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Clemente Maria Rebora
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«Nella civil asfissia,
architettando il diavol suo scompiglio,
preso all’artiglio dell’io
saggezza da ogni stirpe affastellavo,
a eluder la Sapienza:
e quale sgretolio intanto!
Non come fibre fuse in un sol tronco
i miei pensieri, ma fascio di rami
cui rotto il laccio ognuno a se ritorna.
Quando morir mi parve unico scampo,
varco d’aria al respiro a me fu il canto:
a verità condusse poesia.»
Clemente Maria Rebora

Cenni Biografici
Estratto da: C. REBORA,
Il Segreto di A. Rosmini,
a cura di C. GIOVANNINI
1885 - 6 gennaio
Nasce
a Milano, in via Aldo Manuzio 15, ad ore 17, da Enrico (oriundo ligure)
e da Teresa Rinaldi (di Codogno), il quinto di sette figli «La mia
famiglia, cosi brava, si era sganciata al tempo di Garibaldi, dalla sua
tradizione cattolica, pur camminando ancora nella sua scia morale, con
grande rettitudine e austerità, ma senza più nulla di soprannaturale. Io
ero quindi all’oscuro di ogni nozione della Fede (ma il S. Battesimo,
che io avevo ricevuto due giorni dopo la nascita, operava occulto: da
fanciullo avevo scritto una poesia con il seguente ritornello: «Sola, raminga e povera / un’anima vagava»).
Oh chi conosce 1’intima realtà di certe anime adolescenti!
E
più tardi mi dicevo che avevo sbagliato pianeta; e mi pareva di dover
farmi perdonare di essere anch’io al mondo; e infine, l’incomprensibile
travaglio tra le due leggi, nel terribile isolamento, fin che verso i
ventotto anni il male!
Le aule scolastiche non avevano nessun richiamo a Dio, all’aperuisti credentibus Regna cœlorum; e io ero dispensato dal ricevere 1’insegnamento religioso (Stresa - 1953 - infermo)»
8 gennaio
Clemente
Luigi Antonio viene battezzato nella chiesa parrocchiale di Santa
Francesca Romana: non per sollecitudine dei genitori, che, atei, ne
avrebbero fatto volentieri a meno, ma per quella di parenti buoni
cattolici. Tuttavia, egli cresce senza alcun inizio pratico di vita
cristiana; neppure il segno della croce!
1892
Sempre a Milano, Clemente comincia a frequentare le scuole elementari di via Alessandro Tadino.
1893
2ª elementare:
Ero a ott’anni una bruna susina
intatta ancora nella sua pruina
l’ignorato Battesimo operando.
Più tardi:
Poi, venne il tristo momento: uno, a scuola
con turpe parola
mi scivolò in disparte
un’immagine oscena:
all’anima fu una rasoiata orrenda!
anche oggi, se ripenso, e n’ho settanta.
1897 (circa)
Parlando adulti, un disonesto detto
a profanar valse me giovinetto.
1897
1ª ginnasiale al ginnasio-liceo «Parini» di Milano. Insegnante di classe: prof. Assunto Mori.
Un di, al ginnasio, della Fede ignaro,
l’insaziata fantasia
dall’aggettivo clemens fu colpita
gioendo dell’arcan del nome mio:
Ens Mens Clemens, mistero di Dio,
Padre, Figlio e Spirito Santo,
eterna vita: e sol bontà è vita.
1898 (?)
A Castelnuovo d’Adda, dai parenti materni.
Murai, fanciullo, a forma di villaggio,
con mota e pietre, e cinta e chiesa e case
a un fiume, e a un monte un luogo forte d’ armi;
s’abbatté la bufera, e non rimase
che tra sassi fanghiglia da imbrattarmi.
1898-1903
Innamorando vagheggiai lontano
un viso amato: e misi in salvo il sogno
quasi fuggendo dal trattar profano.
1903
Inizia, alla regia Università di Milano, gli studi di medicina.
