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domenica 23 giugno 2024

La bellezza

 La bellezza è necessaria

alla piena realizzazione

del bene del mondo,

perché solo essa

illumina la tenebra

del nostro mondo

-VLADIMIR SOLOVEV

giovedì 18 aprile 2024

Le persone migliori

 “Le persone migliori possiedono un sentimento per la bellezza, il coraggio di rischiare, la disciplina di dire la verità, la capacità di sacrificio. Ironicamente, le loro virtù li rendono vulnerabili; spesso sono feriti, talvolta distrutti.”

Ernest Hemingway, “Addio alle armi”

martedì 16 aprile 2024

Bellezza

 Il mio rammarico è che l’intensa bellezza che io vedo, e che mi viene offerta dalla scienza, sia vista da così poca gente.

Richard Feynman

lunedì 1 aprile 2024

La bellezza

 La bellezza è necessaria

alla piena realizzazione

del bene del mondo,

perché solo essa

illumina la tenebra

del nostro mondo

-VLADIMIR SOLOVEV

sabato 28 ottobre 2023

Il Salvator Mundi di Bernini

 

Il Salvator Mundi di Bernini, nel mistero del Suo Volto

Verso la fine della sua esistenza, Bernini avvertì sempre di più la necessità di un confronto personale con il mistero divino. Da qui nacque il volto del Salvator Mundi, suo ultimo capolavoro e testamento spirituale. Gesù, avvolto in uno sfaccettato panneggio levigato, ha una precisa fisionomia e l’originalità della Sua figura ci dice tanto della Sua potenza salvifica.

CULTURA 14_11_2020

Gian Lorenzo Bernini, Salvator Mundi, Roma - Basilica di S. Sebastiano fuori le Mura

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il Suo amore per gli uomini, Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la Sua misericordia” (Tt 3, 4-5).


All’approssimarsi della fine della sua esistenza, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), l’acclamato “grande regista del Barocco”, avvertì sempre più stringente la necessità di un confronto personale e sincero con il Mistero cui nell’ultimo periodo cercò di andare incontro non solo intensificando le pratiche devozionali e caritatevoli ma anche attraverso gli strumenti della sua professione. Gli diede, infine, un volto che è quello bellissimo del Salvator Mundi ora conservato in una nicchia della basilica romana di San Sebastiano fuori le Mura, sull’antica via Appia. Fu il suo ultimo capolavoro e il suo testamento spirituale.

pulsante della mondanità romana, sente, alla fine, il bisogno di meditare sulla verità ultima del suo destino: Cristo.


Gesù, avvolto in uno sfaccettato panneggio levigato, che suggerisce l’effetto della seta o del raso, ha una precisa fisionomia: gli zigomi ossuti, la fronte sfuggente e il naso allungato sono incorniciati da folti e lunghi capelli, mentre la mano destra benedicente, rivolta in direzione opposta rispetto al Suo sguardo, scartando la tradizionale ieraticità di questa iconografia, conferisce al simulacro un teatrale dinamismo.


E dice della potenza del Suo gesto, salvifico “non per opere giuste da noi compiute, ma per la Sua misericordia”.

lunedì 2 gennaio 2023

Ragione e Bellezza

 

Ragione e Bellezza

P. Willibald Hopfgartner, OFM
Santo Padre, mi chiamo Willibald Hopfgartner, sono francescano e opero nella scuola e in diversi ambiti della guida dell’Ordine. Nel Suo Discorso di Ratisbona Lei ha sottolineato il legame sostanziale tra lo Spirito divino e la ragione umana. Dall’altro canto, Lei ha anche sempre sottolineato l’importanza dell’arte e della bellezza, dell’estetica. Allora, accanto al dialogo concettuale su Dio (in teologia), non dovrebbe essere sempre di nuovo ribadita l’esperienza estetica della fede nell’ambito della Chiesa, per l’annuncio e la liturgia?

