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lunedì 24 novembre 2025

La gelosia

 "Parlo della gelosia che svuota le vene all'idea che l'essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l'intelligenza con interrogativi, sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato, ridicolo, trasformandoti in poliziotto inquisitore carceriere dell'essere amato."


Oriana Fallaci da: "Un Uomo"

sabato 22 novembre 2025

essere donna

 Essere donna è un’infinita fatica, ma anche un privilegio.

Fatica, perché ti viene chiesto tutto, da sempre. Di essere forte ma non troppo, sensibile ma non fragile, intelligente ma non intimidatoria, indipendente ma non al punto da spaventare. Ti insegnano a camminare in equilibrio su una corda tesa: se cadi di qua sei “debole”, se cadi di là sei “aggressiva”. E tu, nel mezzo, a tenere insieme pezzi che agli altri sembrano ovvi, naturali, dovuti.


Essere donna è fatica nel corpo. Il corpo che tutti giudicano, toccano, commentano, pretendono di spiegare e di governare. Troppo magra, troppo grassa, troppo scoperta, troppo coperta. Madre o non madre, desiderabile o invisibile, giovane da esibire o vecchia da nascondere. Ogni scelta che riguarda il tuo corpo diventa affare pubblico, terreno di discussione, bersaglio di sentenze non richieste.


È fatica nelle relazioni. Perché ti hanno cresciuta dicendoti che devi capire tutti, perdonare tutti, aggiustare tutto. Che se una relazione va a rotoli è colpa tua, non hai amato abbastanza, non hai avuto abbastanza pazienza, abbastanza dolcezza, abbastanza silenzio. Sei quella che “tiene insieme” la famiglia, il lavoro, la casa, gli umori degli altri. E se crolli, il problema diventi tu, non il peso che ti hanno messo addosso.


È fatica nel lavoro. Devi dimostrare il doppio per avere la metà. Se hai successo, è perché “ti sei saputa muovere”; se non ce la fai, confermi il sospetto che “in fondo le donne non reggono”. Se alzi la voce sei isterica, se non la alzi sei insignificante. E nel frattempo devi far finta che vada tutto bene, che non ti tocchi, che non ti ferisca. Per non essere accusata anche di vittimismo.


Eppure, in questa fatica c’è un privilegio che molti non sopportano nemmeno di sentir nominare. Il privilegio di conoscere il dolore e trasformarlo. Di portare dentro una memoria antica di tutto quello che le donne prima di te hanno sopportato, perso, conquistato. Il privilegio di guardare il mondo da un angolo storto, non dal centro del palcoscenico: perché da lì vedi le bugie meglio, vedi le ingiustizie più nitide, non sei ipnotizzata dal riflettore.


Essere donna è un privilegio perché ti obbliga a diventare più lucida. Non puoi permetterti la superficialità di chi non ha mai dovuto difendersi. Devi imparare a leggere gli sguardi, le mezze frasi, i non detti. A capire chi hai di fronte, quanto spazio puoi prendere, dove devi arretrare e dove invece è il momento di piantarti e dire: “Adesso basta”. Questa lucidità è un dono feroce, ma è un dono.


È un privilegio perché hai una capacità quasi ostinata di creare. Non solo figli, quando li vuoi. Idee, relazioni, progetti, linguaggi, mondi interi. Di costruire a partire da pochissimo: un niente, una ferita, una mancanza. Di prendere quello che ti hanno gettato addosso come limite e trasformarlo in forma, in lavoro, in testimonianza. La storia è piena di donne a cui hanno detto “no” e che da quel “no” hanno fatto nascere un terremoto.


Essere donna è un privilegio perché ti costringe a scegliere chi vuoi essere, nonostante tutto quello che ti hanno detto che dovevi essere. E quando quella scelta la fai, quando smetti di chiedere il permesso, quando ti assumi il diritto di occupare spazio, parlare, rifiutare, pretendere, allora tutta quella fatica si trasforma in qualcosa di diverso: in forza che non hai bisogno di sbandierare, in dignità che non chiede approvazione.


Sì, essere donna è un’infinita fatica. Ma è anche l’occasione continua di sfidare un copione scritto da altri e riscriverlo da capo, ogni giorno, con la tua voce, con il tuo corpo, con la tua vita. E questo, che piaccia o no, è un privilegio che fa paura.


