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giovedì 14 agosto 2025

Amicizie Sant’Agostino

Con gli amici si cresce nella fede, la lezione di Agostino e le parole di Leone

Per tutta la vita il vescovo di Ippona ha vissuto il bisogno dell'amicizia insieme al desiderio della sapienza. Amava confrontarsi, dialogare, crescere con gli altri nella carità. Questo tratto conviviale, che contraddistingue i religiosi dell'Ordine di Sant'Agostino, emerge anche in Leone XIV che ritiene l'amicizia uno strumento per procedere sulla via della verità, ma quella vera è "sempre in Gesù Cristo con fiducia, amore e rispetto" come ha detto ai giovani a Tor Vergata
Tiziana Campisi - Città del Vaticano
«In tutte le cose umane nulla è caro all'uomo senza un amico», scriveva Sant’Agostino in una Lettera (130,2,4) a Proba, nobildonna romana dell’illustre famiglia degli Anicii che gli aveva chiesto come pregare e cosa domandare a Dio. Nella missiva, il vescovo di Ippona tra i veri beni che gli uomini devono ricercare annovera l’amicizia. Ed esorta a non contenerla «in limiti angusti», poiché «abbraccia tutti quelli a cui sono dovuti affetto e amore, quantunque si rivolga con più propensione verso alcuni e con più esitazione verso altri», e «si estende sino ai nemici, per i quali siamo tenuti anche a pregare. Così - prosegue - non c'è alcuno nel genere umano a cui non si debba amore, basato, se non sulla vicendevole affezione, almeno sulla partecipazione alla comune natura umana». È racchiusa in queste parole quella che il grande padre della Chiesa ritiene l’essenza dell’amicizia. Agostino per tutta la vita, ne ha vissuto il bisogno, insieme al desiderio della sapienza; l’amicizia e la ricerca della Verità sono inscindibili nella sua persona. Alto è il valore che attribuisce alle relazioni umane, gli amici sono una presenza costante in tutta la sua esistenza.



12/07/2025
"L'interiorità", l'insegnamento di Agostino e il magistero di Leone
Cuore, Parola di Dio, azione, sono le parole chiave di omelie, messaggi, catechesi e discorsi pronunciati in questi due mesi dal Pontefice, tratti dall'insegnamento e ...
La comune ricerca di Dio 
Il senso dell’amicizia è stato così forte nel santo nordafricano da essere diventato un aspetto fondamentale della spiritualità agostiniana, perché è con gli amici che Agostino condivide la ricerca di Dio, suo desiderio era convivere con le persone a lui «care», «affinché possiamo indagare in concorde collaborazione sulla nostra anima e su Dio. Così colui che per primo avrà risolto il problema, indurrà senza fatica al medesimo risultato anche gli altri» (Soliloqui I,12,20). Ed è questa ricerca comune il cuore della sua Regola, così si legge, infatti, nel capitolo 1,1: «Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio». Dio è il bene comune che spinge a vivere in comunità, è l’amore da scoprire e da vivere, che si fa carità in relazione all’altro e porta alla concordia.



Agostino in un affresco di Benozzo Gozzoli, foto da Opera Omnia di Sant'Agostino, Iconografia agostiniana, Il Quattrocento Primo Tomo
Il Papa e la convivialità agostiniana
Proprio l’amicizia emerge tra le cose più care a Leone XIV, che in alcune occasioni ha mostrato il tratto conviviale che contraddistingue la famiglia religiosa alla quale appartiene, l’Ordine di Sant’Agostino. Per il Papa, come per il presule numida, le amicizie facilitano il cammino verso la verità. «Unendoci in amicizia, costruendo comunità - dice il Pontefice alle nuove generazioni (Videomessaggio ai giovani di Chicago e del mondo intero, 14 giugno) - possiamo trovare il vero significato della nostra vita», ritrovandosi «come amici, come fratelli e sorelle, in una comunità, in una parrocchia, in un’esperienza di vita vissuta insieme nella fede», si può scoprire che «la grazia del Signore, l’amore di Dio, può veramente guarirci, può darci la forza di cui abbiamo bisogno, può essere la fonte di quella speranza» di cui tutti necessitiamo. Unirsi, per «promuovere un messaggio di speranza», questo l’incoraggiamento di Leone, che ritiene, inoltre, l’amicizia uno strumento per crescere nel proprio cammino di fede.



Agostino insegna retorica e filosofia a Roma - Benozzo Gozzoli, affresco chiesa di Sant'Agostino (San Gimignano)
Agostino e Alipio, due amici inseparabili
Svariate e innumerevoli sono state le amicizie di Sant’Agostino, coltivate con amore, nutrite dalla condivisione, curate, ricercate, approfondite, presenti nelle amenità, nelle gioie, nei quotidiani affanni, nei momenti più bui, nell’imperversare delle crisi interiori, nelle conquiste della ragione, lungo i sentieri della fede, nelle elevazioni a Dio. Come non ricordare Alipio, il «fratello del mio cuore», lo chiamava Agostino (Confessioni IX,4,7), l’amico che ha conosciuto le sue inquietudini, con il quale ha condiviso riflessioni, interrogativi, incertezze, angosce e desideri, anche lui appassionato ricercatore della verità. Due conversioni parallele quelle dei due amici, entrambi nativi di Tagaste, l’odierna Souk Aharas, in Algeria. Quel medesimo travaglio interiore che agitava le loro anime si risolverà nello stesso momento. Alipio è, infatti, testimone del «Tolle lege» (Confessioni VIII,12, 28-29), l’attimo in cui l’amico retore - che diciannovenne aveva cominciato a infervorarsi «nella ricerca della sapienza, progettando di abbandonare, appena» l’avesse «scoperta, tutte le speranze fatue e i fallaci furori delle vane passioni» per votarvisi totalmente (VI,11,18) - conclude la sua conversione. Ormai trentenne, vicino a quella verità tanto agognata, Agostino non riesce ad abbandonarvisi, ma un giorno, l’animo in tumulto e scosso da «un’ingente pioggia di lacrime», mentre l’amico Alipio è al suo fianco, ode una voce «come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: ‘Prendi e leggi’». Sottomano ha «il libro dell’Apostolo», le lettere di San Paolo, e legge “tacito il primo versetto su cui” gli “caddero gli occhi”, con l’invito ad abbandonare «ebbrezze» e piaceri della carne e a rivestirsi «del Signore Gesù Cristo» (Rm 13, 13-14). «Una luce, quasi, di certezza» penetra nel suo «cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono». Agostino rivela l’accaduto ad Alipio che «chiese di vedere il testo» e «portò gli occhi anche oltre il punto» in cui si era arrestato l’amico. «Il seguito diceva: "E accogliete chi è debole nella fede". Lo riferì a sé stesso, e me lo disse», racconta il vescovo di Ippona, aggiungendo che «senza turbamento o esitazione» Alipio «si unì» a lui nel proposito di consacrarsi totalmente a Dio.



