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La speranza di Cristo
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Mio caro Bernard
Fai
molto bene a leggere la Bibbia. Comincio a dirti questo, perché mi sono
sempre astenuto dal raccomandartelo. Involontariamente, leggendo le
molte citazioni di Mosè, di S.Luca, ecc., ecco, mi dico, non gli manca
che questo, adesso c'è dentro in pieno... Nella nevrosi artistica.
Perché lo studio di Cristo la provoca inevitabilmente, soprattutto nel
caso mio nel quale è complicata dall'affumicamento di innumerevoli pipe.
La
Bibbia è Cristo, perché l'antico testamento tende a questo fine ultimo.
San Paolo e gli Evangelisti occupano l'altro pendio della montagna
sacra.
Come è breve questa storia! Eccola qua tutta. Ci sono solo questi ebrei
al mondo, che cominciano col dichiarare che tutto ciò che non è loro è
impuro. Gli altri popoli sotto lo stesso grande sole di quaggiù, gli
Egiziani, gli Indiani, gli Etiopi, Babilonia e Ninive come hanno scritto
con ugual cura i loro annali! Comunque lo studio di tutto ciò è bello, e
saper leggere alla fine tutto, significherebbe non saper leggere in
conclusione. Ma la consolazione di questa Bibbia così rattristante che
provoca la nostra disperazione e la nostra indignazione - ci addolora
davvero, pur spazientiti dalla sua meschinità e dalla sua follia
contagiosa – la consolazione che essa dà, come il nocciolo in una scorza dura, in una polpa amara, è il Cristo.
La
figura del Cristo è stata dipinta come io la sento – solo resa da
Delacroix e da Rembrandt – e poi Millet ha dipinto... la dottrina di
Cristo. Il
resto mi fa un poco sorridere, il resto della pittura religiosa – dal
punto di vista religioso – non da quello della pittura. E i primitivi
italiani – Botticelli, diciamo i primitivi fiamminghi, Van Eyck,
tedeschi, Cranach, non sono che dei pagani che si interessavano solo
allo stesso modo dei greci, di Velasquez e di tanti altri naturalisti.
Il
Cristo soltanto – fra tutti i filosofi, maghi, ecc. – ha affermato come
principale certezza la vita eterna del tempo, il nulla della morte, la
necessità e la giustificazione d'essere della serenità e della
dedizione. Egli ha vissuto serenamente, come il più grande artista di
tutti gli artisti, sdegnando sia il marmo che l'argilla e il colore, e
lavorando sulla carne viva. Vale
a dire che questo artista inaudito e quasi inconcepibile, con lo
sfruttamento ottuso dei nostri moderni cervelli nervosi e abbrutiti, non faceva né statue, né quadri, né libri: lo afferma ad alta voce – egli faceva... degli uomini vivi, degli immortali.
Ciò è grave, soprattutto perché è la verità.
Questo grande artista non ha neppure fatto dei libri; la
letteratura cristiana nel suo complesso lo indignerebbe certamente, e
ben rari sono in essa i prodotti letterari che possono trovar grazia
accanto all'Evangelo di Luca, alle Epistole di Paolo – così semplici
nella loro forma dura e guerriera. Questo
grande artista – il Cristo – se disdegnava scrivere dei libri sulle
idee (sensazionali), ha certamente disdegnato meno la parola parlata, la
parabola soprattutto. (Che seminatore, che mietitura, che albero di fichi! ecc.).
E chi di noi oserebbe dire che abbia mentito il giorno in cui,
predicando con disprezzo la rovina delle costruzioni romane, affermò: “E
anche quando il cielo e la terra saranno passati, le mie parole non
passeranno”.
Queste parole dette – che da gran signore prodigo non si
degnava neppure di scrivere, sono fra i più alti – il supremo – vertici
raggiunti dall'arte che diventa forza creatrice, pura potenza creatrice.
Queste considerazioni, mio caro amico, ci portano ben lontano,
ben lontano; ci sollevano al di sopra della stessa arte. Esse ci fanno
intravedere l'arte di creare la vita, l'arte di essere dei vivi
immortali. Esse hanno dei rapporti con la pittura. Il patrono dei
Pittori, san Luca, medico, pittore, evangelista – che ha per simbolo –
ahimé, nient'altro che un bue, è là per darci speranza. Eppure la nostra
vita vera è ben umile, quella di noialtri pittori che vegetiamo sotto
il gioco avvilente delle difficoltà di un mestiere quasi impraticabile
su questo pianeta ingrato sulla superficie del quale “l'amor dell'arte
fa perdere il vero amore”.
