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domenica 29 settembre 2024

L'amore si fa

 L'amore si fa

L'amore non è già fatto. Si fa. Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, cucire. Non è un appartamento "chiavi in mano* ma una casa da concepire, costruire, conservare e spesso riparare. Non è vetta conquistata, ma partenza dalla valle, scalate appassionanti, cadute dolorose nel freddo della notte o nel calore del sole che scoppia Non è solido ancoraggio nel porto della felicità ma è un levar lancora, è un viaggio in pieno mare, sotto la brezza o la tempesta Non è un "si" trionfale, enorme punto fermo che si segna fra le musiche, i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di "si" che punteggiano la vita, fra una moltitudine di "no" che si cancellano strada facendo Non è lapparizione improvvisa di una nuova vita, perfetta fin dalla nascita, ma sgorgare di sorgente e lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri, qualche volta in secca altre volte traboccante, ma sempre in cammino verso il mare infinito.

 (Michel Quoist)

domenica 12 maggio 2024

Nostra Mamma Maria

 Nostra Mamma Maria 


“ La mia più bella invenzione, dice Dio, è Mia Madre.

Mi mancava una Mamma e l'ho fatta.

Ho fatto Mia Madre prima che Ella facesse Me. Era più sicuro.

Ora sono veramente un Uomo come tutti gli altri uomini.

Non ho più nulla da invidiar loro, poiché ho una Mamma.

Una vera.. Mi mancava


Mia Madre si chiama Maria, dice Dio.

La sua anima è assolutamente pura e piena di Grazia.

Il suo corpo è vergine e pervaso da una luce tale che sulla terra

mai Mi sono stancato di guardala, di ascoltarla, di ammirarla.

E' bella Mia Madre, tanto che lasciando gli splendori del Cielo,

Non Mi sono trovato sperduto vicino a Lei.


Eppure so bene, dice Dio, che sia l'essere portato dagli Angeli;

beh, non vale le braccia d'una Mamma, credetemi...


Maria Mia Madre è morta, dice Dio.

Dopo che io ero risalito verso il Cielo,

Ella Mi mancava, Io le mancavo.

Ella Mi ha raggiunto, con la sua anima,

con il suo corpo, direttamente.


Le dita che hanno toccato Dio non potevano immobilizzarsi.

Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano irrigidirsi.

Quel corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio

non poteva marcire mescolato alla terra.


Gli uomini ora in cielo hanno una Mamma

che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne.

In Cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore,

con il suo cuore di carne.

La Mia più bella invenzione è Mia Madre.”


(Michel Quoist)

domenica 18 dicembre 2022

L'amore non è già fatto, si

 L'amore non è già fatto, si fa   4

Michel Quoist

Non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.
Non è un appartamento chiavi in mano,
ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare.
Non è una vetta conquistata,
ma scalate appassionanti e cadute dolorose.
Non è un solido ancoraggio nel porto della felicità,
ma è un levar l'ancora, è un viaggio in pieno mare.
Non è un sì trionfale che si segna fra i sorrisi e gli applausi,
ma è una moltitudine di "sì" che punteggiano la vita,6
tra una moltitudine di "no" che si cancellano strada facendo.
Non è l'apparizione improvvisa di una nuova vita,
perfetta fin dalla nascita,
ma sgorgare di sorgente e lungo tragitto di fiume
dai molteplici meandri, qualche volte in secca,
altre volte traboccante,
ma sempre in cammino verso il mare infinito.

M. Quoist

martedì 4 febbraio 2014

SIGNORE, HO IL TEMPO

SIGNORE, HO IL TEMPO
                                  ***                                         
(di Michel Quoist)
Sono uscito, Signore,
fuori la gente usciva.
Camminavano e correvano tutti.
Correvano per non perdere tempo,
correvano dietro al tempo,
per riprendere il tempo,
per guadagnare tempo!...

