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domenica 1 febbraio 2026

Ivermectina

 

L'INTERVISTA

Ivermectina, parla italiano la cura snobbata contro il Covid

Aumentano nel mondo medici e studi che confermano i risultati anti-Covid dell'ivermectina. In Italia è sconosciuta, ma qualche medico la usa con successo. Il brevetto contro i virus a RNA, come il Sars-Cov-2, è made in Italy. Viaggio al Cnr di Milano, dove nel 2009 la ricercatrice Eloise Mastrangelo e un collega scoprirono il meccanismo del farmaco: «Abbiamo dimostrato che l'antiparassitario funziona come antivirale perché blocca lo sviluppo della proteina». Da allora tutto il mondo la studia, tranne l'Italia che ha deciso di non proseguire per mancanza di fondi. 
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Si sta facendo largo silenziosamente nell’incerto panorama delle terapie di contrasto al Coronavirus. Dopo alcuni studi scientifici promettenti anche in Italia qualcuno si sta accorgendo che l’utilizzo dell’ivermectina nella cura del covid può dare dei risultati incoraggianti. È presto per cantare vittoria, perché come si è visto per farmaci come l’idrossiclorochina, quando si entra nel campo delle medicine, entrano in gioco anche molte variabili, non ultime quelle industriali di politica farmaceutica, che rischiano di vanificare gli sforzi.

Però, la storia dell’antiparassitario utilizzato già contro alcune malattie tropicali merita di essere raccontata. Soprattutto adesso che anche in Italia qualcuno la usa con successo.

A Catania, ad esempio, il professor Bruno Cacopardo del Garibaldi Nesima ha riferito di aver curato alcuni pazienti con polmonite seria e di aver ottenuto un successo insperato. «Noi abbiamo utilizzato questo antiparassitario in quattro casi di polmoniti bilaterali tutte e quattro gravi, con pazienti soggetti ad alti flussi di ossigeno, con ossigenazione veramente carente, e dopo l'inserimento nella terapia della Ivermectina si è registrato nell'arco delle successive 48 ore un miglioramento impressionante del quadro clinico, con importanti benefici sull’ossigenazione» ha dichiarato.

Anche i ricercatori dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria a Negrar (Verona) hanno condotto test dai quali emerge che l’ivermectina, utilizzata comunemente per scabbia o pidocchi, è efficace per ridurre la carica virale del 99,99% in 48 ore in cellule coltivate in vitro.

I timidi risultati italiani sono frutto di un interesse sempre crescente nel mondo verso la sostanza, che costa appena 12 centesimi a dose, come ad esempio l’Università di Liverpool, che ha dimostrato una diminuzione dei ricoveri e tassi di sopravvivenza superiori all’83% dopo la sua somministrazione.

Ma come funziona il meccanismo di intervento di questo farmaco? E come è stato possibile che alcuni medici nel mondo si interessassero al suo utilizzo?

In pochi lo sanno, ma il merito è tutto italiano. L’ivermectina come risorsa nella guerra contro il covid affonda le sue radici in una scoperta dell’Istituto di biofisica del Cnr che ha sede a Milano.

La scoperta è avvenuta nel 2009 grazie ad un lungo e approfondito studio computazionale e sperimentale su alcune proteine virali e ha portato al deposito di un brevetto che purtroppo, per mancanza di fondi, non è stato portato avanti. Autori dello studio sono la dottoressa Eloise Mastrangelo (in foto) e il dottor Mario Milani, che guidano il gruppo di biologia strutturale.«Lavoriamo sui virus RNA dal 2005 – spiega la dottoressa Mastrangelo alla Bussola -, in particolare su quelli che vengono chiamati virus neglected, trascurati fino a poco tempo fa, perché parte di quei virus che riguardano le popolazioni povere del pianeta»..

I vostri studi sono sul virus dal punto di vista biochimico, non clinico sull’uomo?  
Studiamo i meccanismi di funzionamento dei virus. Per replicarsi il virus deve entrare nella cellula ospite e usare delle proteine che gli servono per formare copie di se stesso. In pratica le proteine sono una sorta di “operai” del virus.