Grazie. Sì, penso che le due cose vadano insieme: la ragione, la precisione, l’onestà della riflessione sulla verità, e la bellezza. Una ragione che in qualche modo volesse spogliarsi della bellezza, sarebbe dimezzata, sarebbe una ragione accecata. Soltanto le due cose unite formano l’insieme, e proprio per la fede questa unione è importante. La fede deve continuamente affrontare le sfide del pensiero di questa epoca, affinché essa non sembri una sorta di leggenda irrazionale che noi manteniamo in vita, ma sia veramente una risposta alle grandi domande; affinché non sia solo abitudine ma verità – come ebbe a dire una volta Tertulliano. San Pietro, nella sua prima Lettera, aveva scritto quella frase che i teologi del medioevo avevano preso come legittimazione, quasi come incarico per il loro lavoro teologico: "Siate pronti in ogni momento a rendere conto del senso della speranza che è in voi" – apologia del logos della speranza, un trasformare cioè il logos, la ragione della speranza in apologia, in risposta agli uomini. Evidentemente, egli era convinto del fatto che la fede fosse logos, che essa fosse una ragione, una luce che proviene dalla Ragione creatrice, e non un bel miscuglio, frutto del nostro pensiero. Ed ecco perché è universale, per questo può essere comunicata a tutti.

Ma proprio questo logos creatore non è soltanto un logos tecnico – su questo aspetto torneremo con un’altra risposta – è ampio, è un logos che è amore e quindi tale da esprimersi nella bellezza e nel bene. E, in realtà, una volta ho detto che per me, l’arte ed i Santi sono la più grande apologia della nostra fede. Gli argomenti portati dalla ragione sono assolutamente importanti ed irrinunciabili, ma poi da qualche parte rimane sempre il dissenso. Invece, se guardiamo i Santi, questa grande scia luminosa con la quale Iddio ha attraversato la storia, vediamo che lì veramente c’è una forza del bene che resiste ai millenni, lì c’è veramente la luce dalla luce. E nello stesso modo, se contempliamo le bellezze create dalla fede, ecco, sono semplicemente, direi, la prova vivente della fede. Se guardo questa bella cattedrale: è un annuncio vivente! Essa stessa ci parla, e partendo dalla bellezza della cattedrale riusciamo ad annunciare visivamente Dio, Cristo e tutti i suoi misteri: qui essi hanno preso forma e ci guardano. Tutte le grandi opere d’arte, le cattedrali – le cattedrali gotiche e le splendide chiese barocche – tutte sono un segno luminoso di Dio e quindi veramente una manifestazione, un’epifania di Dio. E nel cristianesimo si tratta proprio di questa epifania: che Dio è diventato una velata Epifania - appare e risplende. Abbiamo appena ascoltato l’organo in tutto il suo splendore e io penso che la grande musica nata nella Chiesa sia un rendere udibile e percepibile la verità della nostra fede: dal gregoriano alla musica delle cattedrali fino a Palestrina e alla sua epoca, fino a Bach e quindi a Mozart e Bruckner e così via ... Ascoltando tutte queste opere – le Passioni di Bach, la sua Messa in si bemolle e le grandi composizioni spirituali della polifonia del XVI secolo, della scuola viennese, di tutta la musica, anche quella di compositori minori – improvvisamente sentiamo: è vero! Dove nascono cose del genere, c’è la Verità. Senza un’intuizione che scopra il vero centro creativo del mondo, non può nascere tale bellezza. Per questo penso che dovremmo sempre fare in modo che le due cose siano insieme, portarle insieme. Quando, in questa nostra epoca, discutiamo della ragionevolezza della fede, discutiamo proprio del fatto che la ragione non finisce dove finiscono le scoperte sperimentali, essa non finisce nel positivismo; la teoria dell’evoluzione vede la verità, ma ne vede soltanto metà: non vede che dietro c’è lo Spirito della creazione. Noi stiamo lottando per l’allargamento della ragione e quindi per una ragione che, appunto, sia aperta anche al bello e non debba lasciarlo da parte come qualcosa di totalmente diverso e irragionevole. L’arte cristiana è un’arte razionale – pensiamo all’arte del gotico o alla grande musica o anche, appunto, alla nostra arte barocca – ma è espressione artistica di una ragione molto ampliata, nella quale cuore e ragione si incontrano. Questo è il punto. Questo, penso, è in qualche modo la prova della verità del cristianesimo: cuore e ragione si incontrano, bellezza e verità si toccano. E quanto più noi stessi riusciamo a vivere nella bellezza della verità, tanto più la fede potrà tornare ad essere creativa anche nel nostro tempo e ad esprimersi in una forma artistica convincente.

