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venerdì 25 luglio 2025

l’ateismo

l’ateismo

Molto spesso si considera l’ateismo una posizione di puro rigore logico, di severa coerenza razionale. È una convinzione diffusa: pensare che la scelta di non credere sia la conseguenza inevitabile di un’analisi fredda e oggettiva dei fatti. 


Eppure, ciò che molti ignorano è che la logica applicata al solo piano immanente, a ciò che è misurabile e tangibile, possiede un limite intrinseco.


L’ateo, quando pretende di negare l’esistenza di Dio richiamandosi esclusivamente a questo tipo di ragionamento, cade in ciò che definisco l’Antinomia dell’Ateismo: la contraddizione di voler dimostrare l’inesistenza di un Principio trascendente con strumenti che, per loro stessa natura, non possono varcare i confini del mondo materiale.


Non significa che l’ateismo sia un errore assoluto: significa che la questione della fede non si esaurisce nel rigore logico. È un tema che chiede un pensiero più ampio, capace di riconoscere le limitazioni della ragione umana di fronte al mistero dell’esistenza.


Nelle stories vi invito a riflettere insieme su questa contraddizione e sul perché la scienza autentica non teme il confronto con la dimensione del Trascendente.

#antoninozichichi 

lunedì 21 giugno 2021

L’ateo Onfray: «Mi batto per la civiltà cristiana contro la nuova barbarie»

 

L’ateo Onfray: «Mi batto per la civiltà cristiana contro la nuova barbarie»

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Nel suo ultimo libro, “L’arte di essere francese”, il filosofo si scaglia contro la nuova epoca transumanista: «Hugo verrebbe chiamato populista, Cartesio dimenticato, Voltaire messo all’indice»

Il filosofo Michel Onfray

Ateo, anticlericale, edonista, Michel Onfray ha pubblicato un nuovo libro, L’arte di essere francese, nel quale afferma di riconoscersi nelle «radici cristiane» della Francia, sostenendo la necessità di difenderle. Il suo non è certo un libro apologetico, quanto l’ultimo atto d’orgoglio di un intellettuale sul Titanic «nel momento in cui il capitano ha annunciato che la nave affonderà. Gridare non serve a nulla, l’unica cosa che resta è affondare con eleganza. Ora che la nave comincia a sprofondare, voglio morire vivendo», afferma in un bella intervista a Le Figaro.

La denuncia del postumanesimo

La nave che affonda è, appunto, quella della civiltà giudaico-cristiana, con la sua storia gloriosa e la sua tradizione intellettuale di primo piano (Montaigne, Cartesio, Rabelais , Voltaire, Marivaux, Hugo). I flutti che la stanno affondando sono quelli di una nuova civiltà «postumanista», dalla quale Onfray prende le distanze pur ammettendone l’ineluttabilità. Una nuova civiltà «che nessuna etica o morale potrà fermare», fatta di «intelligenza artificiale che crea chimere uomo-animale, che commercializza la vita (riferimento alla legge di bioetica di prossima approvazione in Francia, ndr), fondata sull’ideologia “woke” e che costituisce una barbarie». Una barbarie, per Onfray, inevitabile e alle porte.

Davanti a questo nuovo paradigma, «ovviamente rimpiango la civiltà giudaico-cristiana e per il momento mi batto per essa». Anche perché nella nuova era postumana non ci sarà più posto per Rabelais, che amava raccontare l’uomo nella sua carnalità, mentre oggi viene esaltato «un corpo senza carne, senza grasso, senza colesterolo, senza trigliceridi, senza zucchero, senza sesso, senza sangue, senza tabacco – ma con l’hashish e la cocainaRabelais magnificava il corpo naturato, mentre quest’epoca lavora per l’avvento di un corpo denaturato».

Morta la ragione, restano le opinioni

Non ha futuro neanche Cartesio, con la sua «priorità data alla ragione per costruire una verità, mentre la nostra epoca privilegia le emozioni, i sentimenti per produrre opinioni spacciate come grandi verità», continua il filosofo. Nell’epoca del #MeToo, Marivaux «sarebbe denunciato come maiale e violentatore, esposto alla vendetta popolare». Hugo «passerebbe invece per sovranista, populista, demagogo e nazionalista. Voltaire sarebbe chiuso in una Bastiglia digitale, crocifisso sui social. Le sue opere, piene di antisemitismo, misoginia, fallocrazia, omofobia e islamofobia, sarebbero virtualmente bruciate. Nessuno pubblicherebbe oggi un solo rigo di ciò che ha scritto».

Ed è proprio perché, nel suo impareggiabile quanto insincero pessimismo, ritiene che la civiltà sia ormai destinata ad affondare per fare spazio a una «nuova barbarie» che Onfray scrive il suo L’arte di essere francese. Perché «coloro che vivranno più di me questo crollo dantesco della nostra civiltà dispongano almeno di un utile cordiale». Ma anche offrire un cordiale all’uomo contemporaneo, in fondo, è un atto “controrivoluzionario” di speranza e di resistenza.

sabato 5 giugno 2021

La grandezza di Cristo

 Immaginate che uno di questi giorni un intellettuale come Paolo Flores d’Arcais o Piergiorgio Odifreddi o Giulio Giorello o addirittura Eugenio Scalfari annunciasse di aver finora sbagliato strada e di essersi convertito.


In Italia (che è la patria del partito preso) sembra quasi impossibile. In America non lo è affatto.


E’ accaduto in questi ultimi anni – per fare un esempio – col filosofo Antony Flew che era il massimo esponente dell’ateismo filosofico nel mondo (con tutto il rispetto, immensamente più autorevole di tutti gli intellettuali italici citati all’inizio).


Perché e come questo grande pensatore è arrivato a bocciare tutto quello che aveva scritto a favore dell’ateismo e ad argomentare la sua raggiunta certezza razionale dell’esistenza di Dio lo si può leggere nel suo formidabile libro, “There is a God”.


All’origine della sua conversione – come ha spiegato – c’è stata la decisione che prese da giovane in base al principio socratico: “seguire l’evidenza ovunque essa possa condurre”.


Ebbene, l’evidenza – soprattutto quella scientifica, attraverso Einstein – lo ha condotto a Dio.


Questo filosofo dimostra una totale libertà dai preconcetti, dal partito preso e una passione per la ricerca della verità che difficilmente si trovano nel nostro establishment intellettuale.


In questi giorni negli Stati Uniti è accaduto un altro caso che ha fatto impressione (e che è stato riferito nei dettagli dall’agenzia Zenit di cui qui mi avvalgo).


Stavolta la protagonista è una giovane intellettuale, una filosofa di Yale, Leah Libresco, collaboratrice dell’Huffington Post e popolare punto di riferimento del “Patheos Atheist Portal”.


