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giovedì 3 novembre 2022

 

Parla il virologo Tarro: “No mascherine in ospedale e sui vaccini….”

  
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Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha deciso di prorogare di altri due mesi (fino al 31 dicembre) l’ordinanza che obbliga chiunque entri in una struttura sanitaria a indossare la mascherina. “Confermiamo l’uso delle mascherine negli ospedali perché anche qui ho letto di notizie di ogni genere che però non corrispondevano alla verità”, ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa. E’ stato invece confermato lo stop all’obbligo di vaccinazione per i medici e i professionisti sanitari a partire dal primo novembre. Sui dispositivi di protezione si era innescata una polemica negli ultimi giorni, con il mondo della sanità che aveva consigliato prudenza al governo e sembra che i consigli siano stati recepiti. Abbiamo chiesto un commento al medico e virologo Giulio Tarro, primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli, allievo di Albert Sabin, inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo.

E’ giusto o no togliere l’obbligo delle mascherine negli ospedali? Molti medici si sono detti contrari, il governo ha preferito prorogare l’ordinanza. Lei come si schiera?

“Ritengo che le mascherine debbano essere indossate soltanto in sala operatoria, per il resto credo sia arrivato il momento di tornare alla normalità anche all’interno delle strutture sanitarie”.

Come risponde a chi sostiene che in questo modo si espongono i malati e le persone fragili ai virus e alle infezioni?

“Rispondo che fino al febbraio 2020 la gente circolava tranquillamente negli ospedali senza alcuna precauzione e i virus esistevano anche allora. Non capisco dove sia il problema. Tenga conto che queste discussioni si stanno facendo soltanto in Italia, perché nel resto del mondo già si è tornati alla normalità da molto tempo”.

Alcuni suoi colleghi sostengono che sarebbe utile mantenere la buona pratica delle mascherine nelle strutture sanitarie, ora che sono state sperimentate e si sono rivelate comunque efficaci per evitare la propagazione dei virus. C’è pure chi chiede di renderle obbligatorie sempre

“A questi miei colleghi rispondo che non è affatto vero che le mascherine sono utili, perché si sono sviluppate alcune patologie legate proprio al loro utilizzo. Forse ci siamo dimenticati che il nostro organismo ha bisogno di respirare ossigeno e non anitride carbonica e indossare le mascherine negli ultimi anni ha comportato lo sviluppo di micosi polmonari. Non vorrei che tutta questa polemica intorno alle mascherine sia dettata da interessi economici. Insomma, visto che adesso ne abbiamo prodotte in grandi quantità, non è che si teme che restino invendute? E’ solo un sospetto, ma alle volte a pensar male ci si azzecca. Se lei pensa che ci sono aziende che si sono messe a produrre unicamente mascherine abbandonando ciò che fabbricavano prima, qualche dubbio forse è più che legittimo”.

Come giudica l’approccio del nuovo governo nei confronti del Covid?

“Lo giudico positivamente, perché finalmente si sta facendo quello che nel resto del mondo fanno già da più di sei mesi. Ci siamo rimasti soltanto noi a discettare di mascherine e di obbligo vaccinale o a parlare di contagi che crescono e di nuove ondate all’orizzonte”.

Anche il reintegro dei medici non vaccinati e la sospensione delle sanzioni per chi non ha ottemperato all’obbligo vaccinale è un passo giusto?

“Certamente, anche negli Stati Uniti la Corte suprema ha reintegrato tutti i medici che erano stati sospesi dal servizio riconoscendogli anche gli stipendi arretrati. Mi sembra un atto di giustizia”.

Lei è stato fra i pochi in questi anni ad assumere posizioni controcorrenti finendo con l’essere accusato di sostenere tesi anti-scientifiche. Ritiene oggi di aver avuto ragione?

“Io non sono mai andato controcorrente, ho semplicemente seguito la scienza e l’esperienza che mi deriva dall’aver vissuto sul campo la lotta al colera, al ‘male oscuro di Napoli’, all’Aids e posso assicurarle che non si sono mai risolte le epidemie con approcci ideologici o con la caccia alle streghe. Quello che abbiamo visto in Italia negli ultimi due anni e mezzo è qualcosa che non ha avuto mai nulla di scientifico, ad opera di persone che non sanno neanche lontanamente cosa significhi fronteggiare un’epidemia”.

E’ giusto o no togliere l’obbligo vaccinale per i medici? Non pensa che sarebbe necessario per chi è a stretto contatto con i virus essere protetti?