1904-1907
Interrotto
lo studio di medicina, s’iscrive, sempre a Milano, all’Accademia di
Scienze e Lettere. Il maestro Delachi gli insegna armonia.
Immaginando m’esaltavo in fama
di musico e poeta e grande saggio:
e quale scoramento seguitava!
1907-1908
Dall’autunno all’autunno: servizio militare, a Milano; da soldato a sergente.
1909 settembre - ottobre
A
Loveno sopra Menaggio. Lettera al padre: rifiuto del mondo
illuministico nel quale era cresciuto. Impossibilità interiore e quindi
intellettuale di sfociare in questo modo nella laurea. Salita sul monte
sovrastante (m. 1800) dove, scoperto il petto, pensa di procurarsi un
malanno mortale. Nello scendere, mangia coscientemente funghi velenosi.
Notte travagliata anche nel fisico. La mattina dopo, sopra elementi
raccolti copiosi da due anni, stesura immediata continua (15 giorni) di
forse 400 pagine di tesi di laurea sul Romagnosi.
Novembre
Presenta al prof. Gioachino Volpe, relatore, la sua tesi di laurea.
1910 - 30 gennaio
Laurea
in Lettere: 110/110 e lode. Il relatore pensa di farla stampare da
Laterza, Bari. Diploma di magistero: 46/50. Segue Un corso di filosofia,
senza addottorarsi.
Settembre
Pubblica su «Rivista d’Italia» il lavoro Per Un Leopardi mal noto.
1911
Vi pubblica (novembre) «G. D. Romagnosi nel pensiero del Risorgimento».
1913
Nella casa paterna, a Milano, in viale Venezia 12, però nell’abbaino, elabora i Frammenti lirici. E li pubblica a Firenze (Prezzolini. Libreria de «La Voce»).
Nella civil asfissia,
architettando il diavol suo scompiglio,
preso all’artiglio dell’io
saggezza da ogni stirpe affastellavo,
a eluder la Sapienza:
e quale sgretolio intanto!
Non come fibre fuse in un sol tronco
i miei pensieri, ma fascio di rami
cui rotto il laccio ognuno a se ritorna.
Quando morir mi parve unico scampo,
varco d’aria al respiro a me fu il canto:
a verità condusse poesia.
1914
Milano, via Tadino 3.
Di superbia ubriaca si avanzava
la guerra, come suol, femmineggiando;
d’ogni parte, a ghermirmi, la lusinga:
Perso nell’ideal, strada non fai …
Cogli di gioventù l’ora propizia …
Afferra per il ciuffo
Ia fortuna che ha la nuca calva …
Come Adamo, sedotto, a farla mia
precipitando a morte, proclamai:
Scelgo la buona sorte …
e nella frode del piacer caduto,
sussurrava la gente scaltrita:
Adesso conosci la vita.
7 luglio
«La grande illustrazione» (Abruzzo) pubblica la poesia Clemente non fare così.
1915 gennaio
«Almanacco della Voce» pubblica Notte a bandoliera.
28 febbraio
«La Voce» pubblica Fantasia di carnevale.
24 maggio
Richiamo sotto le armi: da sergente a sottotenente.
giugno
In trincea al Podgora.
1915 fine dicembre
La tremenda esplosione di un obice da 305,
in zona di guerra, gli provoca un trauma nervoso. Ricoverato in un
ospedale psichiatrico, comincia per Rebora il lungo periodo della
malattia, delle cure, della convalescenza.
1916 luglio
«Riviera ligure» pubblica Prima.
1917 - 2 febbraio
«La tempra» (Pistoia) pubblica Camminamenti..
maggio
«Riviera ligure» pubblica Movimenti di poesia e Voce di vedetta.
1918
Zoagli.
Ospite dell’avv. Gonzales al Villaggio S. Margherita. Passeggiata:
incantesimo. «Ore di secondi» (in realtà: 4 - 5 ore). Ore psicologiche
intensissime. Figurazione della realtà del mondo (ondate = generazioni)
senza Cristo senza finalità – ognuna definitiva (illusione).
