«Non vi è prigione al mondo in cui l'Amore non possa aprirsi un varco. Se non comprendi questo, non capisci niente dell'Amore»
Wilde
"La Chiesa è il luogo dove tutte le verità si incontrano"................. Gilbert Keith Chesterton
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«Non vi è prigione al mondo in cui l'Amore non possa aprirsi un varco. Se non comprendi questo, non capisci niente dell'Amore»
Wilde
"Oscar Wilde desiderava tutte le cose belle, Dio compreso"
(G. K. Chesterton
"Il peccato d'orgoglio è quello che ha sempre distrutto gli uomini. Mi sono levato troppo in alto, e sono rovinosamente caduto nel fango".
(Oscar Wilde)
- Questo era il tuo errore. L'errore di tutte le donne. Perché non ci prendete con difetti e qualità? Perché volete metterci sopra un mostruoso piedestallo? Abbiamo tutti i piedi di terra, uomini e donne... ma quando noi uomini amiamo una donna andiamo pazzi per i suoi capricci e le sue stranezze: noi cerchiamo l'imperfezione, non la perfezione... Ed è proprio quando ci feriamo con le nostre mani o per mani d'altri che dovrebbe soccorrerci l'amore... altrimenti a che serve? L'amore dovrebbe perdonare... Questo è l'amore degli uomini.
Ed 'è molto più grande, più vasto, più umano dell'amore della donna... |Le donne invece fanno di noi degli ideali, dei falsi idoli. Tu hai fatto di me un idolo e io non posso scendere dal mio piedestallo per mostrarti le mie ferite, le mie debolezze. Temevo di scendere perché avrei perso il tuo amore, e infatti l'ho perduto. Quello che mi chiedeva quella donna era nulla in confronto di quello che essa mi offriva: essa mi offriva la sicurezza, la stabilità, la pace. Lo spettro della mia giovinezza mi veniva incontro e cercava di prendermi alla gola. Lo avrei ammazzato per sempre, rimandato nella tomba e distrutto oigni traccia. Tu me l'hai impedito. Soltanto tu, lo sai bene. E che mi resta ora? Fareste meglio a lasciarci dove siamo, invece di metterci sui vostri altari e adorarci... e di rovinarci dopo che vi abbiamo amato tanto... tanto...
O. Wilde
Recentemente, in un talk show radiofonico, un esponente del movimento gay italiano intervistato sulla storia del movimento omosessuale, citava, tra i tanti personaggi del mondo della cultura, dell’arte e della scienza che hanno avuto chiare tendenze omosessuali anche – e con ragione - Oscar Wilde.
Di lui, oltre alle doti di scrittore, saggista e commediografo, il nostro intervistato apprezzava soprattutto il coraggio di non aver nascosto la sua “diversità”, specialmente nell’Inghilterra del XIX secolo intrisa di perbenismo vittoriano, nonché la sua intelligenza ed il suo sarcasmo tipici – sottolineava - proprio del mondo omosessuale. Insomma – concludeva – una vera bandiera gay contro i troppi bigottismi, specialmente religiosi, di cui propriola Chiesa cattolica è ancora oggi il maggior fautore.
Peccato che questa prolusione dimenticasse un piccolo particolare: la “bandiera” dell’orgoglio gay ebbe non solo un pentimento totale riguardo la propria vita, ma concluse i suoi giorni con la conversione alla tanto “vituperata” fede cattolica, tanto da esalare l’ultimo respiro avendo tra le mani un rosario. Wilde non fu il solo, nella sua cerchia di amici, a trovare nella Chiesa Cattolica la risposta alle tante inquietudini spirituali. Ma molti, nell’ambito della realtà gay, hanno sempre contestato questa sua conversione avvenuta, a sentir loro, nei termini di una coercizione su un malato terminale. Ma non è affatto andata così.
Le contraddizioni, le grandezze e le meschinità di un personaggio come Wilde certo non si possono approfondire in qualche nota: io mi limiterò solamente a sottolineare come, nonostante la complessità della sua storia, la sua conversione non sia maturata solamente negli ultimi istanti di vita, ma sia stata invece il frutto di una ricerca durata lungo tutta la sua esistenza.
