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giovedì 15 dicembre 2016

Rodney Stark difende i cattolici: troppe «leggende nere» sulla Chiesa


Rodney Stark difende i cattolici:
troppe «leggende nere» sulla Chiesa

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 da :  Cattolici diffamati: Rodney Stark e le «leggende ... - Corriere della Sera

«False testimonianze» (Lindau), il volume del sociologo e accademico protestante, affronta temi scottanti come la schiavitù, le crociate e l’antisemitismo

La Baylor University di Waco (Texas) è nota dal 1845, anno in cui fu fondata, per essere il più grande ateneo battista, per la sua gloriosa squadra di football — i Baylor Bears — e per essere stata fino a poco tempo fa un centro mondiale dell’ostilità alla Chiesa di Roma. Quest’ultimo elemento accresce il valore di un libro, False testimonianze (edizioni Lindau), che un docente della stessa Baylor, Rodney Stark, ha ideato per «smascherare alcuni secoli di storia anticattolica». «Non sono cattolico», afferma Stark nella prefazione, «e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa; l’ho scritto per difendere la storia». «Confesso», ricorda Stark, «che quando per la prima volta mi sono imbattuto nell’affermazione secondo cui non solo l’Inquisizione spagnola sparse ben poco sangue, ma fu essenzialmente una forza di primo piano a sostegno della moderazione e della giustizia, l’ho liquidata tra me e me come l’ennesimo esercizio di bizzarro revisionismo da parte di qualche autore a caccia di notorietà». Poi però lo studioso iniziò a fare delle accurate ricerche e scoprì che era stata proprio l’Inquisizione ad impedire che la sanguinosa caccia alle streghe, dilagata in gran parte dell’Europa nel XVI e XVII secolo, attecchisse anche in Spagna e in Italia dove, per strano che possa sembrare, «invece di bruciare le streghe gli inquisitori mandarono sulla forca alcune persone colpevoli di aver bruciato le streghe».


