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lunedì 13 ottobre 2025

“Lo spirito europeo e il mondo delle macchine”

 "Stiamo assistendo non alla fine naturale di una grande civiltà umana, ma alla nascita di una civiltà disumana che non avrebbe mai potuto nascere senza una vasta, immensa, universale sterilizzazione dei valori più alti della vita". 

George Bernanos, “Lo spirito europeo e il mondo delle macchine”



domenica 22 settembre 2024

 Il buon Dio non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Il sale, su una pelle a vivo, è una cosa che brucia. Ma le impedisce anche di marcire. (Georges Bernanos)

domenica 10 settembre 2023

 «Stiamo assistendo non alla fine naturale di una grande civiltà umana, ma alla nascita di una civiltà disumana che non avrebbe mai potuto nascere senza una vasta, immensa, universale sterilizzazione dei valori più alti della vita.»


(George Bernanos)

domenica 1 marzo 2020

La noia

La noia
***

Mi dicevo dunque che il mondo è divorato dalla noia. Naturalmente, bisogna riflettervi un po' sopra, per rendersene conto; la cosa non si sente subito. E' una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non scricchiola nemmeno. Ma basta che vi fermiate un secondo, ecco che vi copre il viso, le mani. Dovete agitarvi continuamente, per scuotere questa pioggia di ceneri. Perciò, il mondo s'agita molto".
(G. Bernanos, Diario di un curato di campagna)

lunedì 6 febbraio 2017

Sermone dell’agnostico

Sermone dell’agnostico
***
da “I grandi cimiteri sotto la luna”
di George Bernanos

Quanti predicatori chiacchieroni, quanti ripetitori del niente!
Immaginiamo che, per assurdo, nel giorno della festa di santa Teresa di Lisieux, uno di questi insopportabili chiacchieroni, al suo posto faccia salire sul pulpito un non credente, di media intelligenza.

Devoti e devote, io non condivido la vostra fede, ma la storia della Chiesa, della vostra Chiesa, è forse più familiare a me che a voi. Io l’ho letta, ma mi pare che non ci siano molti parrocchiani che potrebbero dire altrettanto.
Mi sbaglio? Gli interessati alzino la mano!
Fedeli, è bello che voi lodiate i vostri santi. È giusto che voi vi rallegriate per loro.
Ma scusatemi! Non posso credere che essi abbiano tanto sofferto e combattuto solo per permettervi di fare delle belle feste. E feste, peraltro, che restano solo vostre, giacché migliaia di poveri diavoli non hanno mai sentito parlare di questi eroi. E chi non conosce i santi, permettetemi, non può proprio contare su di voi!
Noi, i non credenti, non conosciamo i santi, ma, scusatemi, mi sembra che neppure voi li conosciate in modo serio. Chi di voi sarebbe capace di scrivere venti righe sul suo Santo protettore?
Prima restavo davvero perplesso. Adesso purtroppo ho capito che voi non vi preoccupate di quel che pensa la gente della mia specie. Anche i più devoti fra voi evitano ogni discussione con noi che non crediamo, dicono, per timore di perdere la fede.
Ma scusatemi, che razza di fede è questa? Questi mediocri per noi sono infelici perché ipocriti. E questo ci procura tanta tristezza. Ed ecco una grande differenza tra noi e voi: voi non vi interessate dei non credenti, ma i non credenti s’interessano enormemente a voi.
Già noi ci interessiamo a voi, ma rimaniamo proprio delusi!
Vi studiamo, vi scrutiamo e che scopriamo? Molti fra voi agiscono per interesse; altri vivono una fede che non cambia nulla nella loro vita.
Non c’è nulla di più grottesco che vedervi parlare, come tutti, delle vicende di questo mondo. E la vostra morale poi non differisce molto da quella comune.
Che mediocrità. E dove sta l’eroismo? Léon Bloy affermava giustamente che un cristiano, se non è un eroe non è che un porco.
Devoti e devote, devo confessarvi che il vostro vocabolario ci fa sognare.
Per esempio, quel termine misterioso: stato di grazia.
Quando uscite dal confessionale siete in “stato di grazia”. Stato di grazia. E che vi devo dire? Non si vede proprio. Noi continuiamo a chiederci: «ma che ne fate della grazia di Dio Ma dove diavolo la nascondete la vostra gioia?
Sì è vero, noi, come gli uomini del Vecchio Testamento, abbiamo il nostro vitello, noi sogniamo un Messia carnale che si chiama Progresso, Scienza. Potete dire quello che volete, ma non potete affermare che siamo stati noi ad aver crocifisso il Salvatore.
Il deicidio non è un crimine come gli altri ed esso è stato commesso proprio dalla classe dei sacerdoti più in vista, con l’approvazione dell’alta borghesia e degli intellettuali del tempo. Potete sghignazzare quanto vi pare, ma non sono stati i comunisti né gli infedeli che hanno messo il Signore in croce.
E com’è che non vi stupite che il Buon Dio abbia riservato le sue più dure maledizioni a dei personaggi importanti, inappuntabili nei loro doveri, attentissimi osservatori del digiuno e ben istruiti nella religione? Questa enormità non vi meraviglia?
Voi siete il sale della terra. E allora, se il mondo perde sapore, ma con chi volete che me la prenda? È davvero inutile che vi vantiate dei meriti dei vostri santi, giacché voi non siete che gli intendenti di questi beni.
Cristiani, siete voi che la liturgia della Messa dichiara partecipi della divinità, siete voi, uomini divini: dopo l’Ascensione del Cristo, siete quaggiù la sua persona visibile. Abbiate la coscienza di ammettere che non siete sempre riconoscibili al primo colpo.
Voi trovate queste mie osservazioni certamente fuori posto. Può darsi, ma hanno almeno il merito di essere semplici.
E certo la nostra amica Teresa non si dispiacerà.
Ahimè! Non avete molto da temere da me. Temete piuttosto quelli che vi giudicheranno, temete i fanciulli innocenti. La sola decisione che vi resta da prendere è quella che vi propone la santa: ritornate fanciulli, ritrovate lo spirito d’infanzia!
La società in cui vivete sembra più complessa delle altre perché eccelle nel complicare i problemi, o almeno nel presentarli in cento maniere diverse, il che le permette di inventare di volta in volta soluzioni provvisorie, che, naturalmente, vengono presentate come definitive.
Quanti sforzi per arrivare ad una società che si pretende materialista e che non è più in grado né di produrre né di vendere!
Cristiani che siete in ascolto, sta qui il pericolo!
È davvero rischioso subentrare ad una società che si è inabissata in un uragano di risate, perché anche i frantumi saranno inutilizzabili. Voi dovrete ricostruire. E dovrete ricostruire tutto davanti ai fanciulli. Ritornate dunque bambini. essi hanno trovato il modo di armarsi e voi disarmerete la loro ironia solo a forza di semplicità, di lealtà, di audacia. Voi li disarmerete solo a forza di eroismo.
Parlando così credo di non tradire il pensiero di santa Teresa di Lisieux. Mi limito a interpretarlo. Cerco di utilizzarlo in termini umani, di applicarlo alle vicende di questo mondo. Lei ha predicato lo spirito d’infanzia.
I santi si rivolgono a voi, vi hanno indicato una strada. Ma quanti li seguono?
Molti fra voi cristiani somigliate a quei leggendari soldati italiani che aspettavano l’ora dell’assalto. All’improvviso il colonnello sguaina la sciabola, scavalca il parapetto, si mette a correre da solo in mezzo al fuoco di sbarramento gridando: «Avanti! Avanti! Avanti!», mentre i suoi soldati, sempre rannicchiati nel fondo della trincea, elettrizzati da tanto coraggio, battono energicamente le mani, con le lacrime agli occhi: «Bravo! Bravo! Bravo!» E restano dove sono! E come sono…
Il messaggio di santa Teresa rivela un carattere tragicamente urgente. Vi viene offerta un’ultima possibilità: “Siete capaci di ringiovanire il mondo, sì o no? Il Vangelo è sempre giovane, siete voi che siete vecchi!”
Voi la vostra fede non l’avete vissuta e allora essa è diventata astratta, è come disincarnata. Forse è in questa disincarnazione del Verbo la sorgente delle nostre disgrazie.
Molti fra voi si servono delle verità del Vangelo come di un tema iniziale, da cui traggono una sorta di orchestrazione ispirata dalla logica di questo mondo. Nella pretesa di giustificare le verità evangeliche dinanzi ai Politici, non vi viene il timore di renderle inaccessibili ai Semplici?
Giovanna d’Arco non era che una santa, eppure si è messa in tasca i dottori dell’università di Parigi.
E se lasciaste la parola al Bambino Gesù?
Quando i potenti di questo mondo vi pongono domande insidiose su un mucchio di complicatissimi problemi: e la guerra, e il rispetto dei trattati e l’organizzazione capitalista, etc. etc. non vi vergognate di confessare che siete troppo stupidi per rispondere, e che il Vangelo risponderà al posto vostro. Allora forse la Parola divina compirà il miracolo di riunire tutti gli uomini di buona volontà.
Certo, è paradossale per noi sperare nel miracolo. Ma, consentite, non è ancora più paradossale aspettarcelo da voi?
Devoti e devote, mi spiace di non potervi benedire, essendo non credente. Ma ho comunque l’onore di salutarvi. Io non pretendo di interpretare il Vangelo, ma supplico voi cristiani di viverlo pienamente, secondo la vostra fede, secondo la fede della vostra Chiesa.
Sì, ve ne prego, vivete il Vangelo!

