La bellezza è necessaria
alla piena realizzazione
del bene del mondo,
perché solo essa
illumina la tenebra
del nostro mondo
-VLADIMIR SOLOVEV
"La Chiesa è il luogo dove tutte le verità si incontrano"................. Gilbert Keith Chesterton
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La bellezza è necessaria
alla piena realizzazione
del bene del mondo,
perché solo essa
illumina la tenebra
del nostro mondo
-VLADIMIR SOLOVEV
“Le persone migliori possiedono un sentimento per la bellezza, il coraggio di rischiare, la disciplina di dire la verità, la capacità di sacrificio. Ironicamente, le loro virtù li rendono vulnerabili; spesso sono feriti, talvolta distrutti.”
Ernest Hemingway, “Addio alle armi”
Il mio rammarico è che l’intensa bellezza che io vedo, e che mi viene offerta dalla scienza, sia vista da così poca gente.
Richard Feynman
La bellezza è necessaria
alla piena realizzazione
del bene del mondo,
perché solo essa
illumina la tenebra
del nostro mondo
-VLADIMIR SOLOVEV
Verso la fine della sua esistenza, Bernini avvertì sempre di più la necessità di un confronto personale con il mistero divino. Da qui nacque il volto del Salvator Mundi, suo ultimo capolavoro e testamento spirituale. Gesù, avvolto in uno sfaccettato panneggio levigato, ha una precisa fisionomia e l’originalità della Sua figura ci dice tanto della Sua potenza salvifica.

Gian Lorenzo Bernini, Salvator Mundi, Roma - Basilica di S. Sebastiano fuori le Mura
“Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il Suo amore per gli uomini, Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la Sua misericordia” (Tt 3, 4-5).
All’approssimarsi della fine della sua esistenza, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), l’acclamato “grande regista del Barocco”, avvertì sempre più stringente la necessità di un confronto personale e sincero con il Mistero cui nell’ultimo periodo cercò di andare incontro non solo intensificando le pratiche devozionali e caritatevoli ma anche attraverso gli strumenti della sua professione. Gli diede, infine, un volto che è quello bellissimo del Salvator Mundi ora conservato in una nicchia della basilica romana di San Sebastiano fuori le Mura, sull’antica via Appia. Fu il suo ultimo capolavoro e il suo testamento spirituale.
pulsante della mondanità romana, sente, alla fine, il bisogno di meditare sulla verità ultima del suo destino: Cristo.
Gesù, avvolto in uno sfaccettato panneggio levigato, che suggerisce l’effetto della seta o del raso, ha una precisa fisionomia: gli zigomi ossuti, la fronte sfuggente e il naso allungato sono incorniciati da folti e lunghi capelli, mentre la mano destra benedicente, rivolta in direzione opposta rispetto al Suo sguardo, scartando la tradizionale ieraticità di questa iconografia, conferisce al simulacro un teatrale dinamismo.
E dice della potenza del Suo gesto, salvifico “non per opere giuste da noi compiute, ma per la Sua misericordia”.
Ragione e Bellezza
"Solo la bellezza crea speranza nel cuore e nella mente dell'uomo. La modalità in cui lo fa è duplice: maestà e semplicità. Che cosa è più maestoso di una stella e più semplice della sua luce? La vita non è mai povera, povero è il nostro sguardo, incapace di leggere la realtà su più livelli. La realtà risponde solo a chi le corrisponde, e chi corrisponde per eccellenza a questa maestosa semplicità è il bambino". Alessandro D'Avenia #alessandrodavenia
A Jesolo il cardinale Angelo Bagnasco, parlando a braccio, ha tenuto una "lectio" proprio sulla Bellezza che salva. Eccone una mia sintesi:
Si fa esperienza del Bello quando accade la commozione estetica, la contemplazione, il rapimento interiore. Il Bello raggiunge la profondità dell'essere e in qualche modo lo salva. Ci salva dalla banalità, dalla superficialità, dalla visione pessimistica del mondo e di noi stessi. La commozione estetica ha questo potere di salvazione dalla banalità, dalla tristezza, dalle ombre dei fantasmi che ci vorrebbero far dire che un altro mondo è impossibile.
Poi urge una salvezza più profonda: essere salvati dal non-senso, dal nulla.