Conversione di Sant'Agostino, Guariento, Padova, Chiesa degli Eremitani, da Opera Omnia di Sant'Agostino, Iconografia agostiniana, Dalle origini al XIV secolo
Un affetto oltre le distanze 
Tra i tanti amici dell’ipponate va menzionato anche Nebridio, investigatore appassionato della felicità umana, scrutatore acutissimo dei più difficili problemi» (Confessioni VI,10,17), che desiderava avanzare nella «ricerca ardentissima della verità e della sapienza» nella vita comune. Motivi familiari gli impediranno di unirsi alla comunità fondata a Tagaste da Agostino appena tornato dall’Italia. I due resteranno sempre lontani, ma legati da reciproco affetto e colmeranno l’impossibilità di dissertare insieme mantenendo una regolare corrispondenza.



29/07/2025
Annunciare Gesù al mondo, la priorità “agostiniana” di Leone XIV
Mettere al centro Cristo, essere uniti in Lui, tornare al fondamento della fede è l’“urgenza” evidenziata più volte dal Pontefice che, ispirandosi al vescovo di Ippona, esorta ad ...
"El padre Roberto" e la gente del Perù
E quante le amicizie instaurate in Perù dal giovane Robert Prevost. Nei dodici anni di missione a Chulucanas e a Trujillo - dove ancora oggi tutti lo chiamano «el padre Roberto» - e poi nei circa nove anni tra la gente di Chiclayo, diocesi di cui è stato vescovo, e di Callao, affidata nel 2020 alla sua amministrazione apostolica, quelle innumerevoli relazioni umane allacciate, coltivate e curate, lo hanno portato a fare ancora più spazio nel cuore, aprendolo a chiunque. A provare ciò è, ad esempio, il discorso ai rappresentanti di varie Chiese, comunità ecclesiali e altre religioni (19 maggio) che promuove alla fratellanza: «Il nostro cammino comune può e deve essere inteso anche in un senso largo, che coinvolge tutti, nello spirito di fraternità umana». E poi quello rivolto ai rappresentanti pontifici (10 giugno), spronati a «costruire relazioni lì dove si fa più fatica» ma conservando l’«umiltà».



L'allora padre Prevost con i confratelli agostiniani a Trujillo
Il vincolo d'amore diffuso dallo Spirito Santo
Nella maturità la sintesi che Agostino offre delle esperienze amicali è cristallizzata ne La città di Dio - dedicata tra l’altro a un amico, Marcellino, funzionario imperiale inviato a Cartagine nel 411 per porre fine al conflitto tra donatisti e cattolici - nella quale afferma: «In questa umana convivenza assai colma di errori e di sofferenze ci confortano soltanto la fede non simulata e la solidarietà di veri e buoni amici» (19,8). Aveva già riconosciuto nelle Confessioni che «l'amicizia fra gli uomini» è «deliziosa per l'amabile nodo con cui unifica molte anime» (X,5,10) e ne aveva descritte le sfumature rievocando l’angoscia e il dolore per la perdita di un carissimo amico. «Massimo ristoro e sollievo mi veniva dai conforti degli altri amici, con i quali avevo in comune l’amore di ciò che amavo», confida, specificando che ad avvincere il suo animo erano anche «i colloqui, le risa in compagnia, lo scambio di cortesie affettuose, le comuni letture di libri ameni, i comuni passatempi ora frivoli ora decorosi, i dissensi occasionali, senza rancore, come di ogni uomo con se stesso, e i più frequenti consensi, insaporiti dai medesimi, rarissimi dissensi; l'essere ognuno dell'altro ora maestro, ora discepolo, la nostalgia impaziente di chi è lontano, le accoglienze festose di chi ritorna. Questi e altri simili segni di cuori innamorati l'uno dell'altro, espressi dalla bocca, dalla lingua, dagli occhi e da mille gesti gradevolissimi, sono l'esca, direi, della fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola. Tutto ciò si ama negli amici» (IV,8,13-9,14). Ogni cosa, però, per Agostino converge in Dio, per questo, ancora nelle Confessioni, precisa: «Non c’è vera amicizia, se non quando l'annodi Tu fra persone a te strette col vincolo dell'amore diffuso nei nostri cuori ad opera dello Spirito Santo che ci fu dato» (IV,4,7).