Ebbene adesso questo blog “ateista”, seguito da migliaia di persone, ha cambiato nome ed è diventato “Patheos Catholic channel”.


La clamorosa conversione è stata annunciata dalla stessa Leah il 18 giugno scorso e ha scatenato milioni di commenti.


Delusi e contrariati i suoi sostenitori. Entusiasti i credenti – un tempo suoi avversari – qualcuno dei quali le ha scritto: “sono felice per te. Ho pregato tanto. L’avventura è appena cominciata”.


Leah descrive con semplicità il suo itinerario intellettuale e umano: “Per anni ho tentato di argomentare da dove derivasse la legge morale universale che riconoscevo presente in me”, una morale “oggettiva come lo è la matematica e le leggi fisiche”.


Aveva cercato questo fondamento in vari modi, nella filosofia, nella psicologia evolutiva, ma alla fine – con sua stessa sorpresa – si è arresa all’evidenza: questo fondamento stava solo nel cattolicesimo.


La Libresco, lealmente, riconosce: “non pensavo affatto che la risposta fosse lì”, ma “non potevo più nascondere che il cristianesimo dimostrasse meglio di ogni altra filosofia quello che riconoscevo già come vero: una morale dentro di me che però il mio ateismo non riusciva a spiegare”.


In queste parole dell’intellettuale americana c’è la stessa lealtà che ha portato alla conversione di Flew. E’ la stessa disponibilità ad abbandonare idee precedenti una volta riconosciute sbagliate.


La stessa libertà di abbracciare la verità dovunque essa si manifesti. D’altra parte diceva Eraclito: “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi”.


La Libresco – paladina dell’ateismo – non si sarebbe mai aspettata di diventare cattolica, ma oggi sta seguendo un corso per la preparazione al battesimo.


E alla Cnn che è andata a intervistarla ha confidato: “E’ bellissimo partecipare alla Messa e sapere che lì c’è Dio fatto carne, un fatto che spiega tante cose altrimenti inspiegabili”.


L’Huffington Post, riprendendo la Cnn, ha dato la notizia così: “Prominent atheist blogger converts to catholicism”.


Questa svolta nel pensiero e nella vita di Leah Libresco – essendo un’intellettuale – è stata alimentata dal suo incontro con le opere di alcuni grandi convertiti del Novecento, come Gilbert K. Chesterton, Clive S. Lewis e Alasdair MacIntyre.


E proprio in “Ortodossia” di Chesterton – che Leah indica fra le sue letture di conversione – si trova un pensiero che un po’ spiega il suo cammino: “Quando fantasticavo di stare in piedi da me solo” scriveva il grande inglese “mi trovavo in questa ridicola posizione: che mi appoggiavo, senza saperlo, a tutto il Cristianesimo”.


Ad accompagnare la Libresco in questa scoperta però è stato anche un altro incontro semplice e umano. Lo ha raccontato lei stessa.


Stava partecipando a un dibattito con gli studenti di Yale. Si discuteva sull’origine della legge morale. L’intellettuale ricorda che fu interrotta da uno studente che le chiedeva di dire quale fosse – secondo lei – il suo fondamento.


Lei rispose sinceramente di non saperlo. Lui la incalzò, ma lei non sapeva dare una giustificazione ragionevole a quei principi che sentiva assoluti.


A questo punto il ragazzo espose il suo punto di vista e – ricorda la Libresco – “io mi accorsi che, come lui, credevo che la morale fosse oggettiva, un dato indipendente dalla volontà umana”, qualcosa che faceva parte di “un ordine che qualcuno doveva aver pensato”.


Era la scoperta che la Verità esiste e non l’hanno inventata gli uomini, ma Colui che ha fatto gli uomini. Ora la Libresco scopriva che la Verità “che intuivo, è vivente e si è fatta uomo”. Lo annunciavano i cristiani da duemila anni.


A questo punto – sorprendente – l’intellettuale chiese al giovane: “dunque tu cosa suggerisci di fare?”. Lui le propose di pregare insieme e da allora l’ex filosofa atea prega ogni giorno i salmi dal libro delle ore, con quello studente “e anche da sola”.


La Libresco si è coinvolta con una comunità cattolica (perché la fede non si può vivere da soli), suscitando l’ovvio scandalo degli ambienti che frequentava prima, e oggi afferma: “sono felice”.


Sostiene che la fede cattolica “è ragionevole”, si sente “rinata” e con umorismo chestertoniano dice che il periodo più bello della vita è “quello in cui ti rendi conto che quasi tutto quello che ritenevi vero, in realtà è falso”.


Certo, un caso come questo non accade tutti i giorni. Soprattutto è raro trovare in un’intellettuale l’umiltà di imparare pubblicamente da uno studente e così addirittura capovolgere la propria vita.


Sicuramente gli intellettuali americani hanno anch’essi i loro difetti. Ma mostrano spesso questa qualità che sembra così difficile da reperire fra i nostri intellettuali: la libertà, la disponibilità ad avventurarsi alla scoperta della verità, dovunque essa porti.


Parlo della libertà vera, quella dai preconcetti, dalla propria immagine pubblica, dal partito preso e specialmente dalle ideologie che rappresentano il partito preso più pericoloso e oscurantista.


Sempre il solito Chesterton in “Ortodossia” osservava: “Di quanto la religione si allontana da noi, di altrettanto si allontana la ragione”.


 


Antonio Socci


Da “Libero”, 2 agosto 2012

martedì 5 dicembre 2017

– Se Dio non esiste, tutto è permesso». Quella verità tremenda con cui non vogliamo fare i conti


– Se Dio non esiste, tutto è permesso».
 Quella verità tremenda con cui non vogliamo fare i conti

Dostoevskij ci presenta la teoria di Ivan Karamazov, il quale afferma che “se Dio non esiste, tutto è permesso” e sottolinea lo stretto rapporto fra la negazione di Dio e la divinizzazione dell’uomo.

M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov

Come, rimpiangi Dio?

– Immaginati che qui, nei nervi… nella testa, cioè nel cervello, ci sono dei nervi… e in questi nervi (che il diavolo li porti!) ci sono certe fibrille; ebbene, non appena esse si mettono a vibrare… cioè, vedi, io guardo qualcosa con gli occhi cosí, esse vibrano, quelle fibrille, e, quando vibrano, si forma un’immagine, e non subito, ma in capo a un istante, a un secondo, viene un certo momento, cioè non un momento, (che il diavolo li porti!) ma si forma un’immagine, di un oggetto cioè o di un’azione, insomma, al diavolo!, ecco perché io percepisco, e poi penso… grazie a quelle fibrille, e non perché io abbia un’anima e sia fatto a immagine e somiglianza, tutte queste sono sciocchezze. Michaíl mi spiegava ciò ancora ieri, fratello, e io rimasi come scottato. Magnifica, Aljòsa, questa scienza! Ne verrà fuori un uomo nuovo, questo lo capisco… Ma tuttavia rimpiango Dio!