 "𝐎𝐫𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐅𝐚𝐥𝐥𝐚𝐜𝐢 ღ 𝐀𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐠𝐚" di Antonio Nobili. 

venerdì 21 novembre 2025

il dolore dell'anima

 Incredibile come il dolore dell'anima non venga capito.

Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine.

Se hai il cuore pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche.

Eppure il dolore dell'anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia.

Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.


Oriana Fallaci

L’abitudine

 L’abitudine è la più infame delle malattie, perchè ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d’averla addosso ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.


#OrianaFallaci - Un Uomo

La verità

 La verità è scomoda. È scomoda perché non si lascia addomesticare. Non chiede il permesso, non guarda in faccia nessuno, non si piega al bisogno che abbiamo di sentirci migliori di quello che siamo. La verità non è gentile, non è educata, non è diplomatica. Entra dove fa più male: nelle nostre illusioni, nei nostri alibi, nelle storie che ci raccontiamo per poter dormire tranquilli.

Preferiamo quasi sempre la bugia che consola alla verità che disturba. Una bugia ti accarezza: “Non è colpa tua”, “Non potevi fare altrimenti”, “Sono tutti così”. La verità invece ti fa la domanda che non vuoi sentire: “Dov’eri tu, mentre tutto questo succedeva?"


𝐎𝐫𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐅𝐚𝐥𝐥𝐚𝐜𝐢 ღ 𝐀𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐠𝐚 



mercoledì 17 settembre 2025

il rispetto

 il rispetto

 " Nessuno ha il dovere di volermi bene, l’amore non si impone e non si elemosina. Ma il rispetto sì, quello è l’unico obbligo che non conosce eccezioni. Perché puoi anche non sopportarmi, puoi odiarmi, puoi non volermi nella tua vita: ma non hai il diritto di calpestarmi. Chi confonde la libertà con la prepotenza, chi scambia la convivenza con il disprezzo, dimostra solo una cosa: di non avere né dignità né civiltà. E io, con chi non conosce il rispetto, non tratto. Lo combatto."


_Oriana Fallaci, "Aveva ragione la strega"

giovedì 26 settembre 2024

L'abitudine

 L'abitudine ~

 Oriana Fallaci 


L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portar le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto.


L'abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d'averla addosso ogni fibra di noi s'è adeguata, ogni gesto s'è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.

lunedì 1 luglio 2024

Amicizia umana

 [ Non aspettarti mai dall'amicizia i miracoli che l'amore riproduce: gli amici non possono restituire l'amore. ]


Non possono strappare la solitudine, riempire il vuoto, offrire quel tipo di compagnia. Hanno la propria vita, gli amici, i propri amori. Sono un'entità indipendente, estranea, una presenza transitoria e sopratutto priva di obblighi. Riescono ad essere amici dei tuoi nemici, gli amici. Vanno e vengono quando gli pare o gli serve, e si dimenticano facilmente di te: non te ne sei accorto? Oh, andando promettono montagne. Magari in buona fede. Conta-su-di-me, rivolgiti-a-me, chiama-me. Però se li chiami , nella maggior parte dei casi non li trovi. Se li trovi, hanno qualche impegno inderogabile e non vengono. Se vengono, al posto delle montagne ti portano una manciata di ghiaia: gli avanzi, le briciole di se stessi. E tu fai la medesima cosa con loro. No, a me non basta l'amicizia. Io ho bisogno dell'amore. Io ho bisogno di amare ed essere amata con gli obblighi dell'amore, le scomodità dell'amore, le assolutezze e le tirannie dell'amore: l'amore del corpo e dell'anima. Ne ho bisogno di come si ha bisogno di mangiare e di bere, dicevo, ne ho bisogno per sopravvivere.


Oriana Fallaci, da Insciallah  


mercoledì 12 giugno 2024

L'abitudine

 "L'abitudine è la più infame 

delle malattie, 

perché ci fa accettare 

qualsiasi disgrazia e qualsiasi dolore. 

Per abitudine si vive accanto 

a persone odiose, 

si impara a portare le catene 

a subire ingiustizie, a soffrire, 

ci si rassegna al dolore, 

alla solitudine, a tutto. 

L'abitudine è il più spietato 

dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, 

e quando scopriamo d'averla addosso ogni gesto s'è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci..."


