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venerdì 25 luglio 2025

l’ateismo

l’ateismo

Molto spesso si considera l’ateismo una posizione di puro rigore logico, di severa coerenza razionale. È una convinzione diffusa: pensare che la scelta di non credere sia la conseguenza inevitabile di un’analisi fredda e oggettiva dei fatti. 


Eppure, ciò che molti ignorano è che la logica applicata al solo piano immanente, a ciò che è misurabile e tangibile, possiede un limite intrinseco.


L’ateo, quando pretende di negare l’esistenza di Dio richiamandosi esclusivamente a questo tipo di ragionamento, cade in ciò che definisco l’Antinomia dell’Ateismo: la contraddizione di voler dimostrare l’inesistenza di un Principio trascendente con strumenti che, per loro stessa natura, non possono varcare i confini del mondo materiale.


Non significa che l’ateismo sia un errore assoluto: significa che la questione della fede non si esaurisce nel rigore logico. È un tema che chiede un pensiero più ampio, capace di riconoscere le limitazioni della ragione umana di fronte al mistero dell’esistenza.


Nelle stories vi invito a riflettere insieme su questa contraddizione e sul perché la scienza autentica non teme il confronto con la dimensione del Trascendente.

#antoninozichichi 

domenica 31 maggio 2015

Mia carissima nemica, quante litigate sul Nulla

Mia carissima nemica, quante litigate sul Nulla

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Atea dalla grande onestà intellettuale, a Dio preferì un atto di fede nel nichilismo. Credeva in una tecnologia interamente dedicata al progresso e al benessere dell'Uomo




Il più bel ricordo che ho di Margherita Hack è quando a Siena mi disse che preferiva il Nulla.Eravamo entrambi ospi­ti dell’Arcivescovo di Siena, mon­signor Gaetano Bonicelli, che aveva deciso di dar vita a una se­rie di incontri tra scienziati, uno credente e l’altro ateo.
L'astrofisica Margherita Hack
La serie veniva aperta da noi due.

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La Chiesa Universitaria era stracol­ma. Attacca lei e spiega i motivi per cui non poteva credere in Dio. Nel mio intervento spiego i motivi per cui io credevo (e cre­do) in Dio.
Ed ecco come viene fuori il Nul­la. Il messaggio che viene dalla Scienza- dicevo e dico- è che esi­ste una Logica Rigorosa cui il mon­do deve obbedire, dall’univer­so subnucleare all’universo fat­to con stelle e galassie. La pro­fessoressa Hack lavora studian­do l’universo fatto con stelle e galassie. Io lavoro invece stu­diando l’universo subnuclea­re, le cui leggi e regolarità sono necessarie per capire che cos’è una stella. E infatti il mistero del Sole ha resistito fino a quando­a metà degli anni ’40 del secolo scorso - non è stato capito che cos’è una stella.
Se l’uomo avesse continuato a osservare sempre meglio le stelle, ancor oggi non saprem­mo che cos’è una stella. La luce che emette il nostro sole è un fe­nomeno che avviene sulla su­perficie di una stella. Perché non si spegne né esplode ce lo dicono le leggi dell’universo su­bnucleare. Il sole è infatti una candela a fusione nucleare. Non si spegne in quanto ha una valvola di sicurezza perfetta. Questa valvola è la cosiddetta carica debole (da non confon­dere con la carica elettrica) la cui prima misura di alta preci­sione è stata fatta al Cern dal mio gruppo. La candela nuclea­re non esplode in quanto essa si raffredda perfettamente emet­tendo neutrini. Il sole brilla più di neutrini che di luce. Che do­vessero esistere i neutrini non lo aveva capito nessuno fino a metà del secolo scorso. Adesso, grazie ai lavori fatti con la mac­china del Cern ( Lep), è fuori di­scussione che esistono tre tipi di neutrini. Il fisico che ha pro­posto l’esistenza del terzo tipo di neutrini facendo i primi espe­rimenti al Cern è colui che dice all’amica Hack:se l’universo su­bnucleare non fosse retto da una logica rigorosa io sarei di­soccupato. Non saprei cosa fa­re domani. Né avrei mai potuto far niente nella mia carriera di fi­sico impegnato a decifrare la lo­gica scritta nel libro della natu­ra. Se c’è una logica deve esser­ci un Autore. Ecco perché io cre­do in Colui che ha fatto il Mon­do. L’ateismo nega l’esistenza dell’Autore. Negare l’esistenza di questa logica corrisponde a negare l’esistenza della Scien­za. L’ateismo non sa dimostra­re com’è possibile l’esistenza di una logica senza che ci sia Co­lu­i che di questa logica è l’Auto­re. Ecco perché io dico che l’ateismo non è atto di ragione ma di fede nel Nulla.
A questo punto Margherita chiede il microfono all’arcive­scovo e dice: «Sono d’accordo con ciò che ha detto il professo­re Zichichi. Io, Margherita Hack, preferisco l’atto di fede nel Nulla all’atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio».In molte occasioni ho cita­to come esemp­io di onestà intel­lettuale questa affermazione di Margherita Hack. Iddio solo sa quanto ci sia oggi bisogno di onestà intellettuale.
La crisi di questi anni porta al­la mia memoria i tempi della Guerra Fredda. Ci legava l’uto­pia di una Scienza senza segreti e senza frontiere. C’è un solo modo perché questa utopia possa diventare realtà: chiude­re i laboratori segreti. A metà de­gli anni Ottanta, avvenne a Gi­nevra un evento senza prece­denti, Margherita Hack mi tele­fonò dicendo che era felice per quanto aveva appreso. A Gine­vra, Reagan e Gorbachev si im­pegnavano a smantellare i labo­ratori segreti. I capi delle due su­perpotenze avevano tradotto in un’azione concreta quanto sostenuto nel Manifesto di Eri­ce. La Cultura dominante accu­sava noi scienziati di essere i ve­ri responsabili del pianeta im­bottito con bombe nucleari, no­nostante il Manifesto di Erice fosse stato firmato da diecimila scienziati di 115 nazioni.
Margherita Hack era con noi nel sostenere che le grandi con­qui­ste della Scienza e le conse­guenti invenzioni tecnologi­che posso­no dar vita a tecnolo­gie interamente dedicate al be­nessere e al progresso civile e sociale soltanto se si smantella­no i laboratori che lavorano a porte chiuse. Bisogna distin­guere nettamente la Scienza dalla Tecnica. Noi scienziati abbiamo la responsabilità del­le scoperte scientifiche. La re­sponsabilità di privilegiare le invenzioni tecnologiche peri­colose per la vita e il rispetto dei valori su cui si fonda una so­cietà libera, democratica e civi­le, è del potere politico ed eco­nomico. Affinché le scoperte scientifiche siano interamen­te dedicate al benessere e al progresso civile e sociale è ne­cessario che l’utopia della scienza senza segreti e senza frontiere diventi realtà.
Margherita Hack è un esem­pio di onestà intellettuale e di forte impegno per la più civile delle battaglie culturali: scien­za senza segreti e né frontiere.

lunedì 15 luglio 2013

Tre fisici cattolici ricordano Margherita Hack

Tre fisici cattolici ricordano Margherita Hack

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Margherita HackIl 29 giugno scorso è morta Margheita Hack, astrofisica e celebre polemista antireligiosa. L’abbiamo salutata con un articolo in cui, senza rinnegare le dure critiche a lei riservate nei nostri articoli in passato, abbiamo voluto ricordarla apprezzando quel che di buono abbiamo comunque visto e imparato da lei (lo spieghiamo per rispondere ad alcune e-mail ricevute, critiche verso questa nostra scelta).
Ci è parso interessante osservare come diversi scienziati hanno reagito alla sua scomparsa, sopratutto coloro con cui ha da sempre intrapreso -direttamente o indirettamente- una sfida tra scienza e Dio. Scienziati credenti, cattolici, che hanno spesso replicato alle sue esternazioni ateologiche, probabilmente influenzate dalla sua matrice teosofica, come ha sottolineato “Avvenire”.

Non poteva mancare il suo “nemico” preferito, Antonino Zichichi, celebre fisico italiano, professore emerito dell’Università di Bologna, già presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Società Europea di Fisica. «Il più bel ricordo che ho di Margherita Hack è quando a Siena mi disse che preferiva il Nulla», ha scritto. Eppure, ha spiegato, «se l’universo su­bnucleare non fosse retto da una logica rigorosa io sarei di­soccupato. Non saprei cosa fa­re domani. Né avrei mai potuto far niente nella mia carriera di fi­sico impegnato a decifrare la lo­gica scritta nel libro della natu­ra. Se c’è una logica deve esser­ci un Autore. Ecco perché io cre­do in Colui che ha fatto il Mon­do. L’ateismo nega l’esistenza dell’Autore. Negare l’esistenza di questa logica corrisponde a negare l’esistenza della Scien­za. L’ateismo non sa dimostra­re com’è possibile l’esistenza di una logica senza che ci sia Co­lu­i che di questa logica è l’Auto­re. Ecco perché io dico che l’ateismo non è atto di ragione ma di fede nel Nulla». La Hack ha risposto così al fisico siciliano, durante un dibattito pubblico: ««Sono d’accordo con ciò che ha detto il professo­re Zichichi. Io, Margherita Hack, preferisco l’atto di fede nel Nulla all’atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio». «In molte occasioni», ha spiegato Zichichi, «ho cita­to come esemp­io di onestà intel­lettuale questa affermazione di Margherita Hack. Iddio solo sa quanto ci sia oggi bisogno di onestà intellettuale».

Interessante anche l’intervista a Piero Benvenuti, ordinario presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, dove è anche direttore del CISAS (Centro Interdipartimentale di Studi e Attività Spaziali), e consigliere d’amministrazione dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Benvenuti ha anche corretto talvolta gli errori scientifici della Hack nella sua carriera di divulgatrice. Oltre ad una visione davvero bella del rapporto tra scienza e fede, ha anche spiegato rispetto alla Hack: «abbiamo discusso animatamente, mai litigato però», perché la sua professione di ateismo «è basata su concetti separati. La stessa scienza ha capito che può dare soltanto una visione parziale della realtà e allo stesso tempo tutti sappiamo che la Genesi utilizza un linguaggio mitico, non vuole esprimere una realtà scientifica». «Margherita era di una umanità incredibile», ha concluso, «e credo che in fondo avesse una aspirazione alla trascendenza. Il suo limite era che per lei tutto era meccanismo, materia. Nel suo “infinito” non c’era spazio per l’amore, per una prospettiva di amore extratemporale, per la speranza. E quando è così, anche se lei non lo ha mai ammesso, c’è solo la disperazione, lo insegna anche la storia. L’amore non è un fatto chimico, né un algoritmo: è qualcosa di più».