– È bene anche questo, – disse Aljòsa.

– Che io rimpianga Dio? La chimica, fratello, la chimica! Non c’è niente da fare, Vostra Reverenza, fatevi in là, passa la chimica! E Rakítin non ama Dio, oh, no! È il punto debole di tutti costoro! Ma lo nascondono. Mentiscono. Fingono. “Ebbene, esporrai queste cose nelle tue critiche?” gli domandò. – “Parlar chiaro non mi lasceranno”, dice ridendo. – “Ma allora, domando, che sarà dell’uomo? Senza Dio e senza vita futura? Tutto è permesso dunque, tutto è lecito?”

[…]

Secondo me, non c’è nulla da distruggere, fuorché l’idea di Dio nell’umanità; ecco di dove occorre cominciare! È di qui, di qui che si deve partire, o ciechi, che non capite nulla! Una volta che l’umanità intera abbia rinnegato Dio (e io credo che tale epoca, a somiglianza delle epoche geologiche, verrà un giorno), tutta la vecchia concezione cadrà da sé, senza bisogno di antropofagia, e soprattutto cadrà la vecchia morale, e tutto si rinnoverà. Gli uomini si uniranno per prendere alla vita tutto ciò che essa può dare, ma unicamente per la gioia e la felicità di questo mondo. L’uomo si esalterà in un orgoglio divino, titanico, e apparirà l’uomo-dio. Trionfando senza posa e senza limiti della natura, mercé la sua volontà e la sua scienza, l’uomo per ciò solo proverà ad ogni istante un godimento cosí alto da tenere per lui il posto di tutte le vecchie speranze di gioie celesti. Ognuno saprà di essere per intero mortale, senza resurrezione possibile, e accoglierà la morte con tranquilla fierezza, come un dio. Per fierezza comprenderà di non dover mormorare perché la vita è solo un attimo, e amerà il fratello suo senza ricompensa. L’amore non riempirà che un attimo di vita, ma la stessa consapevolezza di questa sua fugacità ne rinforzerà altrettanto l’ardore quanto prima esso si disperdeva nelle speranze di un amore d’oltre tomba e infinito…”, e via di questo passo. Delizioso!

Ivàn se ne stava seduto, tappandosi gli orecchi con le mani e guardando a terra, ma prese a tremare in tutto il corpo. L’ospite proseguí.

– La questione, diceva il mio giovane pensatore, ora sta in questo: è possibile che una simile epoca abbia un giorno a spuntare? Se spunterà, tutto sarà deciso e l’umanità si darà il suo assetto definitivo. Ma siccome, data l’inveterata stoltezza umana, a tale assetto non si verrà nemmeno in un migliaio d’anni, cosí a chiunque già oggi abbia coscienza della verità è lecito regolarsi come piú gli fa comodo, in base ai nuovi princípi. In questo senso “tutto gli è permesso”. Non basta: se anche quell’epoca non dovesse venir mai, poiché a ogni modo Dio e l’immortalità non esistono, all’uomo nuovo è lecito diventare un uomo-dio (dovesse pur esser l’unico al mondo) e poi, s’intende, nella sua nuova qualità, scavalcare a cuor leggero tutte le vecchie barriere morali dell’uomo-schiavo, se sarà necessario. Per Dio non c’è legge! Ovunque Iddio si metta, quello è il suo posto! Ovunque io mi metta, quello diventa subito il primo posto… “tutto è lecito” e basta!

M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979, vol. II, pagg. 619, 623 e 680-681

«Se Dio non esiste, tutto è permesso». Quella verità tremenda con cui ...


www.iltimone

venerdì 13 giugno 2014

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“Il tempo della notte del mondo
è il tempo dell’indigenza
perché diviene sempre più indigente.
È già divenuto così indigente
da non essere più in grado di notare
la mancanza di Dio
come mancanza”.

M. HEIDEGGER
Sentieri interrotti

domenica 30 giugno 2013

PENSIERI DI MARGHERITA HACH

PENSIERI DI MARGHERITA HACH
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«tanto il credente che il non credente non possono dimostrare
scientificamente l’esistenza o la non esistenza di Dio, si tratta in ambedue di casi di fede».  

«la scienza sviscera le cause piccole e grandi di quello che c’è, non il perché c’è. Non spiega, né potrà
mai spiegare perché c’è l’universo, perché c’è la vita»

 «ateo e credente possono anche dialogare, a patto che ambedue siano “laici”, nel
senso che rispettano le credenze o le fedi dell’altro senza volere imporre le proprie». 

« La scienza non riesce a dare una risposta totale. Quindi il mistero c'è certamente. Se quando morirò dovessi scoprire che c'è la vita eterna, direi a Dio che ho sbagliato. E forse tutto sommato, sarebbe bello essersi sbagliati. Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente ».

(Margherita Hack, da "Dove nascono le stelle", Sperling & Kupfer, Milano 2004, pag. 198)