Una per una Stark smonta molte delle «colpe» che gli storici hanno attribuito per anni alla Chiesa cattolica. Non per negarle, bensì per ricondurle alla loro giusta dimensione. Un discorso valido per le crociate, per l’«oscurantismo che avrebbe soffocato il Medioevo», per lo scontro con la scienza. E ancora a proposito della supposta predilezione cattolica per i regimi tirannici, dell’opposizione al capitalismo e più in generale alla modernità. Uno dei primi miti da abbattere è per Stark quello secondo cui la Chiesa per secoli sarebbe stata favorevole alla schiavitù. È vero che Papa Innocenzo VIII nel 1488 accettò in dono da Ferdinando d’Aragona un centinaio di schiavi e ne regalò alcuni ai suoi cardinali preferiti. Ma, secondo Stark, è assai più significativo che dal Duecento san Tommaso d’Aquino avesse stabilito che la schiavitù è peccato; che nel Quattrocento Papa Eugenio IV avesse minacciato di scomunica gli spagnoli che nella colonizzazione delle isole Canarie avevano schiavizzato le popolazioni indigene; che nello stesso secolo i pontefici Pio II e Sisto IV avessero emanato bolle antischiaviste; che lo stesso abbia fatto — nel Cinquecento — Paolo III, riferendosi esplicitamente al Nuovo Mondo. E così fece, nel Seicento, anche Urbano VIII su sollecitazione dei gesuiti del Paraguay. Anzi, fu proprio l’ostilità dei gesuiti latinoamericani allo schiavismo — condivisa dalla Chiesa di Roma — a provocare l’urto tra alcune potenze europee e l’ordine fondato da sant’Ignazio da Loyola. Conflitto che si sarebbe concluso con la temporanea soppressione dell’ordine stesso. Una vicenda che andò di pari passo con la fondazione (nel 1609), ad opera di Antonio Ruiz de Montoya, della Repubblica gesuitica del Paraguay, che copriva un’area grande il doppio della Francia ed era strutturata in una trentina di Reducciones, le rivoluzionarie comunità di indiani Guaraní.
A proposito dell’evoluzione scientifica, Stark tiene a ribadire che Galileo «non trascorse mai neppure un solo giorno di prigione e in realtà finì nei guai non per la sua scienza (l’Inquisizione spagnola non proibì mai i suoi libri) ma per la sua arrogante doppiezza». Parole destinate, come non poche altre contenute in questo libro, ad avere più di una scia polemica. L’autore dimostra inoltre come sia del tutto non corrispondente al vero che nel 1829 Papa Leone XII abbia proibito la vaccinazione contro il vaiolo sostenendo, come scrisse Georgina Sarah Godkin in una biografia di Vittorio Emanuele II, che quel male dovesse aver libero corso ed essere considerato una «punizione divina». La storia dell’opposizione di quel Papa ai vaccini è «falsa». Per giunta, prosegue Stark, «i grandi successi scientifici del XVII e del XVIII secolo non furono ottenuti a dispetto della Chiesa»; al contrario rappresentarono il culmine del progresso scientifico che, nel corso dei secoli, si ebbe nelle «università fondate, controllate e sovvenzionate dalla Chiesa».
Del tutto falso — ribadisce poi Rodney Stark — che il conflitto tra Cristoforo Colombo e gli esperti della Chiesa, dubbiosi sul suo viaggio del 1492, avesse come materia del contendere, anche marginale, la sfericità dell’orbe terracqueo, un dato acquisito da secoli. L’opposizione contro cui Colombo dovette scontrarsi non riguardava la forma della Terra, bensì il fatto che, nel calcolare la circonferenza del globo, il navigatore «si sbagliava alla grande». Era infatti convinto che la distanza tra le Canarie e il Giappone fosse di 14 mila miglia, mentre i dotti di Salamanca sostenevano che quel calcolo era difettoso talché — se non si fossero imbattuti nell’emisfero occidentale — Colombo e i suoi sarebbero inevitabilmente scomparsi tra i flutti. E avevano ragione. Che non si fosse neanche posta come tema di discussione la sfericità della Terra è dimostrato poi dal libro del figlio di Colombo, Storia dell’Ammiraglio, che racconta tutto della vita del padre, ma non fa alcun cenno a quella supposta controversia. Controversia che, tra l’altro, restò sconosciuta per trecento anni, finché nel 1828 lo scrittore Washington Irving non la menzionò in un libro, La leggenda della Valle Addormentata, dichiaratamente fantasioso.
Passando a cose più drammatiche, secondo Stark gli storici hanno sottostimato l’ostilità (o peggio) del mondo comunista nei confronti dei cattolici. Ricorda Stark che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in Russia una commissione presidenziale presieduta da Aleksandr Jakovlev (già braccio destro di Mikhail Gorbaciov) ebbe accesso ad archivi che contenevano carte fino a quel momento non consultabili, da cui emergeva che circa 200 mila religiosi (tra cui molti rabbini) erano stati giustiziati dal regime sovietico. L’autore definisce «scioccante» questo rapporto pressoché sconosciuto, in cui, sulla base di una documentazione inoppugnabile, si racconta dettaglio per dettaglio come «il metropolita Vladimir di Kiev venne mutilato, evirato e infine ucciso con un colpo di arma da fuoco, dopodiché il suo corpo fu esposto nudo al pubblico ludibrio». E come il metropolita Veniamin di San Pietroburgo, destinato a succedere al patriarca, non ebbe sorte migliore: «Denudato e cosparso di acqua fredda nel gelo russo, fu trasformato in un pilastro di ghiaccio». Il vescovo Germogen di Tobolsk, invece, «fu legato vivo alla ruota di un battello a vapore e maciullato dalle lame rotanti». L’arcivescovo Vasilij «fu crocefisso e bruciato».
È una cosa stupefacente, scrive l’autore, che nella pubblicistica occidentale questi dati non abbiano trovato spazio adeguato. Peggio ancora: negli anni Sessanta «molte autorevoli personalità dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti smentirono tutti i rapporti sui maltrattamenti subiti dal clero in Unione Sovietica, bollandoli come disinformazione diffusa da reazionari e fascisti». E nel descrivere queste atrocità le pagine di David B. Barrett e Todd M. Johnson (mai tradotte qui in Italia) lasciano esterrefatti. Qualcosa di analogo si può dire per la guerra civile spagnola, anche se questa vicenda è qui da noi più conosciuta: poco prima dell’intervento golpista di Franco il regime repubblicano (o comunque gruppi che ad esso si richiamavano) fece fuori un ragguardevole numero di uomini e donne di Chiesa.
Più complicata è la questione della matrice cattolica dell’antisemitismo. Stark non ha un partito preso ma — come già fece Peter Schäfer in Giudeofobia. L’antisemitismo nel mondo antico (Carocci) — tiene a ricordare che Lucio Anneo Seneca — più o meno coevo di Cristo — definì gli ebrei «razza maledetta». Che Marco Tullio Cicerone, nato un secolo prima di Cristo, aveva sostenuto essere le pratiche ebraiche «in contrasto con la gloria del nostro impero e la dignità del nostro nome». Che Cornelio Tacito (56-117 d.C.) quelle stesse pratiche le definì «sinistre e disgustose», accusando gli ebrei di essersi «emarginati da soli con la loro stessa malvagità». Poi Stark sottolinea che gli ebrei vennero cacciati da Roma 139 anni prima della nascita di Gesù, con un editto in cui li si accusava d’aver tentato di «introdurre i loro riti» presso i romani allo scopo di «contaminarne la morale». L’autore cita quindi scritti ostili agli israeliti di Diodoro Siculo (90-30 a.C.), Strabone (63 a.C.- 24 d.C.), Apione (20 a.C. - 45 d.C.). Dopodiché venne l’epoca delle guerre giudaiche dei romani contro gli ebrei di Palestina (66-135).
Infine — sostiene Stark — nei primi mille anni di storia della Chiesa si può rinvenire un unico importante episodio riconducibile ad antisemitismo cristiano: nel 554 una folla inferocita uccise alcuni ebrei a Clermont, nella Gallia meridionale e, particolare rilevante, ne costrinse altri al battesimo. Dopodiché, come già fece osservare Léon Poliakov nella sua Storia dell’antisemitismo (Sansoni), «fino all’XI secolo, nessuna cronaca parla di esplosioni di odio popolare contro gli ebrei».
E veniamo all’epoca delle crociate. Quale fu il primo episodio di aggressione a una comunità ebraica? Il 3 maggio 1096, Emich di Leisingen, un conte nominato reggente della Renania da Enrico IV partito per la Prima Crociata, attaccò gli ebrei di Spira. Era circolata una voce secondo cui, prima di marciare verso Oriente, Enrico IV avrebbe pianificato di eliminare tutti gli ebrei renani. La voce si era rivelata infondata, l’imperatore stesso l’aveva smentita in modo netto, ma Emich non smise di ritenere che «non avesse senso compiere una spedizione per sconfiggere i nemici di Dio in Oriente e lasciarsi alle spalle i nemici di Cristo». A sorpresa, però, il vescovo di Spira prese sotto la sua protezione gli ebrei della città. A quel punto Emich si diresse su Worms e però anche qui il vescovo difese gli israeliti. Il conte andò allora a cercare città che non fossero presidiate da vescovi. Thomas F. Madden — in Le crociate. Una storia nuova (Lindau) — dà grande risalto al fatto che i Papi condannarono questi primi episodi di antisemitismo. E Steven Runciman, nella Storia delle crociate (Einaudi), fece notare che quando poi i cavalieri ungheresi sconfissero l’esercito di Emich, i cristiani considerarono l’evento una «punizione inflitta dall’alto ai massacratori di ebrei».
Poi, al tempo della Seconda Crociata, si ebbero massacri di ebrei a Colonia, Magonza, Metz, Worms e Spira. In questo caso un monaco di nome Radulf contribuì a creare i tumulti antisemiti. Tuttavia, precisa Stark, «il numero delle vittime sarebbe stato molto più elevato se non fosse intervenuto San Bernardo di Chiaravalle, che si precipitò in Renania e ordinò di mettere fine ai massacri» come è attestato da un cronachista ebreo, Efrem di Bonn. E l’ostilità ebraica nei confronti dei cristiani? Qui Stark fa sua la tesi contenuta in un importante libro di Heiko Oberman, Lutero, un uomo tra Dio e il diavolo (Laterza), secondo il quale alcuni brani ferocemente anticristiani, che si riteneva provenissero dal Talmud, erano riconducibili a un frate spagnolo del XIII secolo (un domenicano al quale erano stati fatti pervenire da ebrei convertiti al cristianesimo). Tali brani furono successivamente ripresi da Martin Lutero, che però li fece propri alcuni anni dopo la pubblicazione (nel 1517) delle 95 tesi affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg. Secondo la ricostruzione di Thomas Kaufmann (in Gli ebrei di Lutero, edito dalla Claudiana) la conversione di Lutero all’antisemitismo si colloca nel lasso di tempo che va dallo scritto Gesù Cristo è nato ebreo (1523) al terribile Degli ebrei e delle loro menzogne, nel quale il padre della Riforma si spinge ad auspicare il rogo delle sinagoghe.
Questo tema è stato recentemente approfondito da Angela Pellicciari in Martin Lutero (Cantagalli), là dove sottolinea che il grande riformatore puntò l’indice contro gli ebrei perfino nell’ultima predica pronunciata a Eisleben il 15 febbraio 1546, tre giorni prima della sua morte. Questa predica contiene una curiosa premonizione: «Chi impedisce agli ebrei di tornare in Giudea?», domandava Lutero. «Nessuno», rispondeva; «forniremo loro tutte le provviste per il viaggio, pur di liberarci di questi parassiti disgustosi; essi sono un terribile peso per noi, una vera calamità, sono la peste in mezzo a noi». La Pellicciari ricorda che al processo di Norimberga uno degli imputati, l’editore nazista Julius Streicher, si difese così: «Da secoli ci sono in Germania edizioni di scritti antisemiti. Mi hanno sequestrato un libro del dottor Martin Lutero. Se l’accusa prendesse in considerazione questo libro, il dottor Martin Lutero siederebbe oggi al mio posto sul banco degli accusati». E qui — come è evidente — la Chiesa cattolica non c’entra nel modo più assoluto.
Bibliografia
Il saggio di Rodney Stark False testimonianze. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica è edito da Lindau (traduzione di Franca Genta, pagine 352, e 25). Nato nel 1934, Stark è uno studioso americano specialista di Sociologia delle religioni. Sulle radici più antiche dell’antisemitismo lo studioso Peter Schäfer, docente alla Princeton University, ha scritto il saggio Giudeofobia(traduzione di Eleonora Tagliaferro e Marcello Lupi, Carocci, 1999). Sul rapporto di Martin Lutero con il mondo ebraico è appena uscito il libro di Thomas Kaufmann Gli Ebrei di Lutero (traduzione di Franco Ronchi, Claudiana, pagine 219, e 19,50). Un saggio critico verso il riformatore religioso tedesco è Martin Lutero di Angela Pellicciari (Cantagalli, 2012). Da segnalare infine il libro di Thomas Madden Le crociate (traduzione di Daniele Ballarini.Lindau, 2005).
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martedì 9 dicembre 2014

