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lunedì 5 giugno 2023

Se tu sapessi con quanto amore


Se tu sapessi con quanto amore


Se tu sapessi con quanto amore seguo i tuoi passi

Se tu sapessi con quanto amore

asciugo le tue lacrime

Se tu sapessi con quanto amore

ti prendo per mano affinché tu non cada

Se tu sapessi con quanto amore ti guardo

mentre annaspi nel caos della vita

e ogni istante, minuto, ora

della giornata ti sono accanto.


In ogni tuo respiro prende vita il mio battito d'ali

In ogni tuo sguardo prende vita il mio sorriso

Vorrei volare assieme a te,

e forse un giorno lo faremo

quando sarai consapevole della tua divinità

aprirai le ali e volerai felice

capirai cosa sono, e quanto ti amo.


Ora non volo ma cammino assieme a te

a fianco a te. Io sono il tuo angelo

quello della tua anima, del tuo cuore

quell'angelo che ogni mattina ti sveglia con un bacio

e ogni notte, apre le sue ali per riscaldarti il cuore.


Io sono il tuo angelo,

quello che mai ti abbandonerà

quell'angelo che aspetta solo un tuo... si...

per rivelarsi al tuo cuore.


Se tu sapessi con quanto amore guardo il tuo sguardo

che a volte è così triste e non ce la fa a vedere la luce.

Se tu sapessi con quanto amore stringo al tua mano

quando scrivi parole che non riesci a condividere

se tu sapessi con quanta gioia

mi stringo al tuo cuore quando regali un sorriso.

Se tu sapessi... che ti sono accanto sempre

in ogni stante e maggiormente nei momenti difficili.

Raccolgo i ricordi più belli che a volte tendi a dimenticare

raccolgo l'amore seppellito nel tuo cuore

e te lo ripropongo attraverso gli incontri casuali

attraverso il tuo stesso sguardo riflesso su di uno specchio.


Se solo sapessi quanto soffro insieme a te dell'amaro della vita

Vorrei accarezzarti con mani di carne...

ma lo sussurro a chi ti sta accanto...

vorrei dirti le parole più vere dell'amore,

ma lo suggerisco a chi ti regala una parola.

Vorrei vederti raccogliere tutto l'amore che semini

per sentirti soddisfatto della tua vita

ma come ogni cosa... il tempo lascerà crescere il frutto che tu stesso hai fatto nascere.


Gioisci perché attraverso le tue mani

io regalo l'amore a chi ha la fortuna di incontrarti.

Tu non lo sai forse ma io sono il tuo angelo...

quello che mai ti abbandonerà e che è qui solo per te e grazie a te può amare il mondo.


Dal libro "La scarpina di raso" di Paul Claudel

domenica 18 dicembre 2022

che vale la vita se non per essere data?

 Anna Vercors: 

“Ma la mia piccola Violaine 

è stata più saggia. 

Che fine della vita è vivere? 

forse che i figli di Dio 

resteranno con fermi piedi 

su questa miserabile terra? 

Non vivere, ma morire, 

e non disgrossar la croce, 

ma salirvi, e dare in letizia 

ciò che abbiamo. 

Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, 

la giovinezza eterna!...

Che vale il mondo rispetto alla vita? 

E che vale la vita 

se non per essere data? 

E perchè tormentasi 

quando è così semplice obbedire?”


Paul Claudel 

“L'annuncio a Maria”