Allora, caro Padre Hopfgartner, grazie per la domanda; cerchiamo di fare in modo che le due categorie, quella estetica e quella noetica, siano unite e che in questa grande ampiezza si manifesti l’interezza e la profondità della nostra fede.]
Benedetto XVI 
Bressanone 2006 discorso al clero 


lunedì 19 settembre 2022

Solo la bellezza crea speranza

 "Solo la bellezza crea speranza nel cuore e nella mente dell'uomo. La modalità in cui lo fa è duplice: maestà e semplicità. Che cosa è più maestoso di una stella e più semplice della sua luce? La vita non è mai povera, povero è il nostro sguardo, incapace di leggere la realtà su più livelli. La realtà risponde solo a chi le corrisponde, e chi corrisponde per eccellenza a questa maestosa semplicità è il bambino". Alessandro D'Avenia #alessandrodavenia

lunedì 27 giugno 2022

La bellezza

 A Jesolo il cardinale Angelo Bagnasco, parlando a braccio, ha tenuto una  "lectio" proprio sulla Bellezza che salva. Eccone una mia sintesi:


Si fa esperienza del Bello quando accade la commozione estetica, la contemplazione, il rapimento interiore. Il Bello raggiunge la profondità dell'essere e in qualche modo lo salva. Ci salva dalla banalità, dalla superficialità, dalla visione pessimistica del mondo e di noi stessi. La commozione estetica ha questo potere di salvazione dalla banalità, dalla tristezza, dalle ombre dei fantasmi che ci vorrebbero far dire che un altro mondo è impossibile.

Poi urge una salvezza più profonda: essere salvati dal non-senso, dal nulla.

Nel cupolino di san Marco, come abbiamo appena visto, dentro la Creazione c'è già la Redenzione, la promessa di un mondo nuovo: Dio ricomincia la sua opera cominciando da se stesso: s'incarna e viene a redimerci, perché "tutto è stato fatto per mezzo di Lui (Creazione) e in vista di Lui (Redenzione)". L'uomo ha bisogno di questa salvezza ontologica.

La commozione estetica non è la meta, ma la via che ci conduce alla commozione metafisica, cioè ad una salvezza ben altra e definitiva.

La riflessione greca ha fuso il Bello e il Buono in una sola parola: "Kalokagathìa". Su questa scia la riflessione ortodossa con Pavel Florenskij ci fa fare un passo avanti: "La vera Bellezza coincide col Bene, ovvero con l'Amore che è la forma suprema del bene". 

Quando guardo un anziano pieno di rughe - portate magari con sano orgoglio - malato e decrepito, mi chiedo: dov'è il bello? E sorge in me una commozione diversa, nella quale s'incarna l'amore.

Quando abbiamo la grazia di incontrare persone che vivono questo amore, ci sentiamo bene. Ci sono persone la cui presenza e vicinanza semplicemente ci fa bene, ci fa stare meglio. La bellezza di queste persone  ci dà fiducia e ci ci libera dall'angoscia, ovvero dall'ombra che circola nella nostra stanca Europa. Specialmente nei giovani c'è smarrimento, non senso per la vita, sbandamento nei comportamenti. Se non trovano un orientamento etico e spirituale finiscono in balìa degli istinti e si lasciano vivere: è il contrario della libertà. Aveva ragione Camus che nel Sisifo scrive: "Il problema dei problemi è se la vita val la pena dell'essere vissuta. È il problema del suicidio".