Poiché però nulla si oppone – supponendo che negli altri
numerosi pianeti e soli ci siano ugualmente linee, forme e colori, ci è
permesso conservare una certa serenità riguardo alle possibilità di fare
della pittura in condizioni migliori e diverse di esistenza, esistenza
mutata da un fenomeno forse non più difficile e più sorprendente della
trasformazione della larva in farfalla, del verme bianco in maggiolino.
La quale esistenza del pittore-farfalla avrebbe per campo
d'azione uno degli infiniti astri che, dopo la morte, non ci sarebbero
più inaccessibili dei puntini neri che sulla carta geografica ci
rappresentano le città e i villaggi nella nostra vita terrestre.
La scienza – il ragionamento scientifico – mi sembra essere uno
strumento che andrà molto lontano. Ecco perché: si supponeva che la
terra fosse piatta. Era vero: lo è ancora oggi, da Parigi a Asnières,
per esempio. Il che non impedisce che la scienza dimostri che la terra è
soprattutto rotonda, il che ora nessuno si sogna di contestare. Attualmente,
nonostante tutto ciò crediamo ancora che la vita sia piatta e che vada
dalla nascita alla morte. Solo che anch'essa, la vita, è probabilmente
rotonda, e molto più vasta in estensione e in capacità dell'emisfero che
noi attualmente conosciamo. Nelle future generazioni, è probabile che
faremo luce su questo argomento così interessante; e allora la scienza
stessa potrà – speriamo – arrivare a delle conclusioni più o meno
parallele alle dichiarazioni di Cristo relative all'altra metà
dell'esistenza.
Comunque, il fatto è che noi siamo pittori nella vita reale e che
bisogna respirare di questo respiro finché ci resta il respiro. Ah! Il bel quadro di Delacroix: la Barque du Christ sur la mer (sic) de Génésareth. Lui
– con la sua aureola color limone pallido – che dorme luminoso in una
macchia di viola drammatico, di blu cupo, di rosso sangue fatta dal
gruppo dei discepoli spaventati – sul tremendo mare di smeraldo che
sale, che sale fino ad occupare tutto l'alto del quadro. Ah, lo scorcio
geniale! Te ne farei degli schizzi se non fosse che avendo disegnato e
dipinto da tre o quattro giorni con un modello – uno zuavo – non ne
posso più; invece scrivere mi riposa e mi distrae. E' molto brutto
quello che ho buttato giù: un disegno dello zuavo seduto, uno scorcio
dipinto dello zuavo contro un muro tutto bianco, e infine il suo
ritratto contro una porta verde e i mattoni arancione di un muro. E'
riuscito duro, brutto, uno schifo. Però, dato che ho affrontato la vera
difficoltà, mi può appianare la strada per il futuro. La figura che ho
fatto è quasi odiosa ai miei stessi occhi, figuriamoci agli occhi degli
altri; comunque è lo studio della figura che rinforza, specie se lo si
fa in modo diverso di quello che si insegna dal signor Benjamin
Constant. La tua lettera mi ha fatto molto piacere, lo schizzo è molto,
molto interessante, e te ne ringrazio tanto. Dal canto mio ti manderò in
questi giorni un disegno; questa sera sono troppo sfinito, se non lo
fosse il mio cervello, sono stanchi i miei occhi. Dimmi un po', ti
ricordi del Giovanni Battista di Purvis? Io per conto mio, lo trovo
fantastico e magistrale come un Eugène Delacroix. Il passaggio che sei
andato a scovare nel Vangelo riguardante il Giovanni Battista
corrisponde perfettamente a ciò che hai visto... Della gente che si
affolla intorno a qualcuno: “Sei tu il Cristo? Sei Elia”. Come se ai
nostri giorni chiedessimo all'impressionismo o a qualcuno dei suoi
rappresentanti: “Hai trovato?” E' proprio così. In questo momento mio
fratello ha una esposizione di Claude Monet – dieci quadri, eseguiti ad
Antibes da febbraio a maggio – pare che sia molto bella. Hai mai letto
la vita di Lutero? Perché Cranach, Dürer, Holbein, gli appartengono. E'
lui – la sua personalità – la grande luce del Medioevo. Neppure a me
piace il Re Sole – questo Luigi XIV mi sembra piuttosto uno spegnitore –
Dio mio, come infanga tutto questa specie di Salomone metodista.
Neppure mi piace Salomone e i metodisti poi – Salomone mi sembra un
pagano ipocrita, non ho nessuna considerazione per la sua architettura
che è una imitazione di altri stili, e ancor meno dei suoi scritti,
perché i pagani hanno fatto cose migliori...
Vincent van Gogh lettera B8 della fine giugno 1888 ad Emile Bernard
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