Sostiene Ivan Klìma: poche cose di avvicinano alla morte quanto l’amore corrisposto.
Ciascuna apparizione dell’una o dell’altro è un evento unico ma anche definitivo, che non ammette repliche, non concede appelli, non consente deroghe.
Ciascuna di esse deve essere ed è un evento a sé stante. Ciascuna di esse nasce per la prima volta, o rinasce, ogni qual volta entra in scena, sempre spuntando dal nulla, dall’oscurità del non-essere, senza un passato né un futuro. Ciascuna di esse, ogni volta, parte dall’inizio, mettendo a nudo la superfluità di trame passate e la vacuità di ogni trama futura. Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore o la stessa morte- così come, ci diceva Eraclito, nessuno può bagnarsi due volte nello stesso fiume. (…)
E dunque non si può imparare ad amare; così come non si può imparare a morire. Né si può imparare l’elusiva – inesistente, per quanto ardentemente desiderata – arte di non rimanerne impigliati e tenersene alla larga.(…)

L’amore sembra godere di uno status diverso rispetto agli altri eventi irripetibili.

Certo, è possibile innamorarsi più di una volta, e c’è chi si vanta o si lamenta – di innamorarsi e disamorarsi fin troppo spesso. Ciascuno di noi avrà certamente conosciuto o sentito parlare di tali persone particolarmente “facili a innamorarsi” o “vulnerabili all’amore”. Esistono fondati motivi per considerare l’amore, e in particolare lo stato di “innamoramento”, come una condizione – quasi per sua natura – ricorrente, soggetta a ripetersi o che addirittura solleciti ripetuti tentativi. Quasi tutti noi potremmo citare un certo numero di volte in cui abbiamo pensato di esserci innamorati e di amare qualcuno. Si può supporre che oggigiorno si vadano rapidamente ampliando a ranghi di chi tende ad assegnare il nome di amore a più di una delle proprie esperienze di via, di chi non è disposto a giurare che l’amore attualmente vissuto sarà l’ultimo, e di chi si aspetta altre esperienze simili in futuro. (…) Il tipo di conoscenza che cresce di volume via via che l’elenco delle storie d’amore si allunga è quella dell’amore vissuto come sequenza di episodi distinti, brevi e appassionati, consumati con la consapevolezza a priori di fragilità e brevità (..)

12513632_10209912892682909_6509120673646819286_o

Nel Simposio di Platone, la professoressa Diotima di Mantinea fece notare a Socrate, il quale ne convenne, che l’ “amore non è amore del bello, come tu credi […] ma generazione e procreazione nel bello”. Amore significa desiderare di “generare a procreare” e dunque chi ama “quando si avvicina al bello diviene ilare, e nella sua letizia si effonde e procrea e genera” In altre parole, non è brama di cose pronte per l’uso, belle e finite, che l’amore trova il proprio significato, ma nello stimolo a partecipare al divenire delle cose. L’ amore è simile alla trascendenza; non è che un altro nome per definire l’impulso creativo e in quanto tale è carico di rischi, dal momento che nessuno può mai sapere dove andrà a finire tutta la creazione. In ogni amore, ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita nelle equazioni dell’Altro. E’ questo che fa percepire l’amore come un capriccio del destino: quello strano e misterioso futuro, impossibile da predilire, prevenire o evitare, accellerare o arrestare. Amare significa offrisi a questo destino, alla più sublime di tutte le condizioni umane, una condizione in cui paura e gioia si fondono in una miscela che non permette più ai suoi ingredienti di scindersi (…) in una cultura consumistica come la nostra, che predilige prodotti pronti per l’uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata, risultati senza troppa fatica, ricette infallibili, assicurazione contro tutti i rischi e garanzie del tipi “soddisfatto e rimborsato”. Quella di imparare l’arte di amare è la promessa (falsa, ingannevole, ma che si spera ardentemente esser vera) di rendere l’ “esperienza dell’amore” simile ad altre merci, che attira e seduce sbandierando tutte queste qualità e promettendo soddisfazioni immediate e risultati senza sforzi. Senza umiltà e coraggio non c’è amore. (..)

Finché dura, l’amore è in bilico sull’orlo della sconfitta. Man mano che avanza dissolve il proprio passato; non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di difficoltà. E non sa cosa lo attende e cosa può serbargli il futuro. Non acquisterà mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l’ansia. L’amore è un mutuo ipotecario su un futuro incerto e imperscrutabile. (…) La tentazione di innamorarsi è grande e travolgente, ma altrettanto lo è l’attrattiva della fuga. E la seduzione di cercare una rosa senza spine è costantemente in agguato, e resistervi impresa sempre ardua.

 

tratto da: Amore Liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi – Zygmunt Bauman traduzione di Sergio Minucci – Edizioni Laterza