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giovedì 12 ottobre 2023

un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio

 Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. (…) Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento – invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia. Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio.”


Etty Hillesum (1914-1943), Diario 1941-1943, Milano, Adelphi, 1985

martedì 7 febbraio 2023

 «Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano.

Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla.

Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini.

Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.

Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento – invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia.

Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio».


Etty Hillesum #etty #EttyHillesum #Hillesum

venerdì 2 dicembre 2022

 EDUCAZIONE


“Fiorire e dar frutto in qualunque terreno si sia piantati - non potrebbe essere questa l’idea?” (Hetty Hillesum) 


30 novembre 1943

muore ad Auschwitz la scrittrice olandese Esther Hillesum detta Hetty

sabato 26 novembre 2022

Etty Hillesum

 Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei proprio demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito.


Hetty Hillesum

“Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: (…) tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento – invece di salvare te, mio Dio” 


Etty Hillesum, Diario 1941-1943,

Adelphi, pp. 169-170

venerdì 25 novembre 2022

Meditazione

 “Credo di poterlo fare: tutte le mattine, prima di mettermi al lavoro, prenderò l'impegno di "volgermi verso l'interno" una mezz'ora, ad ascoltare il mio intimo. "Immergersi in se stessi". Potrei anche chiamarlo meditare. Ma sono ancora un tantino spaventata da questa parola. Beh, perché no? Una quieta mezz'ora dentro di me. Non è abbastanza muovere bene braccia, gambe e tutti gli altri muscoli la mattina nel bagno. Un essere umano è corpo e spirito. E davvero una mezz'ora di ginnastica, insieme a una mezz'ora di “meditazione" possono costruire vaste fondamenta di quiete e concentrazione per l'intero giorno. Ma non è per niente semplice, quell’ “ora quieta” va imparata. Allora tutto il ciarpame e i fronzoli delle umane meschinità sarebbero eliminati da dentro di noi. Dopotutto anche una testolina piccola come la mia è imbottita di un mucchio di crucci insignificanti.”


Etty Hillesum (1914-1943), Il gelsomino e la pozzanghera #ettyhillesum

domenica 13 novembre 2022

Le mie battaglie

 Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei proprio demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito.


Hetty Hillesum.

sabato 1 ottobre 2022

Dio ti ringrazierà –

  «Continua a tormentarmi una grande domanda, che in realtà è l’espressione di un vuoto: il gioco vale davvero la candela? Vale la pena combattere? Non bisognerebbe semplicemente prendere ciò che la vita ha da offrire e basta? Probabilmente dietro c’è una domanda ancora più banale: chi ti ringrazierà per aver lottato o, senza mezzi termini, a chi importerà? Dio, senza dubbio, e queste parole che sgorgano improvvise dalla mia piccola stilografica mi riempiono di umile forza. Forse queste parole – Dio ti ringrazierà – saranno la mia salvezza».

27 anni, la sera del 19 marzo 1941

Hillesum 

sabato 30 luglio 2022

Frasi di E.Hillesum

 " E se vogliamo perdonare gli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti. E' forse la cosa più difficile: [...] sapersi perdonare i propri difetti e i propri errori. Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare"

Etty Hillesum

"Talvolta possiamo ricevere quanto è necessario dall'espressione di un viso, essa può nutrirci per giorni e giorni"

"Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza avere prima fatto la nostra parte dentro di noi"

"Tutto è portare a termine e poi generare e attendere con profonda umiltà e pazienza l'ora del parto di una nuova chiarezza"

"A ogni nuovo orrore o crimine dobbiamo opporre un nuovo frammento di verità e di bontà che abbiamo conquistato in noi stessi"

"Io scorro come una piccola barca nell'oceano dell'eternità"

"Il mio 'fare' consisterà nell' 'essere'!"