02/08/2025
Il Papa: Gesù è la verità che non illude, troviamo la felicità donandoci
Alla veglia con i giovani a Tor Vergata un milione di persone con il Pontefice che risponde alle domande di tre ragazzi sull’amicizia, sulla capacità di fare scelte importanti e su ...
L'amicizia in Cristo
Quest’amicizia fondata in Dio il Papa la sollecita proponendo ai sacerdoti «uno slancio nella fraternità presbiterale», che deve avere le sue basi «in una solida vita spirituale, nell’incontro con il Signore e nell’ascolto della sua Parola», perché solo con «questa linfa» si riescono a vivere «relazioni di amicizia» (Discorso al clero della diocesi di Roma, 12 giugno). Per quanti si preparano al sacerdozio l’indicazione di Leone è a «coltivare sempre la comunione» in seminario; per i formatori a «essere buoni compagni di strada dei seminaristi» loro affidati (Discorso ai seminaristi delle diocesi del Triveneto, 25 giugno); per i vescovi a dare «esempio di amore fraterno nei confronti» dei propri coadiutori o ausiliari, di vescovi emeriti «e dei vescovi delle diocesi vicine», dei «collaboratori più stretti come dei preti in difficoltà o ammalati» (Discorso ai vescovi in occasione del loro Giubileo, 25 giugno). Ma il Papa chiede anche di curare e coltivare l’amicizia con Cristo. «Occorre vivere in prima persona l’esperienza dell’intimità con il Maestro, l’essere stati guardati, amati e scelti da Lui senza merito e per pura grazia», perché, ad esempio, è la «personale esperienza di amicizia con Cristo» che ogni sacerdote trasmette. «Diventare amici di Cristo significa essere formati nella relazione, non solo nelle competenze», evidenzia Leone (Discorso ai partecipanti all’incontro internazionale Sacerdoti felici, 26 giugno), perché «solo chi vive in amicizia con Cristo ed è permeato del suo Spirito può annunciare con autenticità, consolare con compassione e guidare con sapienza», e vuol dire, pure, «vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti o da individualisti», perciò sono «sacerdoti amici di Cristo» coloro che sono «capaci di amare, ascoltare, pregare e servire insieme». Per il Pontefice, inoltre, deve esserci amicizia nelle comunità ecclesiali, dove deve brillare «lo stile della fraternità» (Messaggio ai sacerdoti in occasione della giornata della santificazione sacerdotale, 27 giugno).



Papa Leone XIV abbraccia il priore generale degli agostiniani, padre Alejandro Moral   (©Osafund - Fondazione Agostiniani nel Mondo)
Una strada verso la pace
Agostino condivideva il concetto di amicizia formulato da Cicerone. L’illustre oratore e filosofo la definiva vincolo sociale nella comunità universale, valore di cui non si può fare a meno e, concordia di sentimenti religiosi, civili e politici. «Afferma egli, e lo afferma molto giustamente» - scrive di Cicerone il vescovo di Ippona all’amico Marziano (Lettera 258) – che l’amicizia «è il perfetto accordo su tutte le cose divine e umane, accompagnato da benevolo affetto». Ma il grande padre della Chiesa arricchisce tale definizione alla luce della fede cristiana, sottolineando, poi, che la vera amicizia è «in Cristo Gesù nostro Signore, nostra autentica e genuina pace». E ancora nell’opera Contro le due lettere dei pelagiani (I,1,1)  chiarisce: «Cos'altro è appunto l'amicizia, che non trae il nome se non dall'amore e non è fedele se non nel Cristo, nel quale soltanto può essere anche eterna e felice?». Proprio quest’ultima citazione è stata scelta da Leone XIV alla veglia di preghiera del Giubileo dei giovani, il 2 agosto scorso, per rispondere alla domanda rivoltagli da una ventitreenne messicana su come trovare amicizie sincere. Rammentano proprio Agostino, le parole del Papa alla veglia dei giovani sulla spianata di Tor Vergata: «Le relazioni umane, le nostre relazioni con altre persone sono indispensabili per ciascuno di noi, a cominciare dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno. La nostra vita inizia grazie a un legame ed è attraverso legami che noi cresciamo». Ai ragazzi di tutto il mondo il Pontefice ha accennato della «giovinezza burrascosa» del vescovo di Ippona che «cercava la verità, la verità che non illude, la bellezza che non passa» e «ha trovato un’amicizia sincera, un amore capace di dare speranza», «incontrando Gesù Cristo», e «ha costruito il suo futuro» seguendolo. «La vera amicizia è sempre in Gesù Cristo con fiducia, amore e rispetto», ha spiegato, quindi, il Papa, ricorrendo ancora a Sant’Agostino per rimarcare che «Ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio» (Discorso 336). Ma Leone ha offerto ulteriori insegnamenti: anzitutto che «l’amicizia con Cristo» è «alla base della fede», e «non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare», per questo «quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere». E allora se ci si vuole bene in Cristo, se si è capaci di «vedere Gesù negli altri», «l’amicizia può veramente cambiare il mondo» perché «è una strada verso la pace

domenica 15 giugno 2025

Amicizia

 "Chi è diventato amico per convenienza, per convenienza finirà di esserlo. Chi si è procurato un amico perché lo aiutasse nella malasorte: non appena ci sarà rumore di catene, costui sparirà. Sono le amicizie cosiddette opportunistiche: un'amicizia fatta per interesse sarà gradita finché sarà utile. 


Così se uno ha successo, lo circonda una folla di amici, mentre rimane solo se cade in disgrazia: gli amici fuggono al momento della prova; per questo ci sono tanti esempi infami di persone che abbandonano l'amico per paura, e di altre che per paura lo tradiscono. 


L'amicizia invece somiglia un po' all’amore. Si ama forse per denaro? Per ambizione o per desiderio di gloria? L'amore di per sé trascura tutto il resto e accende negli animi un desiderio di bellezza e la speranza di un mutuo affetto. Ma come ci si accosta ad essa? Come a un sentimento bellissimo, non per lucro, né per timore dell'instabilità della sorte; se uno stringe amicizia per opportunismo le toglie la sua grandezza".


_Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio



martedì 10 giugno 2025

Comunione, comunità, amicizia

 DIALOGO FRA ENZO PICCININI E DON GIUSSANI 


Comunione, comunità, amicizia


Racconta Piccinini: «A Forlì salgo in macchina con don Giussani, dovevo andare a fare un’assemblea per il movimento a Bologna e lui mi dice: “Allora come va a Bologna? Cosa devo venire a fare, a dire?”. Beh, a Bologna va bene, stiamo pure crescendo, siamo sempre di più, però… “Però cosa?”. Però sono pochi quelli veramente amici.» Allora Giussani continuando a leggere il giornale dice: «Cos’è che hai detto?!» e Piccinini risponde: «Ho detto che mi preoccupa che il nostro problema a Bologna è che sono pochi quelli veramente amici!».
Giussani incalza: «E che problema è?» e Piccinini, un po’ incredulo, ribatte: «Come che problema è? Non dobbiamo diventare tutti amici nel movimento?! Tu hai sempre detto che dobbiamo diventare tutti amici!». 

Giussani allora risponde: «Tu non hai capito niente! Veramente tu sei un ex brigatista che vuole imporre d’autorità anche l’amicizia, ma sei matto?!
Io ho sempre detto tre cose: che tra noi
 la comunione è un dono di Cristo che ci mette assieme e ci lega con la fede e col sacramento.
 La comunità o la compagnia è un compito che dobbiamo costruire noi dando la vita.  
L’amicizia, infine, è una grazia molto rara in una comunità cristiana. 

Capita ogni tanto a qualcuno, e se la godono pure! Le amicizie di una comunità, le amicizie belle, piacevoli, le simpatie, le preferenze ecco, le preferenze, sono molto rare in una comunità, sono quasi impossibili. Enzo, pensaci,  
come si diventa amici?» e Piccinini risponde: «Per una preferenza» 
e Giussani: «Appunto! Come per la moglie, c’è quella che preferisci! Hai un po’ di amici perché tu preferisci loro e loro preferiscono te. Quando finisce la preferenza te vai via. Tu perché stai nella comunità a Bologna, li preferisci?». «No, no! Non li sopporto! E loro mi odiano, mi ammazzerebbero!!». «E allora perché state insieme?». «Il Signore mi ha chiamato qui, lavoro all’ospedale Sant’Orsola, mi sono stati dati!». «Ma tu li preferisci?». «No». «E chi li preferisce?». «Ah, è Cristo che li preferisce, è Lui che me li dà!». 

«Appunto! In una comunità non ci si entra per una preferenza, ma si entra per una preferenza di Cristo, che tocca il cuore a te, lo tocca a lei e ti mette con gente che tu non hai scelto! Che tu non preferisci! E quindi che ti stanno fondamentalmente antipatici. La loro stessa presenza ti ferisce perché tu non li hai scelti e loro non hanno scelto te, quindi è impossibile che siate amici. Siete in comunione perché c’è Cristo risorto presente. Alla comunità dovete dare la vita, è il compito dare la vita, il compito è fare il movimento. Che poi su mille persone, cinque o sei diventino pure amici è una grazia che Dio fa a loro, che se la godono a servizio di tutti. Ma guai a te se pretendi che tutti siano amici in comunità!». 

Enzo rimane interdetto per circa mezzo minuto e Giussani entra a gamba tesa e gli dice: «E poi ti aggiungo un’altra cosa: che la pedagogia di CL è un’autentica pedagogia cristiana, non favorisce le amicizie. Io non ho come scopo che la gente della comunità vada d’accordo, ho come scopo che ognuno vada d’accordo con se stesso, col proprio cuore e con Cristo, non con gli altri»

Io non dirò mai: «Carletto cerca di essere un bravo ciellino, un bravo prete, o peggio un bravo prete di CL. Sii te stesso! Stacci col tuo carattere! Facci vedere che cosa Dio ti ha messo dentro quando s’è inventato uno scomposto come te! Facci vedere chi sei tu, perché Dio t’ha fatto diverso da tutti gli altri. Io tiro su delle personalità molto caratterizzate, che hanno il gusto di dire “Io son fatto così, m’ha fatto Dio e che ci posso fare? Non ho bisogno di cambiare per stara qua!”». 

"Voglio dei luoghi in cui ognuno possa dire: «Io son fatto così e son contento di come Dio m’ha fatto!»  Ti tiro su personalità spigolose, tendenzialmente conflittuali con gli altri, che costringono tutti i giorni a dire: «Ma chi me l’ha fatto fare?! Ma perché io  sto con te?» E quando ci dicono che noi ciellini litighiamo con tutti, dico: «Benissimo, anche tra di noi!» Perché io non ho come scopo che siate amici, ma che ognuno sia se stesso. Preferisco un alto tasso di conflittualità, ma che si respiri aria pura. Quindi la moglie spigolosa è una fortuna!"

martedì 12 novembre 2024

Amicizia deriva da amore

 Amicizia deriva da amore

e amore deriva dal sanscrito “kama” 

che significa desiderare in maniera 

viscerale, totale, con tutto se stessi. 


I greci poi rendevano questo amore 

con il termine “philìa”, 

la passione per il mondo dell’altro.


E l’amicizia non è forse philìa: 

un filo intessuto dall’universo 

che lega due persone 

in maniera viscerale? 

Penso di sì! 


Guarda chi ti aiuta 

a edificare una casa,

a salire le scale,

a costruire una vita, 

a chi non ti molla mai

pur lasciandoti libero,

a chi è con te nel gioco e nel pianto,

a chi è lì per condividere ogni respiro…

perché significa che accanto a te 

hai un amico, qualcuno che 

ha scelto di vivere con te un destino, 

la vita, la morte.