La Bellezza ci porta su in alto, ad un livello ben superiore: "Dio è amore". La Bellezza assoluta è l'infinito che ha il volto di Gesù. La liturgia è la bellezza in atto: l'anima viene posta nel cuore della Trinità, per partecipare alla suprema bellezza di Dio. La suprema Bellezza è quella che ci attende alla fine.

martedì 19 aprile 2022

Giovani bellezza

 « La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio. »


Franz Kafka

martedì 22 marzo 2022

La bellezza

Quando le chiesero di rivelare i suoi segreti di bellezza, Audrey Hepburn scrisse questo bellissimo testo che venne poi letto al suo funerale. 
 "Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili. 
Per avere uno sguardo amorevole, cerca il lato buono delle persone. 
Per avere un aspetto magro, condividi il tuo cibo con l'affamato. 
Per avere capelli bellissimi, lascia che un bimbo li attraversi con le proprie dita una volta al giorno. 
Per avere un bel portamento, cammina sapendo di non essere mai sola, perchè coloro che ti amano e ti hanno amato, ti accompagnano. 
Le persone, ancora più che gli oggetti, hanno bisogno di essere riparate, viziate, risvegliate, volute e salvate: non rinunciate mai a nessuno. 
Ricorda, se mai avrai bisogno di una mano, le troverai alla fine di entrambe le tue braccia. 
Quando diventerai anziana, scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stessa, la seconda per aiutare gli altri.
 La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel suo viso o nel suo modo di sistemare i capelli. 
La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perchè quella è la porta aperta sul suo cuore, la fonte del suo amore.
La bellezza di una donna non risiede nel suo trucco, ma la vera bellezza in una donna è riflessa nella propria anima.
È la tenerezza che da' l'amore, la passione che essa esprime. La bellezza di una donna cresce con gli anni"

venerdì 3 dicembre 2021

La bellezza di tutto il mondo di Dio e del suo grande mistero

 La bellezza di tutto il mondo di Dio e del suo grande mistero

***

Quand’ero giovane, molto tempo fa, sono passati quasi quarant’anni,

padre Anfim ed io erravamo per tutta la Russia chiedendo la carità per il nostro monastero;

una notte pernottammo sulla riva di un grosso fiume navigabile, insieme ai pescatori, e

accanto a noi si venne a sedere un ragazzo contadino, d’aspetto dignitoso, sui diciotto

anni, a giudicare dall’apparenza; il giorno dopo doveva correre alla sua destinazione per

tirare un barcone di mercanti con l’alzaia. Notai che egli guardava dritto davanti a sé con

lo sguardo limpido e commosso. Era una notte di luglio, luminosa, calma, mite,

dall’ampio fiume saliva un vapore che ci rinfrescava, di tanto in tanto udivamo lo

sciacquettio dei pesciolini, gli uccellini tacevano, era tutto silenzioso e magnifico, ogni

cosa innalzava una preghiera a Dio. Noi due soltanto eravamo svegli, il ragazzo ed io, e

parlavamo della bellezza di tutto il mondo di Dio e del suo grande mistero.

Ogni filo d’erba, ogni moscerino, ogni formica e ape dorata, ogni creatura conosce il

proprio cammino così bene da lasciar sbalorditi, pur non avendone consapevolezza, essi

testimoniano del mistero divino, e lo realizzano incessantemente, questo io dicevo e

intanto vedevo che il cuore di quel giovane si infiammava. Mi disse che amava la foresta e

gli uccelli del bosco, era un buon uccellatore, conosceva il fischio di tutti gli uccelli,

sapeva come attirare ciascuna specie; disse pure che non c’era niente di più bello per lui

che stare nella foresta, ma del resto tutto era bello. “È vero”, gli risposi io, “è tutto bello e

magnifico perché tutto è verità. Guarda”, continuai, ” il cavallo, quell’animale sublime,

così vicino all’uomo, oppure il bue, che lo nutre e lavora per lui, pensieroso e a capo

chino, guarda le loro facce: quanta mitezza, quanta devozione verso l’uomo che pure

spesso li picchia senza pietà, quanta placidità, quanta fiducia e quanta bellezza nelle loro

facce! Quello che commuove è pensare che essi sono liberi da qualunque peccato, giacché

tutto è perfetto, tutto tranne l’uomo, tutto è senza macchia, e Cristo è con quelle creature

da più tempo che con noi”.