E il vostro studio su che cosa verteva?
È stato quello di cercare gli inibitori di questi operai, di queste proteine.

Come avete proceduto?
Facendo studi computazionali su una proteina chiamata Elicasi, abbiamo individuato l’ivermectina, e dimostrato che blocca il funzionamento della proteina. Successivamente abbiamo proseguito con gli esperimenti sulle cellule infettate da virus e abbiamo visto che l’ivermectina era in grado di inibire, non solo l’attività della proteina, ma anche la replicazione del virus all’interno delle cellule ospiti.

Una scoperta?
Sì, dato che non esistono tuttora delle cure contro questi virus neglected, abbiamo deciso di brevettare questa scoperta.

Ma l’ivermectina era un farmaco già usato…
Sì, ma la novità è stata quella di dimostrare che un antiparassitario funzionava anche come antivirale. Da allora il mondo scientifico si è interessato all’ivermectina.

E che cosa ha visto?
Ad esempio hanno visto che l’ivermectina era in grado di bloccare altri virus come zika, HIV e chikunguya.

Veniamo a oggi. Il coronavirus è un virus a RNA, quindi simile a quelli che avete studiato?
Certo. Una delle prime cose a cui abbiamo pensato quando è scoppiata la pandemia è stata quella di suggerire l’uso dell’ivermectina. O quanto meno di indirizzare la ricerca terapeutica anche su quel versante.

Conosciamo come è il meccanismo di azione dell’ivermectina nel Sars Cov 2?
Il meccanismo di azione non si conosce del tutto, ci sono tanti gruppi che stanno facendo degli studi e sembra che potrebbe bloccare il trasporto delle proteine del virus verso il nucleo della cellula ospite che è un’azione essenziale per propagare l’infezione.

Ma dopo il vostro studio ora servono studi sull’uomo…
Sì, la cosa deve funzionare dal punto di vista clinico. Ad oggi sono in corso una 40ina di studi. È  chiaro che adesso si debba proseguire nella ricerca scientifica per conoscere le sue reazioni sull’uomo.

Perché molti medici si sono rivolti a voi?
Perché cercando “ivermectina” hanno visto il nostro brevetto, ma noi non la produciamo e non facciamo ricerca medico clinica.

Vi hanno ascoltato nel mondo ma non in Italia…
Aver brevettato l’uso del farmaco come anti-virale, sicuramente è servito a suggerirlo come farmaco da testare nella corsa contro il Covid-19. Da un lato siamo contenti, abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo per questa molecola, sapevamo che aveva grandi potenzialità. Sapere che viene utilizzata in varie parti del mondo con risultati promettenti, ci dà speranza di uscire fuori da questa pandemia con una cura a bassissimo costo.

Ivermectina

 Ivermectina rende inutile il vaccino?

M. Blondet, 30 Gennaio 2021

Per questo il  governo non trova abbastanza scientifico il CNR?

Partiamo dall’articolo di La Nuova Bussola Quotidiana

Ci   informa che è dal 2009 – 2009  –  che   l’Ivermectina viene segnalata  come potentissimo  antivirale, e non da qualche guaritore o mediconzolo (e nemmeno giornalista)  bensì dal CNR, istituto di Biofisica di Milano. Il quale  istituto ne ha messo in luce il meccanismo d’azione : inibitore di proteine di cui il virus si serve per replicarsi.

Nel 2009 non si parlava ancora di covid-19: i ricercatori milanesi DEL CNR  hanno visto che l’ivermectina era in grado di bloccare altri virus come zika, HIV e chikunguya.  Scusate se è poco.

Apprendiamo che i ricercatori hanno anche  brevettato il farmaco  in quanto antivirale, “ un brevetto che purtroppo, per mancanza di fondi, non è stato portato avanti” .

Nel paese   dove Arcuri spende 400 milioni per i  banchi a rotelle e  il governo dilapida in pochi  mesi centinaia di miliardi in non si sa cosa,  che continua a spendere per centinaia di migliaia di “tamponi” e  per i costosissimi vaccini scelti dalla UE come s’è visto –  al CNR   mancano i fondi per tenere vivo un brevetto?