Irlandese, Wilde era nato a Dublino nel 1854, da padre fervente anglicano e madre cattolica, la quale, in gran segreto per paura del marito, fece battezzare il piccolo Oscar. Per chi non conosce le vie del Signore, certamente quel battesimo, doveva essere stato poco meno che un po’ di acqua fresca; ma per fortuna non fu così.
La vita di Oscar Wilde fu spesso tormentata da un cinico disprezzo per gli altri, come dimostrano i suoi salaci aforismi, dall’assillante ricerca di un piacere trasgressivo fine a sé stesso attraverso ogni tipo di condotta, intrattenendo talvolta rapporti che lo stesso scrittore definirà alla fine della sua vita come umilianti. Nel 1898, all’uscita dal carcere dopo aver scontato due anni per la condanna contro la morale, scrive “De Profundis”, un romanzo epistolare dedicato proprio al suo amante e causa della sua rovina, Alfred Douglas, al quale ricorda ”…solo nel fango ci incontravamo” ed aggiunge: “ma soprattutto mi rimprovero per la completa depravazione etica a cui ti permisi di trascinarmi”. (Ediz. Mondadori, 1988). Altro che orgoglio gay!
A smentire poi l’idea di una falsa conversione al cattolicesimo, ricordiamo che poche settimane prima di morire, intervistato da un giornalista del Daily Chronicle, dichiarava tra l’altro: ”Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L’aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni”. Concludeva quindi in maniera risoluta: ”Ho intenzione di esservi accolto al più presto”. (Ediz. Rizzoli, 1991).
In un celebre aforisma dichiarava tra l’ironico e il feroce che: ”La Chiesa cattolica è soltanto per i santi ed i peccatori; per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”. Riguardo il peccato e il peccatore, merita di riportare quanto scrive, sempre nel “De Profundis”: ”Il Credo di Cristo non ammette dubbi e che sia il vero Credo io non ho dubbi. Naturalmente il peccatore deve pentirsi. Ma perché? Semplicemente perché altrimenti sarebbe incapace di capire quanto ha fatto. Il momento della contrizione è il momento dell’iniziazione. Di più: è lo strumento con cui muta il proprio passato”.
Prosegue poi ricordando ciò che affermava la filosofia greca: “Neanche gli dei possono mutare il passato” ed a questo Wilde risponde: ”Cristo dimostrò che il più comune peccatore poteva farlo, che anzi era l’unica cosa che egli sapesse fare. […] È difficile, per la maggior parte della gente, afferrare quest’idea. Oso dire che occorre andare in carcere per capirla bene. In tal caso, forse, vale la pena d’andarvi”.
Sempre su questo tema, Wilde confidava all’amico Andrè Gide: “La pietà è un sentimento meraviglioso, che prima non conoscevo […] Sapete quale nobile sentimento sia la pietà? Ringrazio Dio, sì, ogni sera ringrazio Dio in ginocchio di avermela fatta conoscere. Sono entrato in prigione con il cuore di pietra; non pensavo che al mio piacere… Ora il mio cuore si è aperto alla pietà. Ho capito che la pietà è il sentimento più profondo, più bello che esista. Ed ecco perché non serbo rancore verso chi mi ha condannato, né per nessuno dei miei detrattori: è merito loro se ho imparato cos’è la pietà”. (A. Gide, Ediz. Mercure, 1989). Parole che sicuramente non si possono ascrivere ad un senza Dio e ad un amante della trasgressione tout court.
Wilde ebbe occasione di incontrare due Papi nel visitare Roma. Il primo fu Pio IX, che suscitò in lui tale entusiasmo da dedicargli la poesia “Urbis Sacra Aeterna”, inserita in seguito in una raccolta di liriche dal titolo assai significativo ”Rosa Mystica”, l’altro fu il successore, Leone XIII, per il quale tra l’altro scrive: ”Quando vidi il vecchio bianco Pontefice, successore degli apostoli e padre della cristianità, portato in alto sopra la folla, passarmi vicino e benedirmi dove ero inginocchiato, io sentii la mia fragilità di corpo e di anima scivolare via da me come un abito consunto e ne provai piena consapevolezza”. Non sembrano di certo parole anticlericali! Wilde non perdeva occasione per battute caustiche anche sulla religione, come su tutte le cose. Ma a differenza di altri soggetti, non fu mai irrispettosamente dissacrante.
