Un giorno, durante un dibattito alla televisione francese sull'aborto tra Lejeune e Monod, due grandi personalità; Uno biologo e l'altro pediatra, Lejeune chiese a Monod: "Di un padre sifilitico e di una madre tubercolare che hanno avuto quattro figli, il primo nato cieco, il secondo morto alla nascita, il terzo nato sordo e muto e il quarto tubercolare; la madre rimane incinta di un quinto figlio. Cosa fareste?" "Interromperei quella gravidanza", rispose Monod con sicurezza. Al che il suo avversario rispose: "Facciamo un minuto di silenzio, perché ciò avrebbe ucciso Beethoven".
"La Chiesa è il luogo dove tutte le verità si incontrano"................. Gilbert Keith Chesterton
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lunedì 2 giugno 2025
domenica 24 marzo 2024
Jérôme Lejeune
Jérôme Lejeune: il genetista scopritore della Trisomia 21 è un venerabile della Chiesa Cattolica

«Le radiazioni, agirebbero su numerosi feti, comportando lesioni cerebrali e deficienze mentali irreversibili. Aumenterebbe l'incidenza di numerosi tipi di cancro e molti deterioramenti genetici potrebbero essere trasmessi alle generazioni future, ammesso che ve ne siano. Non parlarne è rischiare di tradire noi stessi, rischiare di tradire la nostra civilizzazione» (Jean-Marie Le Méné, Il professor Lejeune, fondatore della genetica moderna, Cantagalli, Siena, 2008, pag.116)
venerdì 7 ottobre 2022
A Sparta il figlio se era deforme e poco prestante veniva gettato dal baratro del monte Taigeto, poiché né per se stesso né per la città era meglio che vivesse. Di tutte le città della Grecia, Sparta è l’unica a non aver lasciato all’Umanità né uno scienziato, né un artista e nemmeno un segno della sua grande potenza. Forse gli spartani, senza saperlo, eliminando i loro neonati malati o troppo fragili, hanno ucciso i loro musici, i loro poeti, i loro filosofi.
Jerome Lejeune
giovedì 8 settembre 2022
Eugenetica
"A Sparta il figlio se era deforme e poco prestante veniva gettato dal baratro del monte Taigeto, poiché né per se stesso né per la città era meglio che vivesse. Di tutte le città della Grecia, Sparta è l'unica a non aver lasciato all'umanità né uno scienziato, né un artista e nemmeno un segno della sua grande potenza. Forse gli spartani, senza saperlo, eliminando i loro neonati malati o troppo fragili, hanno ucciso i loro musici, i loro poeti, i loro filosofi".
(Jerome Lejeune)
sabato 28 aprile 2018
Il prezzo dell'umanità
“Non può essere negato che il prezzo delle malattie genetiche sia alto, in termini di sofferenza per l’individuo e di oneri per la società. Senza menzionare quel che sopportano i genitori! Se questi individui potessero essere eliminati precocemente, il risparmio sarebbe enorme! Ma noi possiamo assegnare un valore a quel prezzo: è esattamente quello che una società deve pagare per rimanere pienamente umana”
Jerome Lejeune, 1985
lunedì 4 marzo 2013
il feto è un bambino
Espulso dalla vagina con l’aborto spontaneo, esso s’aggrappa alla pelliccia della madre e, sapendo lottare contro la pesantezza, sale in verticale automaticamente fino al marsupio e vi cade dentro, e vi resterà per sette mesi finendo il suo sviluppo, che assomiglia abbastanza, nella durata, allo sviluppo d’un piccolo essere umano.
Ciò che è straordinario, per il biologo, è il fatto che nel piccolo cervello d’una madre canguro la natura abbia, anche se non so come, iscritto una sorta di concetto di ‘cangurosità’ del piccolo canguro. Poiché questa piccola salsiccia è il solo animale ch’essa lasci entrare nel suo marsupio. Se un topo volesse installarvisi, essa lo eliminerebbe rapidamente.
Allora io mi dicevo che se la natura, in un cervello tanto piccolo quanto quello della madre canguro, ha inscritto la nozione che si tratta d’un membro della sua specie, che è suo figlio, mi sembra completamente impossibile che nel litro e mezzo che noi abbiamo nella nostra scatola cranica la natura non abbia posto un’intelligenza sufficiente per rendersi conto che i piccoli uomini non sono altro che uomini piccoli.