Avete presente che cosa significa CNR? Wikipedia: “Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (in sigla CNR) è il più grande ente pubblico di ricerca italiano, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca[2], con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca scientifica e tecnologica nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni favorendo il progresso scientifico, tecnologico, economico e sociale.[3] Secondo la rivista scientifica Nature, l’ente nel 2018 si è classificato al decimo posto tra gli enti pubblici di ricerca più innovativi al mondo per numero di articoli scientifici pubblicati su una ottantina di riviste monitorate dalla stessa rivista”.

Non solo:  una scorsa veloce sul web ci rivela che il CNR segnalava con un comunicato stampa

Una potenziale arma contro il Covid-19 da un brevetto ‘made in italy’

08/04/2020

Guardate la data: 8 aprile 2020. Interesse del Ministero della Sanità,?    nessuno.  Nessuno dal ministro del’Università e della ricerca. Nessuno da Speranza Roberto,  ma  soprattutto nessuno dagli “scenziati” del Comitato Tecnico Scientifico che s’è scelto o gli hanno scelto per gestire “la  pandemia” a forza di mascherine, tamponi e lockdown, e terrorismo mediatico.

Ora, vorremmo sapere da Speranza, dal ministro dell’Università Manfredi;  dal Ricciardi; dagli scenziati stipendiati da Speranza  dai virologi da avanspettacolo  e da video, dai Crisanti, dai dottor Galli dai Burioni,  dalle Ilarie Capua e dal professor Pregliasco:

Che cosa trovate di poco scientifico nel CNR?


Trattasi di Consiglio Nazionale delle Ricerche: non è alla vostra altezza come scenziati?  Cosa è che vi fa storcere il  naso?   Trovate quei ricercatori che hanno documentato l’efficacia dell’Ivermectina come antivirale non-specifico, un po’ dilettanteschi,  pressappochisti, non abbastanza serii?  O  – non si mai –negazionisti? Anti-vax?

Perché di solito, Speranza, Ricciardi, i virologhi terroristi  da video e avanspettacolo, liquidano ogni critica con la lezione che bisogna credere alla scienza non ai ciarlatani. Ebbene: il CNR “è” la scienza .  Come mai  NON  avete tenuto conto della sua scoperta –  brevettata? L’avete disprezzata e ne avete taciuto, da aprile ad oggi? Istituti esteri,  ad esempio l’Università di Liverpool,   hanno  dimostrato una diminuzione dei ricoveri e tassi di sopravvivenza superiori all’83% dopo la  somministrazione  di Ivermectina.

Trovate terrapiattista  l’università di Liverpool? E   sospetto di pensiero magico l’infettivologo di  Catania,  il professor Bruno Cacopardo del Garibaldi Nesima , che ha riferito di aver curato alcuni pazienti con polmonite seria e di aver ottenuto un successo insperato, scongiurando l’intubazione. «Noi abbiamo utilizzato questo antiparassitario in quattro casi di polmoniti bilaterali tutte e quattro gravi, con pazienti soggetti ad alti flussi di ossigeno, con ossigenazione veramente carente, e dopo l’inserimento nella terapia della Ivermectina si è registrato nell’arco delle successive 48 ore un miglioramento impressionante del quadro clinico, con importanti benefici sull’ossigenazione» ha dichiarato. Lamentando solo che l’ivermectina è difficile da trovare. Ne sa niente , ministro Speranza? Come mai un vermifugo  comunissimo anche per uso zootecnico, di colpo è introvabile?

Anche i ricercatori dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria a Negrar (Verona) hanno condotto test dai quali emerge che l’ivermectina,  è efficace per ridurre la carica virale del 99,99% in 48 ore in cellule coltivate in vitro.

Perché ad oggi il ministro Speranza, e il suo comitato tanto tanto scientifico, non hanno inserito l’ivermectina nel  protocollo?

Se  si guarda al protocollo Speranza,   ancor oggi prescrive  per la febbre  da Covid esclusivamente  tachipirina, ormai dimostrata   dannosa, controproducente; ee nessun anti-infiammatorio, né idrossiclorochina né aulin né eparina. Nulla di ciò che impedisce ai malati di finire intubati a  morire in un reparto covid.

