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martedì 4 luglio 2023

La vita

“La vita vola via come un sogno e spesso non riesci a far nulla prima che ti sfugga l’istante nella sua pienezza. Per questo è fondamentale apprendere l’arte del vivere, tra tutte la più ardua ed essenziale. Colmare ogni istante di un contenuto sostanziale, nella consapevolezza che esso non si ripeterà mai più come tale”.


Pavel Florenskij

sabato 23 febbraio 2013

la credenza di Dio


Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all'altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi.
- Sciocchezze! Non c'è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?
- Non lo so, ma sicuramente... ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre
gambe e ci ciberemo dalla bocca.

- Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d'alimentazione... Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.
- Però nessuno è tornato dall'aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un'angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?
- Dove? Tutta in torno a noi! E' in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai?... Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa...

domenica 17 giugno 2012

Tutti dietro a Chiara

Tutti dietro a Chiara

***

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Sono una privilegiata perché sabato mattina, nella Festa del Cuore Immacolato di Maria, ho assistito al funerale di Chiara Corbella Petrillo, e ho accompagnato una nuova sorellina in cielo, una sorella a cui vorrei andare dietro, mettendomi in fila, insieme alle mille persone che erano in chiesa, e alle migliaia che stanno imparando a conoscere la sua storia. Migliaia che presto saranno milioni, perché bonum est diffusivum sui, il bene è contagioso.

Conoscevo indirettamente Chiara da anni, attraverso una comune amica che mi raccontava le tappe della sua vita quando ci incontravamo davanti all’asilo o al parco. Questo mi ha aiutato a raccapezzarmi un po’, integrando con quello che sapevo l’omelia, della quale ho sentito credo una decima parte, a causa di un impianto audio difettoso ai piani superiori del matroneo. La chiesa infatti era stracolma, e noi sei – anche i bambini sono venuti e sono stati buoni oltre due ore, perché l’importanza del momento era evidente anche a loro – siamo riusciti a infilarci solo salendo le scale, e anche lì sopra solo la seconda fila era libera. Chiedo appunto a chi era sotto e ha sentito le parole di padre Vito e quelle del marito, Enrico, e quelle del cardinal Vallini di integrare con i commenti quello che ho perso, perché il chicco di frumento che ha accettato di morire porti più frutto possibile.

A concelebrare c’erano oltre venti sacerdoti, tra cui il nostro don Fabio Bartoli, e don Fabio Rosini, e con loro il cardinal vicario di Roma Agostino Vallini, come segno della presenza materna della Chiesa nei suoi più alti livelli. La chiesa di santa Francesca Romana, nel quartiere Ardeatino, era piena soprattutto di giovani e di famiglie, con tanti bambini.

Padre Vito, che negli ultimi tempi era andato a vivere con Chiara ed Enrico per sostenerli nella prova più dura, ha raccontato la storia di questa coppia, che si è formata nei gruppi del rinnovamento dello Spirito – sempre se ho capito bene, da lassù. Si sono conosciuti a Medjugorje, e si sono presto sposati. La storia poi è nota, una prima bambina, nata senza cervello ma accolta fino alla morte naturale, arrivata a trenta minuti dalla nascita. Trenta minuti che sono stati sufficienti a battezzarla e circondarla d’affetto. Un secondo bambino che prima sembrava sano, poi a un’altra ecografia è apparso senza le gambe, e poi, in prossimità della nascita, si è scoperto destinato a morire subito. Di nuovo Chiara ed Enrico decidono di accoglierlo, lo mettono al mondo e lo battezzano. Due funerali celebrati senza smettere per un momento di credere, con “i nostri cuori innamorati sulla croce” che “solo Lui è la pace, e in Lui è la vita”, sono le parole di Enrico. Poi il terzo bambino, finalmente è sano.

Al quinto mese però diagnosticano a Chiara un carcinoma alla lingua, una forma grave e avanzata. Chissà se abortire per cominciare subito le cure avrebbe salvato la vita alla mamma, non lo sapremo mai, ma comunque per i genitori del piccolo Francesco la sua vita non si tocca. Ancora una volta c’è voluto coraggio per dire quest’altro sì, un sì che è stato possibile solo stringendo ancora di più l’alleanza con Dio. Un’alleanza che non viene dal nulla, che non è scienza infusa, ma qualcosa che si conquista giorno dopo giorno grazie a una regola che Chiara amava molto, quella delle tre p. Piccoli passi possibili. Francesco viene fatto nascere prima, ma comunque in modo che non sia in pericolo. Poi cominciano le cure. Ad aprile la sentenza: ormai Chiara è in fase terminale, inutile curarsi. Ha vinto quello che lei chiamava “il mio drago”. Lei, però, non è morta per suo figlio, lei ha dato la vita a suo figlio, ha detto padre Vito, che è tutta un’altra cosa. E poi, dopo avergli dato la vita, ha lottato con tutte le sue forze per continuare a vivere.