"Arrivederci, signore, scusi,
non ho il tempo.
Ripasserò, non posso attendere,
non ho il tempo.
Termino questa lettera perché
non ho il tempo.
Avrei voluto aiutarla,
ma non ho il tempo.
Non posso accettare,
per mancanza di tempo.
Non posso riflettere, leggere,
sono sovraccarico,
non ho il tempo".

Vorrei pregare, ma non ho il tempo.
Tu comprendi, Signore,
non ho il tempo.
Lo studente, ha il suo studio
e tanto lavoro,
non ha tempo... più tardi...
Il giovane fa dello sport,
non ha tempo... più tardi...
Lo sposo novello
deve arredare la casa,
non ha tempo... più tardi...
I genitori hanno i bambini,
non hanno tempo... più tardi...
I nonni hanno i nipotini,
non hanno tempo... più tardi...
Sono malati! Hanno le loro cure,
non hanno tempo... più tardi...
Sono moribondi, non hanno...
troppo tardi!...
non hanno più tempo!...

Così gli uomini corrono tutti
dietro al tempo, o Signore,
passano sulla terra correndo,
frettolosi, precipitosi,
sovraccarichi, impetuosi, avventati...
e non arrivano mai a tutto,
manca loro il tempo,
nonostante ogni sforzo,
manca loro il tempo,
anzi manca loro molto tempo.


Signore, Tu hai dovuto fare
un errore di calcolo.
V'è un errore generale:
le ore sono troppo brevi,
i giorni sono troppo brevi,
le vite sono troppo brevi!

Tu, che sei fuori del tempo,
sorridi, o Signore,
nel vederci lottare con esso,
e Tu sai quello che fai!
Tu non Ti sbagli quando distribuisci
il tempo agli uomini:
doni a ciascuno il tempo di fare
quello che Tu vuoi che egli faccia.
Ma non bisogna perdere tempo,
sprecare tempo,
ammazzare il tempo.
Perché il tempo
è un regalo che Tu ci fai,
ma un regalo deteriorabile,
un regalo che non si conserva.


Signore, ho tempo,
ho tutto il tempo mio,
tutto il tempo che Tu mi dai:
gli anni della mia vita,
le giornate dei miei anni,
le ore delle mie giornate,
sono tutti miei.
A me spetta riempirli,
serenamente, con calma,
ma riempirli tutti, fino all'orlo,
per offrirTeli, in modo che
della loro acqua insipida
Tu faccia un vino generoso,
come facesti un tempo a Cana
per le nozze umane.


Non Ti chiedo, oggi, o Signore,
il tempo di fare questo
e poi ancora quello;

Ti chiedo la grazia
di fare coscienziosamente
nel tempo che Tu mi dai,
quello che Tu vuoi che io faccia.

sabato 9 febbraio 2013

Signore, io ho tempo!

Signore, io ho tempo!