mercoledì 8 agosto 2012

L'avete fatto contro la gioia

L'avete fatto contro la gioia
***
Un marmocchio ha le sue pene come tutti; è nel complesso così disarmato contro il dolore e la malattia! Ma è dal sentimento della propria impotenza che il fanciullo trae umilmente il principio della sua stessa gioia. Si rifugia in sua madre, capisci? Presente, passato, avvenire, tutta la sua vita è compresa in suo sguardo; e questo sguardo è un sorriso. Fuori dalla Chiesa, un popolo sarà sempre un popolo di trovatelli. Resta per loro la speranza di farsi riconoscere da Satana. Illusi ! Possono aspettarlo a lungo il loro piccolo Natale nero! Possono metterle nel camino le loro scarpe! Ecco che il diavolo già si stanca di deporvi mucchi di meccanismi fuori moda appena inventati: ormai non vi mette più che un minuscolo pacchetto di cocaina, d'eroina, di morfina, una qualunque sudiceria di polvere che non gli costa cara. Poveracci! Logoreranno persino il peccato... Per divertirsi non basta volerlo. Un bambolotto da quattro soldi può far la felicità di un piccino per tutta la stagione, mentre un ragazzo più grandicello sbadiglierà davanti a un giocattolo costosissimo. Perché? Perché ha perduto lo spirito dell'infanzia. Ebbene, la Chiesa è stata  incaricata dal buon Dio di mantenere nel mondo questo spirito d'infanzia, questa ingenuità, questa freschezza. Vorrei aver qui uno di quei dottorini che m'accusano di oscurantismo; gli direi: "Non è colpa mia se porto un vestito da beccamorto. Dopo tutto il Papa si veste ben di bianco, e i cardinali di rosso. Avrei diritto a passeggiare vestito come la Regina di Saba,  perché io porto la gioia. Ve la darei per niente, se me la domandaste.
La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte della gioia riservata a questo triste mondo. Quel che avete fatto contro di essa, l'avete fatto contro la gioia. V'impedisco forse di calcolare la processione degli equinozi o di disintegrare gli atomi? Ma a che vi servirebbe fabbricare la vita stessa, se avete perduto il senso della vita? Non avreste più che da farvi saltare le cervella davanti alla vostra sorte. Fabbricate vita finché volete. La cosa andrà bene finché la vostra industria e i vostri capitali vi permetteranno di fare del mondo una fiera, con meccanismi che girano a velocità vertiginose, nel fracasso dei bronzi e nell'esplosione dei fuochi d'artificio. Ma aspettate, aspettate il primo quarto d'ora di silenzio. Allora, la sentiranno la parola: non quella che hanno rifiutato, che diceva tranquillamente: "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Ma quella che sale dall'abisso: " Io sono la strada chiusa per sempre, la strada senz'uscita, la menzogna e la perdizione.
 (dal Diario di un Curato di Campagna di G. Bernanos, 1936)

mercoledì 15 febbraio 2012

Bernanos





Fuori dalla fede in Dio Padre, ogni popolo non è che


 un popolo di orfani, se non di trovatelli.

