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giovedì 9 aprile 2026

CONVERSIONE IL FRAMASSONE EMILE ZOLA

 STORIA DEL MIRACOLO CHE CONVERTI' IL FRAMASSONE EMILE ZOLA 


Il grande romanziere francese Emile Zola vissuto dal 1840 al 1902, era noto per la sua indifferenza religiosa: storica la diatriba sui miracoli di Lourdes con il Dottor Alexis Carrel, Nobel per la Medicina, convertitosi a Lourdes davanti alle guarigioni straordinarie, da sempre contrastate e negate invece da Zola.

I tempi di Dio sono però misteriosi: anche per Zola doveva arrivare il momento decisivo nel 1896, sei anni prima della sua morte. Un miracolo clamoroso l’ha indotto a riconoscere finalmente la presenza e la misericordia di Dio: una conversione improvvisa e drammatica. (Da “Vox Vitae” 89, rue du Trone, Bruxelles, B-1050- maggio 1996).


Zola, un giorno entrò in una chiesa di campagna non per pregare, ma per prendere in giro la “gente sciocca” che vi era raccolta. Fu tuttavia per lui il giorno più importante della sua vita.


Quella sera, Zola scivolò e si fratturò un piede in tre punti. Nel tempo impiegato alla ricerca del medico, il piede si gonfiò talmente che poco dopo sembrò impossibile curarlo. Passati due mesi, il suo stato peggiorò molto, tanto che i medici pensarono all’opportunità di amputare la gamba, per salvargli la vita.


La notte di Natale, Zola era costretto a letto e non poté unirsi agli amici che erano venuti a trovarlo. Quella notte fece un sogno strano: si trovava in visita alla stessa chiesa dove si era fratturato il piede. Tutti quelli che gli stavano intorno si rallegravano dell’integrità delle sue gambe, ma lui camminava con le stampelle. All’improvviso vide ad una parete laterale una bella signora con un bambino in braccio. In un primo momento sembrava immobile, poi la vide dirigersi verso l’altare e volgendosi a lui con aria di rimprovero, disse: «Non hai nulla da chiedere che ti possa concedere? Lascia le stampelle e cammina!».


Il malato obbedì, dicendo: «Di certo qui dentro posso camminare, ma fuori sarà ben altra cosa». L’apparizione non gli suscitò alcun timore; al contrario, la Signora gli dette l’impressione di una madre amorosa. E durante il sonno si mise a canticchiare dolcemente il “Dominus vobiscum” che aveva ascoltato in chiesa.


Al mattino, sua moglie, che durante la notte l’aveva sentito cantare l’inno liturgico, gli domandò che significato avesse quel canto.


La risposta fu che quel giorno stesso avrebbe dovuto accendere un cero davanti all’immagine della Madre di Dio.


Fu in quel preciso momento che Emile Zola sentì al piede malato delle contrazioni dolorose e delle strane fitte. Cercò di levarsi e ci riuscì senza difficoltà e non vide più traccia di gonfiore.


Conformandosi al desiderio del curato del luogo, Emile Zola mise, dapprima, per iscritto il resoconto completo di questa guarigione straordinaria e, in seguito, si confessò da Mons. Sallois, arcivescovo di Calcedonia, a cui consegnò di propria mano, il seguente documento:


«lo sottoscritto, un tempo Gran Maestro del seggio, e antico gran sacerdote (Hierofante) e Sovrano supremo, così come “Super Comthur” (detentore di un ordine di classe superiore), fondatore di un Ordine massonico in Egitto e delle sue Logge, dichiaro con la presente lettera che per trent’anni sono stato membro della sètta dei Frammassoni.


Per dodici anni Sovrano supremo dell’Ordine, ho potuto conoscere ed apprendere in tutto questo tempo, minuziosamente e in profondità il progetto e gli obbiettivi perseguiti dall’Ordine.


Ci si adopera per un’stituzione puramente filantropica, filosofica e liberale, che aspira alla verità e all’avanzamento della moralità, il cui obbiettivo sarebbe anche la scienza, l’arte e la beneficenza.


Si dà l’assicurazione di comportarsi con uguale tolleranza verso le diverse confessioni religiose, che le questioni di fede e di politica non sono assolutamente oggetto di discussione nelle sedute dell’Ordine. Inoltre l’ordine pretende che la Massoneria non sia una sètta religiosa, ma un Tempio della Giustizia, della Misericordia e dell’Amore del prossimo.

A conferma di questo, dichiaro che la massoneria non é per niente quello che dice di essere. Tutto il bene che si pretende di trovare nelle sue leggi, nei suoi rituali, è falso. È una spudorata menzogna e nulla più; tutte chiacchiere le virtù ipocritamente professate, come la giustizia, la misericordia, la benevolenza e l’amore: esse sono introvabili sia nelle logge sia nei cuori dei frammassoni, visto che queste virtù, sono per loro estranee, salvo rare eccezioni. Non c’è spazio per la verità nella massoneria e nei fratelli delle Logge. Nell’Ordine massonico prevale la menzogna che non indietreggia davanti a nulla e vi regna sotto la copertura ipocrita della verità, dell’inganno e della malafede che incatena il popolo frivolo nei legami dell’errore.

Affermo che la frammassoneria è una sètta religiosa il cui scopo e quello di distruggere tutte le religioni esistenti e d’installarsi al loro posto per ricondurre il mondo all’antico culto degli idoli.

Ora, essendo fortemente convinto di essere vissuto per trent’anni nell’errore, di aver conosciuto su quali basi è fondato il sistema massonico, di aver diffuso questa dottrina e condotto altri a diffonderla, così che molta gente mi ha seguito nell’errore, me ne pento sinceramente.

Illuminato dall’alto, da Dio stesso, ora mi rendo conto di tutto il male che ho commesso, per questo respingo la massoneria e me ne allontano, confessando col pentimento i miei errori davanti alla Chiesa. Chiedo perdono a Dio di tutto il male compiuto nel tempo della mia iscrizione alla massoneria, e imploro dal nostro Sovrano Pastore, Sua Santità il Papa Leone XIII, il perdono, come pure da chiunque abbia indotto in qualche modo nell’errore». Emilio Zola,18 aprile 1896


Padre Eugène Kuhun, missionario del Sacré-Coeur


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