto è bello e non costa niente,
 per mettere insieme, per stare con te,
 per scoprire e rendersi conto delle cose
 ho bisogno solamente che tu stia qui con i tuoi occhi chiari.
Ah fuoco d’amore… 


Razón De Vivir

  Para decidir si sigo poniendo esta sangre en tierra,
Este corazón que bate su marcha a sol y tinieblas.
Para continuar caminando al sol x estos desiertos,
Para recalcar que estoy viva en medio de tantos muertos.

Para decidir, para continuar, para recalcar y considerar
Solo me hace falta que estés aquí con tus ojos claros…
Ay… fogata de amor y guía, razón de vivir mi vida….
Ay… fogata de amor y guía, razón de vivir mi vida.

Para aligerar este duro peso de nuestros días,
Esta soledad que llevamos todos, islas perdidas!.
Para descartar esta sensación de perderlo todo,
Para analizar por donde seguir y elegir el modo.

Para aligerar, para descartar, para analizar y considerar
Solo me hace falta que estés aquí con tus ojos claros…
Ay… fogata de amor y guía, razón de vivir mi vida….
Ay… fogata de amor y guía, razón de vivir mi vida.

Para combinar lo bello y la luz sin perder distancia,
Para estar con vos sin perder el ángel de la nostalgia.
Para descubrir que la vida va sin pedirnos nada
Y considerar que todo es hermoso y no cuesta nada.

Para combinar, para estar con vos, para descubrir y considerar
Solo me hace falta que estés aquí con tus ojos claros…
Ay… fogata de amor y guía, razón de vivir mi vida….
Ay… fogata de amor y guía, razón de vivir mi vida


venerdì 18 aprile 2014

La Passione di Bruce Springsteen

La Passione di Bruce Springsteen

***




"Jesus was an only son" ecco la versione del Boss sulle ultime ore di Gesù

Corrado Paolucci




Gesù era figlio unico. Così il Boss racconta la Passione di Cristo in una canzone profonda e originale. Figlio unico perché lasciato solo dagli uomini davanti al suo destino. Figlio unico perché lui, da solo, porta sulle spalle tutti i nostri peccati.


TESTO
“Gesù era un figlio unico
mentre saliva il Golgota
Maria sua madre gli camminava al fianco
lungo la strada che si tingeva del suo sangue
Gesù era un figlio unico
sulle colline di Nazareth
mentre leggeva i Salmi di David
sdraiato ai piedi della madre
Una madre prega
“Dormi bene, figlio mio, dormi bene
perché io sarò al tuo fianco
Che nessuna ombra, nessuna oscurità
nessuna campana a morto
possa farsi strada
fra i tuoi sogni questa notte”
Nel giardino di Getsemani
pregava per la vita che non avrebbe vissuto
pregò il suo Padre celeste perché rimuovesse
quella coppa da lui
C’è una perdita che non può essere compensata
una destinazione che non può essere raggiunta
una luce che non troverai in un altro viso
un mare la cui vastità non può essere abbracciata
Gesù baciò le mani di sua madre
e sussurrò “Madre, ferma le tue lacrime
e ricorda che l’anima dell’universo
ha voluto un mondo ed esso è comparso”.

martedì 16 luglio 2013

"Se Non Ami"




 ***
Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere

se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po' di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo per vivere

se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami
non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l' amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più

se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei...
senza amore noi non siamo niente mai..

 Nek   Un'altra Direzione (2009)

domenica 19 agosto 2012

Nek e la rinascita della fede a Medjugorje

Nek e la rinascita della fede a Medjugorje

***

Filippo Neviani, in arte Nek, conta oggi su vent’anni di carriera, oltre 8 milioni di dischi venduti nel mondo e un’ottima popolarità anche all’estero. Pochi sanno però del suo cammino più intimo, della sua fede cattolica rinata nell’inverno del 2005 durante un viaggio a Medjugorje, invitato da Chiara Amirante, la fondatrice di Nuovi Orizzonti.
«In quel posto ci sono stato ben tre volte e le assicuro, senza con questo cadere nella sterile ed inutile retorica, che la mia fede prima era molto, ma molto più tiepida, poi si è riscaldata e mi sono infervorato», ha raccontato recentemente. «Indubbiamente devo fare ancora molta strada,ma sono sulla via giusta. Vedo una Chiesa attiva, concreta, vicina alle esigenze di chi soffre». Grazie all’incontro con “Nuovi Orizzonti”, Nek ha trovato una «seconda famiglia», come ha spiegato, «perché mi avete fatto capire, mi avete fatto vedere quanto Dio sia vicino, quanto Dio non sia astratto, divinità, ma quanto Dio sia simile a ognuno di noi e quanto opera attraverso la nostra piena disponibilità».
Introdotto in questa grande amicizia, ha collaborato attivamente alla realizzazione del villaggio di “Cittadella Cielo”, per aiutare concretamente quanti desiderano emergere dal buio nel quale sono precipitati. «Oggi sento tutto questo come la mia casa, in cui vengo accolto per ciò che realmente sono», ha raccontato«Posso dire che Medjugorje è un luogo che io consiglio di visitare innanzitutto agli scettici, affinché si rendano conto che lì non c’è nulla di esoterico o di magico. C’è la presenza della Madonna e di Dio, che sono disponibili a entrare in te, se lo vuoi, in punta di piedi, per spalancarti l’anima a cose meravigliose. Anche chi avrà fatto questo viaggio per pura curiosità, tornando a casa si renderà conto di essersi arricchito di qualcosa di importante che, se coltivato con amore, porterà frutto». Su Youtube sono disponibili diverse sue testimonianze molto interessanti.