Questo Speranza coi sua scenziati è già noto  per aver vietato le autopsie delle prime vittime; sicuramente qualcuno gliel’ ha suggerito non essendo lui in grado di penssarci d a sé,  avendo come benemerenza scientifica di essere una creatura di Bersani e del suo partitino sotto il 2%,    ;  ha ostacolato l’idrossiclorochina intutti i modi, come ha cercato difare l’OMS; adesso se  ne infischia del CNR che segnala l’efficacia stupefacente dell?Ivermectina   come antivirale.

Traggo una conclusione, da non scienziato: che l’Ivermectina sia troppo efficace. Al punto da rendere superflui gli pseudo-vaccini RNA di cui per forza l’Establishemnt  da  Bill Gates ella Von der Leyen ci vuole iniettare tutti,   con grandi spese, per scopi che non sono chiari o forse lo sono troppo

⭕👉Pensate a quanti insulti ho preso dagli scienziati perché usavo un farmaco per i cavalli(dicevano loro) per il covid!!

👉Basta aspettare lungo il fiume..... 

🟣È stato pubblicato il PRIMO protocollo al mondo sottoposto a revisione paritaria che utilizza IVERMECTINA, mebendazolo e fenbendazolo per il trattamento del cancro...

Ciò potrebbe cambiare per sempre il futuro dell'oncologia.

Un sentito ringraziamento agli autori principali Ilyes Baghli e Pierrick Martinez, al dott. Paul Marik del FLCCC e a tutti i ricercatori che si sono rifiutati di rimanere in silenzio...

Questi farmaci svolgono un ruolo fondamentale nel trattamento del cancro...

Migliaia di pazienti oncologici hanno già utilizzato dosi elevate di ivermectina, mebendazolo e fenbendazolo con risultati positivi....

Il fenbendazolo

15 motivi per includere il fenbendazolo nella tua vita e molto altro, basati sull'esperienza clinica e prove reali. Di Éden Faria

1. Il fenbendazolo distrugge i microtubuli nelle cellule cancerose, interrompendo la loro divisione e portando direttamente alla morte tumorale, come dimostrato in modelli umani.

2. Attraversa la barriera ematoencefalica e agisce contro tumori cerebrali aggressivi, come il glioblastoma, con risultati documentati in casi clinici reali.

3. Il fenbendazolo regola la risposta immunitaria, ristabilendo l'equilibrio tra infiammazione e tolleranza, essenziale per combattere le malattie croniche e prevenire le metastasi.

4. Elimina i parassiti intestinali che sottraggono ferro, zinco, vitamina A e altri nutrienti critici, ripristinando l'assorbimento completo e correggendo le carenze che indeboliscono energia e immunità.

5. Eliminando gli elminti, il fenbendazolo ripara l'integrità della barriera intestinale, riducendo la permeabilità (“intestino permeabile”) e impedendo l'ingresso di tossine nel flusso sanguigno.

6. Il fenbendazolo blocca l'angiogenesi tumorale, tagliando l'apporto di sangue ai tumori, letteralmente “affamandoli” fino alla regressione.

7. Potenzia gli effetti della chemioterapia, immunoterapia e radioterapia, creando un effetto sinergico che moltiplica l'efficacia del trattamento oncologico convenzionale.

8. Il fenbendazolo costa pochi centesimi a dose, è ampiamente disponibile e non richiede prescrizioni complesse, rendendolo un'arma accessibile contro il cancro e i parassiti in qualsiasi contesto.

9. Il suo profilo di sicurezza è eccellente anche dopo decenni di uso veterinario e umano; eventi avversi gravi sono quasi inesistenti; aumenti degli enzimi epatici si verificano in meno del 3% dei casi e regrediscono completamente con una breve pausa.

10. Tratta infezioni larvali gravi, come la neurocisticercosi, con efficacia superiore a molti antiparassitari umani, proteggendo cervello e sistema nervoso centrale.

11. Il fenbendazolo riduce l'infiammazione sistemica cronica causata da parassiti, eliminando la fatica persistente, dolori articolari e disturbi digestivi che molti confondono con “invecchiamento” o “stress”.