Qualcuno che ha preso sul serio 

il verbo “Innamorarsi” e gli presta 

giuramento ogni giorno tenendolo 

vivo nei tuoi occhi. 


Tieniti stretto un amico,

perché nessuno ti amerà mai come lui,

l’unico che sa dare peso 

ad ogni tuo gesto e alleggerirti.

Che sa prenderti sul serio e scherzarti. 


Ecco perché gli amici sono pochi,

perché pochi sanno tenerti per mano,

sostenere il tuo sguardo 

anche quando è scomodo.

Pochi sanno guardare dentro 

la tua vita e trovarci tanta bellezza 

che nemmeno tu sapevi dov’era nascosta. 


Tieniti stretto un amico

perché ogni tua nascita 

è anche la sua nascita 

e certamente sarà lì

per celebrare quel giorno. 🌻


~ Fra Filippo Rubini ~

domenica 13 ottobre 2024

L’essenza dell’amicizia

 L’essenza dell’amicizia si realizza attraverso il dialogo. 

E l'umanità si manifesta nella disponibilità a condividere il mondo con altri uomini. 

L’amicizia presuppone, quindi, la nozione di umanità e insieme il radicarsi nel mondo. 

Dove si realizza, infatti, un’amicizia pura lì si produce una scintilla di umanità in un mondo divenuto inumano.


(Hanna Arendt - da "L’umanità in tempi bui") 



mercoledì 14 agosto 2024

L'amicizia

 I malvagi non possono avere che dei complici; i dissoluti, dei compagni di bagordi; le persone interessate, dei soci; i politici si circondano di partigiani faziosi; la massa degli sfaccendati ha delle conoscenze; i prìncipi hanno attorno a loro dei cortigiani: solo gli uomini virtuosi hanno amici.


Voltaire, Dizionario filosofico, 1764

lunedì 1 luglio 2024

Amicizia umana

 [ Non aspettarti mai dall'amicizia i miracoli che l'amore riproduce: gli amici non possono restituire l'amore. ]


Non possono strappare la solitudine, riempire il vuoto, offrire quel tipo di compagnia. Hanno la propria vita, gli amici, i propri amori. Sono un'entità indipendente, estranea, una presenza transitoria e sopratutto priva di obblighi. Riescono ad essere amici dei tuoi nemici, gli amici. Vanno e vengono quando gli pare o gli serve, e si dimenticano facilmente di te: non te ne sei accorto? Oh, andando promettono montagne. Magari in buona fede. Conta-su-di-me, rivolgiti-a-me, chiama-me. Però se li chiami , nella maggior parte dei casi non li trovi. Se li trovi, hanno qualche impegno inderogabile e non vengono. Se vengono, al posto delle montagne ti portano una manciata di ghiaia: gli avanzi, le briciole di se stessi. E tu fai la medesima cosa con loro. No, a me non basta l'amicizia. Io ho bisogno dell'amore. Io ho bisogno di amare ed essere amata con gli obblighi dell'amore, le scomodità dell'amore, le assolutezze e le tirannie dell'amore: l'amore del corpo e dell'anima. Ne ho bisogno di come si ha bisogno di mangiare e di bere, dicevo, ne ho bisogno per sopravvivere.


Oriana Fallaci, da Insciallah  


giovedì 13 giugno 2024

L'amicizia

 Chi è diventato amico per convenienza, per convenienza finirà di esserlo. Chi si è procurato un amico perché lo aiutasse nella malasorte: non appena ci sarà rumore di catene, costui sparirà. Sono le amicizie cosiddette opportunistiche: un'amicizia fatta per interesse sarà gradita finché sarà utile. 

Così se uno ha successo, lo circonda una folla di amici, mentre rimane solo se cade in disgrazia: gli amici fuggono al momento della prova; per questo ci sono tanti esempi infami di persone che abbandonano l'amico per paura, e di altre che per paura lo tradiscono. 

L'amicizia invece somiglia un po' all’amore. Si ama forse per denaro? Per ambizione o per desiderio di gloria? L'amore di per sé trascura tutto il resto e accende negli animi un desiderio di bellezza e la speranza di un mutuo affetto. Ma come ci si accosta ad essa? Come a un sentimento bellissimo, non per lucro, né per timore dell'instabilità della sorte; se uno stringe amicizia per opportunismo le toglie la sua grandezza.


Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio #amicizia 


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martedì 6 febbraio 2024

Amicizia

 Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,
però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare,
solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico.

Attribuita a Borges

giovedì 25 gennaio 2024

amicizia

 Amicizia

Da giovane chiedevo agli altri più di quanto potessero darmi: un'amicizia continua, un'emozione permanente. Ora so chiedere loro meno di quanto possono dare: una compagnia senza parole. E le loro emozioni, la loro amicizia, i loro nobili gesti conservano interamente ai miei occhi un valore di miracolo: un effetto esclusivo della grazia.


Albert Camus

mercoledì 1 novembre 2023

Voltaire, " Amicizia

 Voltaire, " Amicizia "  

( dal   Dizionario filosofico )


È un tacito contratto fra due persone sensibili e virtuose. Dico “sensibili”, perché un monaco, un solitario, possono non essere affatto insensibili, e tuttavia vivere senza conoscere l’amicizia. Dico “virtuose”, perché i malvagi non possono avere che dei complici; i dissoluti, dei compagni di bagordi; le persone interessate, dei soci; i politici si circondano di partigiani faziosi; la massa degli sfaccendati ha delle conoscenze; i principi hanno attorno a loro dei cortigiani: solo gli uomini virtuosi hanno amici.