Citiamo infine anche l’articolo di Marco Bersanelli, ordinario di Astronomia e Astrofisica all’Università di Milano, nonché tra i responsabili scientifici della missione spaziale PLANCK dell’Agenzia Spaziale Europea. Ha scritto: «Mi ha sempre colpito questa sua ostinazione sulla questione religiosa, quasi si agitasse in lei un tormento, o forse come lei avrebbe detto una fede sui generis». Dopo aver elogiato la sua apertura al dialogo, dimostrata in diversi casi, l’astrofisico ha commentato: «Nella sua visione le domande di significato si trovano abbandonate nel binario morto dell’opinione, del sentimento, della scelta arbitraria, dell’irrazionalità. Raramente la moderna divisione tra sapere e credere è stata espressa tanto sinteticamente: da questo punto di vista la Hack ha dato voce alla posizione culturale più diffusa nella nostra mentalità».
«A me pare», ha quindi concluso, «che la religione che Margherita disdegnava era legata a un’idea ridotta di Dio e a un’idea moralistica della fede. Non poteva sopportare che Dio fosse una svendita del bisogno umano di comprendere, la “scappatoia per spiegare quello che la scienza non sa ancora spiegare”. Mentre l’uomo è fatto per conoscere, la fede come lei la intendeva e la conosceva era piuttosto una passività, un rifugio, un’auto-consolazione. Ma la Fede è ben altro! Così oggi che Margherita è scomparsa dispiace che non ci siano state più occasioni di dialogo, di confronto, per provare a intendersi meglio. E mi domando quanto noi scienziati credenti abbiamo saputo e desiderato veramente esprimere e testimoniare una Fede viva, capace di dimostrarsi incidente nel nostro lavoro, di rendere più desiderabile la conoscenza e più viva la ricerca. Il ricordo di Margherita, e la sua inedita assistenza dal cielo, possa aiutare tutti noi a essere più autentici nel vivere e condividere ciò in cui crediamo».

lunedì 12 novembre 2012

LA SCIENZA E IL CALENDARIO PERFETTO NASCONO DAL CUORE DELLA FEDE



LA SCIENZA E IL CALENDARIO PERFETTO NASCONO DAL CUORE DELLA FEDE
di Antonino Zichichi
La data della Pasqua ha dato vita al calendario destinato a restare nei secoli dei secoli un’opera perfetta.
Nessuna civiltà era riuscita a elaborare un calendario come quello che la nostra cultura ha saputo scoprire. Tutto nasce dall’evento mistico più importante per la Chiesa cattolica: la Risurrezione di Gesù Cristo. I vescovi del Concilio di Nicea (325 d.C.) decisero di dare alla Pasqua non una data nel calendario giuliano, ma ciò che la concezione mistica del Tempo aveva tramandato. La Pasqua doveva quindi cadere la prima domenica successiva alla prima luna piena che segue l’equinozio di primavera. Nasce così l’esigenza di conoscere la data esatta dell’equinozio di primavera che non può essere né in ritardo né in anticipo, rispetto alla data che indica il calendario. Che il calendario giuliano non fosse perfetto era noto ai vescovi del Concilio di Nicea. E infatti fu proprio in quegli anni che l’equinozio di primavera venne spostato dal 25 marzo – come voleva il calendario giuliano – al 21 marzo. Il motivo essendo gli effetti del terzo movimento della Terra. L’anno giuliano ha circa un centesimo di giorno in più di quello che dovrebbe avere, per essere in sincronia con l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al Sole. È da questa inclinazione che dipende l’equinozio di primavera. Se l’asse attorno a cui ruota a trottola la nostra Terra fosse fisso nello spazio cosmico il legame tra data di calendario e susseguirsi delle stagioni resterebbe fisso nei secoli. L’asse della trottola-terra invece si muove: di questo terzo movimento è dotato il satellite del Sole su cui abbiamo il privilegio di essere imbarcati. È un movimento molto lento, lentissimo.
  Per far un giro completo, l’asse terrestre impiega quasi 26.000 anni. Il calendario giuliano non teneva conto degli effetti di questo terzo movimento sull’equinozio di primavera, da cui dipende il giorno della Risurrezione di Cristo. Dai tempi dell’adozione del calendario giuliano erano passati 370 anni e si erano quindi accumulati quasi quattro giorni di ritardo rispetto al giorno corretto per l’equinozio di primavera. Ecco il motivo dell’avanzamento dal 25 al 21 marzo, per la data dell’equinozio di primavera, deciso dai vescovi del Concilio di Nicea. Oggi l’equinozio di primavera è sempre il 21 marzo e così resterà nei secoli grazie al calendario gregoriano, che tiene conto del terzo movimento della Terra. L’interesse nella data esatta dell’equinozio di primavera era di natura strettamente religiosa. Tutti i calendari di tutte le epoche e civiltà avevano come obiettivo il sincronismo delle stagioni con le date del calendario. Sapere cosa indica un calendario quando ci sono in gioco le stagioni e i solstizi è certamente molto importante. Ne sanno qualcosa i Romani quando, con il loro calendario che aveva solo dieci mesi – ancora oggi i nomi sono rimasti settembre (settimo), ottobre (ottavo), novembre (nono), dicembre (decimo) nonostante settembre sia il nono, ottobre il decimo, novembre l’undicesimo e dicembre sia il dodicesimo mese del calendario –, si trovarono ad avere l’estate mentre il calendario indicava l’inverno e l’inverno quando diceva estate. Corsero ai ripari aggiungendo due mesi. Il sincronismo tra data di calendario e stagioni si articola su un periodo molto lungo: i quasi duecento giorni (per l’esattezza 183) che separano la stagione estiva da quella invernale. La concezione mistica del Tempo focalizza invece il sincronismo su un solo giorno: l’equinozio di primavera, cui è legata la data della Risurrezione di Gesù Cristo. Fu Dionigi il Piccolo (500-560 d.C.) ad avere del Tempo una concezione mistica e Aloysius Lilius di Cirò in Calabria (1510-1576 d.C.) ad avere elaborato il legame perfetto tra equinozio di primavera e Pasqua di Risurrezione. Lo studio di Aloysius Lilius dette vita al calendario gregoriano promulgato da Gregorio XIII (1502-1585) nel 1582. Nascono così le radici del calendario perfetto che si ottiene sottraendo al calendario gregoriano tre giorni ogni diecimila anni.
  Con il calendario gregoriano perfetto lo sfasamento tra stagioni, che col calendario romano avveniva dopo pochi anni, avviene dopo milioni di anni.
  Quando il calendario gregoriano venne promulgato da Gregorio XIII, il 24 febbraio 1582 a Mondragone, Galilei era appena diciottenne. Ed è con lui che viene fuori un’altra grande conquista della cultura cattolica: il cannocchiale di alta precisione che nel 1609 Galilei decise di puntare verso il cielo per conoscere la verità sulla logica seguita da Colui che ha fatto e stelle e pietre. Era infatti ferma convinzione di Galileo Galilei che per venire a capo di questa logica fosse necessario porre domande al suo Autore. E le domande potevano essere di due classi diverse. Osservazioni rigorose di ciò che sta nei cieli ed esperimenti qui sulla Terra. Osservando i cieli Galilei scoprì sette straordinarie verità: le montagne della Luna, le macchie solari, i satelliti di Giove, le fasi di Venere, gli anelli di Saturno, la Via Lattea che non è luce riflessa dal Sole ma prodotta da miliardi di stelle e il fatto che il Sole ruota a trottola come fa la Terra. Fu così che Galilei divenne il più grande astronomo di tutti i tempi. Realizzando esperimenti qui sulla Terra Galilei scoprì le prime leggi fondamentali della Natura. Nessuno prima di lui aveva avuto l’idea di legare una pietra con uno spago e, fissandone un estremo al soffitto, studiare come oscilla. Galilei scoprì che le oscillazioni, se limitate nell’ampiezza, sono isocrone. Per fare questo aveva bisogno di un orologio. Usò il ticchettio del polso che mediamente batte al ritmo di un colpo al secondo. Nasce così il pendolo che ci ha portato in appena quattro secoli a una precisione nella misura del Tempo che è, oggi, di un secondo ogni vita d’universo: venti miliardi di anni. Non solo il calendario perfetto, ma l’astrofisica moderna e la scienza sono conquiste della nostra cultura che ha nei vescovi di Nicea, in Dionigi il Piccolo, in Aloysius Lilius, Gregorio XIII e Galileo Galilei le colonne portanti della grande alleanza tra fede, ragione e scienza, come insegna oggi Benedetto XVI. Galilei, per atto di fede nel Creatore, decise di puntare il suo telescopio verso il cielo e di studiare non solo le stelle ma anche le pietre in quanto entrambe opera dello stesso Autore. Aspetti pratici come le consuetudini pagane legate alla 'festa di primavera', le questioni di potere legate all’esazione fiscale e le problematiche matematico-astronomiche sono problemi di natura diversa, che però invitano ciascuno di noi a molte riflessioni sulla sfera trascendentale della nostra esistenza quando emerge in modo semplice un dettaglio: il calendario perfetto e la scienza avrebbero potuto essere il trionfo della cultura atea; esse sono invece nate nel cuore della nostra cultura.
 