12. Disattiva il metabolismo glicolitico accelerato delle cellule tumorali: lo stesso meccanismo che uccide i vermi privandoli di glucosio spegne anche il “motore” del cancro.

13. I protocolli con fenbendazolo riducono significativamente anemia e malnutrizione nelle popolazioni infette, specialmente nei bambini, ripristinando crescita, cognizione e immunità in poche settimane.

14. Rimuove il carico tossico rilasciato da parassiti morti o vivi, alleviando fegato e reni e permettendo al corpo di concentrarsi sulla rigenerazione, non sulla sopravvivenza.

15. I pazienti in protocolli con fenbendazolo riportano — e gli esami confermano — miglioramenti nella chiarezza mentale, aumento di energia, sonno ristoratore e benessere generale, risultato diretto dell'eliminazione della sabotaggio parassitario e dell'azione antitumorale continua.

E sì: chiamano il fenbendazolo “vermifugo per cani”. Ma ha lo stesso nucleo molecolare del mebendazolo, approvato per uso umano da 50 anni. Migliaia di pazienti lo hanno già usato, sotto supervisione, con dosi da 500 mg a 1.000 mg al giorno — in cicli come 6 giorni di uso e 1 di pausa — ottenendo risposte oggettive: diminuzione dei marcatori tumorali, riduzione dei tumori visibili nelle immagini e persino remissione completa in tumori avanzati, come documentato nel protocollo di Stanford (1.000 mg al giorno, 3 giorni a settimana).

Il fegato? Si rigenera facilmente. Gli aumenti enzimatici sono rari, transitori e reversibili. Basta una pausa di alcune settimane — e si ricomincia con ancora più fiducia.

Il fenbendazolo non è “alternativo”. È uno strumento potente, sottoutilizzato, basato su solide evidenze scientifiche e risultati reali. Ignorarlo significa ignorare una delle armi più versatili e sicure mai messe a disposizione della medicina.
Consulta il tuo medico.

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Il mebendazolo

 FARMACI OFF-LABEL CHE POSSONO ESSERE RIPOSIZIONATI CONTRO IL CANCRO: spunti di riflessione 

l mebendazolo, o Vermox, un farmaco antielmintico ampiamente utilizzato negli esseri umani, ha dimostrato effetti antitumorali su diversi tipi di cancro, tra cui il cancro al pancreas, il tumore al seno triplo negativo (TNBC), il glioblastoma (GBM), il cancro al colon e il sarcoma !!!

 

Il mebendazolo (MBZ) è stato approvato dalla FDA nel 1971 per il trattamento delle infestazioni da ossiuri negli esseri umani, dove blocca, destabilizza e degrada la tubulina, un composto importante nei microtubuli. I microtubuli nei vermi svolgono un ruolo cruciale nelle funzioni cellulari, tra cui il mantenimento della struttura cellulare e la facilitazione del trasporto intracellulare, essenziale per l'equilibrio energetico e il metabolismo. Il danneggiamento della tubulina e dei microtubuli riduce il glucosio cellulare e limita la divisione cellulare, riducendo la formazione di parassiti.

Sia la tubulina che i microtubuli sono presenti nelle cellule tumorali. Studi hanno dimostrato che l'MBZ può avere un'azione molto simile nelle cellule tumorali, limitandone il metabolismo, danneggiandone la struttura e causando qualcosa che è stato opportunamente definito "catastrofe" nelle cellule.

Il mebendazolo è un benzimidazolo. Sebbene siano stati sviluppati farmaci antielmintici simili come il fenbendazolo, l'ofendazolo e il parbendazolo, il nucleo benzimidazolo si trova anche in un'ampia varietà di farmaci come antimicrobici, antivirali, antiparassitari, antinfiammatori, antiossidanti, inibitori della pompa protonica, antipertensivi, anticoagulanti, immunomodulatori, modulatori ormonali, stimolanti del sistema nervoso centrale e persino farmaci antitumorali.