martedì 16 aprile 2019

La conversione di Paul Claudel nella Cattredale di Notre - Dame

La conversione di Paul Claudel 
 nella Cattredale di Notre - Dame
***
Il 25 Dicembre 1886, Paul Claudel fu una di queste. Entrò ateo nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi e ne uscì cantando il Magnificat con la gioia esuberante di un bambino che ha appena ritrovato il babbo e la mamma.
Lui stesso racconta:
  • “Ecco come era il giovane infelice che il 25 Dicembre si recò a Notre-Dame di Parigi per assistere all’Ufficio di Natale. Cominciavo allora a scrivere e mi sembrava che nelle cerimonie cattoliche, considerate con superiore dilettantismo, avrei trovato uno stimolo opportuno e la materia per qualche esercizio decadente. In queste condizioni, urtando a gomitate la folla, assistetti alla Messa solenne con poco piacere. Poi, non avendo nient’altro di meglio da fare, tornai al pomeriggio per i Vespri. I bambini del Coro, vestiti di bianco, e gli alunni del Seminario Minore di Saint-Nicolas-du Chardonnet stavano cantando ciò che più tardi ho saputo essere il Magnificat.
  • L’evento centrale di tutta una vita
  • Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla.
  • Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando – come ho spesso fatto – di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: ‘Come sono felici le persone che credono!’ . Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama.
  • Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’”Adeste, fideles” […].
  • La stessa sera di quel memorabile giorno vissuto a Notre-Dame, dopo essere entrato a casa per vie piovose che mi sembravano del tutto estranee, presi una Bibbia protestante che un’amica tedesca aveva regalato a mia sorella Camilla e, per la prima volta, intesi l’accento della voce così dolce e così inflessibile che non ha più cessato di risuonare nel mio cuore.
  • Conoscevo la storia di Gesù solo per mezzo di Renan, fidandomi di questo impostore, mentre ignoravo persino che Egli si era detto “Figlio di Dio”. Ogni parola, ogni linea smentiva, con maestosa semplicità, le impudenti affermazioni dell’apostata [Renan] e mi spalancavano gli occhi. È vero – lo confesso con il Centurione romano -, che Gesù era il Figlio di Dio. Era a me, Paul, che egli si rivolgeva e mi prometteva il suo amore. Ma, nello stesso tempo, se non lo seguivo, mi lasciava la dannazione come unica alternativa. Ah, non avevo bisogno che mi si spiegasse che cosa era l’Inferno: vi avevo trascorso la mia stagione. Quelle poche ore mi erano bastate per farmi capire che l’Inferno è dovunque non c’è Cristo. Che me ne importava del resto del mondo, davanti a quest’Essere nuovo e prodigioso che mi si era svelato?”.

LA VERGINE A MEZZOGIORNO. 
IN PREGHIERA A NOTRE DAME.

È mezzogiorno. Vedo la chiesa aperta. Bisogna entrare. / Madre di Gesù Cristo, non vengo a pregare. //Non ho niente da offrire e niente da domandare. / Io vengo soltanto, Madre, per guardarvi. // Guardarvi, piangere di felicità, dire questo, / che io sono vostro figlio e che voi siete là. // Solo per un momento mentre tutto si ferma. / Mezzogiorno! / Essere con voi, Maria, in questo luogo dove voi siete. // Non dire nulla, guardare il vostro viso, / lasciar cantare il cuore nella sua propria lingua. // Non dire nulla, ma soltanto cantare perché si ha il cuore troppo pieno / come il merlo che segue la sua idea in queste specie di distici improvvisi. // Perché voi siete bella, perché voi siete Immacolata, / la donna nella grazia infine restituita, // la creatura nella sua gioia e nella sua fioritura finale / tale come è nata da Dio nel mattino, dal suo splendore originale. // Intatta ineffabilmente perché voi siete la Madre di Gesù Cristo, / che è la verità nelle vostre braccia, e la sola speranza e il solo frutto, // perché voi siete la donna, l’Eden dell’antica tenerezza dimenticata, / il cui sguardo scova il cuore al’improvviso e fa sgorgare le lacrime accumulate, / perché voi mi avete salvato, perché voi avete salvato la Francia, / perché anche lei, come me, per voi fu quella cosa a cui si pensa, // perché nell’ora in cui tutto cedeva, è allora che voi siete intervenuta, / perché voi avete salvato la Francia una volta di più, // perché è Mezzogiorno, perché siamo in questo giorno d’oggi / perché voi siete là per sempre, semplicemente perché voi siete Maria, semplicemente perché voi esistete, / Madre di Gesù Cristo, siate ringraziata.

"Ho avuto all'improvviso il sentimento straziante dell'innocenza, l'eterna infanzia di Dio, una rivelazione ineffabile" Così si converte a Cristo Paul Claudel, poeta francese nel Natale del 1886 dinanzi alla statua della Vergine del pilastro di Notre Dame.

lunedì 21 aprile 2014

è venuto a riempirla della Sua presenza»


***
«Dio non è venuto a spiegare la sofferenza,
è venuto a riempirla della Sua presenza»
.

Paul Claudel

giovedì 12 dicembre 2013

***
Parla di Cristo solo quando ti viene chiesto; ma vivi in modo tale che ti si chieda di Cristo!
Paul Claudel

domenica 28 luglio 2013

La chiave di un uomo si trova negli altri:

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La chiave di un uomo si trova negli altri: è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi.
Paul Claudel(memorie improvvisate 1954)

 Forse l'amore è il processo con cui ti conducono dolcemente a te stesso
Saint Exùpéry

martedì 25 dicembre 2012

Dio non è venuto a spiegare la sofferenza.