Qui sotto una recente intervista a Nek sul suo percorso di fede (06/2/11)

lunedì 23 luglio 2012

LA SUA FIGURA


La Sua Figura

L'estate appassisce silenziosa
Foglie dorate gocciolano giù
Apro le braccia al suo declinare stanco
E lascia la tua luce in me
Stelle cadenti incrociano i pensieri
I desideri scivolano giù
Mettimi come segno sul tuo cuore
Ho bisogno di te
Sai che la sofferenza d'amore non si cura
Se non con la presenza della sua figura
Baciami con la bocca dell'amore
Raccoglimi dalla terra come un fiore
Come un bambino stanco ora voglio riposare
E lascio la mia vita a te
Tu mi conosci non puoi dubitare
Fra mille affanni non sono andata via
Rimani qui al mio fianco sfiorandomi la mano
E lascio la mia vita a te
Sai che la sofferenza d'amore non si cura
Se non con la presenza della sua figura

Musica silenziosa è l'aurora
Solitudine che ristora e che innamora
Come un bambino stanco ora voglio riposare
E lascio la mia vita a te
Mi manca la presenza della sua figura

giovedì 12 aprile 2012

E tu in cosa credi quando tutto crolla?


PACIFICO/ 

E tu in cosa credi quando tutto crolla?

*** 

dal: ilsussidiario.net

Walter Gatti


mercoledì 11 aprile 2012

PACIFICO - IN COSA CREDI (LE NOSTRE PICCOLE ARMI) - Pacifico è un cantautore dal curriculum strano, ma dal cuore che batte forte. Laureato, ha scritto tanto per altri e relativamente poco per se, sempre con una traccia di "sentire" autobiografico e non banale.
Pochi album all'attivo, solo cinque, (tra cui segnalerei "Musica leggera" e "Dentro a ogni casa"), molte collaborazioni (Celentano, Mannoia, Nannini, Venditti...), una buona scrittura testuale accompagnata a un gusto musicale che ruota attorno al De André degli ultimi dischi.
Napoletano nato a Milano, Gino de Crescenzo — all'anagrafe — ha appena pubblicato il suo ultimo lavoro, "Una voce non basta", che vede a raccolta un bel gruppo di artisti Italiani accompagnarlo nell'interpretazione di quattordici sue canzoni, da Frankie Hi Nrg a Malika Ayane, da Samuele Bersani a Cristina Donà. Ci sono canzoni di pregio e grande inventiva (Second moon e Presto) e altre più di routine, ma soprattutto c'è un brano che entra di potenza inarrestabile tra le migliori canzoni pubblicate sino ad ora nell'annata musicale italiana: In cosa credi.
Due voci si rincorrono nel brano in questione, quella di Pacifico e quella di Manuel Agnelli (Afterhours) e nel testo scorrono immagini non facili:

"In una valle a due passi dal mare
Ora galleggia un paese
In una minestra scura
Di ruote, di corda, di navi, elicotteri e case.
Lo vedi che non c'è preghiera,
Che non c'è muro forte abbastanza,
E non c'è altezza né distanza, che basti
E allora in cosa credi?".Di fronte a una tragedia, di fronte all'incomprensibile quotidiano, all'incrociarsi di affetti e paure, rabbie e ingiustizie, noi — ognuno — chi siamo?
Mentre la ballata si inerpica attorno all'albero dell'esistenza, dove tragedie, nascite e morti si avvitano, mentre archi e chitarre creano un tessuto drammatico e fremente, Pacifico e Agnelli danno voce a una canzone che farebbe bella mostra nella produzione di Ivano Fossati, con una tensione tangibile, che ricorda quella di Cosa sarà (Dalla-De Gregori) o quella implacabile di O que sera di Chico Buarque (riletta all'italiana proprio da Fossati). Insomma: qui è la tradizione della grande canzone italiana che  bussa forte.