“Perché”, domandò il giovane, “Cristo è anche con loro?” “E come potrebbe essere

diversamente”, risposi io, “giacché il Verbo vale per tutti, e tutta la creazione e tutte le

creature, finanche ogni singola fogliolina, aspirano al Verbo, cantano la gloria di Dio,

piangono il Cristo, compiendo inconsapevolmente il mistero della loro vita libera da

peccato. Ecco”, gli dissi, “nella foresta si aggira un terribile orso, minaccioso e feroce, ma

lui non ne ha nessuna colpa”. E gli raccontai che una volta un orso si avvicinò ad un

grande santo in eremitaggio in una piccola cella nella foresta, e il grande santo ebbe pietà

di lui, uscì dalla sua cella, senza avere paura, e gli dette un pezzo di pane: “Va’ e che

Cristo sia con te!”, gli disse e la belva feroce si allontanò senza fargli del male. Il ragazzo

si commosse per il fatto che l’orso si fosse allontanato senza fare alcun male e che Cristo

era con lui. “Ah com’è bello, com’è bello e meraviglioso il mondo di Dio!” Se ne stava

seduto assorto nei suoi pensieri, tranquillo e sereno. Vidi che aveva capito. E scivolò

accanto a me nel suo sonno leggero e innocente.

Che Dio benedica la giovinezza! Pregai anche per lui e poi andai a dormire. Signore,

manda la pace e la luce al tuo popolo

lunedì 25 ottobre 2021

La Bellezza

La Bellezza

***

 Ma io dichiaro che Shakespeare e Raffaello stanno al di sopra della liberazione dei servi della gleba, al di sopra della nazionalità, al di sopra del socialismo, al di sopra della giovane generazione, al di sopra della chimica, quasi al di sopra dell’umanità intera, poiché sono il frutto di tutta l’umanità e forse il più alto frutto che mai possa esistere! Uomini meschini, che cosa vi manca per capire? Ma lo sapete voi che senza gli inglesi l’umanità può ancora vivere, può vivere senza la Germania, può vivere fin troppo facilmente senza gli uomini russi, può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui. La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.

Fedor Dostoevskij, I demoni. 

giovedì 29 aprile 2021

 Credo che non c’è peggior peccato

che non stupirsi più di niente

e che tutta l’intelligenza

e la cultura del mondo resti muta

e si inchini davanti a questo grande mistero,

al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma,

che si trasforma ogni secondo.


     Perché la vita è l’unico miracolo

        a cui non puoi non credere.


Simone Cristicchi    CREDO

venerdì 2 aprile 2021

La bellezza è una cosa spaventosa e terribile!

La bellezza è una cosa spaventosa e terribile!

***

«La bellezza è una cosa spaventosa e terribile! Spaventosa perché indefinibile, e non la si può definire perché Dio ha posto soltanto degli enigmi. Qui è dove tutte le rive convergono, dove convivono tutte le contraddizioni. Io, fratello, sono molto ignorante, ma ci ho pensato a lungo. C'è una quantità spaventosa di misteri! L'uomo sulla terra è oppresso dai troppi enigmi! Risolvili, se ne sei capace, e uscirai asciutto dall'acqua. La bellezza! Io poi non riesco affatto a sopportare che un uomo, perfino superiore quanto a cuore e di grande intelligenza, parta dall'ideale della Madonna per finire con l'ideale di Sodoma. E. mi fa ancor più spavento chi ha già nell'animo l'ideale di Sodoma eppur non nega quello della Madonna per il quale il suo cuore arde, e arde davvero, veramente, come negli anni innocenti della giovinezza. No, è vasto l'uomo, fin troppo vasto, io lo restringerei. Lo sa il diavolo che cos'è, infine! Quello che alla mente pare una vergogna, per il cuore è tutta bellezza. Forse che la bellezza si trova a Sodoma? Credimi, per la stragrande maggioranza degli uomini la bellezza è rinchiusa proprio a Sodoma. Eri al corrente di questo mistero o no? Ciò che è terribile è che la bellezza non è solo spaventosa, ma anche misteriosa. Qui il diavolo lotta con Dio e il campo di battaglia è il cuore dell'uomo. E peraltro, la lingua batte dove il dente duole» 