 ***
“Dio non è venuto a spiegare la sofferenza. E’ venuto a riempirla della Sua presenza”
 (Paul Claudel)

sabato 6 ottobre 2012

Ogni giorno "scegliamo" tra Elisabetta e Anna


CLAUDEL/
 Ogni giorno "scegliamo" tra Elisabetta e Anna
***
CLAUDEL/ Ogni giorno "scegliamo" tra Elisabetta e Anna
Giovanni Fighera
sabato 6 ottobre 2012
Cent’anni fa, nel 1912, esce nella sua forma definitiva L’annuncio a Maria di Paul Claudel, opera teatrale che l’autore iniziò già nel 1892 e riprese prima nel 1901 e poi nel 1910. Nel dramma il sacrificio della croce è rappresentato con una tale forza attraverso la vivacità dei protagonisti che sembra quasi disturbare la coscienza, il perbenismo, il moralismo e il razionalismo che pervadono l’uomo benpensante di oggi, che tende a misurare anche l’amore immaginandosi la forma che esso debba assumere.
Ambientato vicino al monastero di Montevergine verso la fine del Medioevo, il dramma risplende della luce da cui sono illuminati i tre personaggi principali: Anna Vercors, Pietro di Craon e Violaine.
Anna Vercors è sposato con Elisabetta ed è padre di due giovani donne, Mara e Violaine. Ha dedicato tutta la vita al lavoro dei campi, ha faticato e guadagnato, cosciente del debito di gratitudine verso il Signore che fa tutte le cose. Così, riserva le decime per mantenere il convento vicino. Proprio per la percezione della sovrabbondanza di grazia che ha investito la sua vita, decide di partire per la Terrasanta per pregare sopra il Santo Sepolcro per l’unità del suo popolo e dei cristiani, offrendo così le sue azioni per il bene di tutti. Affida la sua vita al Mistero, ben cosciente che potrebbe non ritornare più dal pellegrinaggio. Alla partenza affida Violaine a Giacomo di Hury perché la sposi.
Pietro di Craon è l’architetto costruttore di cattedrali per la comunità, ha votato tutto se stesso all’Ideale. Preso da un momento di debolezza, tentato dalla bellezza di Violaine, ha provato a violentarla, ma la giovane si è opposta con successo. Da quel momento vivrà dedito alla sua opera, soffrendo per il grave  peccato e staccandosi per sempre dai piaceri della carne. Si ammalerà di lebbra.
Violaine è la giovane che vive con entusiasmo la vita, felice di aderire al Mistero così come Esso si rivela. Incontrando colui che ha tentato di violarla tempo addietro, vedendolo lebbroso, mossa da misericordia, lo abbraccia e lo bacia castamente. Gli dice: «Perdonatemi perché son troppo felice! perché quegli ch’io amo, mi ama, e di lui son certa... E perché Dio mi ha creata per essere felice e non per il male e non per la pena». Il bacio porta, però, le sue conseguenze, perché Violaine si ammalerà di lebbra.
Mara, invidiosa e segretamente innamorata del fidanzato della sorella, cerca di ostacolare il matrimonio in tutti i modi: dapprima di fronte alla madre minaccia il suicidio se lei non si opporrà alle nozze; poi, racconta a Giacomo del bacio che Violaine ha dato a Pietro di Craon, il lebbroso. In principio, Giacomo non le crede. Poi, parla con la futura sposa che gli proclama il suo amore. Violaine, però, non ha più l’anello di fidanzamento (avendolo regalato per pietà a Pietro di Craon) e  ha contratto la lebbra. Così il fidanzato dà credito alle parole di Mara e considera l’amata una reproba nonostante la sua attestazione di fedeltà. Rotto il fidanzamento, Violaine parte per il lebbrosario confessando, nonostante tutto, alla madre: «Ah, mamma, come è bella la vita e come sono felice!». trascorrono alcuni anni. Mara e Giacomo si sono sposati, mentre Violaine è ancora al lebbrosario. Un giorno Mara si reca a trovare la sorella. Non è una visita dettata dall’amore e dalla pietà, ma dall’urgenza di aiuto: la bimba nata dal matrimonio è, infatti, morta e la madre chiede il miracolo  a Violaine, che, pur cieca per la malattia, continua a lodare il Signore. Nel dialogo Mara scopre l’innocenza della sorella (che non ha peccato baciando Pietro di Craon, ma ha voluto essere strumento dell’infinita misericordia di Dio verso un’anima sofferente). Così, le chiede di portare su di sé anche il proprio dolore per la perdita della figlia. Pregano tutta notte. La piccola riprende vita e i suoi occhi si fanno del tutto uguali a quelli azzurri di Violaine. D’ora innanzi Giacomo rivedrà negli occhi della figlia quelli dell’amata che non ha mai scordato. Rinasce, così, la gelosia di Mara, che questa volta decide di uccidere la rivale. Violaine viene trovata interrata nella cava di Pietro di Craon. Morente, viene portata a Giacomo. Toccante è l’ultimo colloquio. La donna confessa il proprio amore e la propria fedeltà, attesta di non aver mai peccato con Pietro, ma di averlo baciato perché lui era tanto triste e lei era tanto felice. È convinta che, se anni addietro Giacomo avesse creduto in lei, forse lei sarebbe guarita. Violaine benedice chi l’ha uccisa, racconta l’agguato nella cava e rivela all’uomo il miracolo che Dio ha compiuto su sua figlia. Le sue ultime parole sono: «Com’è bello vivere! […] Come è immensa la gloria di Dio!». 
Mara confessa l’omicidio. Nelle sue parole si evidenzia tutta la distanza tra lei e Violaine: «Io onoro Dio. Ma resti dov’è. È tanto corta la nostra povera vita». Violaine ha, invece, sempre concepito Dio come volto buono del Mistero che bussa alla nostra porta nelle circostanze e negli incontri della giornata: Dio non è da una parte e la vita dall’altra.
Inaspettatamente Anna Vercors ritorna dalla Terrasanta trovando morte la moglie Elisabetta e la figlia Violaine. In queste parole c’è tutta la certezza della sua salda fede: «Ho voluto abbracciare il Sepolcro vuoto, e metter mano nella buca della Croce. Ma la mia piccola Violaine è stata più saggia. Forse che fine della vita è vivere? Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi, e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna... Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per esser data? E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?». E rivolto alla figlia morta osa dire: «Non t’ho perduta, Violaine! Bella sei,  piccola mia! Bella la fidanzata il giorno delle nozze quando al padre si mostra nella magnifica veste, con deliziosa confusione. Vai innanzi, Violaine, bambina mia; io ti seguirò. Ma volgi ogni tanto il tuo viso, perché io veda i tuoi occhi. Violaine! Elisabetta! presto sarò ancora con voi!».  Con lo sguardo già spalancato sull’eternità attesta: «Benedetta sia la morte nella quale tutte le domande del Pater si compiono».
La radice di Anna Vercors è il «sì» di Maria all’Angelo, che scaturisce da una gratitudine per il Mistero buono. Elisabetta, invece, non si percepisce dipendente dal Mistero ed è, così, succube delle circostanze e dei comandi altrui (evidente la sua subordinazione al progetto della figlia Mara di sposare Giacomo). Tutti i giorni, ogni istante, possiamo scegliere tra queste due posizioni esistenziali.
Nella scena conclusiva del dramma, Pietro di Craon esclama: «Benedetto sia il Signore, che ha fatto di me un padre di chiese. E mi ha dato il discernimento e il senso delle tre dimensioni, e come lebbroso mi ha interdetto e liberato da ogni cura temporale, perché dalla terra di Francia suscitassi i templi della preghiera». Egli sa vedere l’azione benefica di Dio anche nella malattia e nella sofferenza: anzi, proprio non censurandole, ma affrontandole con una domanda sulla vita, Pietro ha scoperto e seguito la sua vocazione, ha individuato il suo compito.
Che bella la vita quando si scopre il proprio rapporto con la totalità, quando si offre il proprio lavoro al bene di tutti! La vita diventa allora compito necessario e lieto, assunzione di responsabilità, cura e dedizione per l’altro. La metafora dell’architettura testimonia in maniera potente ed efficace la nostra presenza e il nostro compito all’interno del mondo: noi tutti possiamo essere pietre di costruzione, oppure inutili.