(Oriana Fallaci)

martedì 9 aprile 2024

Tu che non sai

 «Tu che non sai perché rido così forte quando rido, e piango così fitto quando piango, e mi accontento di così poco quando mi accontento, ed esigo tanto quando esigo. Tu che non sai come la vita sia molto più del tempo che passa fra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore, su questo pianeta dove gli uomini fanno miracoli per salvare un moribondo e le creature sane le ammazzano a cento, a mille, un milione per volta.»


(Oriana Fallaci - Niente e così sia)

mercoledì 1 novembre 2023

Oriana Fallaci e Papa Ratzinger

 Oriana Fallaci e Papa Ratzinger


"Lo scorso agosto venni ricevuta in udienza privata da Ratzinger, insomma da Papa Benedetto XVI. Un Papa che ama il mio lavoro da quando lesse "Lettera a un bambino mai nato" e che io rispetto profondamente da quando leggo i suoi intelligentissimi libri. Un Papa, inoltre, col quale mi trovo d'accordo in parecchi casi. Per esempio, quando scrive che l'Occidente ha maturato una sorta di odio contro sé stesso. Che non ama più sé stesso, che ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità. (Esattamente ciò che scrivo io quando scrivo che l'Occidente è malato di un cancro morale e intellettuale. Non a caso ripeto spesso: «Se un Papa e un'atea dicono la stessa cosa, in quella cosa dev'esserci qualcosa di tremendamente vero»). Nuova parentesi. Sono un'atea, sì. Un'atea-cristiana, come sempre chiarisco, ma un'atea. E Papa Ratzinger lo sa molto bene. Ne "La Forza della Ragione" uso un intero capitolo per spiegare l'apparente paradosso di tale autodefinizione. Ma sapete che cosa dice lui agli atei come me? Dice: «Ok. (L'ok è mio, ovvio). Allora Veluti si Deus daretur. Comportatevi come se Dio esistesse». Parole da cui si deduce che nella comunità religiosa vi sono persone più aperte e più intelligenti che in quella laica alla quale appartengo. […] E così ci incontrammo, io e questo gentiluomo intelligente. Senza cerimonie, senza formalità, tutti soli nel suo studio di Castel Gandolfo conversammo e l'incontro non-professionale doveva restare segreto. Nella mia ossessione per la privacy, avevo chiesto che così fosse. Ma la voce si diffuse ugualmente. Come una bomba nucleare piombò sulla stampa italiana."


Oriana Fallaci

martedì 30 gennaio 2018

Oriana Fallaci intervista Oriana: l’omosessualità in sé non mi turba …mi dà fastidio quando si trasforma in ideologia

Oriana Fallaci intervista Oriana: l’omosessualità in sé non mi turba …mi dà fastidio quando si trasforma in ideologia