Altro che secoli bui. La lezione di Rodney Stark sul Medioevo e le crociate

Altro che secoli bui. La lezione di Rodney Stark sul Medioevo e le crociate

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dicembre 9, 2014 Redazione
Sfatati in un libro molti luoghi comuni su un periodo della storia spesso descritto come oscuro. E un esempio illuminante sulla battaglia di Lepanto
crociatiOggi sul Corriere della Sera appare una lunga recensione di Paolo Mieli al libro del sociologo Rodney Stark, La vittoria dell’Occidente (Lindau). I lettori di Tempi conoscono già Stark (qui una nostra intervista), oggi insegnante di Scienze sociali presso la Baylor University in Texas. Quest’ultimo libro, così come i precedenti, dimostra come il cristianesimo sia stato motore, e non zavorra, per lo sviluppo dell’umanità nella storia.
stark-occidenteSUPERIORITA’ OCCIDENTALE. Il ragionamento di Stark, evidenziato da Mieli, è che sono le idee a fare la differenza. E che è il mondo occidentale, basato sulla cultura greca prima e cristiana poi, ad aver dato linfa allo sviluppo. Un esempio? La polvere da sparo. La inventarono i cinesi, eppure per secoli non la utilizzarono per le armi da fuoco. «Già nell’antichità, su tantissime tecnologie cruciali la Cina era molto avanti rispetto all’Europa. Quando però i portoghesi vi arrivarono nel 1517, scrive provocatoriamente Stark, “trovarono una società arretrata in cui le classi privilegiate ritenevano più importante azzoppare le ragazzine bendando loro i piedi, che sviluppare tecniche agricole più produttive di quelle che avevano per far fronte alle frequenti carestie”».
Perché la società occidentale si è dimostrata nel corso dei secoli sempre superiore alle altre? «Perché la scienza e la democrazia sono nate in Occidente, insieme all’arte figurativa, ai camini, al sapone, alle canne dell’organo e a un sistema di notazione musicale? Perché è accaduto che, per parecchie centinaia di anni a partire dal XIII secolo, soltanto gli europei avevano gli occhiali e gli orologi meccanici? E successivamente telescopi, microscopi e periscopi? Per le idee, dice Stark: “solo gli occidentali hanno pensato che la scienza fosse possibile, che l’universo funzionasse secondo regole razionali che potevano essere scoperte”».
Battle_of_Lepanto_1571 
IL MEDIOEVO E LE CROCIATE. Stark, poi, propone una formidabile difesa del Medioevo, i cui secoli non furono mai «bui», anzi. «Il Medioevo è stato un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui “l’invenzione del capitalismo”. La maggior parte degli europei “iniziarono a mangiare meglio di come avessero mai mangiato nel corso della storia e di conseguenza divennero più grandi e forti di coloro che vivevano altrove”. Nel 732, gli invasori islamici, quando penetrarono in Gallia, si trovarono di fronte “un esercito di franchi splendidamente armati ed addestrati e furono sconfitti”».
Così come le crociate, rilette da Stark fuggendo da molti stereotipi che ancora oggi vanno per la maggiore. «Non è vero che i crociati, in seguito, abbiano “marciato verso oriente per conquistare terre e bottino”. Anzi. Si erano “indebitati fino al collo per finanziare la propria partecipazione a quella che consideravano una missione religiosa”. I più “ritenevano improbabile la possibilità di sopravvivere e di tornare in patria (e infatti non tornarono)”. Come dimostrano le crociate, “per gli europei la vera base dell’unità era il cristianesimo, che si era trasformato in una ben organizzata burocrazia internazionale”. A tal punto che “sarebbe più corretto parlare di Cristianità più che di Europa, dal momento che, all’epoca, quest’ultima aveva ben poco significato sociale o culturale”».
CONTRO LA TESI DI MAX WEBER. «Uno dei fattori più importanti nel favorire l’ascesa dell’Occidente è stata la fede nel libero arbitrio», scrive Stark. «Mentre la maggior parte delle antiche società (se non tutte) credevano nel fato, gli occidentali giunsero alla convinzione che gli esseri umani sono relativamente liberi di seguire quello che detta la propria coscienza e che, essenzialmente, sono artefici del proprio destino». Dopo aver smontato «la famosa tesi di Max Weber secondo cui l’etica protestante sarebbe all’origine del capitalismo», Stark dimostra che una sorta di protocapitalismo nacque «molti secoli prima che esistessero i protestanti». «A metà del Trecento, dopo l’epidemia provocata dalla Peste Nera, “la scarsità di manodopera”, come ha dimostrato David Herlihy, “stimolò le invenzioni e lo sviluppo di tecnologie che consentissero di risparmiare forza lavoro. Quindi l’Europa medievale “vide l’ascesa del sistema bancario, di un’elaborata rete manifatturiera, di rapide innovazioni in campo tecnologico e finanziario, nonché una dinamica rete di città commerciali”. Va anticipato ad allora l’inizio, o quantomeno i “primi passi”, di quella che avremmo definito la “Rivoluzione industriale”. Già da molto tempo l’Europa era più avanti del resto del mondo in fatto di tecnologia, “ma alla fine del XVI secolo quel divario era ormai diventato un abisso”».
L’ESEMPIO DI LEPANTO. Mieli riporta infine un’osservazione che Stark fa a proposito della battaglia di Lepanto (ottobre 1571). «”Quando saccheggiarono le imbarcazioni turche ancora non affondate, i marinai cristiani vittoriosi scoprirono un autentico tesoro in monete d’oro a bordo della ‘sultana’, l’ammiraglia di Ali Pasha, e ricchezze quasi altrettanto ingenti furono trovate nelle galee di parecchi altri ammiragli. Il perché lo ha spiegato Victor Davis Hanson: “Non essendoci un sistema bancario, temendo una confisca qualora avesse scontentato il sultano e sempre attento a tenere i propri averi al riparo dell’attenzione degli esattori fiscali, Ali Pasha si era portato la sua immensa ricchezza a Lepanto”. Eppure, fa notare Stark, Ali Pasha “non era un contadino che nascondeva il surplus del raccolto, ma un membro dell’élite dominante… se una persona come lui non era in grado di trovare investimenti sicuri e non se la sentiva di lasciare i suoi soldi a casa, come era possibile che qualcun altro potesse sperare di far meglio?”. Il concetto che, in epoca medievale, la cultura islamica fosse molto più avanzata di quella europea “è un’illusione”. E in queste pagine sono trasparenti le allusioni agli abbagli provocati di recente dalle cosiddette primavere arabe. Più che trasparenti: esplicite».