Quando torna a casa, dopo la sentenza, lei dice: “va bene tutto, la prova, la malattia, ma se voi fate queste facce, ‘gnela posso fa’”. Chiara infatti era sempre ironica e sorridente, sapeva scherzare anche in una situazione assurdamente tragica, se giudicata con parametri umani. Ma loro, venuti da un cammino di fede prima come singoli e poi come coppia, legati ai frati di Assisi (se non ho capito male quello del Servizio Orientamento Giovani) non guardavano niente da un punto di vista umano. Tutto sub specie aeternitatis. Però questa fede, ha detto più volte padre Vito, era stata conquistata piano piano, provata dalla croce e sempre rafforzata. E così Chiara è arrivata a dire che forse non chiedeva la propria guarigione, ma che suo marito e suo figlio fossero sereni durante la malattia e dopo la sua morte, e così tutte le persone che le vogliono bene. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, al quale aveva invitato le famiglie degli amici: giovani coppie e tanti bambini. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma l’aveva fatta per aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra.

Poi è morta felice, sì, felice, dice padre Vito che è stato con lei ogni momento, ed è stata vestita con l’abito da sposa. Felice, perché chi l’ha detto che la malattia e la morte sono il male assoluto? Dove sta scritto? Chiara è andata incontro al suo sposo, e anche Enrico ha lo stesso sposo, il Signore, che è fedele, e – scrive Enrico – me lo ricorda il nostro bambino. “Ho pensato che fosse finita la gioia, ma poi Francesco me l’ha ricordato, lui è la fedeltà di Dio, è l’amore che non delude, è la follia della croce dell’Amore semplicemente donata”.

Questa mattina stiamo vivendo quello che visse il soldato romano che, vedendo morire Gesù, disse “Costui era veramente figlio di Dio”, ha detto padre Vito. Chiara era “semplicemente” una figlia di Dio, che viveva in pienezza il suo abbandono nelle mani del Padre, e che da Lui ha accolto tutto con docilità, fermamente convinta che da Dio non potesse venire niente di male.

Il marito ha cantato, con una voce strepitosa, tante canzoni che avevano composto insieme durante la loro storia (lei suonava anche il violino); solo per la comunione (la nostra con una fila di due rampe di scale) ne abbiamo ascoltate diverse. L’ultima è stata Perfetta Letizia.

Alla fine Enrico ha letto una lettera scritta dalla mamma al bambino, adorato in questo anno che sono stati insieme (sotto l’altare una grande foto dei primi momenti di vita di Francesco, la mamma con la testa reclinata sul piccolo, addormentato): una lettera che un giorno lo renderà sicuro del grande amore ricevuto, ma un amore gioioso. “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi”. Poi il marito ha ricordato che Chiara non avrebbe voluto fiori (però la chiesa ne traboccava), ma che ognuno si portasse un regalo a casa, e così per ogni famiglia (non bastavano per i singoli, eravamo in troppi) c’era una piantina da portare a casa.

Alla fine il cardinale Vallini ci ha dato la sua benedizione solenne, e ha detto: “io non so cosa ha preparato Dio attraverso questa donna, ma è sicuramente qualcosa che non possiamo perdere, e ci ricorda di dare il giusto valore a ogni piccolo o grande gesto quotidiano”.

Ecco, da qui vorrei partire per aggiungere la mia piccola riflessione a quella che finora è stata – impianto audio permettendo – la cronaca. Ho ricevuto diverse chiamate e messaggi di amiche, e ho avuto un po’ la sensazione che qualcuno rischi di sentirsi come schiacciato da un esempio di santità raccontato come ineguagliabile. E le persone che si sono dette più indegne di fronte a Chiara sono proprio quelle che a me sembrano invece a loro volta esempi di santità. Donne e uomini che vivono le loro vite in modo coerente, fedele, eroico a volte, quando richiesto. Solo che a loro, a noi, Dio (per ora) non ha chiesto di attraversare prove simili. Ma non dobbiamo giudicare Dio, e neanche noi stessi. Non credo, da quello che so dalla mia amica e da quello che ho sentito di lei in chiesa, che Chiara avrebbe voluto comunicare questa distanza, non avrebbe voluto il santino, o la deriva agiografica.