"Non hai una frase, una parola chiave?
Un altare per inginocchiarti,
Una statua antica da baciare?"

«È una canzone nata velocemente», ci ha raccontato lo stesso Pacifico, colto per una breve intervista un paio d'ore prima di una sua esibizione milanese, «in mezz'ora non di più. Sono stati giorni in cui si son inseguiti tanti fatti. Alla televisione vedevo queste immagini della tragedia di Fukushima, con una vallata in cui rifluivano nella melma animali, automobili, baracche, corpi ed elicotteri, tutti trasportati dall'acqua annerita. Erano giorni in cui vivevo anche personalmente insieme momenti di grande gioia e di profondo dolore. Erano giorni in cui chiedersi in cosa si può credere e sperare era la cosa più urgente, più impellente, più umana...».

Ci sono sempre giorni in cui, implicitamente, le mezze risposte inciampano e i medicamenti occasionali, per quanto intensi, non guariscono. Ma quali sono i nostri sotterfugi esistenziali? Come facciamo a riempirci la vita di risposte-non-risposte?
"E le parole, tutte questa parole?
Questi libri di avventura e amore
Sono tetti di paglia, rifugi, trincee
per resistere a tanto insistito dolore
E gli abbracci, i sorrisi,
e le candele accese
i pochi mezzi di cui disponiamo,
le nostre piccole armi
E allora in cosa credi?"

In cosa credi: che razza di domanda. Inutile, fastidiosa, noiosa, saccente, faticosa, antiquata. Eppure sempre attuale, sempre presente. In cosa credi: canzone di autenticità fastidiosa, di semplice e trasparente sincerità, anche nel suo povero riconoscere l'immensa debolezza e grandezza dell'uomo. C'è dentro la vita che urge e non si può fare e meno di viverla, con gioia o disperazione perché la vita...:

"È una sfuriata e non resiste appiglio, e ricomincia tutte le mattine.
Si vive, è solo questo, si vive e non c’è altro da fare.
Ogni giorno è inaspettato,
E tutto arriva senza spiegazioni e ti confonde con le emozioni.
E ti commuove e non dà soluzioni"

Ci sono ancora canzoni capaci di domande? Di sfide in un certo senso finali? Finalmente si. E come reagisce il pubblico di fronte a queste parole? Pacifico, come reagiscono i tuoi spettatori, soprattutto i piu giovani...? «Per ora sto presentando questo album solo in alcuni show case, nulla di troppo teatrale o impegnativo. Eppure questa canzone, anche se eseguita con semplicità quasi acustica, provoca un silenzio profondo. Le domande che cerco di portare in scena sono le domande di un uomo che tra poco avrà cinquant'anni eppure vedo che in un certo modo attecchiscono anche tra i diciottenni che mi osservano, mi ascoltano. E vedo che la canzone un poco ritorna ad assumere quella funzione di provocazione a una riflessone sincera che aveva qualche decennio addietro...».

E tu, Pacifico, anzi, tu, Gino — se si puo scindere: l'uomo più che l'artista — di fronte a quelle domande, come te la cavi? «Difficile rispondere. Le domande ti costringono sempre a entrare in una sfera che potremmo dire di preghiera. A volte sacra, a volte religiosa, a volte inconsapevole. Credo che tutti quanti si rivolgano a un ignoto oppure a una presenza nota, perché è quasi impossibile farne a meno. Inutile mentire: siamo tutti fatti con questa ansia dentro, questa voglia di parlare sperando che qualcuno possa ascoltare». 
E quella frase della tua canzone, "Credo alla stranezza del tutto, all’istante fatale in cui tutto si compie, che sia nascita, amore, morte o incontro", cosa volevi lasciare a chi ascolta? «Ma, forse il senso della potenza che c'è in quell'infinito mistero che chiamiamo vita...».

domenica 11 marzo 2012

canti. Io son cristiano


Io son cristiano


Io son cristiano, dal sacro fonte,
un'onda pura scese su di me.
 Da quel momento sulla mia fronte,
 pegno più sacro sceso non è.


 Io son cristiano, questa è la gloria, 
che fa ridenti questi miei dì.
 E' il grido santo della vittoria:
 io son cristiano e morrò così.


Io son cristiano, mio padre è Dio;
 nella sua legge è il mio voler.
 In lui la pace del viver mio,
 da lui la santa luce del ver.