" Nella vita non bisogna sottrarsi a nulla, ma "confrontarsi" con tutte le futilità e le difficoltà e le tristezze, cercare sempre un contatto pieno con la vita, con tutto quello che ne fa parte, pur riuscendo a farselo scivolare addosso, e a fuggire la presa delle piccole cose "

"Credo che tutte le mattine, prima di mettermi al lavoro, dovrò rivolgermi al mio interno e rimanere una mezzora ad ascoltare quello che c'è in me: dovrò "immergermi in me stessa", potrei anche dire meditare, ma ho ancora qualche difficoltà con questa parola...... Una mezzora di pace in se stessi. Muovo le braccia e le gambe e gli altri muscoli al mattino in bagno.Ma questo non è sufficiente.L'uomo è fatto di corpo e di spirito.Una mezzora di ginnastica e una mezzora di meditazione posso costituire un'ampia riserva di pace e di concentrazione, bastevole per tutta la giornata.Ma un'ora di pace non è semplice da conquistare.Bisogna costruirla cancellando nel nostro intimo tutti i guazzabugli e le meschinità"

" Mio Dio prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso nella vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Non penserò più, nella mia ingenuità, che un simile momento debba durare in eterno, saprò anche accettare l'irrequietezza e la lotta "

"Ora porto con me la mia tristezza e la mia gioia, e ogni altra cosa: l'una non esclude più l'altra e così è anche nelle mie relazioni con gli altri.....

...Non devi mai più negare i tuoi momenti migliori durante quelli peggiori. La maggior parte delle persone è comunque infedele ai suoi momenti migliori. Se sai come assegnare il posto giusto nella tua vita anche al gelo del giorno, non resterai a lungo nel disincanto. Perché sai che anch'esso fa parte della vita."

"A volte credo di desiderare l'isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini, e in questo mondo.E lo farò, malgrado la stanchezza e il senso di ribellione che ogni tanto mi prendono. Prometto di vivere questa vita fino in fondo, di andare avanti...Studierò e cercherò di capire, ma credo che dovrò pur lasciarmi confondere da quel che mi capita e che apparentemente mi svia: mi lascerò sempre confondere, per arrivare forse a una sempre maggior sicurezza."

" Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni nuova situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare – se non li ospitiamo nella nostra mente e nel nostro cuore, per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione –, allora non siamo una generazione vitale."

"Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre forze. Non ci si deve lasciare divorare dalla paura e dalle preoccupazioni meschine, che sono altrettante mozioni di sfiducia nei confronti di Dio. Ed è strano, ma mi accorgo che le cose difficili, quando le accetti, diventano belle".

"Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati - non potrebbe essere questa l'idea? E non dobbiamo forse collaborare alla sua realizzazione? "

"..E amare e hineinhorchen, “prestare ascolto dentro” di sé, dentro gli altri, all'interno del contesto di questa vita, e dentro Te. Hineinhorchen, vorrei trovare una buona traduzione olandese di questa parola. In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltar dentro me stessa, gli altri, Dio. E quando dico che ascolto dentro, in realtà è Dio che ascolta dentro di me. La parte più essenziale e profonda di me che presta ascolto alla parte più essenziale e profonda dell'altro..."

Voglio stare fra gli uomini, fra le loro paure, voglio vedere tutto da me e capirlo e raccontarlo più tardi......

Di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e rigiravano - donne e ragazze che dicevano così spesso durante il giorno: “non vogliamo pensare”, “non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze” -, a volte provavo un'infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fin troppe impressioni di un giorno fin troppo lungo, e pensavo: “Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca"

.

lunedì 18 aprile 2022

Il vivere

 Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo.


Sappilo, Dio: farò del mio meglio. Non mi sottrarrò a questa vita. Continuerò ad agire e a tentare di sviluppare tutti i doni che ho, se li ho. Non saboterò nulla. Di tanto in tanto, però, dammi un segno. E fa’ in modo che esca da me un po’ di musica, fa’ in modo che trovi una forma ciò che è in me, che lo desidera così tanto.

Forse è stato tutto un po’ troppo, mio Dio. Sono costretta a ricordarmi che un essere umano ha anche un corpo. Avevo creduto che il mio spirito e il mio cuore potessero sopportare tutto da soli. Ma il mio corpo si fa sentire e dice: alt. Ora mi rendo conto di quanto Tu mi abbia dato da sostenere, mio Dio. Tante cose belle e tante cose difficili. E quelle difficili si sono trasformate in belle ogni volta che ero disposta a sopportarle. E certe volte è stato più difficile sopportare le cose belle e grandi che quelle dolorose, perché ne ero come sopraffatta.