L'UOMO PUO' VANTARE TRE CLAMOROSE CONQUISTE: IL LINGUAGGIO, LA LOGICA RIGOROSA E LA SCIENZA


GRAZIE AL TERZO BIG-BANG, CIOE' AL PASSAGGIO ALLA VITA DOTATA DI RAGIONE, L'UOMO PUO' VANTARE TRE CLAMOROSE CONQUISTE: IL LINGUAGGIO, LA LOGICA RIGOROSA E LA SCIENZA
Ecco perché nessun animale scrive o fa calcoli matematici; ed ecco perché doveva toccare a un cattolico credente, come Galilei, scoprire le prime Leggi Fondamentali della Natura
di Antonino Zichichi
Grazie al “terzo Big-Bang”, cioé al passaggio da un universo con vita priva di ragione ad un universo con vita dotata di ragione, possiamo scrivere libri, esprimere opinioni, discutere di problemi. Eppure, si parla quasi sempre del primo Big-Bang, quello grazie al quale il vuoto si è trasformato in qualcosa che, dopo circa venti miliardi di anni, noi chiamiamo universo, fatto con galassie, stelle e satelliti, su uno dei quali, la Terra, ci troviamo.
L’universo, tuttavia, avrebbe potuto essere esattamente com’è, con le stesse strutture e gli stessi dettagli, ma privo della nostra presenza.
L’evoluzione cosmica parte dal Big-Bang n. 1 e arriva oggi ad un numero di galassie pari a circa duecento miliardi, ciascuna delle quali consta mediamente di duecento miliardi di stelle. Molti dettagli sulla struttura dell’universo ci sono ignoti. Non sappiamo, per esempio, quanti satelliti ha ciascuna stella e quante stelle siano identiche al nostro Sole. Sappiamo che solo una parte delle stelle è come il Sole, anche se nessuna è identica a un’altra. Non è un dettaglio di poco conto: se il nostro Sole fosse più grande, moriremmo di caldo; più piccolo, moriremmo di freddo; ferma restando la condizione di rimanere alla stessa distanza dal Sole nella quale ci troviamo ora.
Non siamo stati noi a scegliere questa distanza. Né a stabilire quale dovesse essere la massa del Sole. Ciò di cui siamo sicuri è che se la distanza fosse più piccola avremmo troppo caldo; se fosse più grande avremmo troppo freddo. Ecco perché vorremmo sapere quante stelle come il nostro Sole esistono nell’universo e quante di queste stelle hanno un satellite come la nostra Terra, le cui caratteristiche sono di vitale importanza per noi.
Non solo: se la Terra fosse più piccola, quindi più leggera, non potrebbe tenere legato a sé quello strato d’aria cui diamo il nome di atmosfera e che ci permette di vivere. Se la Terra fosse più pesante, dovremmo avere una struttura ossea e muscolare adeguata alla forza gravitazionale in gioco.
Vorremmo sapere se certi dettagli, come la massa del Sole, quella della Terra, la distanza Terra-Sole e molte altre peculiarità della nostra esistenza materiale esistono in altre parti dell’universo. Il numero di dettagli necessari per essere come la nostra Terra sono molti. Moltissimi. Sappiamo che ci sono nell’universo – come detto – duecento miliardi di galassie, ciascuna contenente duecento miliardi di stelle. Il totale fa quarantamila miliardi di miliardi di posti in cui potrebbe esserci la vita così come è da noi, sulla Terra. Questo numero deve, però, essere messo a confronto con i dettagli necessari per dar vita a qualcosa di analogo alla nostra forma di materia vivente, dotata di quella proprietà cui diamo il nome di “ragione”. Allora, il problema è quello di capire quanti dettagli debbono essere presenti per arrivare a una forma di materia vivente capace di una attività intellettuale simile alla nostra, in grado di scoprire le grandi conquiste cui è arrivata la nostra forma di materia  vivente. Conquiste che si riducono ad appena tre cose: il Linguaggio, la Logica rigorosa e la Scienza. Conquiste che nascono dalla straordinaria proprietà di cui è dotata la nostra forma di materia vivente: la ragione.
Sulla Terra si sono sviluppate centinaia di migliaia di forme diverse di materia vivente. Nessuna di esse, però, è riuscita a scoprire la memoria collettiva permanente (meglio nota come “Scrittura”, che è linguaggio scritto), la Logica rigorosa e la Scienza. Calcolando tutte le condizioni necessarie per arrivare alla materia vivente dotata di ragione, se ne deduce che le stelle presenti nel nostro universo sono troppo poche. Ce ne vorrebbe un numero di gran lunga superiore a quello prima citato – quarantamila miliardi di miliardi – per potere realizzare quell’enorme quantità di “dettagli” necessari all’esistenza della materia vivente dotata di Ragione.
Un leone, un pesce, un’aquila, sono forme di materia vivente prive di ragione. Non v’è traccia di “scrittura” che possa essere legata all’esistenza di una qualsiasi forma di materia vivente, eccetto quella cui noi apparteniamo.
A conti fatti, risulta che, con il numero di stelle e galassie che compongono l’universo, l’esistenza della materia vivente dotata di ragione è davvero un miracolo. Dovrebbero esistere centomila miliardi di miliardi di miliardi di universi per averne uno dotato di vita come la nostra.
Il Big-Bang n. 3 è quello necessario per passare dall’universo dotato di vita “priva di ragione” all’universo in cui c’è vita “con ragione”. Alcuni sostengono che tutte le forme di materia vivente debbono essere dotate di ragione, per via del fatto che questa proprietà è necessaria per poter vivere. Un serpente, un pesce, un’aquila, tutte le forme di materia vivente avrebbero proprietà di ragione simili – dicono – alla nostra.
È vero: anche noi dobbiamo mangiare, dormire, e fare altre cose per sopravvivere, al pari delle altre forme di materia vivente. Ma questo livello di “ragione” si riferisce solo al problema legato a ciò che una forma di materia vivente deve fare per poter vivere. Ma – come già detto – nessun leone, né tigre, nessun pesce, né alcun tipo di uccello hanno lasciato tracce di quella cosa cui diamo il nome di “scrittura” e che di fatto è la “memoria collettiva permanente”.
Sappiamo che cosa pensava Platone perché possiamo leggere cosa ha scritto. Nessuna scimmia si è mai posta il problema di capire come si fa a dividere una figura geometrica semplicissima qual è un quadrato in due quadrati. Lo fece Pitagora, con il suo famoso teorema. Nessun cavallo ha mai pensato al problema di quanti granelli di sabbia potrebbero esserci nell’universo. I Pitagorici scoprirono che questo numero era talmente grande da non essere esprimibile – usando la loro matematica – in termini finiti e conclusero che era infinito. Venne Archimede e riuscì a calcolarlo, dimostrando che era possibile esprimerlo in termini finiti, usando una matematica rigorosa più avanzata di quella cui erano arrivati i Pitagorici.
Nessun leopardo o altra forma di materia vivente si è mai occupata di capire com’è fatto il mondo: se siamo figli del caos o se c’è una Logica rigorosa alla base della nostra esistenza materiale. Fu Galilei a scoprire che questa Logica rigorosa esiste. Ad essa si dà il nome di Scienza.
Il Big-Bang n. 3 riguarda esclusivamente la forma di materia vivente cui noi apparteniamo. Nessuna forma di materia vivente è interessata a discutere con noi del profondo rapporto che esiste tra Scienza e imprevisto.
Tutte le grandi scoperte scientifiche sono state rese possibili da eventi inaspettati. La storia della scienza dimostra che le grandi scoperte scientifiche, a qualsiasi livello, sono state tutte inaspettate. Chi aveva previsto l’esistenza dei raggi cosmici? Nessuno. Chi aveva previsto le forze deboli (oggi dette di Fermi)? Nessuno. Con le forze di Fermi oggi possiamo fare previsioni. Ma come nascono le forze di Fermi? Da un evento totalmente inaspettato e non previsto: la radioattività.
Tutte le scoperte scientifiche importanti sono venute in modo del tutto inaspettato. Le previsioni avvengono dopo che una scoperta inattesa ha dato vita ad una formulazione matematica che mette insieme le diverse scoperte inaspettate; e da questa matematica emergono le previsioni.
Sta nelle origini il fulcro del problema. Se le scoperte scientifiche fossero alle origini non previste – come di fatto ci dicono questi quattro secoli di Scienza galileiana – la spiegazione del mistero è semplice. Ed era già nota ai tempi di Galileo Galilei. Fu lui a dire cheColui che ha fatto il mondo” è più intelligente di tutti. Nessuno escluso. Da questa osservazione è nata la Scienza galileiana. Non c’è infatti altro modo per decifrare la Logica del Creatore: porGli domande. È questo il vero significato di esperimento galileiano. Per fare questo, c’è bisogno di umiltà intellettuale. Rendersi conto che non basta essere intelligenti per capire com’è fatto il mondo. Tutte le civiltà avevano peccato di questa forma di arroganza intellettuale. Ecco perché doveva toccare a un cattolico credente, come Galileo Galilei, scoprire le prime Leggi Fondamentali della Natura da lui chiamate “le prime impronte del Creatore”.
Dopo appena quattro secoli da questo atto di umiltà intellettuale, abbiamo la certezza di avere capito “quasi” tutto sulla Logica che regge il mondo. In quel “quasi” c’è il futuro della Scienza, che nessuno al mondo sa prevedere. Per il semplice motivo che il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili è più intelligente di tutti: filosofi, pensatori, artisti, poeti e anche di noi scienziati.

Nota di BastaBugie: il professor Zichichi aveva promesso di fare questo articolo per il Timone al Giorno del Timone della Toscana 2010. Per vedere cosa disse in quella occasione clicca qui http://www.amicideltimone-staggia.it/it/edizioni.php?id=43
 
Fonte: Il Timone, dicembre 2010

domenica 11 novembre 2012

TUTTO QUELLO CHE PIERO ANGELA HA NASCOSTO A MILIONI DI TELESPETTATORI

TUTTO QUELLO CHE PIERO ANGELA HA NASCOSTO A MILIONI DI TELESPETTATORI
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Gli esempi illuminanti del picchio, del limulo e dell'uomo di Neanderthal (parola del più famoso fisico italiano)
di Antonino Zichichi
L'evoluzionismo sostiene che nel DNA avvengono di continuo mutazioni accidentali.
Il genetista James Shapiro ricorda invece che le mutazioni del DNA, la "scrittura della vita" ... sono rarissime. (...) Di fatto, il DNA è la struttura più stabile dell'universo.
Nei secoli, le lapidi egizie di granito diventano illeggibili; il DNA, fatto di proteine, si riproduce sempre uguale, opponendosi in modo attivo al degrado di tutte le cose. (...)
Le sole mutazioni frequenti sono provocate dall'uomo su animali di laboratorio, con radiazioni nucleari o con agenti chimici, che sconvolgono brutalmente la struttura del DNA.
E’ il caso del moscerino della frutta (Drosophila Melanogaster), l'insetto preferito dai genetisti perché produce una generazione nuova ogni mese. Studiato da 80 anni in tutti i laboratori del pianeta, il moscerino è stato costretto a subire milioni di mutazioni.
Tutte, nessuna esclusa, diminuiscono la sua attitudine alla vita (mancanza di occhi, di ali, di zampe); gli animaletti mutanti possono vivere solo in laboratorio, grazie alle cure degli sperimentatori; in natura sarebbero morti prima di trasmettere il loro patrimonio genetico ai discendenti.
Meno che mai la drosofila ha dato luogo ad altra specie.
Tutto ciò induce una nuova generazione di scienziati a sostenere, ormai apertamente, che gli esseri viventi sono il frutto di una "progettazione intelligente" (intelligent design). "è una teoria pienamente scientifica che formuliamo come tale", ha scritto William Dembski, logico-matematico della Notre Dame University.
Perché? Perché troppi apparati delle creature viventi presentano una complessità irriducibile, risponde Michael Behe, biochimico della Leighton University.
Come esempio di "complessità irriducibile", Behe porta il caso della trappola per topi. Costituita di cinque pezzi - una molla, la fagliela, il gancetto che tiene la tagliola in posizione, l'esca, la tavoletta su cui il tutto è inchiodato - è una macchina molto semplice.
Ma la sua semplicità "non può essere ridotta". Se manca un solo pezzo, non è che la trappola funzioni meno bene; non funziona affatto.

Dunque, non può essersi formata a poco a poco, con aggiunte e miglioramenti; la trappola è stata progettata fin dall'inizio così.
Molti apparati di esseri viventi sono ugualmente "irriducibili". Non funzionano se mancano anche solo di un componente.