E tuttavia noi tutti qui apparteniamo ad una nazione che fu da lungo tempo civilizzata, e che ha abrogato con un voto ciò che tutti i medici avevano costantemente giurato, vale a dire: “Io non darò a nessuno, neppure se pregato, del veleno; parimenti non fornirò mezzi abortivi ad una donna”.
Il nuovo film di M. Nathanson s’intitola “L’eclissi della ragione”, e come lui anch’io mi domando se la malattia di cui noi soffriamo non sia veramente una malattia dell’intelligenza. Se non si sia distesa sulle nostre popolazioni, deliberatamente, una sorte di cappa di piombo d’oscurantismo per far credere che noi non sappiamo, mentre invece sappiamo molto più di un tempo. L’essere umano è un concetto che si applica a tutti gli esseri della nostra specie, quale che sia la loro taglia, il loro colore, e quali che siano le qualità che possano farli brillare o le malattie che possano affliggerli.
Permettetemi adesso di parlarvi un poco della fisiologia della vostra intelligenza. Per il biologo, nella sua ricerca della verità, un duplice fatto evidente s’impone all’inizio d’una vita, da una parte, ed al suo sviluppo maggiore, dall’altra. Questo fatto è semplice: “Lo spirito anima la materia”. Ciò è verissimo quando l’essere è arrivato alla sua piena maturità. Vi dicevo che voi avete un litro e mezzo – è un modo esemplificativo – di volume cerebrale, e bisognerebbe che vi rendeste conto del fatto che questo computer incorporato è il più potente, e di gran lunga, che esista attualmente sotto il sole.
Voi avete nella vostra scatola cranica quasi 11 miliardi di cellule, vale a dire milioni di volte più numerose che nel più grande computer della NASA. Ma il cablaggio che lega le vostre cellule cerebrali è costituito da fili straordinariamente sottili, che non si vedono nemmeno al microscopio normale, e che sono spirali aggregatesi per formare una specie di piccoli tubi, che noi chiamiamo neurotubuli, e che riusciamo a vedere col microscopio elettronico. E questo cablaggio che si trova a vostra disposizione, che è la macchina che usate per capire il mondo, questo cablaggio misura quasi quanto di qui alla Luna e ritorno.
La cosa più sorprendente è che per far funzionare la vostra macchina l’aggancio di una cellula all’altra emetterà una specie di molecola, aprirà una specie di serratura segreta, e che delle particelle, degli ioni, vi si catapulteranno ad una velocità straordinaria. Infine ciò che noi chiamiamo ragione, che è questa macchina che elimina i dati fortuiti per conservare solo quelli deducibili, è in effetti un contatore di particelle d’una velocità straordinaria. Così si arriva a questa nozione perfettamente evidente e molto semplice: ogni volta in cui sollevate una mano, che battete le ciglia, o che un’idea attraversa la vostra mente, voi fate crepitare un enorme numero di connessioni cerebrali, e, più precisamente, è il vostro spirito che comanda la materia, il vostro spirito anima la materia. Questa è un’evidenza contro la quale non si può opporre nulla, essendo una certezza empirico-sperimentale.
Ma la cosa strana è che la medesima dimostrazione si fa proprio all’inizio dell’esistenza. Quando i 23 cromosomi che portano l’informazione trasmessa dal padre e contenuta nello spermatozoo sono entrati all’interno della zona pellucida, che è una specie di sacco in plastica che assicura il muro della vita privata del piccolo embrione, quando lo spermatozoo ha perforato questa membrana ed essa diviene immediatamente impermeabile ad ogni ulteriore informazione, in quel preciso momento si trovano riunite tutte le informazioni necessarie e sufficiente per fabbricare, per costituire questo nuovo essere umano che si svilupperà.