Pensare che un piccolo cuore umano possa provare così tanto, mio Dio, possa soffrire e amare a tal punto. Ti sono così riconoscente perché hai scelto proprio il mio cuore, di questi tempi, per fargli sopportare tutto quanto. Forse è un bene che mi sia ammalata, non ho ancora accettato questo fatto e mi sento un po’ intontita e smarrita e abbandonata; ma sto anche cercando in tutti i modi di mettere insieme un po’ di pazienza, sento bene che per una situazione così nuova ci vorrà una pazienza del tutto nuova. Riprenderò la vecchia, collaudata abitudine e di tanto in tanto discorrerò un pochino con me stessa su queste righine blu. 

Parlerò con Te, mio Dio. Posso? Poiché le persone scompaiono, non mi resta altro che il desiderio di parlare con Te. Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di Te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di Te. E cerco di disseppellirTi dal loro cuore, mio Dio.


Io non sono la sola ad essere stanca, malata, triste o ansiosa, io sono tutt'uno con milioni di altri nel corso dei secoli, tutto questo è la vita.


Etty Hillesum, Diario

sabato 12 marzo 2022

 A sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare lungo il filo spinato e dal mio cuore s’innalza sempre una voce che dice: «La vita è una cosa splendida e grande. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto d’amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere».  


ETTY HILLESUM

martedì 20 aprile 2021

Mio Dio, prendimi per mano

Mio Dio, prendimi per mano

***

 Mio Dio, prendimi per mano,

ti seguirò,

non farò troppa resistenza.

Non mi sottrarrò a nessuna delle cose

che mi verranno addosso in questa vita,

cercherò di accettare tutto

e nel modo migliore.

Ma concedimi di tanto in tanto

un breve momento di pace.

Non penserò più nella mia ingenuità,

che un simile momento

debba durare in eterno,

saprò anche accettare

l'irrequietezza e la lotta.

Il calore e la sicurezza mi piacciono,

ma non mi ribellerò se mi toccherà

stare al freddo purché

tu mi tenga per mano.

Andrò dappertutto allora,

e cercherò di non aver paura.

E dovunque mi troverò,

io cercherò

d'irraggiare un po' di quell'amore,

di quel vero amore per gli uomini

che mi porto dentro.


Etty Hillesum


sabato 13 febbraio 2021

un essere umano ha anche un corpo

 Forse è stato tutto un po’ troppo, mio Dio. Sono costretta a ricordarmi che un essere umano ha anche un corpo. Avevo creduto che il mio spirito e il mio cuore potessero sopportare tutto da soli. Ma il mio corpo si fa sentire e dice: alt. Ora mi rendo conto di quanto Tu mi abbia dato da sostenere, mio Dio. Tante cose belle e tante cose difficili. E quelle difficili si sono trasformate in belle ogni volta che ero disposta a sopportarle. E certe volte è stato più difficile sopportare le cose belle e grandi che quelle dolorose, perché ne ero come sopraffatta.

Pensare che un piccolo cuore umano possa provare così tanto, mio Dio, possa soffrire e amare a tal punto. Ti sono così riconoscente perché hai scelto proprio il mio cuore, di questi tempi, per fargli sopportare tutto quanto. Forse è un bene che mi sia ammalata, non ho ancora accettato questo fatto e mi sento un po’ intontita e smarrita e abbandonata; ma sto anche cercando in tutti i modi di mettere insieme un po’ di pazienza, sento bene che per una situazione così nuova ci vorrà una pazienza del tutto nuova. Riprenderò la vecchia, collaudata abitudine e di tanto in tanto discorrerò un pochino con me stessa su queste righine blu. Parlerò con Te, mio Dio. Posso? Poiché le persone scompaiono, non mi resta altro che il desiderio di parlare con Te. Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di Te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di Te. E cerco di disseppellirTi dal loro cuore, mio Dio.


Etty Hillesum, Diari 1941-1943

giovedì 16 gennaio 2020

Allentare la presa spasmodica sulla giornata.

Allentare la presa spasmodica sulla giornata. Credo che molti stringano una parte della giornata in avidi, stretti artigli persino di notte. Ci dovrebbe essere un atto di cedimento e rilassamento ogni sera: lasciare andare il giorno, con tutto quello che contiene. E congedare tutto ciò che non si è riuscito a concludere a dovere in quella giornata, sapendo che arriverà un altro giorno. Si deve, per così dire, attraversare la notte con mani vuote e aperte. E solo dopo si può davvero riposare. E in quelle mani riposate e vuote, che non hanno voluto trattenere nulla, ognuno di noi, al risveglio, riceve un nuovo giorno.