Il nucleo benzimidazolo è già un elemento costitutivo di molti agenti antitumorali in commercio, come la Bendamustina per la leucemia linfatica cronica (LLC) e il mieloma, l'Abemaciclib, un farmaco contro il cancro al seno, e l'inibitore di PARP Veliparib.


Effetti antitumorali del mebendazolo (MBZ)...

Innanzitutto, dovete tenere presente che il Mebendazolo non è approvato dall'OMS come farmaco antitumorale !!!

Il mebendazolo come agente antitumorale, in vitro inibisce l'attività citotossica diretta e può funzionare sia con la radioterapia che con la chemioterapia per produrre una risposta immunitaria antitumorale.

Diversi studi in vitro suggeriscono che MBZ inibisce un'ampia gamma di fattori coinvolti nella progressione tumorale, come la polimerizzazione della tubulina, l'angiogenesi, i percorsi pro-sopravvivenza, le metalloproteinasi della matrice e i trasportatori di proteine ​​multi-farmaco-resistenti

Il mebendazolo non solo mostra un'attività citotossica diretta, ma agisce anche in sinergia con le radiazioni ionizzanti e diversi agenti chemioterapici e stimola la risposta immunitaria antitumorale.

In vivo, il trattamento con MBZ come agente singolo o in combinazione con la chemioterapia ha portato alla riduzione o all'arresto completo della crescita del tumore, a una marcata diminuzione della diffusione metastatica e a un miglioramento della sopravvivenza.

Il mebendazolo sembra inoltre privare di glucosio sia i vermi che le cellule tumorali. E inibisce la crescita delle cellule staminali tumorali. Esistono alcune ricerche sul Glioblastoma - GBM che dimostrano come il mebendazolo abbia capacità di bloccare l'angiogenesi. L'angiogenesi è il processo essenziale per la formazione di afflusso di sangue ai tumori.


La scoperta accidentale degli effetti antitumorali del Mebendazolo...

Il ricercatore Gregory Riggins del Johns Hopkins Cancer Center di Baltimora scoprì per caso che un farmaco simile, autorizzato per l'eliminazione di vermi e parassiti negli animali (il Fenbendazolo), aveva bloccato i suoi esperimenti sui tumori cerebrali nei topi: sverminandoli con il Fenbendazolo (FBZ), si era evitato che venissero infettati con tumori cerebrali.  Nei suoi esperimenti, a tutti i topi erano state somministrate cellule tumorali cerebrali, ma i topi che erano stati sverminati prima con il Fenbendazolo non avevano sviluppato alcun tumore! Anche il FBZ è un farmaco benzimidazolo, ma approvato solo per l'uso sugli animali, quindi Riggens iniziò a prendere in considerazione la versione approvata per l'uso umano: il Mebendazolo.


Mebendazolo e GBM...

Il mebendazolo potrebbe quindi essere utilizzato per curare il glioblastoma (GBM), la forma più letale di tumore al cervello negli esseri umani?

Riggins ha poi completato gli studi clinici di fase I che misurano principalmente la sicurezza. E il mebendazolo ha superato l'esame negli esseri umani, sia nei bambini che negli adulti. Nel 2011 Riggins ha preso parte a uno studio preclinico più ampio che ha dimostrato che l'MBZ poteva aumentare i tempi di sopravvivenza nelle linee cellulari di glioma fino al 67%. Anche in questo caso, quest'ultimo risultato è  in vitro.

Il professor Ben Williams ha utilizzato il mebendazolo , insieme ad altri farmaci off-label, come parte del suo protocollo per il GBM nel 1998. Ha sconfitto il GBM in 18 mesi.


Il mebendazolo rallenta il cancro al pancreas... 

Una ricerca del 2021, sempre della Johns Hopkins, condotta su topi affetti da cancro al pancreas, ha dimostrato che, in particolare laddove il cancro non si era ancora diffuso, l'aggiunta di mebendazolo all'alimentazione rallentava significativamente la crescita del cancro nel pancreas. Il team ha dimostrato che bloccando la tubulina nella cellula cancerosa, ne faceva collassare la stenosi e causava la morte cellulare. L'MBZ riduceva anche l'infiammazione.


(post in corso di scrittura)