La lingua del picchio è una "complessità irriducibile".
Il noto uccellino ha una lingua lunga 15 centimetri, quanto il suo corpo. Dove la tiene? La tiene arrotolata attorno al cranio, come una fionda. La cosa stupefacente è che la lingua parte dal becco all'indietro, gira attorno al cranio e ritorna al becco dalla parte opposta.
Ora, non è possibile che una lingua così straordinaria si sia "evoluta" per gradi.

Il solo fatto che sia rivolta all'indietro avrebbe reso impossibile la nutrizione a generazioni di progenitori del picchio, finché l'apparato non avesse raggiunto la necessaria lunghezza
.

Altro caso: il limulo, una specie di granchio corazzato che vive sulle coste dell'Atlantico. Essere "primitivo", cugino degli antichissimi trilobiliti (estinti da milioni di anni), è considerato un fossile vivente, presente in strati fossili da 300 milioni di anni (e sempre uguale).
Di recente s'è scoperto che gli occhi del limulo, di notte, aumentano il loro potere visivo di un milione di volte.
Non sono affatto occhi "primitivi". Al contrario: sono più sofisticati degli apparecchi elettronici a visione notturna usati per scopi militari.
Ciò che vediamo in natura è uno scoppio di fantasia progettistica. Anche l'evoluzione dell'Uomo è in discussione. L'albero genealogico fornitoci dagli evoluzionisti viene sconvolto da sempre nuove scoperte. (...)
L'uomo di Neanderthal, estintosi "solo" 25 mila anni fa (già esisteva l'uomo moderno), non solo ha perso il posto di nostro "antenato", ma anche quello di parente collaterale. Due studi recenti hanno ricavato il DNA del Neanderthal: è cosi diverso dal nostro, che le due specie non potevano unirsi ed avere prole (...).
Nel novembre 1999, l'autorevole rivista National Geographic ha pubblicato in pompa magna la foto di una lastra minerale dove si vedeva un dinosauro con ali e piume: "è la prova che gli uccelli si sono evoluti da questi antichi rettili", ha esultato il biologo Barry A. Palevitz nell'articolo che accompagnava la scoperta.
Subito dopo, s'è appurato che "il fossile" era un falso, composto da due fossili diversi (un uccello e un sauro) incollati assieme, opera dei contadini cinesi della zona di Liaoning, che sfruttano e vendono (sul mercato nero) i fossili di un giacimento locale. Uno "scandalo" molto chiacchierato in Usa. Piero Angela non ce lo ha raccontato.
Diciamo subito che la Teoria dell'Evoluzione Biologica della specie umana non è Scienza galileiana. Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati (...).
Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana. (...)
Se l'uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna, dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana.
A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore.

Insomma, mettere in discussione l'esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la Scienza. Con l'oscurantismo moderno, si".
Fonte: Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (ed. Il Saggiatore)
Pubblicato su BASTABUGIE n.157
 Bisogna aspettare le notti di marea e plenilunio a fine primavera, in questa spiaggia affacciata sull'Atlantico, per vederli uscire dal mare. Migliaia di esseri giunti dal più profondo passato della Terra, perché rimasti identici ai loro primitivi antenati di 250 milioni di anni fa: sono i limuli, (Limulus polyphemus), artropodi simili a neri e viscidi elmetti da minatore, per aspetto e dimensioni. Appena emersi dall'acqua, lentamente, goffamente, si trascinano sulla riva, per accoppiarsi al chiaro di luna. Ma per molti di essi le nozze dovranno essere rimandate. Ad attenderli ci sono gli scienziati del Marine Biological Laboratory, che fa parte del Woods Hole Oceanographic Institute a Cambridge nel Massachusetts. I ricercatori ne catturano alcune centinaia e le spediscono in laboratorio. Nel giro di poche settimane, il sangue di questi esseri riuscirà a impedire infezioni anche mortali in molti esseri umani. Il sangue dei limuli (detto emolinfa), infatti, possiede la capacità di diventare blu in presenza di ossigeno e, soprattutto, di reagire all'istante in presenza di qualsiasi tipo di batteri nocivi anche per l'uomo, coagulandosi immediatamente. Come spiega il biologo cellulare Norman Wainwright, che ormai da anni vive in simbiosi con i limuli, un test realizzato con poche gocce di "sangue preistorico" viene usato in tutto il mondo per controllare l'assenza di batteri patogeni in sostanze e attrezzature mediche destinate a entrare nell'organismo umano, come farmaci iniettabili, aghi di siringa, protesi cardiache. Chiamato "Limulus amoebocyte lysate" (Lal), il test è sensibilissimo, immediato ed economico e può essere realizzato soltanto qui, dove un incrocio di correnti marine ha reso le coste statunitensi del Nordatlantico uniche al mondo, le sole dove questo tipo di limuli esce allo scoperto. Il salasso non è neppure particolarmente nocivo per gli ignari animali: il 90 per cento di essi sopravvive al prelievo di emolinfa e viene rispedito in mare. Il sangue blu che combatte le infezioni. Tanto disgustoso quanto utile, il limulo potrà apportare altri benefici in campo medico. Nella sua emolinfa è contenuta una sostanza detta emocianina (che legandosi con l'ossigeno è responsabile della colorazione blu), attualmente allo studio da parte degli scienziati perché ha dimostrato, per ora solo in provetta, di bloccare la proliferazione del virus dell'Aids. Altre proteine dell'emolinfa hanno rivelato la capacità di curare infezioni batteriche in animali da laboratorio. Ma questo è solo un esempio dell'immenso patrimonio di nuove risorse terapeutiche che possono arrivarci dagli animali marini. E gli scienziati del Marine Biological Laboratory lo stanno esplorando sistematicamente, con risultati molto promettenti.

venerdì 5 ottobre 2012

«Il bosone di Higgs conferma la fede cristiana», reazioni di filosofi e scienziati

«Il bosone di Higgs conferma la fede cristiana», reazioni di filosofi e scienziati

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Si è a lungo parlato della scoperta del bosone di Higgs, ovvero la particella grazie alla quale ogni cosa che esiste ha una massa. La vicenda ha richiamato moltissimi giudizi e prese di posizioni da parte di filosofi e scienziati, non soltanto dal punto di vista strettamente scientifico ma anche teologico. E’ normale infatti che davanti a tali scoperte l’uomo venga richiamato immediatamente alla metafisica, poiché come ha affermato il premio Nobel Charles Hard Townes, «tutta la scienza, in un certo senso, proviene dalla fede nell’ordine nell’universo. Questa è parte della fede scientifica, che ci sia ordine e dunque affidabilità, e così via, e questo fa parte della concezione tradizionale giudaico-cristiana che vi è un solo Dio». Elenchiamo di seguito alcune delle reazioni più interessanti apparse sui media.

Sul sito web della prestigiosa rivista “Nature”, in un articolo intitolato: “A volte la scienza deve cedere il passo alla religione”, Daniel Sarewitz, co-director of the Consortium for Science, Policy and Outcomes at Arizona State University, ha scritto: «La scoperta di Higgs, chiarificatrice dei componenti della stessa esistenza, è anche presentata come un passo da gigante verso la cura definitiva: una spiegazione razionale per l’Universo. Che tale comprensione scientifica rappresenti una sfida alla religione è un’idea comunemente sentita dai difensori della scienza, in particolare quelli più vestiti da atei militanti. Eppure gli scienziati che difendono tale tesi sono spesso troppo lenti nel riconoscere le basi irrazionali delle loro convinzioni, e troppo veloci per disegnare una linea tra lo scientifico e l’irrazionale». Infatti, ha continuato, «il bosone di Higgs è un’astrazione incomprensibile», e «per coloro che non seguono la matematica, credere nel bosone di Higgs è un atto di fede, non di razionalità». Al contrario, «la religione può offrire un autentico incontro personale con l’ignoto [...], permette di connettersi con le cose che si trovano al di là del sapere in un modo che nessuna descrizione giornalistica o divulgazione scientifica del bosone di Higgs può fare». Spesso la religione si è «tentati di liquidarla come manifestazione di ignoranza e analfabetismo scientifico. Ma io credo, invece, che aiuti a mostrarci il motivo per cui sarà sempre necessario avere metodi di comprensione del nostro mondo che vadano al di là del razionale- scientifico [...]. Io sono ateo, eppure, mentre la scoperta di Higgs non mi offre alcun accesso di comprensione del mistero dell’esistenza, una passeggiata attraverso i magnifici templi di Angkor mi offre uno scorcio dell’inconoscibile e dell’inspiegabile al di là del mondo della nostra esperienza».

Interessante anche la posizione di Costantino Esposito, ordinario di Storia della filosofia presso l’Università di Bari, il quale si è soffermato sull’ambiguo nome dato al bosone, ovvero “particella di Dio”, che lascia erroneamente pensare che «una volta afferrata questa particella, avremmo toccato con mano il segreto ultimo della natura, il livello originario del mondo: che insomma avremmo avuto modo di entrare direttamente nella creazione della materia, scoprendo ciò che fornisce la consistenza ultima della struttura fisica delle cose». Così, ha continuato, «per alcuni (in genere non per gli scienziati impegnati in questo lavoro) potrà significare una “prova” dell’origine divina e creazionistica dell’universo, mentre per altri (anche in questo caso probabilmente non per quegli scienziati) potrà significare, al contrario, che la scienza permette di raggiungere e occupare il posto stesso di Dio, e di spiegare l’origine di tutte le cose». E’ bene «non seguire nessuna di queste due strade, per il rischio sempre incombente di piegare in un senso ideologico dei dati straordinari della verifica sperimentale. Né il teismo creazionistico né l’ateismo materialistico possono essere ricavati e utilizzati come mere spiegazioni misurabili del mondo». Tuttavia, ha concluso, non si può negare che questa scoperta evidenzia come «noi siamo capaci di “intelligere” la realtà, vale a dire di penetrare nella natura delle cose, grazie al nostro pensiero interrogante, e quest’ultimo a sua volta può procedere continuamente proprio perché sfidato e provocato da ciò che la realtà gli dice in risposta alle sue domande. L’atto dell’intelligenza accade, effettivamente, quando la “logica” della nostra mente scopre il “logos” del mondo, cioè una struttura che delinea l’ordine e la sensatezza della realtà naturale. C’è “ragione” nella natura: e questa è davvero una grande festa per la nostra ragione».