Ognuno di noi è chiamato soltanto, e non mi pare poco, a stare ogni giorno al posto di combattimento, nella propria realtà così com’è, abbracciandola in ogni istante. Dio è il Dio del presente, Satana lo è del passato e del futuro. Non sappiamo perché a ciascuno di noi è chiesto quello che ci è chiesto, se morire a fettine o morire tutto insieme. I santi sono quelli che lasciano vivere Dio in sé, che gli danno spazio; perciò è bene guardare il loro esempio, ma solo se ci riporta più in alto lo sguardo, a Colui che ci ama così tanto che se lo sapessimo piangeremmo di gioia (“da soli non è possibile farcela”, ha scritto Enrico). Dare la vita è la chiamata di tutti, stare nell’istante è la nostra unica possibilità di essere fedeli a Dio. E per farlo è necessaria una compagnia di amici nella fede, come quelli, numerosissimi, che hanno avuto Chiara ed Enrico, che aiutino a guardare insieme verso la meta comune. Il cristianesimo è per tutti, perché per tutti è possibile lasciarsi scolpire, poco per volta o tutto insieme, come ha fatto Chiara, con il sostegno di Enrico, un vero uomo dalle spalle larghe, larghissime.

Sul perché del dolore, perché il male, perché la sofferenza degli innocenti, be’, è bene ascoltarle, le domande che questa storia ci ha riportato prepotentemente al cuore. La risposta a queste domande stabilirà che uomini e che donne saremo. Adesso abbiamo un’alleata in più, nella comunione dei santi.

sabato 16 giugno 2012

Chiara Corbella aveva 28 anni. Era sposata con Enrico


Rinvia le cure e muore
per far nascere suo bimbo/Video/Foto

Chiara uccisa dal cancro a ventotto anni, domani l’addio

***


Chiara corbella e la sua famiglia (foto Mino Ippoliti)
di Davide Desario
ROMA - Chiara Corbella aveva 28 anni. Era sposata con Enrico Petrillo. Entrambi romani, dell’Aurelio. Una coppia normalissima, molto credente. Una di quelle della generazione Wojtyla, cresciuta in parrocchia a pane e Gmg. La loro è una storia incredibile che in questi giorni rimbalza su internet e merita di essere raccontata. Dopo essersi conosciuti a Medjugorje, si sono fidanzati e a settembredel 2008 hanno coronato la loro storia d’amore con il matrimonio. Dopo pochi mesi Chiara, come desideravano, è rimasta subito incinta. Di Maria.

Una notizia fantastica. Ma purtroppo alla bimba, sin dalle prime ecografie, è stata diagnosticata un’anencefalia (una malformazione congenita grave dove il nascituro appare privo totalmente o parzialmente dell’encefalo). Senza alcun tentennamento Enrico e Chiara l’hanno accolta comunque e accompagnata nella nascita terrena e, dopo circa 30 minuti, come dicono i loro amici «alla nascita in cielo». Al funerale Enrico e Chiara erano lì, accanto a quella piccola bara bianca: hanno scritto e cantato per tutta la messa aggrappati a una grande fede. Qualche mese dopo, ecco un’altra gravidanza. Ma come se qualcuno avesse voluto mettere alla prova i cuori di quei due giovani ragazzi, anche in questo caso le prime ecografie non sono andate bene. Il bimbo, questa volta era un maschietto, era senza gambe. Senza paura e con il sorriso sulle labbra hanno scelto ancora una volta di portare avanti la gravidanza. Qualcosa di difficile, forse da comprendere, eppure Enrico raccontava la sua gioia di avere un bimbo anche se privo delle gambe. Purtroppo, però, verso il settimo mese, l’ecografia ha evidenziato delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori e incompatibilità con la vita. Spacciato. Ma i due giovani con il sorriso hanno voluto accompagnare il piccolo Davide, questo il nome che avevano scelto per lui, fino al giorno della sua venuta alla luce. Poco dopo la nascita anche Davide è deceduto.