Ricordiamo inoltre che nel circolo di amici che con Oscar Wilde condividevano la trasgressione come unico elemento della vita, troviamo delle sorprese che dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, come la mano di Dio possa cambiare i destini degli uomini. Si convertì al cattolicesimo proprio Alfred Douglas, l’amante per il quale Wilde finì in carcere, ed anche suo padre, il marchese Queensberry, che essendosi dichiarato sempre ateo e materialista, in punto di morte chiese la conversione alla Chiesa cattolica.
Stessa sorte toccò a Robert Ross, il suo migliore amico che lo assistette fino all’ultimo; suo figlio Vivian, John Gray, che ispirò il famoso racconto di Dorian Gray, che divenne addirittura sacerdote; il pittore Aubrey Beardsley; Hunter Blair che prese l’abito benedettino; il poeta Andrè Raffalovich, divenuto terziario domenicano. E molti altri.
Forse, prima di definire Oscar Wilde “bandiera” dell’orgoglio gay, bisognerebbe rivedere con onestà intellettuale anche il significato della conversione proprio a quella religione, la cattolica, definita dagli ambienti gay – e non solo - la più oscurantista e retrograda. Alla luce della vita di Oscar Wilde, ci permettiamo di dire che non è così.
16 ottobre del 1854: nasce Oscar Wilde… può davvero essere utilizzato come un’icona gay?
«Il cattolicesimo è la religione in cui muoio», così disse il celebre poeta e drammaturgo Oscar Wilde poco prima di morire a Parigi, il 30 novembre 1900. Lo scrittore e saggista esperto del mondo britannico Paolo Gulisano si è concentrato anche sulla conversione di Wilde nel suo libro “Ritratto di Oscar Wilde” (Ancora 2009) in cui ha definito «un mistero non ancora pienamente svelato» la sua complessa personalità, arrivando a descrivere il profondo e autentico sentimento religioso del celebre poeta.
Il cammino esistenziale di Oscar Wilde è stato un lungo e difficile itinerario verso il cattolicesimo, una conversione – ha spiegato Gulisano – «di cui nessuno parla, e che fu una scelta meditata a lungo, e a lungo rimandata, anche se – con uno dei paradossi che tanto amava – , Wilde affermò un giorno a chi gli chiedeva se non si stesse avvicinando troppo pericolosamente alla Chiesa Cattolica: “Io non sono un cattolico. Io sono semplicemente un acceso papista”. Dietro la battuta c’è la complessità della vita che può essere vista come una lunga e difficile marcia di avvicinamento al Mistero, a Dio». Molte le persone che sono entrate in rapporto con lui e si sono convertite, come Robbie Ross, Aubrey Beardsley, e – ha continuato lo scrittore – «addirittura quel John Gray che gli ispirò la figura di Dorian Gray che diventato cattolico entrò anche in Seminario a Roma e divenne un apprezzatissimo sacerdote in Scozia. Infine, anche il figlio minore di Wilde divenne cattolico». Wilde soleva ripetere: «Il cattolicesimo è la sola religione in cui valga la pena di morire» (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 669).
Wilde è oggi celebrato sopratutto come “icona gay”, ma Gulisano ha spiegato che «non può essere definito tout court “gay”: aveva amato profondamente sua moglie, dalla quale aveva avuto due figli che aveva sempre amato teneramente e ai quali, da bambini, aveva dedicato alcune tra le più belle fiabe mai scritte, quali “Il Gigante egoista” o “Il Principe Felice”. Il processo fu un guaio in cui finì per aver querelato per diffamazione il Marchese di Queensberry, padre del suo amico Bosie, che lo aveva accusato di “atteggiarsi a sodomita”. Al processo Wilde si trovò di fronte l’avvocato Carson, che odiava irlandesi e cattolici, e la sua condanna non fu soltanto il risultato dell’omofobia vittoriana». Tuttavia ebbe contemporaneamente diverse relazioni omosessuali, ma verso l’epilogo della sua vita si pentì del suo comportamento. Già nel celebre “De profundis”, una lunga lettera all’ex amante Alfred Douglas, scrisse: «Solo nel fango ci incontravamo», gli rinfacciò, e in una confessione autocritica: «ma soprattutto mi rimprovero per la completa depravazione etica a cui ti permisi di trascinarmi» (Ediz. Mondadori, 1988, pag. 17). Tre settimane prima di morire, dichiarò ad un corrispondente del «Daily Chronicle»: «Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L’aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni. Ho intenzione di esservi accolto al più presto» (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 669).