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giovedì 23 febbraio 2012

stark


  • 05 Mar 2010
     

    La globalizzazione dell’umanità ha portato alla ribalta un interrogativo importante, a cui ancora non si dà una risposta accettata dalla cultura corrente: come mai il “mondo moderno” è nato in Occidente e si sta diffondendo in tutto il mondo, perché accettato da tutti i popoli e preferito ai loro modi tradizionali di vita? Oppure, in altre parole: perché dalla caduta dell’Impero romano l’Occidente ha conosciuto un’evoluzione che l’ha portato per primo a quelle caratteristiche del “mondo moderno”, nelle quali tutti i popoli vorrebbero vivere? Caratteristiche sintetizzabili in pochi concetti: libertà, democrazia, progresso scientifico-tecnico ed economico-sociale, diritti dell’uomo e della donna, stabilità e sicurezza nei singoli paesi, istruzione e assistenza sanitaria per tutti, giustizia basata sulle leggi e non sull’arbitrio dei più forti, giustizia sociale fra ricchi e poveri, pace fra i popoli e le nazioni.
     Ecco il volume che dà una risposta articolata e documentata:

    Rodney Stark, “La vittoria della ragione – Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”, Lindau Torino 2008, pagg. 377, Euro 24,00.

    Il sociologo americano delle religioni Rodney Stark ha esaminato le molte risposte che si danno all’interrogativo: la posizione geografica e il clima dell’Europa, la scoperta di altre terre e continenti, la colonizzazione, l’evoluzione storica e culturale favorevole al progresso, il pensiero greco-romano e tante altre. E giudica che non spiegano perché l’Occidente ha progredito e le altre parti del mondo sono rimaste per millenni bloccate nello sviluppo. Basti pensare alle grandi civiltà di Cina, India, Giappone, Vietnam, Corea, Paesi arabi e islamici, Americhe pre-colombiane, dove non c’è stato nemmeno l’inizio di quei processi storici che hanno portato l’Occidente alla supremazia.
     Rodney afferma con chiarezza: E’ stato il cristianesimo a creare la civiltà occidentale.Il mondo moderno è arrivato solamente nelle società cristiane. Non nel mondo islamico, non in Asia. Non in un società “laica”, perchè non ne sono esistite. Tutti i processi di modernizzazione finora introdotti al di fuori del cristianesimo sono stati importanti dall’Occidente, spesso attraverso colonizzatori e missionari”(pag. 343).
     Questo fatto storico che non si può smentire, viene documentato in  un modo non religioso, ma laico. Sono stati  il Vangelo, il pensiero dei Padri della Chiesa e la teologia cristiana la vera origine del progresso dell’Occidente e del mondo intero. Mentre le grandi religioni hanno posto l’accento sul mistero, sulla meditazione, sull’astrologia e la fuga dalla realtà, il cristianesimo è nato dalla Rivelazione di Dio e attraverso la Bibbia e Cristo ha affermato il valore assoluto della singola persona umana “creata ad immagine di Dio”, abbracciando la logica e il pensiero deduttivo e aprendo la strada alle scienze e al progresso moderno.

     Un secondo volume recente sembra quasi la continuazione del precedente:

     Thomas E Woods, “Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale”, Cantagalli, Siena 2007, pagg. 270, Euro 18, 50.