Un altro funerale. Un’altra croce. Ma una voglia infinita di vita. Ancora. Ancora di più, se è possibile. Passano i mesi e arriva un’altra gravidanza: Francesco, il nome prescelto. Tutti gli amici, sempre di più intorno a loro, hanno gioito per la notizia e per la speranza di Chiara ed Enrico verso la vita. E finalmente tutto va per il meglio: le ecografie confermavano la salute del bimbo che cresce forte e sano. Ma al quinto mese arriva una nuova croce. A Chiara viene diagnosticata una brutta lesione della lingua e dopo un primo intervento, i medici le dicono quello che non avrebbero mai voluto dirle: ha un carcinoma. Nonostante questo, Chiara ed Enrico hanno combattuto ancora, uniti, forti, insieme per difendere il loro Francesco. Non hanno avuto dubbi e hanno deciso di portare avanti la gravidanza mettendo a rischio la vita della mamma. Chiara, infatti, solo dopo il parto si è potuta sottoporre a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia.
Mesi difficili. Durissimi. Lo sa bene Gianluigi De Palo, che prima di essere l’assessore alla Famiglia del Comune di Roma, è uno loro amico. «Hanno affrontato queste prove con il sorriso e con un sereno affidamento alla Provvidenza - ha scritto ieri sul suo profilo Facebook - Ho parlato più e più volte con Chiara ed Enrico di come in tutte queste prove mai si son lasciati sconvolgere, ma solo hanno accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso».

Chiara non ce l’ha fatta. Mercoledì a mezzogiorno il suo cuore ha smesso di battere e combattere contro una malattia che non le ha lasciato scampo. Resta Enrico. Il suo amore per il piccolo Francesco. E le parole di Chiara, in un video su youtube («testimonianza di Enrico e Chiara») che in un giorno ha fatto registrare circa 500 condivisioni.
«Il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi. Non tutto va come noi pensiamo - racconta Chiara ad un microfono - Avevo visto con la dottoressa, attraverso l’ecografia, che la scatola cranica della nostra bambina non si era formata. Anche se lei si muoveva perfettamente, per lei non c’erano possibilità. Io non me la sentivo proprio di andare contro di lei, mi sentivo di sostenerla come potevo, e non di sostituirmi alla sua vita. Ora non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: «Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me lo hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?».

E ancora: «A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: «E’ nostra figlia e la terremo così com’è». Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il figlio dona la vita alla madre... Il parto è stato naturale, veloce e indolore. Il momento in cui l’ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L’abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci».
Domani i suoi amici, chi ha fede e chi non la ha, saluteranno per l’ultima volta Chiara, la sua forza, il suo amore per la vita. I suoi funerali sono stati fissati alle 10,30 nella chiesa di Santa Francesca Romana, all’Ardeatino.

VIDEO INTERVISTA
Chiara si racconta


Venerdì 15 Giugno 2012 - 08:49

sabato 25 febbraio 2012

vita


La vita
***
Se non puoi avere la vita che desideri, cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente, con troppe parole e in un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balìa del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farne una stucchevole estranea
(C. Kavafis).


Postato da: giacabi a 18:01 | link | commenti
vita, perle

domenica, 09 novembre 2008

Il miracolo della vita
 ***
"Un uomo qualsiasi, con tutto il bagaglio di conoscenze oggi a nostra disposizione, potrebbe affermare solo che l'origine della vita sembra allo stato presente appartenere all'ordine del miracolo, tante sono le condizioni che dovrebbero trovarsi riunite per poterla realizzare."
Francis Crick premio Nobel per la biologia per la scoperta del DNA,  


Postato da: giacabi a 09:38 | link | commenti
vita, miracolo

domenica, 21 settembre 2008

La vita è amore, e l’amore è sacrificio.
***
La vita è amore, e l’amore è sacrificio. A qualsiasi livello si osserva che, quando una casa conduce una vita prospera, c’è qualcuno che si sacrifica; a volte questo qualcuno è un domestico, un servitore. Quando le persone che si sacrificano sono due, la vita del nucleo diventa brillante, esemplare. Un matrimonio, in cui i due coniugi hanno spirito di sacrificio, è caratterizzato dalla pace e dall’allegria, che ci siano figli o no, ricchezza o no. Se coloro che si sacrificano sono più di due, la casa brilla di mille luci che abbagliano chiunque ai avvicini. Il motivo della crescita spirituale e materiale degli ordini religiosi è che tutti i membri si sacrificano per il bene comune (da A. Gaudí, Idee per l’architettura. Scritti e pensieri raccolti dagli allievi, a cura di I.Puig-Boada, Jaca Book, Milano, 1995, pag.277).