Dostoevskij nei Fratelli Karamazov 

mercoledì 27 novembre 2019

segreti di bellezza, Audrey Hepburn

segreti di bellezza, Audrey Hepburn 


Quando le chiesero di rivelare i suoi segreti di bellezza, Audrey Hepburn scrisse questo bellissimo testo che venne poi letto anche al suo funerale. Le stesse parole che noi uomini oggi dedichiamo alle nostre compagne, alle donne che amiamo, a tutte le donne:

"Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.
Per avere uno sguardo amorevole, cerca il lato buono delle persone.
Per avere un aspetto magro, condividi il tuo cibo con l'affamato.
Per avere capelli bellissimi, lascia che un bimbo li attraversi con le proprie dita una volta al giorno.
Per avere un bel portamento, cammina sapendo di non essere mai sola, perchè coloro che ti amano e ti hanno amato, ti accompagnano.
Le persone, ancora più che gli oggetti, hanno bisogno di essere riparate, viziate, risvegliate, volute e salvate: non rinunciate mai a nessuno.
Ricorda, se mai avrai bisogno di una mano, le troverai alla fine di entrambe le tue braccia. Quando diventerai anziana, scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stessa, la seconda per aiutare gli altri.
La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel suo viso o nel suo modo di sistemare i capelli. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perchè quella è la porta aperta sul suo cuore, la fonte del suo amore.
La bellezza di una donna non risiede nel suo trucco, ma la vera bellezza in una donna è riflessa nella propria anima. È la tenerezza che da' l'amore, la passione che essa esprime. 
La bellezza di una donna cresce con gli anni"
Audrey Hepburn 

lunedì 11 febbraio 2019

La bellezza

La bellezza
***

"La bellezza è una cosa terribile e paurosa. 
Paurosa, perché è indefinibile, e definirla non si può, 
perché Dio non ci ha dato che enigmi. 
Qui le due rive si uniscono, 
qui tutte le contraddizioni coesistono. 
Io, fratello, sono molto ignorante, 
ma ho pensato molto a queste cose. 
Quanti misteri! Troppi enigmi sulla terra opprimono l’uomo. Scioglili, se puoi, e torna salvo alla riva.
La bellezza! Io non posso sopportare 
che un uomo, magari di cuore nobilissimo 
e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna 
e finisca con l’ideale di Sodoma. 
Ancora più terribile è quando uno ha già nel suo cuore l’ideale di Sodoma e tuttavia non rinnega 
nemmeno l’ideale della Madonna, 
anzi, il suo cuore brucia per questo ideale, 
e brucia davvero, sinceramente, 
come negli anni innocenti della giovinezza. 
No, l’animo umano è immenso, fin troppo, 
io lo rimpicciolirei. Chi lo sa con precisione che cos’è? 
Lo sa il diavolo, ecco! 
Quello che alla mente sembra un’infamia, 
per il cuore, invece è tutta bellezza.
Ma c’è forse bellezza nell’ideale di Sodoma? 
Credimi, proprio nell’ideale di Sodoma 
la trova l’enorme maggioranza degli uomini! 
Lo conoscevi questo segreto, o no? 
La cosa paurosa è che la bellezza non solo è terribile, 
ma è anche un mistero.
E’ qui che Satana lotta con Dio,
e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini. 
Già, la lingua batte dove il dente duole."
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij
da: I fratelli Karamazov)

venerdì 25 gennaio 2019

La verità, manifestata dalla bellezza, è enigmatica

La verità, manifestata dalla bellezza, è enigmatica
***
«La verità, manifestata dalla bellezza, è enigmatica; essa non può essere né decifrata né spiegata con le parole, ma quando un essere umano, una persona si trova accanto a questa bellezza, si imbatte in questa bellezza, sta di fronte a questa bellezza, essa fa sentire la sua presenza, almeno con quei brividi che corrono lungo la schiena. La bellezza è come un miracolo, del quale l’uomo diventa involontariamente testimone. Tutto qua».
(Andrej Tarkovskij, Intervista a Poiesis)