Mentre si trovava in punto di morte, il suo amico Robert Ross condusse presso di lui il reverendo cattolico irlandese Cuthbert Dunne. Wilde rispose con un cenno di volerlo vicino a sé (era impossibilitato a parlare), il sacerdote gli domandò se desiderava convertirsi, e Wilde sollevò la mano. Quindi padre Dunne gli somministrò il battesimo condizionale, lo assolse dai suoi peccati e gli diede l’estrema unzione (R. Ellmann, “Oscar Wilde”, Rizzoli, Milano 1991, pag. 670).
“Non solo un’esteta, il cantore dell’effimero, il brillante protagonista dei salotti londinesi, ma anche un uomo che dietro la maschera dell’amoralità si interrogava e invitava a porsi il problema di ciò che fosse giusto o sbagliato, vero o falso, persino nelle sue principali commedie degli equivoci.
Wilde è ancora oggi una icona gay per il celebre processo subito che segnò la fine della sua fortuna.
Può riassumere in breve la vicenda giudiziaria ed anche la correzione di prospettiva che lei introduce?
Gulisano: Wilde non può essere definito tout court “Gay”: aveva amato profondamente sua moglie, dalla quale aveva avuto due figli che aveva sempre amato teneramente e ai quali, da bambini, aveva dedicato alcune tra le più belle fiabe mai scritte, quali “Il Gigante egoista” o “Il Principe Felice”. Il processo fu un guaio in cui finì per aver querelato per diffamazione il Marchese di Queensberry, padre del suo amico Bosie, che lo aveva accusato di “atteggiarsi a sodomita”. Al processo Wilde si trovò di fronte l’avvocato Carson, che odiava irlandesi e cattolici, e la sua condanna non fu soltanto il risultato dell’omofobia vittoriana.
Qual è stato il tormentato rapporto tra Wilde e la verità cattolica, rapporto che è un po' il file rouge del suo lavoro?
Gulisano: Il cammino esistenziale di Oscar Wilde può anche essere visto come un lungo e difficile itinerario di conversione al cattolicesimo. Una conversione di cui nessuno parla, e che fu una scelta meditata a lungo, e a lungo rimandata, anche se - con uno dei paradossi che tanto amava- , Wilde affermò un giorno a chi gli chiedeva se non si stesse avvicinando troppo pericolosamente alla Chiesa Cattolica: "Io non sono un cattolico. Io sono semplicemente un acceso papista". Dietro la battuta c’è la complessità della vita che può essere vista come una lunga e difficile marcia di avvicinamento al Mistero, a Dio (30 giugno 2012).
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“ Almeno una volta nella vita ogni uomo cammina con Cristo verso Emmaus”
Oscar Wilde
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Guardare le stelle
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“ Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle.”
Oscar Wilde
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La Bellezza
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“La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa
è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il
riflesso nell'acqua scura di quella conchiglia d'argento che chiamiamo
luna. Non può essere interrogata: regna per diritto divino”
Oscar Wilde
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Da:LA BALLATA DEL CARCERE
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«Essi credono che il cuore d'un assassino corromperebbe la buona semente che seminano. Oh, non è vero! La
benevola terra di Dio é più generosa di quel che non pensino gli uomini
- e la rosa rossa vi sboccerebbe più rossa e la rosa bianca più bianca
ancora.
Dalla sua bocca una rosa, una rossa rosa di porpora ! Dal suo cuore - una rosa bianca ! Chi
può dire in quale strana maniera Cristo esprima la sua volontà, poiché
l'arido bordone del pellegrino si coperse di fiori alla presenza del
grande Papa.