L’astrofisico e teologo Giuseppe Tanzella-Nitti, già ricercatore nel campo della radioastronomia e della cosmologia del CNR presso l’Istituto di Radioastronomia di Bologna e astronomo all’Osservatorio Astronomico di Torino, oggi curatore del Centro di Documentazione Interdisicplinare di Scienza e Fede (www.disf.org), ha commentato: «Adesso sappiamo che le 24 particelle fondamentali e le quattro forze di natura possono stare insieme, in un unico grande quadro teorico. Qualcuno potrebbe chiedersi da dove vengano questa razionalità e questa eleganza e, più arditamente, se esse abbiano qualche legame con l’idea che l’Universo fisico sia il riflesso di una intelligenza creatrice». Ovviamente «la domanda diviene allora filosofica o forse perfino teologica, ma è interessante che, in quanto domanda, essa venga oggi suscitata anche, ormai, dalla ricerca scientifica, e nasca nei nostri laboratori». Rispetto all’aver citato Dio nel nome della particella, seppure per questioni di marketing, «vedo con molto interesse i progressi della ricerca scientifica e il fatto che vi emerga anche solo un interrogativo su Dio», ha spiegato. «Siamo in controtendenza rispetto ad un clima relativista. Lo scienziato cerca la verità e qualche volta si chiede, appunto, se valga la pena di indicarla, forse anche solo per dibattervi, con la Maiuscola».

Il filosofo Roberto Timossi ha spiegato a sua volta che «sebbene qualche ateo in giro per il mondo abbia tentato di sostituire Dio con il bosone di Higgs, che così da “particella di Dio” si sarebbe trasformato in “particella Dio”, la grande scoperta scientifica avvenuta al Cern di Ginevra  può essere invece interpretata sul piano filosofico come una conferma della presenza di un ordine nella natura; ordine che per il credente resta difficile immaginare che sia il prodotto di un fenomeno casuale altamente improbabile».

Il fisico Lucio Rossi, responsabile del “Magnets, Cryostats and Superconductors Group” al CERN di Ginevra, ricercatore dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e docente del Dipartimento di Fisica dell’università di Milano, ha commentato: «La scienza nasce dall’accorgersi che il mondo è razionale, che le leggi che governano il mondo e la mia ragione sono affini [...]. La scoperta del bosone di Higgs apre tantissime domande ma è chiaro che la simmetria razionale c’è. Ci vuole fegato per dire che l’universo è fatto a caso . Parlando con un famoso fisico teorico, siamo arrivati a dire che questa simmetria, se autofondata, può essere il concetto di Dio. Io gli facevo notare però che posso conoscerla, vuol dire che mi ha voluto. Riconoscere l’infinito è un atto di libertà, ed è giusto che sia così. Se i miei studi mi costringessero a riconoscerne l’esistenza, sarei avvantaggiato rispetto a mia madre, sarebbe ingiusto. C’è abbastanza luce per credere e abbastanza per non credere. E io e mia madre abbiamo le stesse chance di credere. Questa libertà però mi fa pensare che “dietro” c’è una Persona e non una macchina autoalimentata».

Il fisico Juan Rojo, ricercatore presso l’unità teorica del Cern di Ginevra, ha spiegato: «la scoperta del bosone di Higgs, con tutto il lavoro che c’è dietro, parla direttamente di quello che ci fa veramente uomini: la ricerca del senso delle cose, delle ragioni perche la natura è come è, e non diversa, il capire chi siamo e dove andiamo. Oggi con il bosone di Higgs abbiamo potuto contemplare ancora una volta la grandezza del disegno cosmico, in qualche senso, abbiamo contemplato l’infinito in faccia. E questa è la certezza che ci permette andare avanti, con tutte le sue difficoltà, nell’impresa scientifica: la certezza che la natura non solo è ordinata, ma anche “buona”, fino al punto che noi uomini, punti indistinguibili nella immensità del universo, possiamo capirla a livelli così profondi».

Javier Igea, sacerdote e dottore in astrofisica presso l’Università di New York, specializzato nella ionizzazione di dischi protoplanetari dei raggi X, ha spiegato che «identificare Dio con una particella subatomica è una barbarie filosofica che porta al panteismo più radicale [...]. Dopo Gödel, c’è una domande a cui la scienza non può rispondere: Chi ha creato le leggi della natura che la scienza scopre? La scienza non lo può spiegare». E ancora: «Dietro ad ogni scienziato c’è un uomo che cerca di conoscere, e si pone domande inespressa dalla natura su se stesso e su Dio».

Il filosofo Marco Cangiotti, ordinario di filosofia politica ad Urbino, ha commentato come la scoperta abbia evidenziato che l’universo è un sistema relazionale«Questo implica alcune suggestive riflessioni di carattere teologico e filosofico. Per il cristianesimo, Dio è Trinità, non un monolite solitario, ma comunione, circolazione di una relazione di amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo. In estrema sintesi, Dio è relazione».

L’astronomo americano Guy J. Consolmagno, già presidente della “Division for Planetary Sciences” dell’American Astronomical Society e ricercatore presso l’Osservatorio Vaticano, ha affermato: «La Particella di Dio non ha nulla a che vedere con Dio [...]. La cosa sorprendente è che l’universo può essere, almeno in parte, capito. Ne consegue che le leggi si possono dedurre da leggi, che sono razionali, ma anche eleganti e belle. In esse troviamo espressa la personalità di colui che plasmò queste leggi».

Il fisico Antonino Zichichi, presidente della Federazione mondiale degli scienziati, già presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e docente emerito di Fisica superiore all’Università di Bologna, ha spiegato commentando la scoperta: «Non c’entra nulla l’ispirazione divina. Quando Higgs formulò la sua teoria, molti si mostrarono scettici. “Se il meccanismo di Higgs è vero, vuol dire che lui è Dio”, dicevano. Se la religione non c’entra è il materialismo scientifico ad aver preso un’altra batosta [...]. Il grande messaggio della scienza è: esiste una Logica. Se c’è una Logica, ci deve essere un Autore. Gli atei sostengono che esiste una Logica, ma non il suo Autore. E questo in termini di logica rigorosa, non sta in piedi. Chi nega l’esistenza della Logica che regge il mondo e afferma che tutto è prodotto dal caos, nega la Scienza. Se non esistesse Logica nell’Universo Subnucleare, io stesso non avrei potuto fare tutte le cose che ho fatto».

Il biologo e Premio Nobel Werner Arberpresidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha commentato: «Non si può descrivere questo Bosone come “particella di Dio”, nel senso che non dimostra affatto dal punto di vista scientifico l’esistenza o meno di Dio. Dal punto di vista religioso bisogna però dire che dietro ogni particella esistente c’è la mano di Dio. Quindi, in definitiva, ogni cosa – anche gli atomi – sono dal punto di vista religioso una particella di Dio».

L’astrofisico Piero Benvenuti, docente presso l’Università di Padova, staff member dell’Agenzia Spaziale Europea, sub-commissario dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Direttore dell’Osservatorio IUE, già responsabile scientifico Europeo del progetto “Hubble” e Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha scritto su “L’Osservatore Romano”: «È interessante ricordare, visto il nomignolo “teologico” distrattamente assegnato al bosone di Higgs, che il passaggio dello spazio vuoto dalla non-esistenza aristotelica all’entità assoluta e onnipervasiva della fisica newtoniana suscitò all’epoca un’accesa discussione teologica, testimoniata da una fitta corrispondenza tra Gottfried Leibniz e Samuel Clarke: se lo spazio era dovunque, dove si collocava Dio? Oggi saremmo tentati di giudicare ingenua una tale diatriba, ma di fatto era molto più “filosoficamente” seria di certe superficiali affermazioni lette nei giorni scorsi. Il concetto di uno spazio vuoto assoluto cominciò a vacillare quando Einstein dimostrò come la presenza di massa gravitazionale modifichi la geometria dello spazio stesso, riportandolo quindi “dalle altezze irraggiungibili dell’a-priori” — per usare le parole di Einstein — al livello dell’esperienza empirica. Non è più possibile, dal punto di vista fisico, immaginare uno spazio che “contenga” l’universo: spazio e cosmo sono inscindibili. L’equivalenza tra massa ed energia e la fisica quantistica hanno ulteriormente arricchito la nozione di spazio, che dobbiamo immaginare popolato di particelle e antiparticelle virtuali che emergono e si annichilano in continuazione [...]. Lo spazio, ancorché vuoto, non coincide con il “nulla” e una fluttuazione quantistica del vuoto può sì far emergere materia-energia lì dove non c’era, ma si tratta sempre di una “trasformazione”, non di “creazione dal nulla” (creatio ex nihilo). Ecco quindi che la scoperta del bosone di Higgs offre interessanti spunti di riflessione sulla nostra stessa esistenza, sul nostro essere qui e ora e sulla nostra origine [...]. Se il bosone di Higgs, oltre ad agire sulle particelle elementari, riuscisse a far riavvicinare il pensiero scientifico a quello umanistico, si trasformerebbe davvero in “super-particella di Dio”!».

Il fisico teorico della Specola Vaticana, Gabriele Giontiha affermato: «Se una persona ha fede e crede in un Dio benevolo, che ha creato l’Universo, il fatto che lui creda viene ulteriormente confermato dal trovare la simmetria che esiste nella natura, la quale appunto dimostra che la natura ha una struttura razionale; e con la sua fede trova confermato il fatto che questo mondo abbia questa simmetria ulteriore, come per esempio quella che si trova attraverso il Bosone di Higgs, che dà appunto massa alle particelle elementari. Questa simmetria è una prova indiretta, se vogliamo, del fatto che esiste un Dio benevolo, che ha creato questo Universo. Tuttavia questa non è una prova scientifica, è solo un’ulteriore conferma di un presupposto di fede, in cui se uno crede, trova una conferma di fede, ma non una conferma scientifica».



lunedì 23 luglio 2012

Scienza e Fede

Scienza e Fede
In questo link troverai TESTIMONIANZE E ARTICOLI su come
SCIENZA E FEDE NEL MISTERO RIVELATO  DI DIO
procedano assieme per dare all’uomo
LA CONOSCENZA DELLA VERITA’
PRIMA PARTE


DICHIARAZIONI DI SCIENZIATI SULLE LORO CONVINZIONI PERSONALI RIGUARDO AL TEMA, “SCIENZA E RELIGIONE”


1) E. DENNERT nella sua opera Religion der Naturforcher ha condotto un’indagine sulla posizione religiosa di 300 fra scienziati e medici e ha accertato un atteggiamento negativo solo in 20; gli è rimasta sconosciuta la posizione di 38. Tutti gli altri si sono dimostrati credenti. Scienziati eminentissimi hanno espresso con parole spesso commoventi la loro convinzione.

2) ISAAC NEWTON (1653-1723) al termine della sua Philosophiae naturalis principia mathematica conclude:
 «Le meravigliose istituzioni del sole, dei pianeti, delle comete possono esistere solo in base ad un piano di un essere onnisciente e onnipotente e solo in base alla sua direttiva. E se ogni stella fissa è il centro di un sistema solare, tutto l’universo è chiaramente disposto secondo un piano unitario, il regno di un solo e dello stesso Signore. Ne segue che Dio è il Dio veramente vivo, onnisciente e onnipotente, l’essere infinitamente perfetto, che si eleva al di sopra dell’universo».