venerdì 14 giugno 2013

Perduto l'uomo ora non troviamo Dio


13 giugno 2013
"Perduto l'uomo ora, non troviamo Dio"
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Roger Scruton è considerato uno dei pensatori più brillanti e influenti del panorama filosofico contemporaneo.ascrivibile al campo" conservatore", poiché negli anni Settanta-Ottanta era forte il suo impeto anticomunista a favore della "dissidenza" Oltre cortina, l'intellettuale inglese (docente all'Università di .St. Andrews e visiting professor in diversi centri di ricerca, tra cui la Blackfriars'Hall dei domenicani di Oxford) si mostra in una dimensione insospettabilmente moderna nel suo ultimo libro, Il volto di Dio (Vita & Pensiero, pagine 172, euro 18).ln esso si analizza la ragione ultima della sparizione dell'Altissimo dal dibattito e dalla percezione pubblica contemporanea: l'oggettivizzazione del mondo (dall'io si è passati alla centralità delle neuroscienze, dal rispetto del paesaggio alla sua cosificazione, dalla custodia della terra alla sua deturpazione) ha come conseguenza l'annullamento della figura di Dio. «Nella cultura attuale, Dio è considerato dalla maggioranza un segno di Immaturità emotiva e intellettuale. Una delle mie preoccupazioni è valutare le implicazioni dell'ateismo crescente che ci circonda», annota il filosofo britannico. E le implicazioni risultano ascrivibili ad un passaggio fondamentale: «Come lo sposo o la sposa nel sacramento del matrimonio, Dio è ineludibile, o eludibile solo creando una voragine, un abisso spalancato davanti a noi quando stravolgiamo non solo il volto dell'uomo ma il volto del mondo». Esempio di questo stravolgimento sia esistenziale che concettuale, argomenta Scruton, è appunto il primato che oggi la scienza rivendica nella conoscenza dell'uomo, in altre parole la questione delle neuroscienze: «Ho assunto il termine di "neurofilosofia" dalla studiosa Patricia Churchland, che sostiene come le neuroscienze ora devono rimpiazzare la filosofia come la vera capacità di spiegare la mente umana. Mi permetto di criticare questa posizione perché essa definisce un progetto che può essere realizzato solo ignorando o distorcendo con forza ciò che è maggiormente importante nella nostra esperienza, ovvero il fatto profondo, ma altrettanto chiaro, della nostra autocoscienza. In fin dei conti, è proprio lo smarrimento dell'autentico senso dell'io" umano il quid che segna l'allontanamento del pensiero contemporaneo dalla ricerca e dell'incontro con l'Altissimo: «Nessun tentativo di rintracciare il soggetto nel mondo degli oggetti potrà mai avere successo.[.. .]Finiremo col descrivere un  mondo in cui l'agire umano, l'intenzione, la libertà e le emozioni sono stati spazzati via; insomma, un mondo senza volto». «Sono una persona moderna e  perciò mi approccio alla questione di Dio, alla sua natura e al problema della sua esistenza da una prospettiva umana piuttosto che divina,- spiega Scruton, ad Avvenire Voglio scoprire i pensieri, le emozioni  che sottostanno  all'urgenza religiosa e mostrare il posto indispensabile delle idee religiose nella interazioni che ogni giorno noi abbiamo con le altre persone». Ad esempio, quando deve trovare una traccia divina nel nostro mondo -secolarizzato, il razionale Scruton si trova d'accordo con la visione teologica di Karl Rahner, il quale ,scriveva di quei «cristiani anonimi», che senza saperlo vivono nel la propria carne la pratica cristiana ,della Resurrezione mediante la virtù della carità. «Concordo anch'io con l'affermazione di Rahner ~- e infatti questa è la conclusione del mio libro -afferma -.Dio si fa conoscere nei nostri atti di carità e quando un essere umano sacrifica  se stesso per il bene di un altro oppure senza pensare al proprio guadagno personale». Infatti, nelle ultime righe del testo si legge: «Cos'è e dove si trova il volto di Dio per chi crede nella sua presenza reale tra noi? La risposta è che incontriamo questa presenza dovunque, in chiunque soffre e rinuncia per il bene dell’altro. Quando qualcuno arriva al sacrificio, rinunciando a ciò che gli è più prezioso, perfino alla vita, per il bene di un altro, lì incontriamo il dono supremo. In simili atti l'io si mostra completamente; e avviene una rivelazione».
 Ma è proprio l'ipertrofia dell'io nel mondo attuale, la sua cosificazione e insieme ipercostruzione egoistica, che rendono Dio un'ipotesi inutile, apparentemente, secondo l'intellighenzia di oggi. Dice Scruton: «La cultura consumistica è una cultura senza sacrifici; il divertimento riadattato come oggetto dei nostri desideri ha perso il suo significato di dono. Lo stravolgimento dell' eros e la scomparsa dei riti di passaggio cancellano l'antica concezione della vita umana come avventura in seno alla comunità e offerta agli altri. E' inevitabile, pertanto, che le manifestazioni di "timore sacro" siano tra noi una rarità. E' certamente questo, e non gli argomenti degli atei, a causare il declino della ragione». Paradossalmente è anche dai "nemici" (filosofici) che l'autore inglese trae e conferma nuova linfa per la sua indagine su Dio: «Sostenendo che non c'è risposta alla domanda "perché esisto?", Sartre  apre la porta al pensiero che la nostra esistenza sia una specie di assurdità, e da lì è breve il cammino che porta alla conclusione esistenzialista: che c'è un motivo della nostra esistenza ma sta a noi, e a noi soltanto, fornirlo. La risposta  esistenzialista rinforza dunque la domanda, che si impone nelle nostre vite un giorno dopo l'altro». E dunque, il problema resta Dio: «Il nostro mondo conteneva molte aperture al trascendente, che sono state ostruite dal ciarpame. Alcuni diranno che non importa, che l'umanità ne ha abbastanza dei misteri religiosi e dei loro ben noti pericoli. Ma credo che a nessuno piaccia il risultato. L’uomo , postmoderno negherà che il suo disagio abbia un significato religioso. Ma penso che egli sia in errore».

