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mercoledì 23 gennaio 2013

I segreti della "tilma"

I segreti della "tilma"  
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Le costellazioni impresse sulla tilma

L'astrofisico Mario Rojas, in un'ora vicina al solstizio d'inverno del 1981, disegnò, con l'aiuto di una lente curva per evitare deformazioni, le costellazioni della volta dei cielo. Le fissò su carta trasparente e, sovrapponendole alla mappa stellare della tilma, le trovò che combaciavano in modo perfetto, come si può vedere nei disegni che riportiamo qui a fianco,

di Rosanna Brichetti Messori19-01-2013
Le Apparizioni mariane, si sa, sono eventi che attirano attenzione, devozione ma anche molte critiche da parte di non credenti e spesso, anche di credenti. Del resto, la Chiesa stessa non obbliga a credere neanche alle apparizioni - non molte, per la verità - riconosciute. Eppure, di fronte a certi aspetti inspiegabili e misteriosi che le accompagnano, riesce davvero difficile non credere che esse abbiamo un’origine soprannaturale.
Il caso forse più clamoroso (assieme al fenomeno del sole a Fatima) è quello della famosa “tilma”, collegata all’apparizione di “Nostra Signora di Guadalupe”.
Riassumiamo brevemente come sono andate le cose: è il 9 di dicembre del 1531 quando un indio, Juan Diego, convertito solo da qualche anno al cristianesimo, attratto da un canto melodioso, incontra Maria sulla collina di Tepeyac, vicino a Città del Messico. La Vergine gli chiede di andare dal vescovo per comunicargli un suo preciso desiderio: che in quel luogo si costruisca una chiesa, attraverso la quale ella potrà mostrare al popolo tutto il suo amore e la sua potenza di intercessione. Poiché il prelato sulle prime diffida e chiede un segno, Juan ritorna sulla collina, dove Maria questa volta lo invita a cogliere delle rose, a riempirne la tilma - cioè il mantello - e a portarle al vescovo, il quale, già meravigliato per quei bellissimi fiori, del tutto fuori stagione, cadrà letteralmente in ginocchio quando, una volta apertosi il mantello, vedrà impressa su di esso l’immagine di Maria tale quale era apparsa a quell’indio che se ne era fatto messaggero.

È la famosa immagine di Nostra Signora di Guadalupe, venerata ancor oggi nel grande santuario di Città del Messico. Quella, appunto, che studiata in lungo e in largo anche dal punto di vista scientifico, presenta delle caratteristiche davvero sconcertanti. Esse sono conosciute ma vale ugualmente la pena di richiamarle. Eccole.
Anzitutto due dati davvero singolari. Il mantello è in tessuto di agave, notoriamente fragile e di breve durata. E invece esso si è mantenuto intatto fino ad oggi. Non solo. Un attentato del 1921, realizzato con una bomba posizionata proprio sotto l’altare su cui è posta l’immagine, ha provocato molti danni ma non ha avuto conseguenza alcuna sulla reliquia.
Inoltre, già nel 1700 ci si era accorti che l’immagine, con tutti i suoi colori, è identica sia sul diritto del mantello come sul rovescio, mentre la sua superficie, compatta e liscia, non evidenzia alcun segno di pennello e non è per nulla intaccata dalle pieghe del tessuto che le sta sotto. Tessuto che avrebbe dunque svolto la funzione di una sorta di pellicola fotografica.

Ancora: nel 1936 il premio Nobel per la chimica Richard Kuhn constata che i coloranti utilizzati non sono né di origine animale, né vegetale, né minerale. Mentre nel 1979 e poi nel 1981 due esperti della Nasa, Jody Brant Smith e Philip Serna Callahan, studiando l’immagine con i raggi ultravioletti e infrarossi, concludono che non si intravede nessun disegno preparatorio e che dopo ben 450 anni l’immagine non presenta nessuna crepa, neanche minuscola. Inoltre, il blu presente nell’immagine - tra l’altro semitrasparente - è sconosciuto e anche il colore rosa è inspiegabile.
Altro dato davvero interessante e singolare è dato dal fatto che le stelle, sparse sul mantello della Vergine, non sarebbero messe lì a caso ma raffigurerebbero esattamente le costellazioni, viste dal Messico, in quel mattino dell’11 dicembre 1531 verso le dieci e quaranta, con l’ulteriore singolarità che il disegno delle costellazioni è invertito, come se fosse cioè riflesso in uno specchio. E, quindi, come una sorta di proiezione che parta da una fonte esterna.
Ma ciò che lascia davvero senza parole è quanto si è andati progressivamente scoprendo - dal 1951 in poi - negli occhi dell’immagine di Nostra Signora di Guadalupe, occhi nei quali appare fissata, con il perfetto rispetto di tutte le leggi dell’ottica, proprio la scena di Juan Diego che apre il suo mantello davanti al vescovo.
Un dono misterioso, dunque, questa reliquia. Un oggetto prezioso che la scienza ci aiuta ad evidenziare in tutta la sua singolarità, ma non invece a spiegare. E che non può non rimandare a quel Cielo cui la fede lo collega.


