Questo è l’uomo per cui padre Kolbe scelse di morire ad Auschwitz

La storia di Franciszek Gajowniczek, il polacco salvato da padre Kolbe nel campo di concentramento di Auschwitz. Passò la vita a parlare di lui.
Il suo nome era Franciszek Gajowniczek.
È l’uomo al quale, nell’estate del 1941, San Massimiliano Kolbe offrì la propria vita nel campo di concentramento di Auschwitz.
Gajowniczek non era un personaggio pubblico, né una figura particolarmente vicina al sacerdote francescano: era un sergente dell’esercito polacco, detenuto con il numero di matricola 5659.
Condannato a morte, quel giorno fu salvato dall’eroico gesto di padre Kolbe. Questa è la sua storia.
Chi era Franciszek Gajowniczek
Nato nel 1901, dopo la ricostituzione dello Stato polacco si era trasferito a Varsavia, dove si era sposato e aveva avuto due figli.
Dopo l’invasione nazista della Polonia fu arrestato mentre cercava di raggiungere la Slovacchia. Passò prima per il campo di lavori forzati di Tarnów e quindi fu deportato ad Auschwitz.
Alla fine di luglio del 1941 un prigioniero del campo riuscì a fuggire. Per rappresaglia, il comandante del campo, Karl Fritzsch, ordinò di selezionare dieci detenuti da condannare alla morte nel cosiddetto “bunker della fame”. Tra gli uomini scelti c’era proprio Gajowniczek.
L’atto eroico di padre Kolbe ad Auschwitz
Secondo la ricostruzione tramandata dalle testimonianze, il prigioniero, disperato al pensiero della moglie e dei figli, iniziò a lamentarsi.
Fu a quel punto che il quarantasettenne padre Massimiliano Kolbe uscì dalle file e chiese di poter prendere il suo posto.
«Sono un sacerdote cattolico polacco, sono anziano, voglio prendere il suo posto», disse. La richiesta venne accettata tra l’incredibile stupore degli altri prigionieri.
Kolbe fu quindi rinchiuso nel bunker insieme agli altri nove condannati. Dopo circa due settimane, il 14 agosto 1941, ancora vivo insieme ad altri tre prigionieri, venne ucciso con un’iniezione letale.
Gajowniczek, invece, continuò a vivere: nel 1944 fu trasferito a Sachsenhausen, dove sarebbe stato liberato dagli Alleati. Dopo la guerra ritrovò la moglie, ma non i due figli, morti durante un bombardamento sovietico.

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