Non un essere teorico, ma quello che nove mesi più tardi chiameremo Pierre, Paul o Madelaine. Quello, precisamente, comincia la propria carriera quando tutte le informazioni necessarie e sufficienti si trovano riunite. E noi sappiamo, al di là di ogni possibile dubbio, che queste informazioni sono riunite dal momento della fecondazione. Lo spirito, effettivamente, anima la materia, e non solo quando il cervello è formato e può analizzare il mondo, ma quando si mette in moto questo straordinario nuovo essere che costruirà il proprio cervello, vale a dire una macchina che inventerà macchine che gli permetteranno di comprendere un po’ l’universo.
È perché all’inizio una scintilla di spirito ha animato la materia che un nuovo essere umano è stato chiamato all’esistenza. Non si tratta, qui, di metafisica, non si tratta di morale, ma si tratta di dottrina evidente imposta dalla realtà. Se non fosse così, la riproduzione degli esseri sarebbe impossibile. Se non fosse l’informazione a dar vita ed animare la materia, la genetica non esisterebbe; noi, non esisteremmo.
Voi potete trovare strano (tutti lo trovano strano) che un essere umano all’inizio della propria carriera possa essere ridotto, come direbbero i matematici, alla sua espressione più semplice. Ma tutta la sua vita sarà l’espressione e l’attuazione di questo primo messaggio. La crescita, poi la conoscenza, ed infine l’esperienza di tutta la vita richiedono imperativamente, impongono assolutamente che l’essere che un giorno comprenderà, quantunque in maniera imperfetta, il mondo, sia fin dall’inizio un essere umano.
Il nostro parlar comune (direi che ciò è vero in tutte le lingue latine, ed è vero, in parte, in quasi tutte le lingue del mondo), il nostro parlar comune ha sempre conosciuto questo fatto evidente. Noi impieghiamo la stessa parola per definire un’idea che ci venga in mente o un nuovo essere che giunga ad esistenza: noi parliamo in entrambi i casi di concepimento. Si concepisce un’idea, si concepisce un bambino. Il fatto che il termine di concepimento s’applichi a questi due estremi della performance umana non dipende da povertà di linguaggio, ma è invece la percezione intuitiva, da parte di quell’intelligenza collettiva che è il linguaggio, del fatto nel momento esatto dell’inizio dell’esistenza, la forma e la materia, lo spirito e la sostanza sono così strettamente intrecciati che non si possa chiamarli distinguendo l’uno dall’altro. Per riassumere in una parola che, io credo (ma non sono sicuro della mia citazione), è di San Tommaso d’Aquino, “nel momento in cui la materia ha subito la sua ultima disposizione, lo spirito non può non esserci”.
Jérôme Lejeune
giovedì 27 dicembre 2012
Cristina Acquistapace
Io vivo
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di autori variSono nata nel 1972 con la Sindrome di Down; a quel tempo, non vi erano le associazioni che esistono ora: con me, c’erano solo mia madre e mio padre e intorno a noi c’era l’ignoranza umana. Questa, comunque, non ha avuto influenze realmente negative. Ho proceduto nella frequenza delle scuole dalla materna alla superiore. Grazie a mamma e papà che non mi hanno segregato in casa o inviato in un istituto ma, al contrario, mi hanno messo in contatto con la gente, in breve tempo mi sono fatta molti amici e mi sono anche innamorata, imparando cose importanti.
Ho potuto andare a trovare mia zia che è suora missionaria in Kenya.
Di fronte a una così grande povertà, mi sono sentita fortunata e felice. E’ stato così bello! Un’esperienza che non vorrei cambiare con nessun riconoscimento, ma è impossibile renderla solo attraverso le parole; voi dovete vedere con i vostri occhi, proprio come ho fatto io. La sindrome di Down, anche se ha costituito talvolta per me un peso, nel mio modo di pensare non ha mai costituito una maledizione bensì una benedizione (grazia); forse è stata una prova per vedere se, nonostante tutto, io possa vivere una vita piena, una vita come tutti gli altri.
Io sono convinta che vi sia stato anche un incentivo per me stessa, nel dimostrare che sono come chiunque altro, una specie di sfida, dopotutto. Non mi sento diversa da nessuno. Mi sono sempre considerata come gli altri in quanto, come tutti, io sogno, spero e desidero, provo dei sentimenti, gioco. In una sola parola, io vivo.