George Bernanos

sabato 4 febbraio 2012

bernanos2

IL DESIDERIO TRADITO
***
“Destino di molti preti più zelanti che saggi è supporre la malafede: "Non credete più perché la credenza vi è d'ingombro". Quanti preti ho sentito parlare a questo modo! Non sarebbe più giusto dire: la purezza non ci è prescritta come un castigo, è invece una delle condizioni misteriose ma evidenti -l'esperienza l'attesta -di quella conoscenza soprannaturale di sé stessi, di sé stessi in Dio, che si chiama la fede. L'impurità non distrugge questa conoscenza, ma ne annulla il bisogno. Non si crede più perché non si desidera più  credere. ! Non desiderate più conoscervi. Questa verità profonda, la vostra, non vi interessa più. E avrete un bel dirvi che i dogmi, i quali ieri ottenevano ieri la vostra adesione, sono sempre presenti al vostro pensiero e che soltanto la ragione li respinge; ciò non conta! Non si possiede veramente che ciò che si desidera;  giacché per l'uomo non c'è possesso reale, assoluto. Non vi desiderate più. Non desiderate più la vostra gioia. Non potevate amarvi che in Dio, non vi amerete più. E non vi amerete più, né in questo mondo, né nell'altro, eternamente.
Bernanos

Postato da: giacabi a 11:18 | link | commenti
bernanos, senso religioso

domenica, 04 marzo 2007
«Solo i santi sono bambini»
Bernanos:
***
«quando lo spirito d’infanzia si indebolisce nel mondo, è lo spirito di vecchiaia ad affermarsi. Comunista o fascista, dirigista o liberale, questo mondo è vecchio. Questo mondo despiritualizzato, meccanizzato, divorato dalle meccaniche come una bestia malata dalle pulci, è invecchiato, banale. I santi e gli eroi sono uomini che non sono usciti dall’infanzia, ma che a poco a poco l’hanno ingrandita, secondo la misura del loro destino» (Français, si vous saviez, 1961).

Postato da: giacabi a 19:32 | link | commenti
bernanos

martedì, 09 gennaio 2007
La passione per la verità
va di pari passo con
la passione per la libertà
***
«Se mi chiedete qual è il sintomo più generale di questa anemia spirituale (dell’Europa), rispondo esattamente: l’indifferenza verso la verità e verso la menzogna. Oggi, la propaganda dimostra quel che vuole, e la gente accetta più o meno quel che le viene proposto. Certo, questa indifferenza maschera piuttosto una fatica e quasi uno scoraggiamento della facoltà di giudizio. Ma la facoltà di giudizio non potrebbe esercitarsi senza un certo impegno interiore. Chi giudica si impegna. L’uomo moderno non si impegna più perché non ha più niente da impegnare. … L’uomo moderno è sempre capace di giudicare, perché è sempre capace di ragionare. Ma la sua facoltà di giudicare non funziona più, come un motore senza benzina. Al motore non manca alcun pezzo; però non c’è benzina nella riserva. Per molti questa indifferenza verso la verità e la menzogna è più comica che tragica. Ma io la trovo tragica. Essa implica una terribile disponibilità non soltanto dello spirito, ma di tutta la persona, anche della persona fisica. Chi è aperto indifferentemente alla verità e alla falsità è maturo per una tirannia  La passione per la verità va di pari passo con la passione per la libertà (G. Bernanos, Rivoluzione e libertà, Borla Roma 1963                                

Postato da: giacabi a 20:19 | link | commenti
libertà, verità, bernanos

Bernanos

***
È duro essere soli, più duro dividere la propria solitudine con degli indifferenti o degli ingrati.
(Bernanos)

Postato da: giacabi a 18:38 | link | commenti
bernanos

martedì, 02 agosto 2011
La povertà
***

 
«Il potere della miseria non si giudica dal numero dei miserabili, cioè dal numero d’uomini che mancano assolutamente del necessario. È possibile che la società moderna la finisca con la povertà, forse soltanto eliminando a ogni generazione i nati poveri, gli inadatti, gli inadattabili, con una regolamentazione delle nascite e una stretta selezione. Io non credo per niente che riducendo il numero dei poveri si riduca al tempo stesso quello dei miserabili. Io penso al contrario che il misericordioso sacerdozio della povertà fu precisamente stabilito in questo mondo per riscattarlo dalla miseria, dalla feroce e contagiosa disperazione dei miserabili. Se noi potessimo disporre di qualche mezzo per scoprire la speranza come il rabdomante scopre l’acqua sotterranea, è avvicinando dei poveri che noi vedremo torcersi tra le nostre dita la bacchetta di nocciolo»
Georges Bernanos

Postato da: giacabi a 16:59 | link | commenti
bernanos

L’odio del Satana è riservato ai santi
***
Le vostre azioni diaboliche sono sulla misura dei vostri nervi fragili e il Satana
del vostro strano rituale è la vostra stessa immagine deformata, perché il devoto
della carne è il Satana di se stesso. Il nemico vi guarda ridendo, ma non
ha messo su di voi il suo artiglio. Non è nei vostri libri pieni di sciocchezze, e
non è nelle vostre bestemmie e neppure nelle vostre ridicole maledizioni. Non
è nei vostri sguardi avidi, nelle vostre mani perfide, nelle vostre orecchie piene
di vento. È inutile che lo cerchiate nella carne più segreta che il vostro spregevole
appetito attraversa senza saziarsi… Ma nella preghiera del solitario, nel suo
digiuno e nella sua penitenza, nell’estasi più profonda e nel silenzio del cuore,
lì il nemico è presente. Avvelena l’acqua lustrale, arde nel cero sacro, respira
nell’alito delle vergini, si nasconde nel flagello e nel cilicio, guasta tutte le vie.
Mente sulle labbra che si aprono per dispensare la parola della verità, perseguita
il giusto fra i tuoni e i lampi dell’estasi beatifica, lo raggiunge persino tra le
braccia di Dio. Perché disputare alla terra tanti uomini che vi brulicano come
vermi, aspettando che essa li inghiotta di nuovo domani? Quel gregge cieco va
da solo al suo destino. L’odio del Satana è riservato ai santi.