3) GIOVANNI KEPLERO (1571-1630), uno dei più grandi astronomi, nel suo Prodromus (1596) trova manifiche parole di lode a Dio:
«Grande Maestro nel mondo, io guardo ammirato le opere delle tue mani, costruite secondo cinque forme artistiche e nel mezzo il sole, dispensatore di luce e di vita, che governa e dirige secondo sacre leggi e pianeti nel loro diverso corso… Padre del mondo, cosa ti spinse ad elevare una piccola, debole creatura di terra così in alto, sì che è avvolta di splendore; un re che domina, quasi un Dio, poiché egli ti segue nei tuoi pensieri?».

4) BLAISE PASCAL (1623-1662), il famoso matematico. Riportiamo lo scritto trovato cucito entro la fodera del vestito dopo la sua morte. Risale alla «Nuit de feu», la notte del fuoco del 23 novembre 1654, ed in esso Pascal annota la sua esperienza di estasi spirituale che risolve in modo definitivo i suoi dubbi e l’orienta decisamente verso la fede.
Anno di grazia 1654

Lunedì, 23 novembre, giorno di S. Clemente, papa e martire, e di altri nel martirologio.
Vigilia di S. Crisogono martire e di altri.
Dalle ore 10 e mezzo circa di sera fino alla mezzanotte e trenta circa.

 
FUOCO

Dio di Abramo, Dio d’Isacco, Dio di Giacobbe.
Non dei filosofi e dei sapienti.
Certezza. Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.
Dio di Gesù Cristo.
Deum meum et Deum vestrum.
Il tuo Dio sarà il mio Dio.
Oblio del mondo e di tutto fuorché di Dio.
Egli non si trova che per le vie indicate nel Vangelo.
Grandezza dell’anima umana.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto.
Io me n’ero allontanato.
Hanno abbandonato me, fonte d’acqua viva.
Mio Dio, m’abbandonerete voi?
Che io non ne sia separato in eterno.
Questa è la vita eterna, che essi conoscano te, unico vero Dio e colui che tu hai inviato, Gesù Cristo.
Gesù Cristo!
Gesù Cristo!
Io me n’ero separato; io l’ho fuggito, rinnegato, crocifisso.
Che non ne sia separato mai più!
Egli non si conserva che per le vie insegnate nel Vangelo.
Rinuncia totale e dolce
Sottomissione totale a Gesù Cristo e al mio direttore.
Eternamente in gioia per un giorno di pratica di pietà sulla terra.
Non dimenticherò le tue parole. Amen.


5) Il francese AUGUSTIN LOUIS CAUCHY (1778-1857), uno dei più importanti matematici del XIX secolo, ci ha lasciato scritto in un suo opuscolo:
«Io sono cristiano, cioè credo alla divinità di Gesù Cristo, come hanno creduto Tycho Brache, Copernico, Descartes, Newton, Fermat, Leibniz, Pascal, Grimaldi, Eulero, Guldin, Boscovich, Gerdil, come tutti i grandi astronomi, tutti i grandi matematici dei diversi secoli. Toccherete con mano che la mia convinzione non si nutre di pregiudizi ereditati, vedrete da quale approfondita ricerca scaturisce. Io sono cattolico sincero come lo furono Corneille, Racine, La Bruyere, Bourdalone, Fenelon, come lo fu e ancor oggi lo è la maggior parte degli uomini più insigni del nostro tempo, tra astri di primaria grandezza delle scienze esatte, della filosofia, della letteratura, il maggior lustro delle nostre accademie».