Al sommo stetti d’una gran scogliera
per ore di secondi fuor del tempo
proteso al mar convulso sotto il vento:
montagne d’acqua in rombo fragoroso
l’una incalzata dopo l’altra urgeva
in una gloria di creste e di spuma,
e là nell’atto di toccar la sponda
cozzando forte ciascuna con l’onda
avanti già nel ricader infranta,
con supremo assalto di vittoria
avida saliente alla rupe immota,
in un precipite schianto inabissava
nel risucchio della nuova ondata
balda al suo turno.
15 maggio
«Raccolta» pubblica Viatico e Tempo
15 luglio
e Vanno, Canzoncina, «Serenata del rospo».
1918-1920
Tregua, non pace, a guerra finita. Inizio della lotta socialista (1919) e fascista (1920): incendio dell’«Avanti!» a Milano.
Quando fu tregua – poiché l’uomo si spossa,
ma ancor versava ira di parte il sangue –
fuggendo la città sorda al suo Duomo,
sol me n’andavo dove a sentinella
sta la Prealpe e al piano s’inanella.
1919
Milano.
Rinunzia all’insegnamento governativo. Dà lezioni private e insegna
nella scuola privata «Tecnico–letteraria femminile Martignoni», nonché
in famiglie. Parla in pubblico (attività «che io credevo educatrice»).
Pubblica Lazzaro e altre novelle, dal russo di Andreef.
1920
Pubblica La felicita domestica, dal russo di L. Tolstoi.
1920 (o 1921?)
Da Canza di Val Formazza all’Alpe di Devero, passo di Scatta Minoia.
Sgomento, un giorno, fra le nevi, a un passo,
tra cupe vette sotto un cielo basso,
scorsi Cristo in immagine di rupe.
1921
Da Bormio sopra S. Caterina – Cevedale – Ortles.
Berretto in capo, curvo sotto il sacco,
ansioso andando a contemplar ghiacciai,
in un mattino alpino io sfiorai
senza far cenno un alto Crocifisso.
Più oltre, avverto la testa scoperta:
ritorno, alla ricerca:
stava il berretto al piede della Croce.
1922
Il «Convegno Editoriale» di Milano pubblica Canti anonimi e la traduzione-commento di Il cappotto di Gogol (dal russo).
1922 (?) estate
Sopra S. Colombano al Lambro, fra Pavia e Piacenza (colline), nel podere del cugino Barbieri.
Unanimi cori di rane lontane,
insonni cantini di grilli vicini,
in un soffuso chiarore lunare
estroso erravo lungo una collina
espansa quasi a chioccia sopra il piano …
Rivolto a un tratto, come se chiamato,
sentii su me lo sguardo di Maria
orante figurata in una nicchia:
un intrico di rami mi costrinse
a farmi piccolino, per vederla:
ogni cosa si tacque, e fu preghiera;
mi ritrovai inginocchiato in pace.
1925 (?)
Moltrasio. Casa–villa di famiglia. In barca, fra Blevio e Torno. Non apparizione vera e propria, ma intuizione del Creatore.
Tutto era irraggiamento al solleone:
cullato in barca stavo in mezzo al lago:
svanì il creato e apparve il Creatore
1927 marzo
«Il Convegno» (Milano) pubblica Versi
1928
A proposito delle conferenze al pubblico:
Quasi maestro agli altri mi porgevo;
ma qualcosa era dentro me severo:
Ferma il mio dire, se non dico il vero.
Giugno
Ultima conferenza dell’anno alla Scuola Martignoni. È invitato a proseguire in ottobre e a parlare del cristianesimo.
Estate
Preparazione alla conferenza sul cristianesimo. Tra le mani, la prima volta, gli Atti dei martiri scillitani («su questo posso dir qualcosa, perché lo sento»).
Autunno
La notte precedente la conferenza, cardiopalmo. il battito: «No! no! no! no!».