lunedì 3 giugno 2013

L'INTOLLERANZA VERSO LA RELIGIONE

L'INTOLLERANZA VERSO LA RELIGIONE

Una libertà minacciata

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Una grande rivoluzione sta silenziosamente giungendo al suo epilogo in Europa. Una rivoluzione della mentalità e del costume collettivi che segna una gigantesca frattura rispetto al passato: la rivoluzione antireligiosa. Una rivoluzione che colpisce indistintamente il fatto religioso in sé, da qualunque confessione rappresentato, ma che per ragioni storiche, e dal momento che è dell'Europa che si parla, si presenta come una rivoluzione essenzialmente anticristiana.
Ormai, non solo le Chiese cristiane sono state progressivamente espulse quasi dappertutto da ogni ambito pubblico appena rilevante, non solo all'insieme della loro fede non viene più assegnato nella maggior parte del continente alcun ruolo realmente significativo nel determinare gli orientamenti delle politiche pubbliche - non solo cioè si è affermata prepotentemente la tendenza a ridurre il cristianesimo e la religione in genere a puro fatto privato - ma contro il cristianesimo stesso, a differenza di tutte le altre religioni, appare oggi lecito rivolgere le offese più aspre, le più sanguinose contumelie.
Ecco alcuni esempi, tra gli innumerevoli che potrebbero farsi, di quanto sto dicendo (tratti in parte da una dettagliata denuncia pubblicata su un recente numero di Avvenire ). In Irlanda le chiese sono obbligate ad affittare le sale per le cerimonie di loro proprietà anche per ricevimenti di nozze tra omosessuali;
 a Roma, nel corso del concerto del Primo Maggio un cantante ha mimato il gesto rituale della consacrazione dell'ostia durante l'eucarestia avendo però tra le mani un preservativo al posto dell'ostia;
 in Danimarca il Parlamento ha approvato una legge che obbliga la Chiesa evangelica luterana a celebrare matrimoni omosessuali nonostante un terzo dei ministri di questa si siano detti contrari;
 in Scozia due ostetriche cattoliche sono state obbligate da una sentenza a prendere parte a un aborto effettuato dalle loro colleghe, 
 mentre dal canto suo l'Ordine dei medici inglese ha stabilito che i medici stessi «devono» essere preparati a mettere da parte il proprio credo personale riguardo alcune aree controverse.
Ancora: in un recente video di David Bowie, in cui la celebre rockstar è abbigliato in modo che ricorda Gesù, la scena mostra un prete che dopo aver percosso un mendicante entra in un bordello e qui seduce una suora sulle cui mani subito dopo si manifestano le stigmate;
 in Inghilterra, a un'infermiera è stato proibito di portare una croce al collo durante l'orario di lavoro, mentre una piccola tipografia è stata costretta ad affrontare le vie legali per essersi rifiutata di stampare materiale esplicitamente sessuale commissionatole da una rivista gay;
 in Francia, in base alla legislazione vigente, è di fatto impossibile per i cristiani sostenere pubblicamente che le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso costituiscono secondo la loro religione un peccato. E così via in un profluvio impressionante di casi (per informarsi dei quali non c'è che andare sul sito wwww.intoleranceagainstchristians.eu ).
Senza contare che ormai in quasi tutti i Paesi europei, al fine proclamato di impedire qualunque pratica discriminatoria, è stata cancellata l'erogazione di fondi alle istituzioni cristiane, così come è stata cancellata la clausola a protezione della libertà di coscienza nelle professioni mediche e paramediche. Non si contano infine in tutte le sedi più o meno ufficiali, a cominciare da quelle scolastiche, i casi di cancellazione, a proposito delle relative festività, della parola Natale, sostituito dal neutrale «vacanze invernali» o simili.
Ce n'è abbastanza da suscitare la preoccupazione di qualunque coscienza liberale. Qui infatti non si tratta tanto di cristianesimo, di Chiesa, o di religione, bensì di qualcosa di ben più importante: si tratta di libertà. E di storia. Di consapevolezza cioè che in Europa la libertà religiosa ha rappresentato storicamente l'origine (e la condizione) di tutte le libertà civili e politiche. Essere assolutamente liberi di adorare il proprio Dio, di propagarne la fede, di osservarne i comandamenti, di aderire alla visione del mondo e al senso dell'esistere che questi definiscono, di praticarne pubblicamente il culto; ma anche naturalmente essere libero di non avere alcun Dio e alcun culto: da qui è partito il cammino della libertà europea. E c'è bisogno di ricordare che si è trattato del Dio cristiano?
La libertà religiosa vuol dire alla fine null'altro che la libertà della coscienza, cioè il non essere obbligati per nessuna ragione ad abbracciare idee o comportamenti contrari ai dettami accettati nel proprio foro interiore. Che è appunto la libertà di autodeterminarsi: e pertanto anche di parlare, di scrivere, di discutere a sostegno delle proprie convinzioni, così come di ascoltare quelle altrui e magari farsene convincere.
Insomma, libertà religiosa da un lato e dall'altro libertà di opinione e di parola - che sono i due pilastri della libertà politica - vanno all'unisono. È innanzi tutto da questo punto di vista, dunque, che è quanto mai preoccupante il fatto che oggi, in Europa, in molti luoghi e per molti versi, la libertà dei cristiani appaia oggettivamente messa in pericolo. E non importa che ciò avvenga per il proposito di proteggere da supposte discriminazioni questa o quella minoranza. È anzi semplicemente paradossale, dal momento che nell'attuale panorama del continente sono i cristiani in quanto tali che appaiono una minoranza. Lo sono di certo - e massimamente i cristiani cattolici e la loro Chiesa - rispetto al mainstream dell'opinione e del costume dominanti e culturalmente accreditati.

Basta vedere come nelle materie più scottanti alcuna voce autorevole, riconosciuta generalmente come tale, si alzi quasi mai a sostegno del loro punto di vista; come ogni accusa nei confronti loro e del loro clero raccolga sempre larghissimo favore; come ogni attribuzione di responsabilità storica per qualunque cosa negativa del passato, anche la più fantasiosa, sia invece sempre di primo acchito giudicata fondatissima.
È forse ora che l'Europa che si dice e si vuole «Europa dei diritti» - ma che finisce troppo spesso per essere solo l'Europa del pensiero unico politicamente corretto - ricordi il celebre ammaestramento di una grande figlia dell'ebraismo rivoluzionario, Rosa Luxemburg. La quale si può presumere che come ebrea e rivoluzionaria sapesse bene ciò di cui parlava: «La libertà è sempre e solo la libertà di chi la pensa diversamente».

Corriere della Sera ;

domenica 2 giugno 2013

ANCHE PER SARTRE SENZA DIO NON ESISTE VERITA'

 ANCHE PER SARTRE SENZA DIO NON  ESISTE VERITA'
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Una delle più interessanti componenti dell’esistenzialismo sartiano è che la vita umana è responsabilità continua che coinvolge sempre tutti
L’uomo non può far appello a niente che lo superi, ad egli resta soltanto un orizzonte umano,
Tutti vicendevolmente responsabili delle scelte che operano nella concretezza della vita di ogni giorno
Nella consapevolezza di essere totalmente solo, totalmente libero e totalmente responsabile sorge nell’uomo un forte senso di angoscia
L’uomo sa che non può sfuggire alle scelte che gli si impongono, ma sa altrettanto bene che l’ineludibile dimensione della possibilità, nella quale è calato, non gli offre garanzia riguardo al futuro e al progetto che vorrebbe realizzare.
Stretto fra libertà e possibilità, fra responsabilità e solitudine, cosciente che non c’è niente che lo indirizzi o lo obblighi in un senso piuttosto che in un altro, l’uomo sartriano è dunque preda dell’angoscia, che, a differenza della paura, non ha un oggetto  o una causa precisi, ma è piuttosto l’indeterminato sentimento della pura possibilità, qualcosa che dà una vertigine quasi insopportabile
 

Sartre sostiene che l’opzione atea comporta il coraggio di assumere tutte le implicazioni, anche quelle maggiormente scomode
Critica, aspramente tutti coloro che credono di poter essere atei “con la minima spesa”, convinti che anche senza Dio sia possibile fondare la morale, la politica, la convivenza civile
Per l’esistenzialista fare a meno di Dio è cosa assai gravosa, in quanto egli ritiene che, scomparendo Dio, scompare colui che, unico, potrebbe fungere da fondamento e giustificazione di ogni norma e di ogni criterio di condotta

L’ETICA EISTENZIALISTA fa propria la celebre affermazione di Dostoevskij, secondo la quale “se Dio non esiste tutto è permesso”


E accetta il destino di abbandono e di libertà assoluta, o, meglio, vera e propria condanna alla libertà
A questo punto , non potendo più guardare il cielo nella speranza di trovarvi divine indicazioni, all’uomo di Sartre non rimane che inventarsi di continuo, senza poter fare ricorso a nessuna normativa esterna che gli possa essere di guida o di consolatorio sostegno.