***
…A chi parla, dunque? A lei, a me stessa. E a coloro che non sanno o fingono di non sapere … fingono di non capire…
Con l’espediente dell’intervista a se stessa, Oriana con lucida analisi cerca cerca di fugare dubbi e perplessità in merito grandi temi etici .
[…] L’omosessualità in sé non mi turba affatto. Non mi chiedo nemmeno da che cosa dipenda. Mi dà fastidio, invece, quando (come il femminismo) si trasforma in ideologia. In categoria, in partito, in lobby economico-cultural-sessuale. E grazie a ciò diventa uno strumento politico, un’arma di ricatto, un abuso Sexually Correct. O-fai-quello-che-voglio-io-o-ti-faccio-perdere-le-elezioni.
Pensi al massiccio voto con cui in America ricattarono Clinton e con cui in Spagna hanno ricattato Zapatero. Sicché il primo provvedimento che Clinton prese appena eletto fu quello di inserire gli omosessuali nell’esercito e uno dei primi presi da Zapatero è stato quello di rovesciare il concetto biologico di famiglia nonché autorizzare il matrimonio e l’adozione gay. […]
… un essere umano nasce da due individui di sesso diverso. Un pesce, un uccello, un elefante, un insetto, lo stesso. Per essere concepiti, ci vuole un ovulo e uno spermatozoo. Che ci piaccia o no, su questo pianeta la vita funziona così. Bè, alcuni esperti di biogenetica sostengono che in futuro si potrà fare a meno dello spermatozoo. Ma dell’ovulo no. Sia che si tratti di mammiferi sia che si tratti di ovipari, l’ovulo ci vorrà sempre. L’ovulo, l’uovo, che nel caso degli esseri umani sta dentro un ventre di donna e che fecondato si trasforma in una stilla di Vita poi in un germoglio di Vita, e attraverso il meraviglioso viaggio della gravidanza diventa un’altra Vita. Un altro essere umano. Infatti sono assolutamente convinta che a guidare l’innamoramento o il trasporto dei sensi sia l’istinto di sopravvivenza cioè la necessità di continuare la specie. Vivere anche quando siamo morti, continuare attraverso chi viene e verrà dopo di noi. E sono ossessionata dal concetto di maternità. Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l’anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all’ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto ). Ma essendo donna, e in più una donna ferita dalla sfortuna di non esser riuscita ad avere figli, capisco meglio il concetto di maternità […]
Quindi ecco. Un omosessuale maschio l’ovulo non ce l’ha. Il ventre di donna, l’utero per trapiantarcelo, nemmeno. E non c’è biogenetica al mondo che possa risolvergli tale problema. Clonazione inclusa. L’omosessuale femmina, si, l’ovulo ce l’ha. Il ventre di donna necessario a fargli compiere il meraviglioso viaggio che porta una stilla di Vita a diventare un germoglio di Vita poi un’altra Vita, un altro essere umano,idem. Ma la sua partner non può fecondarla.
Sicché se non si unisce a un uomo o non chiede a un uomo per-favore-dammi-qualche-spermatozoo, si trova nelle stesse condizioni dell’omosessuale maschio. E a priori, non perché è sfortunata e i suoi bambini muoiono prima di nascere, non partecipa alla continuazione della sua specie. Al dovere di perpetuare la sua specie attraverso chi viene e verrà dopo di lei. Con quale diritto, dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d’adottare un bambino? Con quale diritto pretende d’allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma? E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d’un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un’automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità? Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!? Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non sono riuscita a far nascere i miei bambini bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio. E nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria e Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato. Qualcosa che mi offende anzi mi umilia come donna, come mamma mancata, mamma sfortunata. E come cittadina. Sicché offesa e umiliata dico: mi indigna il silenzio, l’ipocrisia, la vigliaccheria, che circonda questa faccenda. Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l’ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita.
Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma. E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo o senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. E’ un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con le smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita sul nostro pianeta. Cosa più che possibile con una madre senza marito, del tutto impossibile con due «genitori» del medesimo sesso[….]
Mah… In qualsiasi società, in qualsiasi angolo della Terra, in qualsiasi paese esclusa la Spagna di Zapatero, il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna. Tale rimane anche se da quella unione non nascono figli. Così capisco i risultati che in dodici Stati americani si è concluso con la vittoria schiacciante del No, insomma con un assordante rifiuto del suddetto matrimonio. Non capisco, invece, perché in una società dove tutti possono convivere liberamente cioè senza dare scandalo, senza essere condannati o essere considerati reprobi, gli omosessuali sentano l’improvviso ed acuto bisogno di sposarsi davanti ad un sindaco o ad un prete. […]spero sia un’isteria, temporanea, un capriccio alla moda, una forma di esibizionismo o conformismo. Perchè, se non lo è, si tratta di una provocazione legata alla pretesa di adottare i bambini e sovvertire il concetto biologico di famiglia.Insomma d’una intimidazione: Non mi piacciono le provocazioni, non mi piacciono le intimidazioni. Gira e rigira sono sempre di natura politica. 
Oriana Fallaci intervista sé stessa. L’apocalisse- Rizzoli 2004, pp. 262.

mercoledì 17 febbraio 2016

CON QUALE DIRITTO ?

CON QUALE DIRITTO ?
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“[…]Con quale diritto, dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d’adottare un bambino? Con quale diritto pretende d’allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma?

E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d’un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un’automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità?
Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!?

Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non ho bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio.

E nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria Vergine e San Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato. Qualcosa che mi offende anzi mi umilia come donna, come mamma mancata, mamma sfortunata. E come cittadina. Sicché offesa e umiliata dico: mi indigna il silenzio, l’ipocrisia, la vigliaccheria, che circonda questa faccenda.

Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l’ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita. Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma.

E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo o senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. E’ un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con le smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita nella nostra specie. Cosa più che possibile con una madre senza marito. Del tutto impossibile con due «genitori» del medesimo sesso.”

Oriana Fallaci

mercoledì 26 agosto 2015

da “La rabbia e l’orgoglio”

       da “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci

       ***
      “Io non vado a rizzare tende alla Mecca. Io non vado a cantar Paternostri e Avemarie dinanzi alla tomba di Maometto. Io non vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee, non vado a fare la cacca ai piedi dei loro minareti. Quando mi trovo nei loro paesi (cosa dalla quale non traggo mai diletto) non dimentico mai d’ essere un’ ospite e una straniera. Sto attenta a non offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono normali e per loro inammissibili. Li tratto con doveroso rispetto, doverosa cortesia, mi scuso se per sbadatezza o ignoranza infrango qualche loro regola o superstizione. (…) noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un’ ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’ altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c’ è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli l’ Italia. E io l’ Italia non gliela regalo.”
      da “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci

domenica 5 ottobre 2014

Cosa significa essere un uomo?

Cosa significa essere un uomo?
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Cosa significa essere un uomo? Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell'umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un'àncora.
 Significa lottare. E vincere.
Oriana Fallaci

sabato 12 luglio 2014

ORIANA FALLACI e gay pride


ORIANA FALLACI e gay pride
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"L'omosessualità in sé non mi turba affatto. Non mi chiedo nemmeno da che cosa dipenda. Mi dà fastidio, invece, quando (come il femminismo) si trasforma in ideologia. In categoria, in partito, in lobby economico-cultural-sessuale. E grazie a ciò diventa uno strumento politico, un'arma di ricatto, un abuso Sexually Correct. O-fai-quello-che-voglio-io-o-ti-faccio-perdere-le-elezioni. Pensi al massiccio voto con cui in America ricattarono Clinton e con cui in Spagna hanno ricattato Zapatero. Sicché il primo provvedimento che Clinton prese appena eletto fu quello di inserire gli omosessuali nell'esercito e uno dei primi presi da Zapatero è stato quello di rovesciare il concetto biologico di famiglia nonché autorizzare il matrimonio e l'adozione gay.
..........
Un essere umano nasce da due individui di sesso diverso. Un pesce, un uccello, un elefante, un insetto, lo stesso. Per essere concepiti, ci vuole un ovulo e uno spermatozoo. Che ci piaccia o no, su questo pianeta la vita funziona così. Bè, alcuni esperti di biogenetica sostengono che in futuro si potrà fare a meno dello spermatozoo. Ma dell'ovulo no. Sia che si tratti di mammiferi sia che si tratti di ovipari, l'ovulo ci vorrà sempre. L'ovulo, l'uovo, che nel caso degli esseri umani sta dentro un ventre di donna e che fecondato si trasforma in una stilla di Vita poi in un germoglio di Vita, e attraverso il meraviglioso viaggio della gravidanza diventa un'altra Vita. Un altro essere umano. Infatti sono assolutamente convinta che a guidare l'innamoramento o il trasporto dei sensi sia l'istinto di sopravvivenza cioè la necessità di continuare la specie. Vivere anche quando siamo morti, continuare attraverso chi viene e verrà dopo di noi. E sono ossessionata dal concetto di maternità. Oh, non mi fraintenda: capisco anche il concetto di paternità. Lo vedrà nel mio romanzo, se farò in tempo a finirlo. Lo capisco così bene che parteggio con tutta l'anima pei padri divorziati che reclamano la custodia del figlio. Condanno i giudici che quel figlio lo affidano all'ex-moglie e basta, e ritengo che nella nostra società oggi si trovino più buoni padri che buone madri. (Segua la cronaca. Quando un padre impazzito ammazza un figlio, ammazza anche sé stesso. Quando una madre impazzita ammazza un figlio, non si ammazza affatto e va dal parrucchiere). Ma essendo donna, e in più una donna ferita dalla sfortuna di non esser riuscita ad avere figli, capisco meglio il concetto di maternità.
........
Ma qualcun altro me lo chiederà. Quindi ecco. Un omosessuale maschio l'ovulo non ce l'ha. Il ventre di donna, l'utero per trapiantarcelo, nemmeno. E non c'è biogenetica al mondo che possa risolvergli tale problema. Clonazione inclusa. L'omosessuale femmina, si, l'ovulo ce l'ha. Il ventre di donna necessario a fargli compiere il meraviglioso viaggio che porta una stilla di Vita a diventare un germoglio di Vita poi un'altra Vita, un altro essere umano, idem. Ma la sua partner non può fecondarla. Sicché se non si unisce a un uomo o non chiede a un uomo per-favore-dammi-qualche-spermatozoo, si trova nelle stesse condizioni dell'omosessuale maschio. E a priori, non perché è sfortunata e i suoi bambini muoiono prima di nascere, non partecipa alla continuazione della sua specie. Al dovere di perpetuare la sua specie attraverso chi viene e verrà dopo di lei. Con quale diritto, dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d'adottare un bambino? Con quale diritto pretende d'allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma? E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d'un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un'automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità? Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!? Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non ho bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio. E nell'immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria Vergine e San Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato. Qualcosa che mi offende anzi mi umilia come donna, come mamma mancata, mamma sfortunata. E come cittadina. Sicché offesa e umiliata dico: mi indigna il silenzio, l'ipocrisia, la vigliaccheria, che circonda questa faccenda. Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l'ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita. Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma. E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo o senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. E' un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con le smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita nella nostra specie. Cosa più che possibile con una madre senza marito. Del tutto impossibile con due «genitori» del medesimo sesso"