     Thomas E. Woods, anch’egli docente universitario americano, risponde allo stesso interrogativo che si pone l’autore precedente: come mai il “mondo moderno” è nato in Occidente e si sta diffondendo in tutto il mondo, perché viene accettato da tutti i popoli e preferito ai loro modi tradizionali di vita? Dimostra, in modo molto  concreto, diciamo storico, come le varie “novità” che hanno fatto grande l’Occidente, sono dovute non solo alla Parola di Dio ed a Gesù Cristo, ma alla Chiesa cattolica che nel corso dei secoli ha sostenuto quei principi e modelli evangelici, a volte pur nelle infedeltà di Papi, vescovi, sacerdoti e credenti in Cristo. La Chiesa è un’istituzione ispirata da Dio, ma fatta da uomini. Il volume percorre in vari capitoli la storia dell’Occidente, dalla caduta dell’Impero romano alle invasioni dei popoli “barbari” fino ai nostri tempi.
     Dopo l’Impero romano, in secoli di sbandamento dei popoli occidentali, i monaci salvarono la civiltà (capitolo I), poi la Chiesa fonda le Università, la vita accademica e la filosofia scolastica (capitolo II), poi ancora le scienze moderne e l’arte moderna, il diritto internazionale, l’economia e il capitalismo; le opere di assistenza per i poveri e “come la carità cattolica ha cambiato il mondo”. Gli ultimi capitoli “La Chiesa e il diritto occidentale”, “La Chiesa e la moralità occidentale”,  dimostrano, ripeto, con fatti storici concreti, come la Chiesa cattolica è all’origine, ad esempio, della separazione tra Chiesa e Stato (non così le Chiese ortodosse e protestanti), dell’abolizione della schiavitù, della condanna dei “duelli d’onore”, della promozione dei “diritti dell’uomo” e via dicendo.
    Infine, Thomas E. Woods esamina come vive “un mondo senza Dio” com’è oggi l’Occidente che si è staccato dal Vangelo e dal modello di Cristo, a volte ha anche perseguitato o marginalizzato la Chiesa cattolica, presentandola come nemica del progresso. Oggi, addirittura, l’Unione Europea non riconosce  le “Radici cristiane” della nostra civiltà. Una menzogna e assurdità storica.
     Formidabili le ultime pagine del libro, dove l’autore parte dall’affermazione di Nietzsche: “Il rifiuto dell’idea che il mondo sia stato creato da Dio per uno scopo…. rende l’uomo più libero di dare alla vita il significato che vuole darle. La vita così non ha alcun altro significato”.E Woods spiega, col trionfo di questa idea nel mondo secolarizzato e praticamente ateo di oggi, la degenerazione e la disumanità dell’arte, dell’architettura e di molte altre espressioni dell’uomo, fino al nichilismo di Jean-Paul Sartre (l’universo è assolutamente assurdo e la vita stessa completamente priva di significato), sempre più arido, vecchio e pessimista. Cioè, così com’è
che esprime bene la cultura trionfante dell’Occidente moderno,, l’Occidente è senza futuro.
       Prima di pensare o dire che tutto questo è “trionfalismo”, bisogna prima leggere il volume e controbattere le prove storiche che vi sono portate. Non con ragionamenti, luoghi comuni e chiacchiere, ma con altre prove storiche che rispondono all’interrogativo posto dai due volumi
.
                                                                                 
 Piero Gheddo

 da:
http://gheddo.missionline.org



Postato da: giacabi a 20:35 | link | commenti
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mercoledì, 03 febbraio 2010


L’origine della democrazia
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la democrazia occidentale deve le sue origini intellettuali e la sua legittimità essenzialmente a ideali cristiani, e non a una eredità greco-romana. Tutto ebbe inizio con il Nuovo Testamento.
Gesù proclamò il rivoluzionario concetto dell'uguaglianza morale non solo a parole, ma anche con i fatti. Egli ignorò ripetutamente le principali differenze tra le classi sociali e frequentò persone stigmatizzate, come samaritani, pubblicani, donne immorali, mendicanti e vari altri emarginati, dando cosi un sigillo divino all'uguaglianza spirituale. Fu esattamente in questo spirito che san Paolo ammonì: «Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» . Come era possibile ciò? È difficile credere che san Paolo intendesse che non esistevano schiavi cristiani o che le donne avevano gli stessi diritti degli uomini. Ciò che intendeva dire era che, nonostante le disuguaglianze terrene, non esiste disuguaglianza sul piano più importante: agli occhi di Dio e nell'aldilà. Anzi, proprio a proposito di questa questione, san Paolo mise in guardia i padroni di schiavi quando li esortò a trattarli bene dal momento che «c'è un solo Signore nel cielo, e che non v' è preferenza di persone presso di lui». L'affermazione di san Paolo, assieme a molte altre presenti nel Nuovo Testamento, chiarisce che l'uguaglianza agli occhi di Dio è in relazione al modo in cui le persone dovrebbero essere trattate in questo mondo, cioè come mostrò Gesù.
Il modello venne così stabilito.

Rodney Stark. "La vittoria della Ragione" Lindau

Postato da: giacabi a 19:00 | link | commenti
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lunedì, 25 febbraio 2008


Niente guerre per la vita ma solo testimonianza


***
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà
di Giorgio Vittadini* da il Giornale 21-02-08
L’attuale situazione demografica del nostro Paese presenta impressionanti analogie con quella dell’Impero romano nel suo declinare. Il sociologo californiano Rodney Stark, che si dichiara agnostico, nel suo libro Ascesa e affermazione del Cristianesimo, mostra che nel mondo pagano l’aborto era un metodo di contraccezione di massa e l’infanticidio era praticato spesso nel caso di figli malati o handicappati. Il matrimonio era un’istituzione in crisi e le famiglie erano poco numerose. Per tutte queste ragioni la natalità era in vertiginosa diminuzione e non riusciva a compensare la forte mortalità.
In questo contesto i cristiani erano un’eccezione. Erano contrari ad aborto, infanticidio, prostituzione, omosessualità, perché mossi da un amore all’uomo e all’ordine naturale delle cose che veniva loro dall’imitazione di Gesù Cristo. Manifestavano questa differenza attraverso la loro esperienza quotidiana che non poteva non colpire anche i nemici più acerrimi. L’amore alla vita, anche la più debole, poneva interrogativi a chi era uso valutare gli esseri umani solo per il loro potere e la loro ricchezza. Perciò, pur non facendo di questa concezione una battaglia politica capace di costringere i pagani ad adeguarsi ai loro usi più umani, nel giro di qualche secolo le loro concezioni su matrimonio e rispetto per la vita divennero prassi prevalenti nella nuova Europa cristiana.
Uno scenario opposto si riscontra nello scorso secolo in Paesi cattolici come l’Irlanda, la Polonia, l’Italia, la Spagna. Una legislazione confacente ai principi cristiani e una morale prevalente che si rifaceva agli stessi principi, non è riuscita a impedire il distacco di molti da un modo umano di trattare l’amore e i figli in arrivo. Secondo uno studio del prof. Bernardo Colombo, pubblicato nel 1976 - ovvero due anni prima dell’entrata in vigore della legge 194 - su Medicina e Morale rivista dell’Università Cattolica, il numero di aborti in Italia era già tra i 100.000 e 200.000 (i dati più recenti parlano di 130.000, di cui 36.000 di donne straniere). Successivamente, i cattolici si sono impegnati - e ancora si impegnano -, con alterni risultati, nella sacrosanta battaglia perché la legislazione non divenga del tutto aliena dal rispetto della vita. Ad esempio, grazie anche al loro impegno, la legislazione sull’aborto in Italia è risultata meno distruttiva che in altri Paesi. Tuttavia, quando si sono tradotti i principi morali in battaglie frontali, fino al referendum sull’aborto, ovunque si è persa la partita.
Quale è la debolezza di questa traiettoria moderna? La dimenticanza dell’insegnamento della storia, il venir meno dell’esperienza di novità vissuta e testimoniata da persone e famiglie più liete, anche di fronte a situazioni e scelte che chiedono più sacrificio. Ogniqualvolta l’impegno morale e politico mette in ombra questo oscuro e quotidiano lavoro di educazione e testimonianza, quelle che sembrano scorciatoie si rivelano in poco tempo una via senza uscita.