Etty Hillesum, nata oggi (15 gennaio 1914)

sabato 24 febbraio 2018

​ETTY HILLESUM SULL’ODIO


​ETTY HILLESUM SULL’ODIO

Klaas A.D. Smelik

Con il dilagare di odio e antisemitismo in Europa e in Italia, provo ora a riassumere le riflessioni di Etty Hillesum sull’odio e sull’inimicizia. Quali erano gli aspetti fondamentali della sua concezione del mondo che volle comunicarci? Quali sono gli elementi che compongono questa sua idea?
Un primo elemento al quale fa riferimento è presente all’inizio della Bibbia, dove è scritto che “Dio creò l’uomo a sua immagine” (Gen, 1:27). Se è stato creato a immagine di Dio, l’uomo è buono e non possono esserci individui cattivi.
Un secondo aspetto è costituito da un detto latino, la lingua insegnata da suo padre: “Homo sum: humani nil a me alienum puto” (Terenzio, Heautontimoroúmenos, verso 77). Siamo tutti uomini e dunque non c’è differenza tra l’uno e l’altro: troverai i carnefici sia nei tuoi ranghi che in quelli del nemico. Gli uomini racchiudono in sé tutte le contraddizioni e gli esseri umani possono perciò riconoscersi l’un l’altro, individuando le varie caratteristiche positive e negative.
Il terzo elemento riguarda il desiderio della Hillesum di voler comprendere la psiche degli esseri umani e, prendendo le mosse da questa conoscenza, di volerli aiutare. Se la storia dell’esistenza di una persona che si comporta da nemico ci è nota, potremo capire le ragioni del suo agire. Allora svanirà il timore e, al suo posto, arriverà la comprensione.
Il quarto elemento riguarda l’idea secondo la quale l’effetto distruttivo dell’odio non colpisce solo la vittima ma anche il carnefice. L’odio non si limita a distruggere l’anima del nemico, ma annienta anche la propria.
Il quinto elemento è la convinzione stando alla quale l’uomo, prima ancora di rivolgersi al nemico, che è stato oggetto del proprio odio ma che viene ora avvicinato con amore, deve distruggere anzitutto l’odio presente in se stesso.
Il sesto e ultimo elemento riguarda l’idea secondo la quale è possibile non odiare e riconoscere nel nemico il prossimo, creato a immagine di Dio, e confrontarsi con lui con compassione. Non è una teoria ma, sulla base dei cinque punti elencati qui sopra, una possibilità concreta. Si tratta inoltre di una convinzione non legata a uno specifico periodo storico, ma valida per ogni situazione umana e in ogni epoca.
Ecco il motivo per cui è importante conoscere le idee di Etty Hillesum, perché ispirano nuovi pensieri e riflessioni. Pensieri e riflessioni che possono aiutarci a resistere a quelle che, in questi anni, ci si presenteranno come “le tristi voci e le minacce” e ci accerchieranno come dei “soldati nemici assediano una fortezza inespugnabile” (Diario, p. 715, 12 luglio 1942).
Dal volume: Klaas A.D. Smelik, Odio e inimicizia in Etty Hillesum, Apeiron Editori, Sant’Oreste, 2015, pp. 103-105. A cura di Gerrit Van Oord. 
Analisi di Klaas Smelik, direttore Centro Ricerche Etty Hillesum

venerdì 28 agosto 2015

La gente si smarrisce dietro ai mille piccoli dettagli

La gente si smarrisce dietro ai mille piccoli dettagli
***
 La gente si smarrisce dietro ai mille piccoli dettagli che qui ti vengono continuamente addosso, e in questi dettagli si perde e annega. Così, non tiene più d’occhio le grandi linee, smarrisce la rotta e trova assurda la vita. Le poche cose grandi che contano devono esser tenute d’occhio, il resto si può tranquillamente lasciar cadere. E quelle poche cose grandi si trovano dappertutto, dobbiamo riscoprirle ogni volta in noi stessi per poterci rinnovare alla loro sorgente. E malgrado tutto si approda sempre alla stessa conclusione: la vita è pur buona … Questa è la mia convinzione, anche ora, anche se sarò spedita in Polonia con tutta la famiglia. HILESIUM ETTY (Lettere 1942-1943, Adelphi)

