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L’orgoglio della fede in Gesù da spirito libero: Basta con le infamie miranti a screditarmi con l’obiettivo di attaccare il Papa
La
mia replica ai cristiancomunistislamici, adoratori del relativismo e
del politicamente corretto, che avrebbero voluto che mi convertissi al
cattolicesimo mantenendo una valutazione positiva dell’islam
autore:
Magdi Cristiano Allam
Cari amici,
Vi propongo la versione integrale della mia seconda e spero
ultima lettera al Direttore Paolo Mieli, pubblicata oggi dal Corriere
della Sera, in cui chiarisco il mio pensiero sulle critiche infondate,
infamanti e strumentali sollevate da taluni dopo la mia conversione al
cattolicesimo. Voglio precisare che da parte del Corriere della Sera non
c’è stata alcuna censura ma che per ragioni di spazio non è stato
possibile pubblicare la versione integrale della lettera.
Caro Direttore,
la mia conversione al cattolicesimo avvenuta nella solenne celebrazione della Veglia Pasquale nella Basilica di San Pietro per mano del Papa è stata da più parti strumentalizzata sia per screditarmi sia per accusare il Santo Padre.
Ebbene voglio subito chiarire che sottoscrivo pienamente, in ogni sua
virgola, la precisazione del portavoce della Santa Sede, padre Federico
Lombardi, che distingue correttamente tra le mie idee personali, di cui
mi si riconosce la libertà d’espressione, e le posizioni ufficiali della
Chiesa, che ovviamente sono del tutto autonome dal mio pensiero. Ci
mancherebbe altro! Mi auguro che a questo punto cessino le manovre più o
meno occulte di tutti coloro che, pur facendo riferimento ad ambiti
religiosi o ideologici differenti, si sono sostanzialmente ritrovati
uniti nell’attacco a Benedetto XVI.
Sai
bene, e lo sanno anche i lettori del Corriere, che da musulmano sono
stato uno spirito libero ed è proprio questa libertà intellettuale, a
cui fa da sponda una radicata rigorosità etica, ciò che ha gradualmente fatto maturare in me il
convincimento che la religione cattolica corrisponda pienamente al
contesto ideale al cui interno possono naturalmente convivere dei valori
inalienabili e inviolabili che per me sono da sempre irrinunciabili in
quanto rappresentano l’essenza della nostra umanità, a cominciare dalla
fede nella sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale,
dal riconoscimento della dignità della persona quale fondamento della
civile convivenza, dal rispetto della libertà di scelta tra cui spicca
l’esercizio incondizionato della libertà religiosa. Ebbene
voglio rassicurare tutti che continuerò ad essere ancor di più uno
spirito libero da cattolico. E non potrebbe essere diversamente visto
che proprio
da questo Papa ho imparato che l’uso della ragione, l’adozione di
parametri valutativi e critici, la verifica della verità scientifica e
storica, costituiscono la condizione imprescindibile per accertare la
fondatezza della bontà di una autentica religione e per perseguire
quella Verità che coniughi l’oggettività, l’assolutezza e l’universalità
del pensiero laico con la trascendenza propria della fede in Dio.
Così come la libertà di spirito è stato il tratto saliente degli amici
fraterni cattolici che mi hanno accompagnato nel percorso interiore
culminato nella piena adesione alla fede in Gesù, a cominciare da monsignor Rino Fisichella,
la mia guida spirituale, che forse non a caso riuscì a diventare il
referente religioso di Oriana Fallaci, il vessillo della libertà
incondizionata e irrefrenabile nella storia del giornalismo italiano
contemporaneo.
Da spirito libero trovo del tutto infondate, pretestuose e
maligne le critiche che mi sono state rivolte. Ci si è scandalizzati per
il fatto che il mio battesimo sia avvenuto nella notte di Pasqua, a San
Pietro, da parte del Papa. Forse i più non sanno che i catecumeni, gli
adulti che si convertono, ricevono i sacramenti d’iniziazione al
cristianesimo nel corso della cerimonia della Veglia Pasquale. Ciò
avviene ovunque nel mondo. E che, avendo effettuato il percorso di
conoscenza e di adesione alla nuova fede a Roma, non deve sorprendere
che sia stato il Papa, nella sua veste di vescovo di Roma, a impartirmi
il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Sinceramente sono allibito e
rammaricato quando perfino alcuni esponenti del clero cattolico arrivano
a sostenere che sarebbe stato di gran lunga preferibile che il mio
battesimo fosse stato impartito in una parrocchia di una remota
cittadina, lontano da occhi discreti e dall’interesse dei mass media.
Come se il mio battesimo fosse una vergogna da tenere il più possibile
nascosta. Alla luce di questa interpretazione infamante, il ruolo di
Benedetto XVI ha finito per essere equiparato a una “provocazione” se
non un vero e proprio “complotto” contro l’islam. Ebbene io
sono orgoglioso della mia conversione al cattolicesimo, sono orgoglioso
che sia avvenuta in modo pubblico e che sia stata pubblicizzata, sono
orgoglioso di poterla affermare a viva voce, sono orgoglioso di poter
testimoniare la mia nuova fede ovunque nel mondo e considero il mio
battesimo dalle mani del Papa come il dono più grande che la vita
potesse accordarmi.
Sono stato criminalizzato, qualcuno mi ha
paragonato agli estremisti islamici che mi hanno condannato a morte, per
aver espresso un giudizio radicalmente negativo nei confronti
dell’islam. Una
folta schiera di cristiancomunistislamici, adoratori del relativismo
etico, culturale e religioso nonché del politicamente corretto, avrebbe
voluto che io limitassi la mia denuncia al terrorismo islamico ma che
mantenessi una valutazione comunque positiva dell’islam.