Ma
né la rosa candida come il latte, né la rosa rossa di porpora possono
fiorire nell'aere d'una prigione ; frantumi, ciottoli e selci - ecco
tutto quel che ci danno qui; poiché lo sanno bene che talvolta i fiori
hanno calmato la disperazione dell'uomo semplice.
Perciò
la rosa rossa come il vino, e la rosa bianca non si sfoglieranno mai, a
petalo a petalo, su quel po' di terra e di sabbia, accanto all'orrido
muro della prigione - per dire agli uomini che passano nel cortile che il Figlio di Dio é pur morto per tutti.
Eppure,
benché l'orrido muro della prigione lo serri ancora tutto intorno,
benché non possa errare la notte uno spirito carico di catene e benché uno spirito che giace in una terra così empia non possa fare altro che piangere, egli é in pace.
Egli
é in pace - lo sventurato ! - egli è in pace o lo sarà tra poco: là non
v'é nulla che lo possa impaurire e il Terrore non gli si mostra di
pieno giorno, perché la Terra senza luce nella quale egli giace non ha
né Sole, né Luna.
Lo
impiccarono come s'impicca una bestia : non suonarono nemmeno un
rintocco per confortare un poco la sua anima spaventata, ma
precipitosamente lo trascinarono via e lo nascosero in una fossa.
Gli
tolsero gli abiti di tela e lo lasciarono in pasto alle mosche; si
beffarono della sua gola rossa e gonfia e de' suoi occhi puri ed assorti
e con delle sghignazzanti risate fecero un mucchio del sudario nel
quale il condannato riposa.
Il Cappellano non s'inginocchierebbe mai su quella tomba disonorata,
né vi metterebbe la Croce benedetta che il Cristo santificò per i
peccatori -- perché quell'uomo era di coloro che Cristo venne a salvare.
Ma
tutto é bene ; egli non ha varcato che i limiti conosciuti della Vita ;
e - per lui - delle lagrime di estranei riempiranno l'urna della Pietà
spezzata da molto tempo, perché coloro che lo piangeranno saranno i
reietti, e i reietti sanno piangere sempre.
V. stanza
Io
non so se le Leggi hanno ragione o se le Leggi hanno torto : tutto ciò
che sappiamo - noi, i prigionieri del carcere - si é che il muro é ben
solido e che ogni giornata equivale ad un anno, un anno i cui giorni
sono molto lunghi.
Ma
questo io so: che ogni Legge fatta dagli uomini per l'Uomo da quando un
Uomo per la prima volta troncò la vita del suo fratello e da quando
ebbe origine il mondo della sofferenza - ogni Legge disperde il grano
buono e conserva la crusca, col peggiore crivello.
Ed anche questo io so - e quanto sarebbe saggio, se ciascuno lo potesse ugualmente sapere! - che
ogni prigione edificata dagli uomini é costrutta con i mattoni
dell'infamia ed é chiusa con le sbarre - per paura che Cristo veda come
gli uomini straziano i loro fratelli.
Con
delle sbarre essi sfigurano la graziosa luna e accecano il buon sole ; e
bene fanno a nascondere il loro Inferno, perché vi accadono delle cose
che non dovrebbero mai esser viste né dal Figlio di Dio, né dal Figlio
dell'Uomo.
Le
azioni le più vili, simili ad erbe avvelenate, vigoreggiano
nell'atmosfera del carcere; là dentro s'esaurisce e si sciupa soltanto
ciò che é buono nell'Uomo ; la pallida Angoscia vigila alla pesante
barriera e la Disperazione ne è la Custode.
Vi
si affanna il piccolo fanciullo spaventato sino a farlo piangere giorno
e notte ; vi si flagella il debole, vi si frusta l'idiota, vi si
scherniscono i vecchi dai capelli bianchi e alcuni diventano folli e
tutti diventano peggiori - e nessuno può aprir bocca.
Ogni
angusta cella che noi abitiamo é un'infetta e cupa latrina, e il
fetido, soffio della Morte vivente soffoca ogni abbaino sbarrato e tutto
- tranne il desiderio - é ridotto in polvere nella macchina Umanità.