Postato da: giacabi a 08:51 | link | commenti
vita, gaudi

sabato, 20 settembre 2008

***
"La vita ha valore solo se si vive per qualcosa o qualcuno."
(Cesare Pavese)

Postato da: giacabi a 21:00 | link | commenti
vita, pavese

mercoledì, 27 agosto 2008

Il centuplo quaggiù

***

Dio ci ha dato la vita... tocca a noi darci alla bella vita!
 Oscar Wilde

Postato da: giacabi a 10:17 | link | commenti
vita, wilde

mercoledì, 11 giugno 2008

Avere occhi nuovi
***


" La vita è " un viaggio di scoperta che non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere occhi nuovi" M.Proust

Postato da: giacabi a 21:00 | link | commenti
vita, perle

domenica, 27 aprile 2008

Vivere è stupirsi
***
Vivere non è entrare a nostro piacimento in un luogo previamente scelto, come si sceglie il teatro dopo cena; è invece trovarsi, improvvisamente e senza sapere come, gettati, immersi, proiettati in un mondo (...) questo mondo attuale. La nostra vita incomincia con la perpetua sorpresa di esistere senza nostro previo consenso, naufraghi in un universo non prescelto”.
Ortega y Gasset

Postato da: giacabi a 09:43 | link | commenti
vita, stupore

venerdì, 07 marzo 2008

L’amore porta la vita
***
        Juno

 

  

Ehi, Natalia Aspesi, stavolta hai toppato forte: Juno siamo noi

La storia inequivoca di una ragazzina moderna che decide di non abortire letta con occhi foderati di prosciutto
Alla fine del film Juno suggerisce: “Bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi, ed è una frase fantastica. Bisognerebbe anche pensare prima di scrivere, cara Aspesi. Il suo tentativo di salvare dalla crociata contro l’aborto il film hollywoodiano che sta per invadere i nostri schermi dopo un clamoroso successo internazionale è destinato a un grottesco fallimento, e mi dispiace perché solo uno strano panico può indurre a un’impresa ideologica e giornalistica tanto disperata. La gente che ha letto il suo articolo infatti vedrà il film, ai primi di aprile. Vedrà una ragazzina con la sua lingua di strada e i suoi deliziosi capricci pieni di buonumore e di amore. La vedrà che resta incinta. Che decide di abortire. Che va verso l’ingresso di una clinica femminista per aborti. Vedrà che incontra una ragazzina bruttacchiona e sensibile, come bruttacchioni e sensibili siamo tutti noi pro life e pro family day, tutti noi che godiamo del suo accanito disprezzo antropologico, la quale le comunicherà bruscamente che il suo fagiolino ha già le unghie. Vedrà che nella clinica a Juno viene offerto un preservativo al lampone e un numeretto per mettersi in fila davanti alla stanza in cui avverrà il raschiamento, a proposito del nesso tra contraccezione e aborto. La vedrà fuggire dalla clinica denunciando un “odore da anticamera del dentista”. La vedrà decidere di non abortire, idest partorire il gamberetto ed essere libera dalle convenzioni che indicano la strada opposta. La vedrà cercare su un giornale coppie che intendono adottare bambini, spiritualmente aiutata da suo padre e dalla sua matrigna, mentre il suo maschietto inebetito da sport e vita se ne lava un po’ le manine. Il pubblico riderà e piangerà durante la sua gravidanza, i suoi giochi, la sua gestazione moderna del pisellino. Moderna nel senso di non veterofemminista, moderna nel senso che tutto è possibile, anche il rifiuto della maternità quando si sia incinte in un’età precoce, ma non è giusto sopprimere una vita umana. Almeno, non in un mondo che si dice civile e che giudica incivile il medioevo. Meglio la modernità sublime della ruota del convento medievale, meglio darlo in adozione dopo averlo fatto, il pesciolino. E alla fine del film c’è una donna con bambino, la madre adottiva, che se ne sta lì nel suo presepe contemporaneo; e Juno e il suo maschietto che suonano la chitarra e, quando sarà il momento, ne faranno un altro, di pesciolino. Contenti del fatto che il suo fratellino maggiore non è stato raschiato via e gettato in una discarica. Il tutto sembrerà al pubblico più ragionevole, più naturale, più salutare, più bello: per le donne e per i bambini. Un film è un film, non è un messaggio culturale. Ma se c’è, il messaggio, meglio saperlo leggere. E se è lieve, indiretto ma chiaro, non saperlo leggere, cara Aspesi, vuol dire avere gli occhi foderati di prosciutto. Vi era già successo, a voi di Repubblica, con il film rumeno premiato a Cannes. Era un film che denunciava gli orrori dell’aborto clandestino sotto Ceausescu, ma denunciava anche l’aborto, facendo vedere un bambino nella pancia della madre, quel bambino poi abortito, per lunghi eterni istanti. Ne eravate scossi, e avete fatto finta di niente. Anche per un miliardo di aborti in trent’anni avete fatto finta di niente. E ora provate sacro orrore per noi che vi diciamo: tutto si può fare, nel tempo in cui si è liberi di scegliere, tranne uccidere i bambini nel seno delle loro madri. Un punto del nostro programma dice: date in adozione i bambini, siate libere di non abortire. Juno c’est nous.