Ascesa e affermazione del cristianesimo. Come un movimento oscuro e marginale è diventato in pochi secoli la religione dominante dell’Occidente


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aborto, cristianesimo, stark

domenica, 24 febbraio 2008

Non c'è fede senza ragione

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Rodney Stark difende il Medioevo e spiega l'Inquisizione. Perché sono i cattolici i più galileiani di tutti, «come dimostra oggi Benedetto XVI»


di Persico Roberto

Tratto da Tempi del 24 gennaio 2008

Nel suo ufficio alla Baylor University nel Texas le notizie da Roma non sono arrivate. Ma quando gli raccontiamo quel che è successo settimana scorsa alla Sapienza parte in quarta:

«La gente pensa che scienza e fede siano antagoniste, ma in realtà non sa di che cosa sta parlando. L'intera questione del legame religione-scienza è un errore e questo perché sempre più gente che non capisce nulla di scienza, non sa che cos'è la scienza. Prendiamo per esempio la questione dell'evoluzionismo, giusto per prendere uno dei dati di fatto più controversi. Supponiamo che qualcuno creasse un'ottima teoria dell'evoluzione, che spiegasse completamente l'origine delle specie: è una prova che non esiste Dio? Assolutamente no. Il problema da dove è venuto il mondo, da cosa ha avuto inizio, rimarrebbe tale e quale. Questo è qualcosa di cui possono parlare gli uomini di Chiesa, e di cui non possono parlare gli uomini di scienza. I grandi scienziati del sedicesimo e diciassettesimo secolo, gente come Newton, facevano il loro lavoro partendo dal presupposto dell'esistenza di un Dio razionale che ha creato l'universo. Gli scienziati cercano le leggi che funzionano all'interno del mondo, non affrontano la domanda riguardo le origini del mondo».

E Rodney Stark sa bene di cosa sta parlando. Ha dedicato infatti gli ultimi anni di lavoro e gli ultimi libri - La vittoria della ragione, tradotto in Italia l'anno passato, e For the glory of God, che attende ancora un'edizione nel nostro paese - allo studio della cultura occidentale, scoprendo che tutte le grandi conquiste culturali e sociali di cui andiamo fieri - la scienza, la democrazia, il libero mercato - affondano in realtà le loro radici nel cattolicesimo e nella visione del mondo che la Chiesa ha diffuso in Europa prima e in America poi.

Eppure sono in pochi a condividere questa visione. Anche lei, del resto, ha scritto, nella prefazione a For the glory of God, che non si immaginava lontanamente quanti pregiudizi anticattolici si trovassero nelle opere degli storici.
. È impressionante constatare come lo studio del passato sia completamente di-storto dall'odio verso la Chiesa cattolica. Nella scia di Voltaire, sembra che gli storici facciano a gara per mostrare la Chiesa cattolica nella luce peggiore possibile. Molti storici anglosassoni sono completamente suscettibili a questo atteggiamento. Prendiamo per esempio la cosiddetta "età oscura", il medioevo: quando mi è stata insegnata a scuola l'"età oscura" mi è stato raccontato che non ci fu praticamente niente in Europa, per colpa del Papa, fino al quindicesimo secolo; oggi noi sappiamo che invece ci furono enormi progressi in quei mille anni. La Chiesa cattolica dovette combattere una durissima battaglia contro lo gnosticismo, che affermava che la materia è male, è irrazionale, è opera di un Dio cattivo; ci vollero secoli perché nelle coscienze si affermasse invece l'idea che il mondo è buono e razionale perché è creato da un Dio buono e razionale e non, come pensano gli gnostici, da un demone malvagio. Per questo forse si è dovuti arrivare fino al quindicesimo secolo prima che la razionalità del mondo insegnata dalla Chiesa si affermasse apertamente. È sostanzialmente una fiction, un'incredibile fiction quella che vede la Chiesa come un insieme di misteri sacri, è un totale non-sense, un'affermazione molto stupida.

Lei fa questo genere di affermazioni, ma se non sbaglio non è cattolico.
Sono cresciuto nel credo luterano.

Ed è abbastanza insolito che un luterano abbia una posizione così aperta nei confronti della Chiesa cattolica. Come è arrivato a maturarla?
Si cresce e se si è fortunati ci si forma e si conoscono dei buoni cattolici, capendo che sono persone serie e brillanti, oggi e nel passato. Prendiamo per esempio la questione dell'Inquisizione, di cui si continua a ripetere che ha ucciso centinaia di migliaia di persone. Sono tutte bugie: se c'è una forza che si è opposta alla caccia alle streghe in Europa, e che è riuscita in Italia e in Spagna a fermarla quasi del tutto, è stata la Chiesa cattolica. È del tutto falso che la Chiesa prendesse e bruciasse chiunque fosse in odore di stregoneria.

Siamo tornati a parlare di storia. Ma lei è nato come sociologo: vuol raccontare ai nostri lettori come è passato dalla sociologia alla storia?
Ho cominciato studiando la società americana contemporanea, e mi sono accorto che molti dei suoi tratti fondamentali dipendono dalla forte connotazione religiosa degli americani, e allora ho cominciato a studiare le origini di questa tradizione. È stato così che ho scoperto, come abbiamo già detto, con stupore, l'importanza della tradizione cattolica e i pregiudizi che la accompagnano. Ed è stato curioso scoprire anche come la religione si comporti nello stesso modo nelle diverse epoche: ho scoperto che si possono applicare le teorie della sociologia della religione alle epoche più disparate. Forse perché la dimensione religiosa svolge un ruolo determinante nella vita degli uomini, oggi come nell'Egitto del 2000 avanti Cristo. Così ho potuto applicare i metodi della sociologia anche allo studio della storia, che amo molto.