***


Sono uscito, o Signore. Fuori la gente usciva.
Andavano, venivano,camminavano, correvano.
Correvano i motorini. Correvano le macchine.
Correvano i camion. Correva la strada.
Correva la città. Correvano tutti.
Correvano per non perdere tempo.
Correvano dietro al tempo, per guadagnar tempo.
Arrivederci, signore, scusi, non ho tempo.
Ripasserò, non posso attendere, non ho tempo.
Termino questa lettera, perché non ho tempo.
Avrei voluto aiutarla, ma non ho tempo.
Non posso accettare.. per mancanza di tempo.
Vorrei pregare, ma non ho il tempo.
Il bambino, gioca, non ha tempo subito… più tardi…
Lo scolaro, deve fare i compiti, non ha tempo subito… più tardi…
L’universitario, ha i suoi corsi e tanto lavoro, non ha tempo subito…più tardi…
Il giovane, fa dello sport, non ha tempo subito… più tardi…
Il padre di famiglia, ha i bambini, non ha tempo subito… più tardi…
I nonni, hanno i nipotini, non hanno tempo subito… più tardi…
Sono malati! Hanno le loro cure, non hanno tempo adesso…
più tardi…
Sono moribondi, non hanno… Troppo tardi!… non hanno più tempo!
Così gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore.
Passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi.
E non arrivano mai a tutto, perché manca loro tempo.
nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo,
anzi manca loro molto tempo.
Signore, sembra che Tu abbia fatto un errore di calcolo.
Le ore sono troppo brevi! I giorni sono troppo brevi!
Le vite sono troppo brevi! Ma Tu sai quello che fai.
Tu non ti sbagli quando distribuisci il tempo agli uomini.
Tu doni a ciascuno il tempo di fare
quello che tu vuoi che egli faccia.
Ma non bisogna perdere tempo,
sprecare tempo, ammazzare il tempo.
Perché il tempo è un regalo che tu ci fai,
ma un regalo che non si conserva.
Signore, io ho tempo. Tutto il tempo che tu mi dai.
Gli anni della mia vita. Le giornate dei miei anni.
Le ore delle mie giornate.
Sono tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma,
ma riempirli tutti, fino all’orlo,
Per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida
Tu faccia un vino generoso,
come facesti un tempo a Cana per le nozze umane.
Non Ti chiedo questa sera, o Signore, il tempo di fare questo
e poi ancora quello che io voglio,
ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente,
nel tempo che tu mi dai,
quello che tu vuoi ch’io faccia.
In questo sta la felicità.
(Da: Michel Quoist , Preghiere)

mercoledì 2 maggio 2012

Aiutami a dire di sì

Per voi giovani



Ho paura di dire di sì, o Signore. Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi, ho paura di firmare in bianco,
ho paura del sì che reclama altri sì.
Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirTi, ma Ti infiltri in un silenzio.
Fuggo dalla via perché Ti ho intravisto, ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
Dove mi potrei nascondere?
Ovunque T’incontro: non è dunque possibile sfuggirti!

… Ma ho paura di dire di sì, o Signore


Ho paura di darTi la mano, Tu la tieni nella Tua.
Ho paura di incontrare il tuo sguardo, Tu sei un seduttore.
Ho paura della tua esigenza, Tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto, e combatto sentendomi vinto.
Perché Tu sei il più forte, o Signore, Tu possiedi il Mondo e me lo sottrai.
Quando tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.
Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo, muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto mi sembra vuoto, tutto mi sembra vano, hai creato il deserto intorno a me.
E ho fame, e ho sete.
Non mi potrebbe saziare il Mondo intero.

Eppure Ti amavo, o Signore; che Ti ho dunque fatto?
Per Te lavoravo, per Te mi spendevo.
O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?


Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione, ma io non so che farmene.
Mi invitavi ad approvarla, m’invitavi a sostenerla, volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà, ora Io voglio di più per te.
Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.
Dì: “sì”.
Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra,
perché Io debbo essere nel tuo lavoro,
Io debbo essere nella tua famiglia,
Io debbo essere nel tuo quartiere, e non devi esserci tu.
Il Mio sguardo penetra e non il tuo,
la Mia parola trasporta e non la tua,
la Mia vita trasforma e non la tua.
Dammi tutto, abbandonami tutto.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.
Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!


O Signore, ho paura della Tua esigenza, ma chi Ti può resistere?
Affinché venga il Tuo regno e non il mio,
affinché sia fatta la tua volontà e non la mia, aiutami a dire di SÌ.



Michel Quoist)

sabato 18 febbraio 2012

Michel Quoist


AIUTAMI A DIRE DI SI
***


Ho paura di dire di sì, o Signore.
Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi,
Ho paura di firmare in bianco,
Ho paura del sì che reclama altri sì.

Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirti,
ma Ti infiltri in un silenzio.