sabato 31 gennaio 2015

Citazioni dal Diario di Etty Hillesum

Citazioni dal Diario di Etty Hillesum 

***

La sorgente di ogni cosa ha da essere la vita stessa, mai un’altra persona. Molti, invece - soprattutto donne - attingono le proprie forze da altri: è l’uomo la loro sorgente, non la vita. Mi sembra un atteggiamento quanto mai distorto e innaturale. (p.50)

Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Non penserò più, nella mia ingenuità, che un simile momento debba durare in eterno, saprò anche accettare l’irrequietezza e la lotta. Il calore e la sicurezza mi piacciono, ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo purché tu mi tenga per mano. Andrò dappertutto allora, e cercherò di non aver paura. E dovunque mi troverò, io cercherò d’irraggiare un po’ di quell’amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro. Ma non devo neppure vantarmi di questo ‘amore’. Non so se lo possiedo. Non voglio essere niente di così speciale, voglio solo cercare di essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente. A volte credo di desiderare l’isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini, e in questo mondo.
E lo farò, malgrado la stanchezza e il senso di ribellione che ogni tanto mi prendono. Prometto di vivere questa vita sino in fondo, di andare avanti. (p.74-75)


Di nuovo mi inginocchio sul ruvido tappeto di cocco, con le mani che coprono il viso, e prego: Signore, fammi vivere di un unico grande sentimento - fa’ che io compia amorevolmente le mille piccole azioni di ogni giorno, e insieme riconduci tutte queste piccole azioni ad un unico centro, a un profondo sentimento di disponibilità e di amore. Allora quel che farò, o il luogo in cui mi troverò, non avrà più molta importanza. (p.82)

E quando si parla di sterminare, allora che sia il male nell’uomo, non l’uomo stesso.
Un'altra cosa ancora dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi: e perciò sono meno più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possono crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime. (p.102)

Certo che ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare a se stessi” non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dell’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra. (p.127)


Se rimarremo vivi, queste saranno altrettante ferite che dovremo portarci dentro per sempre. Eppure non riesco a trovare assurda la vita. E Dio non è nemmeno responsabile verso di noi per le assurdità che noi stessi commettiamo: i responsabili siamo noi! Sono già morta mille volte in mille campi di concentramento. So tutto quanto e non mi preoccupo più per le notizie future: in un modo o nell’altro, so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di significato. Ogni minuto. (p.134)

La sofferenza non è al di sotto della dignità umana. Cioè: si può soffrire in modo degno, o indegno dell’uomo. Voglio dire: la maggior parte degli occidentali non capisce l’arte del dolore, e così vive ossessionata da mille paure. E la vita che vive la gente adesso non è più una vera vita, fatta com’è di paura, rassegnazione, amarezza, odio, disperazione. Dio mio, tutto questo si può capire benissimo: ma se una vita simile viene tolta, viene tolto poi molto? Si deve accettare la morte, anche quella più atroce, come parte della vita. E non viviamo ogni giorno una vita intera, e ha molta importanza se viviamo qualche giorno in più, o in meno? Io sono quotidianamente in Polonia, su quelli che si possono ben chiamare dei campi di battaglia, talvolta mi opprime una visione di questi campi diventati verdi di veleno; sono accanto agli affamati, ai maltrattati e ai moribondi, ogni giorno - ma sono anche vicina al gelsomino e a quel pezzo di cielo dietro la mia finestra, in una vita c’è posto per tutto. Per una fede in Dio e per una misera fine. (p.136)

…so tutto, tutto, in ogni momento; a volte devo chinare il capo sotto il gran peso che ho sulla nuca, e allora sento il bisogno di congiungere le mani, quasi in un gesto automatico, e così potrei rimaner seduta per ore -so tutto, sono in grado di sopportare tutto, sempre meglio, e insieme sono certa che la vita è bellissima, degna di essere vissuta e ricca di significato. Malgrado tutto. Il che non vuol dire che uno sia sempre nello stato d’animo più elevato e pieno di fede. Si può esser stanchi come cani dopo aver fatto una lunga camminata o una lunga coda, ma anche questo fa parte della vita, e dentro di te c’è qualcosa che non ti abbandonerà mai più. (p.137)