  Il mistero degli occhi della Vergine
Gli occhi dell'immagine della Vergine stampata sulla tilma, sono di una brillantezza e di una profondità singolari. Già nel 1929, il fotografo Alfonso Marqué Gonzalez aveva scoperto nell'occhio destro della Morenita, (così viene chiamata la Madonna di Guadalupe), la sagoma di una figura umana. Anche il fotografo Carlos Solinas confermò, nel 1951 la stessa figura. Tra gli anni 1956 e 1958 il chirurgo Tottija Lovoignet confermò i riflessi umani su ambedue gli occhi. Negli anni 1975 e 1976, Edoardo Turati Alvarez e l'equipe dei dottor Javier Torroella constatarono, con apparecchi sofisticati, che gli occhi della Morenita erano vivi, brillanti.
Negli anni Ottanta, infine, José Tonsmann, usando le stesse apparecchiature dell'astronave Viking per analizzare la superficie di Marte, vi scoprii i riflessi di ben undici persone:
1) un indio seduto a gambe incrociate di cui si vedono i lacci dei sandali, i capelli legati dietro l'orecchio e un anello o forse un orecchino;
2) la figura di un uomo anziano con pronunciata calvizie, barba bianca, naso dritto, sopracciglia sporgenti;
3) alla sinistra dell'uomo anziano la figura di un altro uomo ancora giovane,
4) il profilo di un uomo di età matura con barba e baffi, naso grande e aquilino, zigomi sporgenti, occhi incavati e labbra socchiuse, nell'atto di aprire il mantello;
5) alle spalle dell'indio una donna giovanile dal volto scuro;
6) un altro personaggio con barba;
7-11) un gruppo familiare composto da mamma, papà e alcuni figli di cui uno avvolto in scialle.
Evidentemente si tratta dei personaggi presenti nel palazzo del vescovo quando l'immagine della Morenita si stampò sulla tilma di Juan Diego. Per maggiori particolari si veda il volume da noi recensito.

martedì 8 gennaio 2013

Nuova singolare scoperta sulla Tilma di Guadalupe

Nuova singolare scoperta sulla Tilma di Guadalupe

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Hillary Clinton osserva il mantello della VergineNon ci sono solo le incredibili guarigioni di Lourdes o il grande mistero dell’immagine della Sacra Sindone, ancora oggi inaccessibile ai più potenti laser eccimeri dei laboratori dell’Enea di Frascati.
Nell’universo cattolico (e solo in esso) esistono tanti altri misteri, tante altre grandi sfida per la scienza e per la fede (ricordiamo che la Chiesa cattolica afferma che nessun miracolo è necessario alla fede del credente, esso può essere semmai un aiuto ma mai il “motivo” per cui si è credenti), e una di queste è certamente l’immagine di Nostra Signora di Guadalupe impressa sul mantello (detto anche “Tilma”) appartenuto a Juan Diego Cuauhtlatoatzin, in seguito all’apparizione avvenuta in Messico nel 1531. Nel santuario che è stato costruito è conservato il mantello di Juan Diego, sul quale è apparsa raffigurata l’immagine di Maria, ritratta come una giovane dalla pelle scura (è chiamata dai fedeli Virgen morenita). 
L’immagine non presenta traccia di coloranti di origine vegetale, minerale o animale, come rilevato nel 1936 dal premio Nobel per la chimica Richard Kuhn e la figura di Maria è impressa direttamente sulle fibre del tessuto (esistono delle piccole parti dipinte, come “ritocco”, realizzate in un secondo momento), come determinato dalle foto all’infrarosso del biofisico dell’University of Florida, Philip Serna Callahan nel 1979, il quale ha affermato che l’immagine non è scientificamente possibile essere realizzata dall’uomo. Nel 1977 l’ingegnere peruviano José Aste Tonsmann analizzò al computer le fotografie ingrandite di 2500 volte e riscontrò che nelle pupille di Maria appare un altro disegno, ovvero una sorta di fotografia del momento in cui Juan Diego ha mostrato il mantello al vescovo Juan de Zumárraga, alla presenza di due altri uomini e una donna. Gli occhi della Vergine sul mantello si comporterebbero dunque come occhi umani, che riflettono ciò che vedono attraverso un effetto conosciuto come Purkin-Sampson’s images, e avrebbero “fotografato” la scena con una leggera rotazione di differenza tra i due occhi, come appunto accade normalmente a causa della diversa angolazione della luce che arriva alle pupille. Al centro di esse si vedrebbe inoltre un’altra scena, più piccola, anche questa con diversi personaggi.
Un altro aspetto fortemente misterioso è la durata e la conservazione del tessuto: la fibra di maguey che costituisce la tela dell’immagine, infatti, non può durare più di 20 o 30 anni. Vari secoli fa si dipinse una replica dell’immagine su una tela di fibra di maguey simile, e la stessa si disintegrò dopo alcuni decenni. Mentre, a quasi 500 anni dal presunto miracolo, l’immagine di Maria continua a essere perfetta come il primo giorno. Nel 1921 Luciano Pèrez, un attentatore inviato dal governo, nascose una bomba in un mazzo di fiori posti ai piedi dell’altare; l’esplosione danneggiò la basilica, ma il mantello ed il vetro che lo proteggeva rimasero intatti. Infine, la disposizione delle stelle sul manto non sarebbe casuale ma rispecchierebbe quelle che in cielo, da Città del Messico, era possibile vedere la notte del 9 dicembre 1531
Una sorprendente scoperta matematico-scientifica è invece stata realizzata di recente: dalla sovrapposizione delle stelle e dei fiori sull’immagine emergerebbe, una volta riportata sul pentagramma, un’armonia perfetta (qui la melodia che è emersa). La scoperta è stata presentata durante una conferenza presso l’auditorio San Pio X in Vaticano.
Durante l’International Workshop on the Scientific approach to Acheiropoietos Images tenutosi presso l’ENEA Frascati nel 2010, J. C. Espriella del Centro Mexicano de Sindonología ha descritto fenomeno, soffermandosi anche sugli studi scientifici realizzati e concludendo così: «l’immagine presente sulla Tilma di Guadalupe è indirizzata ad essere una immagine acheropita, perché secondo la stragrande maggioranza dei ricercatori che l’hanno studiata con un rigoroso metodo scientifico, la sua origine va al di là della spiegazione naturale e fino ad ora, nessuna spiegazione soddisfacente è stata formulata».