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venerdì 29 dicembre 2017

La donna nel Medioevo: regina non solo del focolare

La donna nel Medioevo: regina non solo del focolare

Tradizione Famiglia Proprietà n. 76 Dicembre 2017

Tra le tante bufale sulla Cristianità medievale vi è quella di una supposta situazione d’inferiorità della donna. Niente di più lontano dalla realtà. La sottomissione della donna è cominciata con la modernità.
 di Raffaelle Citterio
Tra le tante bufale sulla Cristianità medievale vi è quella di una supposta situazione d’inferiorità della donna. La donna soggiogata dal marito, intenta esclusivamente ai lavori domestici e a fare figli, senza presenza sociale né, tantomeno, politica. Insomma, una cittadina di seconda classe in una società dominata dai maschi.
Ogni anno, in occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo), abbondano le esclamazioni del tipo: “Meno male che abbiamo ormai superato tutti quei preconcetti medievali! “. Ovviamente, attribuiscono alla modernità il merito di aver “liberato” la donna da una tale sudditanza.
Il fatto è che gli studi storici sulla situazione della donna nel Medioevo sono assai recenti. Fino agli anni Settanta, infatti, in assenza di studi autorevoli, il mito della modernità “liberatrice della donna” faceva da padrone, perfino in ambienti accademici. Una delle prime a studiare la situazione della donna nel Medioevo è stata la storica francese Régine Pernoud (1909-1998).
Curatrice degli Archives nationales e del Musée de l’Histoire de France, Pernoud ha potuto consultare i documenti originali, producendo nel corso della sua carriera ben cinquantatré libri e centinaia di testi accademici. Prendo spunto dal suo libro «Pour en finir avec le Moyen Age» (Éditions du Seuil, Paris 1977).
Pernoud apre, polemicamente, ricordando che nel Medioevo le regine di Francia erano incoronate a Reims, dalle mani dell’arcivescovo, nella stessa cerimonia del marito. Non venivano incoronate “Regina consorte”, bensì “Regina di Francia”. L’ultima a essere incoronata in questo modo fu Maria de’ Medici, nel 1610, e non a Reims.
Lungo il secolo XVII – scrive Pernoud – la figura della Regina man mano sparisce, sostituita con quella della favorita. Basti evocare il destino di Maria Teresa o di Maria Leszcynska. E quando l’ultima Regina ha voluto riprendere una parcella del potere, glielo hanno fatto pagare carissimo. Si chiamava, infatti, Maria Antonietta “.
Una società fondata sulla famiglia
La società medievale era fondata sull’istituzione della famiglia. “Per capire veramente la società medievale – afferma Pernoud – bisogna studiare l’organizzazione della famiglia: è questa la chiave del Medioevo, ed è la sua caratteristica più originale “.
Lungo il Medioevo, le varie funzioni famigliari sono man mano evolute fino a diventare cariche pubbliche. Per esempio, l’economia della famiglia era mantenuta dalla moglie, che faceva i conti su un tavolo diviso in riquadri, chiamato scacchiere: le linee per le entrate, le colonne per le uscite. L’economia della famiglia si identificava con quella del feudo. Era, dunque, spesso la donna a gestire le finanze feudali. Da qui proviene la figura del Ministro delle Finanze, che in Inghilterra si chiama tuttora Cancelliere dello Scacchiere (Chancellor of the Exchequer).
Così come in una famiglia, in assenza del marito è la moglie che tiene la casa, in assenza del signore feudale era la signora che governava il feudo. “Le nobildonne nel Medioevo – scrive Pernoud – esercitavano il potere senza contestazione. Molte avevano il proprio gabinetto di assistenti, il proprio cancelliere, il proprio segretario delle finanze e via dicendo“. Nel caso delle mogli di grandi feudatari, questo governo poteva assumere proporzioni molto importanti. Ecco perché donne come Eleonora d’Aquitania o Bianca di Castiglia hanno potuto dominare il proprio secolo.
E’ solo dal Cinquecento che le donne hanno cominciato a perdere il diritto a governare, riconquistato solo nel secolo XX. Oggi ci meravigliamo di una Theresa May o di una Angela Merkel. Nel Medioevo cristiano, ciò era assolutamente normale.
Diritto romano
La Pernoud attribuisce la perdita di rilevanza pubblica della donna, fra le altre cause, all’introduzione del Diritto romano con l’Umanesimo. Nel Diritto romano, la situazione della donna era limitata da una lunga serie di divieti. La supremazia maschile era totale: dalla gestione del patrimonio, all’educazione dei figli alla conduzione della res pubblica.
Era un diritto diverso da quello consuetudinario medievale, creatosi organicamente. “L’influenza della donna – secondo Pernoud – diminuisce parallelamente ali ‘introduzione del Diritto romano “. Non è coincidenza che le prime leggi che coartavano i diritti delle donne in Francia siano state emanate da un Re ritenuto precorritore della Modernità: Filippo il Bello. Quello che, con lo schiaffo di Anagni, ha distrutto l’ordine medievale.