Le persone con Sindrome di Down hanno i medesimi diritti e doveri degli altri: forse non possono fare alcune cose, ma sono in grado di farne altre. Io, per esempio, non mi metto in testa di guidare l’automobile in quanto, per i miei problemi di vista, non sarei in grado di farlo ma persevero nel sostenere di essere idonea a prestare aiuto agli altri in quanto so che sono in grado di farlo.
Le persone danno prova di intelligenza nel momento in cui accettano i loro limiti e investono le loro energie e capacità in quanto sono in grado di fare. Nel mio futuro, vi sono molte aspirazioni; una di queste, è quella di prendere i voti e dedicarmi interamente alla scelta religiosa. Anzitutto, perchè sento di essere stata chiamata e in secondo luogo, perchè c’è troppa povertà nel mondo: povertà spirituale, soprattutto, e la Chiesa ha bisogno di me, delle mie preghiere e della mia dedizione incondizionata.
Cristina Acquistapace, Down, entra nell’Ordo Virginum nel 2006 a 33 anni
venerdì 30 novembre 2012
sabato 8 settembre 2012
Temete Dio e null’altro
Temete Dio e null’altro
GRAZIE A
mercoledì 29 agosto 2012
mercoledì 21 marzo 2012
Lejeune
Jérôme Lejeune. L’uomo e lo scienziato
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Le avventure di Pollicino
La genetica moderna si riassume in questo credo elementare: all’inizio è dato un messaggio, questo messaggio è nella vita, esso è la vita. Vera e propria parafrasi dell’inizio di un vecchio libro che ben conoscete, tale credo è quello del genetista più materialista possibile. Perché? Perché con certezza sappiamo che tutte le informazioni che definiranno l’individuo, che condizioneranno non solo il suo sviluppo, ma anche la sua crescita, sono contenute nella prima cellula. E tutto questo lo sappiamo con una certezza assoluta che vince ogni dubbio, perché se tale informazione non fosse già contenuta in essa, non potrebbe entrarvi mai più; nessuna informazione, infatti, entra in un uovo dopo che è stato fecondato. […] Si obbietterà: all’inizio, due o tre giorni appena dopo la fecondazione, non esiste che un ammasso di cellule! Che dico, è solo una cellula, quella nata dall’unione dell’ovulo e dello spermatozoo. Certo le cellule si moltiplicano attivamente, ma la piccola morula che si installa nella parete dell’utero è già veramente diversa dalla madre? Io lo credo; ha già la propria individualità e, cosa incredibile, è già in grado di comandare l’organismo della mamma. Il minuscolo embrione, di sei o sette giorni, con appena un millimetro e mezzo di altezza tutto compreso, prende immediatamente in mano la direzione delle operazioni. È lui che blocca il ciclo materno e obbliga il giallo organismo ovario a funzionare. Sebbene tanto piccolo, con un ordine chimico, obbliga la mamma a conservargli la protezione. Già fa di lei ciò che vuole e Dio sa fino a che punto lo farà negli anni a venire! Dopo quindici giorni di ritardo nel ciclo, cioè quando lui ha già un mese di vita, poiché la fecondazione è accaduta quindici giorni prima, l’essere umano misura quattro millimetri e mezzo. Da una settimana il suo cuore batte, braccia, gambe, testa e cervello hanno già iniziato a formarsi. A sessanta giorni, cioè a due mesi di vita, o a un mese e mezzo di ritardo dal ciclo, il piccolo misura appena tre centimetri dalla testa all’estremità delle natiche. Starebbe a suo agio in un guscio di noce. Invisibile in un pugno chiuso, rischierebbe di essere volontariamente schiacciato senza che ce ne accorgessimo. Ma aprite il pugno: è quasi completo, mani, piedi, testa, organi e cervello sono pronti ai loro posti e d’ora in poi non faranno che ingrandire. Guardatelo da più vicino: potreste leggergli la mano e predirgli il futuro! Ancora più vicino, con un semplice microscopio, potreste decodificare le impronte digitali. Tutto in regola per ottenere la carta di identità nazionale. […] L’incredibile Pollicino, l’uomo più piccolo del mio pollice, esiste veramente; non è