Bisogna saper riconoscere le proprie insufficienze, anche quelle fisiche; bisogna saper accettare di non poter essere per un altro come si vorrebbe.
Riconoscere le proprie debolezze non significa lamentarsene: questa sì che sarebbe una miseria, anche per gli altri. (p.145)

…lasciar completamente libera una persona che si ama, lasciarla del tutto libera di fare la sua vita, è la cosa più difficile che ci sia. (p.147)

E persino dalla sofferenza si può attingere forza. (p.155) L’uomo occidentale non accetta il “dolore” come parte di questa vita: per questo non riesce mai a cavarne fuori delle forze positive. (p.173)

Preghiera della domenica mattina. Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani - ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento - invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia. Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio. (p.169-170)

Io non odio nessuno, non sono amareggiata. Una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito. (p.172)

Si deve anche essere capaci di vivere senza libri e senza niente. Esisterà pur sempre un pezzettino di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera. (p.173)

Mi sembra infantile pregare perché un altro stia bene: per un altro si può solo pregare che riesca a sopportare le difficoltà della vita. E se si prega per qualcuno, gli si manda un po’ della propria forza. (p.176)

Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di te. E cerco di disseppellirti dal loro cuore, mio Dio. (p.194)

...ognuno di noi deve raccogliere e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dovere distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancora più inospitale.
E Klaas, vecchio e arrabbiato militante di classe, ha replicato sorpreso e sconcertato insieme: si, ma – ma questo sarebbe di nuovo cristianesimo!
E io, divertita da tanto smarrimento, ho risposto con molta flemma: certo, cristianesimo – e perché poi no? (p.212)

martedì 26 agosto 2014

sono cosciente del fatto che ho sempre a che fare con esseri umani

  sono cosciente del fatto che ho sempre a che fare con esseri umani
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"...In fondo, io non ho paura. Non per una forma di temerarietà, ma perché  e che cercherò di capire ogni espressione, di chiunque sia e fin dove mi sarà possibile. E il fatto storico di quella mattina non era che un infelice ragazzo della Gestapo si mettesse a urlare contro di me, ma che francamente io non ne provassi sdegno – anzi, che mi facesse pena, tanto che avrei voluto chiedergli: hai avuto una giovinezza così triste, o sei stato tradito dalla tua ragazza? ..
Etty Hillesum,.

domenica 2 febbraio 2014

Etty Hillesum, la donna che perdonò Dio

Etty Hillesum, la donna che perdonò Dio

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14/01/2014  Nel centenario della nascita, un ricordo della scrittrice che scoprì nell'interiorità la potenza invincibile dell'amore e che morì ad Auschwitz.

Il 15 gennaio del 1914 nasceva Etty Hillesum, la scrittrice olandese di origini ebraiche morta ad Auschwitz il 30 novembre del 1943. La pubblicazione, da parte di Adelphi, dell'edizione integrale prima del Diario e ora delle Lettere ci permette di conoscere da vicino la vita e il pensiero di questa straordinaria donna, che, quanto più la realtà intorno a lei si faceva orribile e insostenibile, tanto più seppe immergersi nella sua interiorità, scoprendone le profondità e le ricchezze ineusaribili e traendone la forza per amare chiunque incontrava.
L'incalzare della storia e della persecuzione nazista la distolsero progressivamente dai suoi amati studi, la letteratura russa e Rilke su tutti, portandola a scegliere in libertà di operare a Westerbork, il centro dove i tedeschi raccoglievano gli ebrei prima di mandarli a morire ad Auschwitz. Lei stessa, il 7 settembre del 1943, fu caricata su un convoglio diretto al lager insieme al padre, alla madre e al fratello Mischa.

Non esiste modo migliore di ricordarla, nel centenario della nascita, che leggere e meditare la sua storia, ben tramandata nei due volumi citati. È quello che vogliamo fare in questo spazio, lasciandole la parola. Ascoltiamo la sua voce, tratta dalle Lettere (Adelphi), immaginandola mentre si aggira per il campo di Westerbork a consolare e incoraggiare, senza che il sorriso si spegnesse mai sulle sue labbra.