I miei amici

 I miei amici 

I miei amici sono tutti così: metà follia, metà sacralità. Non li scelgo dalla pelle, ma dalla pupilla, che deve avere un bagliore indagatore e una tonalità inquietante.

Scelgo i miei amici dalla faccia pulita e l’anima esposta. Non voglio solo la spalla e l’abbraccio, voglio anche la loro più grande allegria. L’amico che non sa ridere con me, non sa soffrire con me.

I miei amici sono tutti così: metà gioco, metà riflessione.

Non voglio risate prevedibili né pianti pietosi. Voglio amici seri, di quelli che fanno della realtà la loro fonte di apprendistato, ma che danno la vita affinché la fantasia non svanisca.


Non voglio amici adulti o dozzinali. Li voglio metà infanzia e metà vecchiaia. Bambini, perché non dimentichino il valore del vento in faccia, e anziani, affinché non abbiano mai fretta.

Ho degli amici per sapere meglio chi sono, perché vedendoli folli, giocherelloni e seri, anziani e fanciulli, non dimenticherò mai che la normalità è una sterile illusione.

[Fernando Pessoa]

lunedì 21 agosto 2023

L'amicizia non si trova pi

 "L'amicizia non si trova più, o se vuoi chiamarla con questo nome, devi sapere ch'è fatta a uso di quelle fibbie o fermagli che servono ad allacciare mentre bisogna, e finito il bisogno si slacciano, e spesse volte si levano via. Cosi le amicizie d'oggidì. Fatte che sieno, quand'occorre s'allacciano e stringono: finita l'occorrenza, alle volte si slacciano ma si lasciano in essere, tanto che volendo si possano riallacciare; altre volte si levano via del tutto, e ciascuno resta libero e sciolto come per l'addietro"

Giacomo Leopardi

martedì 18 luglio 2023

Tu” ( o dell’amicizia

Sull’amicizia 


L'amicizia è quel luogo dove l'attaccamento al vero, l'aiuto agli altri che vivono il vero, ma soprattutto la purità totale per cui ti interessi agli altri (il vero ti fa interessare agli altri), li trovi proclamati, riproclamati contro tutte le obiezioni, sostenuti. L'amicizia non trae la sua consistenza dal fatto che tutti riconoscano la verità, dal fatto che tutti nella compagnia desiderino che gli uomini - tutti gli altri - riconoscano anche loro questa verità, ma è fatta dall'amore al destino dell'altro, dall'amore al destino degli uomini. Quindi l'amicizia è il luogo dove l'amore al destino dell'altro è costitutivo del vivere insieme. «Perché siete insieme?» «Perché desideriamo che ognuno dei compagni raggiunga il destino.» Questo realizza una purità di umanità che vibra già nel contenuto nuovo di avviso, di instancabilità, di generosità, di bellezza e di fascino che è nella compagnia cristiana o, meglio, nella compagnia dei voluti da Dio.


La volta scorsa dicevi che questa compagnia non ha tanto lo scopo di conoscere il vero; quasi si elimina questo primo aspetto, quasi vien meno...


Non: «vien meno», ma: «dato questo». È soltanto il vero, quando è dato, che può permettere l'altro passo e poi l'altro passo ancora. Perciò, innanzitutto, l'amicizia è la ricerca del vero; se non è ricerca del vero, diventa falso anche tutto il resto, è ambiguo e naturalistico il secondo passo, e il terzo.


LUIGI GIUSSANI “Tu” ( o dell’amicizia)


Ciò che è decisivo è un attaccamento a un altro. La legge ultima della natura non è il fare, l'essere coerente col vero, coincidente col giusto, corrispondente col bello, ma è l'amare, cioè affermare l'altro. Tu continuamente fai l'alternativa tra l'io vero che è amicizia ( infatti di uno che ha degli amici ti puoi fidare, gli dai dei soldi da trafficare) e l'uomo solitario che è l'uomo perduto.  

 

Io vorrei capire di più perché dici che l'amicizia è necessaria.

 

L'amicizia è necessaria, innanzitutto perché è dell'essenza dell'amore: se l'amore è passione per il destino dell'altro, questa gratuità - come ho detto agli universitari - è possibile esclusivamente quando si dice sì a una presenza senza limite. Quando due diventano amici perché vogliono il bene ultimo uno dell'altro - che è visivamente, fisiologicamente separabile; si tocca che è separabile da altro tipo di passione di qualsiasi genere; è un'altra cosa ( non si sa dire, perché non corrisponde a niente di preciso nella nostra esperienza; si presènte, ma non si può definire) -, quando l'amicizia c'è tra due ( cioè uno vuole il bene dell'altro e il secondo vuole il bene del primo), è un dato di fatto originale, appartiene alla struttura dell'impeto originale, il volere che tutto il mondo ci fosse lì, che tutta la gente conoscesse, tant'è vero che uno può fare addirittura il sacrificio di non veder più la persona che, amata, ha destato il tutto. Una persona amata che ha il desiderio del destino dell'altro: questo semplice movimento implica la passione - fino alla voglia di morire: nessuno ama gli amici come chi dà la vita - perché tutti entrino in questa amicizia. Perciò dal punto di vista sociale non esiste nessun fattore di pace paragonabile a questo. Non mi son spiegato? Però, parlatene tra voi. Quel che diciamo non son parole e richiami che possono essere accusati di alternativa all'esperienza quotidiana dell'uomo, alla pura esperienza umana; anzi, la mettono così in mostra che mandano fuori a calci gli equivoci che vi si annidavano! Io vorrei che questa fosse la definizione della nostra compagnia, perché in questi giorni pensavo che se ami il destino della persona che hai davanti, questo Altro incontrato inerente alla persona, allora vuol dire che tu abbracci la persona che hai davanti; invece, a volte è come se uno si staccasse... Si va sul tram ed è tutta gente che ci appartiene, e loro non lo sanno. Il grave non è che loro non lo sappiano, il grave è che noi non ci accorgiamo di questo. Tant'è vero che questo può accadere perfino di una casa del Gruppo Adulto. La stessa cosa vale per l'amicizia tra un uomo e una donna che formeranno una famiglia e vale per l'amicizia tra gente chiamata alla verginità. E bisogna accorgersi di questo, perché allora uno s'accorge di quanto gli manchi, ma non come prima cosa - « Oddio, quanto mi manca! » -: se fosse una conseguenza in primo piano sconforterebbe, distoglierebbe dallo scopo. Invece, non è in primo piano, è in secondo piano. Rimane in primo piano una volontà indomabile, un desiderio indomabile di realizzare questo. Allora di fronte a questo desiderio indomabile, centomila errori non contano più: tutto questo non è mai esistito, Egli solo è.