“Il giuramento di Ippocrate impone a noi medici di vaccinarci e di vaccinare quando è necessario farlo, ma non ci impone di mettere a repentaglio la nostra salute. I vaccini che sono stati somministrati contro il Covid si sono rivelati in larga parte inefficaci, visto che hanno favorito la proliferazione di nuove varianti e non hanno protetto affatto le persone dal rischio di infettarsi. In Inghilterra inoltre si è scoperto che la somministrazione dei vaccini dopo la terza dose ha comportato un abbassamento complessivo delle difese immunitarie, mentre gli israeliani hanno dovuto sospendere le vaccinazioni alla quarta dose dopo l’esplodere di significativi problemi cardiovascolari. Quindi non si possono obbligare le persone a sottoporsi ad una vaccinazione che non è sicura. Oggi inoltre abbiamo la prova che il Covid si può combattere anche con il ricorso alle terapie farmacologiche, quindi mi sembra sensato revocare un obbligo assolutamente inutile”

giovedì 30 aprile 2020

LE RISPOSTE DI OGGI DEL PROFESSOR GIULIO TARRO


 PANDEMIA – LE RISPOSTE DI OGGI DEL PROFESSOR GIULIO TARRO

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Abbiamo girato al virologo Giulio Tarro alcune delle tante domande dei lettori per lui che arrivano alla redazione della Voce.
Ecco le sue risposte.

Professor Tarro, ho letto che dalle autopsie sui deceduti per coronavirus i ricercatori hanno compreso meglio le cause ed il decorso della malattia. Mi può spiegare cosa è stato scoperto in particolare?
Effettivamente la vicenda autopsie, per altro molto ridotta nell’epidemia a Wuhan, è stata inizialmente molto importante per i casi italiani.
Infatti ha dimostrato che la mortalità non avveniva per la polmonite interstiziale, ma soprattutto per un meccanismo trombo embolico dei piccoli vasi di diversi organi vitali e pertanto ha messo in evidenza l’importanza, ovvia per un pronto soccorso o letti in reparti di terapia intensiva, di utilizzare l’eparina ed il cortisone.

Ha un ruolo importante nella terapia l’utilizzo dell’Ozono?
Per quanto riguarda l’uso dei ventilatori, questo ovviamente è correlato all’ossigenazione dei polmoni e sappiamo dall’esperienza cinese, che ha utilizzato il suggerimento italiano dell’ossigeno ozonoterapia, come questa sia più necessaria per la terapia antivirus come antiossidante.

Quali sono a suo giudizio i trattamenti più efficaci di cui si parla tanto, come Clorochina, Avigan etc.?
Il Remdevisir usato per l’Ebola, la Clorochina (Plaquenil) già come antimalarico e adesso di routine in Francia, il Fapilavir (Avigan) prodotto dal 2014 in Giappone, inibitori delle proteasi del virus dell’AIDS, come Ritonavir e Lopinavir, Vitamina C a grammi, Oseltamivir, antifluenzale. Tutti questi sono farmaci per via orale. In particolare l’Avigan, nome commerciale del Favipiravir, è un antivirale già in uso da alcuni anni nei riguardi di diverse famiglie virali. Il suo uso come antivirale precoce nelle infezioni influenzali ha avuto un riscontro positivo per quanto riguarda in particolare il Giappone, dove è stato prodotto. Adesso in Italia verrà utilizzato nella regione Veneto e in Lombardia. L’ultima sperimentazione clinica è quella con un prodotto difficile da maneggiare, che  non può certo risolvere il 98% dell’epidemia: il TOCILIZUMAB, l’immunosoppressore dell’artrite reumatoide.

Cosa si sarebbe dovuto fare in Italia a gennaio, che non è stato fatto?
Uno dei problemi che è emerso in questo periodo è stato il famoso taglio dei posti letto per i pazienti acuti e per le terapie intensive, non è stata presa nessuna decisione in merito a gennaio, quando c’è stato l’inizio della malattia in Cina. Non era difficile già allora prevedere che sarebbe potuta arrivare anche da noi, come hanno fatto i colleghi francesi, che hanno raddoppiato i posti letto. Ci siamo così trovati, avendoli dimezzati prima, ad avere un quarto delle possibilità rispetto ai francesi.

Serve davvero la terapia a base di anticorpi?
Presumo che sia molto importante oggi ricorrere al sangue delle persone guarite, perchè hanno gli anticorpi che sono quelli specifici per il virus. Studi autorevoli hanno già messo in luce che bastano 200 cc di sangue del guarito per rimettere in 48 ore i soggetti che stanno in rianimazione