Perché, a loro avviso, tutte le religioni sono pari a prescindere dai
loro contenuti e, in ogni caso, non bisogna dire alcunché che possa
urtare la suscettibilità altrui. Ma scusatemi: se
mi sono convertito al cattolicesimo è del tutto ovvio che l’ho fatto
perché ho maturato una valutazione negativa nei confronti dell’islam.
Se io veramente credessi che l’islam sia una religione vera e buona,
perché mai l’avrei abbandonata? A questo punto emerge il sospetto,
usando un eufemismo, che si vorrebbe che io pur nutrendo una valutazione
negativa dell’islam, non la debba però esternare rendendola pubblica.
Sempre per la paura della reazione di condanna nelle sue varie
sfumature, dalla deplorazione fino alla minaccia se non all’uso della
violenza. Ebbene mi spiace per costoro: ciò che dentro di me è vero e
giusto lo dirò e lo scriverò sinceramente e integralmente. Se loro sono
già sottomessi al terrorismo dei taglia-lingua e già praticano
l’auto-censura per prevenire la violenza degli estremisti islamici, io
intendo affrontare questa guerra di libertà e di civiltà a testa alta e
con la schiena dritta, fino alla fine.
A questo punto è doveroso chiarire che io non sono affatto
un apologeta e un fautore di una “guerra di religione” o di una “guerra
di civiltà”. Ciò che l’Occidente non ha o non vuole capire che è in già
in atto una guerra scatenata dal terrorismo e dall’estremismo islamico
globalizzato, i cui protagonisti sono i taglia-gola e i taglia-lingua
che massacrano e sottomettono nel nome di Allah tutti coloro che non
sono a loro immagine e somiglianza, a cominciare dagli stessi musulmani
nei paesi a maggioranza islamica. Io sono un ex musulmano che ha subito e continua a subire questo terrorismo e che ora, da cattolico,
intende essere testimone di una verità storica e promotore del riscatto
di valori e di un’identità senza cui l’Occidente, che affonda la sue
radici nella fede e nella cultura giudaico-cristiana, non potrà
affrancarsi e confrontarsi costruttivamente anche con i musulmani.
Pur prendendo radicalmente e definitivamente le distanze dall’islam in
quanto religione, sono assolutamente convinto che si possa e si debba
dialogare con tutti i musulmani che, in partenza, condividono i diritti
fondamentali della persona senza se e senza ma e perseguono il traguardo
di una comune civiltà dell’uomo. L’errore in cui si incorre è di
immaginare che i musulmani, quali persone, sarebbero dei cloni che
incarnano in modo automatico e acritico i dogmi dell’islam. Sono, come
tutte le persone, una realtà singolare e complessa in cui la dimensione
religiosa, che assume dei connotati diversi, si confronta con quella che
è l’esperienza personale frutto di uno specifico contesto familiare,
psicologico, sociale, culturale, economico e politico.
Caro direttore, tu sai bene che il Corriere si è sempre speso per valorizzare la posizione dei musulmani moderati. Io
stesso sono orgoglioso di essere stato nell’ultimo decennio il
musulmano che più di altri si è speso per affermare in Italia un islam
della fede e della ragione. Ricordo con orgoglio come il
10 settembre 2004 fui l’artefice della prima visita nella storia
d’Italia di una delegazione di musulmani moderati al Quirinale, accolti
dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, dopo la pubblicazione, il 2
settembre 2004 sul Corriere, di un “Manifesto contro il terrorismo e per
la vita” da me redatto e fatto sottoscrivere a una trentina di
musulmani che presumevo fossero moderati. Poi mi sono dovuto ricredere.
Perché nel momento in cui devono confrontarsi con i dogmi e con i
precetti dell’islam, qual è il caso della mia conversione al
cattolicesimo, la loro moderazione viene del tutto meno. Non
è forse singolare che i più accaniti critici della mia conversione
siano proprio i cosiddetti moderati, a cominciare dai sedicenti 138
“saggi” dell’islam che hanno proposto un dialogo con il Vaticano sulla
base di versetti coranici, estrapolati dal loro contesto, sull’unicità
di Dio e l’amore per il prossimo? Ormai la millenaria esperienza con
l’islam deve insegnarci che il dialogo è possibile solo con quei
musulmani che accettano di assumere incondizionatamente, a prescindere
da ciò che dice o non dice il Corano, rivolgendosi nella propria lingua
alla loro gente, una chiara e ferma posizione sulle questioni concrete,
tra cui oggi certamente figurano il massacro e la persecuzione dei
cristiani, la negazione del diritto all’esistenza di Israele, la
condanna a morte dei musulmani convertiti in quanto apostati, la
legittimazione del terrorismo palestinese ed islamico, la
discriminazione e la violenza nei confronti della donna e, più in
generale, la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.
Denunciare tutto ciò nella mia lettera che il
Corriere ha pubblicato nel Giorno di Pasqua e della mia conversione al
cattolicesimo, non significa in alcun modo voler “dettare la linea” al
Papa o politicizzare il mio battesimo. Sono cose che io ho sempre detto
da lunghi anni e sarebbe stato veramente singolare che, di punto in
bianco, le avessi ignorate. Magdi Cristiano resterà sempre il Magdi che
ha difeso dei valori inalienabili e inviolabili, con la sostanziale
differenza che oggi questi valori convivono in modo del tutto armonico
nel contesto della religione e della cultura cattolica. Ti ringrazio per
l’attenzione e la correttezza con cui hai seguito questa mia vicenda
personale di fede e di vita e ti comunico che con questo mio intervento
ritengo di aver detto tutto ciò che ho ritenuto opportuno che i nostri
lettori sapessero. Cordiali saluti e i miei migliori auguri di successo e
di ogni bene.
Magdi Cristiano Allam
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