(G. Bernanos, Sotto il sole di Satana)

Postato da: giacabi a 16:26 | link | commenti
bernanos

giovedì, 12 maggio 2011

L'opinione dominante

***
«Di fronte a essa le energie si logorano, i caratteri si impoveriscono, le sincerità perdono la loro chiarezza»
Bernanos

Postato da: giacabi a 15:22 | link | commenti
bernanos

sabato, 12 marzo 2011

Conferenza di G. Bernanos sulla santità

Che cosa mi propongo parlandovi dei Santi? Certamente, non di edificarvi. Se vi edifico, questo avverrà per lo meno senza che lo faccia espressamente, vi assicuro. Cercheremo di parlare dei Santi tranquillamente, come i ragazzi parlano tra loro dei grandi personaggi; non pretendiamo altro che scambiare le nostre impressioni su questi uomini che sono a un tempo così lontani e così vicini a noi.
Tutto questo mi ricorda un celebre verso di Eluard nel suo poema Guernica: « La morte così difficile... e così facile ». Si può dire altrettanto della santità.
Essa ci sembra terribilmente difficile forse perché non sappiamo, perché non ci chiediamo mai seriamente che cosa essa sia. Avviene lo stesso per i ragazzi che parlano delle persone adulte. Non sanno che cosa ne pensano, non osano sapere che cosa ne pensano; si contentano di giocare agli adulti. Poi, a poco a poco, a furia di giocare alle persone adulte, diventano adulti a loro volta.
È buona questa ricetta? Potrebbe darsi che a furia di giocare ai Santi si finisca col diventarlo? In ogni caso, pare che la piccola suor Teresa non si sia comportata diversamente; si potrebbe dire che è diventata santa giocando ai Santi con il bambino Gesù, come un ragazzino che a furia di far girare un treno meccanico diventa, quasi senza pensarci, ingegnere delle ferrovie o anche, più semplicemente, capostazione.
Permettetemi per un momento che mi fermi su questo paragone delle ferrovie. In fondo, non lo trovo così sciocco... Possiamo senz'altro immaginare la Chiesa come una vasta impresa di trasporto, di trasporto in paradiso; perché no? Ebbene, mi chiedo: che cosa diventeremmo noi senza i Santi che organizzano il traffico? Certo, da duemila anni questa compagnia di trasporto ha avuto non poche catastrofi: l'arianesimo, il nestorianesimo, il pelagianesimo, il grande scisma d'Oriente, Lutero..., per ricordare solo i deragliamenti e gli scontri più noti.
Ma senza i Santi, ve lo dico io, la cristianità sarebbe un gigantesco ammasso di locomotive capovolte, di carrozze incendiate, di rotaie contorte e di ferraglia che finisce di arrugginirsi sotto la pioggia. Nessun treno circolerebbe più sulla strada ferrata invasa dall'erba. So bene che tra voi alcuni dicono che assegno una parte troppo bella ai Santi, che do troppa importanza a gente che senz'altro sta ai margini, e che ho torto a paragonarli a tranquilli funzionari, tanto più che, a dispetto di ogni tradizione amministrativa, essi beneficiano dell'avanzamento per merito e non già per anzianità, e che li vediamo passare bruscamente dal modesto impiego di operaio qualunque a quello di ispettore generale o di direttore della compagnia, proprio quando sono stati sbattuti fuori della porta, come santa Giovanna d'Arco, per esempio.
Credo però che sia meglio fermar qui i miei paragoni ferroviari, almeno per non offendere l'amor proprio, sempre un po' scrupoloso, degli ecclesiastici, e in modo particolare di quelli, è naturale, che mi hanno fatto l'onore di venire ad ascoltarmi e che forse si chiedono preoccupati di che cosa propriamente sono incaricati in quella immaginaria compagnia di trasporto: della distribuzione dei biglietti oppure dell'ordine delle stazioni?...
Vorrei che di tutto il mio discorso riportaste soltanto quest'idea: la Chiesa è effettivamente un movimento, una forza in cammino, mentre tanti devoti e tante devote hanno l'aria di credere o fingono di credere che essa sia solo un riparo, un rifugio, una specie di albergo spirituale donde si può stare comodamente a guardare da dietro i vetri i passanti la gente di fuori, quelli che non stanno a pensione nell'albergo camminare nel fango.
Ci sono certamente tra voi alcuni di quegli uomini che stanno al di fuori, i quali si scandalizzano profondamente della sicurezza dei cristiani mediocri: sicurezza che somiglia alla leggendaria sicurezza degli imbecilli, probabilmente perché è la stessa...
O Dio, credetemi, non mi faccio tante illusioni sulla sincerità di certi increduli, non condivido tutte le loro lagnanze; so che molti di loro cercano di giustificare la propria mediocrità con la nostra, e nient'altro. Ma non posso fare a meno di amarli; mi sento terribilmente solidale con questa gente che non ha ancora trovato ciò che io ho ricevuto senza averlo meritato, senza averlo neanche chiesto e di cui godo per così dire fin dalla culla e per una specie di privilegio, la cui gratuità mi spaventa.

