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venerdì 15 aprile 2022

GESÙ

 "Ricordo una sera nella nostra unica stanza del seminterrato di Oakley Street. Ero a letto, in convalescenza dopo un attacco febbrile. Io e mia madre eravamo soli. Calava la notte, e lei sedeva con le spalle alla finestra, leggendo, recitando e spiegando nel suo modo inimitabile il Nuovo Testamento e l'amore e la pietà di Cristo per i poveri e per i bambini. Forse dipese dall'anormalità della mia situazione, ma in quel momento lei mi diede la più luminosa e affascinante interpretazione di Cristo che da allora io abbia mai visto o sentito. Parlò della Sua tollerante comprensione per i peccatori, della donna che aveva peccato e doveva essere lapidata dalla folla, e delle parole che Cristo disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra." 

Leggeva nella penombra. S'interruppe solo per accendere il lume, poi parlò della fede che Gesù ispirava ai malati, che per guarire dovevano solo toccarGli un lembo della veste. 

Parlò dell'odio e della gelosia dei Sommi Sacerdoti e dei Farisei, e descrisse Gesù e il Suo arresto e la sua calma dignità al cospetto di Ponzio Pilato il quale, lavandosi le mani, disse: In quest'uomo non vedo colpa alcuna."

Parlò di come Lo avevano spogliato e flagellato e, mettendoGli sulla testa una corona di spine, Lo avevano coperto d'insulti e di sputi, dicendo: "Salve, Re dei giudei!" 

Continuando la lettura, le si riempirono gli occhi di lacrime. 

Parlò di Simone, che lo aveva aiutato a portare la croce, e dell'occhiata di profonda gratitudine che gli aveva rivolto Gesù; parlo del ladrone, che moriva con Lui sulla croce chiedendo perdono, e di Gesù che diceva: "Oggi sarai con me in Paradiso." Di quando, dalla croce, abbassando gli occhi su Sua madre e sull'apostolo Giovanni, Egli disse: "Donna, ecco tuo figlio." E di quando, alla fine della Sua straziante agonia, gridò: "Mio Dio, perché mi hai abbandonato?" E a questo punto scoppiammo in lacrime tutti e due. "Non vedi" disse piangendo mia madre "com'era umano? Come tutti noi, anche Lui fu assalito dal dubbio." Mia madre mi aveva talmente commosso che avrei voluto morire quella stessa notte per andare incontro a Gesù. Ma lei non era altrettanto entusiasta. "Gesù vuole prima che tu viva e si compia il tuo destino" disse. Nella stanza buia del seminterrato di Oakley Street mia madre mi accese la fiamma più ardente che questo mondo abbia mai visto, e che da allora ha sempre arricchito teatro e letteratura con i suoi temi più grandi e appassionanti: pietà, amore, umanità."


~ da "La mia Autobiografia" di Charles Chaplin

domenica 27 dicembre 2015

CHARLIE CHAPLIN, IL GRANDE DITTATORE – DISCORSO ALL’UMANITA’

CHARLIE CHAPLIN, IL GRANDE DITTATORE – DISCORSO ALL’UMANITA’



«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»
(Charlie Chaplin, Il grande dittatore)