E un giorno – nel salon pieno quant’occhi! –
il discorso iniziato venne meno
in una turbazion vicina al pianto:
la Parola zittì chiacchiere mie.
La Provvidenza sue vie dispose:
mi fece attento a Pietro e alla sua Chiesa;
dei martiri la Fede venne accesa.
In via Tadino 3.
Il Signore prepara, e poi dà il via.
Nell’ora che la notte figlia il giorno,
furtivo, accoccolato al terrazzino,
in un pensoso incanto, a mirar stetti
te, sfavillante stella del mattino:
brillavi, lì vicino, sopra i tetti:
la non appresa preghiera in me pregando
io ti chiamavo già come Maria.
1929 - 11 febbraio
Bisogno
di ascoltare la voce del Papa. Per la prima volta legge «L’Osservatore
romano». Il cardinale Schuster preconizzato arcivescovo di Milano.
15 agosto - 8 settembre
Moltrasio. Riassume i cinque volumi degli Atti dei martiri.
Ivi.
Compleanno paterno. Clemente Si scusa di dover partire per Milano, «per
impegni» (era per assistere all’entrata solenne del cardinale, quale
arcivescovo di Milano). Arrivato, in ritardo, subito in Duomo. Effluvi
di Vespri ultimati. Da Adelaide Coari. Vi conosce la maestrina Ezilde
Carletti, umbra, che si fa vittima a Dio per lui («c’e’ bisogno di un
sacerdote»).
Intanto c’era chi per me invocava;
c’era l’offerta di una generosa;
salvato a pezzettini di preghiera
Settembre - ottobre
Milano.
Passi pratici. Don Portaluppi (per Adelaide Coari), il padre
provinciale dei Carmelitani, mons. Angelo Roncalli (per A. Coari), il
card. Schuster (accostamenti). 24 ottobre: dal cardinale. Questi a
Rebora: «È sulla soglia. Entri!». Fissato per dopo.
24 novembre
Milano. Chiesa di S. Alessandro. Festa di S. Giovanni della Croce. Prima confessione e prima comunione. A 44 anni.
1930 maggio
È cresimato dal card. Schuster in Duomo, padrino don Portaluppi, prevosto di S. Maria del Suffragio.
Giugno (?)
Via Tadino 3.
E venne il giorno, che in divin furore
la verità di Cristo mi costrinse
a giustiziar e libri e scritti e carte:
oh sì che quello fu un gran bel stracciare!
Allor che quanto m’era il più del male
ridotto fu a un lacerato ammasso,
mi sentii lieve in libertà felice.
Ed ecco repentino a me salire
dal fondo del fracasso della strada
un patetico annuncio a me ben noto:
Strascéee … – Ehi, straccivendolo! – Egli pesta
passo per passo all’ultimo scalino,
ingombra il sacco sopra la stadera:
per poco prezzo quella roba tolse.
Il cittadino accender della sera
mi ritrovò solo a ripensare il tempo:
l’anima mia, posta nell’eterno,
mestizia forse, non tristezza colse.
Estate
Monte
(m. 1500) sopra Ornavasso. Baita di Piera Oliva, figlia adottiva
dell’Istituto della Carità (rosminiani). Una settimana tutto solo. A
messa, ogni giorno, a una piccola cappella sopra Cortevecchio (m. 1700).
Il venerando vicario don Cracchi (presiedeva al Santuario del Boden) a
lui: «Si faccia prete!». Grande impressione.
6 novembre
Affidato
dal card. Schuster a padre Bozzetti, rettore del Collegio Rosmini di
Stresa e padre provinciale, per una preparazione al seminano
arcivescovile di Venegono, giunge a Stresa.
1930-1931; novembre - aprile
Al Collegio Rosmini a Stresa.