La diffusione del Diritto romano ha anche modificato profondamente il concetto di proprietà. Nel Medioevo la proprietà era cumulativa e feudale. I giuristi, invece, hanno introdotto il concetto romano di ius utendi et abutendi, in contraddizione col diritto consuetudinario. Nel Medioevo, il genitore aveva l’amministrazione dei beni famigliari, non la proprietà, che restava sempre con la famiglia. Per esempio, egli non poteva diseredare i propri figli. Nel caso di morte senza eredi diretti, le proprietà passavano per parti uguali alla famiglia paterna e a quella materna.
Nel Medioevo, la maggior età era di dodici anni per le ragazze e quattordici per i ragazzi. Nel secolo XVI, in Francia la maggior età viene fissata ai venticinque anni, come nella Roma antica. “Ciò ha costituito una regressione – constata Pernoud – mentre che nel diritto consuetudinario i ragazzi e le ragazze acquisivano precocemente una certa autonomia, adesso restano sotto l’autorità paterna fino all’età adulta. La stessa gestione della proprietà diventa sempre più un monopolio del padre“. L’ultimo chiodo sulla bara lo mette il Codice Napoleonico.
Favorendo i proprietari, soprattutto terrieri, il Diritto romano facilitò anche la centralizzazione del potere. Il primo a introdurre lo studio del diritto romano fu l’imperatore Federico II, nell’Università di Napoli, l’unica che i suoi sudditi italiani fossero autorizzati a frequentare. In Francia il Diritto romano si diffonde soprattutto dal Meridione, precocemente influenzato dall’Umanesimo.
La Chiesa ostile alla donna?
Mentre che nel Medioevo la donna poteva scegliere il proprio nome, dal secolo XVII è costretta ad assumere quello del marito. Il consenso paterno per il matrimonio diventa obbligatorio dalla fine del secolo XVI. È vero che molti matrimoni erano combinati, specie nelle grandi famiglie, ma ciò per motivi superiori: sigillare un trattato di pace, unire due feudi, ravvicinare due famiglie e via dicendo.
In ogni caso, rileva Pernoud: Una potenza ha sempre lottato contro i matrimoni imposti: la Chiesa. Mentre moltiplicava i casi di nullità nel Diritto Canonico, richiamava la libertà di scelta per i matrimoni. E un fatto storico che la diffusione della libera scelta del proprio coniuge coincide con la diffusione del cristianesimo. Perfino oggi, i paesi di tradizione cristiana si vantano di tale libertà, mentre che essa manca totalmente nei paesi musulmani e orientali“.
La Chiesa ha onorato le donne sin dall’inizio. I primi martiri venerati non erano uomini bensì donne. Alcune sono menzionate perfino nel Canone della Messa tridentina. Risale all’inizio del III secolo la prima raffigurazione della Madonna col Bambino, nelle catacombe di Priscilla. Poi, se c’è una devozione che abbia caratterizzato il Medioevo, è proprio quella della Madonna, alla quale sono state dedicate molte chiese e cattedrali.
Régine Pernoud ricorda, poi, che nel Medioevo molte donne hanno esercitato un potere considerevole nella Chiesa. Per esempio, molte Badesse erano anche “signori” feudali. Alcune portavano il pastorale e la croce pettorale, come un vescovo. In alcuni ordini religiosi misti, cioè con rami maschili e femminili, a volte erano le badesse ad avere il potere anche sul ramo maschile. Cosa assolutamente impensabile ai giorni nostri.
A partire del secolo XVI, avanzando sulla strada della centralizzazione politica, i Re di Francia iniziano a prendere in mano la nomina degli abati e delle badesse, cancellando in pratica l’autonomia dei monasteri. Col risultato che, con l’eccezione delle Carmelitane e delle Clarisse, verso la fine dell’Ancien Regime, gli ordini femminili erano diventati luoghi di socializzazione.
Nel Medioevo non era diffusa la clausura, cioè la separazione dal mondo. I monaci e le monache intervenivano normalmente negli affari temporali. Fu solo alla fine del secolo XIII che papa Bonifacio VIII impose la clausura ad alcuni ordini femminili, come le cistercensi e le certosine.
Colpisce anche, secondo Pernoud, il numero di religiose altamente istruite, che avrebbero potuto rivaleggiare con le grandi intelligenze dell’epoca. In molte abbazie femminili si insegnava latino, greco ed ebraico. In altre si componevano opere di teatro o di letteratura. La badessa Hrotsvitha del monastero di Gandersheim, per esempio, ebbe una grande influenza sulla letteratura germanica medievale. I monasteri fungevano anche da scuole. Un decreto dell’imperatore Carlo Magno aveva, infatti, imposto che ogni chiesa e ogni monastero avesse una scuola pubblica e gratuita.
L’enciclopedia più consultata dagli eruditi nel Medioevo – l’Hortus deliciarum – è opera di una donna: la badessa Herrad di Landsberg. Altrettanto importante era l’opera di santa Hildegarda di Bingen. Notevole anche il numero di donne che, seguendo studi accademici, otteneva la laurea in teologia. Gertrude di Helfta, per esempio, celebrava in una lettera di essere passata da “grammarienne” a “théologienne“. “I monasteri femminili medievali – scrive la Pernoud – erano focolari di preghiera ma anche di scienza religiosa, di esegesi, di erudizione. Vi si studiavano tutte le materie del sapere religioso e profano“.
E conclude: “Durante il periodo feudale, il posto della donna nella Chiesa era diverso da quello degli uomini, ma era eminente “.
Donne del popolo