quello della famosa fiaba, ma colui che ciascuno di noi è stato nel seno della madre. Ma, diranno alcuni, il cervello non è completo che al quinto, sesto mese. No, no, sarà completamente a posto soltanto al momento della nascita, tutte le connessioni termineranno a sei o sette anni e il meccanismo chimico ed elettrico sarà perfettamente rodato soltanto a quattordici, quindici anni! Nel nostro Pollicino di due mesi funziona già anche il sistema nervoso? E sì, se il suo labbro superiore viene sfiorato da un capello, muove braccia, corpo e testa in un movimento di fuga. […] A quattro mesi si agita talmente che la mamma si accorge dei suoi movimenti. Grazie alla leggerezza della sua capsula da astronauta può fare piroette che all’aria aperta potrà ripetere solo fra qualche anno. A cinque mesi afferra con forza il bastoncino che gli metto in mano e inizia a ciucciare il pollice in attesa di essere liberato. […] Perché discutere allora? Perché chiedersi se questi ometti esistono veramente? Raziocinare e far finta di credere come un illustre batteriologo che il sistema nervoso non esiste prima dei cinque mesi! Oggi giorno la scienza ci svela un po’ di più le meraviglie della vita nascosta, del mondo pullulante di vita degli uomini minuscoli, ancora più incantevole che quello dei racconti delle favole. È sulla storia vera che i racconti sono stati forgiati; e se le avventure di Pollicino hanno da sempre affascinato l’infanzia è proprio perché l’adulto che ora siamo è stato un tempo Pollicino nel seno della mamma.
(Clara Lejeune, La vita è una sfida, Cantagalli, Siena, 2008 - Pagg. 58-61)
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| La Fondazione Jérôme Lejeune La Fondazione Jérôme Lejeune è una fondazione francese che si occupa della ricerca sulle genetiche malattie dell'intelligenza, ai primi posti delle quali la Trisomia 21, proseguendo così l'opera alla quale Jérôme Lejeune ha dedicato la sua vita. È stata riconosciuta di utilità pubblica su parere del Consiglio di Stato il 20 marzo 1996. La Fondazione ha tre obbiettivi: la ricerca, il trattamento e la difesa. La «ricerca»: in Francia, la Fondazione è il primo finanziatore della ricerca sulle malattie genetiche dell’intelligenza e sviluppa e coordina il lavoro dei ricercatori, dei programmi e dei fondi, in Francia e all’estero. Il «trattamento»: l’Istituto Jérôme Lejeune è l'organizzazione della Fondazione dedicata alla cura dei pazienti. Oltre alle cure mediche, altri specialisti accompagnano i pazienti facilitando la loro integrazione, in particolare nelle scuole. La «difesa»: la Fondazione difende la vita delle persone disabili fin dal momento del concepimento: in un contesto sociale in cui l’accelerazione del progresso scientifico pone domande fondamentali, la Fondazione ha l’esperienza per assistere i pazienti e partecipare al dibattito scientifico ed etico. |
(Dottore Magistrale in Scienze Chimiche, Università degli Studi di Milano. Membro del Centro di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede (DISF), Pontificia Università della Santa Croce, Roma)
- Oggi si ritiene che le complesse alterazioni fenotipiche della DS siano determinate da un numero ristretto di geni localizzati sul cromosoma 21 in una regione che, dal punto di vista molecolare, è denominata Down Syndrome Critical Region (DSCR) (Korenberg et al, 1990). I prodotti di tali geni risulterebbero sensibili alla presenza di una copia extra del cromosoma 21 (Hattori et al, 2000).
- Jérôme Lejeune, Il messaggio della vita, Cantagalli, Siena, 2002.
- Clara Lejeune, La vita è una sfida, Cantagalli, Siena, 2008.
- Jean-Marie Le Méné, Il professor Lejeune, fondatore della genetica moderna, Cantagalli, Siena, 2008.
- AA.VV., L’esperienza cristiana nella scienza, Quaderni di Città di Vita, Firenze, 1988.
- Neri G, Opitz JM, Down Syndrome: Comments and Reflections on the 50th Anniversary of Lejeune’s Discovery, Am J Med Genet Part A 149A:2647-2654, 2009.