Postato da: giacabi a 21:41 | link | commenti
santi, bernanos

martedì, 04 gennaio 2011

LETTURE/
Da Von le Fort a Bernanos,
ecco la paura più nobile del coraggio

***
 

martedì 4 gennaio 2011
 
La paura connota la condizione umana e tanti sono i mezzi con cui di norma viene contrastata. La vita sociale, il pensiero, la preghiera, il gioco hanno anche lo scopo di distogliere l’animo dall’angoscia che in tutti i tempi ha assalito gli uomini, e non di rado i più sensibili e intelligenti. Gli scrittori hanno più volte indagato su questa componente essenziale dell’animo umano, mostrando come sia possibile e fecondo convivere con una debolezza che la nostra società tende a nascondere spesso sotto la maschera di una falsa sicurezza. Essa può costituire qualcosa di più profondo del coraggio e diventare, non solo nella letteratura, via a una percezione della vita più corrispondente alla realtà delle cose.
Nella protagonista del romanzo L’ultima al patibolo, pubblicato ottant’anni fa nel 1931, l’autrice, Gertrud von le Fort, raffigura la paura profonda, patologica nel personaggio di Bianca de la Force. Personaggio letterario inserito nell’episodio storico del martirio delle Carmelitane di Compiègne, uccise dalla ghigliottina nel 1794, negli ultimi sanguinosi giorni del Terrore e beatificate nel 1906 da Pio X, Bianca è una giovane di nobile casato, che chiede di entrare al Carmelo per sfuggire alla paura del mondo che la assale.
Le circostanze drammatiche della sua nascita probabilmente le hanno impresso una debolezza che contrasta del tutto con il suo cognome, “come se il suo grande sguardo infantile e pavido si spingesse al di là della forte struttura dell’esistenza solida e reale su di un mondo di fragilità spaventosa”. Forse per questo la vocazione di Bianca non è combattere con la fede la propria paura, non ne sarebbe capace. Il suo nome di religiosa, Bianca dell’Agonia di Gesù, segnala la sua partecipazione al mistero, che è quello di serbarsi fedele all’angoscia, di restare nell’orto degli ulivi a far compagnia al Signore nell’ora più buia della sua vita di uomo.
Georges Bernanos riprende la singolare fisionomia di questa fragile donna nei Dialoghi delle Carmelitane e ne fa l’emblema di un’impossibile unità tra disperazione e pace. È ciò che impressiona la sua priora, che le permette, contro ogni regola e contro la stessa saggezza umana, di vivere nel chiostro e che in punto di morte le raccomanda: “Figlia mia, qualunque cosa accada, non uscite dalla semplicità, siate sempre questa cosa dolce e maneggevole nelle Sue mani! I santi non si irrigidivano contro le tentazioni, non si ribellavano contro se stessi, la ribellione è sempre opera del diavolo; e soprattutto non disprezzatevi mai! È estremamente difficile disprezzarsi senza offendere Dio in noi. In qualsiasi circostanza pensate che il vostro onore è sotto la custodia di Dio. Dio ha preso a suo carico il vostro onore, ed esso è più sicuro nelle Sue mani che nelle vostre”.
In effetti c’è qualcosa nella paura propria e altrui che suscita non compassione, non comprensione, ma un malcelato fastidio, che si muta facilmente in disprezzo. Bernanos descrive il parroco di Ambricourt del Diario di un curato di campagna, alcolista per una tara famigliare, come un uomo pieno di incertezza e di paura nel suo zelo pastorale, che giunge però ad accettare il proprio limite. Al termine della sua breve vita annota sul suo diario: “Quella specie di diffidenza che avevo di me, della mia persona, si è dissipata, credo, per sempre. Questa lotta è giunta al suo termine. Non la capisco più. Sono riconciliato con me stesso, con questa povera spoglia. Odiarsi è più facile di quanto si creda. La grazia consiste nel dimenticarsi. Ma se in noi fosse vinto ogni orgoglio, la grazia delle grazie sarebbe di amare umilmente se stessi, allo stesso modo di qualunque altro membro sofferente di Gesù Cristo”.
E così in faccia alla morte, non desidera il coraggio degli eroi: “Giacché nulla mi è più estraneo d’una morte stoica, perché mi dovrei augurare la morte degli impassibili? Se entrassi in Paradiso sotto questo travestimento, mi sembra che farei sorridere il mio Angelo custode. Perché dovrei inquietarmi? Perché prevedere? Se avrò paura, dirò: ‘Ho paura’, senza vergogna”.

Postato da: giacabi a 16:00 | link | commenti
bernanos

domenica, 22 agosto 2010
 ***
I cristiani sono capaci di installarsi comodamente persino sotto la croce di Cristo
(Bernanos)

***
La tristezza è entrata nel mondo con Satana
(Bernanos
).
***
Ho perso l’infanzia e non la potrò riacquistare che attraverso la santità
(Bernanos).
***
La nostra Chiesa è la Chiesa dei santi. Per essere un santo quale vescovo non darebbe il suo anello, la mitra e il pastorale, quale cardinale non darebbe la sua porpora, quale pontefice tutto il suo patrimonio temporale? Chi non vorrebbe avere la forza di correre questa meravigliosa avventura? Chi l’ha compreso una volta, è penetrato nel cuore della fede cattolica, ha sentito trasalire nella sua carne un tremore diverso da quello della morte, una speranza sovrumana. Tutto il grande apparato di sapienza, di forza, di docile disciplina, di magnificenza e di maestà della Chiesa non è nulla di per sé se la santità non lo anima
(Bernanos, Jeanne relapse et sainte).


Postato da: giacabi a 22:27 | link | commenti
chiesa, bernanos

giovedì, 29 ottobre 2009

La lussuria
 ***
Chiunque abbia una qualche esperienza del peccato, non ignora che la lussuria minaccia incessantemente di soffocare….tanto la virilità che l’intelligenza. Incapace di creare essa non può che insudiciare, sin dal germe…..La purezza non ci è prescritta come un castigo, è invece una delle condizioni misteriose ma evidenti –l’esperienza lo attesta- di quella conoscenza soprannaturale di se stessi, di se stessi in Dio, che si chiama la fede. L’impurità non distrugge questa conoscenza ma ne annulla il bisogno. Non si crede più perché non si desidera più credere. Non desiderate più conoscervi. Questa verità profonda, la vostra, non vi interessa piùNon si possiede veramente che ciò che si desidera; giacchè per l’uomo non c’è possesso reale, assoluto. Non vi desiderate più. Non desiderate più la vostra gioia. Non potevate amarvi che in Dio, non vi amerete più.”
(G. BERNANOS, Diario di un curato di campagna).

Postato da: giacabi a 14:35 | link | commenti (2)
bernanos

mercoledì, 23 settembre 2009
La giustizia senza la carità
 ***
   Ritengo che la giustizia separata dalla carità sia quello che c'è di più orrendo al mondo.
François Mauriac Il caso Favre-Bulle

Postato da: giacabi a 20:57 | link | commenti
giustizia, bernanos

lunedì, 21 settembre 2009
 Odiarsi è più facile di quanto si creda
 ***

 
<< Odiarsi è più facile di quanto si creda. La grazia consiste nel dimenticarsi. Ma se in noi fosse morto ogni orgoglio, la grazia delle grazie sarebbe di amare umilmente se stessi, allo stesso modo di qualunque altro membro sofferente di Gesù Cristo >>
G. Bernanos
leggi anche  qui

Postato da: giacabi a 18:35 | link | commenti
bernanos

domenica, 22 marzo 2009
Sotto il sole di Satana
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 «Voi, che del mondo non conoscete mai fuor che colori e voci insostanziali, cuori in sensibilità, bocche in lirismo, dove l’aspra verità si squaglierebbe come una pasticca - cuoricini, boccucce di zucchero - qui voi non ci avete nulla da fare. Le vostre facezie sono sul metro dei vostri nervi malati, dei vostri cervellini preziosi; e quel Satana del vostro nuovo rituale non è che la deformazione della vostra precisa immagine, perché il praticante del rito carnale è il Satana di se stesso.