L’uomo deve agire senza alcuna speranza, senza alcuna garanzia che  i propri progetti e le proprie iniziative conosceranno il successo o che verranno ripresi e portati avanti da altri uomini
Agire si può e si deve, ma nella consapevolezza che niente ci potrà mai assicurare circa gLli esiti delle nostre azioni

M. SCHOEPFLIN JEAN PAUL SARTRE L'ESISTENZIALISMO è UN UMANISMO

martedì 5 marzo 2013

l’era del porcoliberismo

l’era del porcoliberismo 
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  «Siamo entrati nell’era del porcoliberismo. Ovvero il liberismo ridotto a filosofia dei porci comodi. Il liberismo come teologia del maiale, nel senso che ognuno può fare quel che gli istinti e le convenienze del momento gli consigliano, senza limitazioni. Gratta, gratta, a questo poi si riduce la prosopopea di certo garantismo che sconfina nell’antiproibizionismo: lasciateci fare i porci comodi. Lasciatemi sbracare, ubriacare, sniffare, tradire, gozzovigliare, evacuare, quel che mi passa per la testa, per il naso, per la bocca, per il sesso. Il mondo è una periferia del proprio ombelico; la pancia è il Monte Sinai da cui discendono i nuovi comandamenti. Cosa volete che sia la legge, il limite, la sanzione, il richiamo alle nostre responsabilità…? Qui c’è solo Io. Un Io largo e lardoso che la fa da padrone assoluto»
.Marcello Veneziani,articolo pubblicato sul Corsera a novembre del 2008

domenica 24 febbraio 2013

ATEISMO VOLTAIRE



Gli atei sono per lo piú uomini di scienza coraggiosi, ma sviati nei loro ragionamenti, i quali non potendo comprendere la creazione, l’origine del male e altre difficoltà, ricorrono alla ipotesi dell’eternità delle cose e della necessità.
Gli ambiziosi, gli uomini dediti ai piaceri non hanno gran che tempo per ragionare e quindi non rischiano di abbracciare sistemi errati; essi hanno altro da fare che mettere a confronto le opinioni di Lucrezio con quelle di Socrate. Cosí vanno le cose da noi…
Certo non vorrei aver a che fare con un principe ateo perché, nel caso si mettesse in mente d’avere interesse a farmi pestare in un mortaio, son ben certo che lo farebbe senza esitazione. Nemmeno vorrei, se fossi un sovrano, avere a che fare con cortigiani atei, che potrebbero aver interesse ad avvelenarmi…
Quale conclusione trarremo da tutto ciò? Che se l’ateismo è estremamente pericoloso in quelli che governano, lo è pure negli uomini di studio, per quanto la loro vita possa essere pura, perché le loro idee possono uscire dal chiuso delle biblioteche e raggiungere le piazze; che l’ateismo infine anche se non è cosí funesto quanto il fanatismo, è quasi sempre fatale alla virtú. Va notato soprattutto che il numero degli atei è minore oggi che in qualsiasi altro tempo, da quando cioè i filosofi hanno riconosciuto che non esiste alcun essere vegetante senza germe, alcun germe senza struttura, ecc…
Geometri non filosofi hanno potuto rigettare le cause finali, ma i veri filosofi le ammettono; e, come ha detto un noto autore, il catechismo annuncia Dio ai fanciulli e Newton lo dimostra ai sapienti.
Se esistono atei, a chi farne colpa se non ai grandi mercenari delle anime, che, provocando in noi la rivolta contro i loro meschini espedienti, costringono qualche spirito debole a negare quel Dio che tali mostri disonorano? Quante volte le sanguisughe del popolo, esasperando i cittadini angariati, non li hanno costretti a ribellarsi contro il loro re?

VOLTAIRE Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, vol. XIV, pagg. 533-534

sabato 8 dicembre 2012

Il risveglio della Chiesa di Francia

Il risveglio della Chiesa di Francia

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La sua opposizione pubblica alla legge sui matrimoni omosessuali trova consensi anche tra non cattolici e non credenti. L'arcivescovo di Parigi alla testa del nuovo corso. L'esperimento della "minoranza creativa"

di Sandro Magister




ROMA, 7 dicembre 2012 – Nessuno l'avrebbe scommesso. Ma dopo decenni di invisibilità e di torpore, la Chiesa cattolica francese è tornata vigorosamente sulla scena pubblica.

Minoranza era e minoranza resta, in un paese dove alla messa domenicale va meno del 5 per cento della popolazione e dove i battesimi dei bambini sono sempre più rari.

Ma un conto è arrendersi, un altro essere creativi. Quello di "minoranza creativa" è il futuro che lo stesso papa Joseph Ratzinger ha assegnato al cattolicesimo nelle regioni secolarizzate. La Chiesa di Francia lo sta mettendo alla prova.

La svolta è avvenuta d'un colpo. Un segno premonitore era stato, a metà agosto, la preghiera che l'arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois (nella foto), aveva elevato all'Assunta: "Bambini e giovani cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre". Le polemiche esplosero furiose, in una Francia incamminata a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, con la possibilità di adottare.

Ma fece colpo anche la discesa in campo a difesa dell'arcivescovo del quotidiano "Le Monde", con una nota a firma di un famoso critico letterario convertito al cattolicesimo, Patrick Kechichian. "L'Osservatore Romano" riprodusse l'articolo in prima pagina.

L'impressione era però che tutto si riducesse all'iniziativa del cardinale. E che dietro di lui non marciasse nessuno.

Ma in autunno tutto cambia. Il 7 novembre il matrimonio gay ottiene il placet del consiglio dei ministri. Il cardinale Vingt-Trois protesta col presidente François Hollande, col capo del governo Jean-Marc Ayrault, con la ministro guardasigilli Christiane Taubira, e mette in pubblico quanto ha obiettato a loro in privato.

L'arcivescovo prende in parola quanto le ha detto la ministro, che cioè "la posta in gioco è una riforma di civiltà", e dice che anche lui la pensa così, che proprio di questo si tratta, di un cambiamento radicale della natura dell'uomo, dei sessi, del generare. E quindi non si può correr via su una "sopraffazione" di questa portata, decidendo tutto sul filo di una maggioranza dell'1 o del 2 per cento.

Alla ministro Taubira che gli dice: "Noi non tocchiamo la Bibbia", il cardinale ribatte che nemmeno lui la mette in campo: "È una questione che riguarda l'uomo, e questo basta".

La novità, infatti, è proprio qui. Contro la legge del matrimonio gay si mobilita una resistenza che non è confessionale ma umanistica, di uomini e donne con le più diverse visioni del mondo.


