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L’incontro ha una portata conoscitiva
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“oh! - disse: - che preziosa visita è questa! E quanto vi devo esser grato d'una sì buona risoluzione; quantunque per me abbia un po' del rimprovero!
-
Rimprovero! - esclamò il signore meravigliato, ma raddolcito da quelle
parole e da quel fare, e contento che il cardinale avesse rotto il
ghiaccio, e avviato un discorso qualunque.
- Certo,
m'è un rimprovero, - riprese questo, - ch'io mi sia lasciato prevenir
da voi; quando, da tanto tempo, tante volte, avrei dovuto venir da voi
io.
- Da me, voi! Sapete chi sono? V'hanno detto bene il mio nome?
- E
questa consolazione ch'io sento, e che, certo, vi si manifesta nel mio
aspetto, vi par egli ch'io dovessi provarla all'annunzio, alla vista
d'uno sconosciuto? Siete voi
che me la fate provare; voi, dico, che avrei dovuto cercare; voi che
almeno ho tanto amato e pianto, per cui ho tanto pregato; voi, de' miei
figli, che pure amo tutti e di cuore, quello che avrei più desiderato
d'accogliere e d'abbracciare, se avessi creduto di poterlo sperare. Ma
Dio sa fare Egli solo le meraviglie, e supplisce alla debolezza, alla
lentezza de' suoi poveri servi.
L'innominato
stava attonito a quel dire così infiammato, a quelle parole, che
rispondevano tanto risolutamente a ciò che non aveva ancor detto, né era
ben determinato di dire; e commosso ma sbalordito, stava in silenzio.
- E che? - riprese, ancor più affettuosamente, Federigo: - voi avete una buona nuova da darmi, e me la fate tanto sospirare?
- Una
buona nuova, io? Ho l'inferno nel cuore; e vi darò una buona nuova?
Ditemi voi, se lo sapete, qual è questa buona nuova che aspettate da un
par mio.
- Che Dio v'ha toccato il cuore, e vuol farvi suo, - rispose pacatamente il cardinale.
- Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov'è questo Dio?
- Voi
me lo domandate? Voi? E chi più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite
in cuore, che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello
stesso tempo v'attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di
consolazione, d'una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi
lo riconosciate, lo confessiate, l'imploriate?
- Oh, certo! Ho qui qualche cosa che m'opprime, che mi rode! Ma Dio! Se c'è questo Dio, se è quello che dicono, cosa volete che faccia di me?
Queste parole furon dette con un accento disperato; ma Federigo, con un tono solenne, come di placida ispirazione, rispose:
- cosa
può far Dio di voi? Cosa vuol farne? Un segno della sua potenza e della
sua bontà: vuol cavar da voi una gloria che nessun altro gli potrebbe
dare. Che il mondo gridi da tanto tempo contro di voi, che mille e mille voci detestino le vostre opere... -
(l'innominato si scosse, e rimase stupefatto un momento nel sentir quel
linguaggio così insolito, più stupefatto ancora di non provarne sdegno,
anzi quasi un sollievo); - che gloria, - proseguiva Federigo, - ne
viene a Dio? Son voci di
terrore, son voci d'interesse; voci forse anche di giustizia, ma d'una
giustizia così facile, così naturale! Alcune forse, pur troppo,
d'invidia di codesta vostra sciagurata potenza, di codesta, fino ad
oggi, deplorabile sicurezza d'animo. Ma quando voi stesso sorgerete a
condannare la vostra vita, ad accusar voi stesso, allora! Allora Dio
sarà glorificato! E voi domandate cosa Dio possa far di voi? Chi son io
pover'uomo, che sappia dirvi fin d'ora che profitto possa ricavar da voi
un tal Signore? cosa possa fare di codesta volontà impetuosa, di
codesta imperturbata costanza, quando l'abbia animata, infiammata
d'amore, di speranza, di pentimento? Chi siete voi, pover'uomo, che vi
pensiate d'aver saputo da voi immaginare e fare cose più grandi nel
male, che Dio non possa farvene volere e operare nel bene? Cosa
può Dio far di voi? E perdonarvi? E farvi salvo? E compire in voi
l'opera della redenzione? Non son cose magnifiche e degne di Lui? Oh
pensate! Se io omiciattolo, io miserabile, e pur così pieno di me
stesso, io qual mi sono, mi struggo ora tanto della vostra salute, che
per essa darei con gaudio (Egli m'è testimonio) questi pochi giorni che
mi rimangono; oh pensate! Quanta, quale debba essere la carità di Colui
che m'infonde questa così imperfetta, ma così viva; come vi ami, come vi
voglia Quello che mi comanda e m'ispira un amore per voi che mi divora!