sabato 4 agosto 2012

Quella sera di Natale del 1886

Quella sera di Natale del 1886

***

di MARIA DI LORENZO
C’è una cosa, Dio supre­mo, che Tu non puoi fare. / Ed è di impedire che io Ti ami”. L’amore radicale, oseremmo dire bruciante, che il poeta nutre nei confronti di Dio è espresso da due versi fulminanti in cui la supplica si fa assoluta. Paul Claudel nella primavera del 1900, all’età di 32 anni, si era presentato all’abbazia benedettina di Solesmes, e qualche mese più tardi a quella di Ligugé per un ritiro. Ma aveva compreso di non essere fatto per la vita monastica. “Fu un momento molto crudele nella mia vita”, scrive a Louis Massignon nove anni dopo. “Benché non sia piaciuto a Dio di farmi uno dei suoi preti, amo profondamente le anime”, dirà ad André Gide con cui, insieme a Jacques Rivière, fonderà La Nouvelle Revue française (1909).
Da questo momento Claudel decide di praticare la letteratura come una sorta di sacerdozio. Sente che è questa la sua missione. E per guadagnare le anime a Dio mette in scena le questioni morali e spirituali proprie del cattolicesimo testimoniando i piani divini attraverso le realtà terrestri. A tutt’oggi è riconosciuto come uno dei massimi autori francesi del Novecento e le sue opere teatrali sono ancora rappresentate con successo in tutto il mondo.
Era nato a Villeneuve-sur-Fère il 6 agosto 1868 – giorno della Trasfigurazione, come lui stesso noterà anni più tardi -, e alla nascita viene consacrato alla S. Vergine, come primo maschio. A Villeneuve resta solo due anni, poiché il padre, che era conservatore delle ipoteche, è costretto dal suo lavoro a continui trasferimenti, finché nel 1882, a 13 anni, si trasferisce a Parigi con la madre e le sorelle. Al liceo ‘Louis Le Grand’ è un allievo molto brillante: legge Baudelaire, scopre con passione Goethe, ma è verso il poeta Arthur Rimbaud che sente di avere una sorta di “filiazione spirituale”, forse perché percepisce nel precoce genio letterario, sotto le apparenze di una vita da maudit, la sua stessa sete bruciante di assoluto.
Anche Paul è un ribelle. Tutto gli dà noia. Tutto in quei primi anni giovanili, imbevuto di idee positiviste, gli risulta intollerabile, la morte come la vita, la solitudine e la compagnia. Comincia a cercare delle risposte che sazino la sua fame esistenziale. Simpatizza con il movimento anarchico del suo tempo e inizia a frequentare i “martedì letterari” di Mallarmé. Dai quattordici ai vent’anni vive il tempo difficile della crisi adolescenziale. Chi sono io?”, si chiede il giovanissimo Paul, e non sa trovare risposta. In questo periodo, abbandonate le pratiche religiose dell’infanzia, non ha punti fermi nella sua vita. E’ introverso e solitario. Nessuno, in famiglia come nella cerchia di amici, sospetta la crisi profonda in cui è immerso.
Legge molto, ma confusamente: i romanzi di Hugo, di Zola, “La vie de Jésus” di Renan. Al liceo ‘Louis Le Grand’ imperversa la moda del positivismo materialista di Taine e di Renan che invece di placare acuisce la sua inquietudine interiore. Del mondo ha una visione tanto cupa e disperata che non ha il coraggio di comunicare ad anima viva. La prima luce gli viene dalla lettura dei versi di Rimbaud, poi accadrà quello che sarà l’evento decisivo della sua vita. A diciotto anni, la sera di Natale del 1886, Paul va ad ascoltare i Vespri a Notre-Dame e lì avviene il “giro di boa”, una conversione così potente, che imprimerà un segno fortissimo non solo alla sua anima ma finirà per avvolgere e racchiudere tutta la sua esperienza letteraria. Colpito dal canto del Magnificat durante la funzione dei Vespri, egli avverte il sentimento vivo della presenza di Dio. “In un istante – scrive – il mio cuore fu toccato e io credetti”. Claudel in quell’istante si è sentito chiamato inequivocabilmente alla scrittura. Si può dire che solo ora comincia la sua attività letteraria, che non sarà mai disgiunta dal suo percorso di fede ma costituirà un tutt’uno con esso, divenendone per questo strumento di conoscenza e di espressione artistica.