lunedì 31 dicembre 2018

La Bellezza

La Bellezza
Henri Poincaré, nel suo saggio Il valore della scienza (1904) distingue nettamente tra «pratici intransigenti» e «curiosi della natura»: i primi pensano soltanto al guadagno, mentre i secondi cercano di capire in che maniera possiamo indagare per conoscere. Dice Poincaré:
«Senza dubbio vi hanno spesso domandato a che servono le matematiche e se queste delicate costruzioni, ricavate interamente dalla nostra mente, non siano artificiali e non siano che un parto del nostro capriccio. Fra le persone che fanno tale domanda devo distinguere: la gente pratica ci chiede solamente il mezzo di guadagnare denaro. Essa non merita una risposta. Converrebbe piuttosto domandarle a che accumulare tante ricchezze, e se valga la pena, per avere il tempo di conquistarle, trascurare l’arte e la scienza le quali soltanto ci fanno spiriti capaci di gioirne, et propter vitam vivendi perdere causas» (p. 99).
«Una scienza fatta unicamente in vista delle applicazioni» è una scienza «impossibile», perché «le verità non sono feconde se non sono concatenate le une alle altre» (ibidem). E se «ci si attiene soltanto a quelle [verità] da cui si spera un risultato immediato, mancheranno gli anelli intermedi e non vi sarà più catena» (ibidem).
A fianco «dei pratici intransigenti», Poincaré colloca «quelli che sono soltanto curiosi della natura e ci domandano se siamo in grado di farla conoscere loro meglio» (p. 100).
«Le matematiche hanno un triplice scopo. Esse devono fornire uno strumento per lo studio della natura. Ma non è tutto: esse hanno uno scopo filosofico, e, oso dirlo, uno scopo estetico. Devono aiutare il filosofo ad approfondire le nozioni di numero, di spazio, di tempo. E soprattutto i loro adepti vi trovano un godimento analogo a quello che danno la pittura e la musica» (p. 100).
I matematici «ammirano la delicata armonia dei numeri e delle forme» e si «meravigliano quando una nuova scoperta apre loro un’inattesa prospettiva».
Per queste ragioni, “«le matematiche meritano di essere coltivate per se stesse e le teorie che non possono essere applicate alla fisica devono essere coltivate come le altre». Per Poincaré, insomma, anche «quando lo scopo fisico e lo scopo estetico non fossero solidali, non dovremmo sacrificare né l’uno né l’altro» (p. 100).
Vi è analogia tra matematici e scrittori: «Gli scrittori che abbelliscono una lingua, che la trattano come un oggetto d’arte, ne fanno nello stesso tempo uno strumento più docile, più atto a rendere le sfumature del pensiero», come «l’analista, che persegue uno scopo puramente estetico, contribuisca per ciò stesso a creare una lingua più atta a soddisfare il fisico» (p. 102).
Nell’introduzione all’edizione americana de Il valore della scienza – pubblicata a New York nel 1907 e poi ripresa nel volume Scienza e metodo nel 1908 – Poincaré scrive:
«Per Tolstoj la parola “utilità” non ha chiaramente lo stesso significato che le viene attribuito dagli uomini d’affari, e con loro dalla maggior parte dei nostri contemporanei. Egli si preoccupa poco delle applicazioni industriali, delle meraviglie dell’elettricità o dell’automobilismo, che considera piuttosto come ostacoli al progresso morale; l’utile è unicamente ciò che può rendere l’uomo migliore» (p. 9).
Se le nostre scelte vengono determinate «soltanto dal capriccio o dall’utilità immediata non vi può essere ‘scienza per la scienza’, né, di conseguenza, scienza». Chi lavora «soltanto in vista di applicazioni immediate non lascerebbe niente dietro di sé» (p. 10):
«Basta aprire gli occhi per rendersi conto che tutte le conquiste dell’industria, che hanno arricchito un così gran numero di “uomini pratici” non sarebbero mai state realizzate se fossero esistiti solo questi uomini pratici, se costoro non fossero stati preceduti da pazzi disinteressati, morti in miseria, che non hanno mai pensato al profitto e ciò nondimeno avevano una guida diversa dal proprio esclusivo capriccio» (p. 10).
«Supponiamo che si voglia determinare una curva osservando alcuni dei suoi punti: l’uomo pratico, interessato soltanto all’utilità immediata, si limiterebbe a osservare soltanto i punti di cui avesse bisogno per qualche fine particolare», mentre «l’uomo di scienza, dato che vuole studiare la curva di per se stessa, suddividerà in maniera regolare i punti da osservare, e non appena ne conoscerà alcuni li unirà con un grafico regolare, e in tal modo otterrà la curva completa» (pp. 13-14).
L’uomo di scienza, non solo non «sceglie a caso i fatti che deve osservare” (p. 14), ma soprattutto non studia la natura per scopi utilitaristici:
«L’uomo di scienza non studia la natura perché ciò è utile; la studia perché ci prova gusto, e ci prova gusto perché la natura è bella. Se la natura non fosse bella, non varrebbe la pena conoscerla, né varrebbe la pena vivere la nostra vita. Non intendo parlare, naturalmente, di quella bellezza che colpisce i sensi, della bellezza delle apparenze qualitative; non che la disdegni, tutt’altro, ma essa non ha nientea che vedere con la scienza. Intendo invece parlare di quella bellezza più riposta che deriva dall’ordine armonioso delle parti, e che può essere colta dalla pura intelligenza. Essa dà un corpo, uno scheletro per così dire, alle cangianti apparenze che deliziano i nostri sensi, e senza questo sostegno la bellezza di quei sogni fugaci non sarebbe che imperfetta, perché confusa e sempre fuggitiva» (p. 15).