Lei ama la storia; molti intellettuali europei pensano invece che dovremmo fare piazza pulita del nostro passato. Che prospettive ha la nostra cultura in questa direzione?
Penso che ci sia gente che continua a ripetere idiozie perché non è in grado di dire cose più intelligenti. Essere ignoranti della propria storia non vuole dire essersene liberati, vuol dire semplicemente non conoscerla. Solo perché il Ventesimo secolo è stato insanguinato da tante guerre non bisogna pensare che la civilizzazione occidentale non sia un bene superiore e assoluto. Ovviamente nel Ventesimo secolo ci sono state un sacco di cose orrende ma la storia è storia, bisogna trarne insegnamento, capirla.
I soggetti che hanno scatenato le tragedie del Ventesimo secolo sono state forze empie, anti-religiose; mentre sono state la Chiesa cattolica e gli ortodossi a sostenere la resistenza al totalitarismo e poi la rinascita dagli anni Settanta agli anni Novanta del Novecento. Ci sono sempre cose e persone degne di nota e merito anche in tempi difficili e sostanzialmente brutti.

Torniamo al punto di partenza: che influsso pensa possa avere il magistero di questo Papa nell'opera di recupero del rapporto fra fede e ragione?
È evidente che questo Papa è un uomo molto brillante e ottimamente preparato a livello culturale. Ha capito alcuni punti fondamentali come ad esempio il fatto che non ci sia conflitto tra religione e scienza. La ragione ha una straordinaria importanza per la fede. I primi padri della Chiesa celebravano la ragione e dicevano che se la loro fede non fosse stata ragionevole ci sarebbe stato da preoccuparsi, perché Dio era ragionevole, era forse la cosa più vicina alla ragione di cui poter parlare. «La ragione è cosa di Dio, poiché non c'è nulla che Dio, creatore di tutte le cose, non abbia disposto, previsto, ordinato secondo ragione, nulla che non voglia doversi trattare e capire secondo ragione», scrive Tertulliano. «Queste cose devono essere anche asserite dalla ragione - rincara Clemente Alessandrino -. Infatti non è sicuro affidare queste cose alla mera fede senza ragione, è certo che la verità non sussiste senza ragione». Così questo Papa non fa che recuperare una tradizione antica e solida nella Chiesa.

Viceversa il rapporto tra fede e ragione si pone in termini molto diversi nel mondo i-slamico.
È un vero peccato che l'aspetto che si impone del mondo islamico sia quello dei fanatici. Il problema è che la maggioranza dei musulmani restano in silenzio, si accodano al carro del fanatismo magari non credendoci. Ci sono buoni musulmani, sinceramente religiosi, che però non compaiono nell'immagine dell'islam che viene rimandata all'esterno, gente che non accetta gli errori e le scelte delle proprie leadership e che non accetta nemmeno i kamikaze, ma che non parla, non emerge


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giovedì, 03 gennaio 2008

……dai secoli bui!!!!! J
L'invenzione degli occhiali da vista
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«Prima dell'invenzione degli occhiali, un gran numero di lavoratori adulti era limitato nei compiti che poteva svolgere, specialmente se impegnato in attività artigianali. Per questa ragione, l'invenzione degli occhiali da vista, avvenuta all'incirca nel 1284 nell'Italia settentrionale, cambiò radicalmente la produttività. Senza occhiali, molti artigiani del Medioevo a quarant'anni non potevano più lavorare. Con la loro introduzione, non solo la maggioranza di queste persone fu in grado di continuare a svolgere la propria attività, ma si ritrovò addirittura ad avere davanti a sé gli anni più produt- tivi, grazie all'acquisizione di maggiore esperienza. Non solo; molti compiti vennero enormemente facilitati dall'uso di lenti d'ingrandimento anche da parte di persone che ave- vano un' ottima vista. Queste attività erano spesso più impegnative di quelle degli antichi artigiani. Non c'è da stupirsi se gli occhiali si diffusero con una rapidità incredibile. A un secolo dalla loro invenzione, venivano prodotte in se- rie ogni anno decine di migliaia di paia di occhiali in stabilimenti a Firenze e a Venezia. Nonostante ciò, quando nel 1492 Colombo spiegò le sue vele, gli occhiali erano cono- sciuti solo in Europa »
Rodney Stark. Lindau "La vittoria della Ragione"


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medioevo, cristianesimo, stark

domenica, 28 ottobre 2007

Col cristianesimo termina la schiavitù
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Alcuni storici negano che la schiavitù fosse terminata nel Medioevo e ritengono che si trattò solamente di uno slittamento linguistico per il quale la parola «schiavo» fu sostituita dalla parola «servo» . Ma, in questo caso, sono gli storici e non la storia a giocare con le parole. I servi infatti non erano beni; avevano dei diritti e un sostanziale grado di discrezionalità. Sposavano chi volevano e le loro famiglie non erano " soggette a vendita o dispersione. Pagavano degli affitti che permettevano loro di poter controllare tempi e ritmi del lavoro . Se, come avveniva in alcuni luoghi, i servi dovevano ai padroni un certo numero di giornate di lavoro all' anno, i loro obblighi erano comunque limitati e più simili al lavoro dipendente che alla schiavitù. I servi erano certamente legati al padrone da molti vincoli, ma allo stesso modo il padrone aveva obblighi non solo nei loro confronti ma anche verso un' autorità superiore e così via, perché la natura del feudalesimo si fondava su reciproci accordi d'obbligo. Non si può certo affermare che i contadini medievali fossero liberi nel senso moderno del termine, ma non erano nemmeno schiavi e, per la fine del X secolo, la brutale istituzione era fondamentalmente sparita dall'Europa.
Rodney Stark. Lindau "La vittoria della Ragione"


 