Sabato 17 novembre a Parigi e in una decina di altre città sfilano per le strade centinaia di migliaia di persone. A promuovere i cortei sono tre personaggi inaspettati: la cronista mondana e direttrice di un giornale satirico nota con lo pseudonimo di Frigide Barjot, portavoce del "Collectif pour l'humanité durable", la socialista Laurence Tcheng, dell'associazione "La gauche pour la mariage républicaine", e Xavier Bongibault, ateo e omosessuale, fondatore di "Plus gay sans mariage".

Dei tre, solo la prima è cattolica. Nessuna associazione di Chiesa inalbera i suoi cartelli. I cattolici sono semplicemente mescolati al corteo. Ma la Chiesa ufficiale benedice il tutto. Quella mattina stessa, a Roma, Benedetto XVI ha raccomandato a una quarantina di vescovi di Francia in visita ad limina di "aver a cuore di prestare attenzione ai progetti di legge civile che possono attentare alla tutela del matrimonio tra un uomo e una donna".

Con la Chiesa e contro la "riforma di civiltà" si schiera anche la filosofa femminista Sylviane Agacinski, moglie dell'ex premier socialista (e protestante) Lionel Jospin.

L'arcivescovo di Parigi non è più un generale senza esercito. Anche i vescovi sono con lui. L'hanno eletto presidente della conferenza episcopale, cosa che non era mai avvenuta col suo predecessore Jean-Marie Lustiger, uomo di papa Karol Wojtyla ma sempre lasciato solo.

La Chiesa di Francia era detta la "primogenita della Chiesa". Come minoranza creativa può tornare ad esserlo. Anche se sconfitta nel regno di questo mondo.

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Questa nota è uscita su "L'Espresso" n. 38 del 2012, in edicola dal 7 dicembre, nella pagina d'opinione dal titolo "Settimo cielo" affidata a Sandro Magister.

sabato 4 agosto 2012

Leah Libresco,

IL CASO DI LEAH. IMPARARE LA PASSIONE PER LA VERITA’ (PER GLI ATEI… MA ANCHE PER NOI CATTOLICI…). SI TROVA LA FELICITA’…

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3 agosto 2012 / In News
Immaginate che uno di questi giorni un intellettuale come Paolo Flores d’Arcais o Piergiorgio Odifreddi o Giulio Giorello o addirittura Eugenio Scalfari annunciasse di aver finora sbagliato strada e di essersi convertito.
In Italia (che è la patria del partito preso) sembra quasi impossibile. In America non lo è affatto.
E’ accaduto in questi ultimi anni – per fare un esempio – col filosofo Antony Flew che era il massimo esponente dell’ateismo filosofico nel mondo (con tutto il rispetto, immensamente più autorevole di tutti gli intellettuali italici citati all’inizio).
Perché e come questo grande pensatore è arrivato a bocciare tutto quello che aveva scritto a favore dell’ateismo e ad argomentare la sua raggiunta certezza razionale dell’esistenza di Dio lo si può leggere nel suo formidabile libro, “There is a God”.
All’origine della sua conversione – come ha spiegato – c’è stata la decisione che prese da giovane in base al principio socratico: “seguire l’evidenza ovunque essa possa condurre”.
Ebbene, l’evidenza – soprattutto quella scientifica, attraverso Einstein – lo ha condotto a Dio.
Questo filosofo dimostra una totale libertà dai preconcetti, dal partito preso e una passione per la ricerca della verità che difficilmente si trovano nel nostro establishment intellettuale.
In questi giorni negli Stati Uniti è accaduto un altro caso che ha fatto impressione (e che è stato riferito nei dettagli dall’agenzia Zenit di cui qui mi avvalgo).
Stavolta la protagonista è una giovane intellettuale, una filosofa di Yale, Leah Libresco, collaboratrice dell’Huffington Post e popolare punto di riferimento del “Patheos Atheist Portal”.
Ebbene adesso questo blog “ateista”, seguito da migliaia di persone, ha cambiato nome ed è diventato “Patheos Catholic channel”.
La clamorosa conversione è stata annunciata dalla stessa Leah il 18 giugno scorso e ha scatenato milioni di commenti.
Delusi e contrariati i suoi sostenitori. Entusiasti i credenti – un tempo suoi avversari – qualcuno dei quali le ha scritto: “sono felice per te. Ho pregato tanto. L’avventura è appena cominciata”.
Leah descrive con semplicità il suo itinerario intellettuale e umano: “Per anni ho tentato di argomentare da dove derivasse la legge morale universale che riconoscevo presente in me”, una morale “oggettiva come lo è la matematica e le leggi fisiche”.
Aveva cercato questo fondamento in vari modi, nella filosofia, nella psicologia evolutiva, ma alla fine – con sua stessa sorpresa – si è arresa all’evidenza: questo fondamento stava solo nel cattolicesimo.
La Libresco, lealmente, riconosce: “non pensavo affatto che la risposta fosse lì”, ma “non potevo più nascondere che il cristianesimo dimostrasse meglio di ogni altra filosofia quello che riconoscevo già come vero: una morale dentro di me che però il mio ateismo non riusciva a spiegare”.
In queste parole dell’intellettuale americana c’è la stessa lealtà che ha portato alla conversione di Flew. E’ la stessa disponibilità ad abbandonare idee precedenti una volta riconosciute sbagliate.
La stessa libertà di abbracciare la verità dovunque essa si manifesti. D’altra parte diceva Eraclito: “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi.
La Libresco – paladina dell’ateismo – non si sarebbe mai aspettata di diventare cattolica, ma oggi sta seguendo un corso per la preparazione al battesimo.
E alla Cnn che è andata a intervistarla ha confidato: “E’ bellissimo partecipare alla Messa e sapere che lì c’è Dio fatto carne, un fatto che spiega tante cose altrimenti inspiegabili”.
L’Huffington Post, riprendendo la Cnn, ha dato la notizia così: “Prominent atheist blogger converts to catholicism”.
Questa svolta nel pensiero e nella vita di Leah Libresco – essendo un’intellettuale – è stata alimentata dal suo incontro con le opere di alcuni grandi convertiti del Novecento, come Gilbert K. Chesterton, Clive S. Lewis e Alasdair MacIntyre.
E proprio in “Ortodossia” di Chesterton – che Leah indica fra le sue letture di conversione – si trova un pensiero che un po’ spiega il suo cammino: “Quando fantasticavo di stare in piedi da me solo” scriveva il grande inglese “mi trovavo in questa ridicola posizione: che mi appoggiavo, senza saperlo, a tutto il Cristianesimo”.
Ad accompagnare la Libresco in questa scoperta però è stato anche un altro incontro semplice e umano. Lo ha raccontato lei stessa.
Stava partecipando a un dibattito con gli studenti di Yale. Si discuteva sull’origine della legge morale. L’intellettuale ricorda che fu interrotta da uno studente che le chiedeva di dire quale fosse – secondo lei – il suo fondamento.
Lei rispose sinceramente di non saperlo. Lui la incalzò, ma lei non sapeva dare una giustificazione ragionevole a quei principi che sentiva assoluti.
A questo punto il ragazzo espose il suo punto di vista e – ricorda la Libresco – “io mi accorsi che, come lui, credevo che la morale fosse oggettiva, un dato indipendente dalla volontà umana”, qualcosa che faceva parte di “un ordine che qualcuno doveva aver pensato”.
Era la scoperta che la Verità esiste e non l’hanno inventata gli uomini, ma Colui che ha fatto gli uomini. Ora la Libresco scopriva che la Verità “che intuivo, è vivente e si è fatta uomo”. Lo annunciavano i cristiani da duemila anni.
A questo punto – sorprendente – l’intellettuale chiese al giovane: “dunque tu cosa suggerisci di fare?”. Lui le propose di pregare insieme e da allora l’ex filosofa atea prega ogni giorno i salmi dal libro delle ore, con quello studente “e anche da sola”.
La Libresco si è coinvolta con una comunità cattolica (perché la fede non si può vivere da soli), suscitando l’ovvio scandalo degli ambienti che frequentava prima, e oggi afferma: “sono felice”.
Sostiene che la fede cattolica “è ragionevole”, si sente “rinata” e con umorismo chestertoniano dice che il periodo più bello della vita è “quello in cui ti rendi conto che quasi tutto quello che ritenevi vero, in realtà è falso”.
Certo, un caso come questo non accade tutti i giorni. Soprattutto è raro trovare in un’intellettuale l’umiltà di imparare pubblicamente da uno studente e così addirittura capovolgere la propria vita.
Sicuramente gli intellettuali americani hanno anch’essi i loro difetti. Ma mostrano spesso questa qualità che sembra così difficile da reperire fra i nostri intellettuali: la libertà, la disponibilità ad avventurarsi alla scoperta della verità, dovunque essa porti.
Parlo della libertà vera, quella dai preconcetti, dalla propria immagine pubblica, dal partito preso e specialmente dalle ideologie che rappresentano il partito preso più pericoloso e oscurantista.
Sempre il solito Chesterton in “Ortodossia” osservava: “Di quanto la religione si allontana da noi, di altrettanto si allontana la ragione”.