Henri PoincaréL’analisi e la fisica, in Id., Il valore della scienza, La Nuova Italia, 1984

lunedì 10 dicembre 2018

Noi non ci accontentiamo di vedere la bellezza

Noi non ci accontentiamo  di vedere la bellezza
***
Noi non ci accontentiamo  di vedere la bellezza, anche se il Cielo sa che gran dono sia questo. Noi vogliamo qualcos'altro, che è difficile esprimere a parole - vogliamo sentirci uniti alla bellezza che vediamo, trapassarla, riceverla dentro di noi, immergerci in essa, diventarne parte..." Lewis

domenica 11 febbraio 2018

La bellezza

La bellezza 
***

"La bellezza è una cosa terribile e paurosa.
Paurosa, perché è indefinibile, e definirla non si può,
perché Dio non ci ha dato che enigmi.
Qui le due rive si uniscono,
qui tutte le contraddizioni coesistono.
Io, fratello, sono molto ignorante,
ma ho pensato molto a queste cose.
Quanti misteri! Troppi enigmi sulla terra opprimono l’uomo. Scioglili, se puoi, e torna salvo alla riva.
La bellezza! Io non posso sopportare
che un uomo, magari di cuore nobilissimo
e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna
e finisca con l’ideale di Sodoma.
Ancora più terribile è quando uno ha già nel suo cuore l’ideale di Sodoma e tuttavia non rinnega
nemmeno l’ideale della Madonna,
anzi, il suo cuore brucia per questo ideale,
e brucia davvero, sinceramente,
come negli anni innocenti della giovinezza.
No, l’animo umano è immenso, fin troppo,
io lo rimpicciolirei. Chi lo sa con precisione che cos’è?
Lo sa il diavolo, ecco!
Quello che alla mente sembra un’infamia,
per il cuore, invece è tutta bellezza.
Ma c’è forse bellezza nell’ideale di Sodoma?
Credimi, proprio nell’ideale di Sodoma
la trova l’enorme maggioranza degli uomini!
Lo conoscevi questo segreto, o no?
La cosa paurosa è che la bellezza non solo è terribile,
ma è anche un mistero.
E’ qui che Satana lotta con Dio,
e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini.
Già, la lingua batte dove il dente duole."
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
da: I fratelli Karamazov