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mercoledì 25 agosto 2021

Il denaro

 Hanno trasformato il lavoro in titoli di borsa, e i campi della terra in rendite, e tutti i valori reali della vita umana, l'arte, l'amore, l'amicizia in merci da comprare e intascare. Gli Stati sono delle banche di strozzinaggio, che investono il prezzo del lavoro e della coscienza altrui nei loro sporchi affari: fabbriche d'armi, intrallazzi e guerre omicide! Le fabbriche di beni sono dei lager di schiavi a servizio dei loro profitti. L’uomo era nato libero e loro l'hanno compresso a  umiliato per farselo entrare nelle loro tasche. 


Elsa Morante, La storia. (Pablo Picasso.)

sabato 20 luglio 2013

Elsa Morante e la vita, e la resurrezione, di Gesù

Elsa Morante e la vita, e la resurrezione, di Gesù

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Sul suo blog, Fabio Ca­la­gran­de ri­cor­da un’in­ter­vi­sta a Vin­cen­zo Ce­ra­mi per la Radio va­ti­ca­na. Sin­te­tiz­za Ca­la­gran­de: «Mi disse che una volta lui e Gior­gio Ca­pro­ni, fa­mo­so poeta e tra­dut­to­re, an­da­ro­no a tro­va­re la loro amica scrit­tri­ce Elsa Mo­ran­te, gra­ve­men­te ma­la­ta. Elsa li sor­pre­se con una do­man­da a bru­cia­pe­lo: “Ma voi cre­de­te nella Re­sur­re­zio­ne di Cri­sto?”. Ce­ra­mi mi disse che lui e Ca­pro­ni ri­ma­se­ro im­ba­raz­za­ti da quel­la do­man­da, ma allo stes­so tempo in­te­ne­ri­ti. Ca­pi­ro­no in­fat­ti che la Mo­ran­te vo­le­va es­se­re ras­si­cu­ra­ta, in quel mo­men­to estre­mo della sua vita. Cer­ca­va una ri­spo­sta che le desse la cer­tez­za che la sua spe­ran­za nella re­sur­re­zio­ne di Cri­sto fosse ben ri­po­sta. Ma i due amici non sa­pe­va­no cosa ri­spon­de­re. La scrit­tri­ce, però, non glie­ne diede il tempo e si ri­spo­se da sola. Ma non ca­pi­te? Cri­sto deve es­se­re ri­sor­to per forza. Basta pen­sa­re alla sua vita ter­re­na, così come ci è stata rac­con­ta­ta. Un uomo che ha avuto una vita così straor­di­na­ria, non può che es­se­re ri­sor­to”. Ce­ra­mi mi disse che aveva tro­va­to quel­la con­clu­sio­ne della Mo­ran­te una sin­te­si me­ra­vi­glio­sa tra fede e lai­ci­tà». 

sabato 18 febbraio 2012

Morante


La SS che vide la BELLEZZA

C'era una SS che, per i suoi delitti orrendi, un giorno, sul far dell'alba, veniva portato al patibolo. Gli restavano ancora una cinquantina di passi fino al punto dell'esecuzione, che aveva luogo nello stesso cortile del carcere. E in questa traversata, l'occhio per caso gli si posò sul muro sbrecciato del cortile, dove era spuntato uno di quei fiori seminati dal vento, che nascono dove capita e si nutrono, sembrerebbe, d'aria e di calcinaccio. Era un fiorellino misero, composto di quattro petali violacei e di un paio di pallide foglioline, ma in quella prima luce nascente, la SS ci vide, con suo stupore, tutta la bellezza e la felicità dell'universo e pensò: "Se potessi tornare indietro, e fermare il tempo, sarei pronto a passare l'intera mia vita nell'adorazione di quel fiorelluccio". Allora, come sdoppiandosi, sentì dentro di sè la sua propria voce, che gli gridava: "In verità ti dico, per questo ultimo pensiero che hai fatto sul punto di morte, sarai salvo dall'inferno." Tutto ciò a raccontartelo mi ha preso un certo intervallo di tempo, ma là ebbe la durata di mezzo secondo. Fra la SS che passava in mezzo alle guardie e il fiore che si affacciava al muro, c'era tuttora, più o meno, la stessa distanza iniziale, appena un passo: "No! - gridò tra sé e sé la SS, voltandosi indietro con furia - Non ci ricasco, no, in certi trucchi! E siccome aveva le mani legate impedite, staccò quel fiorellino coi denti poi lo buttò in terra, lo pestò sotto i piedi. E ci sputò sopra".
 (Elsa Morante "La Storia" Einaudi, Torino 1974, pp604-605)