«Arrabbiarsi ed essere scontenti non è produttivo; soffrire davvero per qualcosa è produttivo, e precisamente perché nella scontentezza, nell'arrabbiarsi c'è una passività  attiva, mentre nella sofferenza c'è un'attività passiva».
«Questo momento storico, così come lo stiamo vivendo adesso, io ho la forza di sostenerlo, di portarlo tutto sulle mie spalle senza crollare soto il suo peso, e posso perfino perdonare Dio, che le cose vadano come devono andare. Il fatto è che  si ha tanto amore in sé, da riuscire a perdonare Dio!!!».
«Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto di affermarlo solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori. Spesso penso che dovremmo caricarci il nostro zaino sulle spalle e salire su un treno di deportati».

«Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni nuova situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'uomo di nuove prospettive».
«Ma la ribellione che nasce solo quando la miseria comincia a toccarci personalmente non è vera ribellione, e non potrà mai dare buoni frutti. E assenza di odio non significa di per sé assenza di un elementare sdegno morale. So che chi odia ha fondati motivi per farlo. Ma perché dovremmo sempre scegliere la strada più facile e a buon mercato? Laggiù ho potuto toccare con mano come ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo renda ancora più inospitale».
«La gente si smarrisce dietro ai mille piccoli dettagli che qui ti vengono quotidianamente addosso, e in questi dettagli si perde e annega. Così non tiene d'occhio le grandi linee, smarrisce la rotta e trova la vita assurda. (...) E malgrado tutto si approda sempre alla stessa conclusione: la vita è pur buona, non sarà colpa di Dio se a volte tutto va così storto, ma la colpa è nostra. Questa è la mia convinzione, anche ora, anche se sarò spedita in Polonia con l'intera famiglia».

«A ogni nuovo crimine o orrore dovremmo opporre un frammento di amore e di bontà che bisognerà conquistare in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo indenni a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra a guerra finita. Forse sono una donna ambiziosa, ma anch'io vorrei dire una parolina».

martedì 21 gennaio 2014

A testa alta per la libertà contro il male

A testa alta per la libertà contro il male

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Cent'anni fa nasceva Etty Hillesum