Il Nemico vi guarda e ride; non è su voi che appunta l’artiglio. Nei vostri libri vaniloquenti; e, anche meno, nei vostri blasfemi o nelle vostre imprecazioni risibili, Satana non c’è. E neppure nelle vostre mani perfide; nei vostri sguardi avidi, nelle vostre orecchie piene di vento: non c’è. Invano voi lo cercate nella carne più segreta che la vostra spregevole foia attraversa insaziata; quando la bocca che voi mordete non istilla che un sangue insipido e sbiadito: non c’è.

Nell’orazione del solitario, nel suo digiuno, nella penitenza, in fondo al calice dell’estasi totale, lì, sì, c’è: e nel silenzio del cuore. Ammorba l’acqua lustrale, arde nel cero sacro, respira nell’alito delle vergini, avvelena il morso del flagello e del cilicio, guasta tutte le vie. Mentisce sulle labbra dischiuse a dispensare la parola della verità; lo si è visto perseguitare il giusto tra i tuoni e le folgori dell’estasi beatificatrice, fin nelle braccia di Dio».

(Georges Bernanos, Sotto il sole di Satana, citato da Alessandro Giorgiutti

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lunedì, 09 marzo 2009
Il vero cristianesimo brucia, non smiela
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 «Quella è gente impastata di melassa. Ma una cristianità né più ne meno di un uomo, non si tiene in vita a forza di melassa. Non sta scritto che fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale. Bene, il nostro povero mondo è come il vecchio Giobbe sul letamaio, devastato da piaghe e ulcere. Brucia, sai, il sale su una pelle a vivo. Ma in compenso le impedisce di marcire»
(Georges Bernanos, Diario di un curato di campagna)

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domenica, 22 febbraio 2009
"Vi saranno sempre dei poveri tra voi"
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"Vi saranno sempre dei poveri tra voi"; non è, lo penserai, una frase da demagogo! È la parola: e noi l'abbiamo ricevuta. Tanto peggio per i ricchi, quando credono ch'essa giustifichi il loro egoismo. Tanto peggio per noi che così serviamo da ostaggio ai Potenti, ogni volta che l'armata dei miserabili torna a batterei muri della Città! È la parola più triste dell'Evangelo, la più carica di tristezza. Prima di tutto, è rivolta a Giuda. Giuda! San Luca ci riferisce che teneva i conti e che la sua contabilità non era pulitissima; e sia pure! Ma infine era il banchiere dei Dodici; e chi ha mai visto in regola la contabilità d'una banca? È probabile che gravasse un po' sulla provvigione, come tutti.
A giudicare dalla sua ultima operazione, non sarebbe stato un brillante commesso d'agente di cambio, Giuda. Ma il buon Dio prende la nostra povera società qual'è; al contrario di quello che fanno i buffoni che ne fabbricano una sulla carta, poi la riformano a tutta forza, sempre sulla carta, beninteso! A dirla in breve, Nostro Signore conosceva benissimo il potere del danaro; e ha fatto accanto a sé un posticino al capitalismo; gli ha lasciato le sue possibilità; ha fatto persino il primo deposito di fondi. Trovo tutto questo prodigioso, che vuoi! Così bello! Dio non disprezza nulla.
Dopo tutto, se l'affare fosse andato bene, Giuda avrebbe probabilmente sovvenzionato dei sanatori, degli ospedali, delle biblioteche o dei laboratori. Avrai osservato che già s'interessava al problema del pauperismo, come un milionario qualsiasi. "Ci saranno sempre dei poveri tra voi" risponde Nostro Signore "ma io non sarò sempre con voi". Il che significa: "Non lasciar suonare invano l'ora della misericordia. Tu farai meglio a restituire immediatamente il danaro che m'hai rubato, invece di cercar di montare la testa dei miei apostoli con le tue speculazioni immaginarie sui fondi di profumeria e sui tuoi progetti d'opere sociali. Per di più, credi di lusingare così il mio conosciutissimo gusto per i senzatetto; e sbagli completamente. Io non amo i miei poveri come le vecchie inglesi amano i gatti sperduti, o i tori delle corride.
Sono abitudini da ricchi, codeste. Io amo la povertà d'un amore profondo, riflessivo, lucido, - da uguale a uguale - come una sposa dal fianco fecondo e fedele. L'ho coronata con le mie proprie mani. Non le fanno onore tutti quelli che vogliono, e chi non ha prima rivestito la bianca tunica di lino non può servirla. Il pane dell'amarezza non può romperlo con lei chiunque voglia farlo. Ho voluto che sia umile e fiera, non servile. Non rifiuta il bicchier d'acqua, purché sia offerto in mio nome; ed è in nome mio che lo riceve. Se il povero traesse il suo diritto soltanto dalla necessità, il vostro egoismo lo avrebbe presto condannato allo stretto necessario, pagato con una riconoscenza e una servitù eterne.

GEORGES BERNANOS 

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giovedì, 15 gennaio 2009
Grazia delle grazie sarebbe di amare umilmente se stessi
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La lotta è giunta al suo termine. Sono riconciliato con me stesso, con questa povera spoglia. Odiarsi è più facile di quanto si creda. Ma se in noi fosse morto ogni orgoglio, la grazia delle grazie sarebbe di amare umilmente se stessi allo stesso modo di qualunque altro membro sofferente della presenza di Cristo, del Corpo misterioso di Cristo, della compagnia di Cristo.
Georges Bernanos
Da: Diario di un curato di campagna

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domenica, 16 novembre 2008
I santi sono gli esseri più umani
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La casa di Dio è una casa di uomini e non di superuomini. I cristiani non sono superuomini. E nemmeno i santi. Anzi, i santi meno di tutti, perché sono gli esseri umani più umani.
Bernanos ." In I predestinati, Ed.Gribaudi,Milano 1995,pp.73-93).