A
misura che queste parole uscivan dal suo labbro, il volto, lo sguardo,
ogni moto ne spirava il senso. La faccia del suo ascoltatore, di
stravolta e convulsa, si fece da principio attonita e intenta; poi si
compose a una commozione più profonda e meno angosciosa;
i suoi occhi, che dall'infanzia più non conoscevan le lacrime, si
gonfiarono; quando le parole furon cessate, si coprì il viso con le
mani, e diede in un dirotto pianto, che fu come l'ultima e più chiara
risposta. - Dio
grande e buono! - esclamò Federigo, alzando gli occhi e le mani al
cielo: - che ho mai fatto io, servo inutile, pastore sonnolento, perche
Voi mi chiamaste a questo convito di grazia, perche mi faceste degno
d'assistere a un sì giocondo prodigio! - Così dicendo, stese la mano a
prender quella dell'innominato.
-
No! - gridò questo, - no! Lontano, lontano da me voi: non lordate
quella mano innocente e benefica. Non sapete tutto ciò che ha fatto
questa che volete stringere.
- Lasciate, - disse Federigo, prendendola con amorevole violenza, - lasciate
ch'io stringa codesta mano che riparerà tanti torti, che spargerà tante
beneficenze, che solleverà tanti afflitti, che si stenderà disarmata,
pacifica, umile a tanti nemici.
-
È troppo! - disse, singhiozzando, l'innominato. - Lasciatemi,
monsignore; buon Federigo, lasciatemi. Un popolo affollato v'aspetta;
tant'anime buone, tant'innocenti, tanti venuti da lontano, per vedervi
una volta, per sentirvi: e voi vi trattenete... con chi!
-
Lasciamo le novantanove pecorelle, - rispose il cardinale: - sono in
sicuro sul monte: io voglio ora stare con quella ch'era smarrita.
Quell'anime son forse ora ben più contente, che di vedere questo povero
vescovo. Forse Dio, che ha operato in voi il prodigio della
misericordia, diffonde in esse una gioia di cui non sentono ancora la
ragione. Quel popolo è forse unito a noi senza saperlo: forse lo Spirito
mette ne' loro cuori un ardore indistinto di carità, una preghiera
ch'esaudisce per voi, un rendimento di grazie di cui voi siete l'oggetto
non ancor conosciuto -.
Così
dicendo, stese le braccia al collo dell'innominato; il quale, dopo aver
tentato di sottrarsi, e resistito un momento, cedette, come vinto da
quell'impeto di carità, abbracciò anche lui il cardinale, e abbandonò
sul braccio di lui il suo volto tremante e mutato.
Le
sue lacrime ardenti cadevano sulla porpora incontaminata di Federigo; e
le mani incolpevoli di questo stringevano affettuosamente quelle
membra, premevano quella casacca, avvezza a portar l'armi della violenza
e del tradimento. L'innominato, sciogliendosi da quell'abbraccio, si
coprì di nuovo gli occhi con una mano, e, alzando insieme la faccia,
esclamò:
- Dio veramente grande! Dio veramente buono! Io
mi conosco ora, comprendo chi sono; le mie iniquità mi stanno davanti;
ho ribrezzo di me stesso; eppure...! Eppure provo un refrigerio, una
gioia, sì una gioia, quale non ho provata mai in tutta questa mia
orribile vita!
È
un saggio, - disse Federigo, - che Dio vi dà per attrarvi al suo
servizio, per animarvi ad entrar risolutamente nella nuova vita in cui
avrete tanto da disfare, tanto da riparare, tanto da piangere! - Me
sventurato! - esclamò il signore, - quante, quante... cose, le quali non
potrò se non piangere! Ma almeno ne ho d'intraprese, d'appena avviate,
che posso, se non altro, rompere a mezzo: una ne ho, che posso romper
subito, disfare, riparare.”
A. Manzoni da: I promessi sposi
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