L'acqua
salmastra che noi beviamo, filtra con una melma nauseabonda e il pane
amaro che pesano con precauzione é pieno di calce e di gesso e il sonno
mai non s'addorme, ma cammina con dilatati occhi - implorando grazia dal
Tempo.
Ma
quantunque la Fame sfinita e la livida Sete combattano tra di loro come
l'aspide e la vipera, poco ci si preoccupa del cibo della prigione,
perché ciò che estenua e uccide interamente si è che ogni pietra
sollevata durante il giorno diviene il vostro stesso cuore durante la
notte.
Sempre
con la mezzanotte fosca nel cuore e col crepuscolo dentro la cella noi
giriamo la manovella e sfilacciamo la fune, ciascuno nel suo separato
inferno, e il silenzio é più terribile che il rintocco delle campane di
bronzo.
E
mai una voce umana si approssima per pronunciare una dolce parola e
l'occhio che scruta attraverso gli sportelli e inesorabile e duro, e,
dimenticati da tutti, noi imputridiamo e imputridiamo con l'anima e il
corpo marciti.
Così
arrugginiamo la catena di ferro della Vita, avviliti e solitari, e
alcuni rompono in maledizioni e altri piangono - ed altri ancora non si
lasciano sfuggire il minimo lamento ; ma le eterne Leggi di Dio sono
elementi e spezzano il cuore di pietra.
Ed
ogni cuore umano che si spezza in un cortile o in una cella della
prigione è simile a quel cofano spezzato che offerse il proprio tesoro
al Signore e riempì dell'aroma del più ricco nardo l'impuro tugurio del
lebbroso.
Ah
! beati coloro i cuori dei quali si possono spezzare e guadagnar la
pace del perdono! Altrimenti come potrebbe l'uomo purificare la sua
anima dal peccato? Dove, dunque, se non in un cuore infranto, potrebbe
entrare il Cristo Signore'"?
E
l'uomo dalla gola rossa e gonfia, dagli occhi puri ed assorti, aspetta
le mani sante che trasportarono il Ladro in Paradiso - perché il Signore
non disprezza un cuore infranto e contrito.
L'uomo
paludato di rosso che interpreta la Legge gli concesse tre settimane di
vita per mettere la sua anima in armonia con la sua anima, e per
purificare dalla più piccola goccia di sangue la mano che aveva
impugnato il coltello.
E
con delle lagrime di sangue egli purificò la sua mano, la mano che
brandì l'acciaio ; perché solamente il sangue può lavare il sangue e
soltanto le lagrime possono guarire e la macchia vermiglia di Caino
divenne il sigillo di Cristo candido come la neve.
VI. stanza
Nel
carcere di Reading, della città di Reading, c'é una tomba d'infamia e
vi giace un miserabile divorato da denti di fiamma - in un sudario
ardente egli giace e la sua tomba non ha nome.
E
là, fino al giorno in cui Cristo chiamerà i morti al Giudizio, egli
riposa in pace; non c'é nessun bisogno di piangere e di sospirare: egli
aveva ucciso colei che amava ; e per questo ha dovuto morire.
Ma
ognuno uccide la cosa che ama; lo sappiano tutti; gli uni uccidono con
uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il
vigliacco con un bacio, l'eroe con una spada!»
Oscar Wilde (1898)
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La Chiesa cattolica
«La Chiesa cattolica è soltanto per i santi e i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana»
Oscar Wilde
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Papa Leone XIII
«Quando vidi il vecchio bianco Pontefice, successore degli Apostoli e padre della Cristianità, portato in alto sopra la folla, passarmi vicino e benedirmi dove ero inginocchiato, io sentii la mia fragilità di corpo e di anima scivolare via da me come un abito consunto, e ne provai piena consapevolezza».
Oscar Wilde cosí ricordò la figura di papa Leone XIII
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La Santa chiesa cattolica
«Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L'aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni. Ho intenzione di esservi accolto al piú presto»
Oscar Wilde Tre settimane prima di morire ad un corrispondente del Daily Chronicle,morì da cattolico
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Gesù Cristo
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«Egli non insegna niente a nessuno, ma basta essere condotti alla sua presenza per diventare qualcuno, e alla sua presenza noi tutti siamo destinati»
Oscar Wilde
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