Nel cupolino di san Marco, come abbiamo appena visto, dentro la Creazione c'è già la Redenzione, la promessa di un mondo nuovo: Dio ricomincia la sua opera cominciando da se stesso: s'incarna e viene a redimerci, perché "tutto è stato fatto per mezzo di Lui (Creazione) e in vista di Lui (Redenzione)". L'uomo ha bisogno di questa salvezza ontologica.
La commozione estetica non è la meta, ma la via che ci conduce alla commozione metafisica, cioè ad una salvezza ben altra e definitiva.
La riflessione greca ha fuso il Bello e il Buono in una sola parola: "Kalokagathìa". Su questa scia la riflessione ortodossa con Pavel Florenskij ci fa fare un passo avanti: "La vera Bellezza coincide col Bene, ovvero con l'Amore che è la forma suprema del bene".
Quando guardo un anziano pieno di rughe - portate magari con sano orgoglio - malato e decrepito, mi chiedo: dov'è il bello? E sorge in me una commozione diversa, nella quale s'incarna l'amore.
Quando abbiamo la grazia di incontrare persone che vivono questo amore, ci sentiamo bene. Ci sono persone la cui presenza e vicinanza semplicemente ci fa bene, ci fa stare meglio. La bellezza di queste persone ci dà fiducia e ci ci libera dall'angoscia, ovvero dall'ombra che circola nella nostra stanca Europa. Specialmente nei giovani c'è smarrimento, non senso per la vita, sbandamento nei comportamenti. Se non trovano un orientamento etico e spirituale finiscono in balìa degli istinti e si lasciano vivere: è il contrario della libertà. Aveva ragione Camus che nel Sisifo scrive: "Il problema dei problemi è se la vita val la pena dell'essere vissuta. È il problema del suicidio".
La Bellezza ci porta su in alto, ad un livello ben superiore: "Dio è amore". La Bellezza assoluta è l'infinito che ha il volto di Gesù. La liturgia è la bellezza in atto: l'anima viene posta nel cuore della Trinità, per partecipare alla suprema bellezza di Dio. La suprema Bellezza è quella che ci attende alla fine.
« La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio. »
Franz Kafka
La bellezza di tutto il mondo di Dio e del suo grande mistero
***
Quand’ero giovane, molto tempo fa, sono passati quasi quarant’anni,
padre Anfim ed io erravamo per tutta la Russia chiedendo la carità per il nostro monastero;
una notte pernottammo sulla riva di un grosso fiume navigabile, insieme ai pescatori, e
accanto a noi si venne a sedere un ragazzo contadino, d’aspetto dignitoso, sui diciotto
anni, a giudicare dall’apparenza; il giorno dopo doveva correre alla sua destinazione per
tirare un barcone di mercanti con l’alzaia. Notai che egli guardava dritto davanti a sé con
lo sguardo limpido e commosso. Era una notte di luglio, luminosa, calma, mite,
dall’ampio fiume saliva un vapore che ci rinfrescava, di tanto in tanto udivamo lo
sciacquettio dei pesciolini, gli uccellini tacevano, era tutto silenzioso e magnifico, ogni
cosa innalzava una preghiera a Dio. Noi due soltanto eravamo svegli, il ragazzo ed io, e
parlavamo della bellezza di tutto il mondo di Dio e del suo grande mistero.
Ogni filo d’erba, ogni moscerino, ogni formica e ape dorata, ogni creatura conosce il
proprio cammino così bene da lasciar sbalorditi, pur non avendone consapevolezza, essi
testimoniano del mistero divino, e lo realizzano incessantemente, questo io dicevo e
intanto vedevo che il cuore di quel giovane si infiammava. Mi disse che amava la foresta e
gli uccelli del bosco, era un buon uccellatore, conosceva il fischio di tutti gli uccelli,
sapeva come attirare ciascuna specie; disse pure che non c’era niente di più bello per lui
che stare nella foresta, ma del resto tutto era bello. “È vero”, gli risposi io, “è tutto bello e
magnifico perché tutto è verità. Guarda”, continuai, ” il cavallo, quell’animale sublime,
così vicino all’uomo, oppure il bue, che lo nutre e lavora per lui, pensieroso e a capo
chino, guarda le loro facce: quanta mitezza, quanta devozione verso l’uomo che pure
spesso li picchia senza pietà, quanta placidità, quanta fiducia e quanta bellezza nelle loro
facce! Quello che commuove è pensare che essi sono liberi da qualunque peccato, giacché
tutto è perfetto, tutto tranne l’uomo, tutto è senza macchia, e Cristo è con quelle creature
da più tempo che con noi”.