Règine Pernoud
La storica francese passa quindi a trattare la situazione della donna nelle classi più umili. Per questo si avvale dell’enorme massa di documenti di epoca che ha potuto consultare: memorie, lettere, atti notarili e giudiziari, ecc. E soprattutto le celebri Enquêtes ordinate da san Luigi IX, una sorta di censimento generale, che fornisce una “fotografia” assai fedele della società francese del secolo XIII: “E con documenti di questo tipo che, a mo’ di mosaico, possiamo ricostruire la vera storia “.
Il quadro che ne risulta è molto diverso dalla vulgata. Per esempio, i registri elettorali mostrano che le donne avevano diritto al voto, sia nelle assemblee cittadine sia nelle comunità rurali. Solo in pochissimi casi, secondo usanze locali, il voto era per “feu“, cioè per focolare, rappresentato dal padre di famiglia. Normalmente era nominale, comprendendo quindi le donne, dalla maggior età che, come abbiamo visto, avveniva a dodici anni. Ciao ciao, dunque, al mito che il voto femminile e giovanile sia una conquista della modernità.
Colpisce anche il numero di donne, anche sposate, che gestivano in proprio attività commerciali, senza obbligo di autorizzazione del padre o del marito. L’elenco delle professioni esercitate dalle donne è esteso: insegnante, farmacista, medico, sarta, copista, rilegatrice e via dicendo. Questo finisce nel 1593, quando un decreto del Parlamento proibisce alle donne la gestione di attività commerciali, nonché l’esercizio di qualsiasi funzione pubblica nello Stato. E ancora il Codice Napoleonico a mettere l’ultimo chiodo, togliendo loro anche il diritto di gestire il proprio patrimonio.
Mentre nel Medioevo alcuni testi scolastici erano opere di donne, come quello di Dhouda, scritto nell’841, dal secolo XVII tutti i trattati di educazione sono scritti da uomini: da Montaigne a Rousseau.
La celebre storica francese chiude affermando: “Potrei moltiplicare all’infinito i casi che attestano la degradazione della situazione della donna dalla fine della società feudale “. Solo ai tempi nostri le donne hanno riavuto alcuni diritti di cui godevano nel Medioevo. Ma anche in questo caso, dice la Pernoud, è triste vedere che debbano lottare per acquisire per vie legali “diritti” che dovrebbero provenire dall’ordine naturale e consuetudinario.
D’altronde – conclude – è lecito domandarsi se le donne oggi non siano mosse da un’ammirazione, forse subcosciente e certamente eccessiva, del mondo maschile, che vogliono imitare a ogni costo. (…) A quelle che si vantano di ‘essere finalmente uscite dal Medioevo io dico: avete ancora molto da riprendere prima di ritrovare il posto che avevate ai tempi della regina Eleonora o della regina Bianca “.

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