Roma, (Zenit.org) Bruno Forte

Etty Hillesum era nata in Olanda il 15 Gennaio 1914, un secolo fa. Anche per questo voglio ricordarla oggi, a poca distanza dalla Giornata della Memoria. La sua vita fu breve e intensa: laureatasi in giurisprudenza ad Amsterdam, si iscrisse anche alla facoltà di Lingue Slave e si interessò della psicologia analitica junghiana. La guerra interruppe i suoi studi. Fu una donna vivace, intelligente, brillante, dai molteplici interessi. Visse con intensità e passione alcune relazioni d’amore.
Nel 1942, quando lavorava come segretaria presso una sezione del Consiglio Ebraico, le fu offerta la possibilità di mettersi in salvo, fuggendo in America. Scelse di restare, per condividere la sorte del suo popolo, quel popolo ebraico che la barbarie nazionalsocialista aveva deciso di sterminare. Lavorò nel campo di transito di Westerbork come assistente sociale.
Il 7 settembre 1943 fu deportata con i suoi cari ad Auschwitz. Vi morì poco tempo dopo, uccisa dal gas, il corpo divorato dalle fiamme, il 30 Novembre 1943. Aveva ventinove anni. Di lei ci restano le pagine intensissime del Diario (pubblicato nel 1981, in italiano nel 1985 da Adelphi) e delle Lettere (Adelphi 1990). Nel cuore della tragedia, che aveva visto il momentaneo trionfo del “male assoluto”, al centro del “secolo breve” che è stato il XX secolo, in un tempo schiacciato dal peso di una follia collettiva senza pari, alimentata da un’ideologia assurda di violenza e di morte, Etty portò avanti la sua appassionata ricerca spirituale. Si nutrì di Jung, di Dostoevskij (in particolare de L’idiota) e degli altri grandi scrittori russi, e soprattutto della poesia di Rainer Maria Rilke.
Lesse la Bibbia ebraica, specialmente i Salmi. Scoprì e meditò il Nuovo Testamento, in particolare il Vangelo di Matteo e l’apostolo Paolo, e autori cristiani, tra cui l’amatissimo Agostino. Dalla finestra della sua stanza osservava a lungo il cielo notturno, il grande orizzonte. Si fermava con occhio intenerito sui fiori, sempre presenti sulla sua scrivania. Nel dramma che viveva il suo popolo e l’intera umanità, seppe tener alto lo sguardo ed essere un “cuore pensante”. La linfa attinta alla radice antica e profonda dell’albero ebraico, aperta ad accogliere la meravigliosa fioritura del Vangelo, le consentì di attraversare a testa alta, con libertà radicale e con amore immenso per le vittime, la stagione forse più drammatica del Novecento europeo.
Proprio così, il messaggio della Hillesum è oggi più vivo che mai. In un’epoca di crisi diffusa che, prima che materiale ed economica, è morale e spirituale, ha qualcosa da dire a tutti noi questa giovane donna, che ha saputo non arrendersi al male. La sua è stata una straordinaria forma di resistenza, capace di contagiare forza e speranza a distanza di anni, in situazioni certo mutate e di fronte a difficoltà differenti.
La lettura di un solo brano del suo Diario basterà a far luce sul perché di questa convinzione: è la preghiera della Domenica mattina, 12 Luglio 1942. Etty annota:  “Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano”.
Figlia del suo tempo, questa donna non chiude gli occhi di fronte al dramma, non fugge, e trova nel dialogo più profondo, che sia possibile all’anima, uno squarcio di luce: “Ti prometto una cosa, mio Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani - ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla”. Lontana da ogni presunzione, consapevole anzi della sua debolezza e di quella di ogni cuore sincero, Etty accetta di fare la sua parte, si assume il peso della sua responsabilità di fronte al bene da fare e al male da fuggire: “Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio”.
Per questa via, la giovane Ebrea olandese capisce qual è la sua missione nei confronti del prossimo, che è stata chiamata a servire e ad amare: “Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali, ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi”. È qui che passano davanti agli occhi del suo cuore pensante le tante, umanissime reazioni alla follia devastante che impera: “Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento - invece di salvare te, mio Dio. E altre persone, che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia”. Giunta a questa certezza, Etty si traccia un programma di vita, che la condurrà a offrire tutta se stessa per gli altri, e proprio così a vincere col suo messaggio di speranza la cieca barbarie dei tempi in cui visse: “Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio”. Questa fiducia, più grande di ogni abbandono, questa speranza più forte della morte, sono l’eredità che la Hillesum lascia alle donne e agli uomini del nostro e di ogni tempo. Un’eredità difficile, forse addirittura una sfida: eppure, l’unica per la quale valga la pena impegnarsi, e che apra agli occhi della mente e del cuore un futuro di rinascita, donando al contempo i segnali dell’aurora di una speranza possibile e vittoriosa sulla morte e sul male.
Fonte: Il Sole 24 Ore, domenica 19 gennaio 2014, pp.1 e 8

martedì 17 dicembre 2013

Etty Hillesum, un nuovo senso delle cose

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 " Portare con sè l'altro, sempre e ovunque, chiuso in se stessi, e lì vivere con lui. E non solo con uno, ma con molti. Accogliere l'altro nel proprio spazio interiore e lì lasciare che fiorisca, dargli un posto dove possa crescere e svilupparsi. Vivere davvero insieme all'altro, anche se non lo si vede per anni, lasciare che l'altro ci continui a vivere dentro e vivere con lui, questa è la cosa essenziale. E così si può continuare a vivere insieme a qualcuno, al riparo dagli eventi esteriori di questa vita. Ciò è una grande responsabilità "
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" Portare con sè l'altro, sempre e ovunque, chiuso in se stessi, e lì vivere con lui. E non solo con uno, ma con molti. Accogliere l'altro nel proprio spazio interiore e lì lasciare che fiorisca, dargli un posto dove possa crescere e svilupparsi. Vivere davvero insieme all'altro, anche se non lo si vede per anni, lasciare che l'altro ci continui a vivere dentro e vivere con lui, questa è la cosa essenziale. E così si può continuare a vivere insieme a qualcuno, al riparo dagli eventi esteriori di questa vita. Ciò è una grande responsabilità "