venerdì 30 maggio 2014

ORIANNA FALLACI esprime compiutamente il suo pensiero contro l'omosessualità.

Oriana Fallaci si espone sull'omosessualità

***

Da: Oriana Fallaci - Wikipink - L'enciclopedia lgbt italiana

Nel 2004 Oriana Fallaci pubblica Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse[2], il terzo libro della Trilogia di Oriana. È proprio nel phamphlet di attacco alla modernità che la scrittrice esprime compiutamente il suo pensiero contro l'omosessualità.
La giornalista, ad esempio, critica il primo ministro socialista spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero reo di aver consentito e sostenuto l'approvazione del matrimonio gay:

« "la bravata del senor Zapatero che imitando il sindaco di San Francisco, (antiamericani sì, ma non quando gli americani ti suggeriscono cattive idee), buttava alle ortiche il concetto biologico di famiglia e autorizzava il matrimonio gay. Quel che è peggio, mille volte peggio, l'adozione gay. E questo senza che nessuno gli rispondesse per le rime. Senza che nessuno gli dicesse almeno cretino: il mondo va a fuoco, l'Occidente fa acqua da tutte le parti, il terrorismo islamico non fa che tagliarci la testa, e tu perdi tempo coi matrimoni-gay e le adozioni-gay? Questo senza che la Chiesa Cattolica si ribellasse, senza che il Papa (di nuovo) si difendesse. Magari tirando in ballo la Madonna di Czestochowa a cui è tanto devoto e che certo non avrebbe gradito l'iniziativa di Zapatero. Tutti zitti. Tutti intimiditi, impauriti, incapaci di commentare la cosa in modo raziocinante lo spontaneo. Tutti ricattati dalla tirannia dei Politically Correct. Perché se dici la tua sui matrimoni-gay e l'adozione-gay, finisci al rogo come quando dici la tua sull'Islam. Ti danno di razzista, di fascista, di bigotto, di incivile, di reazionario. Come minimo ti accusano di pensarla come Hitler che gli omosessuali li gettava nei forni crematori insieme agli ebrei. Insomma ti mettono alla gogna. Be': dopo la sfuriata iniziale, anche stavolta caddi in una stanchezza profonda. Assai più profonda di quella in cui ero caduta a causa delle due Simonette. Perché sull'accettazione dell'omosessualità il senor Zapatero non ha da insegnarmi nulla". »
In un altro passo il matrimonio gay è definito come un tentativo di "sovvertire il concetto biologico di famiglia":