Tre anni dopo pubblica l’opera teatrale “Testa d’oro”. “Certamente – gli dirà Mallarmé – il teatro è in lei”. Ma Paul in quegli anni decide di impegnarsi soprattutto nel diritto e nelle scienze politiche; superato un concorso comincia a lavorare presso il ministero degli affari esteri. Viene nominato viceconsole e mandato a New York, successivamente a Boston (1893). Lì stabilisce quella che sarà la sua regola di vita: sveglia ogni mattina alle 6 per pregare o recarsi a Messa; lavori personali fino alle 10, il resto del tempo dedicato alla diplomazia. Scrive due nuove pièces, “La città” e “Lo scambio”, in cui esprime la sua scoperta della città e della società del profitto. Sente di aver trovato nel poema e soprattutto nel teatro la sua personale forma espressiva. Il suo stile è impetuoso, passionale, quasi violento, a tratti impenetrabile. Pensiamo per esempio al primo abbozzo del dramma “La giovane Violaine” che nasce da una antitesi potente, e irrisolta, tra cielo e terra, tra l’attaccamento profondo alle cose del mondo e il desiderio ineludibile di Dio, che nessuna brama terrena, appagata o no, può mai riuscire a saziare.
A 27 anni s’imbarca per la Cina. Su consiglio del suo confessore, porta con sé le due “summe” di Tommaso d’Aquino, che leggerà per cinque anni. Qui scrive la prima parte di “Conoscenza dell’Est”, la sua prima opera in prosa, che i contemporanei definiscono come il massimo traguardo raggiunto dalla lingua francese.
Nel 1909 lascia la Cina per andare a Praga: qui termina “L’Annonce faite à Marie”, una delle più belle pièce teatrali di tutti i tempi, che sarà rappresentato per la prima volta al Théátre de l’Oeuvre di Parigi nel 1912, ricevendo un’accoglienza trionfale da un pubblico costituito soprattutto di giovani. La pièce s’incentra su un tema particolarmente caro a Claudel: ogni essere umano vive nel mondo per volontà di Dio che ha affidato a ciascuno una missione specifica sulla terra. E’ un compito unico che ciascuno ha per sé, diverso da tutti gli altri, ma che concorre alla fine all’armonia di tutto il creato. Lo stesso titolo dell’opera ne spiega la portata: l’annuncio dell’angelo a Maria Vergine fu il segno concreto della volontà divina che chiamava la giovane ad una missione nel mondo che avrebbe non solo sconvolto la sua vita ma cambiato radicalmente le sorti dell’intera umanità. E’ stato il manifestarsi, limpido e concreto, di una vocazione. L’Annuncio di Claudel parte da questo dato per porre in luce l’errore che può compiere l’essere umano di fronte a questo, ritenendo che la propria vocazione dipenda in ultima analisi esclusivamente da se stessi.
Dopo la cessazione dall’attività diplomatica avvenuta nel 1935, Claudel si ritira nel suo castello di Brangues per dedicarsi intensamente all’esplorazione dei segreti e dei misteri di quella che per lui è la fonte di ogni poesia e di ogni grazia, la Bibbia, scrivendo numerosi commenti alla Sacra Scrittura: “L’Introduction au Livre de Ruth” (1937), “Un poète regarde la Croix” (1938), “Le Cantique des Cantiques” (1948-1954), “L’Apocalypse” (1952), solo per citare i più noti.
Per il teatro realizza altre pièces, come “La crisi meridiana”, “La scarpina di raso” e l’oratorio drammatico “Il libro di Cristoforo Colombo”. Ma rimane “L’Annuncio a Maria” l’opera che Claudel amava di più. Quando, nel 1955, venne rappresentata alla Comédie-Française, si organizzò la replica nel suo appartamento. La prima ebbe luogo il 17 febbraio, di fronte al presidente della Repubblica. Ma solo cinque giorni più tardi il cuore di Paul Claudel cedette. Morì infatti il 23 febbraio 1955, poco dopo aver ricevuto la comunione. Le ultime parole che il figlio maggiore intese dalla sua bocca furono: “Non ho paura”.
(c) Maria Di Lorenzo – all rights reserved