Antonio Socci

giovedì 12 luglio 2012

Atei, la bella morte dei nipotini di Marx

INTERVISTA A NÉMO
Atei, la bella morte dei nipotini di Marx
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​È considerato uno degli epigoni di quei nouveaux philosophes che sconvolsero il panorama intellettuale francese (e non solo) negli anni Settanta. Reduce dal marxismo, Philippe Némo è oggi docente alla business school ESCP Europe, dove dirige il settore umanistico nella sede di Parigi. Nel suo ultimo libro uscito in Francia, La belle mort de l’athéisme moderne (Puf), l’ex allievo di Emmanuel Lévinas (oggi credente) indaga le ragioni per cui la negazione di Dio non è più così trendy come si pensava un tempo. E come mai «la voce del cristianesimo può di nuovo farsi ascoltare. Il cristianesimo torna ad essere la grande posta in gioco intellettuale della nostra epoca».

Professor Némo, il filosofo Maurice Clavel, da lei citato, affermava che gli ultimi 2 secoli sono stati "sotto il segno di Lucifero" perché hanno voluto respingere l’idea di Dio. Fabrice Hadjadj, nel suo "La fede dei demoni", ricorda che il diavolo non è ateo. Non credere è "affare diabolico"?
 
«Non penso che non credere sia una colpa. È solo una sfortuna, perché impedisce di capire la vera dignità dell’uomo. Colui che non ha un senso della trascendenza conduce una vita priva di senso e che non viene orientata da nessuna speranza. È comunque vero che forse il diavolo gioca un ruolo nell’orchestrare i grandi movimenti ideologici che impediscono agli uomini la fede: essi così non hanno i modi per riflettere su se stessi e non possono difendersi contro la propaganda».

Perché lei sostiene che l’ateismo è morto? Con i nuovi atei - vedi i vari Dawkins, Dennett e Onfray - l’ateismo sembra aver oggi un soprassalto intellettuale …
«Gli argomenti evoluzionisti di Dawkins possono turbare solo quanti son stati formati a credere alla verità letterale della Bibbia. Questo è un problema all’interno della cultura anglo-sassone. Dennett critica la fede con argomenti ispirati dalla scienza positivista. Ma la vera fede cristiana non ha in verità alcun contrasto con la scienza, come ha mostrato Pascal, perché queste due dimensioni non appartengono al medesimo ordine di cose. Dennett dunque si pone al margine delle questioni vere. Quanto a Onfray: io non concedo il minimo valore intellettuale ai suoi scritti. Del resto questi tre autori non sono dei filosofi, non li possiamo mettere sullo stesso piano di pensatori come Nietzsche, Marx o Heidegger».

Lei ha parole molto dure sul "negazionismo" verso le radici giudeo-cristiane dell’Europa. A suo avviso, tale negazione è accostabile a quella della Shoà. Non le pare un’esagerazione?
«Nel brano cui lei si riferisce io ho comunque sottolineato l’evidente differenza di gravità e di livello tra i due fenomeni. Ciononostante, vi è una vera analogia. Nella negazione dell’Olocausto si trova un antisemitismo implicito perché negare la specificità di questo evento porta a negare l’identità del popolo ebraico. Allo stesso modo coloro che hanno voluto ritirare dal preambolo del Trattato dell’Unione europea ogni citazione delle radici cristiane dell’Europa non commettono solo un grossolano errore storico. Essi vogliono anche imporre una certa visione dell’Europa, cambiare l’identità profonda degli europei e, in fin dei conti, tagliar fuori e marginalizzare i cristiani. Questa manifestazione di odio indistinto verso l’insieme di una collettività assomiglia, dunque, in qualche maniera, all’antisemitismo».
Lei scrive che "l’ateismo è anche il frutto di ricerche intellettuali sincere". Quali?
«Penso a Nietzsche e Marx. Ma anche al positivismo scientista. Molti uomini del XIX secolo hanno pensato che la scienza e la tecnica moderne potevano rimediare alle miserie dell’umanità. E avevano paura che il dogmatismo di un certo cristianesimo tradizionalista potesse frenare i progressi della scienza. Hanno dunque creduto che bisognasse erigere una concezione del mondo e dell’uomo eliminando l’ipotesi religiosa. Questo fu sicuramente un itinerario intellettuale sincero. Ma dopo aver avuto a disposizione diversi decenni per svilupparsi e giungere ad una maturità, tale percorso non è pervenuto a nulla».

Lorenzo Fazzini