« "In qualsiasi società, in qualsiasi angolo della Terra, in qualsiasi paese esclusa la Spagna di Zapatero, il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna. Tale rimane anche se da quell'unione non nascono figli. Così capisco i risultati del referendum che in dodici Stati americani si è concluso con la vittoria schiacciante del No, insomma con un assordante rifiuto del suddetto matrimonio. Non capisco, invece, perché in una società dove tutti possono convivere liberamente cioè senza dar scandalo, senza essere condannati o considerati reprobi, gli omosessuali sentano l'improvviso e acuto bisogno di sposarsi davanti a un sindaco o a un prete. Magari con l'abito bianco, il mazzolino di fiori in mano, e lo spettro del divorzio che costa un mucchio di tempo e un mucchio di soldi. Spero che sia un'isteria temporanea, un capriccio alla moda, una forma di esibizionismo o di conformismo. Perché, se non lo è, si tratta d'una provocazione legata alla pretesa di adottare i bambini e sovvertire il concetto biologico di famiglia. Insomma d'una intimidazione. Non mi piacciono le provocazioni, non mi piacciono le intimidazioni. Gira e rigira, sono sempre di natura politica. E in tal caso a quei fidanzati, quelle fidanzate, dico: accontentatevi del sacrosanto diritto che il mondo civile riconosce a chiunque. Il diritto di amare chi si vuole, come si vuole". »
Ancora, Oriana Fallaci esprime "fastidio" per la cosiddetta lobby gay:

« "Voglio dire: l'omosessualità in sé non mi turba affatto. Non mi chiedo nemmeno da che cosa dipenda. Mi dà fastidio invece quando, come il femminismo, si trasforma in ideologia. Quindi in categoria, in partito, in lobby economico-cultural-sessuale, e grazie a ciò diventa uno strumento politico. Un'arma di ricatto, un abuso Politically and Sexually Correct. O-fai-quello-che-voglio-io-o-ti-faccio-perdere-le-elezioni". »
È negativo, ancora, il suo giudizio sui gay pride

« Mi dà fastidio anche quando, attraverso le loro lobby, a discriminare il prossimo sono proprio gli omosessuali. E ancor più quando, attraverso l'arroganza della categoria, il prossimo lo offendono con le becere Gay Parades alle quali si presentano seminudi o travestiti e truccati da baldracche” »
e quello sulla genitorialità gay:

« "Un omosessuale maschio l'ovulo non ce l'ha. Il ventre di donna, l'utero per trapiantarcelo, nemmeno. E non c'è biogenetica al mondo che può risolvergli un tale problema. Clonazione inclusa. L'omosessuale femmina, sì, l'ovulo ce l'ha. Il ventre di donna necessario a fargli compiere il meraviglioso viaggio che porta una stilla di Vita a diventare un germoglio di Vita poi un'altra Vita, un altro essere umano, idem. Ma la sua partner non può fecondarla. Sicché se non si unisce a un uomo o non chiede a un uomo per-favore-dammi-qualche-spermatozoo, si trova nelle stesse condizioni dell'omosessuale maschio. E a priori, non perché è sfortunata e i suoi bambini muoiono prima di nascere, non partecipa alla continuazione della sua specie. Al dovere di perpetuare la sua specie attraverso chi viene e verrà dopo di lei. Con quale diritto, dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d'adottare un bambino? Con quale diritto pretende d'allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo e della mamma? E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d'un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un'automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità? Il diritto che il signor Zapatero ha inventato per pagare il suo debito verso gli omosessuali che hanno votato per lui?!?". »
In un altro brano la Fallaci aggiunge:

« "Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma. E a chi ricatta con la storia dei bambini senza cibo e senza casa (storia che oltretutto non regge in quanto la nostra società abbonda di coppie normali e pronte ad adottarli) rispondo: un bambino non è un cane o un gatto da nutrire e basta, alloggiare e basta. È un essere umano, un cittadino, con diritti inalienabili. Ben più inalienabili dei diritti o presunti diritti di due omosessuali con smanie materne o paterne. E il primo di questi diritti è sapere come si nasce sul nostro pianeta, come funziona la Vita sul nostro pianeta. Cosa più che possibile con una madre senza marito, del tutto impossibile con due "genitori" del medesimo sesso. Punto e basta". »
Alla dichiarazione, fanno da contraltare due episodi personali rammentati dalla scrittrice.
Nel primo la vediamo assumere posizioni di contrarietà all'omofobia:

« [...] guai a chi fa del male a un omosessuale in quanto omosessuale. Chiunque egli sia, e che l'omosessuale in questione lo conosca o no. Anni fa, nel mio villaggio in Toscana, il postino mi raccontò che due omosessuali della zona erano rimasti senza casa perché il padrone di casa s'era accorto che vivevano «come-marito-emoglie». E li aveva cacciati. Io non li conoscevo, non li avevo mai visti. Ma udire una cosa simile mi mandò il sangue al cervello. Non per pietà, bada bene. Per principio. E dissi al postino: «Voglio incontrarli. Me li porti qui». Il postino me li portò e mi trovai davanti due giovanotti molto civili, molto educati, che con gran dignità si lamentavano: «L'albergo costa troppo e non sappiamo dove andare». Così gli mostrai una graziosa casetta attigua alla mia, la casetta che tengo per gli ospiti, e: «Se vi piace, state qui». Ci stettero qualche anno. Cioè fino a quando si separarono ed entrambi lasciarono l'Italia. Cosa che mi dispiacque in quanto il nostro era diventato un rapporto quasi familiare. M'ero abituata a loro, di loro non mi dispiaceva nulla escluso il fatto che a volte tenessero il volume della radio troppo alto e che uno adorasse esser chiamato gay. Inappropriato anzi stupido termine che detesto anche perché in inglese «gay» vuoi dire «allegro», e quando scrivo in inglese non so a che santo votarmi per dire allegro. Da quel punto di vista la parola «gay» è un vero furto al vocabolario e vorrei proprio sapere chi è l'irresponsabile che la mise in giro, che la adottò". »
nel secondo l'autrice ricorderà la sua amicizia e frequentazione con Pier Paolo Pasolini:

« Eravamo in un ristorante lungo la via Appia, ricordo, e seduti al tavolo aspettavamo Alekos che era molto in ritardo a causa d'uno sciopero aereo. D'un tratto Pier Paolo mi accarezzò una mano e riferendosi al mio libro Lettera a un bambino mai nato (libro che odiava) mormorò: «Quanto a infelicità, anche tu non scherzi». Credendo che si riferisse al mio libro gli chiesi da dove venisse quell' anche, il discorso scivolò immediatamente sulla sua incontrollabile omosessualità". » 

sabato 15 febbraio 2014

Orianna Fallaci aveva capito l'Italia e i loro politici

 Orianna Fallaci 
aveva capito l'Italia e i loro politici
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 Ah, se l'Italia imparasse questa lezione! È un Paese così diviso, l'Italia. Così fazioso, così avvelenatFo dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all'interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità di periferia. Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono, si accusano, si sputtanano...Io sono assolutamente convinta che, se Usama Bin Laden facesse saltare in aria la Torre di Giotto o la Torre di Pisa, l'opposizione darebbe la colpa al governo. E il governo darebbe la colpa all'opposizione. I capoccia del governo e i capoccia dell'opposizione, ai propri compagni e ai propri camerati
Oriana Fallaci-la rabbia e l'orgoglio

martedì 3 dicembre 2013

il dolore dell’anima


               il dolore dell’anima
                                  ***                         

"Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito.
Se ti becchi una pallottola o una scheggia
si mettono subito a strillare
" presto-barellieri-il-plasma",
se ti rompi una gamba te la ingessano,
se hai la gola infiammata ti danno le medicine.
Se hai il cuore pezzi e sei così disperato
che non ti riesce aprir bocca, invece,
non se ne accorgono neanche.
Eppure il dolore dell’anima è una malattia
molto più grave della gamba rotta
e della gola infiammata,
le sue ferite sono assai più profonde e pericolose
di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. 
Sono ferite che non guariscono, quelle,
ferite che ad ogni pretesto
ricominciano a sanguinare
."

Oriana Fallaci


da Insciallah

domenica 10 marzo 2013

nascere è meglio di non nascere

nascere è meglio di non nascere
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" Molte donne si chiedono: mettere al mondo un figlio perchè? Perchè abbia fame, perchè abbia freddo, perchè venga tradito e offeso, perchè muoia ammazzato alla guerra o da una malattia? E negano la speranza che la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per tentar di cancellare le malattie e la guerra. Forse hanno ragione loro. Ma il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferire al niente. E se allargo questo alla vita, al dilemma nascere o non nascere finisco con l'esclamare che nascere è meglio di non nascere. "

( Oriana Fallaci in " Lettera a un bambino mai nato")