sabato 11 febbraio 2012

Claudel

La verità
***
“La verità non ha nulla a che vedere con il numero di persone che essa persuade”
(P. Claudel)

Postato da: giacabi a 07:19 | link | commenti
verità, claudel

domenica, 22 agosto 2010
 Preghiera
***

Gesù ha piantato la croce sulla terra, ma Pietro la radica in cielo, solidamente attaccato mediante le verità eterne. Gesù pende con tutto il suo peso verso la terra come un frutto sul ramo. Ma Pietro è crocefisso come su un’ancora sprofondato nell’abisso e nella vertigine. Rovesciato, guarda quel cielo di cui ha le chiavi, il regno che riposa su Cefa. Vede Dio, e il sangue dai piedi gli cade a goccia a goccia sul volto.
Per suo fratello Paolo ormai è finita: l’ha preceduto come l’epistola precede il Vangelo, e sta al suo fianco. I loro corpi sono una grande pietra, l’uno accanto all’altro, attendono il creatore. Roma beata, fondata per la seconda volta su tali fondatori!…
Agnello di Dio che hai promesso il tuo regno ai violenti, accogli il tuo servo Paolo che ti porta dieci talenti, cinque che tu gli hai affidato e gli altri guadagnati da lui. Tu sei un padrone esigente, austero con chi ti ama, tuttavia donagli il suo Dio poiché egli non ti ha donato a metà il suo povero cuore! Padre Abramo, estingui la sete di questo folgorato!

(P. Claudel).

Postato da: giacabi a 17:35 | link | commenti
claudel

mercoledì, 30 dicembre 2009

L'anno vecchio è finito.
C'è un grande anno nuovo davanti a noi
***

Gli asinelli che trottano con colpi secchi sulla strada e i vicini che litigano.
Il pacchetto portato un momento fa è un'elemosina.
La capra ha aperto con una testata la porta e guarda attentamente con il suo occhio giallo.
Ma non c'è nulla da vedere, a parte questa donna che lavora a maglia,
nulla da vedere, a parte questo bel bambino, che dorme tranquillamente sul dorso.
Non c'è nulla da vedere, a parte Giuseppe e Maria e questo bambino tutto nuovo.
Fa cinque in tutto il mondo, se si conta l'asino e il bue.
L'anno vecchio è finito. C'è un grande anno nuovo davanti a noi.
Nevica e poi ecco d'un tratto un raggio di sole.
Uno di quegli strani soli di gennaio
su questo piccolo Gesù.
Sospira, si risveglia e poi si rimette a dormire.
Dorme, ma ben presto si dovrà svegliarlo.
Otto giorni e qualcuno è già lì a reclamare il sangue del nostro Signore.