“Perché”, domandò il giovane, “Cristo è anche con loro?” “E come potrebbe essere
diversamente”, risposi io, “giacché il Verbo vale per tutti, e tutta la creazione e tutte le
creature, finanche ogni singola fogliolina, aspirano al Verbo, cantano la gloria di Dio,
piangono il Cristo, compiendo inconsapevolmente il mistero della loro vita libera da
peccato. Ecco”, gli dissi, “nella foresta si aggira un terribile orso, minaccioso e feroce, ma
lui non ne ha nessuna colpa”. E gli raccontai che una volta un orso si avvicinò ad un
grande santo in eremitaggio in una piccola cella nella foresta, e il grande santo ebbe pietà
di lui, uscì dalla sua cella, senza avere paura, e gli dette un pezzo di pane: “Va’ e che
Cristo sia con te!”, gli disse e la belva feroce si allontanò senza fargli del male. Il ragazzo
si commosse per il fatto che l’orso si fosse allontanato senza fare alcun male e che Cristo
era con lui. “Ah com’è bello, com’è bello e meraviglioso il mondo di Dio!” Se ne stava
seduto assorto nei suoi pensieri, tranquillo e sereno. Vidi che aveva capito. E scivolò
accanto a me nel suo sonno leggero e innocente.
Che Dio benedica la giovinezza! Pregai anche per lui e poi andai a dormire. Signore,
manda la pace e la luce al tuo popolo
La Bellezza
***
Ma io dichiaro che Shakespeare e Raffaello stanno al di sopra della liberazione dei servi della gleba, al di sopra della nazionalità, al di sopra del socialismo, al di sopra della giovane generazione, al di sopra della chimica, quasi al di sopra dell’umanità intera, poiché sono il frutto di tutta l’umanità e forse il più alto frutto che mai possa esistere! Uomini meschini, che cosa vi manca per capire? Ma lo sapete voi che senza gli inglesi l’umanità può ancora vivere, può vivere senza la Germania, può vivere fin troppo facilmente senza gli uomini russi, può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui. La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.
Fedor Dostoevskij, I demoni.
Credo che non c’è peggior peccato
che non stupirsi più di niente
e che tutta l’intelligenza
e la cultura del mondo resti muta
e si inchini davanti a questo grande mistero,
al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma,
che si trasforma ogni secondo.
Perché la vita è l’unico miracolo
a cui non puoi non credere.
Simone Cristicchi CREDO
La bellezza è una cosa spaventosa e terribile!
***
«La bellezza è una cosa spaventosa e terribile! Spaventosa perché indefinibile, e non la si può definire perché Dio ha posto soltanto degli enigmi. Qui è dove tutte le rive convergono, dove convivono tutte le contraddizioni. Io, fratello, sono molto ignorante, ma ci ho pensato a lungo. C'è una quantità spaventosa di misteri! L'uomo sulla terra è oppresso dai troppi enigmi! Risolvili, se ne sei capace, e uscirai asciutto dall'acqua. La bellezza! Io poi non riesco affatto a sopportare che un uomo, perfino superiore quanto a cuore e di grande intelligenza, parta dall'ideale della Madonna per finire con l'ideale di Sodoma. E. mi fa ancor più spavento chi ha già nell'animo l'ideale di Sodoma eppur non nega quello della Madonna per il quale il suo cuore arde, e arde davvero, veramente, come negli anni innocenti della giovinezza. No, è vasto l'uomo, fin troppo vasto, io lo restringerei. Lo sa il diavolo che cos'è, infine! Quello che alla mente pare una vergogna, per il cuore è tutta bellezza. Forse che la bellezza si trova a Sodoma? Credimi, per la stragrande maggioranza degli uomini la bellezza è rinchiusa proprio a Sodoma. Eri al corrente di questo mistero o no? Ciò che è terribile è che la bellezza non è solo spaventosa, ma anche misteriosa. Qui il diavolo lotta con Dio e il campo di battaglia è il cuore dell'uomo. E peraltro, la lingua batte dove il dente duole»
Dostoevskij nei Fratelli Karamazov