 Io son cristiano, sono fratello
di Gesù Cristo, mio Salvator;
 e dar la vita è santo e bello
 a Lui che è morto per santo amor.

sabato 4 febbraio 2012

canti, 3

Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è
***
RAF
Che vuoto che c'è!
La vita cos'è?
E' una gara senza senso e noi
siamo soli nell'immenso vuoto che c'è
la vita cos'è?

Agnus Dei,
non ci sarà redenzione per i nostri peccati,
e non c'è verità che non vada a pezzi,
siamo pazzi, siamo dannati.
Non prendersi mai e ritrovarsi qui
distratti e abbandonati.
Quante stelle nel chellophane questa notte avvolgerai?
Quanti sogni nell'anima come angeli incontrerai?
Non lo vedi? lo sai! Siamo fragili noi...

Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è
soli in fondo all'universo senza un perché
c'è bisogno di una luce quaggiù
non lasciarmi amore almeno tu come me...
Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è!

Dove sei? Come si fa a resistere in questi momenti?
Se non c'è chi dà neanche una certezza
una carezza siamo violenti!
Quante stelle hai raccolto già per il buio che vivrai?
Nei deserti dell'Anima quanti angeli incontrerai?
Non lo senti? lo sai! Siamo fragili noi...

Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è
condannati a dare un senso al nulla perché
c'è bisogno di una luce quaggiù
non lasciarmi amore almeno tu come me...
Dammi un segno che non vivo più
ne ho bisogno credi! Almeno tu...

Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è
soli in fondo all'universo senza un perché
e ho bisogno di una luce quaggiù
non lasciarmi amore almeno tu
dove sei?

Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è
e ho bisogno di te e ho bisogno di te
dove sei dove sei dove sei dove sei?


Postato da: giacabi a 20:29 | link | commenti
canti

martedì, 30 ottobre 2007
L’iniziativa
***


parole e musica di Claudio Chieffo

In fondo io non c’ero e Lui mi ha creato,
io non esistevo e Lui mi ha amato,
in fondo ha preso Lui l’iniziativa e allora che paura abbiamo?
Non c’era la luce, non c’era il colore,
non c’era l’amicizia, il tempo e l’amore,
in fondo ha preso Lui l’iniziativa e allora che paura abbiamo?
Solo l’ingratitudine ci fa dimenticare
che Dio non incomincia se non per terminare…
Solo l’ingratitudine ci fa dimenticare
che Dio non incomincia se non per terminare…
In fondo tu non c’eri, non ci saremmo mai incontrati
Se Dio che ci ha voluti non ci avesse amati
in fondo ha preso Lui l’iniziativa e allora che paura abbiamo?
Ed ora non ci resta che una cosa da fare:
seguire la sua strada e cominciare a lavorare
,
per primo Lui ci ha amati fino in fondo
e adesso ci regala il mondo
e adesso ci regala il mondo.

Postato da: giacabi a 14:09 | link | commenti
canti, chieffo

domenica, 28 ottobre 2007

IL MIO VOLTO

***
Mio Dio, mi guardo ed ecco scopro
che non ho volto;
guardo il mio fondo e vedo il buio senza fine
.

Solo quando mi accorgo che tu sei,
come un’eco risento la mia voce
e rinasco come il tempo dal ricordo
.

Perché tremi mio cuore? Tu non sei solo,
tu non sei solo;

amar non sai e sei amato,
e sei amato;
farti non sai e pur sei fatto,
e pur sei fatto.


Come le stelle su nei cieli,
nell’Essere tu fammi camminare,
fammi crescere e mutare, come la luce
che cresci e muti nei giorni e nelle notti.

Adriana Mascagni
«Ricordo perfettamente come andò. C'era un raduno. Era un brutto periodo, per me, di crisi. Ricordo l'esperienza di quei momenti, dove arrivavano quelle parole. Ecco che cos'è una canzone, che cos'è un'ispirazione: è come vedere, c'è un momento in cui tu vedi. Allora esprimi: ma non esprimi qualcosa come fossero tue vaghezze, bensì è qualcosa come una testimonianza, come un riconoscimento di una evidenza, ecco». Dicci di quel raduno. «Ero andata lì piena del mio vuoto, non avevo nulla, non ero niente. Sentii don Giussani parlare di Dio, di Cristo. Mi sono accorta che prendevo consistenza, che il mio essere prendeva forma mano a mano che il mio sguardo si posava lì. Ho appuntato subito quella cosa: quella sofferenza, e quell'accadere». Renato Farina (tracce novembre 1993)
Adriana Mascagni racconta come sono nati i primi canti nel movimento
..................................................................                         a P.