P. CLAUDEL

Postato da: giacabi a 09:47 | link | commenti
claudel

martedì, 27 ottobre 2009
***

Quando avrai detto si a Dio e lo avrai nel cuore, possederai l'ospite che non ti darà più riposo.
Paul Claudel

Postato da: giacabi a 16:42 | link | commenti
claudel

domenica, 20 settembre 2009

 ***

Si parla di sacrificio, eppure ogni scelta è come un movimento quasi impercettibile, come si fa con la mano. Soltanto il male in realtà è faticoso, poichè si oppone all'essere, rifiuta queste grandi forze continue che ci attorniano e si vincolano.
Paul Claudel, La scarpina di raso

Postato da: giacabi a 00:34 | link | commenti
claudel

lunedì, 23 febbraio 2009
La solitudine sulla terra
***

“L'Onnipotente è vinto. Egli non può! Ha creato cielo e terra e non può vincere questa semplice creatura che rifiuta! Questo fanciullo, non vi è speranza, non lo conquisterà mai. Quella scintilla di Se Stesso nell'intimo del ribelle, non la riprenderà più. Non Lo vogliono. Mostra agli uomini l'inferno, e gli uomini ridono. Una minaccia vecchia. Indica agli uomini il cielo e la terra, e gli uomini non vogliono. Lui Stesso scende sulla terra, Lui Stesso si offre, si cinge i fianchi, si prosterna ai nostri piedi, li prende, li bacia, li bagna con le sue lacrime. Gli uomini lo respingono con orrore, con odio, con ironia, o lo respingono - ed è, questa, la peggiore offesa con annoiata sufficienza, sbadigliando, con esasperata mollezza. Non pensano valga neppure la pena di discutere. «Ma via! Quando la smetterà! Ne abbiamo abbastanza di queste storie! Basta! Che ci lasci in pace! »E ora il Figlio di Dio è sulla croce. Affronta la prova suprema, e da ogni parte viene attaccato: ed Egli si strazia, il costato si fende, il cuore è allo scoperto e pare quasi che sgorghi dal petto. Ma sul viso dello spettatore, un viso che noi conosciamo, appare appena una smorfia di disgusto. «Che ora è?»

Paul Claudel

da: http://www.jesuschrist.it/

Postato da: giacabi a 14:56 | link | commenti
gesù, claudel

domenica, 21 dicembre 2008
L’orgoglio
***

E’ più facile rinunciare alla propria gioia che al proprio orgoglio
P. Claudel

Postato da: giacabi a 20:57 | link | commenti
claudel

martedì, 09 dicembre 2008
La Vergine a mezzogiorno
 ***
   “Madre di Gesù Cristo, io non vengo a pregare:
non ho nulla da offrire.
Vengo solo, oggi, a guardarti.
Guardarti e piangere di gioia,
sapendo che io sono tuo figlio
e che tu sei qui vicina a me.
Essere insieme a Te, Maria, qui dove sei tu.
Non dire nulla, cantare,
solo perché il cuore è troppo pieno.
Perché sei bella, sei immacolata,
la donna restituita alla Grazia.
Sei la creatura nella sua prima felicità,
cosi come è uscita da Dio
nel mattino del suo originale splendore.
Ineffabilmente intatta,
perché tu sei la Madre di Gesù Cristo,
che è la verità tra le tue braccia,
la sola speranza, il solo frutto.
Perché tu sei la Donna,
l'Eden dell'antica tenerezza dimenticata
il cui sguardo va diritto al cuore
e fa sgorgare lacrime accumulate.
Semplicemente perché tu esisti,
o Madre di Gesù Cristo,
sii ringraziata”
(Paul Claudel).

grazie ad: anna vercors

Postato da: giacabi a 19:48 | link | commenti
maria, claudel

lunedì, 16 giugno 2008
La santità
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“Una pietra occorre per la base, una diversa per il sommo […] Non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro d’opera che l’ha scelta. […] Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare un lebbroso sulla bocca, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto o di salire più in alto
 Paul  Claudel: L’Annuncio a Maria

Postato da: giacabi a 20:04 | link | commenti
santi, claudel

mercoledì, 23 aprile 2008
Il fine della vita
***
«Forse che il fine della vita è vivere? Non vivere, ma morire e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!... E che vale la vita se non per essere data?»
 Paul Claudel da: L’annuncio a Maria