6) HANS CHRISTIAN OERSTEDT (1777-1851), fondatore dell’elettromagnetismo, dichiara:
«La scienza ha questo in comune con la religione, che essa tende a elevarci oltre il sensibile… Nonostante la religione tenda a insegnare qualcosa di meglio, l’uomo è troppo incline a considerare il mondo corporeo come la vera esistenza. Non dovrebbe contribuire molto a strapparlo da questo angusto ragionamento il vedere che la terra, che secondo la sua immaginazione era il saldo sostegno di tutto, è solo un elemento mobile in un mondo più ampio? e che cielo e terra sono solo un’apparenza dietro la quale si cela un ordine naturale più profondo e durevole?… Se non lo si sapesse già in precedenza, si dovrebbe apprendere a questo punto che noi non siamo niente a confronto con Dio ma siamo invece qualcosa per mezzo di Dio».
7) Il conte ALESSANDRO VOLTA (1745-1827), lo scopritore dell’elettricità di contatto tra le diverse sostanze, ascoltava ogni giorno la messa e recitava quotidianamente il rosario. Nelle festività si accostava alla comunione. Egli stesso istruì i figli nelle verità fondamentali del catechismo. Dalla sua famosa lettera del 6-1-1815 riportiamo i seguenti brani:
«Riconosco questa fede per un dono di Dio: né però ho tralasciato i mezzi di vieppiù confermarmi in essa, studiandola nei suoi fondamenti, rintracciando con la lettura di molti libri apologetici ed anche contrari gli argomenti e ragioni che la rendono credibilissima anche all’umana ragione, e tale da doversi abbracciare da ogni animo non pervertito dai vizi e da passioni. Possa questa protesta, che mi viene da taluno ricercata e ch’io di buon grado rilascio scritta e sottoscritta di mia mano, produrre qualche buon frutto».
8) ANDRÈ MARIE AMPERE (1775-1836), fondatore dell’elettrodinamica, diede al figlio questo ammonimento avviandolo alla vita:
«Studia le cose di questo mondo poiché è il dovere della tua professione; ma guardale con un occhio solo, l’altro sia costantemente rivolto alla luce eterna! Ascolta i sapienti, ma con un solo orecchio! Scrivi con una mano sola, con l’altra tieniti aggrappata alla veste di Dio, come un bimbo si tiene alla veste del padre! Senza questa precauzione ti sfracelleresti immancabilmente contro una roccia».
9) Il fisico inglese JAMES CLERK MAXWELL (1831-1879) si accostava ogni mese alla mensa del Signore. Ogni sera intonava le preghiere in seno alla sua famiglia. È l’autore di questa preghiera:
«Dio onnipotente, che hai creato l’uomo a tua immagine, gli hai donato un’anima spirituale, affinché ti ami e governi le tue creature, insegnaci a studiare le opere della tua mano, affinché noi assoggettiamo il mondo al nostro dominio e il nostro spirito si rafforzi al tuo servizio. Fa che accogliamo il tuo santo insegnamento così che crediamo in Colui che hai mandato ad annunciare la salvezza e a rimettere i nostri peccati. Di tutto questo ti preghiamo in nome dello stesso Signore nostro Gesù Cristo».
10) ROBERT MAYER (1814-1878), scopritore dell’equivalente meccanico del calore e della legge della conservazione dell’energia, così si espresse al Congresso degli scienziati di Innsbruck nel 1869:
«Sappiamo che senza un processo chimico è impossibile una comunicazione telegrafica. Ma chi sarebbe così ingenuo da ritenere il contenuto del telegramma una funzione del processo fisico o chimico che si compie nel filo conduttore? Lo stesso vale per quel che riguarda il cervello e il pensiero. Il cervello è solo lo strumento, ma strumento non è lo spirito che si serve di esso. Lo spirito non appartiene alla sfera del senso, per cui non può fornire alcun oggetto di esperimento per il fisico e lo studioso di anatomia… E con questo pensiero concludo. Con convinzione scaturista dal cuore grido a tutto il mondo: la vera filosofia non può essere altro che la scuola preparatoria alla religione cristiana».
11) Il paleontologo GEORGE CUVIER (1769-1832), fondatore della teoria delle catastrofi o dei cataclismi, aveva una profonda religiosità personale. Del racconto biblico Gn. 2,19 egli dice:
«I nostri libri sacri subito all’inizio ci presentano il Creatore che fa sfilare davanti agli occhi del primo uomo le sue creature e gli ordina di dar loro un nome. Questo procedimento ci insegna in modo abbastanza chiaro che uno dei nostri primi doveri consiste nel lasciar penetrare in noi la bontà e la sapienza dell’artefice della natura attraverso uno studio costante delle opere della sua onnipotenza».
12) JEAN BAPTISTE DE LAMARK (1744-1829), fondatore del lamarchismo, nella sua Philosophie zoologique scrive:
«La natura, questo insieme immenso di tutti i diversi esseri e corpi, nelle cui parti tutte c’è un eterno ciclo di movimenti e trasformazioni secondo determinate leggi, questa totalità che sola è immutabile, fintanto che piace al Suo Autore sublime che essa esista, dev’essere considerata come un tutto, formato dalle sue parti per un fine che solo il Suo Autore conosce e non esclusivamente per una di queste parti».
13) KARL ERNST VON BAER (1792-1876), il fondatore dell’embriologia moderna, è l’autore di queste frasi particolarmente incisive:
«Una quadruplice brama, non concessa all’animale, è stata posta dal Creatore nel cuore dell’uomo per dominare la sua natura animale: la brama della santità, che noi chiamiamo fede, l’imperativo del dovere che noi chiamiamo coscienza, il piacere della conoscenza che noi chiamiamo brama di sapere e la gioia del bello che noi chiamiamo senso artistico. Questa brama quadruplice per la quale sola si può dire che l’uomo è l’immagine di Dio, è il magnete che guida misteriosamente l’umanità nel suo sviluppo e deve necessariamente continuare a guidarla nella sua civiltà, poiché Egli l’attira secondo i suoi quattro interessi eterni, la religione, la virtù, la scienza e l’arte» (Discorsi, I, 1.116).
14) JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832), i cui scritti di morfologia suscitano oggi un interesse sempre più vivo, lo scopritore dell’osso palatino, nel suo dialogo con Eckermann del 2 agosto 1830 dichiara:
«Lo sguardo sarà rivolto alle grandi massime della creazione nella misteriosa officina di Dio! Cosa è infatti il contatto con la natura, se noi ci occupiamo analiticamente solo delle singole parti materiali e non sentiamo il respiro dello spirito che prescrive ad ogni parte la direzione e doma o sancisce ogni digressione mediante una legge interiore?»
Il ventesimo secolo non è meno ricco di testimonianze dei secoli passati. È un’affermazione priva di fondamento, inculcata a scopo propagandistico, quella che sentenzia: «Tutte le vie della scienza naturale moderna portano al materialismo». Di fatto la fase antimetafisica, ateistica e materialistica della scienza è passata. Ascoltiamo le dichiarazioni di importanti scienziati moderni e ce ne convinceremo.
15) Il premio Nobel per la fisica ROBERT MILLIKAN nella sua autobiografia (1950) dichiara:
«In altre parole il materialismo così come lo si intende comunemente è una filosofia assurda e irrazionale e credo che in realtà sarà considerata tale dalla maggior parte degli uomini che riflettono… Religione e scienza sono dunque nella mia analisi le due grandi forze sorelle che hanno fatto e sempre faranno progredire l’umanità. Entrambe sono necessariamente imparentate fra loro…»
16) Chiarissima e indubbia si esprime la fede di ALBERT EINSTEIN nell’esistenza di un Dio soprannaturale e personale nell’intervista rilasciata ad un giornale americano nel 1950:
«L’opinione corrente che io sia ateo si basa su un grosso errore. Chi lo deduce dalle mie teorie scientifiche si vede che non le ha comprese. Mi ha frainteso completamente, e mi compie un cattivo servizio, se diffonde notizie sbagliate circa la mia posizione di fronte alla religione…
Credo in un Dio personale e posso dire con piena coscienza che nella mia vita non ho mai indulto ad una concezione ateistica. Già da giovane studente ho ricusato il punto di vista scientifico degli anni ottanta, e considero le dottrine evoluzionistiche di Darwin, Haeckel, Huxley, come tramontate senza speranza. Bisogna pensare che l’evoluzione continua, non solo nella tecnica, ma anche nella scienza, soprattutto nell’ambito delle scienze naturali. Della maggior parte dei rappresentanti di questo tipo di scienza si può dire che essi si trovano d’accordo nell’affermare che religione e scienza si fronteggiano senza essere ostili. Ci sono naturalmente alcuni studiosi dottrinali che si trovano ancora allo stesso punto dei loro predecessori intorno al 1880.
Per quel che mi riguarda sono convinto che senza la religione, l’umanità si troverebbe oggi ancora allo stato di barbarie. Tutta la vita comunitaria si svolgerebbe secondo rapporti inimmaginabilmente primitivi, non ci sarebbe sicurezza, né per la vita né per la proprietà, ed è mia convinzione che la lotta di tutti contro tutti, che è un eterno istinto umano, diverrebbe ancor più crudele di quanto accade oggi. È stata la religione che ha permesso all’umanità di progredire in tutti i campi».
In questo testo Einstein spiega anche la sua concezione di Dio, che è parte senz’altro della rilevazione cristiana.
«Il sentimento più profondo e sublime di cui siamo capaci è l’esperienza mistica. Solo da essa nasce la vera scienza. Chi è estraneo a questo sentimento, chi non sa più provare meraviglia o perdersi nel profondo rispetto è spiritualmente già morto. Sapere che l’Imperscrutabile esiste realmente e che si rivela come la somma verità e la più luminosa bellezza, di cui noi possiamo avere solo un’oscura intuizione – sapere questo, intuire questo – sono il nucleo di ogni vera religiosità… La mia religione consiste nell’umile adorazione di un essere infinito spirituale di natura superiore che rivela se stesso nei piccoli particolari che noi possiamo percepire con i nostri sensi piccoli e insufficienti. Questa convinzione profonda, basata sul sentimento dell’esistenza di una forza pesante superiore, che si manifesta nell’universo imperscrutabile, costituisce il contenuto della mia concezione di Dio».
17) THOMAS ALVA EDISON (1847-1931), lo scopritore della lampadina elettrica, del cinematografo, del grammofono, possessore di più di 1200 brevetti americani, dopo essere salito sulla Torre Eiffel a Parigi scrisse nel libro d’oro:
«Al signor Eiffel, l’ingegnere e audace costruttore del gigantesco e unico esemplare di ingegneria moderna, dedica queste parole un uomo che ha il massimo rispetto e la massima ammirazione per tutti gli ingegneri, specie del più grande di tutti: Dio!».
18) MAX PLANCK (1858-1947), fondatore della teoria dei quanti, che ha rivoluzionato la fisica moderna, trattava spesso nelle sue opere e conferenze problemi etici e religiosi. Egli parla con profondo rispetto dell’esistenza e della natura di Dio, dell’importanza della religione e del cristianesimo. Due temi gli erano particolarmente cari: il problema della legge della causalità e del libero arbitrio e il rapporto tra religione e scienza.
«In qualunque direzione e per quanto lontano noi possiamo vedere, non troviamo da nessuna parte una contraddizione tra religione e scienza, ma piuttosto un pieno accordo nei punti più decisivi. Religione e scienza non si escludono, come alcuni oggi credono o temono, ma si completano e si condizionano a vicenda. E la prova più immediata per la compatibilità tra religione e scienza, anche per una considerazione critica radicale, è rappresentata dal fatto storico, che proprio i più grandi scienziati di tutti i tempi, uomini come Keplero, Newton, Leibniz, erano penetrati da profonda religiosità. All’inizio della nostra epoca culturale, i cultori della scienza e i custodi della religione erano persino uniti nella stessa persona. La più antica scienza applicata, la medicina, era nelle mani dei preti, e i lavori di ricerca scientifica ancora nel medioevo erano coltivati soprattutto nelle celle dei monaci. Più tardi, nel progressivo raffinarsi e ramificarsi dalla cultura, i cammini si separano fra loro a poco a poco in modo sempre più netto, corrispondentemente alla diversità dei compiti a cui servono religione e scienza. Infatti come sapere e potere non possono essere sostituiti da una concezione sentimentale del mondo, così anche la retta posizione di fronte alle questioni morali, non può essere acquistata da una pura conoscenza razionale. Ma i due cammini non divergono, ma vanno paralleli fra loro e s’incontrano a distanza infinita nello stesso scopo» (Scienza, filosofia e religione, Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1965, pp. 255-256).
19) A chi desidera avere una visione completa delle dichiarazioni degli scienziati americani viventi, che pubblicamente manifestano un atteggiamento affermativo nei riguardi della fede in Dio e della religione, ricordiamo la raccolta The evidence of God in a Expanding Universe (L’evidenza di Dio in un universo in espansione), edito a cura di John Clover Monsma in occasione dell’anno geofisico internazionale 1958. In essa 40 insigni studiosi e professori universitari americani – fisici, chimici, biologi, zoologi, botanici, matematici, astronomi, medici, ecc. – testimoniano chiaramente la loro fede in Dio. Presentiamo due dichiarazioni.
20) Il chimico THOMAS DAVID PARKS confessa:
«Io vedo ovunque intorno a me ordine e determinazione nel mondo inorganico. Non posso credere che essi esistano per causali fortunate combinazioni di atomi! Per me questo piano presuppone un’intelligenza, quest’intelligenza la chiamo Dio… Io personalmente ho trovato a spiegazione di queste meraviglie una soluzione esauriente, ascrivendo l’ordine della natura a una intelligenza suprema e il suo piano ad un creatore supremo, e in tutto ciò – più che una fredda programmazione razionale – io vedo la cura e l’amore di un grande creatore per le sue creature» (p. 76).
21) Lo zoologo RUSSEL LOWELL MIXTER dichiara:
«Quando si legge nella Bibbia che Dio ha creato l’uomo, gli animali, le piante, si può credere certamente che ciò che si vede nella natura è in accordo con tale fede. La Bibbia non è un testo scientifico. Ma essa trasmette i presupposti fondamentali della scienza. E ciò è per me una verità eternamente splendente che non si spegne mai – una verità che non perde nulla del suo splendore alla presenza di tutte le teorie materialistiche che mai siano state pensate e inventate – questa verità è che il Dio della Bibbia e il Dio della natura è lo stesso» (p. 99).
22) GUGLIELMO MARCONI (1874-1937), lo scopritore della telegrafia senza fili, uno dei più grandi fisici italiani, ha detto:
«Dichiaro con orgoglio di essere credente. Credo alla potenza della preghiera, vi credo non solo come cattolico, ma anche come scienziato».
23) Ascoltiamo ora WERNHER VON BRAUN, l’artefice prestigioso del Saturno V, che è stato chiamato «l’uomo della tecnica e della preghiera», un uomo, che oltre ad aver catapultato l’uomo sulla luna, si è interiormente e fortemente impegnato nei problemi religiosi: Dio e i rapporti tra Dio e il mondo:
«Per me la scienza e la religione sono due finestre di una casa, attraverso le quali noi vediamo la realtà del Creatore e le leggi che si manifestano nelle sue creature…
Io non posso assolutamente farmi un concetto del mondo, senza l’idea di Dio…
Quando più cresce la nostra esperienza intorno alla creazione di Dio, tanto più mi stupisce l’ordine e la perfezione delle leggi naturali. Da questa perfezione lo scienziato si fa un’idea del Creatore e dei suoi disegni sulla natura. Il rapporto uomo-Dio si fa più profondo nello scienziato credente, quanto più vasto diventa il suo sapere intorno alle leggi della natura…
In questo nostro tempo di voli spaziali in cui noi ci serviamo degli strumenti della scienza per penetrare in nuove regioni, la Bibbia resta sotto ogni rapporto un libro di attualità» (dal libro di Buzzetti, Da Wernher Von Braun alla scoperta di Dio, Roma 1970 passim…).
24) Quando i primi astronauti americani posarono il piede sul suolo lunare, questa fu la prima parola di Wernher Von Braun:
«Thank God! They made it!» «Sia ringraziato Dio! Ce l’hanno fatta!»
Non un atto di orgoglio o di vana compiacenza nella «mente laica» o nei prodigi della tecnica, ma un atto di umiltà e di riconoscenza al     Supremo autore dell’intelligenza umana.
Rammentando l’astronauta sovietico che affermò di non aver trovato Dio nei suoi viaggi spaziali, Von Braun si richiama a Borman:
«Frank Borman, il comandante del nostro Apollo 8, nel Natale scorso (1968) fu interrogato se egli avesse veduto Dio. La sua risposta suonò così: “No, neppure io l’ho visto; però ho sperimentato tutte le prove della sua esistenza”».
25) A proposito della frase che disse Juri Gagarin, di ritorno dallo spazio:
«Nello spazio non ho visto Dio», riportiamo la riposta che diede P. Dimitrij Dudko, un prete ortodosso, ad una fedele che gli chiedeva chiarimenti su questo punto durante le conversioni serali che questo Padre teneva con i fedeli nella Chiesa di S. Nicola a Mosca. Lo slogan di Gagarin è fritto e rifritto dalla propaganda ateistica sovietica. Lo si ritrova anche in un opera ufficiale del marxismo russo, Kuusinen e altri, Principi elementari del marxismo, Ed. Riuniti, I, p. 25 in questa forma: «Il quadro reale del mondo non lascia posto a Dio. Lalande, astronomo francese del settecento, ha detto efficacemente di aver indagato tutto il cielo, ma di non essere riuscito a trovare dio».
Domanda: Recentemente sono giunta alla fede, ma la mia fede non è ancora solida, spesso ho delle perplessità. Addirittura questo mi turba: hanno volato sullo Sputnik, ma non hanno visto Dio; dove si trova Dio e come fare a capirlo?
Risposta: … La perplessità riguardo allo Sputnik deriva dal fatto che non si sa chi è Dio. Dio non è certo un nonno seduto sulle nuvole. Un Dio simile sarebbe un idolo. L’idolatria si ha quando, al posto di Dio, viene adorato qualcun altro. Prima di tutto dobbiamo ricordare che non vediamo Dio per mezzo della nostra vista fisica; perciò non si poteva vederlo, naturalmente, dallo Sputnik. Ma non si deve pensare che quello che sia invisibile alla nostra vista fisica non esista. Noi non vediamo molte cose, spesso non vediamo le più importanti, ma solo le secondarie. Ciascuno di noi ha l’intelligenza, i sentimenti (sono le cose più importanti che abbiamo), eppure non sono visibili all’occhio fisico. Dio non si può collocare dentro le leggi della materia. Egli supera tutte le leggi a noi accessibili. Quindi noi che viviamo in un mondo fisico non dobbiamo cercar di vedere Dio con mezzi fisici, proprio perché Lui è invisibile. Soltanto i senzadio cercano di presentare Dio come un essere materiale. Loro non conoscono niente altro all’infuori della materia e per questo anche Dio per loro è materiale. E quando loro negano Dio, non negano il nostro Dio, ma il loro Dio, quello che si sono creati a loro immagine e somiglianza; è come se combattessero con la propria ombra. A pensarci bene, è una lotta ridicola. Ma noi credenti non dobbiamo deriderli, dobbiamo invece aver comprensione delle loro difficoltà e chiedere a Dio di illuminarli.
Dio è dappertutto, non esiste un luogo dove non sia. Un corpo fisico deve aver un posto determinato, ma lo spirito non ne ha bisogno. Per esempio, cerchiamo di immaginarci il nostro pensiero. Esso nello stesso momento può essere dappertutto, non può essere limitato. Eppure il pensiero non è ancora un puro spirito, mentre Dio lo è. Non c’è niente di strano quindi che Dio si trovi dappertutto. Lo disse molto bene il poeta russo Derzavin:
 