LUIGI GIUSSANI, “Tu” ( o dell’amicizia)

sabato 17 dicembre 2022

 

Ecco il testo della poesia "L'Amicizia"

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,

però posso ascoltarli e dividerli con te.

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,

però quando serve starò vicino a te.

Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.

La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,

però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,

mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,

però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,

però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,

solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,

in quel momento sei apparso tu…

Non sei né sopra né sotto né in mezzo, non sei né in testa né alla fine della lista.

Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa

di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.

Basta che tu mi voglia come amico.

Poi ho capito che siamo veramente amici.

Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:

ho pregato e ho ringraziato Dio per te.

Grazie per essermi amico.

Jorge Luis Borges

giovedì 20 ottobre 2022

La vera amicizia

 Non dimenticare mai che hai il mondo intero, la vita tutta davanti a te…. Che per te la vita può e deve essere più reale, più piena e gioiosa di quanto forse non lo è mai stato per nessun essere umano. Non la mutilare in anticipo con una qualsiasi rinuncia. Non ti lasciare imprigionare da nessun affetto. Preserva la tua solitudine. Il giorno, se mai verrà, che una vera amicizia ti sia concessa, non esisterà opposizione fra la solitudine interiore e l’amicizia; anzi è da questo segno infallibile che la riconoscerai.

L’amicizia non va cercata, nè sognata, nè desiderata, nè definita o teorizzata. L’amicizia si esercita (è una virtù). Essa semplicemente “esiste” come la bellezza. E’ un miracolo, misterioso e insieme incastonato nella realtà.

Non bisogna desiderare l’amicizia come compenso, non va inventata, non per alleviare la solitudine; non deve basarsi su visioni deformate di te e dell’altro. Molte volte vendiamo l’anima per l’amicizia ed è facile corrompere e corrompersi.

La nostra vita interiore si compiace di accogliere in folla fantasmi, costruzioni; nel sentimento invece bisogna tagliare via senza pietà tutto quanto vi è di immaginario e permettersi solo ciò che corrisponde a scambi reali.

Per questo bisogna vietarsi “slanci di cuore” che non trovano nell’altro ugual risposta. Non bisogna pretendere di venir capiti quando ancora non ci siamo chiariti a noi stessi.

Non ingannarsi sull’altro significa anche non ingannarlo e non pretendere da lui più di quanto può dare.

Più dai, più dipendi dagli altri per la tua felicità e infelicità. E una parola o un gesto possono darti più felicità di quanta tu non ne hai data in un anno di dedizione. Ti metti in una situazione di mendicante, di cane che aspetta l’osso.

E infine per un meccanismo inevitabile, non si può dipendere dagli esseri umani senza aspirare a tiranneggiarli, senza aspirare a piegarli ai nostri scopi, compresi quelli più nobili o del cuore.


Simone Weil - L’ombra e la grazia

mercoledì 2 febbraio 2022

Amicizia

Amicizia

Da “I quattro amori”