Postato da: giacabi a 21:47 | link | commenti
claudel

Signore, non è così facile sfuggirTi
***
« Signore, non è così facile sfuggirTi e s'egli non viene a Te attraverso ciò che è chiaro, giunga a Te per quello che è oscuro; e se non viene a Te attraverso ciò che è diretto, giunga a Te per quello che è indiretto, e attraverso ciò che è semplice;
Attraverso ciò che è in lui numeroso, e laborioso e confuso,
E se desidera il male, sia un male tale che possa essere compatibile solo col bene,
E se desidera il disordine, un tal disordine che implichi la scossa e il crollo delle muraglie che gli sbarravano la salvezza,
Questo dico a lui e a codesta moltitudine ch'è con lui che egli coinvolge oscuramente.
Poiché egli è di quelli che possono salvarsi solo salvando tutta la massa che prende a loro forma dietro di loro.
E già Tu gli avevi insegnato il desiderio ma egli non sa ancora nulla di ciò che è essere desiderato»
Paul Claudel   da : La scarpina di raso

Postato da: giacabi a 20:30 | link | commenti
claudel

martedì, 08 gennaio 2008

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 E certo noi amiamo Gesù Cristo,
ma niente al mondo ci farà amare la morale.
Paul Claudel

Postato da: giacabi a 15:05 | link | commenti
gesù, claudel

lunedì, 03 dicembre 2007
Contagio
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«Il cristiano, più che persuasivo, dovrebbe

essere contagioso.»


(Claudel)





Postato da: giacabi a 16:22 | link | commenti
cristianesimo, claudel

sabato, 22 settembre 2007
La solitudine sulla terra.
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L'Onnipotente è vinto.
Egli non può! Ha creato cielo e terra e non può vincere questa semplice creatura che rifiuta! Questo fanciullo, non vi è speranza, non lo conquisterà mai. Quella scintilla di Se Stesso nell'intimo del ribelle, non la riprenderà più. Non Lo vogliono. Mostra agli uomini l'inferno, e gli uomini ridono. Una minaccia vecchia. Indica agli uomini il cielo e la terra, e gli uomini non vogliono. Lui Stesso scende sulla terra, Lui Stesso si offre, si cinge i fianchi, si prosterna ai nostri piedi, li prende, li bacia, li bagna con le sue lacrime. Gli uomini lo respingono con orrore, con odio, con ironia, o lo respingono - ed è, questa, la peggiore offesa con annoiata sufficienza, sbadigliando, con esasperata mollezza. Non pensano valga neppure la pena di discutere. «Ma via! Quando la smetterà! Ne abbiamo abbastanza di queste storie! Basta! Che ci lasci in pace! »E ora il Figlio di Dio è sulla croce. Affronta la prova suprema, e da ogni parte viene attaccato: ed Egli si strazia, il costato si fende, il cuore è allo scoperto e pare quasi che sgorghi dal petto. Ma sul viso dello spettatore, un viso che noi conosciamo, appare appena una smorfia di disgusto. «Che ora è?»  Paul Claudel

Postato da: giacabi a 22:23 | link | commenti
solitudine, claudel

mercoledì, 05 settembre 2007
Signore, non è così facile sfuggirTi
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« Signore, non è così facile sfuggirTi
 e s'egli non viene a Te attraverso ciò che è chiaro,
giunga a Te per quello che è oscuro;
e se non viene a Te attraverso ciò che è diretto,
 giunga a Te per quello che è indiretto,
e attraverso ciò che è semplice;
Attraverso ciò che è in lui numeroso, e laborioso e confuso
E se desidera il male,
sia un male tale che possa essere compatibile solo col bene,
  E se desidera il disordine,
 un tal disordine che implichi la scossa
e il crollo delle muraglie che gli sbarravano la salvezza,
Questo dico a lui e a codesta moltitudine ch'è con lui che egli coinvolge oscuramente.
Poiché egli è di quelli che possono salvarsi
 solo salvando tutta la massa che prende a loro forma dietro di loro.
E già Tu gli avevi insegnato il desiderio
ma egli non sa ancora nulla di ciò che è essere desiderato».
P. Claudel   La scarpina di raso

Postato da: giacabi a 21:20 | link | commenti
preghiere, gesù, claudel

martedì, 07 agosto 2007
I sensi
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I sensi che Dio ha creato non sono dei vili accoliti, ma  sono nostri servitori che percorrono l’intero mondo, fino a quando non trovano la Bellezza”.
Paul Claudel

Postato da: giacabi a 21:24 | link | commenti
bellezza, claudel

giovedì, 02 agosto 2007
IL FINE DELLA VITA
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Forse che fine della vita è vivere?
Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra?
Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi e dare in letizia ciò che abbiamo.
Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!
Paul  Claudel: L’Annuncio a Maria