Postato da: giacabi a 15:01 | link | commenti
vita, aborto

martedì, 04 marzo 2008

Il meraviglioso mistero     della vita umana
***L'immagine “http://www.tdinter.net/cwss/images/tshirts/ru486f.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
  
il miglior filmato che ho visto sul miracolo della vita umana


Postato da: giacabi a 19:50 | link | commenti (1)
vita, aborto

mercoledì, 13 febbraio 2008

La vita
***

Oggi la gente sembra guardare alla vita come a una speculazione. Non è una speculazione, è un sacramento.
Il suo ideale è l'amore, la sua purificazione è il sacrificio
Oscar Wilde

Postato da: giacabi a 20:44 | link | commenti
vita, wilde

venerdì, 18 gennaio 2008

La bellezza di vivere
***

«Amo troppo la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali. Anche se si tratta di un regalo difficile. A volte doloroso»
Oriana Fallaci



Postato da: giacabi a 20:50 | link | commenti
vita, fallaci

venerdì, 14 dicembre 2007

La vita è un dono
***

Nel suo libro su Charles Péguy lei ha riabilitato la categoria
di avvenimento come una forma di conoscenza della realtà.
E nei suoi scritti è tornato varie volte sul concetto di gratitudine,
e sul suo contrario, l’ingratitudine, come un altro binomio
molto importante per capire la dinamica dei tempi
moderni, e la loro ideologia. La gratitudine e l’ingratitudine
come stati dell’anima che rendono possibile o che rendono
impossibile un rapporto vero con la realtà. In cosa possiamo
cercare la speranza?

Ciò che anima l’uomo moderno è un desiderio - che ha una sua
grandezza - di controllo totale della realtà. Esso si esprime attraversoil “principio di ragione”, la speranza di una coincidenza
tra reale e razionale. Non bisogna criticare troppo in fretta
questo movimento, se fossimo radicalmente antimoderni sarebbe
anche questa – se volete – una forma di ingratitudine.
Questo desiderio, che si esprime ad esempio nella formula
“scientia propter potentiam”, la scienza per il potere, aveva come
finalità un miglioramento delle condizioni degli uomini. È
la figura di Prometeo, il non rassegnarsi più. Il comfort di cui
godiamo oggi, anche se non è universale, l’allungamento della
vita, di tutto ciò noi siamo appunto debitori al movimento moderno.
Dunque, alla base della modernità c’è una sorta di risentimento contro il mondo così come è donato, un risentimento nei confronti del dato. E noi dobbiamo riconoscere unacerta gratitudine anche nei confronti di questo risentimento.
Però oggi la nostra situazione è che noi rischiamo di vivere in
mezzo ai nostri prodotti. Si dice per esempio di un contadino,
di un allevatore, che è un “produttore” di suini, un “produttore”
di mucche: è evidentemente la ricaduta nel linguaggio di un
potere demiurgico, che è moltiplicato dalle nuove tecnologie.
Allo stesso modo stiamo diventando sempre più capaci di “fabbricare”,di “produrre” i bambini. Hannah Arendt ha fatto della
nascita il paradigma ontologico dell’evento. Ella ricorda, in
questo straniamento della condizione dell’uomo moderno, la
formula biblica “un bambino per noi è nato”, dandone una sorta
di traduzione secolare, laica: il bambino è un miracolo. Oggi
però avvertiamo che l’utopia ipermoderna sta avendo di gran
lunga la meglio sui miracoli. L’uomo è destinato a vivere in
mezzo ai propri prodotti, oppure non dobbiamo giustamente
prendere il partito del dato? Credo che dobbiamo sentirci invitati a questo tipo di conversione, che l’ambientalismo in qualche modo cerca di dire, e di cui la poesia ha sempre parlato. La poesia è sempre rendimento di grazie, un essere riconoscenti.
La poesia ha sempre mantenuto un sottile filo, una voce impalpabile in mezzo a tanti nostri exploit tecnologici. Questa voce dovremmo essere capaci di intenderla prima che sia troppo tardi.
Alain Finkielkraut Milano, 20 gennaio 2003