Quando, preso da Te, Signor, già pago
d’amarti tutto, pur se ancor non chiaro,
ciascun giorno salivo al tuo bel nido,
Madonna di Passera, ove è sul lago
un poggio aperto a ogni vista amena,
tu, Renatina, di tre anni appena,
giocando al suolo scarmigliata e intrisa,
spiavi lì, sulla strada, alla svolta,
l’apparir mio atteso: e ogni volta,
vivida nel visino pien di terra
con grazia ti tendevi tutta in festa;
ripreso io il cammin, guardando indietro,
con le manucce mi facevi ciao:
e quel saluto insoaviva il cuore,
quasi a me segno del divin favore.
1931 - 11 maggio
Riconosciuto
subito inadatto al seminano, perché «vocato» allo stato religioso,
dallo stesso rettore del seminano di Venegono entra, come probando, al
Sacro Monte Calvario di Domodossola (noviziato rosminiano).
La tenerezza del divino Cuore,
che dal mistero Trinitario scende,
me, che da nove lustri già campavo
ma vita avevo da due anni appena,
rifece infante a scuola del Vivente.
E fui dal Ciel fidato a quel sapiente
che sommo genio s’annientò nel Cristo
onde sol Sua Virtù tutto innovasse.
[Il «sapiente» a cui allude è Antonio Rosmini]
1933-1936
Studente di teologia al Sacro Monte Calvario di Domodossola, e per due anni anche aiuto-infermiere.
1933 - 13 maggio
Calvario di Domodossola: voti triennali.
1936 - 20 giugno
Stresa: voti perpetui.
Dalla perfetta Regola ordinato,
l’ossa slogate trovaron lor posto:
scoprì l’intelligenza il primo dono:
come luce per l’occhio operò il Verbo,
quasi aria al respiro il Suo perdono:
Gesù Amore in me fu gravidanza.
20 settembre
Calvario di Domodossola: prima Messa (discorso di padre Bozzetti).
ASPIRAZIONI
Ogni atomo di me stesso,
ogni attimo che mi è concesso,
sia amore del tuo Cuore,
riconoscenza e lode del tuo Nome,
tua vittoria e tua gloria,
o mio Dio, mio Signore,
Gesù nell’effusione del tuo Sangue.
O Vergine Maria, Mamma mia,
io pongo in tua custodia e in tua virtù
il sacerdozio che mi dà Gesù.
1936-1938
Dopo
l’ordinazione sacerdotale, sempre al Calvario di Domodossola, è
prefetto degli Scolastici, ossia dei religiosi professi studenti.
1938-1943
Direttore
spirituale al Collegio Mellerio-Rosmini di Domodossola. Nel settembre
del 1943 emette i voti di coadiutore spirituale dell’Istituto.
1943-1944
Direttore
spirituale all’Istituto Rosmini di Torino. A Torino Rebora non giunse
perché trattenuto nell’Ossola dagli eventi bellici.
1945-1953
È
destinato come «prete assistente» e confessore degli aspiranti alla
Casa natale di Rosmini a Rovereto. È questo il periodo più intenso del
suo ministero sacerdotale: ricercato come confessore, direttore
spirituale, predicatore, svolge un grande apostolato in umiltà e
dedizione senza limiti, nel Trentino e altrove.
1951
Padre Giovanni Pusineri chiama Rebora a collaborare a «Charitas».
1952 - 16 dicembre
Stresa. il primo malore (emorragia cerebrale).
1953-1955
Direttore
spirituale al Collegio Rosmini di Stresa. Nel 1954 per qualche mese
presta la sua delicata opera di assistenza spirituale in una casa di
riabilitazione (del clero) a Firenze. Dall’ottobre 1955, infermo a letto
a Stresa. Continua tuttavia la sua opera di aiuto, conforto e direzione
spirituale ai molti che lo ricercano e lo visitano; e la impreziosisce
soprattutto con la sua totale «immolazione» a Dio.
1954 - 4 aprile
L’Accademia degli Agiati di Rovereto lo nomina socio.
1955 - 16 marzo
Durante la notte, secondo malore.
2 ottobre - 1956
Terzo e più grave colpo: 25 mesi d’infermità.
7 ottobre - 1957
Oh viene assegnato il premio «Cittadella».
1957 - 1 novembre
Santa morte.
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