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sabato, 03 febbraio 2007

CRISTIANESIMO,
 OVVERO
LA VITTORIA DELLA RAGIONE

Se Gesù non fosse nato sai che ridere
di Antonio Socci
E se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero - per esempio - né università, né ospedali. E nemmeno la musica. È facile provare storicamente che queste istituzioni, nate nel medioevo cristiano (come le cattedrali e l'arte occidentale), sarebbero state del tutto inconcepibili senza la storia cristiana. Se Gesù non fosse venuto fra noi non ci sarebbe neanche lo Stato laico, perché - come ha dimostrato Joseph Ratzinger in un memorabile discorso alla Sorbona - è Lui che ha desacralizzato il potere il quale da sempre ha usato le religioni per assolutizzare se stesso. Dopo Gesù, Cesare non si può più sovrapporre a Dio, non può avere più un potere assoluto sulle persone e le cose. Inizia la storia della libertà umana. Se Gesù non fosse nato le donne non avrebbero alcun diritto, sarebbero considerate ancora cose su cui gli uomini hanno potere di vita e di morte, com'era perfino nella Roma imperiale. Se Gesù non fosse nato vecchi e malati continuerebbero ad essere abbandonati. Se Gesù non fosse nato non esisterebbero i diritti dell'uomo. Né la democrazia (ripeto: la democrazia e la libertà sarebbero stati inconcepibili). Se Gesù non fosse venuto avremmo ancora un sistema economico fondato strutturalmente sulla schiavitù e quindi arretrato (oltreché disumano e bestiale), sempre al limite della sussistenza. Invece Gesù è venuto e il continente che l'ha accolto, il continente cristiano per eccellenza, l'Europa, di colpo ha fatto un balzo inaudito nella storia umana, lasciando indietro tutto il resto del mondo, perfino civiltà molto più antiche, come quella cinese. Gesù è venuto e l'essere umano è fiorito: la sua intelligenza, la sua genialità, la sua umanità, la sua creatività, la sua razionalità (soprattutto!).
LA VITTORIA DELLA RAGIONE
Chi - abbeverato alle fonti avvelenate dell'ideologia dominante - nutre qualche dubbio in proposito può trovare intere biblioteche che lo dimostrano, ma, per tagliar corto, in queste giorni di vacanze può cavarsela leggendosi un libro.
L'autore non è un apologeta cattolico, ma un sociologo americano di una università yankee: Rodney Stark. Il suo libro è stato tradotto da Lindau col titolo: "La vittoria della Ragione". Sottotitolo: "Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza". Il suo excursus lungo i secoli è documentatissimo e chiaro. Spiega che quando gli europei per primi cominciarono a esplorare il mondo, ciò che li stupì fu "la scoperta del loro grado di superiorità tecnologica rispetto alle altre società". Stark - per farsi capire scende nei particolari: "Perché per secoli gli europei rimasero gli unici a possedere occhiali da vista, camini, orologi affidabili, cavalleria pesante o un sistema di notazione musicale?". Il perché - come spiega Stark - risale a quella razionalità e a quel genio della realtà fioriti col cristianesimo. Gli esempi sembrano minimi (gli occhiali, i camini), ma si tratta di oggetti di uso quotidiano che hanno rivoluzionato la vita e la qualità della vita. Inoltre vanno compresi all'interno delle conquiste più grandi. Stark dimostra che è dal cristianesimo, dalla conoscenza di un Dio che ha razionalmente ordinato il cosmo, che deriva la «straordinaria fede nella ragione» che connota l'Occidente cristiano. «Sin dagli albori i padri della Chiesa insegnarono che la ragione era il dono più grande che Dio aveva offerto agli uomini... Il cristianesimo fu la sola religione ad accogliere l'utilizzo della ragione e della logica come guida principale verso la verità religiosa». Da qui, da questa "vittoria della ragione", da questa certezza che il mondo non è una divinità, né un capriccio inconoscibile degli dèi, ma è creato secondo un Logos razionale e può essere compreso e dominato dall'uomo, derivano la scienza, la tecnologia e per esempio - come conseguenza ultima di tipo sociale, il "capitalismo", cioè quel sistema di produzione regolato che ha portato a una prosperità mai conosciuta prima nella storia umana. Naturalmente andiamo per grandi linee. Potremmo dettagliare tutte le cose che stanno dentro queste svolte storiche: la legittimazione teologica e morale della proprietà privata e del profitto, la limitazione dell'arbitrio dello Stato, il diritto della persona a non essere schiavizzato (che ha provocato una quantità di scoperte e conquiste tecnologiche). La teoria della democrazia e dei diritti dell'uomo fiorì nei grandi monasteri che hanno civilizzato l'Europa barbarica, poi nelle università medievali e nella teologia successiva. Ed è stata recepita nelle istituzioni. È tutto un sistema di pensiero e di valori che ha letteralmente dato forma al nostro vivere quotidiano e che deriva da ciò che il cristianesimo ha portato nella storia umana. Il progresso stesso è un concetto nato dai padri della Chiesa e che non è concepibile se non nella concezione cristiana della storia. Stark dettaglia fino a particolari a cui noi normalmente neanche facciamo caso. Accendere la luce, avere acqua e riscaldamento in casa, muoversi a velocità inaudita sul pianeta coprendo distanze immense, comunicare da un capo all'altro del mondo, disporre di cibo oltre ogni immaginazione, dominare lo spazio, debellare tante malattie allungando la vita umana di decenni... Tutto questo - letteralmente - non sarebbe stato neanche immaginabile se quel giorno di duemila anni fa, a Betlemme di Giudea, non fosse nato Gesù. Non è un caso se le conquiste dell'Occidente cristiano hanno civilizzato e umanizzato tutto il mondo. Ma l'origine sta in quella strepitosa liberazione dell'umano e delle sue immense energie e potenzialità che è iniziata quando è venuto Gesù. Per questo - e non a caso - la storia si divide: prima di Cristo e dopo di Lui. Per questo anche un laico - se minimamente colto e avvertito - celebra il Natale come l'alba della prosperità e della libertà. Sia chiaro: non che l'Occidente cristiano sia di colpo diventato immune dal male. Tutt'altro. Il rischio di ripiombare nelle tenebre della disumanità è stato sempre presente ed è continuo. Ma anche il male dell'uomo, nel corso dei secoli, ha trovato finalmente la forza inesausta di Cristo nella Chiesa che l'ha contrastato, l'ha perdonato e redento, dilagando nella storia dei popoli cristiani.
LA SANTIFICAZIONE
Un
grande poeta, Thomas. S. Eliot, ha colto questa drammatica lotta (di ogni giorno) dei popoli cristiani per vincere nel corso dei secoli la barbarie e la bestialità con questi versi: "Attraverso la Passione e il Sacrificio, salvati a dispetto del loro essere negativo;/ Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima;/ Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce./ Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un'altra via". Infatti, nonostante la liberazione storica che ha prodotto, Gesù non è nato innanzitutto per civilizzare il mondo, ma per santificare gli uomini, per renderli, da bestiali, divini. Diceva S. Agostino: "Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre se lui non fosse nato nel tempo. Mai saresti stato libero dalla carne del peccato, se lui non avesse assunto una carne simile a quella del peccato. Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se lui non fosse arrivato". Se non fosse nato Gesù, saremmo tutti dei disperati. Ma Lui è venuto fra noi.
LIBERO 24 dic. 2006