Postato da: giacabi a 14:10 | link | commenti
vita, finkielkraut

giovedì, 13 dicembre 2007

La vita è un dono

***
: Vivere non è entrare a nostro piacimento in un luogo previamente scelto, come si sceglie il teatro dopo cena; è invece trovarsi, improvvisamente e senza sapere come, gettati, immersi, proiettati in un mondo (...) questo mondo attuale. La nostra vita incomincia con la perpetua sorpresa di esistere senza nostro previo consenso, naufraghi in un universo non prescelto”.

Ortega y Gasset,

Postato da: giacabi a 18:41 | link | commenti
vita

sabato, 08 dicembre 2007

Vivere
 ***

 “Vivere non è entrare a nostro piacimento in  un luogo previamente scelto, come si sceglie il teatro dopo cena; è invece trovarsi, improvvisamente e senza sapere come, gettati, immersi, proiettati in un mondo (...) questo mondo attuale. La nostra vita incomincia con la perpetua sorpresa di esistere senza nostro previo consenso, naufraghi in un universo non prescelto”.
Ortega y Gasset,

Postato da: giacabi a 20:25 | link | commenti
vita

martedì, 04 dicembre 2007

Il segreto dell'esistenza umana
***
« Il segreto dell'esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive. »
 Feodor Dostoevskij)


Postato da: giacabi a 21:34 | link | commenti
vita, dostoevskij

domenica, 04 novembre 2007

La perdita del gusto di vivere
 ***
Il pericolo maggiore che possa temere l’umanità non è una catastrofe che venga dal di fuori, non è né la fame né la peste, è invece quella malattia spirituale. la più terribile, perché il più direttamente umano dei flagelli, che è la perdita del gusto di vivere
Teilhard de Chardin


Postato da: giacabi a 15:53 | link | commenti
vita, senso religioso


Vivere
 ***
“Per vivere con onore bisogna struggersi, battersi,
sbagliare e ricominciare da capo e buttare via tutto,
e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente.

La calma è la vigliaccheria dell’anima
.
(L. N. Tolstoj)

Postato da: giacabi a 15:19 | link | commenti
vita, tolstoj

sabato, 27 ottobre 2007

La vita
 ***
8 agosto
«La vita non è ricerca di esperienze ma di se stessi. Scoperto il proprio proprio  stato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace»
C. Pavese Il mestiere di vivere

 

Postato da: giacabi a 15:17 | link | commenti
vita, persona, pavese

sabato, 20 ottobre 2007

La giovinezza
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- La giovinezza non è un periodo della vita, e uno stato d’animo, che consiste una certa forma della volontà. In una disposizione dell’immaginazione, in una forza emotiva nel prevalere dell’audacia sulla timidezza, della sete dell’avventura, sull’amore per le comodità. Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandonano i propri ideali. Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, le rinunce all’entusiasmo li traccia sull’anima. Essere giovane significa conservare a sessanta, a settant’anni, l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e i pensieri luminosi, le sfide intrepide lanciate agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole e lieto dell’esistenza. Resterete giovani finché il vostro cuore saprà riceve i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza, di forza che vi giungono dalla terra da un uomo o dall’infinito. Quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esso si saranno accumulate le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo e' solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima.
Vero benefattore dell'umanità Oltre a creare il vaccino contro la poliomielite, rinunciò a brevettarlo, consentendone la diffusione anche fra i poveri: senza speculazioni economiche. Oggi, grazie a Sabin, la polio può considerarsi debellata. Lui restò giovane.


Albert Sabin, un papà dallo sguardo rassicurante
(1906 - 1993)




a P.

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vita, bellezza, testimonianza


Il dono della vita
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«Amo troppo la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali. Anche se si tratta di un regalo difficile. A volte doloroso»
O. Fallaci Corriere della Sera volume "Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci.”
a P.

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vita, fallaci

mercoledì, 26 settembre 2007

Inno alla vita
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La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne realtà.

La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è ricchezza, valorizzala.
La vita è amore, vivilo.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.
La via è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.