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La santità
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La santità ci sembra terribilmente difficile, forse perché non sappiamo cosa sia, e nemmeno ce lo domandiamo seriamente. Succede lo stesso ai bambini che parlano degli adulti. Non sanno che cosa ne pensano. Non osano sapere che cosa ne pensano e si accontentano di giocare a fare i grandi. Poi, poco alla volta, a forza di giocare a fare le persone adulte diventano adulti a loro volta. Non è forse una buona ricetta? "
Bernanos I Predestinati, Ed.Gribaudi, Milano,1995,p.75).


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venerdì, 07 novembre 2008
  La Santa Madre Chiesa
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che grande!!!
"Un popolo di cristiani non è un popolo di colli torti. La Chiesa ha i nervi solidi, il peccato non le fa paura, al contrario. Lo guarda in faccia tranquillamente, e persino, secondo l’esempio di Nostro Signore, lo prende a proprio carico, se lo assume. (…)
 Guarda, voglio definirti un popolo cristiano, definendo il suo opposto. Il contrario d’un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi. Mi dirai che la definizione non è troppo teologica. D’accordo. Ma ha di che far riflettere le persone che sbadigliano alla Messa della domenica. Certo che sbadigliano! Non vorrai che in una misera mezz’ora per settimana la Chiesa possa insegnar loro la gioia! E anche se conoscessero a memoria il catechismo del Concilio di Trento, probabilmente non sarebbero più allegri. Da che proviene che il tempo della nostra prima infanzia ci appaia così dolce  e radioso? Un marmocchio ha le sue pene come tutti; è, nel complesso, così disarmato contro il dolore, la malattia! L’infanzia e l’estrema vecchiaia dovrebbero essere le due grandi prove dell’uomo. Ma è dal sentimento della propria impotenza che il fanciullo trae umilmente il principio della sua stessa gioia. Si rifugia in sua madre, capisci? Presente, passato, avvenire, tutta la sua vita, la vita intiera, è compresa in uno sguardo; e questo sguardo è un sorriso. Ebbene, ragazzo mio, se avessero lasciato fare a noialtri, la Chiesa avrebbe dato agli uomini questa specie di suprema sicurezza. Rifletti che ognuno avrebbe avuto ugualmente la propria dose di seccature: la fame, la sete, la povertà, la gelosia… Non saremo mai abbastanza forti da metterci il diavolo in tasca, puoi pensarlo! Ma l’uomo avrebbe saputo che è figlio di Dio, ecco il miracolo! (…) Fuori della Chiesa, un popolo sarà sempre un popolo di bastardi, un popolo di trovatelli. Evidentemente, resta ancora la speranza di farsi riconoscere da Satana. Illusi! Possono aspettarlo a lungo, il loro piccolo Natale nero! Possono metterle nel camino, le loro scarpe! Ecco che il diavolo già si stanca di deporvi mucchi di meccanismi giù di moda appena inventati: ormai non vi mette più che un minuscolo pacchetto di cocaina, d’eroina, di morfina, una qualunque sudiceria di polvere che non gli costa cara. Poveracci! Logoreranno persino il peccato. (…) Vorrei aver qui uno quei dottoroni che m’accusano di oscurantismo; gli direi: non è colpa mia se porto un vestito da beccamorto. Dopo tutto, il Papa si veste ben di bianco, e i cardinali di rosso. Avrei diritto a passeggiar vestito come la Regina di Saba, perché io porto la gioia. Ve la darei per niente, se me la domandaste. La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo. Quel che avete fatto contro di essa, l’avete fatto contro la gioia. V ’impedisco forse, io, di calcolare la processione degli equinozi o di disintegrare gli atomi? Ma a che cosa vi servirebbe fabbricare la vita stessa, se avete perduto il senso della vita? Non avreste più che da farvi saltare le cervella davanti alle vostre storte. Fabbricate vita finché volete! L’immagine che date della morte avvelena a poco a poco il pensiero dei miserabili; oscura, scolora lentamente le loro ultime gioie. La cosa andrà ancora bene finché la vostra industria e i vostri capitali vi permetteranno di fare del mondo una fiera, con meccanismi che girano a velocità vertiginose, nel fracasso dei bronzi e nell’esplosione dei fuochi d’artificio. Ma aspettate, aspettate il primo quarto d’ora di silenzio. Allora, la sentiranno la parola: non quella che hanno rifiutato, che diceva tranquillamente “Io sono la Via, la Verità, la Vita”, ma quella che sale dall’abisso “Io sono la porta chiusa per sempre, la strada senza uscita, la menzogna e la perdizione”."

Georges Bernanos

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sabato, 11 ottobre 2008
La vera audacia
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"L'estremo lembo dell'audacia è amare umilmente se stessi"
Bernanos

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bernanos

sabato, 16 agosto 2008
 L'avete fatto contro la gioia
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Un marmocchio ha le sue pene come tutti; è nel complesso così disarmato contro il dolore e la malattia! Ma è dal sentimento della propria impotenza che il fanciullo trae umilmente il principio della sua stessa gioia. Si rifugia in sua madre, capisci? Presente, passato, avvenire, tutta la sua vita è compresa in suo sguardo; e questo sguardo è un sorriso. Fuori dalla Chiesa, un popolo sarà sempre un popolo di trovatelli. Resta per loro la speranza di farsi riconoscere da Satana. Illusi ! Possono aspettarlo a lungo il loro piccolo Natale nero! Possono metterle nel camino le loro scarpe! Ecco che il diavolo già si stanca di deporvi mucchi di meccanismi fuori moda appena inventati: ormai non vi mette più che un minuscolo pacchetto di cocaina, d'eroina, di morfina, una qualunque sudiceria di polvere che non gli costa cara. Poveracci! Logoreranno persino il peccato... Per divertirsi non basta volerlo. Un bambolotto da quattro soldi può far la felicità di un piccino per tutta la stagione, mentre un ragazzo più grandicello sbadiglierà davanti a un giocattolo costosissimo. Perché? Perché ha perduto lo spirito dell'infanzia. Ebbene, la Chiesa è stata  incaricata dal buon Dio di mantenere nel mondo questo spirito d'infanzia, questa ingenuità, questa freschezza. Vorrei aver qui uno di quei dottorini che m'accusano di oscurantismo; gli direi: "Non è colpa mia se porto un vestito da beccamorto. Dopo tutto il Papa si veste ben di bianco, e i cardinali di rosso. Avrei diritto a passeggiare vestito come la Regina di Saba,  perché io porto la gioia. Ve la darei per niente, se me la domandaste.
La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte della gioia riservata a questo triste mondo. Quel che avete fatto contro di essa, l'avete fatto contro la gioia. V'impedisco forse di calcolare la processione degli equinozi o di disintegrare gli atomi? Ma a che vi servirebbe fabbricare la vita stessa, se avete perduto il senso della vita? Non avreste più che da farvi saltare le cervella davanti alla vostra sorte. Fabbricate vita finché volete. La cosa andrà bene finché la vostra industria e i vostri capitali vi permetteranno di fare del mondo una fiera, con meccanismi che girano a velocità vertiginose, nel fracasso dei bronzi e nell'esplosione dei fuochi d'artificio. Ma aspettate, aspettate il primo quarto d'ora di silenzio. Allora, la sentiranno la parola: non quella che hanno rifiutato, che diceva tranquillamente: "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Ma quella che sale dall'abisso: " Io sono la strada chiusa per sempre, la strada senz'uscita, la menzogna e la perdizione.”   
G. Bernanos dal Diario di un Curato di Campagna  1936