Lo Spirito che ovunque esiste ed è unico,
che non ha né posto né causa,
che nessuno poté percepire
che riempie tutto di sé,
tutto abbraccia, regge e custodisce
e che viene chiamato da noi Dio.
(padre Dimitrij Dudko, Parroco a Mosca, conversazioni serali, 1976, pp. 12-14).
26) LUIGI FANTAPPIÈ (1901-1956), insigne matematico universalmente riconosciuto, in una conferenza tenuta a Roma nel 1947, esprime la convinzione, che la scienza, liberata dai pregiudizi del materialismo, potrà diventare nel futuro la migliore alleata della religione nell’opera di elevazione spirituale dell’umanità.
«Gli sviluppi più recenti della scienza moderna ci mostrano dunque stampata nel gran libro della natura (che, diceva Galileo, è scritto in caratteri matematici), quella stessa legge di amore che è scritta nel Vangelo.
Quanto diverso è dunque l’atteggiamento della scienza moderna verso la religione da quello del secolo scorso, sotto l’impero del positivismo! Possiamo veramente dire che la scienza, che era materialistica nel secolo passato, si è andata sempre più spiritualizzando, fino a divenire oggi la migliore alleata della fede. E ciò non deve sorprendere, perché se la scienza è fatta non per fini utilitari, né per orgoglio di sapere, che acceca sempre, ma per il solo amore della verità per la verità, e se è vero, come è vero, che Dio stesso incarnato ci ha detto: “Io sono la Verità”, è evidente che la ricerca scientifica, condotta per il solo amore della verità, viene a coincidere in realtà con la stessa ricerca amorosa di Dio, e deve quindi fatalmente sboccare nell’amore di Dio e nella fede più sicuramente sentita.
È per questo che io ritengo che mai come nel momento attuale, in cui la scienza ha raggiunto una maggiore maturità, essa possa dare alla fede appoggi tanto validi, mezzi tanto potenti di penetrazione proprio fra quelle grandi masse di uomini, che, pur dicendo di non credere a Dio, credono però nella scienza e nella verità da essa portata. Approfittiamone dunque, e un nuovo, grande, glorioso periodo di sapere, di fede e di amore si aprirà per l’umanità intera».
(La migliore alleata della fede, in Don Giovanni Rossi, Uomini incontro a Cristo, Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi, 1950, pp. 208-213).
27) La stessa convinzione la troviamo espressa ai nostri giorni dal Prof. ANTONINO ZICHICHI, Presidente della Società Europea di Fisica (EPS), in una intervista concessa a Giuseppe Grieco e pubblicata in «Il bisogno di Dio», Ed. Rusconi, 1979, pp. 118-121:
«Professor Zichichi, lei è un uomo di fede?»
«Sì, sono un credente».
«E come concilia la sua fede con la sua scienza?»
«Le rispondo precisando innanzitutto che di questa “conciliazione”, come lei la chiama, uno scienziato non ha assolutamente bisogno. La presunta inconciliabilità tra scienza e fede è una delle grandi mistificazioni della cultura dominante, e cioè della cultura dei filosofi, dei letterati e dei falsi scienziati. Il dominio della fede, infatti non ha bisogno di essere corroborato dalla scienza. La fede, essendo un dono di Dio, è al di sopra e al di là della scienza».
«A proposito, quando parla di Dio, a quale Dio si riferisce precisamente?»
«In Dio in cui credo» risponde Antonino Zichichi «è il Dio della religione cattolica, che io professo e della quale sono praticante, e questo perché la scienza non fa diventare uomini di fede. Piuttosto, e proprio in quanto uomo di scienza, devo dirle che trovo assolutamente falso affermare che la scienza abbia trovato un solo fenomeno che sia in contrasto con Dio. Chi dice questo, mi creda, non sa cosa è la scienza».
«Eppure molti sostengono il contrario».
«Perché la scienza è stata mistificata dalla falsa cultura. Ancora oggi l’uomo comune è vittima di slogans che non hanno senso, come quello marxista secondo cui la religione sarebbe l’oppio dei popoli. Se mai l’oppio è Marx, che ha proclamato come verità assolute tante cose che poi non si sono avverate; oppio è Marcuse, che ha chiacchierato di “uomo a una sola dimensione” senza assolutamente sapere cosa sono in realtà le dimensioni».
«Perché è proprio cattolico, professor Zichichi?»
«Perché io credo che la religione cattolica sia di una tale, straordinaria struttura di valori da vincere il confronto con qualsiasi altra religione».
«Vogliamo parlare di questi valori?»
«Volentieri. La religione cattolica non è razzista perché ci insegna che siamo tutti figli dello stesso Dio. La scienza non può essere razzista perché pone tutti gli uomini sullo stesso piano di dignità. Se, per esempio, un negro scopre una nuova legge fisica, io bianco non posso non accettarla. La religione cattolica condanna la bugia. La scienza la combatte. Uno scienziato non può essere un bugiardo. Se raccontasse frottole, dopo pochi istanti sarebbe messo fuori dal gioco. La religione cattolica sostiene che, nella sua sfera, esistono leggi universali. Una delle caratteristiche fondamentali della scienza è la scoperta e l’affermazione delle leggi universali che regolano la natura. La religione cattolica predica l’umiltà. La scienza è nata da un atto di umiltà verso l’opera di Dio. Nel campo della scienza, l’autorità non può essere imposta con la forza ma deriva da valori intrinseci di chi fa scienza, esattamente come accade con la santità di un apostolo della fede. Infine, la religione cattolica esalta i valori individuali; la scienza dà all’uomo, come individuo, il massimo della conoscenza e della dignità. Insomma, i valori della religione e i valori della scienza sono valori paralleli. Non capisco proprio come si possa dire che l’una sia in contrasto con l’altra».
«Eppure Galilei…»
«Vuol dire che fu condannato dalla Chiesa quando enunciò un principio, quello d’inerzia che fu giudicato blasfemo dalla Chiesa stessa? Purtroppo, sono cose che possono capitare perché, in determinate circostanze, tutti possono sbagliare. Galilei, uomo di fede, si inchinò alla Chiesa: quella Chiesa che ha condannato al rogo Giovanna d’Arco, ma poi l’ha fatta santa. Io propongo che adesso faccia santo anche Galilei».
«Per i suoi meriti scientifici?»
«Perché no? Galilei ha inventato la scienza e io le assicuro che nessuna scoperta, mai, potrà superare questa straordinaria invenzione. L’uomo ha inventato tre cose veramente grandi: il linguaggio, la logica e la scienza. La prima di queste invenzioni risale a trecentomila anni fa, la seconda a duemila, la terza è opera di Galilei. Ecco perché egli ha diritto a un posto speciale nella storia dell’umanità. Ma non è questo il problema. La santità di Galilei conciste nel fatto che egli, uomo di fede, si inchinò alla Chiesa: un grande atto di umiltà che potrebbe, anche oggi, essere richiesto a uno scienziato cattolico che anticipasse troppo i tempi con le sue scoperte».
«C’è chi afferma che si è verificato nel mondo un ritorno a Dio perché gli uomini si sono spaventati di fronte a certe prospettive apocalittiche che scaturiscono dal progresso stesso della scienza».
«Questo è un altro esempio di mistificazione culturale che deriva dal fatto di confondere la ricerca scientifica con la ricerca tecnologica. La scienza è la logica della natura e non può fermarsi perché dobbiamo sapere fino in fondo come siamo fatti. La tecnologia è invece solo un derivato della scienza e quindi può e deve essere fermata quando si rivela una minaccia per l’umanità. Noi potremmo vivere benissimo in un mondo scientificamente avanzatissimo e tecnologicamente arretrato. È falso dire che esiste una scienza buona e una cattiva. La scienza è ricerca della verità. Accusarla è come accusare la religione di colpe che sono soltanto degli uomini. La scienza ha spiegato il mistero del sole, ha raggiunto oggi uno dei suoi momenti più alti, ma non è responsabile, per esempio, delle temute manipolazioni del codice genetico. La scienza ci ha detto che tutta la genetica è elettromagnetismo, ma si ferma qui. Chi pensa a “programmare” gli uomini futuri è un tecnologo, non uno scienziato. Quando Oppenheimer lavorava alla bomba H faceva tecnologia, non scienza. Noi scienziati, allo stato attuale della conoscenza, non possiamo non studiare il neutrone. Ma se uno di noi si mette a fabbricare la bomba al neutrone, cessa di fare scienza e diventa un tecnologo».
«Allora il problema, oggi, è come usare la scienza?»
«Non la scienza, ma la tecnologia» replica Antonino Zichichi.
«Ma questo è un problema essenzialmente politico: un problema che è sempre esistito, perché fin dall’età della pietra l’uomo è stato messo di fronte al problema di come usare certi strumenti. Cosa le ho detto al principio? Oggi l’uomo è come un bambino a cui è stato dato in mano un mitra. Bisogna neutralizzare questo mitra, impedire al bambino di provocare l’Apocalisse. E chi può farlo? Solo l’uomo che, ispirandosi sia alla scienza che alla religione, recupera quei valori fondamentali che sembrano essere andati smarriti. Ma si possono recuperare questi valori senza l’aiuto della fede? Io credo di no. Ecco perché ritengo che il mondo, più che mai, oggi abbia bisogno di Dio».
 
                                              P. CARLO COLONNA S.J.

 
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