La vita è la vita, difendila.
Madre Teresa di Calcuta

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vita, madre teresa

sabato, 14 aprile 2007

Ode alla vita
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Ode alla Vita Lentamente muore  chi diventa schiavo dell'abitudine,  ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,  chi non cambia la marcia,  chi non rischia e cambia colore dei vestiti,  chi non parla a chi non conosce.  Muore lentamente chi evita una passione,  chi preferisce il nero su bianco  e i puntini sulle "i"  piuttosto che un insieme di emozioni,  proprio quelle che fanno brillare gli occhi,  quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,  quelle che fanno battere il cuore  davanti all'errore e ai sentimenti.  Lentamente muore  chi non capovolge il tavolo,  chi è infelice sul lavoro,  chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,  chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.  Lentamente muore chi non viaggia,  chi non legge,  chi non ascolta musica,  chi non trova grazia in se stesso.  Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,  chi non si lascia aiutare  chi passa i giorni a lamentarsi  della propria sfortuna o della pioggia incessante.  Lentamente muore  chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,  chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,  chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.  Evitiamo la morte a piccole dosi,  ricordando sempre che essere vivo  richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.  Soltanto l'ardente pazienza  porterà al raggiungimento  di una splendida felicità. 
Martha Medeiro
Attribuita a Pablo Neruda

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vita, neruda

venerdì, 16 marzo 2007

ADERISCI
Cosa ci tocca diffendere
All'ospedale Careggi il piccolo Tommaso è sopravvissuto ad un aborto tardivo (non usiamo volutamente la parola terapeutico, troppo ambigua), non è stato assistito per venti minuti dopo la nascita, ed è sopravvissuto sei giorni.
All'ospedale San Camillo a Roma chi si sottopone ad aborto tardivo firma un "consenso informato" con cui chiede di non rianimare il neonato, se sopravvive all'aborto. Questi fatti ci fanno orrore. E sembrano non essere eventi eccezionali, almeno da quanto trapelato dai giornali. La legge 194/78 sull'aborto nell'art. 7 prevede che dopo i primi novanta giorni di gravidanza: "Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto. art.6, a) L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo' essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna".
Cioè, se la gravidanza è in fase avanzata, tanto da far ipotizzare la possibilità che il feto nasca vivo, la madre può abortire solo se è in pericolo di vita, e bisogna far di tutto per salvare il neonato: la 194 cerca di limitare al massimo gli aborti tardivi.
I fatti del Careggi e del San Camillo, così come riferiti dai media, sembrano evidenti violazioni di questa legge, che tutti a parole dicono di non voler toccare, ma che poi molti disattendono. Vogliamo sapere cosa sta succedendo negli ospedali italiani dove si praticano aborti tardivi . Vogliamo sapere quanti sono i feti espulsi vivi, vogliamo sapere quanti ne sopravvivono, vogliamo sapere se viene fatto di tutto per salvarli.
Vogliamo sapere se ci sono violazioni alla legge 194 (e al codice penale). Noi quella legge non l'abbiamo voluta. L'abbiamo subita. Adesso chiediamo che venga rispettata in tutte le sue parti. Cosa ci tocca difendere!

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vita, aborto

giovedì, 25 gennaio 2007

RICORDI D'INFANZIA
di M. De Unamuno
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«Perché l'uomo, atomo miserabile, può credere nel suo orgoglio insensato che vi sia per lui un aldilà? ».
« lo non ci vedo nessun orgoglio né sano né insensato. Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri; dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d'eternità, e che senza questo tutto mi è indifferente. Ne ho bisogno, ne ho bisogno! Senza di essa non c'è più gioia di vivere e la gioia di vivere non ha più nulla da dirmi. E' troppo facile affermare: « Bisogna vivere, bisogna accontentarsi della vita. E quelli che non se ne accontentano?
In fondo i sensuali sono più tristi dei mistici. Io vivo contento con i miei mistici.
L'ossessione della morte nasce dalla pienezza della vita; è perché sentiamo che la vita ci trascende che la vogliamo senza fine. I deboli si attaccano alla vita. Io voglio inculcare agli uomini la fede in un'altra vita personale. Amo tanto la vita che perderla mi sembra il peggiore dei mali. Non amano veramente la vita coloro i quali se la godono, giorno per giorno, senza curarsi di sapere se dovranno perderla del tutto o no ».

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vita, mistero, unamuno

sabato, 04 novembre 2006


WLA VITA
«Ho sempre amato la vita.
Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi,
subire, farsi comandare.
Chi ama la vita è sempre con il fucile
alla finestra per difendere la vita…
Un essere umano che si adegua,
che subisce,
che si fa comandare, non è un essere umano»
Oriana Fallaci




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vita, fallaci