Fuggo dalla via perché Ti ho intravvisto,
ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.  Dove mi potrei nascondere?
Ovunque T'incontro: Non è dunque possibile sfuggirTi.

... Ma ho paura di dire di sì, o Signore.
Ho paura di darti la mano, Tu la tieni nella Tua.
Ho paura di incontrare il Tuo sguardo, Tu sei un seduttore.
Ho paura della Tua esigenza, Tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto, e combatto sapendomi vinto.
Perché Tu sei il più forte, o Signore,
Tu possiedi il Mondo e me lo sottrai.
Quando tendo le mani per cogliere persone e cose,
esse svaniscono ai miei occhi.
Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo,
Muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
Mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.

Tutto mi sembra vuoto,
Tutto mi sembra vano,
Hai creato il deserto attorno a me.
E ho fame,
E ho sete.
Non mi potrebbe saziare il Mondo intiero.

Eppure Ti amavo, o Signore; che Ti ho dunque fatto?
Per Te lavoravo, per Te mi spendevo.
O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?

Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione,
ma Io non so che farmene.
 
Mi invitavi ad approvarla, M'invitavi a sostenerla, volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà,
Ora io voglio di più per te.
Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.
 
Di': « sì », piccino.
Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra,
Perché Io debbo essere nel tuo lavoro, Io debbo essere nella tua famiglia, Io debbo essere nel tuo quartiere,
e non devi esserci tu.
Il Mio sguardo penetra e non il tuo
La Mia parola trasporta e non la tua,
La Mia vita trasforma e non la tua.
Dammi TUTTO, abbandonami TUTTO.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.
Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!


O Signore, ho paura della Tua esigenza, ma chi Ti può resistere?
Affinché venga il Tuo regno e non il mio,
Affinché sia fatta la Tua volontà e non la mia,
Aiutami a dire di SI'.

(Michel Quoist)

Postato da: giacabi a 17:43 | link | commenti
michel quoist

martedì, 20 aprile 2010

SIGNORE, LIBERAMI DA ME STESSO
***
Signore, mi senti?
Soffro tremendamente.
Asserragliato in me stesso,
Prigioniero di me stesso.
Non sento che la mia voce,
Non vedo che me stesso,
E dietro di me non v’è che sofferenza.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua insaziabile fame.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravedo rabbioso che ancora amo me stesso nell’altro.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perché non lo colpisce altra parola fuorché la sua.
Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto,
E mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.
Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce,
... perché non posso veder nulla se non attraverso me.

Mi sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero,
... per dispetto, perché non li posso amare.

Vorrei uscire,
Vorrei camminare, correre verso un altro paese.

So che esiste la GIOIA, l’ho vista raggiare sui volti.
So che brilla la LUCE, l’ho vista illuminare gli sguardi.

Ma Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione,
Perché la mia prigione sono io

Ed io mi amo,
Mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.

Signore, non trovo neppure più la porta di casa mia.
Mi trascino tastoni, accecato,
Urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri limiti,

Mi ferisco
Ho male
Ho troppo male, e nessuno lo sa, perché nessuno è entrato in casa mia.
Sono solo, solo.
Signore, Signore, mi senti?
Signore, indicami la mia porta,
prendi la mia mano,
Apri
Indicami la Via,
La via della GIOIA, della LUCE.

... Ma ...
Ma, o Signore, mi senti Tu?

Figliuolo, Io ti ho sentito.
Mi fai compassione.
Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse, aprile,
la Mia luce ti rischiarerà.

Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato, aprilo,
Mi troverai sulla soglia.

Io ti attendo, gli altri ti attendono,
Ma bisogna aprire,

Ma bisogna uscire da te.
Perché rimanere prigioniero di te stesso?
Sei libero.
Non ho chiuso Io la tua porta,
Non posso riaprirla Io,

... perché sei tu dall’interno a tenerla solidamente sprangata.
Michel Quoist


Postato da: giacabi a 20:37 | link | commenti
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