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lunedì, 04 agosto 2008
La povertà
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«Il potere della miseria non si giudica dal numero dei miserabili, cioè dal numero d’uomini che mancano assolutamente del necessario. È possibile che la società moderna la finisca con la povertà, forse soltanto eliminando a ogni generazione i nati poveri, gli inadatti, gli inadattabili, con una regolamentazione delle nascite e una stretta selezione. Io non credo per niente che riducendo il numero dei poveri si riduca al tempo stesso quello dei miserabili. Io penso al contrario che il misericordioso sacerdozio della povertà fu precisamente stabilito in questo mondo per riscattarlo dalla miseria, dalla feroce e contagiosa disperazione dei miserabili. Se noi potessimo disporre di qualche mezzo per scoprire la speranza come il rabdomante scopre l’acqua sotterranea, è avvicinando dei poveri che noi vedremo torcersi tra le nostre dita la bacchetta di nocciolo»
Georges Bernanos

 

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bernanos

mercoledì, 25 giugno 2008
Bisogna essere realisti
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" L'ottimista è un imbecille felice,
 il pessimista un imbecille triste.”
 Georges Bernanos


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bernanos

martedì, 24 giugno 2008
Le mezze verità
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" Lo scandalo non sta nel non dire la verità, ma di non dirla tutta intera, introducendo per distrazione una menzogna che la lascia intatta all’esterno, ma che gli corrode, così come un cancro, il cuore e le viscere.
George Bernanos (da Scandale de la vérité)


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verità, bernanos

giovedì, 22 maggio 2008
Bisogna arrendersi a Dio
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Non si mercanteggia col buon Dio: bisogna arrenderglisi senza condizioni. Dategli tutto, egli vi renderà assai di più.
Georges Bernanos

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bernanos

Il segreto della felicità!
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Riuscire a trovare la gioia nella gioia altrui: questo è il segreto della felicità!
Georges Bernanos

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bernanos

martedì, 27 novembre 2007
La libertà
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«Se Dio dovesse scusarsi non e del male che ha permesso, ma della libertà che ci ha lasciato»
G. Bernanos
 
 

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libertà, bernanos

Senza Cristo c’è solo noia

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*       «Il mondo è divorato dalla noia. Bisogna rifletterci sopra, non si sente subito. È una specie di polvere. Andate e venite senza vederla. La respirate, la mangiate, questa noia, la bevete. È così tenue, così sottile che sotto i denti nemmeno si avverte. Eppure se voi sostate un momento, vi copre subito il volto e le mani. Perciò dovete agitarvi senza sosta, per scuotere questa pioggia impalpabile di cenere. È solo per questo che il mondo s'agita molto».
*        G. Bernanos

 


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venerdì, 14 settembre 2007
Il nichilismo
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«Se mi chiedete qual è il sintomo più generale di questa anemia spirituale (dell’Europa), rispondo esattamente: l’indifferenza verso la verità e verso la menzogna. Oggi, la propaganda dimostra quel che vuole, e la gente accetta più o meno quel che le viene proposto. Certo, questa indifferenza maschera piuttosto una fatica e quasi uno scoraggiamento della facoltà di giudizio. Ma la facoltà di giudizio non potrebbe esercitarsi senza un certo impegno interiore. Chi giudica si impegna. L’uomo moderno non si impegna più perché non ha più niente da impegnare. … L’uomo moderno è sempre capace di giudicare, perché è sempre capace di ragionare. Ma la sua facoltà di giudicare non funziona più, come un motore senza benzina. Al motore non manca alcun pezzo; però non c’è benzina nella riserva. Per molti questa indifferenza verso la verità e la menzogna è più comica che tragica. Ma io la trovo tragica. Essa implica una terribile disponibilità non soltanto dello spirito, ma di tutta la persona, anche della persona fisica. Chi è aperto indifferentemente alla verità e alla falsità è maturo per una tirannia.                  La passione per la verità va di pari passo con la passione per la libertà
(G. Bernanos, Rivoluzione e libertà, Borla Roma 1963, pp. 49-50).

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nichilismo, bernanos

La minaccia per la libertà
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«La maggiore minaccia per la libertà non sta nel lasciarsela togliere - perché chi se l’è lasciata togliere può sempre riconquistarla -, ma nel disimparare ad amarla»
 G. Bernanos


 

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martedì, 11 settembre 2007
I santi
«I moralisti considerano volentieri la santità come un lusso. Essa è una necessità. È la santità, sono i santi che mantengono quella vita interiore senza la quale l’umanità si degraderà fino a morire».           G. Bernanos

 

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giovedì, 12 luglio 2007
La Chiesa
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II contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi... Ebbene, la Chiesa è stata incaricata dal buon Dio di mantenere nel mondo questo spirito d'infanzia, questa ingenuità, questa freschezza. Il paganesimo non era il nemico della natura, ma soltanto il cristianesimo la ingrandisce, l'esalta, la mette alla misura dell'uomo, del sogno dell'uomo... La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo "
Bernanos
 

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