di C.S. Lewis   


L’amicizia è – ma non in senso peggiorativo il meno naturale degli affetti naturali, il meno istintivo, organico, biologico, gregario e indispensabile...
Quando due persone diventano amiche significa che esse si sono allontanate, insieme, dal gregge. Senza l’eros nessuno di noi sarebbe stato generato, e senza l’affetto nessuno di noi avrebbe ricevuto un’educazione; al contrario si può vivere e riprodursi anche senza l’amicizia... Questa qualità, per così dire “innaturale”, dell’amicizia costituisce un’ottima spiegazione al fatto che essa fu esaltata in epoca antica e medievale, ma è tenuta in poca considerazione ai giorni nostri. L’ideale che permeava di sé quelle età era d’impronta ascetica, volto a una rinuncia del mondo... Unica tra tutti gli affetti, essa sembra innalzare l’uomo a livello degli dei, o degli angeli... Niente è più lontano dall’amicizia di una passione amorosa. Gli innamorati si interrogano continuamente sul loro amore; gli amici non parlano quasi mai della loro amicizia. Gli innamorati stanno quasi tutto il tempo, fianco a fianco, assorti in qualche interesse comune. Ma soprattutto, l’eros (finché dura) lega necessariamente due sole persone. Il due invece, lungi dall’essere il numero distintivo dell’amicizia, non è nemmeno il più congeniale a questo tipo di legame...
In ciascuno dei miei amici c’è qualcosa che solo un altro amico sa mettere pienamente in luce... Da ciò consegue che l’amicizia è il meno geloso degli affetti. Due amici sono ben lieti che a loro se ne unisca un terzo, e tre, che a loro se ne unisca un quarto, a patto che il nuovo venuto abbia le carte in regola per essere un vero amico. Essi potranno dire, allora, come le anime beate di Dante: “Ecco che crescerà li nostri amori”, poiché in questo amore “condividere non significa perdere”... In questo senso, l’amicizia rivela una piacevole “vicinanza per somiglianza” con lo stesso Paradiso, dove proprio la moltitudine dei beati (il cui numero sfugge a qualunque calcolo umano) accresce il godimento che ciascuno ha di Dio. Ogni anima, infatti, Lo vede in maniera personale, e comunica poi questa visione unica a tutte le altre. Questo è il motivo per cui, come dice un autore antico, i Serafini, nella visione di Isaia, cantano vicendevolmente: “Santo, Santo, Santo” (Is 6,3). Più divideremo tra noi il pane celeste, più ne avremo per cibarcene...
L’amicizia nasce dal semplice cameratismo quando due o più compagni scoprono di avere un’idea, un interesse o anche soltanto un gusto, che gli altri non condividono e che, fino a quel momento, ciascuno di loro considerava un suo esclusivo tesoro (fardello). La frase con cui di solito comincia un’amicizia è qualcosa del genere: “Come? Anche tu? Credevo di essere l’unico...”.
Il marchio della perfetta amicizia non è il fatto di essere pronti a prestare aiuto nel momento del bisogno (anche se questo si verificherà puntualmente), ma il fatto che, una volta dato questo aiuto, nulla cambia. Si è trattato di una deviazione, di un’anomalia, di una fastidiosa perdita di tempo, rispetto a quei pochi momenti – sempre troppo fugaci – in cui si può stare insieme... L’amicizia, come l’eros, non è mai inquisitrice. Si diventa amici di una persona senza sapere, né preoccuparsi, se egli sia sposato o meno, o di come si guadagni da vivere. Tali “questioni pratiche”, “affari di secondaria importanza” non hanno nulla a che vedere con la domanda fondamentale: “Vedi la stessa verità?”... Questa è la regalità dell’amicizia: in essa ci incontriamo come sovrani di stati indipendenti, fuori del nostro paese, sul terreno neutrale, svincolati dal nostro contesto... Da ciò deriva il carattere squisitamente arbitrario e l’irresponsabilità di questo affetto. Non ho il dovere di essere amico verso nessuno, e nessuno ha il dovere di esserlo nei miei confronti... L’amicizia è superflua, come la filosofia, l’arte, l’universo (Dio infatti non aveva bisogno di creare)



sabato 6 luglio 2019

L’amicizia

L’amicizia
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L’amicizia è uno specchio in cui l’uomo si riflette. A volte, chiacchierando con un 
amico impari a conoscerti e comunichi con te stesso… Capita che l’amico sia una figura silente, che per suo tramite si riesca a parlare con se stessi, a ritrovare la gioia dentro di sé, in pensieri che divengono chiari e visibili grazie alla cassa di risonanza del cuore altrui. L’amico è colui che ti perdona debolezze, difetti e vizi, che conosce e conferma la tua forza, il tuo talento, i tuoi meriti. E l’amico è colui che, pur volendoti bene, non ti nasconde le tue debolezze, i tuoi difetti, i tuoi vizi. L’amicizia si fonda dunque sulla somiglianza, ma si manifesta nella diversità, nelle contraddizioni, nelle differenze. Nell’amicizia l’uomo cerca egoisticamente ciò che gli manca. E nell’amicizia tende a donare munificamente ciò che possiede.

Vasilij Grossman, Vita e destino, pp. 341-342

domenica 7 gennaio 2018

"Non possiamo guardarTi senza la nostra compagnia,

"Non possiamo guardarTi senza la nostra compagnia
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"Non possiamo guardarTi senza la nostra compagnia, 
se non attraverso la nostra compagnia. 
GuardarTi vuol dire creare la nostra compagnia. 
E qui veramente Tu dimostri chi sei
perché nella nostra compagnia è abolita l'estraneità e l'inimicizia fino al punto che, nonostante le estraneità e le inimicizie cui si può dare spazio, c'è tra noi un amore più grande.
 Un amore più grande: l'amore a Te. Tra di noi, l'amore a Te."

don Luigi Giussani, 

lunedì 18 dicembre 2017

Che significato deve avervi l'attendere Uno che viene da altrove?

Che significato deve avervi l'attendere Uno che viene da altrove?
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"Ognuno di noi deve sperimentare l'attesa, ognuno l'arrivo, perché gliene nasca la salvezza.Quando udiamo così tale notizia, forse ci viene il pensiero: quel che è importante nella vita, debbo essere io a trovarlo! Deve scaturire dal mio stesso impegnarmi e lottare. Così,  anche la salvezza deve necessariamente essere cosa della mia serietà e del mio sforzo. Che significato deve avervi l'attendere Uno che viene da altrove?

Ma non sarebbe un pensiero giusto. Certo - debbo di necessità volere ed eseguire io stesso, per quanto concerne ciò che mi è più proprio; tuttavia questo non sarebbe tutto e nemmeno la cosa decisiva.
Che cosa v'è di più importante per me che trovare un amico nella vita? Un amico è una persona che non pensa solo a se stessa, ma anche a me; uno, cui sta a cuore che le cose mi vadano per il verso giusto. Quindi un amico è una realtà grande e preziosa. Ma io me lo posso creare da solo? Certo no! Posso andare a prendermelo da qualche parte? In verità, allo stesso modo, no. Io posso essere ricettivo e vigile, al fine di notare quando mi si avvicina una persona che può divenire importante per me - ma è necessario che venga! Venga verso di me dallo spazio a perdita d'occhio della vita umana. In qualche occasione ci incontriamo, veniamo a dialogare e poi si sviluppa quella realtà bella e feconda che prende il nome di amicizia..."
Romano Guardini, La Santa Notte